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Il muro di Gomorra adesso non esiste più

Intervento di Antonio Amato  pubblicato su Repubblica di martedì 3 agosto 2010 p. X.

C’era un muro a San Cipriano d’Aversa. Un muro che si ergeva a fortificare il potere della camorra. Un muro che oggi non c’è più. Era la recinzione della villa di Pasquale Spierto A via Ruffini. Lì, la cooperativa de la Nuova Cucina Organizzata, avuto assegnato il bene, ha reinvestito gli utili del ristorante. Ha ristrutturato la villa ed il giardino. Ha realizzato gruppi appartamento per le persone che vivono la sofferenza mentale, ha acquistato attrezzature ludiche e sportive per i ragazzi del paese, ha abbattuto il muro di recinzione. Perché quel bene è di tutti e non deve esserci separazione tra dentro e fuori. Responsabile dei gruppi appartamento è Romualdo, per anni legato ai letti della contenzione psichiatrica postmanicomiale, oggi cittadino onorario di San Cipriano, un uomo il cui sorriso insegna cosa voglia dire dignità. Ed oggi in quella villa giungono quotidianamente decine e decine di bambini di San Cipriano, arrivano famiglie, mamme e figli, a giocare, a vedere film, a seguire dibattiti. Giungono centinaia di ragazzi da tutt’Italia per partecipare ai campi di Libera e vivere un’esperienza straordinaria, in terra di camorra, certo, ma in una terra dove, come dice l’anima di questa meravigliosa avventura, Peppe Pagano, esistono persone perbene, persone che si mettono in gioco e contrastano la camorra. Ed ancora si commuove Peppe a vedere tutta quella gente che invade festosamente il giardino di via Ruffini quando solo un anno fa, per paura, gli negavano anche il prestito di una bottiglia d’acqua. Qui sta accadendo qualcosa, e la camorra, il suo regime di terrore, non regna più incontrastata. Come sulle Terre di Don Peppe Diana, a Castel Volturno, dove anche quest’anno scout e non solo di tutt’Italia, grazie alla straordinaria mobilitazione di Libera Caserta e del Comitato Don Peppe Diana,  sono al lavoro nei campi dove si produrrà la mozzarella della legalità, e incontrano familiari di vittime della camorra, magistrati, esperti. Lì Michele Zaza teneva i suoi stalloni e decideva la morte di decine di persone. Lì ora campeggia lo striscione “Qui la camorra ha perso”. Ha perso come a Sessa Aurunca, dove Simmaco Perillo ed il suo gruppo di ex pazienti psichiatrici, grazie ai budget di salute, ha appena concluso la raccolta delle melanzane messe in vendita con tanto di marchio. Per assurdo oggi Simmaco deve lottare non contro la camorra, ma contro il Sistema Sanitario Regionale che, non si sa bene perché, ha provato a smantellare questo straordinario strumento, i budget di salute appunto, che nel campo della salute mentale produce risultati straordinari che nemmeno a Trieste sono riusciti ad ottenere, e che determina risparmio certificato per la spesa pubblica. Portare via i soci della cooperativa per legarli ai letti delle RSA private sarebbe un delitto della democrazia che con tutte le nostre forze dobbiamo impedire. Perché qui, come a Pignataro Maggiore, dove è stato raccolto il grano per i Paccheri di Don Diana, non solo si combatte concretamente la camorra, ma si sperimentano anche straordinarie esperienze di economia sociale. Economia sostenibile e pulita, sana e produttiva, capace di dare lavoro ma non schiacciata sul profitto. Le istituzioni, tutte, devono dire grazie ed imparare da  Peppe, Simmaco, Romualdo, i responsabili ed i volontari di Libera, quanti lavorano in queste cooperative, le migliaia di ragazzi che in questi anni sono giunte qui. E portano via, con sè, un pezzo di Campania che combatte e prova a sconfiggere Gomorra. E portano via un pezzo di quel muro abbattuto a San Cipriano, chiuso in uno scatolino, simbolo concreto di un’utopia della realtà.

 

Antonio Amato

Presidente Commissione Regionale sui beni confiscati   

 

 

Il PDL è al capolinea, il PD non resti a guardare. Rilanciamo il nostro progetto con le primarie e Ranieri.

«La crisi del PDL avrà pesanti ripercussioni sui territori, il centro sinistra ed innanzitutto il PD non si lascino trovare impreparati» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Siamo di fronte ad una profondo mutamento del quadro politico. Se riusciremo a rilanciare il nostro programma riformista in modo credibile ed unitario sul territorio potremo coinvolgere anche i tanti ormai sfiduciati dalle faide del PDL e dal loro cattivo governo. La crisi del PDL potrebbe avere gravi ripercussioni istituzionali alla Regione e nelle provincie governate dal centro destra. Un dato molto preoccupante. Ma il centro sinistra ed il PD non possono aspettare le disgrazie altrui. Si deve recuperare la fiducia dei cittadini. E’ il momento di ridare forza al nostro progetto politico, soprattutto in previsione delle prossime comunali. Per questo» aggiunge Amato «con senso di responsabilità, il PD deve superare tutte le divisioni interne, già a partire dalle primarie per Napoli, puntando su un candidato forte  e credibile. E questo candidato si chiama Umberto Ranieri. Pur apprezzando la scelta di Oddati di mettersi in gioco» dice ancora Amato «sono però convinto che oggi Ranieri sia il candidato di maggiore autorevolezza che il Partito Democratico possa esprimere per le primarie di coalizione. Con lui il centro sinistra potrà proporsi per governare con credibilità il nostro capoluogo.  Mentre il PDL si dilania» conclude Amato «abbiamo la responsabilità, come centro sinistra, di dar forza a quello straordinario strumento di democrazia partecipata che sono le primarie. Primarie di coalizione che il PD, puntando su Ranieri, potrà affrontare con un nuovo grande entusiasmo»

Preoccupazione per l’annuncio di un termovalorizzatore a Taverna del Re. Soddisfazione per il sì alla creazione di un’Unità di crisi

Questa mattina, come presidente della Commissione ho effetuato un incontro a Giugliano con i sindaci della zona, l’assessore all’ambiente della Regione Romano, l’Assessore all’ambiente della Provincia di Napoli  Caliendo, il direttore di Legambiente Campania Del Giudice, il direttore dell’Arpac Volpicelli. A seguito della riunione abbiamo anche effettuato un sopralluogo nel sito di ecoballe di Taverna del Re.

Nel corso della riunione l’assessore Caliendo ha ufficializzato la decisione della Provincia di realizzare un termovalorizzatore per le ecoballe a Taverna del Re a Giugliano. Esprimo la mia più forte preoccupazionee per l’idea di costruire proprio in quei territori già così martorizzati un incenitore per le ecoballe.Quali sono le specifiche tecniche di questo progetto? E l’utrilizzo specifico del termovalorizzatore di Acerra? E le responsabilità della Fibe?

Di seguito il comunicato stampa che affronta la questione. Nella seconda parte del comunicato si legge, comunque, anche la soddisfazione per la condivisione a realizzare un’unità di crisi sulla questione ecomafie e rifiuti.

«Ho appreso con grande preoccupazione l’annuncio ufficiale dell’Assessore Caliendo di un nuovo termovalorizzatore per le ecoballe di Taverna del Re da realizzare all’interno di questo stesso sito» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale su Ecomafie, rifiuti e bonifiche Antonio Amato che oggi ha svolto un incontro a Giugliano con diversi sindaci dell’area, cui hanno partecipato anche l’assessore regionale all’ambiente Romano e quello provinciale Caliendo, il direttore dell’Arpac Volpicelli e il direttore di Legambiente Campania  Del Giudice, e che si è concluso proprio con una visita al sito diTaverna del Re «L’assessore Romano, da me sollecitato, aveva appena  affermato che si sarebbe verificata la possibilità tecnica ed i tempi per destinare, come da contratti sottoscritti, una linea del termovalorizzatore di Acerra alle eco balle. Caliendo, però, ha spiazzato tutti i presenti, affermando l’impossibilità di utilizzare Acerra e un accordo già siglato il 26 scorso, per realizzare un nuovo termovalorizzatore a Taverna del Re. Attendiamo di capire valutazioni tecniche e specifiche di questo accordo, di certo» continua Amato «anche dopo aver visitato il sito, esprimo forte preoccupazione rispetto all’impatto ambientale di un nuovo impianto lì. C’è la necessità di superare quella vergogna che è una vera  e propria bomba ecologica, ma perché proprio lì un nuovo impianto? Quanto ancora deve pagare quel territorio? E che fine fanno i vecchi piani? Inoltre» insiste Amato «dovranno spiegarci l’impossibilità di utilizzare l’impianto di Acerra che pure era nato anche per le ecoballle e in che modo si richiamerà la Fibe a tutte le sue pesanti responsabilità»

Amato esprime comunque soddisfazione per il percorso avviato stamattina e per la condivisione della creazione di un’unità di crisi sulle tematiche legate all’ecomafia ed ai siti rifiuti «Abbiamo iniziato un percorso di trasparenza e presenza tangibile delle istituzioni  su questi territori. E’ finito il tempo delle tre scimmiette, quando si è fatto finta di non veder, non sentire e quindi non poter parlare. Si devono coinvolgere i territori, le popolazioni, i comitati, le associazioni. In questo senso» continua Amato «Sono felice che l’Assessore Romano abbia accolto favorevolmente la costituzione di un’unità di crisi su queste tematiche. L’unità di crisi» chiarisce Amato «servirà a mettere in rete le istituzioni e gli organi di magistratura e polizia coinvolti, a rafforzare il lavoro di intelligence e di controllo e presidio dei territori, ma anche a creare un valido punto di riferimento per i cittadini. Un’unità visibile, anche strutturalmente (magari all’interno di una proprietà regionale presente su questi territori) e che sia anche di promozione scientifica e culturale. Lavoreremo da subito per la sua costituzione» conclude Amato « con l’obiettivo di sollevare i sindaci e le forze locali dalla solitudine cui troppo spesso sono abbandonati nel contrasto di questi fenomeni, e per dare ai cittadini, alle associazioni, ai comitati una prima interfaccia cui rivolgersi, attraverso numeri verdi e sportelli, anche per la denuncia di attività illecite legate al traffico ed allo smaltimento illegale di rifiuti».

Unità di crisi per i comuni coinvolti nel fenomeno ecomafie. La prossima settimana la commissione inizierà un monnezza tour

«La drammatica condizione ambientale di alcuni comuni campani, soprattutto di quelli che insistono tra l’area nord di Napoli e il Casertano, richiede la creazione di un’unità di crisi che coinvolga istituzioni locali e regionali ed organi della polizia e della magistratura» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sulle ecomafie Antonio Amato al termine dell’audizione di questa mattina con i responsabili regionali di Legambiente Campania «Servono presidi di pronto intervento ed il rafforzamento delle forze di intelligence sui reati ambientali. Una sinergia operativa che coinvolga forze dell’ordine, amministrazioni e popolazioni locali, ma anche le forze dell’esercito oggi a presidio delle discariche.  I dati resi noti in questi giorni» continua Amato «che rilevano la relazione tra l’esplosione di forme tumorali e i traffici illeciti di rifiuti, mettono in luce l’emergenza ambientale e sanitaria cui siamo chiamati a far fronte. Verificheremo le possibili azioni da mettere in campo anche con i diversi sindaci dell’area che verranno in audizione venerdì prossimo in commissione. C’è la necessità di un’azione efficace e immediata, capace di affrontare in modo sistemico l’emergenza ambientale. Dobbiamo agire anche sul versante nazionale» spiega Amato «il Consiglio Regionale della Campania deve farsi promotore di un’azione di sollecitazione con il Parlamento per ampliare le previsioni del reato ambientale e per consentire di riutilizzare i fondi derivanti dai sequestri economici alla criminalità organizzata per le bonifiche. Inoltre» continua Amato «bisogna capire i perché e superare gli ostacoli per la messa in funzione di impianti di compostaggio in Campania. Quello di San Tammaro, ad esempio, perché non entra in funzione? E a che punto è lo screening aggiornato delle cave regionali? La prossima settimana» conclude Amato «la commissione regionale che presiedo inizierà un “Monnezza tour”, si recherà presso le discariche dell’area giuglianese. Non possiamo continuare a lavorare solo nei palazzi di vetro mentre popolazioni e amministratori locali vivono la quotidianità del fetore di tonnellate di monnezza; le istituzioni devono muoversi e mostrare, nei fatti, la capacità di tutelare i territori»

Assurda l’idea di trasformare la Reggia di Caserta in un locale per banchetti privati

Oggi il capogruppo regionale del PDL Fulvio Martusciello e il Presidente della VI Commissione Consiliare Antonia Ruggiero (sempre PDL), hanno lanciato una proposta sconcertante: fittare beni come la Reggia di Caserta a discendenti dei borboni e ricchi russi per i loro banchetti privati. Non scherzo: nella loro nota si legge: «Non si puo’ negare il diritto di uso della reggia di Caserta ai discendenti dei Borboni, che avrebbero gradito festeggiare uno dei loro matrimoni in un palazzo che, in altri tempi, era un bene di famiglia. Cosi’ come non e’ sembrato opportuno - aggiungono - il veto posto alla richiesta di uso del palazzo avanzata alla Soprintendenza da parte di un gruppo di facoltosi uomini d’affari sovietici, pronti a pagare profumatamente il noleggio di saloni e giardini per organizzare banchetti nuziali per coppie in trasferta dalla Russia».
Ho ritenuto opportuno diffondere una nota sulla questione perchè ho l’impressione che siamo davvero arrivati alla frutta.
Di seguito il comunicato diffuso ai mezzi di informazione:
«La Reggia di Caserta non può essere trasformata in un locale per matrimoni» il consigliere regionale del PD Antonio Amato boccia nettamente la proposta del PDL di ospitare nei grandi monumenti campani banchetti privati «Si confondono i grandi eventi con le feste dei nuovi ricchi e addirittura dei discendenti dei borboni. Come si fa a dire che i discendenti dei borboni ne avrebbero diritto perché un tempo la Reggia di Caserta era un bene di famiglia? Perché allora non gli concediamo pure Palazzo Reale? Spero si tratti di una boutade o al massimo di cattivi scherzi dovuti al caldo, perché, se si trattasse di una proposta politica, saremmo davvero alla frutta. Ma che idea di sviluppo del turismo e della cultura c’è dietro l’assurdità di destinare grandi patrimoni architettonici ed artistici dell’umanità a banchetti nuziali ed altri festeggiamenti? Questi luoghi sono stati già aperti ai privati ma in occasioni di veri grandi eventi come set cinematografici e manifestazioni di alto spessore culturale. Il veto posto dalla Sovrintendenza» afferma ancora Amato «non solo è legittimo, ma inevitabile. Sempre che si considerino i beni culturali come patrimonio pubblico e non come resort esclusivi da destinare a nuovi ricchi e vecchi discendenti borbonici. Spero davvero che il consiglio regionale» conclude Amato «non sia costretto a disperdere le proprie energie per tutelare fantomatici diritti o pretese su base di censo, e si occupi piuttosto di un serio piano di sviluppo del turismo e del grande patrimonio artistico e culturale della Campania»

Un Ordine del Giorno perché il Lago d’Averno torni nei possedimenti pubblici. Ma serve un piano regionale straordinario per la gestione dei beni confiscati.

«Il consiglio regionale deve scendere in campo per garantire, al di là della vicenda giudiziaria, la restituzione del Lago D’Averno alla collettività» lo afferma il Presidente Regionale della Commissione sui Beni Confiscati Antonio Amato «Quella del Lago d’Averno è una vicenda piena di punti ancora oscuri sui quali le istituzioni devono garantire la massima collaborazione alle forze dell’ordine per fare chiarezza. Ma, soprattutto, al di là della vicenda giudiziaria, bisogna lavorare perché beni naturali di siffatto valore restino di proprietà pubblica. Mi faccio promotore, allora, di un ordine del giorno, che spero firmeranno tutte le forze politiche, per impegnare la giunta a predisporre un piano d’intervento ed individuare le necessarie risorse finanziarie, perché il Lago d’Averno torni nei possedimenti pubblici. In ogni caso» afferma ancora Amato «va scongiurata, qualora il bene venisse confiscato e trasferito al demanio, qualsiasi ipotesi di vendita all’asta. Più in generale» dice ancora Amato «anche a fronte dei tanti sequestri avvenuti negli ultimi mesi ed ancora oggi, e delle possibili confische, va predisposto un piano regionale straordinario per definire linee guida condivise per la gestione di questo grande patrimonio. Esistono questioni che coinvolgono gli istituti bancari, altre che investono l’erogazione dei servizi essenziali, che necessitano di un intervento forte. Ma» conclude Amato «si avverte soprattutto la necessità di mantenere una linea di intervento ferma su queste questioni. Non è ammissibile, ad esempio, cancellare con un atto unilaterale della giunta il protocollo d’intesa tra Regione e Ministero del Lavoro, sottoscritto da Bassolino e Viespoli nel gennaio scorso, per la promozione di attività di sviluppo sui beni confiscati. Anche su questo presenterò un ordine del giorno perché Caldoro si impegni a rispettare gli impegni già assunti che, per non fare un regalo alla camorra, bisogna mantenere»

Basta con i falsi plausi. Contro l’ecomafia una nuova operazione Primavera.

«Continuano a trasformare la monnezza in oro con la connivenza di politici ed amministratori pubblici. Se non si capisce che la lotta all’ecomafia è la priorità strategica di questa regione e dell’intero Paese e non si agisce di conseguenza, è inutile continuare a parlare di lotta alla criminalità organizzata» lo afferma in una nota il presidente della Commissione regionale sull’Ecomafia e sui siti di smaltimento dei rifiuti Antonio Amato «Le importantissime operazioni di questa mattina sui traffici di rifiuti evidenziano, al contempo, il perpetuarsi della più grande violenza compiuta ai danni di questi territori. E non si può andare avanti con i falsi pluasi: ma di cosa si complimenta Alfano se poi nel DDl sulle intercettazioni si annulla la possibilità di utilizzarle contro i reati ambientali? E di cosa ci complimentiamo noi tutti politici, di destra e sinistra, se poi è proprio la corruzione della classe dirigente a permettere questi traffici? In realtà» continua Amato «bisogna passare dai plausi all’azione, si deve supportare il lavoro delle forze dell’ordine ma nei fatti, non con le belle parole. Sulle ecomafie si avverte la necessità di un grande piano strategico che ripercorra la strada della lotta al contrabbando delle sigarette, dell’operazione Primavera del 2000 in Puglia, con un grande dispiegamento di uomini e mezzi di tutte le forze a presidio del territorio. Le stesse forze dell’esercito che da decine di mesi sono chiamate a presidiare i siti di smaltimento non sarebbero più utili se destinate al presidio, specialmente notturno, di alcune aree di questo territorio che ben conosciamo? E non sarebbe necessario l’inasprimento penale del reato ambientale? La commissione che presiedo» afferma ancora Amato «lavorerà per sollecitare, attraverso il consiglio regionale, parlamento, governo e tutti i soggetti istituzionali interessati per creare una forte piattaforma d’azione contro le ecomafie»

Lago D’Averno, complimenti alle forze dell’ordine. Ma la vera vittoria dello Stato quando sarà confiscato e restituito alla collettività

«Il Lago d’Averno era rimasto la bocca dell’Inferno, il peggiore inferno che viviamo in Campania, la camorra» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «La brillante operazione della DIA mette in luce la devastante azione di accaparramento dei più preziosi beni della nostra regione condotta dalla criminalità organizzata. Vive congratulazioni alle forze dell’Ordine, dunque, per le indagini ed il sequestro ai danni del Clan Setola. Data la fondamentale importanza naturalistica e culturale dell’intero complesso, vi è ora la necessità di seguire con attenzione tutta la complessa fase giudiziaria ed amministrativa che potrebbe portare dal sequestro alla confisca dei beni. Pur attendendo che si avvii e completi l’iter giudiziario, credo infatti che la vera vittoria dello Stato ci sarà quando il Lago d’Averno e le altre strutture oggi sequestrate saranno confiscati, sottratti al patrimonio della camorra e restituiti a tutti noi.  Su quest’ultimo versante» afferma ancora Amato «credo che le Istituzioni debbano ancora fare molto, e con il direttore dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati, il Prefetto Morcone, che incontrerò la prossima settimana, voglio verificare eventuali possibilità di intervento regionali per semplificare e rendere più agevole l’intero processo che va dal sequestro alla confisca dei beni fino alla loro restituzione alla collettività»

Giunta e maggioranza senza cultura delle istituzioni

«In consiglio, il centro destra invece che proposte politiche porta foglietti propagandistici che nulla hanno a che fare con provvedimenti di caratura istituzionale» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato nel corso dell’odierna discussione in consiglio regionale «Tra proposte ed emendamenti si portano in consiglio atti che non hanno alcun rispetto del ruolo del consiglio e delle commissioni. Mentre si aiuta la camorra cancellando il protocollo d’intesa tra regione e ministero del lavoro per produrre sviluppo nei beni confiscati» continua Amato «si giunge a proporre lo scioglimento di società come l’EAV senza alcuna discussione di merito. E con l’assenza dei rappresentanti della giunta. Probabilmente il Centro Destra pensava che il PD avrebbe perpetuato la pessima abitudine di quell’opposizione consociativa che loro avevano realizzato nelle precedenti legislature, producendo enormi danni. Ma noi» conclude Amato «non permetteremo che si agisca in spregio delle istituzioni e dei reali interessi dei nostri territori» 

Caldoro cancella la possibilità di sviluppo occupazionale sui beni confiscati

«Tagli indiscriminati che colpiscono la lotta alla criminalità organizzata e per la legalità. Detto in altre parole un regalo alla camorra» lo denuncia il Presidente della Commissione sui Beni confiscati Antonio Amato alla luce della delibera di giunta che cancella il Protocollo per la realizzazione di un programma condiviso di sviluppo occupazionale sui beni confiscati «Nella furia di abrogare gli atti della precedente giunta, motivata dallo sforamento del patto di stabilità, si sta agendo indiscriminatamente senza alcun raziocinio. Si annulla una  delibera di giunta, la 1874 del 22 dicembre scorso, con la quale si approvava un Protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro tra l’altro già firmato a gennaio da Bassolino e Viespoli, per valorizzare i beni confiscati e farne un’occasione di sviluppo ed occupazione. Ora si annulla anche il protocollo già firmato? Oppure si vuole “solo” svuotarlo eliminando lo stanziamento di 720 mila euro recuperati dal POR/FSE 2007/2013?    Il protocollo» afferma Amato «serve a preparare progetti produttivi di riutilizzo dei beni confiscati, a istituire corsi di formazione per la creazione di cooperative sociale giovanili destinate al lavoro sui beni stessi ed a porre le condizioni per la creazione e l’avvio d’imprese fino al lancio sul mercato. Che fine faranno ora i progetti avviati? E che idea si ha di riutilizzo sociale dei beni confiscati e più in generale di lotta alla criminalità organizzata se si operano simili azioni di taglio degli stanziamenti e il blocco di progettualità già in corso? E’ irresponsabile ed  incomprensibile agire per ragioni di cassa senza distinguo e senza alcuna concertazione. La necessità di colpire la criminalità organizzata nel cuore dei suoi interessi economici» conclude Amato «è questione prioritaria per il rilancio di questa regione. Con la sospensione di questo protocollo è come se le Istituzioni Campane si arrendessero al potere della camorra»