redpro premium wordpress theme

Archivi per la sezione ‘Storia’ .

Assurdo chiudere il Centro di Medicina Alternativa del San Paolo. Presentato un question time a Caldoro.

«La vicenda del centro di medicina alternativa dell’Ospedale San Paolo è assurda e paradossale. Esprimo piena solidarietà alla protesta del Direttore Iommelli» lo afferma il consigliere Regionale del PD Antonio Amato che ieri ha presentato un question time per interrogare il Presidente Caldoro sulla necessità di mantenere aperta la struttura «Siamo di fronte ad una struttura che non ha costi aggiuntivi per la spesa regionale, che produce un bilancio in attivo, e che, soprattutto, risponde alle raccomandazioni ed alle risoluzioni del Parlamento Europeo e dell’Organizzazione Mondiale della sanità. Un presidio d’avanguardia che vanta collaborazioni scientifiche regionali, nazionali ed internazionali di grande valore. La promozione delle medicine non convenzionali» continua Amato «risponde innanzitutto alla richiesta di migliaia di cittadini, ma svolge anche un ruolo scientifico e culturale di primaria importanza. La nostra città è sempre stata un ponte tra l’Occidente e la Cina» continua il Consigliere PD «Basterebbe a dimostrarlo la storia de l’Orientale. Non chiedo all’attuale giunta di interrogarsi e riflettere su questioni di così ampia portata, ma sarebbe almeno necessaria una seria analisi dei fatti prima di agire con l’accetta da ragionieri. Con l’eventuale chiusura del Centro di medicina alternativa del San Paolo» conclude Amato «si afferma un principio deleterio, che non solo mortifica eccellenze scientifiche e gestioni virtuose, ma soprattutto lede il principio costituzionale di legittima scelta dei cittadini delle cure a cui accedere. A fronte di una decisione di chiusura non sembrano davvero esserci spiegazioni, a meno che il Centro San Paolo non desse fastidio a qualcuno, non andasse ad intaccare interessi più o meno occulti» 

Sopralluogo a Bagnoli Futura con l’Assessore regionale Romano. Dal Ministero segnali positivi per recuperare fondi da destinare alla rimozione della colmata necessaria per realizzare il porto turistico

«Dal Ministero sono giunti primi positivi riscontri per destinare i fondi dei ribassi di gara per la bonifica dei fondali, stimati intorno ai 18 milioni di euro, alla rimozione della parte di colmata necessaria alla realizzazione del porto turistico. Spero che si potrà giungere a un protocollo d’intesa entro marzo» L’annuncio arriva dall’Assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano nel corso del sopralluogo di questa mattina a Bagnoli Futura promosso dalla Commissione Regionale per le bonifiche presieduta da Antonio Amato, cui hanno partecipato il consigliere Ugo De Flavis, il Presidente della X Municipalità Giuseppe Balzamo, e per Bagnoli Futura il Presidente Riccardo Marone, il Direttore generale Maurizio Hubler, il Direttore tecnico Gianfranco Caligiuri e il portavoce Emenuele Imperiali. «Abbiamo avuto primi positivi contatti con il Ministero» ha detto Romano «e mi adopererò perché il prima possibile si arrivi alla destinazione di questi fondi per la rimozione di 1/3 della colmata e avviare così i lavori necessari alla costruzione del porto» La commissione e l’assessore hanno visitato l’intera area di Bagnoli Futura, potendo constatare come molte opere, tra cui i 30 ettari con i 18 campi e i tre km di pista ciclabile del Parco dello Sport, ma anche la Porta del Parco e il Centro benessere, siano sostanzialmente ultimati ma ancora inutilizzati a causa del blocco dei fondi regionali già stanziati e necessari per il collaudo e l’apertura al pubblico delle stesse. L’assessore Romano ha garantito il suo contributo per arrivare al ripristino dei fondi (circa 5 milioni per il Parco e 9 milioni per la Porta del Parco) «Pur non essendo mia diretta competenza» ha affermato Romano «mi adopererò perché i fondi destinati ad opere come la Porta del Parco ed il Parco dello Sport siano quanto prima sbloccati. Per il Parco dello sport, spero si possa arrivare ad una sua apertura entro l’estate. Sono state realizzate opere importanti che avranno un rilevante impatto per la città e la regione, è venuto il momento di superare gli ostacoli e renderle fruibili a tutti» L’impegno di Romano è stato apprezzato dal Presidente Amato «Il lavoro che sta realizzando l’assessore Romano è molto importante» ha commentato il Presidente della Commissione Bonifiche «I primi contatti con il Ministero sono molti positivi. Ora sarà determinare arrivare a sbloccare i fondi regionali necessari ad aprire alla città opere sostanzialmente completate. Abbiamo verificato che a Bagnoli molto è stato fatto, a partire da un egregio lavoro di bonifica e riutilizzo in loco dei materiali di risulta» ha proseguito Amato «Ora è necessario dire basta ai ritardi dovuti per lo più a diatribe politiche, ed intervenire perché tutto questo lavoro non sia vanificato. In tal senso attendiamo un impegno forte e diretto dello stesso Caldoro». Apprezzamento per l’esito del sopralluogo è stato poi espresso anche dal Presidente di Bagnoli Futura «E’ molto importante il lavoro che sta svolgendo la commissione presieduta dal consigliere Amato e l’impegno profuso dall’assessore Romano» ha detto Marone «Dal sopralluogo di questa mattina è emersa una chiara volontà di superare i problemi che si erano determinati per giungere, finalmente, all’inaugurazione delle opere già completate. D’altro canto sono già state effettuate le gare per la gestione della Porta del Parco e per il Parco dello Sport, e siamo pronti anche per l’Ospedale delle tartarughe. Se, anche grazie all’impegno dell’assessore Romano e del Presidente Amato, si riuscirà a riattivare i fondi regionali già stanziati, in tempi brevi consegneremo alla città delle opere di straordinario valore. Inoltre» ha concluso Marone «sono positivi anche i segnali che giungono dal Ministero per arrivare all’acquisizione di fondi per la rimozione della colmata necessaria per la costruzione del Porto. Insomma, sicuramente una giornata molto proficua».

Audizione sulla bonifica e i progetti per Bagnoli. Le dichiarazioni degli intervenuti

«Si è avviato un proficuo discorso tra le parti e si è richiamata la Regione alle sue responsabilità» dichiara il Presidente della Commissione Bonifiche Antonio Amato «Apprezziamo la disponibilità dell’Assessore Romano e del Presidente Marone, ora ognuno faccia la sua parte, anche e soprattutto per far sentire la voce e le istanze della nostra Regione ai tavoli tecnici ministeriali. Di certo» dice Amato «bisogna procedere celermente per ripristinare le delibere sospese che danno accesso ai fondi europei. E’ quindi essenziale completare i lavori di bonifica dei suoli superando gli ostacoli intercorsi. Per il porto, poi» prosegue il presidente della Commissione «appare indispensabile procedere alla rimozione di un terzo della colmata, ma verificando che una tale rimozione non arrechi problemi ambientali ed assicurandoci i fondi derivanti dai ribassi per la bonifica dei fondali». Anche l’assessore Romano ha espresso apprezzamento per l’iniziativa promossa, dando assicurazioni sull’azione che metterà in campo la Regione e intervendo sulla questione della rimozione della colmata «Mi attiverò personalmente per predisporre gli atti necessari al ripristino delle delibere utili allo sblocco dei fondi europei e regionali, soprattutto per quelli destinati, tra l’altro, ad opere già realizzate» ha detto a conclusione dell’audizione «C’è quindi  l’urgenza di attivarsi subito presso il Ministero dell’Ambiente per recuperare le risorse necessarie per il completamento delle attività di bonifica e soprattutto per la realizzazione del porto anche con le risorse derivanti dal ribasso delle gare per la bonifica dei fondali. Sulla colmata» ha proseguito «c’è la necessità di una valutazione serena per comprendere se, oltre alla parte che è indispensabile rimuovere per la realizzazione del porto, sarà davvero necessario rimuovere anche i restanti 2/3, rimozione per la quale servirebbero comunque oltre 100 milioni di euro che al momento non ci sono, oppure se esistono soluzioni alternative come la messa in sicurezza in loco. Questioni che affronteremo con spirito di collaborazione assicurando un ruolo attivo della regione». Il Presidente di Bagnoli Futura, Marone, si augura invece che «la concretezza del Presidente Amato e dell’Assessore Romano riescano a sbloccare le problematiche in corso. Di certo» ha detto Marone «La riunione di oggi è stata molto utile e si sono evidenziati tutti i presupposti necessari a proseguire una proficua azione di collaborazione. Per quanto di nostra competenza abbiamo evidenziato la necessità di intervenire con urgenza per ripristinare alcune delibere regionali di finanziamento, e permettere che sia realizzata la rimozione di un terzo della colmata, azione propedeutica alla realizzazione del porto. Di certo» ha concluso Marone «Speriamo che ora la regione si attivi anche per consentire al Consorzio Campano di Tecnologia Ambientale di proseguire le sue indispensabili attività di analisi per la boinifica. E’ strano che pure verso una propria partecipata, che chiude ogni anno i propri bilanci in attivo, fino ad oggi non si sia mostrato alcun interesse». La necessità di prestare attenzione alla rimozione di 1/3 della colmata è stata poi espressa dal Consigliere De Flavis «Sono preoccupato per questa ipotesi, bisognerà verificarne l’impatto ambientale e capire realmente cosa accade» ha detto il consigliere regionale «Anche perché se esprimo vivo apprezzamento per il lavoro del Presidente Marone, di certo non posso dire lo stesso per quanto fatto nel corso di tutti questi anni dal comune di Napoli»

Villaggio Preistorico di Nola: cronaca di un disastro annunciato.

«Lo avevo denunciato un mese fa con un’interrogazione all’Assessore De Mita: il Parco Archeologico di Nola è gravemente a rischio, ed i crolli di questi giorni sono null’altro che la cronaca di un disastro annunciato» lo afferma il consigliere regionale Antonio Amato commentando i cedimenti che si sono verificati nel Villaggio Preistorico di Nola «Anche il Consigliere Sommese aveva prodotto analoga interrogazione, e la risposta della Giunta metteva in luce, sostanzialmente, una difficoltà di comunicazione con la Sovrintendenza e soprattutto evidenziava l’esiguità degli stanziamenti previsti. Meno di centomila euro, la cui erogazione risultava tra l’altro sospesa e che comunque non interveniva sulle emergenze presenti, ma sulla realizzazione di un’area didattica. La stessa giunta si diceva pronta a riprendere il dialogo con la Sovrintendenza e intervenire con nuovi stanziamenti» afferma ancora Amato «E tuttavia esisteva già una richiesta di finanziamento suppletivo della Sovraintendenza di 250 mila euro, che pure la Regione non aveva ancora recepito. Insomma,  nonostante la necessità di un lavoro sinergico tra Regione e Sovrintendenza indicato già nel decreto di acquisizione del Villaggio al Patrimonio Regionale nel 2004, le Istituzioni sono risultate colpevolmente assenti e comunque incapaci di dialogare tra loro. Quel sito unico al mondo» continua Amato «è stato fruibile per breve tempo solo grazie alla straordinaria opera volontaria dell’associazione Meridies. Oltre 12.000 mila visitatori lo hanno visitato, ma da giugno 2009 è stato chiuso al pubblico e corre un serio rischio di scomparire del tutto a causa di una falda acquifera sottostante l’area. La Campania» dice Amato «non solo non valorizza, ma rischia di perdere uno straordinario attrattore turistico. E, soprattutto, l’incuria di quanti sono deputati alla sua tutela rischia di far perdere al mondo intero una testimonianza unica, dall’enorme valore storico e archeologico. Purtroppo però, come ha messo in luce il crollo de “La casa dei gladiatori”, qui si è incapaci di tutelare queste straordinarie ricchezze. E’ allora urgente» conclude il consigliere PD «che la commissione consiliare competente convochi l’Assessore De Mita e la Sovrintendenza per determinare le misure da adottare ed interessare della questione il Ministero. Sempreché, piuttosto, non si preferisca piangere ancora inutili lacrime di coccodrillo»

sopralluogo sulle strutture confiscate a Ercolano: «In un immobile confiscato non siamo potuti entrare, c’è ancora il vecchio proprietario. Tanti i nodi da sciogliere, ma anche straordinarie esperienze»

«La moglie del vecchio proprietario cui è stato confiscato il bene c’è ma non si fa vedere, resta dietro i balconi e non risponde al citofono, così possiamo entrare nel giardino e tra gli oltre 10 mila ettari di terreno confiscati ma non nell’immobile che resta di sua proprietà per l’11% della superficie. Restiamo fuori e possiamo “ammirarlo” solo dall’esterno col suo corredo di telecamere che forse ci stanno riprendendo. Una situazione assurda che va sbloccata al più presto perché quel bene confiscato alla criminalità organizzata possa essere finalmente restituito alla città» lo afferma il Presidente della Commissione Beni Confiscati Antonio Amato di ritorno dal sopralluogo sui beni confiscati di Ercolano cui hanno partecipato anche il sindaco e l’assessore alla legalità del Comune di Ercolano, i referenti di Libera Geppino Fiorenza e Fabio Giuliani, diversi rappresentanti delle Forze dell’Ordine «Quella del bene a via Panoramica è una di quelle situazioni “classiche” che bloccano il riutilizzo dei beni confiscati. Daremo il pieno sostegno della Regione al Comune di Ercolano per risolvere la controversa situazione, abbiamo già interessato della vicenda anche il Prefetto Morcone, Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati. La struttura è complessivamente di grande valore, ora bisogna restituirla pienamente  al patrimonio dello Stato». Prima di giungere al bene di Via Panoramica la Commissione ha visitato anche i beni confiscati dove oggi ci sono Radio Siani e la Casa di Nelson Mandela «Quanto realizzato in queste due strutture dimostra quello di buono che è possibile realizzare sui beni confiscati» dice Amato «I giovani di Radio Siani sono un fondamentale presidio di legalità, come le altre Radio nate su altre strutture sottratte alla camorra. Ma vanno sostenute, la Regione deve intervenire e possiamo lavorare, ad esempio, per realizzare un network regionale della legalità che le metta in rete e le supporti con un’apposita progettualità. I rifugiati politici di Casa Mandela» afferma ancora il Presidente della Commissione regionale «i bambini nati in quella casa, quello che sta per nascere, sono la migliore dimostrazione di una possibilità di accoglienza che, nonostante le ottuse leggi sulla immigrazione degli ultimi anni, ancora riusciamo a garantire. Ma anche queste esperienze vanno sostenute, e la proposta di legge sui beni confiscati che stiamo presentando va proprio in questa direzione. Abbiamo voluto questo sopralluogo» conclude Amato «per verificare direttamente quanto si sta realizzando sui beni confiscati ma soprattutto per mostrare anche fisicamente, la presenza e l’attenzione dello stato su questa battaglia. La forza della camorra sta nella presenza costante e violenta sui territori, c’era sicuramente anche stamattina per strada a verificare quanto stesse accadendo. A loro stamane abbiamo voluto dire che il comune, la regione, le istituzioni tutte ma anche i tanti cittadini che ci hanno accompagnato continueranno a combatterla senza sosta e, soprattutto, senza paura»

L’ASL di Caserta mette a rischio le attività avviate nella casa di Sandokan. A quali interessi risponde la sua dirigenza? La chiusura di diversi PTRI, a seguito della delibera del commissario dimissionario, mette in crisi le migliori esperienze sui beni confiscati. A dispetto di quanto sottoscritto.

«L’Asl di Caserta si adopera per far chiudere le attività avviate sulla casa sequestrata a Francesco Schiavone, Sandokan, a via Bologna a Casal di Principe. Il bene assegnato alla ONLUS La forza del Silenzio, serve per sostenere soggetti affetti da autismo. Attività realizzata anche grazie ai Piani Terapeutici Individuali. Ed ora l’ASL che fa? Non solo non approva gli altri necessari, ma addirittura sospende quelli esistenti al 31/12, per iscritto e telefonicamente, in barba agli impegni assunti, ad una legge regionale che sta per completare il suo iter. E con quello nella casa di Sandokan sospende altre decine di PTRI che sostengono progetti avviati sui beni confiscati alla criminalità organizzata.  Allora non posso che porre la domanda: a quali interessi risponde la dirigenza dell’ASL di Caserta?» è la dura accusa da cui parte il Presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato di fronte alla chiusura per il 31 dicembre prossimo di decine di Piani Terapeutici Individuali a seguito della deliberazione del Commissario Straordinario della stessa ASL, il Prof. Romano, del 15 novembre scorso, con cui si adotta una nuova scheda per l’individuazione delle prestazioni a carico del sistema sanitario regionale e degli ambiti territoriali «Un commissario dimissionario firma un atto probabilmente illegittimo per la procedura adottata che non tiene in alcun conto, tra gli interventi previsti, dei Piani Terapeutici Individuali,  metodologia che pure la stessa Asl utilizza con successo  da anni. Questi strumenti, oggetto di una disciplina normativa che sta realizzando il suo iter in consiglio regionale, semplicemente scompaiono dall’atto commissariale adottato. Il risultato è la chiusura di diversi PTRI. Questo» continua Amato «pure a fronte di un documento, sottoscritto dallo stesso Romano appena 13 giorni prima della delibera  1317,  risultato di un’apposita audizione promossa dalla Commissione che presiedo,   che “riconosce i budget di salute ed i piani terapeutici individualizzati come metodologie di grande utilità”, ed impegna i sottoscrittori a “promuoverne l’utilizzo ed a rimuovere tutte le difficoltà di carattere burocratico – amministrativo che li ostacolano”. Lo iato tra il documento sottoscritto il 2 novembre e la delibera firmata il 15,  è tanto evidente da preoccupare» dice ancora il Consigliere Regionale «Sembrano configurarsi interessi che non riusciamo a decifrare. Tanto più in un momento di cambio della dirigenza. Tra l’altro» prosegue Amato « come evidenziano i Direttori Responsabili di distretto, Romano ha approvato questa delibera senza consultare né il collegio degli stessi, né il Collegio di Direzione, che pure su materie che incidono sul governo delle attività cliniche è tenuto a pronunciarsi, né tanto meno ne ha discusso con i coordinamenti socio sanitari della sua ASL. Inoltre» Prosegue il je accuse di Amato «la delibera incide su materia che, ai sensi della Legge Regionale 11/2007, deve essere affrontata all’interno della concertazione interistituzionale tra ASL e Comuni, non certo con decisione unilaterale di un Commissario dimissionario. Chiedo allora perché Romano, mentre preparava le valigie, non firmi i dovuti accordi di programma con i comuni per il socio sanitario, mettendo a rischio milioni di euro di investimenti, ed approvi invece un atto che lascia seri dubbi procedurali e  che, soprattutto, mette in discussione uno strumento di risparmio economico per l’ASL e di garanzia dei diritti dei soggetti più deboli, dai sofferenti psichici ai malati di AIDS, dai migranti agli anziani. Oggi, oltre mille persone sono assistite con Piani Terapeutici Individuali, molti di loro» continua Amato «hanno un lavoro, un reddito, una casa. E questo grazie all’integrazione del socio-sanitario prevista dalla legge. Ma c’è un dato che inquieta ancora di più» dice Amato «I budget di salute e i Piani Terapeutici Individuali sono il filo rosso delle migliori esperienze sui beni confiscati. A partire da quelle sulla Casa sequestrata a Sandokan a Via Bologna. Il loro annullamento determinerebbe la chiusura di queste esperienze. Si realizzerebbe una sconfitta dello Stato e un favore alla camorra. Tutto questo era pienamente emerso nel corso dell’audizione, ed è all’interno del protocollo sottoscritto. Romano lo sa. Allora» conclude il Presidente della Commissione «ripeto le domande: perché quella delibera? E soprattutto, visto che viene coinvolto non solo il livello decisionale territoriale ma anche quello regionale, esistono forse dei “grandi manovratori”? Nel corso di una recente audizione sulla questione rifiuti, il Procuratore di Santa Maria Lembo, si è soffermato su “convitati di pietra” che interferiscono pesantemente nelle azioni dei rappresentanti dello stato in provincia di Caserta. Parole che necessitano un’attenta riflessione».

«Il Villaggio archeologico di Nola rischia di fare la fine della Casa dei Gladiatori. L’acqua di una falda sottostante ha già invaso l’area delle capanne»

«Il Villaggio Preistorico di Nola rischia di fare la fine della “Casa dei Gladiatori” di Pompei» a lanciare l’allarme sul  sito archeologico di Nola che risale all’Età del Bronzo Antico, seppellito dall’eruzione del Vesuvio detta delle Pomici di Avellino, è il Consigliere regionale del PD Antonio Amato «Oggi, una falda acquifera sottostante l’area ha invaso la zona delle capanne mettendone a rischio la loro stessa sopravvivenza, con la probabilità che, a breve, il mondo perderà una testimonianza unica, per la quale si era avanzata qualche anno fa anche la possibilità di richiederne l’inserimento nella lista dei beni patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Nonostante la straordinaria importanza del sito» continua Amato «unico nel suo genere in quanto le capanne, sepolte dall’eruzione vulcanica, si sono conservate attraverso il loro calco nel fango e nella cenere che le ha inglobate, sigillando anche tutte le suppellettili che si trovavano nelle stesse al momento del disastroso evento, le Istituzioni, e soprattutto il Ministero ai Beni Culturali, hanno riservato sempre scarsa attenzione allo stesso, la cui conservazione e fruibilità per il pubblico (oltre 12 mila visitatori all’anno fino al 2009 quando il sito è stato chiuso al pubblico) è stata garantita soprattutto dalla meritoria e volontaristica azione di un’associazione di giovani del posto. Oggi» dice ancora Amato «sono stati sospesi pure i 99 mila euro stanziati dalla Regione e non si ha notizia di alcuna iniziativa in merito all’emergenza in atto. Ho presentato un’interrogazione al Vice Presidente De Mita» conclude Amato «ma è chiaro che è urgente un intervento del governo. Sempreché che Bondi non preferisca invece piangere lacrime di coccodrillo come ha già fatto per Pompei»

Siani, la camorra non ha ammazzato le sue idee. Ma, nella lotta alla criminalità organizzata, la politica deve fare di più.

«25 anni fa la camorra ha ammazzato Giancarlo Siani per eliminare una voce scomoda, oggi sentire i ragazzi che ne ricordavano l’impegno e lo prendevano a modello dimostra che non hanno ammazzato le sue idee, il suo coraggio» lo afferma il Presidente della Commissione regionale sulle ecomafie e i beni confiscati Antonio Amato che ha partecipato stamane alla commemorazione del giornalista del Mattino alle Rampe Siani «La presenza dei ragazzi, il lavoro che nelle scuole si fa a partire dagli scritti e dalla testimonianza di Giancarlo è la più forte speranza che si realizza nella lotta alla camorra. Insieme all’impegno delle forze dell’ordine, della magistratura, delle associazioni, delle centinaia di giornalisti di testate locali e nazionali che quotidianamente si battono contro la criminalità organizzata mettendo a rischio la loro stessa incolumità. Le istituzioni giocano un ruolo fondamentale, si strafacendo molto, ma sono chiamate a fare di più. In ogni azione che si realizza, in ogni progetto che si mette in campo, c’è la necessità di ricordare che esiste un nemico, la criminalità organizzata, da affrontare sempre e comunque. La politica» conclude Amato «non può limitarsi alle commemorazioni e ai proclami, ma deve fare della lotta a ogni camorra la stella polare della propria azione. Stando al fianco e non abbandonando, come pure è successo, chi si espone in prima persona. La battaglia senza quartiere alla criminalità organizzata investe tutti i settori della vita pubblica, quindi deve essere sempre prioritaria»

Preoccupazione per l’annuncio di un termovalorizzatore a Taverna del Re. Soddisfazione per il sì alla creazione di un’Unità di crisi

Questa mattina, come presidente della Commissione ho effetuato un incontro a Giugliano con i sindaci della zona, l’assessore all’ambiente della Regione Romano, l’Assessore all’ambiente della Provincia di Napoli  Caliendo, il direttore di Legambiente Campania Del Giudice, il direttore dell’Arpac Volpicelli. A seguito della riunione abbiamo anche effettuato un sopralluogo nel sito di ecoballe di Taverna del Re.

Nel corso della riunione l’assessore Caliendo ha ufficializzato la decisione della Provincia di realizzare un termovalorizzatore per le ecoballe a Taverna del Re a Giugliano. Esprimo la mia più forte preoccupazionee per l’idea di costruire proprio in quei territori già così martorizzati un incenitore per le ecoballe.Quali sono le specifiche tecniche di questo progetto? E l’utrilizzo specifico del termovalorizzatore di Acerra? E le responsabilità della Fibe?

Di seguito il comunicato stampa che affronta la questione. Nella seconda parte del comunicato si legge, comunque, anche la soddisfazione per la condivisione a realizzare un’unità di crisi sulla questione ecomafie e rifiuti.

«Ho appreso con grande preoccupazione l’annuncio ufficiale dell’Assessore Caliendo di un nuovo termovalorizzatore per le ecoballe di Taverna del Re da realizzare all’interno di questo stesso sito» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale su Ecomafie, rifiuti e bonifiche Antonio Amato che oggi ha svolto un incontro a Giugliano con diversi sindaci dell’area, cui hanno partecipato anche l’assessore regionale all’ambiente Romano e quello provinciale Caliendo, il direttore dell’Arpac Volpicelli e il direttore di Legambiente Campania  Del Giudice, e che si è concluso proprio con una visita al sito diTaverna del Re «L’assessore Romano, da me sollecitato, aveva appena  affermato che si sarebbe verificata la possibilità tecnica ed i tempi per destinare, come da contratti sottoscritti, una linea del termovalorizzatore di Acerra alle eco balle. Caliendo, però, ha spiazzato tutti i presenti, affermando l’impossibilità di utilizzare Acerra e un accordo già siglato il 26 scorso, per realizzare un nuovo termovalorizzatore a Taverna del Re. Attendiamo di capire valutazioni tecniche e specifiche di questo accordo, di certo» continua Amato «anche dopo aver visitato il sito, esprimo forte preoccupazione rispetto all’impatto ambientale di un nuovo impianto lì. C’è la necessità di superare quella vergogna che è una vera  e propria bomba ecologica, ma perché proprio lì un nuovo impianto? Quanto ancora deve pagare quel territorio? E che fine fanno i vecchi piani? Inoltre» insiste Amato «dovranno spiegarci l’impossibilità di utilizzare l’impianto di Acerra che pure era nato anche per le ecoballle e in che modo si richiamerà la Fibe a tutte le sue pesanti responsabilità»

Amato esprime comunque soddisfazione per il percorso avviato stamattina e per la condivisione della creazione di un’unità di crisi sulle tematiche legate all’ecomafia ed ai siti rifiuti «Abbiamo iniziato un percorso di trasparenza e presenza tangibile delle istituzioni  su questi territori. E’ finito il tempo delle tre scimmiette, quando si è fatto finta di non veder, non sentire e quindi non poter parlare. Si devono coinvolgere i territori, le popolazioni, i comitati, le associazioni. In questo senso» continua Amato «Sono felice che l’Assessore Romano abbia accolto favorevolmente la costituzione di un’unità di crisi su queste tematiche. L’unità di crisi» chiarisce Amato «servirà a mettere in rete le istituzioni e gli organi di magistratura e polizia coinvolti, a rafforzare il lavoro di intelligence e di controllo e presidio dei territori, ma anche a creare un valido punto di riferimento per i cittadini. Un’unità visibile, anche strutturalmente (magari all’interno di una proprietà regionale presente su questi territori) e che sia anche di promozione scientifica e culturale. Lavoreremo da subito per la sua costituzione» conclude Amato « con l’obiettivo di sollevare i sindaci e le forze locali dalla solitudine cui troppo spesso sono abbandonati nel contrasto di questi fenomeni, e per dare ai cittadini, alle associazioni, ai comitati una prima interfaccia cui rivolgersi, attraverso numeri verdi e sportelli, anche per la denuncia di attività illecite legate al traffico ed allo smaltimento illegale di rifiuti».

Assurda l’idea di trasformare la Reggia di Caserta in un locale per banchetti privati

Oggi il capogruppo regionale del PDL Fulvio Martusciello e il Presidente della VI Commissione Consiliare Antonia Ruggiero (sempre PDL), hanno lanciato una proposta sconcertante: fittare beni come la Reggia di Caserta a discendenti dei borboni e ricchi russi per i loro banchetti privati. Non scherzo: nella loro nota si legge: «Non si puo’ negare il diritto di uso della reggia di Caserta ai discendenti dei Borboni, che avrebbero gradito festeggiare uno dei loro matrimoni in un palazzo che, in altri tempi, era un bene di famiglia. Cosi’ come non e’ sembrato opportuno – aggiungono – il veto posto alla richiesta di uso del palazzo avanzata alla Soprintendenza da parte di un gruppo di facoltosi uomini d’affari sovietici, pronti a pagare profumatamente il noleggio di saloni e giardini per organizzare banchetti nuziali per coppie in trasferta dalla Russia».
Ho ritenuto opportuno diffondere una nota sulla questione perchè ho l’impressione che siamo davvero arrivati alla frutta.
Di seguito il comunicato diffuso ai mezzi di informazione:
«La Reggia di Caserta non può essere trasformata in un locale per matrimoni» il consigliere regionale del PD Antonio Amato boccia nettamente la proposta del PDL di ospitare nei grandi monumenti campani banchetti privati «Si confondono i grandi eventi con le feste dei nuovi ricchi e addirittura dei discendenti dei borboni. Come si fa a dire che i discendenti dei borboni ne avrebbero diritto perché un tempo la Reggia di Caserta era un bene di famiglia? Perché allora non gli concediamo pure Palazzo Reale? Spero si tratti di una boutade o al massimo di cattivi scherzi dovuti al caldo, perché, se si trattasse di una proposta politica, saremmo davvero alla frutta. Ma che idea di sviluppo del turismo e della cultura c’è dietro l’assurdità di destinare grandi patrimoni architettonici ed artistici dell’umanità a banchetti nuziali ed altri festeggiamenti? Questi luoghi sono stati già aperti ai privati ma in occasioni di veri grandi eventi come set cinematografici e manifestazioni di alto spessore culturale. Il veto posto dalla Sovrintendenza» afferma ancora Amato «non solo è legittimo, ma inevitabile. Sempre che si considerino i beni culturali come patrimonio pubblico e non come resort esclusivi da destinare a nuovi ricchi e vecchi discendenti borbonici. Spero davvero che il consiglio regionale» conclude Amato «non sia costretto a disperdere le proprie energie per tutelare fantomatici diritti o pretese su base di censo, e si occupi piuttosto di un serio piano di sviluppo del turismo e del grande patrimonio artistico e culturale della Campania»