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ATTACCO ALL’ ANTICAMORRA (da la Repubblica 25 giugno)

Il testo del mio intervento pubblicato su “la Repubblica” del 25 giugno

La Repubblica 25 giugno 2011 —   pagina 13   sezione: NAPOLI

la recente scioccante inchiesta di Repubblica, “L’ anticamorra? In una stalla”, ha portato alla luce la disastrosa situazione in cui sono costrette a operare le forze dell’ ordine del casertano, pure impegnate nella più grande operazione di pubblica sicurezza voluta dal ministro dell’ Interno, il cosiddetto “modello Caserta”. I sindacati di polizia hanno denunciato le condizioni in cui sono costretti a operare: ambienti sudici, suppellettili vecchie e malridotte, mucchi di spazzatura negli uffici, topi e insetti come compagni di lavoro. E poi carenza di mezzi, auto, già poche e vecchie, senza benzina, una sensazione di progressivo abbandono. Una situazione che determina gravi rischi, innanzitutto per l’ incolumità di quanti, forze dell’ ordine e magistratura, operano su questi territori, ma anche per la possibilità stessa di proseguire azioni giudiziarie e di polizia che pure hanno prodotto risultati importanti. Ma non sono queste le uniche falle dell’ azione anticamorra nel casertano. A essere messo in discussione, infatti, è anche un altro modello Caserta, complementare al primo, ugualmente importante, quello dell’ antimafia sociale che,a partire dal riutilizzo dei beni confiscati, dall’ impegno di gruppi e associazioni come Libera, il consorzio Agrorinasce, il comitato Don Peppe Diana, la Comunità di Capodarco, l’ associazione Jerry Masslo, la Chiesa, tante cooperative, è riuscito a sviluppare un vero e proprio laboratorio di economia sociale con straordinari successi, non solo in termini di legalità e contrasto alla criminalità, ma anche di sviluppo economico, opportunità di lavoro, riscatto di interi territori. Con loro si sono costruiti percorsi che università, centri di ricerca, media internazionali esaltano. Eppure, oggi, tutto questo è a rischio. Il sindaco di Trentola Ducenta revoca il comodato d’ uso del bene alla Compagnia dei Felicioni, da anni impegnata, con enormi risultati, con bambini che hanno storie strazianti. Poi, un assessore di Castel Volturno fa giungere una revoca perché il bene in questione, a Baia Verde, affidato alla Jerry Masslo, sarebbe non utilizzato, ma io stesso sono stato sulla struttura confiscata e ho visto gli abiti etnici lì cuciti. E ancora: l’ Asl di Caserta continua a mettere in discussione, snaturandone la natura, i budget di salute, che producono risparmio economico per la sanità campana e sono il filo rosso delle migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati. Non entro nel tecnicismo delle questioni, ma sembra palesarsi un tentativo di smantellamento sistemico e silenzioso. Un’ azione di colletti bianchi che inquieta e determina un mutamento di clima subito raccolto dalla criminalità organizzata: i clan si sono fatti sentire con nuove azioni intimidatorie, giungendo a minacciare gli operatori, tagliare tubi e sigillare i pozzi su un pescheto confiscato. La commissione che presiedo continua a seguire queste vicende, a informare le autorità politiche e giudiziarie. Ma è necessario che i massimi livelli istituzionali, il presidente Zinzi, il presidente Caldoro, il prefetto di Caserta Monaco, il prefetto Caruso nuovo direttore dell’ Agenzia nazionale, il ministro Maroni, intervengano direttamente, prendano posizione e interrompano quest’ azione di accerchiamento in atto. Si sta mettendo a rischio quanto di meglio abbiamo costruito nel contrasto alla camorra e i silenzi, su questi temi, equivalgono a un favore alla camorra.

L’ autore è presidente della commissione regionale sui beni confiscati
- ANTONIO AMATO

Sopralluogo alla ex centrale nucleare del Garigliano. Torno con una certezza rafforzata: assurdo pensare a nuove centrali

Una stima di 4,5 miliardi di euro per lo smantellamento, il decommisioning, dei siti nucleari nazionali, 450 milioni di euro per quello del Garigliano (costi “scaricati” sulla bolletta elettrica), una mole nazionale complessiva di rifiuti nucleari pari a circa 80 mila metri cubi, tra i 6 mila ed i 7 metri cubi quelli del Garigliano, un Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi (il Parco Tecnologico) i cui lavori dovevano partire nel 2009 e per il quale, invece, devono essere ancora individuati i criteri delle potenziali aree che dovranno ospitarlo. Nel frattempo i rifiuti radioattivi resteranno sui siti delle ex centrali, ma si tratta di quelli di prima e seconda categoria, quelli cioè di bassa e media attività, mentre quelli di terza categoria derivanti da combustibile nucleare, sono quasi tutti tra l’Inghilterra e la Francia per il riprocessamento, e torneranno in Italia entro il 2025. In realtà le 13 tonnellate di residui di elementi di combustibile del Garigliano sono ancora in Italia, al deposito Avagadro di Sallugia, ma saranno trasportati in Francia entro il 2012, in base all’accordo complessivo da 250 milioni di euro siglato da Sogin e Areva. Sul sito del  Gariglaino, quindi, resteranno fino all’apertura del Parco Tecnologico i rifiuti di bassa e media attività,  “temporaneamente” stoccati nei depositi D1 e Diesel, appositamente riattati, ed in altri depositi temporanei sul sito. Nel frattempo si procede alla bonifica delle cosiddette “trincee”, le buche, oggi coperte con un’apposita struttura di contenimento, dove sono interrati i resti di indumenti e altro materiale di risulta utilizzati negli anni di  attività della centrale, che andranno messi in sicurezza e anch’essi stoccati nei depositi. A breve si inizierà poi a lavorare per lo smantellamento del vecchio camino (che sarà sostituito da uno più piccolo e moderno) e l’abbattimento del serbatoio di quota. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso del sopralluogo effettuato nella giornata di venerdì dal Presidente della Commissione Regionale sulle bonifiche ambientali ed i siti stoccaggio rifiuti Antonio Amato, insieme al Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e alla responsabile del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca Giulia Casella, presso il sito dell’ex centrale nucleare del Garigliano dove hanno incontrato il management della Sogin. I tecnici della Sogin hanno quindi rassicurato le istituzioni presenti al sopralluogo sui controlli dei livelli di radioattività della Piana del Garigliano che non avrebbero prodotto alcuno sforamento, ed hanno ribadito che all’interno dei depositi temporanei realizzati nel sito saranno stoccati esclusivamente i rifiuti della centrale e non saranno portati rifiuti nucleari provenienti dall’esterno. Aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente Amato ha richiesto la massima vigilanza e trasparenza.

«Quella del nucleare è una scelta assolutamente sbagliata» afferma Amato a seguito del sopralluogo alla ex centrale nucleare del Gargliano realizzato nella gioranta di venerdì con il Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e la responsabile del circolo di Legambiente a Sessa Aurunca Giulia Casella «E non solo per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute che hanno un peso determinante. Anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali, ancora non sappiamo dove e quando precisamente si realizzerà questo deposito nazionale, ancora esistono incertezze sugli studi epidemiologici per quanto determinato sulla salute dalla presenza di queste centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata». Giudizio negativo che non si estende alla Sogin, estranea alla partita del nuovo nucleare, sulla quale il Presidente della Commissione esprime parole di apprezzamento «Ci troviamo di fronte ad un’azienda il cui core business è nella dismissione delle vecchie centrali e la gestione del Parco Tecnologico. Qui i ritardi che si stanno accumulando sono assurdi, anche perché, finchè non si realizzerà, il costo dei vecchi impianti aumenterà di anno in anno. Il management incontrato ha dato prova di volontà di collaborazione istituzionale e di buone pratiche di trasparenza. Inoltre» continua Amato «Ad un primo esame, il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente. Certo non mancano criticità, ed innanzitutto la definitiva partenza degli studi epidemiologici e la mancanza di un protocollo di monitoraggio con ARPAC e ASL per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecito a questi enti strumentali della regione. E deve lavorare con maggiore efficacia il tavolo regionale sulla trasparenza, finalmente riattivato, dal quale dovranno anche pervenire proposte per la destinazione dell’area a bonifica ultimata. Progetto che manca ancora. Sperando, naturalmente» conclude il Presidente «che l’ipotesi di chiusura del 2022 venga rispettata. Quella del 2016 è già saltata». Una volta chiuso l’impianto, resteranno, naturalmente bonificati, l’edificio del reattore e quello della turbina, realizzati su progetto degli anni ’50 dell’architetto Morandi, e dichiarati beni di interesse storico come archeologia industriale. «Quello che appare evidente» commenta il Direttore di Legambiente Raffaele Del Giudice «è che i nodi del nucleare restano tutti al pettine, a partire da tempi e costi di dismissione esorbitanti. Le centrali furono realizzate senza tener presenti i rischi sismici, resta tutta aperta la questione delle indagini epidemiologiche. Di certo» continua Del Giudice «è stata una giornata molto positiva sia per l’ottima azione che la commissione guidata dall’Onorevole Amato continua a mettere in campo consentendo la verifica sul campo delle maggiori questioni ambientali della nostra regione, sia per l’apertura al confronto ed alla trasparenza mostrata dai tecnici della Sogin, attitudini che in settori come la gestione dei rifiuti difficilmente ritroviamo. Sicuramente» conclude Del Giudice «vanno rafforzati tavolo della trasparenza e sistemi di monitoraggio, e realizzati i dovuti protocolli con gli enti strumentali. Ma soprattutto, a livello nazionale e locale, serve un cronoprogramma certo delle attività di dismissione e bonifica delle centrali esistenti, ribadendo un fermo e convinto no su qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare»

Antonio Amato (Presidente Commissione Regionale Ecomafie e Bonifiche): «Sopralluogo con il Direttore di Legambiente Del Giudice all’area Resit di Giugliano. Assenza di controlli e sversamenti illeciti. Qui si consuma un perenne autunno dei diritti»

«Un’auto privata parcheggiata in curva, due persone che si aggirano nei paragi ed una scaletta di ferro a scavalcare la recinzione: siamo lungo il perimetro della Resit, l’enorme discarica sotto sequestro e quindi ipoteticamente inaccessibile. Ma qui non esiste alcun tipo di controllo, e lungo la strada continuano a sversare ed incendiare rifiuti» lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie, siti smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali della Regione Campania Antonio Amato, che, accompagnato dal Direttore di Legambiente Campania Raffaele del Giudice si è recato in sopralluogo nella vasta area del giuglianese che ospita la Resit, la cosiddetta Cava zeta, la discarica Novambiente, le discariche Napoli 1,2 e 3, fino al CDR di Giugliano «E’un enorme inferno di munnezza che fuma ed emette miasmi nauseabondi» dice Amato «La strada TrePonti di Giugiano Parete, poi, di accesso a questi siti, è un enorme immondezzaio abusivo a cielo aperto. Amianto, scarti di fonderia, rifiuti solidi urbani e stracci e copertoni pronti ad essere usati come base di combustione. I resti di recenti incendi a testimoniare gli ultimi sversamenti eco mafiosi. E non una pattuglia, qualcuno a presidiare l’area. Uno sconcio che non può più essere tollerato». Amato e Del Giudice preannunciano «una congiunta richiesta urgente al Prefetto di Napoli, all’assessore all’ambiente Romano e al sindaco di Giugliano Pianese perché vengano rimossi tutti quei rifiuti, innanzitutto lamiere di amianto facilmente riconoscibiliۚ». Ma al di là della rimozione rifiuti Amato punta il dito sulla questione dei controlli «Non si può lasciare un’area del genere totalmente incustodita» afferma il Presidente della Commissione regionale «Un’area sottoposta a sequestro dovrebbe essere vigilata, soprattutto se si tratta di una zona così sensibile dove si continuano a scaricare rifiuti. Invece, i militari sono dentro al CDR, dove una fila di centinaia di camion in attesa, depositi pieni di rifiuti, un puzzo da vomito, restituisce l’immagine dell’ennesima sfiancante emergenza». Quindi Amato affronta la questione della bonifica: «Bisogna intervenire per mettere queste discariche quantomeno in sicurezza: teloni di copertura divelti, evidenti frane di terreno e immondizia, biogas che fuoriesce come gaiser dal terreno. E tutt’intorno campi agricoli. Quest’area» continua Amato «è stata devastata. Ora è necessario mettere in campo le azioni di bonifica. Ma anche queste sollevano dubbi: dove si porterà tutto il materiale inquinante? Quando avremo un crono programma serio, con l’individuazione reale dei tempi necessari? E quante risorse sono realmente disponibili? Intorno c’erano i peschi in fiore» conclude il Presidente della Commissione Regionale «ma l’unica cosa che qui  l’olfatto avverte è il tremendo fetore. E il nero di quei teloni immondi a macchiare ogni possibilità di primavera. Non solo della natura, ma della democrazia. Qui si realizza un perenne e cupo autunno dei diritti»     

Il mercato nella discarica: così, tra monnezza e topi, si vende la frutta a Ponticelli (e si sprecano oltre tre milioni e mezzo di fondi europei)

«La situazione che abbiamo vissuto questa mattina è indegna di un Paese civile, non può esserci un mercato rionale, nel quale si vendono tra l’altro generi alimentari, dove sta una discarica, e non è possibile che quello che doveva essere un sito temporaneo finanziato da fondi europei per il recupero di materiali presenti lungo gli assi viari, diventi un vero e proprio letamaio che emana un fetore devastante» lo afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale ecomafia, siti smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali di ritorno da un sopralluogo a Ponticelli, al mercato rionale che sorge sotto al cavalcavia di via Dorando Pietri «Abbiamo realizzato un blitz in questo mercato a seguito di numerose segnalazioni. Le scene che abbiamo visto sono devastanti. A meno di cinque metri da enormi cumoli di immondizia si vendono arance, lattughe e carciofi; lungo tutto il perimetro del mercato giacciono centinaia e centinaia di copertoni, fusti di materiale non meglio identificato, rimasugli di incendi. A separare l’area di discarica e il mercato una rete arrugginita e in più punti divelta. Topi e insetti scorrazzano allegramente, ma quello che fa più impressione» continua Amato «è vedere la gente camminare nel mercato, acquistare come se nulla fosse. Non ci si accorge nemmeno più di quello scempio, e quando la monnezza diventa normalità, è messa in gioco la tenuta democratica di un Paese, il concetto stesso di cittadinanza». Ed oltre al danno la beffa «Mi sono vergognato a leggere fuori quello scempio il cartello con bandiera Europea che indicava lì un progetto cofinanziato dalla Comunità Europea per un “intervento di recupero ambientale di riqualificazione territoriale di alcune aree limitrofi agli svincoli viari di collegamento infraregionale ed autostradale”. Lavori, secondo quanto riportato dal cartello, per oltre 3 milioni e seicentomila euro, con 43 mila euro di oneri per la sicurezza. Di certo riqualificazione e sicurezza qui sono stati trasformati in spazzatura, e, inevitabilmente, i malfattori approfittano delle inadempienze delle istituzioni: tanti cittadini ci hanno segnalato che in quell’enorme sversatoio, e nelle aree limitrofe, giungono ogni notte a scaricare illecitamente, ed i copertoni diventano il letto di combustione per un’ecomafia che ha invaso Ponticelli. Lo avevano già segnalato i giovani e coraggiosi reporter di “Cittadini Giornalisti” e del periodico L’Inchiesta, lo avevamo denunciato anche noi, ma dopo stamattina si resta davvero senza parole. Anche perché» continua il presidente della Commissione Regionale «a poche centinaia di metri ci sono gli uffici della polizia ambientale. Ma come si può pensare di affrontare e risolvere l’ennesima emergenza se cosiddette azioni di riqualificazioni determinano questi scempi? Come è possibile permettere in quelle condizioni un mercato rionale? Da tempo la nostra commissione sta denunciando situazioni drammatiche, abbiamo indicato priorità di bonifica, ma, al solito, le situazioni di emergenza, rallentano tutti i progetti di seria e vera riqualifgicazione. Così» conclude Amato «la più triste constatazione è vedere l’emergenza diventata normalità per le persone, per le centinaia di cittadini che stamattina, a Ponticelli, in Campania, in Italia, in Europa, compravano “normalmente” frutta e peperoni tra carcasse e  ruote bruciate. Qui lo stato sta perdendo una decisiva battaglia di civiltà, l’emergenza spazzatura si palesa come un’emergenza democratica».

«E’ la seconda volta, a un mese di distanza, che ci rechiamo a Napoli Est in alcune aree violentate da sversamenti autorizzati ed altri abusivi» afferma ancora Antonio Amato di ritorno dal sopralluogo di questa mattina presso il mercato rionale di Ponticelli sotto al cavalcavia di via Pietri «A fine febbraio avevamo realizzato un primo sopralluogo tra via Paciolli, via Virginia Woolf, via Mastelloni al confine con Barra. Avevamo già constatato e denunciato una situazione allarmante: bidoncini di vernici esauste, rifiuti di ogni genere e  grandi quantità di pezze che servono da basi per i roghi. E poi, come nell’area dell’ex campo ROM a via Woolf, terra che copre cumuli di rifiuti che continuano a crescere, carcasse di auto che fuorisescono. A via Paciolli, come lungo i confini del mercato, giacciono da mesi, in enormi sacchi, materiali di risulta e non meglio specificati rifiuti raccolti lungo gli assi viari a seguito del progetto di riqualificazione ambientale cofinanziato dalla Comunità Europea. Rifiuti che sarebbero dovuti essere smaltiti o comunque messi in sicurezza, e che invece giacciono incustoditi, senza protezione, esposti alle intemperie: ormai marciscono nel terreno e probabilmente stanno causando altro inquinamento. Inoltre piccoli accampamenti ROM, ed ancora degrado e incuria in cui vivono decine di bambini, donne e uomini. Una situazione intollerabile» afferma Amato «sulla quale è necessario intervenire con urgenza. Lo abbiamo già detto più volte: le rotte dell’ecomafia ormai si sono spostate anche in queste zone, approfittando, come già nel caso della Terra dei Fuochi, dell’emergenza e di assurde inadempienze dello Stato»

Assurdo chiudere il Centro di Medicina Alternativa del San Paolo. Presentato un question time a Caldoro.

«La vicenda del centro di medicina alternativa dell’Ospedale San Paolo è assurda e paradossale. Esprimo piena solidarietà alla protesta del Direttore Iommelli» lo afferma il consigliere Regionale del PD Antonio Amato che ieri ha presentato un question time per interrogare il Presidente Caldoro sulla necessità di mantenere aperta la struttura «Siamo di fronte ad una struttura che non ha costi aggiuntivi per la spesa regionale, che produce un bilancio in attivo, e che, soprattutto, risponde alle raccomandazioni ed alle risoluzioni del Parlamento Europeo e dell’Organizzazione Mondiale della sanità. Un presidio d’avanguardia che vanta collaborazioni scientifiche regionali, nazionali ed internazionali di grande valore. La promozione delle medicine non convenzionali» continua Amato «risponde innanzitutto alla richiesta di migliaia di cittadini, ma svolge anche un ruolo scientifico e culturale di primaria importanza. La nostra città è sempre stata un ponte tra l’Occidente e la Cina» continua il Consigliere PD «Basterebbe a dimostrarlo la storia de l’Orientale. Non chiedo all’attuale giunta di interrogarsi e riflettere su questioni di così ampia portata, ma sarebbe almeno necessaria una seria analisi dei fatti prima di agire con l’accetta da ragionieri. Con l’eventuale chiusura del Centro di medicina alternativa del San Paolo» conclude Amato «si afferma un principio deleterio, che non solo mortifica eccellenze scientifiche e gestioni virtuose, ma soprattutto lede il principio costituzionale di legittima scelta dei cittadini delle cure a cui accedere. A fronte di una decisione di chiusura non sembrano davvero esserci spiegazioni, a meno che il Centro San Paolo non desse fastidio a qualcuno, non andasse ad intaccare interessi più o meno occulti» 

La storia di Felicia, l’esempio di come L’ASL di Caserta abbandona chi necessita aiuto. Caldoro non si renda ulteriormente complice, intervenga

«L’ASL di Caserta sta sorpassando i limiti della decenza, quanto sta avvenendo non è più tollerabile, Caldoro assuma una posizione» lo afferma in una nota il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato dopo aver visionato il filmato che testimonia della storia di Felicia, realizzato dal giornalista Raffaele Sardo e caricato su You Tube (http://www.youtube.com/watch?v=zk8nAba3sYs), una donna affetta da distrofia muscolare, cui l’Asl ha annullato il budget di cura sospendendo l’assistenza domiciliare «La testimonianza di Felicia lascia sgomenti. Si toglie la necessaria assistenza ad una donna affetta da una terribile malattia, la distrofia muscolare, costretta su una sedia a rotelle, necessitata al supporto di una macchina per respirare. In pratica è stata abbandona a se stessa da 14 gennaio. E questo è solo uno delle decine e decine di budget di salute che l’Asl sta sospendendo e non rinnovando dall’inizio di gennaio. Lo stiamo denunciando pubblicamente da mesi» afferma Amato «E la motivazione dei tetti di spesa è palesemente fasulla. Si è dimostrato il risparmio garantito da questo strumento, che permette inoltre un’assistenza di qualità, con la territorializzazione ed il superamento dell’istituzionalizzazione delle persone che vivono disagio. Inoltre è lo strumento che depermette alcune tra le migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati, tra cui  la villa di Sandokan a via Bologna per il supporto a ragazzi autistici, ed il bene intitolato ad Alberto Varone a Sessa Aurunca. Uno strumento» continua Amato «che dovrebbe essere un fiore all’occhiello da estendere. Ma che ha il grave difetto di contrastare con occulti interessi. Così, i budget di salute continuano ad essere messi in discussione come conferma un’ultima riunione della dirigenza dell’Asl con la consulta del Terzo Settore nella quale addirittura sembra siano stati negati impegni precedentemente assunti ed esclusa la riabilitazione dalle possibilità di intervento con budget di salute. Il risultato» dice il Presidente della Commissione regionale «sono l’abbandono delle persone sofferenti come Felicia, costi sanitari che aumentano, ma a favore di soliti noti, la prossima chiusura di progetti su strutture confiscate come la Villa di Sandokan. Il Consiglio regionale si è espresso all’unanimità per evitare questa azione sciagurata» conclude Amato «ma dal 28 dicembre attendiamo un impegno di Caldoro che invece ancora non c’è stato. Io ho già preparato un emendamento in finanziaria per sostenere questo strumento, ed attendiamo che la legge completi il suo iter. Nel frattempo però, Caldoro, da tempo informato della situazione, intervenga: il suo silenzio, la sua assenza di iniziativa su questa scabrosa vicenda, come commissario straordinario alla sanità e Presidente della giunta, non è più tollerabile e rischia di diventare complice» 

L’ASL di Caserta mette a rischio le attività avviate nella casa di Sandokan. A quali interessi risponde la sua dirigenza? La chiusura di diversi PTRI, a seguito della delibera del commissario dimissionario, mette in crisi le migliori esperienze sui beni confiscati. A dispetto di quanto sottoscritto.

«L’Asl di Caserta si adopera per far chiudere le attività avviate sulla casa sequestrata a Francesco Schiavone, Sandokan, a via Bologna a Casal di Principe. Il bene assegnato alla ONLUS La forza del Silenzio, serve per sostenere soggetti affetti da autismo. Attività realizzata anche grazie ai Piani Terapeutici Individuali. Ed ora l’ASL che fa? Non solo non approva gli altri necessari, ma addirittura sospende quelli esistenti al 31/12, per iscritto e telefonicamente, in barba agli impegni assunti, ad una legge regionale che sta per completare il suo iter. E con quello nella casa di Sandokan sospende altre decine di PTRI che sostengono progetti avviati sui beni confiscati alla criminalità organizzata.  Allora non posso che porre la domanda: a quali interessi risponde la dirigenza dell’ASL di Caserta?» è la dura accusa da cui parte il Presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato di fronte alla chiusura per il 31 dicembre prossimo di decine di Piani Terapeutici Individuali a seguito della deliberazione del Commissario Straordinario della stessa ASL, il Prof. Romano, del 15 novembre scorso, con cui si adotta una nuova scheda per l’individuazione delle prestazioni a carico del sistema sanitario regionale e degli ambiti territoriali «Un commissario dimissionario firma un atto probabilmente illegittimo per la procedura adottata che non tiene in alcun conto, tra gli interventi previsti, dei Piani Terapeutici Individuali,  metodologia che pure la stessa Asl utilizza con successo  da anni. Questi strumenti, oggetto di una disciplina normativa che sta realizzando il suo iter in consiglio regionale, semplicemente scompaiono dall’atto commissariale adottato. Il risultato è la chiusura di diversi PTRI. Questo» continua Amato «pure a fronte di un documento, sottoscritto dallo stesso Romano appena 13 giorni prima della delibera  1317,  risultato di un’apposita audizione promossa dalla Commissione che presiedo,   che “riconosce i budget di salute ed i piani terapeutici individualizzati come metodologie di grande utilità”, ed impegna i sottoscrittori a “promuoverne l’utilizzo ed a rimuovere tutte le difficoltà di carattere burocratico – amministrativo che li ostacolano”. Lo iato tra il documento sottoscritto il 2 novembre e la delibera firmata il 15,  è tanto evidente da preoccupare» dice ancora il Consigliere Regionale «Sembrano configurarsi interessi che non riusciamo a decifrare. Tanto più in un momento di cambio della dirigenza. Tra l’altro» prosegue Amato « come evidenziano i Direttori Responsabili di distretto, Romano ha approvato questa delibera senza consultare né il collegio degli stessi, né il Collegio di Direzione, che pure su materie che incidono sul governo delle attività cliniche è tenuto a pronunciarsi, né tanto meno ne ha discusso con i coordinamenti socio sanitari della sua ASL. Inoltre» Prosegue il je accuse di Amato «la delibera incide su materia che, ai sensi della Legge Regionale 11/2007, deve essere affrontata all’interno della concertazione interistituzionale tra ASL e Comuni, non certo con decisione unilaterale di un Commissario dimissionario. Chiedo allora perché Romano, mentre preparava le valigie, non firmi i dovuti accordi di programma con i comuni per il socio sanitario, mettendo a rischio milioni di euro di investimenti, ed approvi invece un atto che lascia seri dubbi procedurali e  che, soprattutto, mette in discussione uno strumento di risparmio economico per l’ASL e di garanzia dei diritti dei soggetti più deboli, dai sofferenti psichici ai malati di AIDS, dai migranti agli anziani. Oggi, oltre mille persone sono assistite con Piani Terapeutici Individuali, molti di loro» continua Amato «hanno un lavoro, un reddito, una casa. E questo grazie all’integrazione del socio-sanitario prevista dalla legge. Ma c’è un dato che inquieta ancora di più» dice Amato «I budget di salute e i Piani Terapeutici Individuali sono il filo rosso delle migliori esperienze sui beni confiscati. A partire da quelle sulla Casa sequestrata a Sandokan a Via Bologna. Il loro annullamento determinerebbe la chiusura di queste esperienze. Si realizzerebbe una sconfitta dello Stato e un favore alla camorra. Tutto questo era pienamente emerso nel corso dell’audizione, ed è all’interno del protocollo sottoscritto. Romano lo sa. Allora» conclude il Presidente della Commissione «ripeto le domande: perché quella delibera? E soprattutto, visto che viene coinvolto non solo il livello decisionale territoriale ma anche quello regionale, esistono forse dei “grandi manovratori”? Nel corso di una recente audizione sulla questione rifiuti, il Procuratore di Santa Maria Lembo, si è soffermato su “convitati di pietra” che interferiscono pesantemente nelle azioni dei rappresentanti dello stato in provincia di Caserta. Parole che necessitano un’attenta riflessione».

Audizione con il Procuratore Capo di Santa Maria Capua Vetere Lembo, per il quale “Molti sindaci devono fare i conti con convitati di pietra. E’ forte la preoccupazione per il trasferimento ai comuni della gestione di rifiuti, in molti comuni la raccolta differenziata è falsa”, e nel frattempo lancia l’allarme “Ma chi controlla i controllori?” Il Presidente Amato «L’intreccio tra lecito e criminale centrale nell’affaire rifiuti campano»

«Assumiamo con grande preoccupazione le informazioni rese oggi dal procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, il Dott. Lembo e ci attiveremo per porre le questioni sollevate come priorità da affrontare e definire sia con la giunta regionale che con le altre istituzioni interessate» E’ questo il primo commento di Antonio Amato Presidente della III Commissione Regionale Speciale su ecomafia, bonifiche ambientali e siti rifiuti a seguito dell’audizione svolta quest’oggi con il Procuratore Capo di Santa Maria Capua Vetere Lembo, cui hanno partecipato i consiglieri regionali Gabriele, Fabozzi, Caputo e De Lucia ed il Commissario Antiracket della Regione Campania Franco Malvano. Lembo ha confermato «l’opinione mia personale e del mio ufficio circa l’attuale inopportunità di affidare ai comuni la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti: si tratta di una decisione estremamente pericolosa» Per Lembo, infatti, sarebbero presenti in molti comuni «convitati di pietra coi quali i sindaci sono costretti a fare i conti e che detengono il potere necessario a condizionare le politiche territoriali. E non si può far finta che questi convitati non esistano. L’arresto di Iovine al di là di facili entusiami sta lì a dimostrarlo». Per il Procuratore Capo, inoltre, in molti di questi comuni «da un vero e proprio pedinamento dei sacchetti di spazzatura, si è evidenziata una raccolta differenziata finta» che mette in risalto «un interesse alla raccolta indifferenziata». Duro il giudizio espresso sui consorzi come il Ce4 «Si è dimostrato che alcune di queste società obbedivano a comitati di interesse criminale, mentre si assumeva in modo clientelare e i bilanci non sono mai stati presentati». L’unificazione dei consorzi, quindi «pur rispondendo ad una logica di razionalizzazione, in assenza dei dovuti controlli» rischia di determinare «il perpetuarsi delle gravissime distorsioni che si sono avute in passato». Ed è proprio sulla questione dei controlli che Lembo insiste «I controlli di legalità amministrativa andrebbero fatti prima di quelli giudiziari. Ma il vero tema è: chi controlla i controllori? Buona parte dei controllori si sono dimostrati spesso criminali che vivono di corruzione e concussione. Gruppi di funzionari dello stato che operano alle spalle dello Stato. Nella Provincia di Caserta questo è un costume enormemente diffuso». Chiaro il riferimento alla vicenda dei Regi Lagni «La depurazione non avveniva e spesso i fanghi cosiddetti di depurazione inquinavano ulteriormente acqua che entrava già inquinata. Ma se noi abbiamo reso noto tutto questo, come è possibile che nessuno presso questa Regione, che pure ne ha titolarità, ha mai effettuato un’attività di verifica sui controlli? Come si è fatto a non vedere? E perché nessun rappresentate istituzionale regionale ci ha mai chiesto di consultare gli atti delle indagini realizzate per verificare la fallacia del sistema di controllo e apportare i dovuti correttivi?» Il Presidente Amato ha annunciato la richiesta della copia delle ordinanze di custodia cautelare per le indagini realizzate sulla vicenda dei Regi Lagni e ha sottolineato come «Quella del controllo dei controllori è questione dirimente, che soprattutto per l’allarme lanciato dal Dott. Lembo circa il trasferimento ai comuni della gestione della raccolta e dello smaltimento rifiuti diventa fondamentale. Così come è prioritaria l’opera di bonifica dei Regi Lagni. Continuiamo ad acquisire» continua Amato «dati e rilevazioni che indicano nel perverso intreccio tra legale-illegale, tra lecito e criminale, il vero tema dell’intero affaire rifiuti in Campania». Nel corso dell’audizione, infine, il commissario Malavano ha sollevato la questione della Polizia provinciale che pure avrebbe tra i cuoi compiti prioritari la tutela ambientale. Ma a specifica domanda al Procuratore Lembo se i suoi uffici avessero mai avuto contatto con questo copro, Lembo non ha potuto che rispondere con un secco “no”. Malvano, allora, ha sottolineato che lavorerà nelle prossime settimane per portare al centro dell’agenda istituzionale proprio il ruolo che deve svolgere la polizia provinciale.

Incontro con i Procuratori capo Lepore e Mancuso. I Tir coi rifiuti tossici di Pianura, la drammatica situazione di Giugliano, le carcasse di bufali nei regi lagni di Acerra: disastri ambientali su cui intervenire con urgenza. Bisogna poi capire cosa accade nel Porto di Napoli.

«Abbiamo interloquito con i procuratori capo Lepore e Mancuso per individuare una serie di punti nevralgici sui quali intervenire» lo afferma il Presidente della Commissione regionale su ecomafie, bonifiche ambientali e siti di smaltimento rifiuti Antonio Amato al termine dell’incontro che la commissione ha tenuto quest’oggi con i Procuratori Capo di Napoli e Nola «Esistono chiaramente delle priorità che vanno affrontate, a partire da quella che lo stesso Lepore ha definito “la bomba ecologica” di Pianura. A breve la Commissione si recherà lì per un sopralluogo alla discarica Difrabi. La presenza di interi TIR con materiale inquinante seppelliti, i dati della relazione Noviello, impongono una priorità di intervento per la quale sono sì necessari fondi, ma soprattutto una programmazione utile a capire chi e come gestirà le bonifiche. Stesso discorso» continua Amato «vale per altre due chiare priorità: Giugliano, per la cui bonifica i fondi destinati restano insufficienti, e Acerra/Marigliano, dove, nell’area dei Regi Lagni si continuano ad accumulare carcasse di bufali maschi. Ci recheremo in sopralluogo anche nel nolano per verificare la persistenza di decine di discariche abusive. C’è però un altro dato inquietante che è emerso» dice Amato «Ed è quello relativo alla “spedizione” di rifiuti speciali verso l’Oriente e l’Africa attraverso il Porto di Napoli. Anche su questo punto è necessario un ulteriore approfondimento che cercheremo di avere anche con l’Autorità Portuale. Ma nel Porto di Napoli, evidentemente, ci sono molti chiaroscuri relativi alla questione rifiuti che vanno chiariti. A fronte dell’emergenza rifiuti» afferma ancora Amato «si è convenuto sulla necessità di superare la logica della provincializzazione da un lato e strutturare interventi che coinvolgano i cittadini ed i comitati ricostruendo un clima di fiducia con le istituzioni che è stato interrotto». Altro punto affrontato nell’incontro quello della prevenzione e del contrasto dei roghi tossici «Sicuramente accogliamo la necessità che si è evidenziata di lavorare sulla programmazione a monte, e quindi, prioritariamente capire quanti sono i produttori di pneumatici, le autocarrozzerie e le fonderie presenti sul territorio, per individuarne la produzione di rifiuti» conclude Amato «ed abbiamo presentato ai Procuratori la proposta elaborata dalla commissione di istituire apposite unità di crisi interforze che operino sul territorio»

positiva audizione sui budget di salute con il commissario dell’ASL di Caserta.

«L’audizione  all’ASL di Caserta, alla presenza del suo commissario il Prof.re Romano, è stata sicuramente positiva: insieme, nelle more delle previsioni legislative vigenti, si è convenuto di confermare, almeno fino a dicembre, i budget di salute già esistenti e impiegati nelle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati» lo afferma il presidente della commissione regionale sui beni confiscati Antonio Amato al termine dell’audizione promossa dalla commissione per discutere del tema dell’utilizzo dei budget di salute all’interno dei beni confiscati «Si era creata una situazione complessa che, evidentemente per errori procedurali, sospendeva alcuni Piani Terapeutici Individuali mettendo a rischio alcune delle migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati come quella sul bene intitolato ad Alberto Varone. Il Professore Romano» continua Amato «ha assunto l’impegno di confermare i budget di salute esistenti e questo permetterà di garantire il diritto alla salute dei soggetti coinvolti e di riprendere il lavoro nei beni confiscati interessati». All’audizione hanno partecipato il vicepresidente della commissione sanità Anna Petrone, i consiglieri regionali Enrico Fabozzi, Gennaro Oliviero,  Pasquale De Lucia, il rappresentante di Libera Caserta Mauro Baldascino, i rappresentanti della Consulta del III settore Giuseppe Pagano e Simmaco Perillo. Al termine dell’incontro è stato poi firmato un documento che “riconosce i budget di salute ed i piani terapeutici individualizzati come metodologie di grande utilità”, ed impegna i sottoscrittori a “promuoverne l’utilizzo ed a rimuovere tutte le difficoltà di carattere burocratico – amministrativo che li ostacolano”, prevedendo l’aggiornamento di un tavolo di confronto interistituzionale per verificare l’evoluzione della metodologia stessa e del suo utilizzo «Ringrazio il Commissario dell’ASL, il prof. Romano, per la disponibilità e la sensibilità dimostrate» afferma ancora il Presidente Amato «In attesa che la normativa regionale dedicata a questo argomento presentata dal collega Oliviero e già sottoscritta dal Presidente del Consiglio Paolo Romano completi il suo iter, questo documento rappresenta un buon punto di partenza sul quale lavorare. Oltre alla risoluzione della questione emergenziale che si era venuta a creare, infatti, c’è la necessità di affrontare in modo strutturale il problema e non ritrovarci al 31 dicembre in una nuova emergenza che coinvolga oltre 160 cooperative. I budget di salute» conclude Amato «sono il filo rosso che tiene insieme le migliori esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati nel casertano, se venisse meno questo strumento molti sarebbero costretti a chiudere e si determinerebbe un’assurda sconfitta dello Stato nella sua lotta contro la camorra»