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Un’altra revoca di utilizzo di un bene confiscato. Si sta smantellando l’intero sistema. Già inviata una lettera a Napolitano, chiedo l’intervento di Maroni e Pisanu

«Dopo il caso di Trentola ora Castel Volturno, con la revoca dell’affidamento del bene confiscato a Baia Verde alla Jerry Masslo. Perché si vogliono smantellare le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati?» lo chiede il Presidente della Commissione regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «La revoca all’associazione che da sempre si batte per i diritti dei migranti dell’affidamento del bene confiscato “La casa di Alice”, nella villa confiscata a Maresca a Baia Verde, da parte del sindaco di Castel Volturno, è inquietante: si adduce la motivazione di un mancato riutilizzo del bene, ma in base alle informazioni in nostro possesso, quel bene non solo è stato riattato e sistemato, ma si sono già avviate al suo interno le attività di una sartoria sociale ed è pronta una prima produzione di abiti etnici. E nello stesso bene si realizzerà parte del Festival dell’Impegno Civile cui pure la Regione Campania ha dato il proprio patrocinio. Eppure giunge la revoca di concessione. L’episodio diventa ancor più grave» continua Amato «perché questa vicenda segue quella di Trentola Ducenta, dove il sindaco revoca alla Comunità di Capodarco il comodato d’uso di un altro bene confiscato. Sembra» continua il Presidente della Commissione Regionale «che da parte di alcuni amministratori locali sia in atto lo smantellamento di un sistema di riutilizzo dei beni confiscati in provincia di Caserta che sta dando risultati straordinari e che pure le Istituzioni tutte indicano come modello da seguire. Un altro modello Caserta, che contrasta la camorra, sviluppa economia sociale e vero riscatto dei territori. Chiediamo con urgenza» afferma il Presidente della Commissione Regionale «che il Presidente della Regione Caldoro, il presidente della Provincia di Caserta Zinzi, l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, intervengano per fare chiarezza e porre un freno a quanto sta accadendo. Questa mattina ho scritto al Presidente Napolitano, al Ministro degli Interni Maroni e al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Pisanu perché intervengano. Finora c’è stato un assordante silenzio, un muro di gomma che già sappiamo cosa produce in questi territori. La commissione che presiedo» conclude Amato «è al fianco di queste esperienze, della Jerry Masslo, della Comunità di Capodarco, e delle tante altre realtà che hanno costruito una vera alternativa al potere della camorra. Questi atti dei comuni mettono in discussione un intero modello e mettono a rischio l’incolumità stessa di quanti, associazioni, volontari, cittadini, dedicano in prima persona il loro impegno al riscatto di questi territori dalla violenza della camorra. E’ ora che tutte le istituzioni scendano in campo»

Sopralluogo alla ex centrale nucleare del Garigliano. Torno con una certezza rafforzata: assurdo pensare a nuove centrali

Una stima di 4,5 miliardi di euro per lo smantellamento, il decommisioning, dei siti nucleari nazionali, 450 milioni di euro per quello del Garigliano (costi “scaricati” sulla bolletta elettrica), una mole nazionale complessiva di rifiuti nucleari pari a circa 80 mila metri cubi, tra i 6 mila ed i 7 metri cubi quelli del Garigliano, un Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi (il Parco Tecnologico) i cui lavori dovevano partire nel 2009 e per il quale, invece, devono essere ancora individuati i criteri delle potenziali aree che dovranno ospitarlo. Nel frattempo i rifiuti radioattivi resteranno sui siti delle ex centrali, ma si tratta di quelli di prima e seconda categoria, quelli cioè di bassa e media attività, mentre quelli di terza categoria derivanti da combustibile nucleare, sono quasi tutti tra l’Inghilterra e la Francia per il riprocessamento, e torneranno in Italia entro il 2025. In realtà le 13 tonnellate di residui di elementi di combustibile del Garigliano sono ancora in Italia, al deposito Avagadro di Sallugia, ma saranno trasportati in Francia entro il 2012, in base all’accordo complessivo da 250 milioni di euro siglato da Sogin e Areva. Sul sito del  Gariglaino, quindi, resteranno fino all’apertura del Parco Tecnologico i rifiuti di bassa e media attività,  “temporaneamente” stoccati nei depositi D1 e Diesel, appositamente riattati, ed in altri depositi temporanei sul sito. Nel frattempo si procede alla bonifica delle cosiddette “trincee”, le buche, oggi coperte con un’apposita struttura di contenimento, dove sono interrati i resti di indumenti e altro materiale di risulta utilizzati negli anni di  attività della centrale, che andranno messi in sicurezza e anch’essi stoccati nei depositi. A breve si inizierà poi a lavorare per lo smantellamento del vecchio camino (che sarà sostituito da uno più piccolo e moderno) e l’abbattimento del serbatoio di quota. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso del sopralluogo effettuato nella giornata di venerdì dal Presidente della Commissione Regionale sulle bonifiche ambientali ed i siti stoccaggio rifiuti Antonio Amato, insieme al Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e alla responsabile del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca Giulia Casella, presso il sito dell’ex centrale nucleare del Garigliano dove hanno incontrato il management della Sogin. I tecnici della Sogin hanno quindi rassicurato le istituzioni presenti al sopralluogo sui controlli dei livelli di radioattività della Piana del Garigliano che non avrebbero prodotto alcuno sforamento, ed hanno ribadito che all’interno dei depositi temporanei realizzati nel sito saranno stoccati esclusivamente i rifiuti della centrale e non saranno portati rifiuti nucleari provenienti dall’esterno. Aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente Amato ha richiesto la massima vigilanza e trasparenza.

«Quella del nucleare è una scelta assolutamente sbagliata» afferma Amato a seguito del sopralluogo alla ex centrale nucleare del Gargliano realizzato nella gioranta di venerdì con il Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e la responsabile del circolo di Legambiente a Sessa Aurunca Giulia Casella «E non solo per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute che hanno un peso determinante. Anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali, ancora non sappiamo dove e quando precisamente si realizzerà questo deposito nazionale, ancora esistono incertezze sugli studi epidemiologici per quanto determinato sulla salute dalla presenza di queste centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata». Giudizio negativo che non si estende alla Sogin, estranea alla partita del nuovo nucleare, sulla quale il Presidente della Commissione esprime parole di apprezzamento «Ci troviamo di fronte ad un’azienda il cui core business è nella dismissione delle vecchie centrali e la gestione del Parco Tecnologico. Qui i ritardi che si stanno accumulando sono assurdi, anche perché, finchè non si realizzerà, il costo dei vecchi impianti aumenterà di anno in anno. Il management incontrato ha dato prova di volontà di collaborazione istituzionale e di buone pratiche di trasparenza. Inoltre» continua Amato «Ad un primo esame, il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente. Certo non mancano criticità, ed innanzitutto la definitiva partenza degli studi epidemiologici e la mancanza di un protocollo di monitoraggio con ARPAC e ASL per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecito a questi enti strumentali della regione. E deve lavorare con maggiore efficacia il tavolo regionale sulla trasparenza, finalmente riattivato, dal quale dovranno anche pervenire proposte per la destinazione dell’area a bonifica ultimata. Progetto che manca ancora. Sperando, naturalmente» conclude il Presidente «che l’ipotesi di chiusura del 2022 venga rispettata. Quella del 2016 è già saltata». Una volta chiuso l’impianto, resteranno, naturalmente bonificati, l’edificio del reattore e quello della turbina, realizzati su progetto degli anni ’50 dell’architetto Morandi, e dichiarati beni di interesse storico come archeologia industriale. «Quello che appare evidente» commenta il Direttore di Legambiente Raffaele Del Giudice «è che i nodi del nucleare restano tutti al pettine, a partire da tempi e costi di dismissione esorbitanti. Le centrali furono realizzate senza tener presenti i rischi sismici, resta tutta aperta la questione delle indagini epidemiologiche. Di certo» continua Del Giudice «è stata una giornata molto positiva sia per l’ottima azione che la commissione guidata dall’Onorevole Amato continua a mettere in campo consentendo la verifica sul campo delle maggiori questioni ambientali della nostra regione, sia per l’apertura al confronto ed alla trasparenza mostrata dai tecnici della Sogin, attitudini che in settori come la gestione dei rifiuti difficilmente ritroviamo. Sicuramente» conclude Del Giudice «vanno rafforzati tavolo della trasparenza e sistemi di monitoraggio, e realizzati i dovuti protocolli con gli enti strumentali. Ma soprattutto, a livello nazionale e locale, serve un cronoprogramma certo delle attività di dismissione e bonifica delle centrali esistenti, ribadendo un fermo e convinto no su qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare»

Antonio Amato (Presidente Commissione Regionale Ecomafie e Bonifiche): «Sopralluogo con il Direttore di Legambiente Del Giudice all’area Resit di Giugliano. Assenza di controlli e sversamenti illeciti. Qui si consuma un perenne autunno dei diritti»

«Un’auto privata parcheggiata in curva, due persone che si aggirano nei paragi ed una scaletta di ferro a scavalcare la recinzione: siamo lungo il perimetro della Resit, l’enorme discarica sotto sequestro e quindi ipoteticamente inaccessibile. Ma qui non esiste alcun tipo di controllo, e lungo la strada continuano a sversare ed incendiare rifiuti» lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie, siti smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali della Regione Campania Antonio Amato, che, accompagnato dal Direttore di Legambiente Campania Raffaele del Giudice si è recato in sopralluogo nella vasta area del giuglianese che ospita la Resit, la cosiddetta Cava zeta, la discarica Novambiente, le discariche Napoli 1,2 e 3, fino al CDR di Giugliano «E’un enorme inferno di munnezza che fuma ed emette miasmi nauseabondi» dice Amato «La strada TrePonti di Giugiano Parete, poi, di accesso a questi siti, è un enorme immondezzaio abusivo a cielo aperto. Amianto, scarti di fonderia, rifiuti solidi urbani e stracci e copertoni pronti ad essere usati come base di combustione. I resti di recenti incendi a testimoniare gli ultimi sversamenti eco mafiosi. E non una pattuglia, qualcuno a presidiare l’area. Uno sconcio che non può più essere tollerato». Amato e Del Giudice preannunciano «una congiunta richiesta urgente al Prefetto di Napoli, all’assessore all’ambiente Romano e al sindaco di Giugliano Pianese perché vengano rimossi tutti quei rifiuti, innanzitutto lamiere di amianto facilmente riconoscibiliۚ». Ma al di là della rimozione rifiuti Amato punta il dito sulla questione dei controlli «Non si può lasciare un’area del genere totalmente incustodita» afferma il Presidente della Commissione regionale «Un’area sottoposta a sequestro dovrebbe essere vigilata, soprattutto se si tratta di una zona così sensibile dove si continuano a scaricare rifiuti. Invece, i militari sono dentro al CDR, dove una fila di centinaia di camion in attesa, depositi pieni di rifiuti, un puzzo da vomito, restituisce l’immagine dell’ennesima sfiancante emergenza». Quindi Amato affronta la questione della bonifica: «Bisogna intervenire per mettere queste discariche quantomeno in sicurezza: teloni di copertura divelti, evidenti frane di terreno e immondizia, biogas che fuoriesce come gaiser dal terreno. E tutt’intorno campi agricoli. Quest’area» continua Amato «è stata devastata. Ora è necessario mettere in campo le azioni di bonifica. Ma anche queste sollevano dubbi: dove si porterà tutto il materiale inquinante? Quando avremo un crono programma serio, con l’individuazione reale dei tempi necessari? E quante risorse sono realmente disponibili? Intorno c’erano i peschi in fiore» conclude il Presidente della Commissione Regionale «ma l’unica cosa che qui  l’olfatto avverte è il tremendo fetore. E il nero di quei teloni immondi a macchiare ogni possibilità di primavera. Non solo della natura, ma della democrazia. Qui si realizza un perenne e cupo autunno dei diritti»     

In Campania due siti individuati per il nucleare. Qual è la posizione di Caldoro e della sua maggioranza?

«Come reso noto dai parlamentari del PD, in Campania il piano del governo avrebbe individuato due siti, la foce del Sele e quella del Garigliano, per la realizzazione delle nuove centrali atomiche o dei depositi nazionali delle scorie radioattive» lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Ribadiamo il nostro no, fermo e deciso, a questa ipotesi e più in generale al ritorno del nucleare in Italia, ed inviterei i colleghi della maggioranza e soprattutto il Presidente Caldoro ad essere chiari su questo tema. Nella scorsa legislatura il consiglio regionale si è espresso in modo netto ed inequivocabile contro l’apertura sul nostro territorio di impianti per l’utilizzo dell’energia atomica. Come ribadito dalla Corte Costituzionale su questo tema le Regioni hanno un peso determinante. Vorrei sapere, allora, qual è la posizione dell’attuale maggioranza. A quanti potrebbero affrettarsi a incolparmi di “sciacallaggio”, come inopportunamente ha fatto verso gli ambientalisti il Ministro Prestigiacomo» continua Amato «voglio non solo ricordare che questa posizione l’ho chiaramente espressa già nella passata legislatura ribadendola in campagna elettorale, ben prima dei terribili accadimenti giapponesi, ma anche che questa scelta deriva non da un preconcetto ideologico, quanto, piuttosto da un preciso calcolo tra costi e benefici. Se pure il Patriarca di Costantinopoli» conclude Amato «ha affermato che “quella del nucleare è una scelta troppo pericolosa per l’umanità”, chiedo allora a tutti un atto di responsabilità innanzitutto verso le future generazioni»

40 mila euro di utili della cooperativa investiti per i minori a rischio a partire dai beni confiscati. Arrivano le telecamere della BBC ma manca il principale interlocutore istituzionale: l’ambito territoriale. Le istituzioni devono cambiare il loro approccio a queste tematiche

40 mila euro di profitti provenienti dalle attività della cooperativa sociale Agropoli, tra cui quelle della Nuova Cucina Organizzata, destinati a Progetti Personalizzati per minori a rischio di dispersione e abbandono scolastico del territorio di San Cipriano d’Aversa, anche attraverso l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Arrivano le telecamere della BBC, ma manca uno degli interlocutori principali, l’ambito territoriale. Questo quanto accaduto stamane durante la presentazione del Progetto “mini-PISTA”, oggetto del protocollo d’intesa sottoscritto nel bene confiscato a via Ruffini alla presenza della Prefettura di Caserta, dalla Cooperativa, dalla Provincia di Caserta, dal Comune di San Cipriano, dalla scuola Media “Caterino”, dal Comitato Don Peppe Diana, dall’Associazione “Accademia del Movimento”, cui hanno aderito anche la Commissione Regionale sui beni Confiscati della Regione Campania, il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL di Caserta e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E se il progetto ha suscitato anche l’attenzione della BBC venuta a realizzare un reportage su questa nuova economia sociale che sta nascendo dal riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata in provincia di Caserta,  era invece assente, pur più volte invitato e sollecitato, uno dei principali protagonisti di questa innovativa iniziativa, l’ambito territoriale C8, che coinvolge i comuni di Lusciano, San Cipriano, Parete, San Marcellino, Trentola Ducenta, Villa Literno, Villa di Briano. Lo sottolinea il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato: «Ci troviamo di fronte» afferma Amato «ad uno straordinario esempio di buone prassi che nascono dal basso e dimostrano anche l’enorme potenzialità del riuso sociale dei beni confiscati. Tuttavia, e lo dico col rammarico di chi le rappresenta, ci si chiede quando le istituzioni finiranno di essere impassibili spettatrici e si faranno, invece, protagoniste nell’intercettare e promuovere azioni tanto virtuose. L’assenza dell’ambito è ingiustificabile» continua Amato «L’attività che viene messa in campo non può rappresentare una supplenza alla mancanza dell’attività istituzionale, ma dovrebbe esserne supporto. Qui si sta realizzando una vera cultura della legalità, si sta garantendo a ragazzi di territori difficili una reale alternativa. Tutti i rappresentanti istituzionali, a partire dal sottoscritto, non si possono limitare al plauso e alla soddisfatta constatazione» conclude Amato «devono rovesciare la situazione, ricercare e affiancare queste iniziative. Le assenze, inoltre, danno purtroppo adito a seri dubbi su oscuri interessi in gioco». Anche il referente della Coop. Agropoli, Giuseppe Pagano, affronta la questione dell’assenza del fondamentale interlocutore locale «Pur ringraziando per la loro partecipazione la Commissione Regionale sui Beni Confiscati, la Provincia di Caserta, la Prefettura, Il comune di San Cipriano, la scuola “Caterino”, dobbiamo tuttavia rimarcare l’assenza di un interlocutore fondamentale come l’ambito territoriale» afferma Pagano «Nel rispetto delle normative vigenti investiamo i nostri profitti in attività sociali. Lo facciamo a partire dai beni confiscati. Purtroppo, la storia ci insegna che negli ultimi 15 anni le attività sociali svolte su questo territorio sono state appaltate ad organizzazioni cui, molte volte, la Prefettura ha poi ritirato il certificato antimafia. Oggi» dice ancora Pagano «la fatica più grande per le forze sane di queste zone, anche quando, come nel nostro caso, investono soldi propri piuttosto che andare a chiedere emolumenti, è quella di far partecipare l’insieme delle istituzioni, ed innanzitutto quelle locali, ad un’azione corale che loro avrebbero come mission. Ma non ci arrendiamo» conclude Pagano «E in queste parole non c’è alcun intento polemico, solo la rivendicazione della necessità di condividere i “buoni percorsi” delle nostre comunità con le loro istituzioni»  

Trasporto scolastico, necessaria una normativa per regolare il settore. Già presentata una proposta di legge

«Le operazioni condotte in questi giorni dal Nucleo mobilità turistica della polizia municipale sugli scuolabus abusivi, mettono in luce solo la punta di un Iceberg che si nutre, innanzitutto, dell’assenza di una normativa complessiva sulla materia» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato che ha ripresentato, nei mesi scorsi, la proposta di legge “Regolamentazione del trasporto scolastico in Campania” ora al vaglio della commissione regionale sui trasporti «Ad oggi, nella maggior parte dei casi, il trasporto scolastico viene effettuato abusivamente e senza il rispetto dei minimi requisiti di sicurezza per la salvaguardia dell’incolumità degli alunni. Eppure» continua Amato «se opportunamente regolamentato, questo servizio, che si pone come necessario per migliaia di famiglie campane, nella sola città di Napoli si stima sarebbero necessari oltre 700 minibus, potrebbe far nascere nuove opportunità lavorative, farebbe diminuire il traffico veicolare, permetterebbe di perseguire e sanzionare con maggiore rigore e puntualità coloro che esercitano questa professione senza autorizzazioni e requisiti di sicurezza. Per queste ragioni alcuni mesi fa ho presentato questa proposta di legge che prevede, tra l’altro, l’individuazione di chi gestisce questo trasporto nella persona giuridica di imprenditore, l’istituzione di un albo regionale delle imprese che gestiscono il servizio di trasporto scolastico, l’utilizzo di automezzi autorizzati e appositamente contrasseganti per il trasporto scolastico del comune di competenza, e, naturalmente, tutta una serie di requisiti per il rispetto degli standard di sicurezza. Una professionalizzazione di questo lavoro quindi» afferma Amato «che risponde sia alla domanda ed ai diritti dell’utenza che a quelli dei lavoratori. La proposta, cui ha già dato parere favorevole dalla III commissione consiliare deve ora essere esaminata dalla commissione trasporti. Ho scritto al Presidente De Siano» conclude Amato «per sollecitare il suo esame in tempi brevi sì da consentire il suo vaglio in Consiglio per garantire alla Regione Campania un piccolo ma fondamentale passo in avanti nella garanzia della legalità, del diritto allo studio e del diritto alla sicurezza»

questa mattina l’incontro con il Direttore dell’Agenzia Nazionale Morcone. Affrontate alcune “situazioni spinose”, innanzitutto Ercolano. Presentata la bozza di una proposta di legge per la normativa regionale in materia di beni confiscati.

«10 mila metri quadri di terreno confiscati e già assegnati al Comune di Ercolano sul quale ricadono due appartamenti confiscati per l’89% il cui 11% resta di proprietà della moglie della persona cui il bene è stato sequestrato. Una situazione paradossale che blocca il riutilizzo sociale del bene stesso. Chiaramente bisogna capire come intervenire» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui beni confiscati Antonio Amato che questa mattina, accompagnato dall’assessore alla legalità del comune di Ercolano Ferdinando Pirone ha incontrato a Roma il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati Mario Morcone «E’ stato un incontro proficuo ed operativo, e non posso che ringraziare ancora una volta il Prefetto Morcone per la grande disponibilità e la straordinaria azione che sta mettendo in campo. In questo senso, la prossima apertura dell’agenzia territoriale a Napoli risulterà di fondamentale importanza, soprattutto per affrontare direttamente in loco e più rapidamente alcune situazioni specifiche come quelle discusse oggi a Roma.  Abbiamo affrontato alcune questioni spinose» afferma Amato» «legate a problematiche relative a diversi beni confiscati in Campania. Da quello a San Pietro a Patierno, il cui progetto approvato dalcomune attende ora il finanziamento statale, ad un bene a Bacoli, pure già ristrutturato, sul quale l’amministrazione comunale deve indicare presto la destinazione d’uso, dalla “Casa della pace e della nonviolenza” di Castellammare in cui l’associazione assegnataria ha svolto una straordinaria opera di accoglienza per migranti dopo aver ristrutturato a proprie spese il bene stesso, ma che vive oggi una forte situazione di difficoltà economica, fino ad alcuni casi complessi che si sono verificati sul territorio di Marano. Quindi» continua Amato «con l’assessore Pirone abbiamo discusso della questione del bene a via Panoramica ad Ercolano, che mostra una dei nodi nevralgici legati al riuso dei beni confiscati. Si cercherà una strada per risolvere la controversa giudiziaria. Ma si evidenzia anche la necessità di stare accanto alle amministrazioni locali, ai sindaci e ai comuni che devono sentire vicine le istituzioni nelle loro battaglie per la legalità. Anche per questo» annuncia Amato «prima di Natale la commissione si recherà in sopralluogo sui beni confiscati ad Ercolano, perché a tutti sia chiaro che lo Stato, anche fisicamente, fa di questa battaglia una priorità assoluta». Nel corso dell’incontro si è poi discusso della situazione della Balzana e si è concordato di attivare un tavolo tecnico per addivenire ad una ipotesi di riutilizzo che tenga insieme le diverse istituzioni e le parti sociali. Infine, il Presidente Amato ha presentato a Morcone una prima bozza della proposta di legge che modifica la normativa regionale in materia di beni confiscati «Abbiamo preparato una proposta organica che parte dall’ottima normativa regionale esistente ma, al tempo stesso, l’adegua alle novità ed alle necessità che si sono avute nel corso di questi anni» afferma Amato «Vogliamo però realizzare una proposta di legge condivisa, che si possa arricchire del fondamentale contributo delle altre istituzioni, delle associazioni, di chi opera sui beni confiscati. La regione Campania» conclude il Presidente della Commissione «possiede uno straordinario know how in materia che bisogna sistematizzare, rendere organico, e che può risultare utile anche nelle altre parti d’Italia»

Ecomafie escluse dal tavolo tecnico regionale sui rifiuti. A che serve fare gli struzzi?

«Il tavolo tecnico regionale sui rifiuti parte con il piede sbagliato, il Presidente Romano esclude il tema dirimente delle ecomafie. Forse lo ritiene non pertinente? Siamo al paradosso» lo afferma il Presidente della III Commissione Speciale su siti rifiuti ed ecomafie Antonio Amato «In consiglio regionale si era giunti ad un voto bipartisan per l’istituzione del tavolo perché, responsabilmente, anche l’opposizione lo aveva inteso come possibilità di portare un contributo serio e concreto per affrontare in modo complessivo i problemi. E nell’affaire rifiuti della Campania gli sversamenti illegali, le ecomafie occupano un posto centrale. Il Presidente del Consiglio regionale, Paolo Romano, ha invece comunicato al capogruppo del PD Peppe Russo che non era il caso di affrontare queste questioni, e quindi non era opportuno invitare al tavolo la commissione che presiedo. Resto esterrefatto e mi chiedo davvero quali siano gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Abbiamo verificato» prosegue Amato «attraverso sopralluoghi ed analisi di documentazioni che questo tema è centrale anche per quanto concerne le discariche aperte. Continueremo allora il lavoro di controllo e analisi che tutti i componenti della commissione, di centro destra e centro sinistra, stanno portando avanti alacremente in questi mesi. Tra pochi giorni inizieremo, sul tema delle ecomafie, un ciclo di audizioni con i procuratori generali della Campania. Certo controlleremo atto per atto quanto prodotto dal tavolo tecnico» afferma ancora Amato «ma è preoccupante sostenere che le ecomafie, i traffici e gli sversamenti illeciti di rifiuti, non rappresentano un tema da affrontare.  Prima si approva all’unanimità un Ordine del giorno che impegna la giunta a istituire un’unità di crisi sulle ecomafie, poi si esclude il tema dalla questione rifiuti. Non c’è logica. Noi» conclude Amato «continuiamo a pensare che uno dei nodi della crisi strutturale legata al ciclo rifiuti stia proprio nello scempio fatto in questi anni dagli eco mafiosi nei nostri territori, e che non volerne tener conto serva solo a fare gli struzzi, a nascondere, per l’ennesima volta la testa sotto la sabbia, evitando, al contempo, di affrontare anche il dirimente tema delle bonifiche»

Il Prefetto blocchi la manifestazione di Forza Nuova a Castel Volturno. E’ un’iniziativa stupida e pericolosa

«Ho scritto questa mattina al Prefetto di Caserta per chiedere che fosse revocata un’eventuale autorizzazione alla manifestazione prevista per domani da Forza Nuova a Castel Volturno» lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Chiediamo al Prefetto di valutare l’opportunità che una tale manifestazione abbia luogo. Esistono, innanzitutto, fondate preoccupazioni di ordine pubblico. Purtroppo è già stato più volte pubblicamente ripetuto, di voler fare di Castel Volturno una seconda Rosarno. C’è quindi la fondata preoccupazione che questa manifestazione possa essere volano di disordini e scontri. Ma, soprattutto» continua Amato «ritengo che non sia accettabile, in uno stato democratico permettere che si svolgano manifestazioni dal carattere apertamente xenofobo che nascono dallo slogan “via gli immigrati”. Lo stato garantisce la libertà di pensiero e manifestazione, ma sempre nei vincoli del rispetto delle leggi e dei diritti. Qui ci troveremmo di fronte ad un gruppo di pericolosi estremisti che, per convinzioni di stampo fascista, chiede l’allontanamento di persone a partire da folli categorizzazioni razziali. Purtroppo» continua Amato « assistiamo ad una recrudescenza xenofoba estremamente preoccupante alla quale bisogna reagire con fermezza. La presenza di Fiore e dei suoi seguaci  è pericolosa e frutto di stupidità. Ancora più grave sarebbe un’eventuale adesione del Sindaco. Ho già stigmatizzato in passato le assurde esternazioni di Scalzone in merito ai migranti» afferma ancora Amato «ma se davvero intendesse prendere parte a questa iniziativa chiederemmo l’intervento immediato del Parlamento e del Governo. Un rappresentante istituzionale non può prendere parte a iniziative che si iscrivono apertamente nel solco della violazione dello stato di diritto»

Tragedia della Circumvesuviana: non si parli solo di errore umano. Per i trasporti necessità di investimenti sulla sicurezza

«E’ davvero grande il dolore per tutto quanto accaduto ieri sulla linea della Circumvesuviana ed in questo momento il cordoglio per la vittima e la preoccupazione per gli altri feriti sono i sentimenti più forti» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato una vita spesa come macchinista delle FS «Non si può entrare nel merito degli avvenimenti perché solo le indagini in corso potranno portare chiarimenti. Oggi sarebbe facile scagliarsi contro il macchinista e addebitare la vicenda all’errore umano. Chi come me ha lavorato per anni sui treni, però, sa bene, che proprio la possibilità dell’errore umano determina la necessità di grandi investimenti e progettualità per la sicurezza e l’ammodernamento di vetture e linee. Inoltre bisogna puntare» prosegue Amato «sulla formazione dei lavoratori, sul loro aggiornamento continuo, soprattutto sulle tematiche della sicurezza sui luoghi di lavoro. E si devono programmare correttamente affiancamenti e turnazioni. Insomma, per evitare eventi drammatici» conclude Amato «occorre prendersi la responsabilità di investire perché la tutela della salute e dell’incolumità di passeggeri e lavoratori siano punti centrali della programmazione delle istituzioni e delle aziende, creando sinergie e cercando di andare al di là delle mere logiche del risparmio o del profitto»