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il 29 e 30 maggio andiamo a votare sostenendo Luigi De Magistris

Ho sostenuto con lealtà e impegno la candidatura di Mario Morcone a sindaco di Napoli. Ritenevo e ritengo che, per la sua storia personale, per le straordinarie doti di amministratore pubblico e servitore dello stato, sarebbe stato il migliore sindaco per la nostra straordinaria città.

Il voto, però, ha invece premiato l’impegno e la candidatura di Luigi De Magistris, chiamato a sfidare al ballottaggio il candidato della destra, Lettieri.

Non possiamo consegnare Napoli nelle mani di questa destra affarista e torbida legata al sistema di potere Cosentino – Cesaro. E non possiamo far passare le loro idee di smantellamento dello stato sociale, di risoluzione affaristica della questione rifiuti, di svendita del grande patrimonio culturale del comune di Napoli.

A partire da un confronto serio e serrato sulle opzioni programmatiche, invece, possiamo costruire un asse di convergenza, dialogo e governo con De Magistris, al quale ci legano le prospettive della battaglia per la legalità e la trasparenza, la risoluzione organica e senza nuovi termovalorizzatori della questioni rifiuti, la tutela della valenza pubblica di beni primari come l’acqua, la valorizzazione della cultura.

Per queste ragioni sin dal giorno successivo ai risultati del primo turno, ho iniziato, con chiarezza e forza, senza alcuna remora, ad appoggiare Luigi De Magistris.

Certo il voto del primo turno necessita approfondimenti e una seria riflessione. Soprattutto da parte del Partito Democratico.

Diciamolo con chiarezza: il PD esce sconfitto da questa tornata elettorale, e questo pone la necessità di un serio ripensamento delle strategie e dell’azione messe in campo, soprattutto nella prospettiva di un profondo rinnovamento della classe dirigente locale.

Ma non partiamo da zero. Anche in queste elezioni abbiamo confermato che laddove il Partito è fortemente radicato, operando con continuità sul territorio, riesce a confermare la fiducia del suo elettorato. Napoli Est è l’esempio più limpido, e da questi territori viene il neo consigliere Aniello Esposito, la cui elezione saluto con grande gioia. Ma anche in altre zone come Fuorigrotta, alla cui presidenza di municipalità è stato eletto Giorgio De Francesco, il PD, nella situazione di generale perdita di consensi, mantiene un rapporto privilegiato con i cittadini.

Da qui dobbiamo ripartire, dalla capacità di tornare a discutere con le persone, di uscire dalle stanze, di batterci quotidianamente per i nostri diritti, la nostra città, la nostra regione, la nostra Italia.

Il voto dei ballottaggi, infatti, a Napoli come a Milano, assume un valore ed un significato nazionale, e può essere davvero l’avviso di sfratto a questo fallimentare governo nazionale, rappresentando al contempo il vero inizio di superamento del berlusconismo.

Anche per questo, allora, il  29 e 30  maggio andiamo a votare, e non facciamo mancare il nostro sostegno a Luigi De Magistris.

 

 

 

Quell’ufficio dell’ASL di Caserta uccide di nuovo Alberto Varone

Alberto Varone è un gran lavoratore. Ha 5 figli, per mantenere la sua famiglia si alza ogni notte alle 3, con la Kedett rossa da Sessa Aurunca arriva a San Nicola la Strada, va a prendere i giornali, poi li distribuisce in una trentina di edicole tra Roccamonfina e le frazioni di Sessa. Concluso il giro, verso le otto del mattino, raggiunge la moglie al negozio di mobili che gestiscono. Alberto Varone è un uomo onesto e fiero, non si è mai piegato ai ricatti dei camorristi, quelli del clan Esposito che dalla fine degli anni Ottanta domina la zona. E il suo no glielo grida in faccia. Un affronto che il capoclan, Mario Esposito non gli perdona. Ne decreta la morte. Il 24 luglio del 1991, Alberto Varone come ogni notte, è sulla via Appia, guida la sua auto piena di giornali. Lo raggiunge un kommando di fuoco, gli sbarrano la strada, gli sparano con un fucile a canne mozze, poi gli sparano in faccia. Ma Alberto è tosto, non muore subito. Finirà qualche ora più tardi su un letto di ospedale, ma prima riuscirà a far capire alla moglie chi è stato ad ucciderlo. Il figlio di Aberto, Giancarlo, ha la fierezza del padre. Decide, con l’aiuto degli amici, di riprenderne il lavoro, alzarsi di notte, distribuire i giornali. Non mancano le minacce, ritornano le ritorsioni del clan. Tuttavia la madre, con il conforto del Vescovo Nogaro, supera le paure per i figli, decide di denunciare gli assassini del marito. Le minacce si fanno più pressanti. La famiglia Varone entra nel programma di protezione, sono portati tutti via. Da allora, come purtroppo è inevitabile, nessuno sa più nulla di loro. Poco a poco, tutti sembrano dimenticare questa storia, nessuno ne parla più per anni. Qualcuno, però, tiene duro, continua a ricordare e fa di quel ricordo un punto di forza della sua lotta, strenua, dura, per la legalità. E’ Simmaco Perillo, con la sua cooperativa Al di là dei sogni. Ci lavorano persone che vivono disagio, per lo più provenienti dalla salute mentale. Decine di uomini e donne che erano stati legati per anni ai letti di contenzione, che erano stati definiti socialmente pericolosi, oggi sono soci della cooperativa, lavorano lì, perfettamente integrati nella loro comunità. Lo fanno grazie ad uno strumento, i budget di salute, che permette di superare la logica delle RSA, produce un enorme risparmio per la sanità, restituisce queste persone al diritto di cittadinanza. Questi ragazzi hanno in gestione un bene confiscato ad Antonio Moccia. Decidono di intitolarlo ad Alberto Varone. Coltivano i terreni del bene confiscato. Producono centinaia di vasetti di melanzane che mettono in vendita e presentano nel luglio di quest’anno in una grande manifestazione pubblica nell’aula consiliare del comune di Sessa. Centinaia di persone, alla fine, scendono in piazza, e dopo 19 anni viene gridato il nome di Alberto Varone. Una comunità intera restituisce ad una vittima innocente della camorra la sua dignità, grida un no secco in faccia ai clan. Ma oggi, l’Ufficio Sociosanitario del distretto 14 dell’ASL di Caserta, che si oppone ai budget di salute, interrompe da un giorno all’altro i Progetti Riabilitativi Terapeutici Individuali. Con procedure tutt’altro che trasparenti, senza aver mai visitato negli ultimi due anni queste persone, senza sapere se gli obiettivi sociosanitari sono stati raggiunti, senza sapere che molte di queste persone non hanno più nemmeno una casa o una famiglia dove tornare. Per loro si spalancherebbero a breve, nuovamente, le porte delle RSA. E si produce l’effetto di far chiudere quel bene confiscato. Così, per interessi oscuri, un pezzo dello Stato decide di uccidere di nuovo Alberto Varone.

 

Antonio Amato

Presidente commissione regionale sui beni confiscati

Budget di salute, un’audizione choccante. Si rinuncia a risparmio e garanzia di diritti per interessi oscuri. E si mettono a repentaglio le più significative esperienze di riutilizzo dei beni confiscati

«E stata un’audizione choccante: per ragioni tutte da chiarire si sta rinunciando a un forte risparmio in un settore disastrato come quello della sanità, si stanno privando cittadini che vivono in condizioni di disagio del diritto alla cura, al lavoro e alla casa, se non si interverrà i responsabili di alcune delle più significative esperienze sui beni confiscati, come quelle di San Cipriano d’Aversa e Miano di Sessa il 30 settembre consegneranno le chiavi delle strutture e dichiareranno la sconfitta dello stato alla lotta alla camorra per l’inezia delle istituzioni» Lo afferma il Presidente della Commisione sui Beni Confiscati Antonio Amato al termine dell’audizione sul tema dell’utilizzo dei budget di salute nelle esperienze di riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata, che la commissione ha tenuto questa mattina, alla presenza del vicepresidente Amente e del Consigliere Regionale Sommese, cui hanno partecipato il coordinatore dell’area sociosanitaria ex Ce2 Giuseppe Nese, il responsabile di Libera Mauro Baldascino, Peppe Pagano e Simmaco Perillo per la consulta III Settore ex Ce2, la dott.ssa Romano per l’assessorato regionale alla sanità, la dott.ssa  Mascolo per l’assessorato regionale ai rapporti coi comuni e i consorzi. Questi i dati emersi: i budget di salute, utilizzati per garantire assistenza e sostegno sociale, abitativo e lavorativo a persone che vivono disagio (anziani, disabili, pazienti psichiatrici, pazienti HIV, malati terminali, immigrati, minori) utilizzati per 1094 persone nell’ASL di Caserta comportano una spesa annua di  9 milioni e 453 mila euro, determinando un risparmio di almeno il 30%  rispetto alle più tradizionali pratiche di  residenza nelle strutture private convenzionate. Tuttavia in molti distretti si comunica che questi strumenti non possono più essere utilizzati. 1,3 milioni di euro sono bloccati dalla mancata ratifica delle convenzioni coi comuni da parte dell’ASL di Caserta che pure la stessa ASL dovrebbe avere dagli ambiti territoriali. A decine di persone, da un giorno all’altro, vengono sospesi i Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali (PTRI), costringendoli a uscire dalle cooperative nelle quali sono soci e a tornare a carico di famiglie  che spesso non hanno più.  «Non si capisce perché l’ASL rinunci a questo strumento» afferma ancora Amato «è vero che non esiste una norma di riferimento, ma l’assessorato alla sanità anche oggi ha chiarito che non c’è alcun motivo ostativo al suo utilizzo. Il Presidente Caldoro ha scritto a chi li utilizza nei beni confiscati incitandoli ad andare avanti, e l’ASL di Caserta continua a porre ostacoli. Lo aveva fatto in passato con il commissario Gambacorta, continua a farlo oggi con decisioni di singoli coordinatori di servizi e con la mancanza di qualsiasi dialogo coi soggetti interessati dell’attuale commissario, il Professor Romano, che anche oggi non si è presentato. E’ vero che ha delegato il Dottor Nese, ma quest’ultimo rappresenta quel pezzo di ASL, l’ex CE2, che vuole e sperimenta da tempo questi strumenti e non l’altro, l’ex CE1, che invece continua inspiegabilmente ad opporsi. Diciamolo con franchezza, almeno per quanto riguarda i PTRI l’unione delle due ASL non produce né risparmio né benefici. Anzi al contrario, si spende di più per garantire meno diritti a meno persone, e, data la peculiarità dello strumento che è utilizzato nei beni confiscati si mina alla base il loro riutilizzo sociale» Amato ha quindi annunciato che la commissione continuerà a seguire con attenzione la vicenda, che è allo studio una specifica normativa sui budget di salute nei beni confiscati e che, entro il mese di ottobre, si terrà un incontro pubblico nel quale «tutte le parti dovranno sedersi intorno al tavolo e chiarirci cosa sta accadendo. Esistono, in questa vicenda, troppi punti oscuri»

Antonio Amato: un’opposizione ferma e costruttiva. Il PD sappia accettare la necessità di cambiamento rivendicata dai cittadini

«Essere per la terza elezione regionale di seguito il candidato più votato nella città di Napoli dei DS prima e del PD poi mi riempie di soddisfazione, e mi carica, naturalmente di responsabilità» lo afferma in una nota il consigliere del PD Antonio Amato rieletto al consiglio regionale della Campania «In un clima contrassegnato dallo spostamento dell’elettorato verso il centro destra, questo dato diventa ancora più significativo. La campagna elettorale è stata difficile ma comunque entusiasmante, fatta del contatto diretto con migliaia di cittadini. La rielezione è il risultato di un lavoro di gruppo che porta avanti con coerenza e forza il progetto politico di Area Democratica. Ora ci aspetta un’opposizione che dovrà essere ferma e costruttiva. I rappresentanti istituzionali devono lavorare per i cittadini ed i territori. Nel Centro Sinistra» continua Amato «si apre una nuova fase ed a partire dal PD è necessaria una profonda riflessione. Rivendico la scelta di De Luca come la migliore possibile, e indico al mio partito la necessità di proseguire sulla traccia di rinnovamento che è stata avviata con De Luca. E’ il momento della ricostruzione, e lo sguardo deve essere rivolto al futuro. Basta conflittualità e scontri di fazione, si dia vigore al nuovo progetto riformista che è stato messo in campo a partire da queste regionali. Abbiamo perso» conclude Amato «I cittadini hanno indicato con forza una volontà do cambiamento. Dobbiamo essere capaci di accettare questa sfida. Uscendo dalle stanze e tornando a fare politica attiva sui territori»

I mari della luna e la gestione pubblica dell’acqua. Esiste una proposta di legge in consiglio.

INTERVENTO PUBBLICATO SU “LA REPUBBLICA”,

SABATO 7 NOVEMBRE 2009

 

 

Già ci siamo abituati al fatto che per bere bisogna stappare, comprare bottiglie e lasciarci affascinare dall’etichetta che “fa fare din din” o a da quell’altra che promette di farci dimagrire. Ed ora il Senato ci dice che anche l’aprire i rubinetti, il far scorrere l’acqua dentro le nostre case, deve essere gestito dai privati, deve risultare fonte di profitto. L’acqua diventa merce da vendere e comprare con lo scopo primario di far soldi. Perché il decreto legge 135 prevede che, nella gestione dell’acqua, oggi affidata attraverso gli ATO a gestioni completamente pubbliche o miste pubblico-privato, i privati, con quote di partecipazione non inferiori al 40%, determinerebbero quantità e qualità degli investimenti, rendendo nulli, nella pratica, possibilità di controllo e gestione da parte del pubblico. Vengono intaccati gli stessi principi di base della legge Galli, per i quali “Tutte le acque superficiali e sotterranee… sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà”, che “qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”, che “gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse”. La privatizzazione presentata al Senato comporterebbe un inevitabile aumento delle tariffe, senza per questo determinare un miglioramento del servizio e della rete. I dati ufficiali del 2008 sugli ATO, in questo senso, parlano molto chiaro. Penso, allora, che in Campania dobbiamo guardare con molto interesse alla proposta di Vendola di tornare, per la Puglia, ad una gestione completamente pubblica. Anche perché una proposta analoga è stata presentanta dall’allora gruppo regionale DS, di cui ero capogruppo, nel lontano 2006. La proposta prevedeva, tra l’altro, la costituzione di una SPA a totale capitale pubblico, aperta alla partecipazione di altre regioni, per la gestione e la manutenzione della rete idrica. Giunta al vaglio della IV commissione, per responsabilità politiche diffuse che ci coinvolgono tutti, la proposta non è più stata affrontata. Non ci sono scusanti, ma a fronte di quanto si è verificato al Senato, credo sia ora dirimente tornare a discuterne, verificarne fattibilità ed eventuali aggiustamenti, e, se i tempi lo permetteranno, portarla all’esame del consiglio. Soprattutto però, solleciterò consiglio e giunta perché, nell’immediato, si giunga, quantomeno, ad un’urgente dichiarazione di intenti che rivendichi l’acqua come bene non mercificabile. Non si tratta di una questione ideologica, ma di evitare che un bene primario come l’acqua diventi una questione di business. Questo tema dovrà essere al centro del prossimo programma di coalizione per le regionali, ed il PD deve aprire da subito una discussione di merito. Mi viene in mente una filastrocca di Rodari: “nei mari della luna i tuffi non si fanno, non c’è una goccia d’acqua, pesci non ce ne stanno. Che magnifico mare …” soprattutto perché, quantomeno, non si potrà privatizzare.  

 

Antonio Amato

Intervento pubblicato su “la Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009. Fiaccole per Giovanni

Giovanni Tagliaferri muore il 13 aprile scorso, lunedì di Pasquetta, a via Colombo a Napoli,  per un apprezzamento fatto ad una ragazza da un amico in macchina con lui. Giovanni Tagliaferri muore dissanguato perché tre ragazzi, per vendicare “l’affronto”, lo assalgono, due lo pugnalano più volte con estrema violenza, con una lama da almeno 6 cm rescindendogli l’arteria femorale. Giovanni Tagliaferri muore  quando ha solo 21 anni perché per un bravo ragazzo la ferocia del branco può risultare fatale. E’ la legge del sangue, paghi con la vita anche un semplice sorriso ad una ragazza che non dovevi nemmeno guardare,  anche se, come ammettono i suoi assassini, non hai fatto nulla. E’ la ferocia di una violenza consumata in disprezzo del valore della vita, e mentre lo colpiscono gli gridano la loro rabbia “devi morire”. Gli assassini dopo essere stati identificati dalla polizia si sono costituiti. Questa volta, dunque, la giustizia ha fatto il suo corso. Il prossimo 7 ottobre ci sarà l’udienza, gli assassini, infatti, hanno chiesto il rito abbreviato. Godranno così di tutti i benefici previsti dalla legge, dello sconto di un terzo della pena (un massimo di quindici anni di detenzione) perché da anni si attende una riforma del  codice penale che però giace tra le polverose carte di un Parlamento troppo occupato in leggi ad personam, per preoccuparsi dei drammi dei comuni cittadini. E, ancora oggi, resta inevasa la domanda di fondo, quella più importante: perché? Perché questi tre ragazzi hanno barbaramente ucciso Giovanni senza mostrare il minimo senso di umanità e pietas? I genitori, i parenti, gli amici di Giovanni continuano incessantemente a chiederselo, ma la ragione non riesce a dare spiegazioni che aiutino il dolore. Dopo il clamore dell’episodio, poi, il dramma del silenzio. Chi vive queste atrocità paga, in seguito, anche la dimenticanza delle istituzioni e della maggioranza dei cittadini. E l’assordante silenzio dà spazio al ripetersi di questi episodi. La violenza si nutre della desertificazione che oggi subisce la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, oppressa dal clima pesante dell’indifferenza e della  “normalità” della sopraffazione. Per essere vicini alla famiglia ed agli mici di Giovanni, per non far passare la vicenda processuale sotto un pericoloso silenzio, per continuare a ricordare e per rianimare la nostra coscienza civile, lunedì prossimo, a partire dalle 19,00 ci sarà una fiaccolata per Giovanni che partirà da Piazza Municipio. Non solo do la mia adesione, ma, soprattutto, invito tutti i rappresentanti istituzionali a partecipare. Governatore, Sindaco, assessori, consiglieri, hanno il dovere di stringersi alla famiglia di Giovanni, di mostrare la loro vigile attenzione sull’intera vicenda, di indicare, concretamente, che Napoli, nonostante le tragedie che vive, sa dire no all’imbarbarimento, sa ricordare, sa fare di accadimenti come questo un insegnamento per i più giovani, provando, almeno provando, a rendere un pò meno assurda l’inspiegabilità di una vita così tragicamente spezzata.

 

Antonio Amato

La Gelmini delira, e nel frattempo migliaia di lavoratori della scuola si ritrovano disoccupati

«Più che alle parole della Gelmini guardo ai dati: ad esempio, quanti insegnati precari di italiano sono stati convocati quest’anno nell’intera provincia di Napoli per le scuole medie? Zero, nemmeno un insegnante. E mentre migliaia di lavoratori si trovano improvvisamente disoccupati e senza prospettive si mette a rischio il futuro di tutti i nostri giovani» afferma il consigliere regionale Antonio Amato commentando le dichiarazioni del ministro Gelmini questa mattina a Nisida «Quando poi vengono distrutte istituzioni che rivestono un ruolo sociale fondamentale come il Liceo Serale Margherita di Savoia, si comprende che è a rischio un intero modello sociale e culturale. Le posizioni del Ministro Gelmini sono deliranti e sembrano tese esclusivamente a gettare benzina sul fuoco di una situazione drammaticamente incendiaria innescata dalle sue scelte scellerate. La Gelmini parla di mandare fuori dalla scuola personale politicizzato quando la realtà da lei determinata, solo in Campania, è di oltre ottomila precari gettati per strada per scelte di natura economicistica tese alla distruzione della scuola pubblica. Alla piena solidarietà ai lavoratori della scuola costretti a scendere in piazza» continua Amato «si devono aggiungere tutti gli sforzi istituzionali e politici per porre un argine alle scelleratezze compiute. Gli accordi siglati dalla Regione Campania sono importanti ma non possono servire da alibi al Ministro. Occorre» conclude Amato «intervenire con urgenza per definire una grande iniziativa politica che fermi la distruzione della scuola pubblica»

Una legge regionale contro il nuovo razzismo

Intervento pubblicato su la Repubblica del 24 luglio 2009

 

Un lavoratore del Burkina gambizzato, un migrante picchiato e apostrofato “sporco negro”, quindici senegalesi non fatti salire su un treno. Questo solo a Napoli. Ma in tutt’Italia si susseguono eventi di intolleranza e violenza.

Episodi, si dirà. Ma dietro i singoli eventi sembra spirare un vento perverso, fautore di un clima di rigetto e rifiuto dell’Altro. A partire dalla sua pelle, dalle sue fattezze fisiche, finanche dal suo presunto “odore”.

Contini, nel dopoguerra, spiegava che la parola razza non deriva dall’etimo latino ratio, ma dal francese haraz, razzo, termine che si riferisce ai cavalli. Svelava l’origine “equina” del concetto e si rammaricava dello sforzo che nei secoli era stato fatto per trovarne una nobile genesi.

Si sperava, dopo gli orrori dei totalitarismi, che il risveglio civile dell’Europa determinasse il superamento di pratiche e mentalità aberranti. Ed invece, i pregiudizi razziali, fatti uscire dalla porta principale dal progresso scientifico e culturale, sembrano rientrare dalle finestre del senso comune, avvalorati da un clima di paura e chiusura in se stessi che i governi, e soprattutto quello italiano, sostengono con leggi dal chiaro fondamento razzista.

Quanto previsto dal Decreto Sicurezza genera una perversa spirale di intolleranza, che coinvolge singoli e collettività che rifiutano tutti quelli considerati estranei. Il confine che delimita “gli stranieri” tende ad allargarsi sempre più, ad includere/escludere sempre nuove categorie di esseri umani. Un confine mobile dal quale nessuno può dirsi escluso.

È per queste ragioni che tutti gli episodi di stampo razzista necessitano di un’attenzione costante delle istituzioni, chiamate ad arginare una deriva che è insieme istituzionale, sociale e culturale. Come Ente Regionale non abbiamo gli strumenti per bloccare quanto previsto dal Decreto Sicurezza, ma si può intervenire per cercare di porre quantomeno degli argini.

In questo senso, da troppo tempo, oltre due anni, attende il completamento del suo iter il disegno di legge sulle “Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania” varato dalla giunta e già approvato dalla VI Commissione.

Ho già sollecitato il Presidente del Consiglio Regionale e tutti i Capigruppo per il completamento del percorso istituzionale. Di fronte all’imbarbarimento sociale e culturale che viviamo, c’è la necessità di stabilire norme certe di accoglienza e sostegno ai migranti.

La legge sostiene principi democratici e tutela i diritti fondamentali, indipendentemente dalla posizione giuridica: in particolare salute, infanzia e maternità.

È oggi necessario dare un segnale di civiltà che collochi la nostra Regione nei sentieri del rispetto dell’Altro, al di là di qualsiasi concetto di clandestinità.

La Campania è sempre stata un territorio accogliente, e sono convinto che la maggioranza della popolazione lo sia ancora. Bisogna sostenere questi sentimenti e non farli soffocare dalla paura.

 

Antonio Amato

6 e 7 giugno, Elezioni Europee e Provinciali, un appuntamento fondamentale per il nostro futuro

Caro compagno/a, caro amico/a,

il momento che attraversiamo è estremamente difficile: ci attanaglia una crisi economica che rende un lusso anche la spesa quotidiana, migliaia di lavoratori vengono licenziati, crescono le forme di precariato. La politica troppo spesso non riesce a dare le risposte adeguate. Il Governo di Centro Destra, sempre più sbilanciato verso il Nord sotto i ricatti della Lega, non riesce a fronteggiare l’emergenza che stiamo vivendo. Dietro i proclami si nasconde il vuoto. E il Sud, e la gente del Sud, viene dimenticata. Le prossime elezioni del 6 e 7 giugno rappresentano un appuntamento fondamentale. Siamo chiamati ad eleggere Presidente e consiglieri della Provincia di Napoli ed i nostri rappresentanti nel Parlamento Europeo.
In queste istituzioni servono uomini e donne capaci, responsabili, consapevoli dei nostri problemi e pronti a lavorare per noi.
Il Partito Democratico raccoglie questa sfida, ed ha messo in campo gente di valore.
Alla Provincia ha candidato come Presidente LUIGI NICOLAIS, scienziato di fama internazionale che ha già dato prova delle sue grandi capacità di amministratore pubblico prima come Assessore Regionale alla Ricerca Scientifica e quindi come Ministro della Repubblica all’Innovazione. Con NICOLAIS si apre una nuova fase della politica campana, si lavorerà per costruire la Città Metropolitana di Napoli e dare nuove concrete opportunità di sviluppo per i nostri territori e per i nostri giovani.
Insieme a Nicolais, nei diversi collegi, per il Partito Democratico, si presentano donne ed uomini di grande qualità umana e politica. Tra questi al collegio XII – Fuorigrotta, c’è PEPPE BALZAMO, Presidente di questa Municipalità, uomo che è nato e vive nel nostro quartiere, che da sempre si batte per migliorare il nostro territorio, che ha già realizzato cose importanti e che ha idee e progetti chiari per il futuro; al collegio X Vomero – Arenella, c’è ALESSADNRO CAPONE, il più giovane candidato del collegio, già consigliere di questa Municipalità presidente della Commissione “Legalità – sicurezza e politiche sociali”, incarna i valori e la passione della gioventù cui si uniscono competenza ed esperienza; al collegio XXIII Castellammare, c’è NORA DI NOCERA, professionalmente impegnata nel mondo della sanità come informatrice farmaceutica, rappresentante sindacale della CGIL Campania, in prima fila nelle lotte per le fasce sociali più deboli, è sempre stata una fiera attivista nelle battaglie per il territorio di Castellammare.
Alle Europee con il PD, per la Circoscrizione Italia Meridionale, si candidano PASQUALE SOMMESE e GRAZIELLA PAGANO.
PASQUALE SOMMESE, Presidente della Commissione Urbanistica del Consiglio Regionale, viene dalla Margherita, abbiamo percorsi politici diversi, ma oggi ci riconosciamo con forza nel grande progetto del PD. In Regione, già prima della costituzione del Partito Democratico, c’è stata tra di noi grande sintonia e stima reciproca. Perché PASQUALE SOMMESE, come me, è legato ai territori e punta sulla concretezza del fare. Insieme abbiamo lavorato ad importanti provvedimenti per i trasporti, la casa, l’ambiente.
GRAZIELLA PAGANO, storica rappresentante delle battaglie per i diritti delle donne, ha sempre dato prova di grande capacità politica in tutti i ruoli che ha rivestito al Consiglio Comunale di Napoli, al Parlamento Nazionale ed al Parlamento Europeo. Si è sempre spesa per la nostra città, ed oggi rappresenta uno dei più autorevoli dirigenti nazionali del PD.
Ti chiedo allora di sostenerli, di andare il 6 e 7 giugno alle urne per votare alla Provincia (scheda gialla) NICOLAIS presidente con il Partito Democratico ed i suoi candidati, e scrivere SOMMESE e PAGANO sulla scheda arancione delle Europee. Con loro costruiremo una rete per dare risposte serie alle questioni del nostro quartiere, della nostra città, della nostra regione.
Con NICOLAIS ed i candidati del Partito Democratico alla Provincia, e SOMMESE e PAGANO al Parlamento Europeo, mi impegno a trovare soluzioni concrete per affrontare le problematiche inerenti la casa, la formazione e il lavoro, il futuro dei nostri giovani. Caro compagno/a, caro amico/a, “la storia siamo noi”, e con il tuo voto puoi dare forza al nostro progetto, puoi aiutare concretamente i nostri territori.

Ti ringrazio e ti saluto con affetto.

Antonio Amato

Nella Resistenza e nella Liberazione le fondamenta della nostra Democrazia

«Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà». Lo scriveva Antonio Gramsci. E, guardando al 25 aprile del 1945, verrebbe da dire che fu proprio questo il principio ispiratore del popolo italiano. Vittima dei martiri dei bombardamenti, delle barbarie dei nazisti, delle conseguenze del ventennio dittatoriale mussoliniano, costretto in condizioni economiche e sociali disastrose, abbandonato da un Re fuggiasco, sospeso tra l’avanzata alleata, l’occupazione delle truppe tedesche, la Repubblica fantoccio di Salò, l’insieme di tutte queste condizioni avrebbe potuto piegare gli italiani alla rassegnazione, in attesa del concludersi degli accadimenti. Ed invece, con impeto di orgoglio, audacia e coraggio, il nostro popolo ha saputo riscattarsi, risollevarsi, lottare, anche a costo di enormi sacrifici e perdite, in nome del valore della libertà. La speranza di poter costruire un futuro migliore ha guidato, fin dalle Quattro Giornate di Napoli, migliaia e migliaia di donne e uomini, pronti anche al sacrificio della propria vita pur di RESISTERE.

I partigiani, tutti, gran parte della popolazione, le forze politiche che si opposero al fascismo, fecero della RESISTENZA e della SPERANZA le fondamenta sulle quali sono state costruite la nostra Repubblica, la nostra Costituzione. Se, allora, dobbiamo immensa gratitudine a tutte quelle donne e quegli uomini che nella lotta alla dittatura fascista hanno perso la vita e gli affetti più cari, allo stesso tempo non possiamo poi tradire il loro sacrificio rinunciando al loro insegnamento etico, morale, politico e civile. Il 25 aprile può essere Festa della Liberazione solo se facciamo della RESISTENZA e della SPERANZA il nostro ineludibile riferimento valoriale, solo se abbiamo la capacità di non subire gli accadimenti, di farci parte attiva dei processi di rinnovamento e cambiamento, se abbiamo la volontà e la forza di pensare che un futuro migliore del presente può essere costruito a partire dal nostro impegno. Solo allora potremo festeggiare davvero il 25 aprile. Non è semplice, lo so bene, soprattutto rispetto alle miserie che troppo spesso attanagliano il nostro presente. Ma credo, fermamente, che abbiamo il dovere di crederci e provarci.

La nostra Democrazia si fonda sulla Liberazione. E’ vero, il 25 aprile non appartiene ad un’unica bandiera, ma chi, a partire dalle più alte cariche istituzionali, vuole prendere parte ai festeggiamenti per questa ricorrenza, dovrebbe poi anche riconoscerne e perseguirne i valori intrinseci.

Libertà, partecipazione democratica, antifascismo, non sono vuote parole, ma i pilastri della nostra società. Festeggiare il 25 aprile non può voler dire prendere parte ad una parata per meri calcoli di opportunismo politico. Festeggiare il 25 aprile vuol dire assumersi la responsabilità di questi valori e lottare quotidianamente per essi.