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ATTACCO ALL’ ANTICAMORRA (da la Repubblica 25 giugno)

Il testo del mio intervento pubblicato su “la Repubblica” del 25 giugno

La Repubblica 25 giugno 2011 —   pagina 13   sezione: NAPOLI

la recente scioccante inchiesta di Repubblica, “L’ anticamorra? In una stalla”, ha portato alla luce la disastrosa situazione in cui sono costrette a operare le forze dell’ ordine del casertano, pure impegnate nella più grande operazione di pubblica sicurezza voluta dal ministro dell’ Interno, il cosiddetto “modello Caserta”. I sindacati di polizia hanno denunciato le condizioni in cui sono costretti a operare: ambienti sudici, suppellettili vecchie e malridotte, mucchi di spazzatura negli uffici, topi e insetti come compagni di lavoro. E poi carenza di mezzi, auto, già poche e vecchie, senza benzina, una sensazione di progressivo abbandono. Una situazione che determina gravi rischi, innanzitutto per l’ incolumità di quanti, forze dell’ ordine e magistratura, operano su questi territori, ma anche per la possibilità stessa di proseguire azioni giudiziarie e di polizia che pure hanno prodotto risultati importanti. Ma non sono queste le uniche falle dell’ azione anticamorra nel casertano. A essere messo in discussione, infatti, è anche un altro modello Caserta, complementare al primo, ugualmente importante, quello dell’ antimafia sociale che,a partire dal riutilizzo dei beni confiscati, dall’ impegno di gruppi e associazioni come Libera, il consorzio Agrorinasce, il comitato Don Peppe Diana, la Comunità di Capodarco, l’ associazione Jerry Masslo, la Chiesa, tante cooperative, è riuscito a sviluppare un vero e proprio laboratorio di economia sociale con straordinari successi, non solo in termini di legalità e contrasto alla criminalità, ma anche di sviluppo economico, opportunità di lavoro, riscatto di interi territori. Con loro si sono costruiti percorsi che università, centri di ricerca, media internazionali esaltano. Eppure, oggi, tutto questo è a rischio. Il sindaco di Trentola Ducenta revoca il comodato d’ uso del bene alla Compagnia dei Felicioni, da anni impegnata, con enormi risultati, con bambini che hanno storie strazianti. Poi, un assessore di Castel Volturno fa giungere una revoca perché il bene in questione, a Baia Verde, affidato alla Jerry Masslo, sarebbe non utilizzato, ma io stesso sono stato sulla struttura confiscata e ho visto gli abiti etnici lì cuciti. E ancora: l’ Asl di Caserta continua a mettere in discussione, snaturandone la natura, i budget di salute, che producono risparmio economico per la sanità campana e sono il filo rosso delle migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati. Non entro nel tecnicismo delle questioni, ma sembra palesarsi un tentativo di smantellamento sistemico e silenzioso. Un’ azione di colletti bianchi che inquieta e determina un mutamento di clima subito raccolto dalla criminalità organizzata: i clan si sono fatti sentire con nuove azioni intimidatorie, giungendo a minacciare gli operatori, tagliare tubi e sigillare i pozzi su un pescheto confiscato. La commissione che presiedo continua a seguire queste vicende, a informare le autorità politiche e giudiziarie. Ma è necessario che i massimi livelli istituzionali, il presidente Zinzi, il presidente Caldoro, il prefetto di Caserta Monaco, il prefetto Caruso nuovo direttore dell’ Agenzia nazionale, il ministro Maroni, intervengano direttamente, prendano posizione e interrompano quest’ azione di accerchiamento in atto. Si sta mettendo a rischio quanto di meglio abbiamo costruito nel contrasto alla camorra e i silenzi, su questi temi, equivalgono a un favore alla camorra.

L’ autore è presidente della commissione regionale sui beni confiscati
- ANTONIO AMATO

Nuova azione intimidatoria su un bene confiscato a Casal di Principe. La camorra torna a far sentire le sue minacce e le istituzioni mettono a rischio l’intero modello di riutilizzo dei beni confiscati

«La camorra torna a farsi sentire violenta a Casal di Principe e nel casertano, e mette sotto attacco il riutilizzo dei beni confiscati» lo denuncia il presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato «Questa notte sul pescheto nato su un terreno confiscato a Casale hanno tagliato tutti i tubi idrici e sigillato i pozzi. Un chiaro atto intimidatorio che segue quello capitato qualche settimana fa, quando un auto lungo la strada aveva lanciato pesanti minacce intimando ai ragazzi della cooperativa che gestiscono il terreno di andare via. Il tutto è stato denunciato alle autorità competenti.  Il gravissimo episodio» continua Amato «viene dopo la lettera minatoria recapitata a Renato Natale. La camorra in questi territori torna a minacciare simboli ed esperienze di legalità per ripristinare il proprio potere. Il tutto diventa ancora più inquietante» prosegue il Presidente della Commissione Regionale «perché molte amministrazioni locali stanno mettendo in discussione l’intero modello di riutilizzo dei beni confiscati in provincia di Caserta. Il sindaco di Trentola Ducenta revoca il comodato d’uso alla Comunità di Capodarco, un assessore di Castel Volturno ne revoca un altro alla Jerry Masslo, l’ASL, nonostante progetti di legge, audizioni, protocolli d’intesa, continua a porre problemi sui budget di salute, filo rosso di alcune tra le migliori esperienze di  riutilizzo dei beni confiscati, e sembra voler trasformare civili abitazioni destinate ai più deboli, molte nate in immobili confiscati, in strutture che necessitano di accreditamento e quindi forse destinate a consorzi già noti. Non entro nel tecnicismo delle questioni» prosegue Amato «E chiaramente non metto insieme decisioni discutibili delle amministrazioni pubbliche e vili atti di camorra. Ma certamente si sta determinando, anche a livello istituzionale, un clima che lascia spazio all’azione intimidatoria della camorra. Spero davvero di essere in errore, ma si sembra evidenziarsi una strategia che, in forme e modi diversi, mette in discussione un intero modello e le migliori esperienze che abbiamo costruito in questi anni di lotta alla criminalità e per la legalità. E insieme a tutto questo ci sorprende e preoccupa il silenzio di quanti, il Presidente della Regione innanzitutto, ma anche la Provincia, continuano a non prendere posizione. Ad onor del vero, la giunta regionale, con il Commissario Antiracket Malvano e i suoi dirigenti, ha espresso, anche in sede di audizione, posizioni ferme di condanna a questo attacco. Ma il Presidente Caldoro, che pure mantiene la delega sui beni confiscati, perché non scende in campo? E perché non si esprime il Presidente Zinzi? A loro, anche a loro, come al Prefetto Monaco, al nuovo direttore dell’Agenzia Nazionale, al Ministro degli Interni e al Presidente Napolitano, cui pure ho scritto, mi appello: si sta mettendo a rischio quanto di meglio abbiamo costruito nel contrasto alla camorra e i silenzi, su questi temi, equivalgono ad un favore alla criminalità organizzata. Al di là della solidarietà è ora di mettere in campo azioni concrete. Gli atti intimidatori già ci sono stati, prima di fare qualcosa vogliamo aspettare che sparino?»

Un’altra revoca di utilizzo di un bene confiscato. Si sta smantellando l’intero sistema. Già inviata una lettera a Napolitano, chiedo l’intervento di Maroni e Pisanu

«Dopo il caso di Trentola ora Castel Volturno, con la revoca dell’affidamento del bene confiscato a Baia Verde alla Jerry Masslo. Perché si vogliono smantellare le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati?» lo chiede il Presidente della Commissione regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «La revoca all’associazione che da sempre si batte per i diritti dei migranti dell’affidamento del bene confiscato “La casa di Alice”, nella villa confiscata a Maresca a Baia Verde, da parte del sindaco di Castel Volturno, è inquietante: si adduce la motivazione di un mancato riutilizzo del bene, ma in base alle informazioni in nostro possesso, quel bene non solo è stato riattato e sistemato, ma si sono già avviate al suo interno le attività di una sartoria sociale ed è pronta una prima produzione di abiti etnici. E nello stesso bene si realizzerà parte del Festival dell’Impegno Civile cui pure la Regione Campania ha dato il proprio patrocinio. Eppure giunge la revoca di concessione. L’episodio diventa ancor più grave» continua Amato «perché questa vicenda segue quella di Trentola Ducenta, dove il sindaco revoca alla Comunità di Capodarco il comodato d’uso di un altro bene confiscato. Sembra» continua il Presidente della Commissione Regionale «che da parte di alcuni amministratori locali sia in atto lo smantellamento di un sistema di riutilizzo dei beni confiscati in provincia di Caserta che sta dando risultati straordinari e che pure le Istituzioni tutte indicano come modello da seguire. Un altro modello Caserta, che contrasta la camorra, sviluppa economia sociale e vero riscatto dei territori. Chiediamo con urgenza» afferma il Presidente della Commissione Regionale «che il Presidente della Regione Caldoro, il presidente della Provincia di Caserta Zinzi, l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, intervengano per fare chiarezza e porre un freno a quanto sta accadendo. Questa mattina ho scritto al Presidente Napolitano, al Ministro degli Interni Maroni e al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Pisanu perché intervengano. Finora c’è stato un assordante silenzio, un muro di gomma che già sappiamo cosa produce in questi territori. La commissione che presiedo» conclude Amato «è al fianco di queste esperienze, della Jerry Masslo, della Comunità di Capodarco, e delle tante altre realtà che hanno costruito una vera alternativa al potere della camorra. Questi atti dei comuni mettono in discussione un intero modello e mettono a rischio l’incolumità stessa di quanti, associazioni, volontari, cittadini, dedicano in prima persona il loro impegno al riscatto di questi territori dalla violenza della camorra. E’ ora che tutte le istituzioni scendano in campo»

Sopralluogo alla ex centrale nucleare del Garigliano. Torno con una certezza rafforzata: assurdo pensare a nuove centrali

Una stima di 4,5 miliardi di euro per lo smantellamento, il decommisioning, dei siti nucleari nazionali, 450 milioni di euro per quello del Garigliano (costi “scaricati” sulla bolletta elettrica), una mole nazionale complessiva di rifiuti nucleari pari a circa 80 mila metri cubi, tra i 6 mila ed i 7 metri cubi quelli del Garigliano, un Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi (il Parco Tecnologico) i cui lavori dovevano partire nel 2009 e per il quale, invece, devono essere ancora individuati i criteri delle potenziali aree che dovranno ospitarlo. Nel frattempo i rifiuti radioattivi resteranno sui siti delle ex centrali, ma si tratta di quelli di prima e seconda categoria, quelli cioè di bassa e media attività, mentre quelli di terza categoria derivanti da combustibile nucleare, sono quasi tutti tra l’Inghilterra e la Francia per il riprocessamento, e torneranno in Italia entro il 2025. In realtà le 13 tonnellate di residui di elementi di combustibile del Garigliano sono ancora in Italia, al deposito Avagadro di Sallugia, ma saranno trasportati in Francia entro il 2012, in base all’accordo complessivo da 250 milioni di euro siglato da Sogin e Areva. Sul sito del  Gariglaino, quindi, resteranno fino all’apertura del Parco Tecnologico i rifiuti di bassa e media attività,  “temporaneamente” stoccati nei depositi D1 e Diesel, appositamente riattati, ed in altri depositi temporanei sul sito. Nel frattempo si procede alla bonifica delle cosiddette “trincee”, le buche, oggi coperte con un’apposita struttura di contenimento, dove sono interrati i resti di indumenti e altro materiale di risulta utilizzati negli anni di  attività della centrale, che andranno messi in sicurezza e anch’essi stoccati nei depositi. A breve si inizierà poi a lavorare per lo smantellamento del vecchio camino (che sarà sostituito da uno più piccolo e moderno) e l’abbattimento del serbatoio di quota. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso del sopralluogo effettuato nella giornata di venerdì dal Presidente della Commissione Regionale sulle bonifiche ambientali ed i siti stoccaggio rifiuti Antonio Amato, insieme al Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e alla responsabile del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca Giulia Casella, presso il sito dell’ex centrale nucleare del Garigliano dove hanno incontrato il management della Sogin. I tecnici della Sogin hanno quindi rassicurato le istituzioni presenti al sopralluogo sui controlli dei livelli di radioattività della Piana del Garigliano che non avrebbero prodotto alcuno sforamento, ed hanno ribadito che all’interno dei depositi temporanei realizzati nel sito saranno stoccati esclusivamente i rifiuti della centrale e non saranno portati rifiuti nucleari provenienti dall’esterno. Aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente Amato ha richiesto la massima vigilanza e trasparenza.

«Quella del nucleare è una scelta assolutamente sbagliata» afferma Amato a seguito del sopralluogo alla ex centrale nucleare del Gargliano realizzato nella gioranta di venerdì con il Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e la responsabile del circolo di Legambiente a Sessa Aurunca Giulia Casella «E non solo per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute che hanno un peso determinante. Anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali, ancora non sappiamo dove e quando precisamente si realizzerà questo deposito nazionale, ancora esistono incertezze sugli studi epidemiologici per quanto determinato sulla salute dalla presenza di queste centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata». Giudizio negativo che non si estende alla Sogin, estranea alla partita del nuovo nucleare, sulla quale il Presidente della Commissione esprime parole di apprezzamento «Ci troviamo di fronte ad un’azienda il cui core business è nella dismissione delle vecchie centrali e la gestione del Parco Tecnologico. Qui i ritardi che si stanno accumulando sono assurdi, anche perché, finchè non si realizzerà, il costo dei vecchi impianti aumenterà di anno in anno. Il management incontrato ha dato prova di volontà di collaborazione istituzionale e di buone pratiche di trasparenza. Inoltre» continua Amato «Ad un primo esame, il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente. Certo non mancano criticità, ed innanzitutto la definitiva partenza degli studi epidemiologici e la mancanza di un protocollo di monitoraggio con ARPAC e ASL per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecito a questi enti strumentali della regione. E deve lavorare con maggiore efficacia il tavolo regionale sulla trasparenza, finalmente riattivato, dal quale dovranno anche pervenire proposte per la destinazione dell’area a bonifica ultimata. Progetto che manca ancora. Sperando, naturalmente» conclude il Presidente «che l’ipotesi di chiusura del 2022 venga rispettata. Quella del 2016 è già saltata». Una volta chiuso l’impianto, resteranno, naturalmente bonificati, l’edificio del reattore e quello della turbina, realizzati su progetto degli anni ’50 dell’architetto Morandi, e dichiarati beni di interesse storico come archeologia industriale. «Quello che appare evidente» commenta il Direttore di Legambiente Raffaele Del Giudice «è che i nodi del nucleare restano tutti al pettine, a partire da tempi e costi di dismissione esorbitanti. Le centrali furono realizzate senza tener presenti i rischi sismici, resta tutta aperta la questione delle indagini epidemiologiche. Di certo» continua Del Giudice «è stata una giornata molto positiva sia per l’ottima azione che la commissione guidata dall’Onorevole Amato continua a mettere in campo consentendo la verifica sul campo delle maggiori questioni ambientali della nostra regione, sia per l’apertura al confronto ed alla trasparenza mostrata dai tecnici della Sogin, attitudini che in settori come la gestione dei rifiuti difficilmente ritroviamo. Sicuramente» conclude Del Giudice «vanno rafforzati tavolo della trasparenza e sistemi di monitoraggio, e realizzati i dovuti protocolli con gli enti strumentali. Ma soprattutto, a livello nazionale e locale, serve un cronoprogramma certo delle attività di dismissione e bonifica delle centrali esistenti, ribadendo un fermo e convinto no su qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare»

L’Unità d’Italia festeggiata sui beni confiscati

«A partire dall’utilizzo dei beni confiscati, a partire dalla lotta alle mafie, si può costruire un Italia Unita dalla cultura della legalità. Per questo domani a Sessa Aurunca, proprio a pochi passi da Teano, festeggeremo i 150 anni dell’Unità d’Italia sul bene confiscato “Alberto Varone”, una vittima innocente della camorra. Un ulteriore valore simbolico per dare testimonianza della necessità di un impegno forte di tutti, innanzitutto delle Istituzioni».Lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui beni confiscati Antonio Amato annunciando l’iniziativa “Il tricolore contro tutte le mafie. Beni confiscati alla criminalità organizzata, un futuro di legalità per l’Italia Unita”, promossa dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Campania e dalla Commissione Regionale sui Beni Confiscati, con l’adesione dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, Libera Campania e Consorzio Agrorinasce. Alla manifestazione, che si terrà dalle 10,00 alle 18,00 sul bene confiscato gestito dalla Cooperativa Sociale “Al di là dei Sogni”, (Strada Provinciale 124, nei pressi della centrale nucleare del Garigliano), prenderanno parte, tra gli altri, il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Beppe Pisanu, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Presidente della Giunta Regionale Stefano Caldoro, il Presidente del Consiglio Regionale Paolo Romano, il Presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi, l’assessore all’agricoltura della CampaniaVito Amendolara, il Prefetto di Caserta Ezio Monaco, il Direttore dell’Agenzia Nazionale (oggi in aspettativa) Mario Morcone, i Magistrati Federico Cafiero De Raho e Raffaello Magi, Don Tonino Palmese di Libera Campania, il Presidente di Polis Paolo Siani, il docente della Federico II Michele Mosca, Valerio Taglione e Mauro Baldascino del Comitato Don Peppe Diana e dell’Osservatorio Provinciale di Caserta sui Beni Confiscati, il presidente dell’associazione Jerry Masslo Renato Natale. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Rosaria Capacchione. Al tavolo della Presidenza siederanno i consiglieri regionali Mafalda Amente, Corrado Gabriele e Gianfranco Valiante . «E’ evidente» afferma il Presidente Amato «che sul tema del riutilizzo dei beni confiscati restano delle questioni aperte, delle problematicità che vanno affrontate e superate. E siamo certi che questo evento, dato lo spessore delle personalità che interverranno, potrà portare un contributo importante. Tuttavia, proprio in Campania, in questi luoghi, nel nostro Sud, esistono esperienze d’eccellenza che possono essere d’esempio per l’Italia intera». Durante l’evento, che ha già ricevuto il plauso della Presidenza della Repubblica, sarà anche illustrato il progetto di legge sul riutilizzo dei beni confiscati preparato dalla Commissione regionale. Nel corso della giornata, poi, verrà allestita la mostra “in terza persona plurale” con opere di Sergio Cennini e materiale proveniente dal Manicomio d’Aversa, e sarà possibile degustare i prodotti coltivati sui terreni confiscati alla camorra grazie al pranzo preparato dalla Nuova Cucina Organizzata.

Assurdo chiudere il Centro di Medicina Alternativa del San Paolo. Presentato un question time a Caldoro.

«La vicenda del centro di medicina alternativa dell’Ospedale San Paolo è assurda e paradossale. Esprimo piena solidarietà alla protesta del Direttore Iommelli» lo afferma il consigliere Regionale del PD Antonio Amato che ieri ha presentato un question time per interrogare il Presidente Caldoro sulla necessità di mantenere aperta la struttura «Siamo di fronte ad una struttura che non ha costi aggiuntivi per la spesa regionale, che produce un bilancio in attivo, e che, soprattutto, risponde alle raccomandazioni ed alle risoluzioni del Parlamento Europeo e dell’Organizzazione Mondiale della sanità. Un presidio d’avanguardia che vanta collaborazioni scientifiche regionali, nazionali ed internazionali di grande valore. La promozione delle medicine non convenzionali» continua Amato «risponde innanzitutto alla richiesta di migliaia di cittadini, ma svolge anche un ruolo scientifico e culturale di primaria importanza. La nostra città è sempre stata un ponte tra l’Occidente e la Cina» continua il Consigliere PD «Basterebbe a dimostrarlo la storia de l’Orientale. Non chiedo all’attuale giunta di interrogarsi e riflettere su questioni di così ampia portata, ma sarebbe almeno necessaria una seria analisi dei fatti prima di agire con l’accetta da ragionieri. Con l’eventuale chiusura del Centro di medicina alternativa del San Paolo» conclude Amato «si afferma un principio deleterio, che non solo mortifica eccellenze scientifiche e gestioni virtuose, ma soprattutto lede il principio costituzionale di legittima scelta dei cittadini delle cure a cui accedere. A fronte di una decisione di chiusura non sembrano davvero esserci spiegazioni, a meno che il Centro San Paolo non desse fastidio a qualcuno, non andasse ad intaccare interessi più o meno occulti» 

Sopralluogo a Bagnoli Futura con l’Assessore regionale Romano. Dal Ministero segnali positivi per recuperare fondi da destinare alla rimozione della colmata necessaria per realizzare il porto turistico

«Dal Ministero sono giunti primi positivi riscontri per destinare i fondi dei ribassi di gara per la bonifica dei fondali, stimati intorno ai 18 milioni di euro, alla rimozione della parte di colmata necessaria alla realizzazione del porto turistico. Spero che si potrà giungere a un protocollo d’intesa entro marzo» L’annuncio arriva dall’Assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano nel corso del sopralluogo di questa mattina a Bagnoli Futura promosso dalla Commissione Regionale per le bonifiche presieduta da Antonio Amato, cui hanno partecipato il consigliere Ugo De Flavis, il Presidente della X Municipalità Giuseppe Balzamo, e per Bagnoli Futura il Presidente Riccardo Marone, il Direttore generale Maurizio Hubler, il Direttore tecnico Gianfranco Caligiuri e il portavoce Emenuele Imperiali. «Abbiamo avuto primi positivi contatti con il Ministero» ha detto Romano «e mi adopererò perché il prima possibile si arrivi alla destinazione di questi fondi per la rimozione di 1/3 della colmata e avviare così i lavori necessari alla costruzione del porto» La commissione e l’assessore hanno visitato l’intera area di Bagnoli Futura, potendo constatare come molte opere, tra cui i 30 ettari con i 18 campi e i tre km di pista ciclabile del Parco dello Sport, ma anche la Porta del Parco e il Centro benessere, siano sostanzialmente ultimati ma ancora inutilizzati a causa del blocco dei fondi regionali già stanziati e necessari per il collaudo e l’apertura al pubblico delle stesse. L’assessore Romano ha garantito il suo contributo per arrivare al ripristino dei fondi (circa 5 milioni per il Parco e 9 milioni per la Porta del Parco) «Pur non essendo mia diretta competenza» ha affermato Romano «mi adopererò perché i fondi destinati ad opere come la Porta del Parco ed il Parco dello Sport siano quanto prima sbloccati. Per il Parco dello sport, spero si possa arrivare ad una sua apertura entro l’estate. Sono state realizzate opere importanti che avranno un rilevante impatto per la città e la regione, è venuto il momento di superare gli ostacoli e renderle fruibili a tutti» L’impegno di Romano è stato apprezzato dal Presidente Amato «Il lavoro che sta realizzando l’assessore Romano è molto importante» ha commentato il Presidente della Commissione Bonifiche «I primi contatti con il Ministero sono molti positivi. Ora sarà determinare arrivare a sbloccare i fondi regionali necessari ad aprire alla città opere sostanzialmente completate. Abbiamo verificato che a Bagnoli molto è stato fatto, a partire da un egregio lavoro di bonifica e riutilizzo in loco dei materiali di risulta» ha proseguito Amato «Ora è necessario dire basta ai ritardi dovuti per lo più a diatribe politiche, ed intervenire perché tutto questo lavoro non sia vanificato. In tal senso attendiamo un impegno forte e diretto dello stesso Caldoro». Apprezzamento per l’esito del sopralluogo è stato poi espresso anche dal Presidente di Bagnoli Futura «E’ molto importante il lavoro che sta svolgendo la commissione presieduta dal consigliere Amato e l’impegno profuso dall’assessore Romano» ha detto Marone «Dal sopralluogo di questa mattina è emersa una chiara volontà di superare i problemi che si erano determinati per giungere, finalmente, all’inaugurazione delle opere già completate. D’altro canto sono già state effettuate le gare per la gestione della Porta del Parco e per il Parco dello Sport, e siamo pronti anche per l’Ospedale delle tartarughe. Se, anche grazie all’impegno dell’assessore Romano e del Presidente Amato, si riuscirà a riattivare i fondi regionali già stanziati, in tempi brevi consegneremo alla città delle opere di straordinario valore. Inoltre» ha concluso Marone «sono positivi anche i segnali che giungono dal Ministero per arrivare all’acquisizione di fondi per la rimozione della colmata necessaria per la costruzione del Porto. Insomma, sicuramente una giornata molto proficua».

Audizione sulla bonifica e i progetti per Bagnoli. Le dichiarazioni degli intervenuti

«Si è avviato un proficuo discorso tra le parti e si è richiamata la Regione alle sue responsabilità» dichiara il Presidente della Commissione Bonifiche Antonio Amato «Apprezziamo la disponibilità dell’Assessore Romano e del Presidente Marone, ora ognuno faccia la sua parte, anche e soprattutto per far sentire la voce e le istanze della nostra Regione ai tavoli tecnici ministeriali. Di certo» dice Amato «bisogna procedere celermente per ripristinare le delibere sospese che danno accesso ai fondi europei. E’ quindi essenziale completare i lavori di bonifica dei suoli superando gli ostacoli intercorsi. Per il porto, poi» prosegue il presidente della Commissione «appare indispensabile procedere alla rimozione di un terzo della colmata, ma verificando che una tale rimozione non arrechi problemi ambientali ed assicurandoci i fondi derivanti dai ribassi per la bonifica dei fondali». Anche l’assessore Romano ha espresso apprezzamento per l’iniziativa promossa, dando assicurazioni sull’azione che metterà in campo la Regione e intervendo sulla questione della rimozione della colmata «Mi attiverò personalmente per predisporre gli atti necessari al ripristino delle delibere utili allo sblocco dei fondi europei e regionali, soprattutto per quelli destinati, tra l’altro, ad opere già realizzate» ha detto a conclusione dell’audizione «C’è quindi  l’urgenza di attivarsi subito presso il Ministero dell’Ambiente per recuperare le risorse necessarie per il completamento delle attività di bonifica e soprattutto per la realizzazione del porto anche con le risorse derivanti dal ribasso delle gare per la bonifica dei fondali. Sulla colmata» ha proseguito «c’è la necessità di una valutazione serena per comprendere se, oltre alla parte che è indispensabile rimuovere per la realizzazione del porto, sarà davvero necessario rimuovere anche i restanti 2/3, rimozione per la quale servirebbero comunque oltre 100 milioni di euro che al momento non ci sono, oppure se esistono soluzioni alternative come la messa in sicurezza in loco. Questioni che affronteremo con spirito di collaborazione assicurando un ruolo attivo della regione». Il Presidente di Bagnoli Futura, Marone, si augura invece che «la concretezza del Presidente Amato e dell’Assessore Romano riescano a sbloccare le problematiche in corso. Di certo» ha detto Marone «La riunione di oggi è stata molto utile e si sono evidenziati tutti i presupposti necessari a proseguire una proficua azione di collaborazione. Per quanto di nostra competenza abbiamo evidenziato la necessità di intervenire con urgenza per ripristinare alcune delibere regionali di finanziamento, e permettere che sia realizzata la rimozione di un terzo della colmata, azione propedeutica alla realizzazione del porto. Di certo» ha concluso Marone «Speriamo che ora la regione si attivi anche per consentire al Consorzio Campano di Tecnologia Ambientale di proseguire le sue indispensabili attività di analisi per la boinifica. E’ strano che pure verso una propria partecipata, che chiude ogni anno i propri bilanci in attivo, fino ad oggi non si sia mostrato alcun interesse». La necessità di prestare attenzione alla rimozione di 1/3 della colmata è stata poi espressa dal Consigliere De Flavis «Sono preoccupato per questa ipotesi, bisognerà verificarne l’impatto ambientale e capire realmente cosa accade» ha detto il consigliere regionale «Anche perché se esprimo vivo apprezzamento per il lavoro del Presidente Marone, di certo non posso dire lo stesso per quanto fatto nel corso di tutti questi anni dal comune di Napoli»

Villaggio Preistorico di Nola: cronaca di un disastro annunciato.

«Lo avevo denunciato un mese fa con un’interrogazione all’Assessore De Mita: il Parco Archeologico di Nola è gravemente a rischio, ed i crolli di questi giorni sono null’altro che la cronaca di un disastro annunciato» lo afferma il consigliere regionale Antonio Amato commentando i cedimenti che si sono verificati nel Villaggio Preistorico di Nola «Anche il Consigliere Sommese aveva prodotto analoga interrogazione, e la risposta della Giunta metteva in luce, sostanzialmente, una difficoltà di comunicazione con la Sovrintendenza e soprattutto evidenziava l’esiguità degli stanziamenti previsti. Meno di centomila euro, la cui erogazione risultava tra l’altro sospesa e che comunque non interveniva sulle emergenze presenti, ma sulla realizzazione di un’area didattica. La stessa giunta si diceva pronta a riprendere il dialogo con la Sovrintendenza e intervenire con nuovi stanziamenti» afferma ancora Amato «E tuttavia esisteva già una richiesta di finanziamento suppletivo della Sovraintendenza di 250 mila euro, che pure la Regione non aveva ancora recepito. Insomma,  nonostante la necessità di un lavoro sinergico tra Regione e Sovrintendenza indicato già nel decreto di acquisizione del Villaggio al Patrimonio Regionale nel 2004, le Istituzioni sono risultate colpevolmente assenti e comunque incapaci di dialogare tra loro. Quel sito unico al mondo» continua Amato «è stato fruibile per breve tempo solo grazie alla straordinaria opera volontaria dell’associazione Meridies. Oltre 12.000 mila visitatori lo hanno visitato, ma da giugno 2009 è stato chiuso al pubblico e corre un serio rischio di scomparire del tutto a causa di una falda acquifera sottostante l’area. La Campania» dice Amato «non solo non valorizza, ma rischia di perdere uno straordinario attrattore turistico. E, soprattutto, l’incuria di quanti sono deputati alla sua tutela rischia di far perdere al mondo intero una testimonianza unica, dall’enorme valore storico e archeologico. Purtroppo però, come ha messo in luce il crollo de “La casa dei gladiatori”, qui si è incapaci di tutelare queste straordinarie ricchezze. E’ allora urgente» conclude il consigliere PD «che la commissione consiliare competente convochi l’Assessore De Mita e la Sovrintendenza per determinare le misure da adottare ed interessare della questione il Ministero. Sempreché, piuttosto, non si preferisca piangere ancora inutili lacrime di coccodrillo»

sopralluogo sulle strutture confiscate a Ercolano: «In un immobile confiscato non siamo potuti entrare, c’è ancora il vecchio proprietario. Tanti i nodi da sciogliere, ma anche straordinarie esperienze»

«La moglie del vecchio proprietario cui è stato confiscato il bene c’è ma non si fa vedere, resta dietro i balconi e non risponde al citofono, così possiamo entrare nel giardino e tra gli oltre 10 mila ettari di terreno confiscati ma non nell’immobile che resta di sua proprietà per l’11% della superficie. Restiamo fuori e possiamo “ammirarlo” solo dall’esterno col suo corredo di telecamere che forse ci stanno riprendendo. Una situazione assurda che va sbloccata al più presto perché quel bene confiscato alla criminalità organizzata possa essere finalmente restituito alla città» lo afferma il Presidente della Commissione Beni Confiscati Antonio Amato di ritorno dal sopralluogo sui beni confiscati di Ercolano cui hanno partecipato anche il sindaco e l’assessore alla legalità del Comune di Ercolano, i referenti di Libera Geppino Fiorenza e Fabio Giuliani, diversi rappresentanti delle Forze dell’Ordine «Quella del bene a via Panoramica è una di quelle situazioni “classiche” che bloccano il riutilizzo dei beni confiscati. Daremo il pieno sostegno della Regione al Comune di Ercolano per risolvere la controversa situazione, abbiamo già interessato della vicenda anche il Prefetto Morcone, Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati. La struttura è complessivamente di grande valore, ora bisogna restituirla pienamente  al patrimonio dello Stato». Prima di giungere al bene di Via Panoramica la Commissione ha visitato anche i beni confiscati dove oggi ci sono Radio Siani e la Casa di Nelson Mandela «Quanto realizzato in queste due strutture dimostra quello di buono che è possibile realizzare sui beni confiscati» dice Amato «I giovani di Radio Siani sono un fondamentale presidio di legalità, come le altre Radio nate su altre strutture sottratte alla camorra. Ma vanno sostenute, la Regione deve intervenire e possiamo lavorare, ad esempio, per realizzare un network regionale della legalità che le metta in rete e le supporti con un’apposita progettualità. I rifugiati politici di Casa Mandela» afferma ancora il Presidente della Commissione regionale «i bambini nati in quella casa, quello che sta per nascere, sono la migliore dimostrazione di una possibilità di accoglienza che, nonostante le ottuse leggi sulla immigrazione degli ultimi anni, ancora riusciamo a garantire. Ma anche queste esperienze vanno sostenute, e la proposta di legge sui beni confiscati che stiamo presentando va proprio in questa direzione. Abbiamo voluto questo sopralluogo» conclude Amato «per verificare direttamente quanto si sta realizzando sui beni confiscati ma soprattutto per mostrare anche fisicamente, la presenza e l’attenzione dello stato su questa battaglia. La forza della camorra sta nella presenza costante e violenta sui territori, c’era sicuramente anche stamattina per strada a verificare quanto stesse accadendo. A loro stamane abbiamo voluto dire che il comune, la regione, le istituzioni tutte ma anche i tanti cittadini che ci hanno accompagnato continueranno a combatterla senza sosta e, soprattutto, senza paura»