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Maria Fortuna Incostante sostiene Antonio Amato

Perché propongo di dare sostegno ad Antonio Amato, candidato nelle liste elettorali del Partito Democratico alle prossime elezioni regionali. Negli incontri pubblici e nelle prossime iniziative, sulle quali informerò tutti per tempo, avrò modo di argomentare compiutamente le ragioni della mia scelta.

In questa breve nota voglio accennare a poche semplici ragioni.
•        Antonio Amato è stato tra i primi esponenti politici e istituzionali della Campania a sostenere senza indugi la costruzione del Partito Democratico, non rinunziando alla sua lunga storia di militante e dirigente della sinistra.
•        Antonio Amato si è sempre battuto per i ceti più deboli e meno garantiti del nostro difficile territorio, con sincera lealtà, molto lavoro e  mai anteponendo interessi personali o di lobby.
•        Antonio Amato ha coerentemente sostenuto le impostazioni di Veltroni (prima) e Franceschini (poi), pur sapendo di poter andare in minoranza nel PD locale, sempre lealmente collaborando con tutto il gruppo dirigente del PD uscito dal congresso.
•        Antonio Amato, con me e tanti altri, si è battuto per fare le primarie senza cadere nei troppi tatticismi, sollecitati anche ad arte per indebolire il PD e per far saltare la candidatura di Vincenzo De Luca (unico concreto candidato con possibilità di vittoria) a presidente della Campania.
•        Antonio Amato sosterrà, con la abituale coerenza, la campagna elettorale per De Luca Presidente.
In questa mia nota voglio anche rimarcare l’esigenza di una forte mobilitazione di tutti noi, cittadini napoletani, per la campagna elettorale a favore di Vincenzo De Luca. Bersani lo ha definito “un candidato molto forte”. Io posso aggiungere: un bravo sindaco, un duro combattente politico, un amministratore che, in questo momento, può rappresentare l’innovazione possibile per aprire un nuovo ciclo di governo  per il PD e per il centro-sinistra.

Questa scelta ci mette in condizione di poter ripartire individuando limiti ed errori, politici ed amministrativi da non ripetere. Ripartire per andare oltre una stagione che, nei suoi momenti migliori, ha aperto una nuova e positiva prospettiva  politica e amministrativa  nel Mezzogiorno.

La candidatura di Vincenzo De Luca a presidente della Campania rappresenta un’affermazione del Partito Democratico, una buona tappa del suo percorso verso la sconfitta del centro-destra, dei suoi metodi e scelte di governo. Diamo vigore a questa scelta e impegniamoci  generosamente per sconfiggere il pericolo dell’avanzata di una destra locale simile alla compagine che recentemente ha vinto alla Provincia di Napoli.
Chiudo ricordando un’affermazione di Antonio Amato in preparazione della campagna elettorale, nella quale mi riconosco pienamente: “Ho sempre creduto che al di là delle scelte politiche contingenti dovesse essere salvaguardata la coerenza dei valori. E per questa convinzione ho anche pagato sulla mia pelle scelte di non allineamento compiute in questi anni.”

 
Maria Fortuna Incostante


P.S. Da Venerdì 19 Febbraio, parte il Comitato Amici del Vomero per Antonio Amato, a Via Cifariello 14/D (traversa Via Bernini di fronte chiesa Piccola Pompei) presso lo studio del Dr Bruno Del Giudice. Aperto il Venerdì pomeriggio, il Sabato e la Domenica mattina. Tutti gli aggiornamenti sul Gruppo Facebook “Ci vuole Amato per la Campania”.

Il programma di Antonio Amato. Per la Campania e per il Centro Sinistra: sfida in otto punti per governare la Regione

Come sempre sto girando per i territori.

Ho riscontrato consensi e sollecitazioni a ricandidarmi, anche dai più critici. E questo mi gratifica perché significa che oggi, pure tra tante oggettive difficoltà e limiti che ci sono stati in questi anni, viene riconosciuto comunque uno sforzo di ascolto e di coinvolgimento dei territori per la costruzione di proposte serie, provvedimenti mirati  ed iniziative importanti.

Tutto quanto è stato realizzato in questi anni di attività non è il frutto del pensiero e delle scelte di una sola persona, ma è il risultato del confronto con tanti di voi.

E voglio ringraziarvi per il vostro sostegno che continuo a sentire e vedere così forte e partecipato.

Come voglio ringraziare i tanti compagni, amici, simpatizzanti e dirigenti che hanno condiviso e continuano a condividere con me il progetto di Area Democratica quale fattore politico – programmatico essenziale per sviluppare e radicare il Partito Democratico.

Il momento è difficile.

Il centro – destra ha messo in campo un candidato dal viso pulito che non è, però, un novello della politica. Caldoro anche quando è stato ministro della Repubblica non ha mai fatto nulla per la Campania ed il Mezzogiorno. Questo la gente lo sa, e a chi non lo sa è fin troppo facile dimostrarlo.

Il Centro destra non esprime una classe dirigente,né ha una cultura di governo.

A livello nazionale è tutto concentrato a salvare il suo Padrone dalle legittime indagini della Magistratura, e tra indegne leggi e leggine ad personam, sottrae tempo e risorse alle vere e drammatiche problematiche del nostro Paese, calpestando principi e fondamenti della nostra Costituzione.

 

leggi il seguito e il Programma

Assurdo denunciare chi manifesta contro le derive razzistiche del Governo

Condivido il senso di quello striscione: “Denunciate anche me”, come è capitato alle otto persone che hanno partecipato questa mattina ad una manifestazione che contestava l’operato di Maroni. L’accusa di vilipendio mi sembra assurda, qui è in gioco il diritto ad esprimere il proprio dissenso. D’altro canto le dichiarazioni di ieri del Ministro, con l’annuncio di azioni repressive e di sgombero nel casertano, hanno surriscaldato ulteriormente gli animi.

Come dimostrato con la legge sulla migrazione approvata in Consiglio regionale, ci opponiamo con forza ad un modello di politiche migratorie basato sul rifiuto anziché sull’accoglienza. E non è attraverso gli sgomberi forzati, che lasciano impuniti caporali e clan coinvolti nello sfruttamento dei migranti che si pone rimedio a situazioni definite di ‘emergenza’. Non mi interessano i sondaggi che approvano azioni del genere, qui è in gioco la democrazia del nostro Paese e la responsabilità delle Istituzioni.

Basta aspettare: siamo in campagna elettorale. Riparto dalla coerenza. E dalle mie radici

Mentre in tanti rincorrono il Centro ho deciso di rimarcare con forza le mie radici a sinistra. Lo afferma il consigliere regionale Antonio Amato che oggi avvia la campagna elettorale per le prossime regionali con un maxi manifesto che lo ritrae in un corteo del I maggio 1968, e sul quale  campeggia la scritta “Ci vuole coerenza per essere Amato.

«La mia storia politica nasce lì, nei valori delle lotte dei ferrovieri e dei lavoratori, nei grandi movimenti di massa che rivendicavano la necessità della giustizia sociale. E quell’orizzonte è sempre rimasto il mio punto di riferimento. Sono lì le mie radici. Ed un albero muore se si tagliano le radici. Quindi rivendico le scelte di questi anni fino al progetto PD al quale ho partecipato come fondatore e continuo a lavorare con passione».

«Un progetto di sintesi, all’interno di un grande partito riformista, delle migliori tradizioni politiche e sociali del nostro Paese, che mette insieme gli insegnamenti di Gramsci, Dossetti, Berlinguer, Moro. Ma con altrettanta forza rivendico con orgoglio le mie radici. Ho sempre creduto» continua Amato «che al di là delle scelte politiche contingenti dovesse essere salvaguardata la coerenza dei valori. E per questa convinzione ho anche pagato sulla mia pelle scelte di non allineamento compiute in questi anni».

«Poi» continua Amato «ho ritenuto essenziale dare un segnale ai nostri elettori spaesati dalla situazione di impasse che si è creata nella scelta del candidato presidente e delle future alleanze. Il PD ha la necessità di partire con la sua campagna elettorale per portare ai cittadini le sue proposte. Non si può attendere ancora. Ci sia una scelta chiara, definita e condivisa. Ci sia una candidatura di alto spessore capace di aggregare le forze che vogliono rilanciare un grande progetto della Campania».

«Ci sia soprattutto un programma chiaro e definito in tutti i suoi punti. Ma tutto questo ci sia presto. Nel frattempo» conclude Amato «io parto dalla coerenza. Spero sia un percorso condiviso da tutti».

Morti di povertà, morti di classe, morti che fanno paura

«Se fosse confermato che i due corpi ritrovati sono di senza fissa dimora deceduti per strada, vi prego non chiamateli morti per il freddo» lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato. «E non sono morti naturali. Di persone che perdono la vita così non si può dire “è naturale” ».

«Non usiamo queste semplificazioni per nascondere le nostre inadempienze se non il nostro disinteresse».

«Non trasformiamo in falso pietismo il progressivo smantellamento dello stato sociale, l’incapacità di portare sostegno ed aiuto, come istituzioni ma anche come comuni cittadini. Fanno paura queste morti» continua Amato «perché sono morti di povertà, sono morti di classe. La classe di quanti stanno ai margini della società. Una classe che oggi, purtroppo, continua sempre più ad ingrossarsi»

C’è un rischio speculazioni sulla questione migranti. Approviamo subito la legge bloccata da anni in Consiglio

Quanto accaduto a Rosarno rappresenta l’evidente sconfitta di una società che voglia dirsi democratica, e  impegna il Consiglio Regionale a mettere in primo piano nella propria agenda politica l’approvazione il disegno di legge sulle Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania che da anni attende di essere discussoۜ.

Sto sottolineando da tempo la necessità di approvare questo fondamentale strumento che, tra l’altro, prevede il diritto di voto attivo e passivo delle persone straniere legalmente residenti in Italia come previsto dalle normative comunitarie, sostiene principi democratici e tutela i diritti fondamentali, indipendentemente dalla posizione giuridica.

Inutile utilizzare giri di parole: in questi anni, per responsabilità diffuse, c’è stato troppo disinteresse verso queste tematiche in Regione. Lo hanno già dimostrato i fatti di San Nicola Varco. È ora di superare questa impasse. Anche perché leggo con preoccupazione le prime dichiarazioni seguite al ritorno di alcuni migranti fuggiti da Pianura proprio a Rosarno. Di certo non mi sembrano indirizzate all’accoglienza ma a creare nuove forme di rifiuto.

E questo potrebbe generare nuove spirali di violenza e rischio. Spero che qualcuno, in prossimità delle prossime scadenze elettorali, non voglia cavalcarle, fomentandole per scopi propagandistici di bassa lega in salsa meridionale.

Ricorderei a tutti, inoltre, che i migranti sono le vittime, e che certi episodi di intolleranza sono strettamente legati a strumentalizzazioni della criminalità organizzata. Allora, cerchiamo di dare risposte serie, innanzitutto approvando questa legge.

Vincenzo Leone, partigiano delle Quattro Giornate, ci lascia. Ricordiamolo come emblema di dignità

Se non proprio l’ultimo scugnizzo, il partigiano Vincenzo Leone era sicuramente tra gli ultimi scugnizzi che resero possibile la sollevazione di Napoli sotto l’assedio tedesco nelle gloriose giornate di fine Settembre ‘43. Ieri, stroncato da una lunga malattia, ci ha lasciato.

Con Vincenzo se ne va uno degli ultimi emblemi di coraggio civile e dignità storica della nostra città, cardini più che mai essenziali in un periodo così turbolento e segnato da rotture sociali, revisioni piuttosto improprie della memoria storica e risvegli di appartenenze all’ideologia fascista che ho già segnalato con preoccupazione chiedendone mesi fa pubblica abiura.

Fu una posizione doverosa in nome della Democrazia che nel nostro Paese è nata dal ripudio dell’esperienza fascista. Ora la stessa molla mi fa chiedere al Comune una targa a ricordo del partigiano Vincenzo Leone, magari nel quartiere Vomero, da dove partì, anche grazie al suo coraggio, alla sua fatica, la scintilla che permise a Napoli di scattare in piedi e riprendersi la libertà perduta.

Ricerca, la graduatoria per i finanziamenti regionali 2007 dov’è?

Siamo al 16 dicembre 2009 e, ad oggi, si attende ancora la graduatoria per accedere ai finanziamenti per la legge 5 dell’annualità 2007. È una situazione parossistica.

La legge 5 del 2002 sui finanziamenti regionali alla ricerca scientifica è uno strumento altamente innovativo ed importante, rivolto ad atenei e centri di ricerca, che si propone, tra l’altro, di “favorire la creazione di opportunità di finanziamenti per la ricerca progettata e condotta da giovani, al fine di rimuovere i rischi del depauperamento di risorse umane innovative nel sistema della ricerca regionale”.

Ebbene, a dispetto dei propositi, e dei nuovi bandi già pubblicati e scaduti, si attende ancora che sia definita la graduatoria finale per i progetti presentati nel 2007. Ancora questa mattina la specifica sezione del sito, aggiornata al 12/10, rimandava la conclusione del percorso alla fine di ottobre. L’ennesimo rinvio già ampiamente scaduto.

Certamente ci sono stati indiscutibili difficoltà tecniche e burocratiche. Ma due anni di attesa, sinceramente, vanno al di là della umana comprensione. La vita dei ricercatori precari è ormai una sorta di gratta e vinci. Iniziano percorsi progettuali all’interno delle Università e non sanno se arriveranno finanziamenti, concorsi, possibilità ed occasioni per portarli avanti.

Vivono alla giornata nel migliore dei casi con stipendi da fame.

Si fa presto a denunciare la fuga dei cervelli, in realtà si assiste ad una lenta eutanasia delle nostre migliori risorse, mortificate e costrette a “tirare a campare” in attesa che i loro studi, le loro conoscenze siano finalmente valorizzate. Nel frattempo, per vivere, quelli che resistono vanno a lavorare nei call center o da camerieri, gli altri prendono i “sud express” che non si riempiono più di manovalanza come nel passato, ma di giovani altamente qualificati che lasciano le loro terre, le loro famiglie.

La legge 5, oltre ad essere fondamentale per sostenere lo sviluppo della ricerca in Campania, rappresenta per molti dei nostri giovani la possibilità di partecipare ad importanti progetti. Ma c’è bisogno di una corretta programmazione e della certezza dei tempi: non può diventare anch’essa un gratta e vinci.

Un altro morto sul lavoro. Stavolta a Pontecagnano. Ci vogliono più prevenzione e sanzioni severe. Scolpite nel bronzo di una buona proposta di legge

È un’amara, crudele coincidenza che proprio oggi che si è tenuta l’udienza preliminare per la morte dell’operaio Umberto Gambino, schiacciato da un pannello elettrico alla Stazione Garibaldi di Napoli il 18 Dicembre 2008, venga a sapere che un operaio di 31 anni, di cui presto, ahinoi, avremo il nome, è morto cadendo dal tetto di un capannone a Pontecagnano. Sembra una coincidenza, ma le coincidenze in questi casi non esistono.

Esiste ancora una carenza di prevenzione del rischio a cui sono esposti i lavoratori, specialmente in quelle aziende in cui le negligenze nei controlli sull’applicazione effettiva di misure ed equipaggiamenti di sicurezza abbondano. Esiste un sottobosco di lavoro irregolare e nero in cui agli operai non è data nessuna garanzia di incolumità, e le imprese lavorano nel vuoto assoluto di qualsiasi cultura della prevenzione.

Su questi aspetti, su queste imperdonabili deficienze come rappresentante delle Istituzioni voglio intervenire e stabilire sanzioni severe, fino all’esclusione dalle gare pubbliche per un certo tempo alle imprese che non applicano le norme di sicurezza sul lavoro e non fanno formazione alle proprie maestranze, e premi ed agevolazioni alle aziende virtuose che investono in formazione e corsi di aggiornamento sulla sicurezza.

Penso, in particolare, alle imprese di Napoli e provincia che abbiamo finora visitato nel nostro Viaggio sui Luoghi di Lavoro per la salute e la sicurezza: la Stazione Municipio della Metrò Linea 1, il Deposito della Circumvesuviana di Ponticelli, l’Ansaldo Breda di Via Argine, la Unilever di Caivano.

A questo mirano la mia iniziativa e la proposta di legge regionale in materia di sicurezza sul lavoro che ne seguirà. Solo e unicamente a promuovere una nuova, vera ed efficace cultura della prevenzione che argini progressivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, indegno di un paese civile, renda sicure le aziende dall’interno e permetta nel tempo alle agenzie di stampa di non dovere più battere quest’orribile genere di notizie. Mai più.

Dal mio ordine del giorno sui Beni Confiscati alle Mafie approvato ieri mi aspetto effetti positivi

Il Consiglio Regionale ha approvato l’ordine del giorno sui beni confiscati alla criminalità organizzata proposto da me lo scorso 18 Novembre.

Un passo che impegna la Giunta a sollecitare Governo e maggioranza parlamentare al ritiro dell’emendamento in Finanziaria sulla vendibilità dei beni confiscati e che incarica le Commissioni consiliari a misure di rafforzo della legge 109/96, quella sull’uso sociale dei beni confiscati.

Il sì del Consiglio Regionale è un sì all’appello di Libera al ritiro dell’emendamento, ed alla difesa delle belle esperienze di gestione dei beni confiscati che Libera, Le Terre di Don Peppe Diana ed altre associazioni di volontariato attivo hanno realizzato nei nostri territori.

Dal 18 Novembre ad oggi, sono successe due cose interessanti. Una, la presentazione del disegno di legge regionale per l’Alto Commissariato di Gestione dei Beni Confiscati alle Mafie; due, l’adesione contro il provvedimento di settori del Centro Destra, in Consiglio Regionale ed a livello nazionale.

Vedo perciò buone possibilità che maggioranza e Governo siano costretti a ritirare l’emendamento.