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Il processo Eternit è una grande battaglia di civiltà, la Campania faccia le visite preventive ai suoi 300 operai colpiti da amianto

(lettera pubblicata su Repubblica, 9 Aprile 2009)

 

Trecento lavoratori campani si sono radunati con i colleghi di altre tre regioni sotto le finestre del Palagiustizia di Torino. Insieme sono più di mille. Rappresentano un po’ tutta Italia.

Nella città delle Alpi si è aperta la prima udienza del processo all’Eternit, la multinazionale accusata della morte per amianto di 2191 persone che, dal 1952 ad oggi, hanno lavorato nelle quattro fabbriche italiane della multinazionale, e respirato le letali microfibre di cemento-amianto.

Mi sento vicino a questi lavoratori, conoscendo personalmente la durezza di quel lavoro e i suoi seri rischi. Accolgo perciò con orgoglio l’iniziativa della Regione Campania che si è costituita parte civile, insieme a Piemonte, Emilia Romagna e CGIL, e ha allestito banchetti davanti al Palagiustizia che hanno raccolto 601 registrazioni di parte civile.

Con altrettanta forza voglio sollecitare la Regione e ricordare che bisogna andare avanti sull’accertamento e sulla prevenzione di tutte le malattie professionali, comprese quelle da amianto. La Finanziaria regionale 2007 ha stanziato 5 milioni di euro per le visite mediche sui lavoratori che sono stati a contatto con l’amianto mediante un Programma di Sorveglianza Sanitaria, stipulato a Maggio 2008, che dispone il monitoraggio degli oltre 12.600 lavoratori campani esposti ad amianto.

A tutt’oggi non mi risulta che queste visite siano iniziate. In questa direzione, la mia interrogazione di Gennaio scorso chiedeva all’Assessore alla Sanità Angelo Montemarano perché le visite preventive non fossero iniziate alla data prevista dell’1 Gennaio 2009. Da allora, purtroppo, i lavoratori campani colpiti dalle inalazioni di amianto sono ancora in attesa. Risulta però che, dal prossimo mese di Maggio, le visite preventive dovrebbero cominciare ad essere eseguite. Su questo vigileremo in Consiglio e chiediamo la vigilanza a tutte le organizzazioni sindacali e a quanti sta a cuore questo problema, che non è solo sanitario ma sociale.

Oltre a corrodere i polmoni delle vittime fino alla morte, le fibre di amianto hanno rovinato la vita di tante famiglie. Le parti lese arrivano a quasi 3000 persone, quasi 6000 con gli eredi delle vittime. L’accusa che pende sul capo degli ultimi proprietari dell’Eternit è gravissima: disastro doloso. Accoppiato all’omissione dolosa di misure antinfortunistiche e la bonifica delle aree di lavoro contaminate. Imputazioni che danno il quadro delle responsabilità e delle omissioni sui rischi specifici del cemento-amianto.

In Italia l’Eternit ha gestito quattro stabilimenti: Casale Monferrato e Cavagnolo in Piemonte, dove è iniziato tutto – coi primi casi accertati di mesotelioma e asbestosi, Bagnoli in Campania e Rubiera di Reggio in Emilia Romagna. Per le proporzioni del problema e l’estensione delle malattie respiratorie – e i danni immediati e successivi, gli operai delle tre regioni, come di Belgio, Svizzera, Francia e Olanda, hanno invaso Torino con striscioni, bandiere, fischietti e tamburi.

A questa folla grande faccio arrivare la mia più profonda solidarietà, dicendo che mi sento in mezzo agli operai, non solo i campani ma tutti, e lotto con loro, in attesa di una sentenza della Procura torinese che accerti le responsabilità penali dei dirigenti, assenti dal processo. A questa grande folla di facce e storie voglio dire che seguo attentamente la sua battaglia, che è anche la mia. E mi auguro, anzi sono sicuro che sarà vinta.

Antonio Amato

I risultati choc del questionario sulla legalità promosso dall’associazione “studenti contro la camorra” mi spingono ad intraprendere, con forza, un’azione politica in merito.

E’ ora di ascoltare la voce dei giovani. Questo è stato il mio primo commento alla lettura dei risultati del questionario sulla legalità promosso dall’associazione “studenti napoletani contro la camorra” tra 6000 studenti campani.

L’indagine evidenzia la scarsa diffusione, tra i giovani, della cultura della legalità e la loro sfiducia nei confronti delle opportunità offerte dalla nostra terra.

Credo fermamente nell’idea che la politica si costruisca dal basso e che i cittadini – ed in particolare i giovani – debbano partecipare direttamente alla costruzione di azioni concrete che rispondano ai problemi della società; è mia intenzione, pertanto, richiedere ufficialmente un’audizione dei rappresentanti della suddetta associazione al presidente della “commissione speciale politiche giovanili” del consiglio regionale della Campania.

Altre Risposte

1)    Mario Pollice mi chiede un parere sulla sanità. In Consiglio regionale in questa legislatura abbiamo lavorato bene approvando leggi importanti come il Piano ospedaliero regionale, la legge sulle nomine dei primari, il nuovo sistema di accreditamento e quella che istituisce la Soresa con la centralizzazione degli acquisti. In particolare l’approvazione del Piano ospedaliero era una riforma strutturale, attesa da anni, che abbiamo varato  rispettando contestualmente l’impegno assunto nei confronti del governo Prodi, nell’ambito del patto per salute siglato a livello nazionale, creando le condizioni per razionalizzare le risorse, migliorare le prestazioni sanitarie, tagliare i rami secchi, ridistribuendo i posti letto senza tagliarne alcuno, potenziando tutte quelle discipline nelle quali c’è la famosa lista di attesa, istituendo il principio della Rete di servizi offerta ai cittadini. Insomma ci sono tutti gli strumenti legislativi per  cambiare marcia nel campo della sanità.  E’ necessario, in base anche all’intesa che facemmo con il governo Prodi, compiere uno sforzo in più nella direzione dell’eliminazione degli sprechi e di una maggiore razionalizzazione di tutto il sistema sanitario regionale. E’ quello che dobbiamo fare nelle prossime settimane, sapendo che dobbiamo muoverci con un forte senso di responsabilità, senza badare agli interessi localistici o a quelli dei notabilati consolidati ma al bene comune dei cittadini, garantendo innanzitutto l’efficienza dei servizi sanitari e tutelando il diritto alla salute. Su questa linea dobbiamo sfidare l’opposizione in Consiglio regionale ad uscire allo scoperto. Sarebbe incomprensibile se il centrodestra a Roma (dove è forza di governo) predicasse maggiori tagli e lotta agli sprechi, e in Campania cavalcasse le proteste localistiche per mettere in difficoltà il governo regionale e la maggioranza di centrosinistra. Tutto ciò, naturalmente, richiede un alto senso di responsabilità da parte della maggioranza per farsi carico dei problemi dei cittadini. 

2)    Ringrazio Massimo per avermi chiesto del mio impegno per le politiche sulla casa. Lo ringrazio perché in IV commissione regionale sto seguendo proprio queste tematiche. Sulla base della mia esperienza posso affermare che c’è bisogno di una vera e propria svolta nella politica della casa. Strada già tracciata dalla Regione Campania. E’ necessario rivedere un modello di edilizia pubblica che si è realizzato dagli anni 50. Non è possibile avere interi rioni senza attività economiche e produttive (vedi ad esempio Scampia ed altre zone periferiche della città di Napoli). La questione abitativa deve essere coniugata strettamente alla rivitalizzazione socioeconomica dei quartieri. Per questo mi sono battuto affinché per le politiche della casa venissero utilizzati, sia pur indirettamente per le spese di riqualificazione e risanamento  territoriale e per gli insediamenti produttivi (artigiani, piccole  e medie imprese), i Fondi europei, in particolare i Fondi Fas (Fondi per le Aree Sottosviluppati). E’ chiaro che sono previsti i fondi regionale e statali ed è altrettanto chiaro che, per attuare un programma che guardi alle categorie sociali disagiate ma anche a coloro che, non potendo accedere ai bandi Erp,  non hanno la possibilità di accollarsi un mutuo o un canone a prezzo di mercato, occorre  attrarre risorse private perché solo con i finanziamenti pubblici non ce la facciamo. Si è affermato il concetto di Edilizia Sociale. Tale concetto consente di riconnettere nell’attività delle opere di urbanizzazione le cubature destinate da alloggi. Ci consente(come è previsto nell’utilizzo dei fondi) di porre le condizioni  per le realizzazioni di project financing con un mix di capitale pubblico e privato. E’ ciò che sta accadendo in molti comuni i quali hanno predisposto piani di riqualificazione di intere aree, in particolare ricordo i progetti predisposti nella zona Nord di Napoli. Per quanto concerne i fondi alle famiglie è stato istituito il contributo in conto interesse per l’accesso ai mutui delle giovani copie. Il contributo abbatterà gli interessi dei mutui fino a 14 anni con un bado che è stato pubblicato a luglio con scadenza il 9 settembre. Bisogna ora agire in due direzioni: da un lato la programmazione che dovrà incidere e portare a riforma strutturali; dall’altro l’emergenza dovuta al problema degli sfratti. Per questo è necessario accelerare i programmi, istituire da parte dei Comuni graduatorie per l’acquisto degli alloggi, per i contributi di sostegno al canone e per l’assegnazione degli alloggi Erp. Infine per quanto concerne situazioni specifiche sono disponibile a fare appositi riunioni, incontro per illustrare meglio i programmi, per dare una mano alla risoluzione dei problemi ma anche per ascoltare suggerimenti e modifiche da apportare a proposte di norme legislative che sono agli atti della IV commissione.

Le prime risposte

Ho letto i vostri commenti e le domande che mi avete rivolto. Proverò a rispondere a tutte, distinguendo, solo per ragioni di spazio e di lunghezza, le questioni più politiche dalle domande specifiche su singole tematiche. Partiamo dalla politica.

1)    Sulla crisi finanziaria. Canzanella ha dato voce ad una paura diffusa. Condivido in pieno ciò che ha detto il Pd, attraverso il ministro dell’economia del governo ombra Bersani. Esistono due livelli sui quali occorre intervenire: uno che riguarda la macroeconomia, l’altro che impatta sulla vita quotidiana di tante famiglie e di tante piccole imprese. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per attenuare gli effetti della crisi finanziaria che si è abbattuta sui mercati internazionali, ma le misure urgenti varate dal governo Berlusconi non sono sufficienti perché il rischio più evidente è che la crisi si trasformi in crisi economica e sociale. Per questo occorre intervenire su salari, stipendi e pensioni per rilanciare i consumi che stanno crollando anche in settori che, fin qui, non ne avevano risentito e bisogna salvaguardare le piccole e medie imprese e i risparmiatori. In Parlamento il Pd lavorerà per modificare il decreto e introdurre due punti fondamentali: gli aiuti alle fasce più deboli, a chi guadagna di meno, a chi ha mutui o vive in affitto e l’introduzione di un fondo di garanzia per un facile accesso al credito delle piccole e medie imprese che sono il motore della nostra economia. Su tali proposte manifesteremo il 25 ottobre, per sottolineare che la nostra opposizione non è solo “contro” ma “per”.

2)    Sull’alleanza Pd-Udc in chiave regionale. Partiamo da alcune riflessioni. L’esperienza dell’Ulivo e della coalizione di centrosinistra non è più riproponibile. Abbiamo fatto una scelta alle ultime elezioni politiche di “correre da soli” e riterrei sbagliato oggi tornare indietro all’esperienza del centrosinistra così come l’abbiamo vissuta. Ciò non vuol dire ovviamente che non dobbiamo porci il problema di quale coalizione presentare alle prossime scadenza elettorali. Io ritengo che bisogna partire dai contenuti e dalla capacità di presentarsi agli occhi degli elettori come coalizione in grado di stilare un programma condiviso per poi  decidere e attuare il programma. Sui rifiuti ad esempio paghiamo anche il prezzo di non aver saputo decidere quando potevamo farlo. A partire da ciò, e non da geometrie elettorali decise a tavolino, dobbiamo ragionare sulle alleanze, dobbiamo saper guardare alla sinistra di governo e al centro. La Campania è stata per anni il laboratorio del centrosinistra e, come ricordava Sales, spesso è stata determinante  per la tenuta del centrosinistra nazionale. Non a caso la crisi della coalizione è stata anticipata e vissuta per prima nella nostra regione. Proprio per questo dobbiamo saper costruire e ponderare con equilibrio un’alleanza che tenga conto di più fattori: da un lato della necessità del rinnovamento, dell’apertura di una stagione di cambiamento, dall’altro del radicamento sul territorio, ricordando ad esempio con franchezza che l’Udc con De Mita ha un riferimento territoriale molto forte e che, quando abbiamo provato con i progressisti a fare a meno di questa forza popolare, abbiamo perso.

3)    Sull’antipolitica, c’è stato più di un commento, di molti giovani, a testimoniare un nuovo interesse che forse, e spero, il Pd ha rimesso in circolo. Penso ai post di Annalisa, Virginia, a quello di Gianluca che indirettamente pone lo stesso problema quando mi chiede come è possibile avvicinare i giovani alla politica. Ora, premesso che questo è il Paese dove Berlusconi per tre volte è diventato il capo del governo facendo leva proprio sull’antipolitica, che ci sono parlamentari inquisiti e condannati, che c’è disillusione verso la politica  e la partecipazione, che c’è bisogno di un rinnovamento generazionale, io devo dire che non ho condiviso la frase detta da Beppe Grillo a Bologna che, se ricordo bene, diceva pressappoco: “Io i partiti li voglio distruggere. I partiti sono il tumore della nostra democrazia”. E mi sono molto risollevato quando ho visto la partecipazione che c’è stata alle primarie del Pd il 14 ottobre. Una grande partecipazione, di massa, nonostante i dissidi e le guerre intestine che pure ci sono state in Campania. Quella partecipazione è stata la migliore risposta che il nascente Pd poteva dare al movimento dei cosiddetti grillini e ha ridato centralità e valore al partito, quale strumento per partecipare alle decisioni e alla vita democratica. Il popolo delle primarie ha dato voce ad un forte bisogno di politica,ha travolto i modelli del passato, come ha detto Veltroni, e  ha fatto emergere un nuovo protagonista: non più l’iscritto-tesserato né il politico professionista remunerato, ma il cittadino-elettore attivo, che perlopiù non intende dedicarsi stabilmente alla politica, ma rivendica il diritto di far sentire e pesare la propria voce nei momenti decisivi della vita del partito nel quale si riconosce. Un bisogno di politica che, nonostante la sconfitta elettorale, abbiamo visto anche nelle iniziative della campagna elettorale. Non  a caso ho voluto ricordare ora queste parole, ora che stiamo costruendo il Pd e stiamo facendo il tesseramento. Perché non vorrei che soffi anche nel PD il vento dell’antipolitica.  No! Ai giovani, ai vecchi militanti che si sono riavvicinati, a quelli che magari per mesi hanno assistito impotenti nelle sezioni alle nostre lotte intestine, dobbiamo consegnare le chiavi del partito, prendendo di petto il vero nodo che da anni abbiamo dinanzi: la crisi della democrazia e  della rappresentanza. Un nodo la cui risposta , si è detto, è appunto, nella nascita del Partito Democratico. Ecco questo è il problema che abbiamo innanzi: come si stimola il tessuto civile della partecipazione democratica, come costruiamo un nuovo partito e definiamo “regole certe” che non consentano più la degenerazione dei notabilati ad hoc, dei pacchetti di tessere e voti utilizzati come clave nella lotta politica, infine quale forma di legittimazione debbano avere le decisioni che vengono assunte. Liquidare la faccenda con il teorema che tutto il bene e il nuovo stia nelle primarie e tutto il vecchio nelle sezioni non aiuta a fare passi avanti e rischia di gettare il bambino con l’acqua sporca. Sarebbe l’ennesima scorciatoia politica. Non abbiamo bisogno di fragilità, leggerezza, flessibilità. Tra un partito fortemente strutturato o asfittico e un partito leggero che affida di volta in volta le decisioni più importanti agli elettori  ci sarà pure una via di mezzo! Dagli anni ‘80 ci interroghiamo sulla crisi della democrazia e l’abbiamo letta con le lenti dell’autorevolezza della leadership, delle regole elettorali, delle ondate di antipolitica. Poco o per niente sul terreno del coinvolgimento degli iscritti o militanti, dei loro diritti e dei loro doveri, dell’identità culturale che si offre e dell’asse programmatico che permette di riconoscersi in una comunità e in un’esperienza collettiva. Sta anche qui, credo, il valore alto e politico della costituente: per quanto mi riguarda, per la mia storia politica la sfida è la costruzione di un nuovo partito, di un nuovo progetto nel quale sia possibile portare l’autonomia culturale della sinistra italiana, ripartendo dal territorio, investendo su di esso, selezionando così i dirigenti del partito. In queste settimane, nelle quali in tanti e in tante stanno aderendo al partito, mi convinco sempre di più che nel Pd  non può essere il centro che seleziona ma è la base che promuove; che occorre una svolta per non schiacciare più la politica sulla gestione e non ridurre la costruzione del consenso a mera tecnica di gestione del potere. Al contrario occorre praticare una cultura di governo che metta la politica al servizio della risoluzione dei problemi. Sarebbe un  significativo cambio di passo se, per strutturare il partito, tenessimo conto di tutto ciò.