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Archivi per la sezione ‘Welfare’ .

40 mila euro di utili della cooperativa investiti per i minori a rischio a partire dai beni confiscati. Arrivano le telecamere della BBC ma manca il principale interlocutore istituzionale: l’ambito territoriale. Le istituzioni devono cambiare il loro approccio a queste tematiche

40 mila euro di profitti provenienti dalle attività della cooperativa sociale Agropoli, tra cui quelle della Nuova Cucina Organizzata, destinati a Progetti Personalizzati per minori a rischio di dispersione e abbandono scolastico del territorio di San Cipriano d’Aversa, anche attraverso l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Arrivano le telecamere della BBC, ma manca uno degli interlocutori principali, l’ambito territoriale. Questo quanto accaduto stamane durante la presentazione del Progetto “mini-PISTA”, oggetto del protocollo d’intesa sottoscritto nel bene confiscato a via Ruffini alla presenza della Prefettura di Caserta, dalla Cooperativa, dalla Provincia di Caserta, dal Comune di San Cipriano, dalla scuola Media “Caterino”, dal Comitato Don Peppe Diana, dall’Associazione “Accademia del Movimento”, cui hanno aderito anche la Commissione Regionale sui beni Confiscati della Regione Campania, il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL di Caserta e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E se il progetto ha suscitato anche l’attenzione della BBC venuta a realizzare un reportage su questa nuova economia sociale che sta nascendo dal riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata in provincia di Caserta,  era invece assente, pur più volte invitato e sollecitato, uno dei principali protagonisti di questa innovativa iniziativa, l’ambito territoriale C8, che coinvolge i comuni di Lusciano, San Cipriano, Parete, San Marcellino, Trentola Ducenta, Villa Literno, Villa di Briano. Lo sottolinea il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato: «Ci troviamo di fronte» afferma Amato «ad uno straordinario esempio di buone prassi che nascono dal basso e dimostrano anche l’enorme potenzialità del riuso sociale dei beni confiscati. Tuttavia, e lo dico col rammarico di chi le rappresenta, ci si chiede quando le istituzioni finiranno di essere impassibili spettatrici e si faranno, invece, protagoniste nell’intercettare e promuovere azioni tanto virtuose. L’assenza dell’ambito è ingiustificabile» continua Amato «L’attività che viene messa in campo non può rappresentare una supplenza alla mancanza dell’attività istituzionale, ma dovrebbe esserne supporto. Qui si sta realizzando una vera cultura della legalità, si sta garantendo a ragazzi di territori difficili una reale alternativa. Tutti i rappresentanti istituzionali, a partire dal sottoscritto, non si possono limitare al plauso e alla soddisfatta constatazione» conclude Amato «devono rovesciare la situazione, ricercare e affiancare queste iniziative. Le assenze, inoltre, danno purtroppo adito a seri dubbi su oscuri interessi in gioco». Anche il referente della Coop. Agropoli, Giuseppe Pagano, affronta la questione dell’assenza del fondamentale interlocutore locale «Pur ringraziando per la loro partecipazione la Commissione Regionale sui Beni Confiscati, la Provincia di Caserta, la Prefettura, Il comune di San Cipriano, la scuola “Caterino”, dobbiamo tuttavia rimarcare l’assenza di un interlocutore fondamentale come l’ambito territoriale» afferma Pagano «Nel rispetto delle normative vigenti investiamo i nostri profitti in attività sociali. Lo facciamo a partire dai beni confiscati. Purtroppo, la storia ci insegna che negli ultimi 15 anni le attività sociali svolte su questo territorio sono state appaltate ad organizzazioni cui, molte volte, la Prefettura ha poi ritirato il certificato antimafia. Oggi» dice ancora Pagano «la fatica più grande per le forze sane di queste zone, anche quando, come nel nostro caso, investono soldi propri piuttosto che andare a chiedere emolumenti, è quella di far partecipare l’insieme delle istituzioni, ed innanzitutto quelle locali, ad un’azione corale che loro avrebbero come mission. Ma non ci arrendiamo» conclude Pagano «E in queste parole non c’è alcun intento polemico, solo la rivendicazione della necessità di condividere i “buoni percorsi” delle nostre comunità con le loro istituzioni»  

Villaggio dei ragazzi di Maddaloni, negli ultimi due anni quasi 10 milioni di finanziamento regionale. Si interrompa subito l’erogazione dei fondi.

«I racconti dei ragazzi e le prime notizie su presunti abusi avvenuti nel Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni fanno rabbrividire» lo afferma in una nota il Consigliere regionale del PD Antonio Amato «Nello svolgimento dell’istituzionale attività ispettiva in merito alla trasparenza amministrativa, che nulla ha a che fare con le indagini che hanno portato alle ordinanze di custodia cautelare, da tempo stavo monitorando gli atti deliberativi che negli anni hanno portato cospicui stanziamenti a questa IPAB nel cui consiglio d’amministrazione siede a vita il senatore Giulio Andreotti.. La regione, solo nel 2009 e poi nel 2010 ha trasferito all’Ente quasi 10 milioni di euro. Proseguendo una consolidata “tradizione”. Nel 2010 si è allegato ad una variazione di bilancio a favore di questo ente anche uno schema di protocollo d’intesa. Al di là delle verifiche tecniche che chiederò alla commissione trasparenza» continua Amato «Alla luce delle sconvolgenti notizie che stanno emergendo, si avverte oggi la necessità di chiedere un’azione di monitoraggio ancora più forte, sospendendo, almeno finchè non sarà dimostrata un’assoluta ed incontrovertibile infondatezza dei fatti contestati, qualsiasi forma di stanziamento, che pure credo, fosse già in procinto anche per quest’anno. Presenterò un’interrogazione urgente in consiglio» conclude Amato «chiedendo oltre al blocco dei contributi, anche di verificare motivazioni e modalità degli stanziamenti»

Assurdo chiudere il Centro di Medicina Alternativa del San Paolo. Presentato un question time a Caldoro.

«La vicenda del centro di medicina alternativa dell’Ospedale San Paolo è assurda e paradossale. Esprimo piena solidarietà alla protesta del Direttore Iommelli» lo afferma il consigliere Regionale del PD Antonio Amato che ieri ha presentato un question time per interrogare il Presidente Caldoro sulla necessità di mantenere aperta la struttura «Siamo di fronte ad una struttura che non ha costi aggiuntivi per la spesa regionale, che produce un bilancio in attivo, e che, soprattutto, risponde alle raccomandazioni ed alle risoluzioni del Parlamento Europeo e dell’Organizzazione Mondiale della sanità. Un presidio d’avanguardia che vanta collaborazioni scientifiche regionali, nazionali ed internazionali di grande valore. La promozione delle medicine non convenzionali» continua Amato «risponde innanzitutto alla richiesta di migliaia di cittadini, ma svolge anche un ruolo scientifico e culturale di primaria importanza. La nostra città è sempre stata un ponte tra l’Occidente e la Cina» continua il Consigliere PD «Basterebbe a dimostrarlo la storia de l’Orientale. Non chiedo all’attuale giunta di interrogarsi e riflettere su questioni di così ampia portata, ma sarebbe almeno necessaria una seria analisi dei fatti prima di agire con l’accetta da ragionieri. Con l’eventuale chiusura del Centro di medicina alternativa del San Paolo» conclude Amato «si afferma un principio deleterio, che non solo mortifica eccellenze scientifiche e gestioni virtuose, ma soprattutto lede il principio costituzionale di legittima scelta dei cittadini delle cure a cui accedere. A fronte di una decisione di chiusura non sembrano davvero esserci spiegazioni, a meno che il Centro San Paolo non desse fastidio a qualcuno, non andasse ad intaccare interessi più o meno occulti» 

La storia di Felicia, l’esempio di come L’ASL di Caserta abbandona chi necessita aiuto. Caldoro non si renda ulteriormente complice, intervenga

«L’ASL di Caserta sta sorpassando i limiti della decenza, quanto sta avvenendo non è più tollerabile, Caldoro assuma una posizione» lo afferma in una nota il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato dopo aver visionato il filmato che testimonia della storia di Felicia, realizzato dal giornalista Raffaele Sardo e caricato su You Tube (http://www.youtube.com/watch?v=zk8nAba3sYs), una donna affetta da distrofia muscolare, cui l’Asl ha annullato il budget di cura sospendendo l’assistenza domiciliare «La testimonianza di Felicia lascia sgomenti. Si toglie la necessaria assistenza ad una donna affetta da una terribile malattia, la distrofia muscolare, costretta su una sedia a rotelle, necessitata al supporto di una macchina per respirare. In pratica è stata abbandona a se stessa da 14 gennaio. E questo è solo uno delle decine e decine di budget di salute che l’Asl sta sospendendo e non rinnovando dall’inizio di gennaio. Lo stiamo denunciando pubblicamente da mesi» afferma Amato «E la motivazione dei tetti di spesa è palesemente fasulla. Si è dimostrato il risparmio garantito da questo strumento, che permette inoltre un’assistenza di qualità, con la territorializzazione ed il superamento dell’istituzionalizzazione delle persone che vivono disagio. Inoltre è lo strumento che depermette alcune tra le migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati, tra cui  la villa di Sandokan a via Bologna per il supporto a ragazzi autistici, ed il bene intitolato ad Alberto Varone a Sessa Aurunca. Uno strumento» continua Amato «che dovrebbe essere un fiore all’occhiello da estendere. Ma che ha il grave difetto di contrastare con occulti interessi. Così, i budget di salute continuano ad essere messi in discussione come conferma un’ultima riunione della dirigenza dell’Asl con la consulta del Terzo Settore nella quale addirittura sembra siano stati negati impegni precedentemente assunti ed esclusa la riabilitazione dalle possibilità di intervento con budget di salute. Il risultato» dice il Presidente della Commissione regionale «sono l’abbandono delle persone sofferenti come Felicia, costi sanitari che aumentano, ma a favore di soliti noti, la prossima chiusura di progetti su strutture confiscate come la Villa di Sandokan. Il Consiglio regionale si è espresso all’unanimità per evitare questa azione sciagurata» conclude Amato «ma dal 28 dicembre attendiamo un impegno di Caldoro che invece ancora non c’è stato. Io ho già preparato un emendamento in finanziaria per sostenere questo strumento, ed attendiamo che la legge completi il suo iter. Nel frattempo però, Caldoro, da tempo informato della situazione, intervenga: il suo silenzio, la sua assenza di iniziativa su questa scabrosa vicenda, come commissario straordinario alla sanità e Presidente della giunta, non è più tollerabile e rischia di diventare complice» 

Soddisfazione per il ripristino del protocollo per lo sviluppo occupazionale sui beni confiscati in Campania. Seguite le indicazioni proposte dalla Commissione

«E’ con grande soddisfazione che salutiamo la cessazione della sospensione del “Protocollo per la realizzazione di un programma condiviso di sviluppo occupazione sui beni confiscati alla criminalità organizzata nella regione Campania”» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «Il Protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro, firmato nel gennaio scorso da Bassolino e Viespoli, era stato sospeso a seguito delle misure adottate dall’attuale giunta per lo sforamento del patto di stabilità. Un errore strategico cui la Commissione che presiedo, in modo bipartisan, si era opposta, presentando, sulla necessità del suo ripristino, un ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio. La Giunta, quindi, ha correttamente provveduto a cessarne la sospensione. Il protocollo ha un’enorme valore» dice Amato «La previsione di stanziamento di 720 mila euro recuperati dal POR/FSE 2007/2013 prevede interventi per sostenere progetti produttivi di riutilizzo dei beni confiscati, per istituire corsi di formazione per la creazione di cooperative sociale giovanili destinate al lavoro sui beni stessi e per porre le condizioni utili alla creazione e all’avvio d’imprese sui beni sottratti alla criminalità organizzata fino al loro lancio sul mercato. Lo stanziamento dei 720 mila euro previsti» conclude Amato «consentirà allora di portare avanti i progetti già avviati, ma soprattutto di sbloccare gli altri fondi europei e statali che da questo stanziamento dipendono. Una buona notizia, quindi, che a margine del sopralluogo svolto questa mattina sui beni confiscati di Ercolano, indica la bontà del lavoro che sta realizzando questa commissione»

 

 

L’ASL di Caserta mette a rischio le attività avviate nella casa di Sandokan. A quali interessi risponde la sua dirigenza? La chiusura di diversi PTRI, a seguito della delibera del commissario dimissionario, mette in crisi le migliori esperienze sui beni confiscati. A dispetto di quanto sottoscritto.

«L’Asl di Caserta si adopera per far chiudere le attività avviate sulla casa sequestrata a Francesco Schiavone, Sandokan, a via Bologna a Casal di Principe. Il bene assegnato alla ONLUS La forza del Silenzio, serve per sostenere soggetti affetti da autismo. Attività realizzata anche grazie ai Piani Terapeutici Individuali. Ed ora l’ASL che fa? Non solo non approva gli altri necessari, ma addirittura sospende quelli esistenti al 31/12, per iscritto e telefonicamente, in barba agli impegni assunti, ad una legge regionale che sta per completare il suo iter. E con quello nella casa di Sandokan sospende altre decine di PTRI che sostengono progetti avviati sui beni confiscati alla criminalità organizzata.  Allora non posso che porre la domanda: a quali interessi risponde la dirigenza dell’ASL di Caserta?» è la dura accusa da cui parte il Presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato di fronte alla chiusura per il 31 dicembre prossimo di decine di Piani Terapeutici Individuali a seguito della deliberazione del Commissario Straordinario della stessa ASL, il Prof. Romano, del 15 novembre scorso, con cui si adotta una nuova scheda per l’individuazione delle prestazioni a carico del sistema sanitario regionale e degli ambiti territoriali «Un commissario dimissionario firma un atto probabilmente illegittimo per la procedura adottata che non tiene in alcun conto, tra gli interventi previsti, dei Piani Terapeutici Individuali,  metodologia che pure la stessa Asl utilizza con successo  da anni. Questi strumenti, oggetto di una disciplina normativa che sta realizzando il suo iter in consiglio regionale, semplicemente scompaiono dall’atto commissariale adottato. Il risultato è la chiusura di diversi PTRI. Questo» continua Amato «pure a fronte di un documento, sottoscritto dallo stesso Romano appena 13 giorni prima della delibera  1317,  risultato di un’apposita audizione promossa dalla Commissione che presiedo,   che “riconosce i budget di salute ed i piani terapeutici individualizzati come metodologie di grande utilità”, ed impegna i sottoscrittori a “promuoverne l’utilizzo ed a rimuovere tutte le difficoltà di carattere burocratico – amministrativo che li ostacolano”. Lo iato tra il documento sottoscritto il 2 novembre e la delibera firmata il 15,  è tanto evidente da preoccupare» dice ancora il Consigliere Regionale «Sembrano configurarsi interessi che non riusciamo a decifrare. Tanto più in un momento di cambio della dirigenza. Tra l’altro» prosegue Amato « come evidenziano i Direttori Responsabili di distretto, Romano ha approvato questa delibera senza consultare né il collegio degli stessi, né il Collegio di Direzione, che pure su materie che incidono sul governo delle attività cliniche è tenuto a pronunciarsi, né tanto meno ne ha discusso con i coordinamenti socio sanitari della sua ASL. Inoltre» Prosegue il je accuse di Amato «la delibera incide su materia che, ai sensi della Legge Regionale 11/2007, deve essere affrontata all’interno della concertazione interistituzionale tra ASL e Comuni, non certo con decisione unilaterale di un Commissario dimissionario. Chiedo allora perché Romano, mentre preparava le valigie, non firmi i dovuti accordi di programma con i comuni per il socio sanitario, mettendo a rischio milioni di euro di investimenti, ed approvi invece un atto che lascia seri dubbi procedurali e  che, soprattutto, mette in discussione uno strumento di risparmio economico per l’ASL e di garanzia dei diritti dei soggetti più deboli, dai sofferenti psichici ai malati di AIDS, dai migranti agli anziani. Oggi, oltre mille persone sono assistite con Piani Terapeutici Individuali, molti di loro» continua Amato «hanno un lavoro, un reddito, una casa. E questo grazie all’integrazione del socio-sanitario prevista dalla legge. Ma c’è un dato che inquieta ancora di più» dice Amato «I budget di salute e i Piani Terapeutici Individuali sono il filo rosso delle migliori esperienze sui beni confiscati. A partire da quelle sulla Casa sequestrata a Sandokan a Via Bologna. Il loro annullamento determinerebbe la chiusura di queste esperienze. Si realizzerebbe una sconfitta dello Stato e un favore alla camorra. Tutto questo era pienamente emerso nel corso dell’audizione, ed è all’interno del protocollo sottoscritto. Romano lo sa. Allora» conclude il Presidente della Commissione «ripeto le domande: perché quella delibera? E soprattutto, visto che viene coinvolto non solo il livello decisionale territoriale ma anche quello regionale, esistono forse dei “grandi manovratori”? Nel corso di una recente audizione sulla questione rifiuti, il Procuratore di Santa Maria Lembo, si è soffermato su “convitati di pietra” che interferiscono pesantemente nelle azioni dei rappresentanti dello stato in provincia di Caserta. Parole che necessitano un’attenta riflessione».

Quell’ufficio dell’ASL di Caserta uccide di nuovo Alberto Varone

Alberto Varone è un gran lavoratore. Ha 5 figli, per mantenere la sua famiglia si alza ogni notte alle 3, con la Kedett rossa da Sessa Aurunca arriva a San Nicola la Strada, va a prendere i giornali, poi li distribuisce in una trentina di edicole tra Roccamonfina e le frazioni di Sessa. Concluso il giro, verso le otto del mattino, raggiunge la moglie al negozio di mobili che gestiscono. Alberto Varone è un uomo onesto e fiero, non si è mai piegato ai ricatti dei camorristi, quelli del clan Esposito che dalla fine degli anni Ottanta domina la zona. E il suo no glielo grida in faccia. Un affronto che il capoclan, Mario Esposito non gli perdona. Ne decreta la morte. Il 24 luglio del 1991, Alberto Varone come ogni notte, è sulla via Appia, guida la sua auto piena di giornali. Lo raggiunge un kommando di fuoco, gli sbarrano la strada, gli sparano con un fucile a canne mozze, poi gli sparano in faccia. Ma Alberto è tosto, non muore subito. Finirà qualche ora più tardi su un letto di ospedale, ma prima riuscirà a far capire alla moglie chi è stato ad ucciderlo. Il figlio di Aberto, Giancarlo, ha la fierezza del padre. Decide, con l’aiuto degli amici, di riprenderne il lavoro, alzarsi di notte, distribuire i giornali. Non mancano le minacce, ritornano le ritorsioni del clan. Tuttavia la madre, con il conforto del Vescovo Nogaro, supera le paure per i figli, decide di denunciare gli assassini del marito. Le minacce si fanno più pressanti. La famiglia Varone entra nel programma di protezione, sono portati tutti via. Da allora, come purtroppo è inevitabile, nessuno sa più nulla di loro. Poco a poco, tutti sembrano dimenticare questa storia, nessuno ne parla più per anni. Qualcuno, però, tiene duro, continua a ricordare e fa di quel ricordo un punto di forza della sua lotta, strenua, dura, per la legalità. E’ Simmaco Perillo, con la sua cooperativa Al di là dei sogni. Ci lavorano persone che vivono disagio, per lo più provenienti dalla salute mentale. Decine di uomini e donne che erano stati legati per anni ai letti di contenzione, che erano stati definiti socialmente pericolosi, oggi sono soci della cooperativa, lavorano lì, perfettamente integrati nella loro comunità. Lo fanno grazie ad uno strumento, i budget di salute, che permette di superare la logica delle RSA, produce un enorme risparmio per la sanità, restituisce queste persone al diritto di cittadinanza. Questi ragazzi hanno in gestione un bene confiscato ad Antonio Moccia. Decidono di intitolarlo ad Alberto Varone. Coltivano i terreni del bene confiscato. Producono centinaia di vasetti di melanzane che mettono in vendita e presentano nel luglio di quest’anno in una grande manifestazione pubblica nell’aula consiliare del comune di Sessa. Centinaia di persone, alla fine, scendono in piazza, e dopo 19 anni viene gridato il nome di Alberto Varone. Una comunità intera restituisce ad una vittima innocente della camorra la sua dignità, grida un no secco in faccia ai clan. Ma oggi, l’Ufficio Sociosanitario del distretto 14 dell’ASL di Caserta, che si oppone ai budget di salute, interrompe da un giorno all’altro i Progetti Riabilitativi Terapeutici Individuali. Con procedure tutt’altro che trasparenti, senza aver mai visitato negli ultimi due anni queste persone, senza sapere se gli obiettivi sociosanitari sono stati raggiunti, senza sapere che molte di queste persone non hanno più nemmeno una casa o una famiglia dove tornare. Per loro si spalancherebbero a breve, nuovamente, le porte delle RSA. E si produce l’effetto di far chiudere quel bene confiscato. Così, per interessi oscuri, un pezzo dello Stato decide di uccidere di nuovo Alberto Varone.

 

Antonio Amato

Presidente commissione regionale sui beni confiscati

Audizione con il Prefetto Morcone sui Beni Confiscati

Il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, il Prefetto Mario Morcone, ha partecipato oggi all’audizione convocata dalla III Commissione speciale regionale sui beni confiscati alla criminalità organizzata. «Abbiamo fortemente voluto quest’audizione» afferma il Presidente della Commissione Amato «per fare il punto sulla situazione della confisca e del riutilizzo dei beni confiscati in Campania  ed affrontare la tematica legata all’apertura di un ufficio distaccato dell’Agenzia nella nostra regione». All’audizione, oltre al Vice Presidente Mafalda Amente e agli altri componenti della Commissione, hanno preso parte l’Assessore regionale Ermanno Russo, l’assessore alla Legalità del Comune di Napoli Luigi Scotti, il responsabile nazionale per i beni confiscati di Libera Davide Pati, il responsabile dell’Osservatorio Provinciale di Caserta sui Beni Confiscati Mauro Baldascino, il Presidente di POLIS Paolo Siani, i responsabili dei consorzi SOLE, Lucia Rea,  ed AGRORINASCE, Immacolata Fedele e Gianni Allucci.

La Campania con 1670 beni confiscati è la seconda regione italiana per numero di beni confiscati «Un enorme patrimonio che colpisce la criminalità organizzata al cuore dei suoi interessi economici e che dobbiamo utilizzare attraverso una corretta programmazione sinergica tra tutti gli attori in campo» afferma Amato «Si devono valorizzare le esperienza di eccellenza, superare gli ostacoli che ancora oggi si frappongono al pieno riutilizzo dei beni stessi, addivenire ad una corretta valutazione dell’esistente, quantitativa ma anche qualitativa, anche attraverso la possibilità di strutturare un osservatorio regionale sui beni confiscati sulla scorta dell’esperienza, unica in Italia, di quello provinciale di Caserta»

Al centro dell’audizione l’apertura di un ufficio distaccato dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati in Campania, la necessità di impostare una corretta politica regionale per il riutilizzo sociale degli stessi, ma anche alcuni nodi strutturali che sembrano frapporre seri ostacoli: difficoltà burocratiche, reperimento dei fondi, valorizzazione di strumenti innovativi come i budget di salute, filo rosso che tiene insieme diverse esperienze d’eccellenza di cooperative sui beni confiscati nel casertano, oggi messo i discussione da alcuni responsabili dell’ASL locale per ragioni che restano tutte da chiarire.

Di seguito un ulteriore intervento dell’Onorevole Amato sui risvoti dell’audizione.

«L’apertura di una sede dell’Agenzia in Campania è di fondamentale importanza e seguiremo la vicenda con la massima attenzione, sollecitando Governo nazionale e locale perché si riesca ad addivenire agli investimenti, umani ed economici, necessari alla sua apertura» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «Crediamo che questa struttura dovrà essere ospitata all’interno di un bene confiscato e su un territorio che abbia anche un forte valore simbolico. Ma al di là di questa vicenda, sottolineo la grande importanza dell’audizione di ieri. Sono emerse questioni e tematiche importanti e, soprattutto, la comune intenzione di creare un fronte unico sul tema dei beni confiscati. E’ un messaggio che inviamo direttamente alla camorra: vi combattiamo vi colpiremo al cuore stesso dei vostri interessi economici. Anche per questo» conclude Amato «vanno immediatamente risolti i nodi esistenti. La vicenda dei budget di salute, ad esempio è assurda. Non si può permettere che interessi oscuri e cattiva amministrazione di un ASL, quella di Caserta, mettano a rischio alcune delle più importanti e significative esperienze esistente in Italia sui beni confiscati» 

Se vogliamo superare la crisi della sanità, le responsabilità siano bipartisan

La questione della sanità campana è molto complessa ma non si può far pagare ai lavoratori il peso di questa situazione, come sta succedendo con il blocco degli stipendi dei lavoratori della ASL Napoli 1. La priorità deve essere quella di trovare una  soluzione immediata per garantire le spettanze dei lavoratori.

La querelle Caldoro – Bassolino mette in evidenza una responsabilità diffusa che chiama in causa governo regionale e nazionale. Di certo, sulle ragioni del deficit, Caldoro può interrogare uno dei suoi principali alleati, De Mita, per capire come si è giunti alla condizione attuale.

Negli ultimi anni si era cercato di ripristinare ordine e trovare soluzioni ad una situazione che si era portata al collasso. Il lavoro di Santangelo stava andando in questa direzione.

Ma al di là della polemica politica, credo, bisogna ritrovare una forte responsabilità istituzionale per lavorare con serietà per il superamento dell’emergenza, garantendo diritti dei lavoratori e di conseguenza degli ammalati. Anche in Consiglio porteremo dai banchi dell’opposizione un contributo responsabile per affrontare tutti i nodi legati alla sanità.

Castel Volturno, il Sindaco vuole una nuova Rosarno? Assistiamo alla leghizzazione del PDL campano

«Razzismo istituzionale che potrebbe portare ad una nuova Rosarno dieci volte più violenta» è l’allarme che lancia il consigliere regionale del PD Antonio Amato a seguito delle dichiarazioni del Sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone che annuncia di voler far chiudere i centri d’accoglienza per migranti del comune «Scalzone mistifica in modo preoccupante la realtà, definendo in modo falso e tendenzioso la “rivolta dei neri” di Castel Volturno come determinata dalla mafia nigeriana. Non solo Saviano, ma le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato che si trattò di un’operazione stragista organizzata dal clan Setola contro i migranti senza alcuna distinzione nemmeno tra donne, uomini e bambini. E furono assassinati 6 migranti innocenti. La rivolta fu innanzitutto contro la violenza camorrista. Così come quella di Rosarno è stata, come hanno dimostrato gli arresti di ieri, una rivolta contro le nuove forme di schiavismo che vedono coinvolte la criminalità organizzata. Definire l’azione dei padri comboniani e del centro Fernandez una rovina è inconcepibile» continua Amato «sono parole vergognose che vorrebbero delegittimare l’azione di quanti quotidianamente si spendono per portare sostegno ed aiuto ai più deboli della società,  garantendo diritti essenziali che la nostra antidemocratica legislazione in merito all’immigrazione nega. Il sindaco candida Castel Volturno ad ospitare nuovi CIE. Assistiamo alla leghizzazione del PDL campano. Si punta» dice ancora Amato «per l’ennesima volta sulla logica del rifiuto e dell’ordine pubblico contro ogni forma di accoglienza ed integrazione. Questo può far solo salire la tensione sociale, e se questa sarà la strada che si vorrà perseguire si giungerà a nuove forme di violenza, ad una nuova Rosarno ma molto più esplosiva. Infine» conclude Amato «c’è il rischio che una sorta di pulizia etnica sia in qualche modo d’aiuto a nuovi palazzinari e speculatori, interessati a allontanare i migranti da quell’area del casertano che sarà oggetto di nuovi piani di riqualificazione ed investimenti».