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Audizione con il Procuratore Capo di Santa Maria Capua Vetere Lembo, per il quale “Molti sindaci devono fare i conti con convitati di pietra. E’ forte la preoccupazione per il trasferimento ai comuni della gestione di rifiuti, in molti comuni la raccolta differenziata è falsa”, e nel frattempo lancia l’allarme “Ma chi controlla i controllori?” Il Presidente Amato «L’intreccio tra lecito e criminale centrale nell’affaire rifiuti campano»

«Assumiamo con grande preoccupazione le informazioni rese oggi dal procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, il Dott. Lembo e ci attiveremo per porre le questioni sollevate come priorità da affrontare e definire sia con la giunta regionale che con le altre istituzioni interessate» E’ questo il primo commento di Antonio Amato Presidente della III Commissione Regionale Speciale su ecomafia, bonifiche ambientali e siti rifiuti a seguito dell’audizione svolta quest’oggi con il Procuratore Capo di Santa Maria Capua Vetere Lembo, cui hanno partecipato i consiglieri regionali Gabriele, Fabozzi, Caputo e De Lucia ed il Commissario Antiracket della Regione Campania Franco Malvano. Lembo ha confermato «l’opinione mia personale e del mio ufficio circa l’attuale inopportunità di affidare ai comuni la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti: si tratta di una decisione estremamente pericolosa» Per Lembo, infatti, sarebbero presenti in molti comuni «convitati di pietra coi quali i sindaci sono costretti a fare i conti e che detengono il potere necessario a condizionare le politiche territoriali. E non si può far finta che questi convitati non esistano. L’arresto di Iovine al di là di facili entusiami sta lì a dimostrarlo». Per il Procuratore Capo, inoltre, in molti di questi comuni «da un vero e proprio pedinamento dei sacchetti di spazzatura, si è evidenziata una raccolta differenziata finta» che mette in risalto «un interesse alla raccolta indifferenziata». Duro il giudizio espresso sui consorzi come il Ce4 «Si è dimostrato che alcune di queste società obbedivano a comitati di interesse criminale, mentre si assumeva in modo clientelare e i bilanci non sono mai stati presentati». L’unificazione dei consorzi, quindi «pur rispondendo ad una logica di razionalizzazione, in assenza dei dovuti controlli» rischia di determinare «il perpetuarsi delle gravissime distorsioni che si sono avute in passato». Ed è proprio sulla questione dei controlli che Lembo insiste «I controlli di legalità amministrativa andrebbero fatti prima di quelli giudiziari. Ma il vero tema è: chi controlla i controllori? Buona parte dei controllori si sono dimostrati spesso criminali che vivono di corruzione e concussione. Gruppi di funzionari dello stato che operano alle spalle dello Stato. Nella Provincia di Caserta questo è un costume enormemente diffuso». Chiaro il riferimento alla vicenda dei Regi Lagni «La depurazione non avveniva e spesso i fanghi cosiddetti di depurazione inquinavano ulteriormente acqua che entrava già inquinata. Ma se noi abbiamo reso noto tutto questo, come è possibile che nessuno presso questa Regione, che pure ne ha titolarità, ha mai effettuato un’attività di verifica sui controlli? Come si è fatto a non vedere? E perché nessun rappresentate istituzionale regionale ci ha mai chiesto di consultare gli atti delle indagini realizzate per verificare la fallacia del sistema di controllo e apportare i dovuti correttivi?» Il Presidente Amato ha annunciato la richiesta della copia delle ordinanze di custodia cautelare per le indagini realizzate sulla vicenda dei Regi Lagni e ha sottolineato come «Quella del controllo dei controllori è questione dirimente, che soprattutto per l’allarme lanciato dal Dott. Lembo circa il trasferimento ai comuni della gestione della raccolta e dello smaltimento rifiuti diventa fondamentale. Così come è prioritaria l’opera di bonifica dei Regi Lagni. Continuiamo ad acquisire» continua Amato «dati e rilevazioni che indicano nel perverso intreccio tra legale-illegale, tra lecito e criminale, il vero tema dell’intero affaire rifiuti in Campania». Nel corso dell’audizione, infine, il commissario Malavano ha sollevato la questione della Polizia provinciale che pure avrebbe tra i cuoi compiti prioritari la tutela ambientale. Ma a specifica domanda al Procuratore Lembo se i suoi uffici avessero mai avuto contatto con questo copro, Lembo non ha potuto che rispondere con un secco “no”. Malvano, allora, ha sottolineato che lavorerà nelle prossime settimane per portare al centro dell’agenda istituzionale proprio il ruolo che deve svolgere la polizia provinciale.

Incontro con i Procuratori capo Lepore e Mancuso. I Tir coi rifiuti tossici di Pianura, la drammatica situazione di Giugliano, le carcasse di bufali nei regi lagni di Acerra: disastri ambientali su cui intervenire con urgenza. Bisogna poi capire cosa accade nel Porto di Napoli.

«Abbiamo interloquito con i procuratori capo Lepore e Mancuso per individuare una serie di punti nevralgici sui quali intervenire» lo afferma il Presidente della Commissione regionale su ecomafie, bonifiche ambientali e siti di smaltimento rifiuti Antonio Amato al termine dell’incontro che la commissione ha tenuto quest’oggi con i Procuratori Capo di Napoli e Nola «Esistono chiaramente delle priorità che vanno affrontate, a partire da quella che lo stesso Lepore ha definito “la bomba ecologica” di Pianura. A breve la Commissione si recherà lì per un sopralluogo alla discarica Difrabi. La presenza di interi TIR con materiale inquinante seppelliti, i dati della relazione Noviello, impongono una priorità di intervento per la quale sono sì necessari fondi, ma soprattutto una programmazione utile a capire chi e come gestirà le bonifiche. Stesso discorso» continua Amato «vale per altre due chiare priorità: Giugliano, per la cui bonifica i fondi destinati restano insufficienti, e Acerra/Marigliano, dove, nell’area dei Regi Lagni si continuano ad accumulare carcasse di bufali maschi. Ci recheremo in sopralluogo anche nel nolano per verificare la persistenza di decine di discariche abusive. C’è però un altro dato inquietante che è emerso» dice Amato «Ed è quello relativo alla “spedizione” di rifiuti speciali verso l’Oriente e l’Africa attraverso il Porto di Napoli. Anche su questo punto è necessario un ulteriore approfondimento che cercheremo di avere anche con l’Autorità Portuale. Ma nel Porto di Napoli, evidentemente, ci sono molti chiaroscuri relativi alla questione rifiuti che vanno chiariti. A fronte dell’emergenza rifiuti» afferma ancora Amato «si è convenuto sulla necessità di superare la logica della provincializzazione da un lato e strutturare interventi che coinvolgano i cittadini ed i comitati ricostruendo un clima di fiducia con le istituzioni che è stato interrotto». Altro punto affrontato nell’incontro quello della prevenzione e del contrasto dei roghi tossici «Sicuramente accogliamo la necessità che si è evidenziata di lavorare sulla programmazione a monte, e quindi, prioritariamente capire quanti sono i produttori di pneumatici, le autocarrozzerie e le fonderie presenti sul territorio, per individuarne la produzione di rifiuti» conclude Amato «ed abbiamo presentato ai Procuratori la proposta elaborata dalla commissione di istituire apposite unità di crisi interforze che operino sul territorio»

positiva audizione sui budget di salute con il commissario dell’ASL di Caserta.

«L’audizione  all’ASL di Caserta, alla presenza del suo commissario il Prof.re Romano, è stata sicuramente positiva: insieme, nelle more delle previsioni legislative vigenti, si è convenuto di confermare, almeno fino a dicembre, i budget di salute già esistenti e impiegati nelle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati» lo afferma il presidente della commissione regionale sui beni confiscati Antonio Amato al termine dell’audizione promossa dalla commissione per discutere del tema dell’utilizzo dei budget di salute all’interno dei beni confiscati «Si era creata una situazione complessa che, evidentemente per errori procedurali, sospendeva alcuni Piani Terapeutici Individuali mettendo a rischio alcune delle migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati come quella sul bene intitolato ad Alberto Varone. Il Professore Romano» continua Amato «ha assunto l’impegno di confermare i budget di salute esistenti e questo permetterà di garantire il diritto alla salute dei soggetti coinvolti e di riprendere il lavoro nei beni confiscati interessati». All’audizione hanno partecipato il vicepresidente della commissione sanità Anna Petrone, i consiglieri regionali Enrico Fabozzi, Gennaro Oliviero,  Pasquale De Lucia, il rappresentante di Libera Caserta Mauro Baldascino, i rappresentanti della Consulta del III settore Giuseppe Pagano e Simmaco Perillo. Al termine dell’incontro è stato poi firmato un documento che “riconosce i budget di salute ed i piani terapeutici individualizzati come metodologie di grande utilità”, ed impegna i sottoscrittori a “promuoverne l’utilizzo ed a rimuovere tutte le difficoltà di carattere burocratico – amministrativo che li ostacolano”, prevedendo l’aggiornamento di un tavolo di confronto interistituzionale per verificare l’evoluzione della metodologia stessa e del suo utilizzo «Ringrazio il Commissario dell’ASL, il prof. Romano, per la disponibilità e la sensibilità dimostrate» afferma ancora il Presidente Amato «In attesa che la normativa regionale dedicata a questo argomento presentata dal collega Oliviero e già sottoscritta dal Presidente del Consiglio Paolo Romano completi il suo iter, questo documento rappresenta un buon punto di partenza sul quale lavorare. Oltre alla risoluzione della questione emergenziale che si era venuta a creare, infatti, c’è la necessità di affrontare in modo strutturale il problema e non ritrovarci al 31 dicembre in una nuova emergenza che coinvolga oltre 160 cooperative. I budget di salute» conclude Amato «sono il filo rosso che tiene insieme le migliori esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati nel casertano, se venisse meno questo strumento molti sarebbero costretti a chiudere e si determinerebbe un’assurda sconfitta dello Stato nella sua lotta contro la camorra»

 

Quell’ufficio dell’ASL di Caserta uccide di nuovo Alberto Varone

Alberto Varone è un gran lavoratore. Ha 5 figli, per mantenere la sua famiglia si alza ogni notte alle 3, con la Kedett rossa da Sessa Aurunca arriva a San Nicola la Strada, va a prendere i giornali, poi li distribuisce in una trentina di edicole tra Roccamonfina e le frazioni di Sessa. Concluso il giro, verso le otto del mattino, raggiunge la moglie al negozio di mobili che gestiscono. Alberto Varone è un uomo onesto e fiero, non si è mai piegato ai ricatti dei camorristi, quelli del clan Esposito che dalla fine degli anni Ottanta domina la zona. E il suo no glielo grida in faccia. Un affronto che il capoclan, Mario Esposito non gli perdona. Ne decreta la morte. Il 24 luglio del 1991, Alberto Varone come ogni notte, è sulla via Appia, guida la sua auto piena di giornali. Lo raggiunge un kommando di fuoco, gli sbarrano la strada, gli sparano con un fucile a canne mozze, poi gli sparano in faccia. Ma Alberto è tosto, non muore subito. Finirà qualche ora più tardi su un letto di ospedale, ma prima riuscirà a far capire alla moglie chi è stato ad ucciderlo. Il figlio di Aberto, Giancarlo, ha la fierezza del padre. Decide, con l’aiuto degli amici, di riprenderne il lavoro, alzarsi di notte, distribuire i giornali. Non mancano le minacce, ritornano le ritorsioni del clan. Tuttavia la madre, con il conforto del Vescovo Nogaro, supera le paure per i figli, decide di denunciare gli assassini del marito. Le minacce si fanno più pressanti. La famiglia Varone entra nel programma di protezione, sono portati tutti via. Da allora, come purtroppo è inevitabile, nessuno sa più nulla di loro. Poco a poco, tutti sembrano dimenticare questa storia, nessuno ne parla più per anni. Qualcuno, però, tiene duro, continua a ricordare e fa di quel ricordo un punto di forza della sua lotta, strenua, dura, per la legalità. E’ Simmaco Perillo, con la sua cooperativa Al di là dei sogni. Ci lavorano persone che vivono disagio, per lo più provenienti dalla salute mentale. Decine di uomini e donne che erano stati legati per anni ai letti di contenzione, che erano stati definiti socialmente pericolosi, oggi sono soci della cooperativa, lavorano lì, perfettamente integrati nella loro comunità. Lo fanno grazie ad uno strumento, i budget di salute, che permette di superare la logica delle RSA, produce un enorme risparmio per la sanità, restituisce queste persone al diritto di cittadinanza. Questi ragazzi hanno in gestione un bene confiscato ad Antonio Moccia. Decidono di intitolarlo ad Alberto Varone. Coltivano i terreni del bene confiscato. Producono centinaia di vasetti di melanzane che mettono in vendita e presentano nel luglio di quest’anno in una grande manifestazione pubblica nell’aula consiliare del comune di Sessa. Centinaia di persone, alla fine, scendono in piazza, e dopo 19 anni viene gridato il nome di Alberto Varone. Una comunità intera restituisce ad una vittima innocente della camorra la sua dignità, grida un no secco in faccia ai clan. Ma oggi, l’Ufficio Sociosanitario del distretto 14 dell’ASL di Caserta, che si oppone ai budget di salute, interrompe da un giorno all’altro i Progetti Riabilitativi Terapeutici Individuali. Con procedure tutt’altro che trasparenti, senza aver mai visitato negli ultimi due anni queste persone, senza sapere se gli obiettivi sociosanitari sono stati raggiunti, senza sapere che molte di queste persone non hanno più nemmeno una casa o una famiglia dove tornare. Per loro si spalancherebbero a breve, nuovamente, le porte delle RSA. E si produce l’effetto di far chiudere quel bene confiscato. Così, per interessi oscuri, un pezzo dello Stato decide di uccidere di nuovo Alberto Varone.

 

Antonio Amato

Presidente commissione regionale sui beni confiscati

Audizione con il Prefetto Morcone sui Beni Confiscati

Il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, il Prefetto Mario Morcone, ha partecipato oggi all’audizione convocata dalla III Commissione speciale regionale sui beni confiscati alla criminalità organizzata. «Abbiamo fortemente voluto quest’audizione» afferma il Presidente della Commissione Amato «per fare il punto sulla situazione della confisca e del riutilizzo dei beni confiscati in Campania  ed affrontare la tematica legata all’apertura di un ufficio distaccato dell’Agenzia nella nostra regione». All’audizione, oltre al Vice Presidente Mafalda Amente e agli altri componenti della Commissione, hanno preso parte l’Assessore regionale Ermanno Russo, l’assessore alla Legalità del Comune di Napoli Luigi Scotti, il responsabile nazionale per i beni confiscati di Libera Davide Pati, il responsabile dell’Osservatorio Provinciale di Caserta sui Beni Confiscati Mauro Baldascino, il Presidente di POLIS Paolo Siani, i responsabili dei consorzi SOLE, Lucia Rea,  ed AGRORINASCE, Immacolata Fedele e Gianni Allucci.

La Campania con 1670 beni confiscati è la seconda regione italiana per numero di beni confiscati «Un enorme patrimonio che colpisce la criminalità organizzata al cuore dei suoi interessi economici e che dobbiamo utilizzare attraverso una corretta programmazione sinergica tra tutti gli attori in campo» afferma Amato «Si devono valorizzare le esperienza di eccellenza, superare gli ostacoli che ancora oggi si frappongono al pieno riutilizzo dei beni stessi, addivenire ad una corretta valutazione dell’esistente, quantitativa ma anche qualitativa, anche attraverso la possibilità di strutturare un osservatorio regionale sui beni confiscati sulla scorta dell’esperienza, unica in Italia, di quello provinciale di Caserta»

Al centro dell’audizione l’apertura di un ufficio distaccato dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati in Campania, la necessità di impostare una corretta politica regionale per il riutilizzo sociale degli stessi, ma anche alcuni nodi strutturali che sembrano frapporre seri ostacoli: difficoltà burocratiche, reperimento dei fondi, valorizzazione di strumenti innovativi come i budget di salute, filo rosso che tiene insieme diverse esperienze d’eccellenza di cooperative sui beni confiscati nel casertano, oggi messo i discussione da alcuni responsabili dell’ASL locale per ragioni che restano tutte da chiarire.

Di seguito un ulteriore intervento dell’Onorevole Amato sui risvoti dell’audizione.

«L’apertura di una sede dell’Agenzia in Campania è di fondamentale importanza e seguiremo la vicenda con la massima attenzione, sollecitando Governo nazionale e locale perché si riesca ad addivenire agli investimenti, umani ed economici, necessari alla sua apertura» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «Crediamo che questa struttura dovrà essere ospitata all’interno di un bene confiscato e su un territorio che abbia anche un forte valore simbolico. Ma al di là di questa vicenda, sottolineo la grande importanza dell’audizione di ieri. Sono emerse questioni e tematiche importanti e, soprattutto, la comune intenzione di creare un fronte unico sul tema dei beni confiscati. E’ un messaggio che inviamo direttamente alla camorra: vi combattiamo vi colpiremo al cuore stesso dei vostri interessi economici. Anche per questo» conclude Amato «vanno immediatamente risolti i nodi esistenti. La vicenda dei budget di salute, ad esempio è assurda. Non si può permettere che interessi oscuri e cattiva amministrazione di un ASL, quella di Caserta, mettano a rischio alcune delle più importanti e significative esperienze esistente in Italia sui beni confiscati» 

Budget di salute, un’audizione choccante. Si rinuncia a risparmio e garanzia di diritti per interessi oscuri. E si mettono a repentaglio le più significative esperienze di riutilizzo dei beni confiscati

«E stata un’audizione choccante: per ragioni tutte da chiarire si sta rinunciando a un forte risparmio in un settore disastrato come quello della sanità, si stanno privando cittadini che vivono in condizioni di disagio del diritto alla cura, al lavoro e alla casa, se non si interverrà i responsabili di alcune delle più significative esperienze sui beni confiscati, come quelle di San Cipriano d’Aversa e Miano di Sessa il 30 settembre consegneranno le chiavi delle strutture e dichiareranno la sconfitta dello stato alla lotta alla camorra per l’inezia delle istituzioni» Lo afferma il Presidente della Commisione sui Beni Confiscati Antonio Amato al termine dell’audizione sul tema dell’utilizzo dei budget di salute nelle esperienze di riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata, che la commissione ha tenuto questa mattina, alla presenza del vicepresidente Amente e del Consigliere Regionale Sommese, cui hanno partecipato il coordinatore dell’area sociosanitaria ex Ce2 Giuseppe Nese, il responsabile di Libera Mauro Baldascino, Peppe Pagano e Simmaco Perillo per la consulta III Settore ex Ce2, la dott.ssa Romano per l’assessorato regionale alla sanità, la dott.ssa  Mascolo per l’assessorato regionale ai rapporti coi comuni e i consorzi. Questi i dati emersi: i budget di salute, utilizzati per garantire assistenza e sostegno sociale, abitativo e lavorativo a persone che vivono disagio (anziani, disabili, pazienti psichiatrici, pazienti HIV, malati terminali, immigrati, minori) utilizzati per 1094 persone nell’ASL di Caserta comportano una spesa annua di  9 milioni e 453 mila euro, determinando un risparmio di almeno il 30%  rispetto alle più tradizionali pratiche di  residenza nelle strutture private convenzionate. Tuttavia in molti distretti si comunica che questi strumenti non possono più essere utilizzati. 1,3 milioni di euro sono bloccati dalla mancata ratifica delle convenzioni coi comuni da parte dell’ASL di Caserta che pure la stessa ASL dovrebbe avere dagli ambiti territoriali. A decine di persone, da un giorno all’altro, vengono sospesi i Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali (PTRI), costringendoli a uscire dalle cooperative nelle quali sono soci e a tornare a carico di famiglie  che spesso non hanno più.  «Non si capisce perché l’ASL rinunci a questo strumento» afferma ancora Amato «è vero che non esiste una norma di riferimento, ma l’assessorato alla sanità anche oggi ha chiarito che non c’è alcun motivo ostativo al suo utilizzo. Il Presidente Caldoro ha scritto a chi li utilizza nei beni confiscati incitandoli ad andare avanti, e l’ASL di Caserta continua a porre ostacoli. Lo aveva fatto in passato con il commissario Gambacorta, continua a farlo oggi con decisioni di singoli coordinatori di servizi e con la mancanza di qualsiasi dialogo coi soggetti interessati dell’attuale commissario, il Professor Romano, che anche oggi non si è presentato. E’ vero che ha delegato il Dottor Nese, ma quest’ultimo rappresenta quel pezzo di ASL, l’ex CE2, che vuole e sperimenta da tempo questi strumenti e non l’altro, l’ex CE1, che invece continua inspiegabilmente ad opporsi. Diciamolo con franchezza, almeno per quanto riguarda i PTRI l’unione delle due ASL non produce né risparmio né benefici. Anzi al contrario, si spende di più per garantire meno diritti a meno persone, e, data la peculiarità dello strumento che è utilizzato nei beni confiscati si mina alla base il loro riutilizzo sociale» Amato ha quindi annunciato che la commissione continuerà a seguire con attenzione la vicenda, che è allo studio una specifica normativa sui budget di salute nei beni confiscati e che, entro il mese di ottobre, si terrà un incontro pubblico nel quale «tutte le parti dovranno sedersi intorno al tavolo e chiarirci cosa sta accadendo. Esistono, in questa vicenda, troppi punti oscuri»

Il muro di Gomorra adesso non esiste più

Intervento di Antonio Amato  pubblicato su Repubblica di martedì 3 agosto 2010 p. X.

C’era un muro a San Cipriano d’Aversa. Un muro che si ergeva a fortificare il potere della camorra. Un muro che oggi non c’è più. Era la recinzione della villa di Pasquale Spierto A via Ruffini. Lì, la cooperativa de la Nuova Cucina Organizzata, avuto assegnato il bene, ha reinvestito gli utili del ristorante. Ha ristrutturato la villa ed il giardino. Ha realizzato gruppi appartamento per le persone che vivono la sofferenza mentale, ha acquistato attrezzature ludiche e sportive per i ragazzi del paese, ha abbattuto il muro di recinzione. Perché quel bene è di tutti e non deve esserci separazione tra dentro e fuori. Responsabile dei gruppi appartamento è Romualdo, per anni legato ai letti della contenzione psichiatrica postmanicomiale, oggi cittadino onorario di San Cipriano, un uomo il cui sorriso insegna cosa voglia dire dignità. Ed oggi in quella villa giungono quotidianamente decine e decine di bambini di San Cipriano, arrivano famiglie, mamme e figli, a giocare, a vedere film, a seguire dibattiti. Giungono centinaia di ragazzi da tutt’Italia per partecipare ai campi di Libera e vivere un’esperienza straordinaria, in terra di camorra, certo, ma in una terra dove, come dice l’anima di questa meravigliosa avventura, Peppe Pagano, esistono persone perbene, persone che si mettono in gioco e contrastano la camorra. Ed ancora si commuove Peppe a vedere tutta quella gente che invade festosamente il giardino di via Ruffini quando solo un anno fa, per paura, gli negavano anche il prestito di una bottiglia d’acqua. Qui sta accadendo qualcosa, e la camorra, il suo regime di terrore, non regna più incontrastata. Come sulle Terre di Don Peppe Diana, a Castel Volturno, dove anche quest’anno scout e non solo di tutt’Italia, grazie alla straordinaria mobilitazione di Libera Caserta e del Comitato Don Peppe Diana,  sono al lavoro nei campi dove si produrrà la mozzarella della legalità, e incontrano familiari di vittime della camorra, magistrati, esperti. Lì Michele Zaza teneva i suoi stalloni e decideva la morte di decine di persone. Lì ora campeggia lo striscione “Qui la camorra ha perso”. Ha perso come a Sessa Aurunca, dove Simmaco Perillo ed il suo gruppo di ex pazienti psichiatrici, grazie ai budget di salute, ha appena concluso la raccolta delle melanzane messe in vendita con tanto di marchio. Per assurdo oggi Simmaco deve lottare non contro la camorra, ma contro il Sistema Sanitario Regionale che, non si sa bene perché, ha provato a smantellare questo straordinario strumento, i budget di salute appunto, che nel campo della salute mentale produce risultati straordinari che nemmeno a Trieste sono riusciti ad ottenere, e che determina risparmio certificato per la spesa pubblica. Portare via i soci della cooperativa per legarli ai letti delle RSA private sarebbe un delitto della democrazia che con tutte le nostre forze dobbiamo impedire. Perché qui, come a Pignataro Maggiore, dove è stato raccolto il grano per i Paccheri di Don Diana, non solo si combatte concretamente la camorra, ma si sperimentano anche straordinarie esperienze di economia sociale. Economia sostenibile e pulita, sana e produttiva, capace di dare lavoro ma non schiacciata sul profitto. Le istituzioni, tutte, devono dire grazie ed imparare da  Peppe, Simmaco, Romualdo, i responsabili ed i volontari di Libera, quanti lavorano in queste cooperative, le migliaia di ragazzi che in questi anni sono giunte qui. E portano via, con sè, un pezzo di Campania che combatte e prova a sconfiggere Gomorra. E portano via un pezzo di quel muro abbattuto a San Cipriano, chiuso in uno scatolino, simbolo concreto di un’utopia della realtà.

 

Antonio Amato

Presidente Commissione Regionale sui beni confiscati   

 

 

Unità di crisi per i comuni coinvolti nel fenomeno ecomafie. La prossima settimana la commissione inizierà un monnezza tour

«La drammatica condizione ambientale di alcuni comuni campani, soprattutto di quelli che insistono tra l’area nord di Napoli e il Casertano, richiede la creazione di un’unità di crisi che coinvolga istituzioni locali e regionali ed organi della polizia e della magistratura» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sulle ecomafie Antonio Amato al termine dell’audizione di questa mattina con i responsabili regionali di Legambiente Campania «Servono presidi di pronto intervento ed il rafforzamento delle forze di intelligence sui reati ambientali. Una sinergia operativa che coinvolga forze dell’ordine, amministrazioni e popolazioni locali, ma anche le forze dell’esercito oggi a presidio delle discariche.  I dati resi noti in questi giorni» continua Amato «che rilevano la relazione tra l’esplosione di forme tumorali e i traffici illeciti di rifiuti, mettono in luce l’emergenza ambientale e sanitaria cui siamo chiamati a far fronte. Verificheremo le possibili azioni da mettere in campo anche con i diversi sindaci dell’area che verranno in audizione venerdì prossimo in commissione. C’è la necessità di un’azione efficace e immediata, capace di affrontare in modo sistemico l’emergenza ambientale. Dobbiamo agire anche sul versante nazionale» spiega Amato «il Consiglio Regionale della Campania deve farsi promotore di un’azione di sollecitazione con il Parlamento per ampliare le previsioni del reato ambientale e per consentire di riutilizzare i fondi derivanti dai sequestri economici alla criminalità organizzata per le bonifiche. Inoltre» continua Amato «bisogna capire i perché e superare gli ostacoli per la messa in funzione di impianti di compostaggio in Campania. Quello di San Tammaro, ad esempio, perché non entra in funzione? E a che punto è lo screening aggiornato delle cave regionali? La prossima settimana» conclude Amato «la commissione regionale che presiedo inizierà un “Monnezza tour”, si recherà presso le discariche dell’area giuglianese. Non possiamo continuare a lavorare solo nei palazzi di vetro mentre popolazioni e amministratori locali vivono la quotidianità del fetore di tonnellate di monnezza; le istituzioni devono muoversi e mostrare, nei fatti, la capacità di tutelare i territori»

L’ecomafia è un cancro, la politica faccia mea culpa. Ora un grande patto democratico per sconfiggerla

«L’ecomafia è il cancro che sta divorando i nostri territori da decenni, ora c’è bisogno di un grande patto democratico di legalità per sconfiggerla» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Le cifre fornite ancora una volta da Legambiente mettono in luce un’emergenza endemica che si traduce in uno dei maggiori business economici della camorra, nella più elevata incidenza di alcune forme tumorali in alcune province di Napoli, nella distruzione dei nostri territori, nel rischio concreto e quotidiano di nuove catastrofi che non si potranno dire “naturali”. Di nulla sia detto è naturale, rispetto a quanto è collegabile alle ecomafie. A fronte di tutto questo» continua Amato «c’è la necessità di mettere in campo un’alleanza politico sociale tra istituzioni, partiti, magistratura, forze di polizia, associazioni e cittadini per porre l’ecomafia al centro di un piano strategico capace di agire sia sulla repressione che sulla prevenzione. Ma c’è anche un aspetto inquietante sul quale bisognerà andare fino in fondo: il ruolo svolto dalla politica, tra inottemperanze e vere e proprie collusioni, all’interno di questo grande business. Perché» conclude Amato «se le ecomafie hanno potuto proliferare e continuano ad imporre la loro violenza è anche a causa di una politica che, innanzitutto a livello locale, ma non solo, si è resa complice, più o meno consapevole, della devastazione criminale del territorio»

Se vogliamo superare la crisi della sanità, le responsabilità siano bipartisan

La questione della sanità campana è molto complessa ma non si può far pagare ai lavoratori il peso di questa situazione, come sta succedendo con il blocco degli stipendi dei lavoratori della ASL Napoli 1. La priorità deve essere quella di trovare una  soluzione immediata per garantire le spettanze dei lavoratori.

La querelle Caldoro – Bassolino mette in evidenza una responsabilità diffusa che chiama in causa governo regionale e nazionale. Di certo, sulle ragioni del deficit, Caldoro può interrogare uno dei suoi principali alleati, De Mita, per capire come si è giunti alla condizione attuale.

Negli ultimi anni si era cercato di ripristinare ordine e trovare soluzioni ad una situazione che si era portata al collasso. Il lavoro di Santangelo stava andando in questa direzione.

Ma al di là della polemica politica, credo, bisogna ritrovare una forte responsabilità istituzionale per lavorare con serietà per il superamento dell’emergenza, garantendo diritti dei lavoratori e di conseguenza degli ammalati. Anche in Consiglio porteremo dai banchi dell’opposizione un contributo responsabile per affrontare tutti i nodi legati alla sanità.