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Archivi per la sezione ‘Politica nazionale’ .

E ora seminari o sportelli per capire come applicare il Piano Casa

Non vorrei che l’entusiasmo che in tanti manifestano per l’approvazione della legge sulla casa facesse venir meno la dovuta attenzione sulla sua applicazione.

La legge costituisce sicuramente uno strumento importante, ma porta con sé delle difficoltà applicative che cadono innanzitutto sulle amministrazioni comunali e sui loro uffici tecnici.

Per questo ritengo necessario che, il prima possibile, la regione, in accordo con le associazioni di categoria, istituisca dei seminari o degli sportelli rivolti alla pubblica amministrazione sì da formare/informare quanti poi dovranno assumere decisioni fondamentali per il futuro dei loro territori.

Creato lo strumento bisogna intervenire perché possa essere utilizzato con la massima cognizione di causa e salvaguardando il principio della trasparenza amministrativa.

Soprattutto è necessario far sì che gli interventi in deroga siano limitati a ciò che consente la legge, scongiurando obiettivi speculativi e devastazione dei territori.

Un altro morto sul lavoro. Stavolta a Pontecagnano. Ci vogliono più prevenzione e sanzioni severe. Scolpite nel bronzo di una buona proposta di legge

È un’amara, crudele coincidenza che proprio oggi che si è tenuta l’udienza preliminare per la morte dell’operaio Umberto Gambino, schiacciato da un pannello elettrico alla Stazione Garibaldi di Napoli il 18 Dicembre 2008, venga a sapere che un operaio di 31 anni, di cui presto, ahinoi, avremo il nome, è morto cadendo dal tetto di un capannone a Pontecagnano. Sembra una coincidenza, ma le coincidenze in questi casi non esistono.

Esiste ancora una carenza di prevenzione del rischio a cui sono esposti i lavoratori, specialmente in quelle aziende in cui le negligenze nei controlli sull’applicazione effettiva di misure ed equipaggiamenti di sicurezza abbondano. Esiste un sottobosco di lavoro irregolare e nero in cui agli operai non è data nessuna garanzia di incolumità, e le imprese lavorano nel vuoto assoluto di qualsiasi cultura della prevenzione.

Su questi aspetti, su queste imperdonabili deficienze come rappresentante delle Istituzioni voglio intervenire e stabilire sanzioni severe, fino all’esclusione dalle gare pubbliche per un certo tempo alle imprese che non applicano le norme di sicurezza sul lavoro e non fanno formazione alle proprie maestranze, e premi ed agevolazioni alle aziende virtuose che investono in formazione e corsi di aggiornamento sulla sicurezza.

Penso, in particolare, alle imprese di Napoli e provincia che abbiamo finora visitato nel nostro Viaggio sui Luoghi di Lavoro per la salute e la sicurezza: la Stazione Municipio della Metrò Linea 1, il Deposito della Circumvesuviana di Ponticelli, l’Ansaldo Breda di Via Argine, la Unilever di Caivano.

A questo mirano la mia iniziativa e la proposta di legge regionale in materia di sicurezza sul lavoro che ne seguirà. Solo e unicamente a promuovere una nuova, vera ed efficace cultura della prevenzione che argini progressivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, indegno di un paese civile, renda sicure le aziende dall’interno e permetta nel tempo alle agenzie di stampa di non dovere più battere quest’orribile genere di notizie. Mai più.

Dal mio ordine del giorno sui Beni Confiscati alle Mafie approvato ieri mi aspetto effetti positivi

Il Consiglio Regionale ha approvato l’ordine del giorno sui beni confiscati alla criminalità organizzata proposto da me lo scorso 18 Novembre.

Un passo che impegna la Giunta a sollecitare Governo e maggioranza parlamentare al ritiro dell’emendamento in Finanziaria sulla vendibilità dei beni confiscati e che incarica le Commissioni consiliari a misure di rafforzo della legge 109/96, quella sull’uso sociale dei beni confiscati.

Il sì del Consiglio Regionale è un sì all’appello di Libera al ritiro dell’emendamento, ed alla difesa delle belle esperienze di gestione dei beni confiscati che Libera, Le Terre di Don Peppe Diana ed altre associazioni di volontariato attivo hanno realizzato nei nostri territori.

Dal 18 Novembre ad oggi, sono successe due cose interessanti. Una, la presentazione del disegno di legge regionale per l’Alto Commissariato di Gestione dei Beni Confiscati alle Mafie; due, l’adesione contro il provvedimento di settori del Centro Destra, in Consiglio Regionale ed a livello nazionale.

Vedo perciò buone possibilità che maggioranza e Governo siano costretti a ritirare l’emendamento.

Aderisco al No Bday. Manifestazione di popolo in difesa dei beni pubblici

Il no B-day è la manifestazione degli italiani che dicono no a un modello culturale, morale e politico. Per queste ragioni do la mia piena e convinta adesione.

È una manifestazione nata dal basso e quindi do la mia adesione innanzitutto da cittadino, ma anche come dirigente del PD e rappresentante delle Istituzioni, per riaffermare la mia indignazione contro scelte scellerate, come quelle che porteranno alla vendibilità dei beni confiscati, alla privatizzazione dell’acqua, al cosiddetto processo breve.

Provvedimenti che, anche e soprattutto sul nostro territorio, avrebbero ricadute terribili.

La vendita dei beni confiscati alle mafie ha a che fare con i fondi UE?

Mentre continuano le attività di sequestro dei beni confiscati alla criminalità organizzata e l’UE decide di investire oltre 60 milioni di euro per l’uso e lo sviluppo degli stessi, noi ci troviamo a scongiurare la sciagurata ipotesi di metterli in vendita all’asta. Spero che dietro l’emendamento alla finanziaria, oltre alla necessità di far cassa, non ci sia anche qualche elemento speculativo legato ai fondi comunitari.

Ho presentato oggi una lettera a tutti i capigruppo regionali per sollecitare che, nella prima seduta utile, si discuta il disegno di legge proposto dalla giunta per l’Alto Commissariato sulla gestione dei rifiuti. E giovedì discuteremo l’ordine del giorno con cui il Consiglio Regionale aderisce all’Appello di Libera già firmato dai consiglieri di maggioranza, UDC ed MPA.

Al proposito, lancio un appello ai consiglieri del Popolo della Libertà. Visto che un documento analogo è stato approvato all’unanimità dal Consiglio Provinciale, abbiano anche loro la forza di schierarsi contro un provvedimento insano proposto dalla maggioranza governativa. La lotta alla criminalità organizzata non ha colore politico, e deve essere fatta da tutti gli uomini di buona volontà.

Natale di legalità, ai Quartieri Spagnoli fiaccolata della Città contro la camorra

Tanti parroci di “frontiera”, oggi, a Napoli, rappresentano i primi antagonisti alla criminalità ed alla camorra.

La denuncia di Don Mario: il pizzo per la ristrutturazione della sua chiesa ai Quartieri Spagnoli, è solo l’ultimo di gesti ed azioni, che spesso non salgono alla cronaca ma che centinaia di parroci continuano a fare sui loro territori. Gli esempi di Don Tonino Palmese, Don Merola, Don Mario Ziello sono quelli più conosciuti ma ne esistono centinaia. Ma questo, se rappresenta un punto d’onore del clero napoletano è anche fonte di grande preoccupazione.

Se c’è stato un “salto di qualità” della criminalità che porta al tentativo di estorsione anche per opere destinate alla Chiesa, non possiamo ritenere assurda un’escalation che punti anche a colpire direttamente quei parroci che si schierano apertamente contro la camorra.

La vicenda di Don Peppe Diana, purtroppo, ne è tragico insegnamento.

Al di là di quanto fanno e faranno in termini di protezione le forze dell’ordine, esiste allora un obbligo morale e politico di tutti i rappresentanti istituzionali per non lasciare soli questi esempi di straordinario impegno. Innanzitutto attraverso la destinazione di fondi mirati a sostenere progetti specifici realizzati o da realizzare, ma anche dal punto di vista simbolico.

Lancio allora un appello: in concomitanza delle festività natalizie, le istituzioni napoletane organizzino una grande fiaccolata ed una manifestazione pubblica, magari proprio ai Quartieri Spagnoli, di sostegno alle parrocchie impegnate contro la camorra per dimostrare la loro vicinanza, anche fisica, alla Chiesa ed alle Associazioni quali avamposti di Legalità.

Percorso privilegiato in Consiglio per il DDL della Giunta sui beni confiscati

«Farò tutto quanto in mio potere per garantire un percorso privilegiato all’approvazione del DDL sull’Alto Commissariato per la Gestione dei Beni Confiscati varato dalla Giunta» afferma il Consigliere Regionale Antonio Amato, componente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, intervenendo ancora sulla questione dei beni confiscati «mi impegno personalmente perché il DDL della Giunta sia inserito come punto prioritario dell’ordine del giorno del primo Consiglio Regionale utile».

«Il punto nodale del DDL sul divieto di vendita dei beni confiscati alla criminalità risponde ai principi fondanti della nostra stessa Democrazia. Sono certo, allora» conclude Amato «che arriveremo a breve all’approvazione di questo disegno di legge. D’altro canto, giovedì voteremo l’ordine del giorno con cui il Consiglio Regionale della Campania aderisce all’appello di Libera, e l’atto della Giunta risponde anche alle sollecitazioni del CNEL. Sono questi gli atti concreti per combattere, nella prassi e non nella teoria la criminalità organizzata».

Beni confiscati: già nel 2007 il CNEL diceva no alla vendita

“La vendita all’asta, ipotesi che ogni tanto riaffiora nelle discussioni sulla stampa, è decisamente da evitare perché: 1) mostrerebbe l’incapacità da parte dello Stato di sapere utilizzare al meglio beni di natura mafiosa; 2) potrebbe restituire ai mafiosi quello che ai mafiosi è stato sottratto essendo difficile, per non dire impossibile – data l’alta e comprovata capacità di intimidazione – che un bene posto all’asta possa finire nelle mani di chi non è legato direttamente o indirettamente al precedente conduttore mafioso”. Queste non sono né le parole di Don Ciotti, né quelle dei familiari delle vittime della mafia. È quanto si legge in una Pronuncia votata all’unanimità dall’assemblea del CNEL del 29 marzo 2007.

Il CNEL, leggo anche, “valuta che sia assolutamente indispensabile mantenere l’asse portante della legge che vietava la vendita dei beni e destinava gli stessi ai Comuni, allo Stato, alla società civile, alle cooperative di giovani e di lavoratori”. Il Presidente del CNEL è Antonio Marzano, già Ministro delle Attività Produttive di Berlusconi, non credo possa quindi essere accusato di faziosità.

Finiamola, poi, anche col considerarla una questione elusivamente meridionale, visto che dai dati nella relazione annuale del 2008 del Commissario Straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni emerge, ad esempio, che in Lombardia ci sono 153 aziende e 587 beni confiscati. Insomma, ci troviamo di fronte ad un governo che, con presuntuosa ignoranza, non vuole ascoltare nessuno, nemmeno i suoi organi consultivi, nemmeno i suoi ex ministri. E tratta una questione di rilevanza nazionale col solo obiettivo di fare cassa.

Il Consiglio Regionale della Campania è chiamato ad approvare giovedì prossimo l’ordine del giorno con cui aderisce all’Appello di Libera, già sottoscritto dai capigruppo e Consiglieri della maggioranza, dell’Udc e del MPA. Speriamo che il Presidente Napolitano, il Presidente Fini e il Presidente della Commissione Antimafia Pisanu possano intervenire fattivamente perché alla Camera questo emendamento venga ritirato. Non facciamo un regalo alla mafia, non permettiamo una clamorosa sconfitta dello Stato.

Legalità: crisantemi per Maroni, audizione per Pisanu

Proverò a spedire al ministro Maroni un mazzo di crisantemi, sul bigliettino scriverò: in memoria della lotta per la legalità, con la vendita all’asta dei beni confiscati alla camorra, prevista dalla Finanziaria si fa un regalo alle mafie.

Mentre la DIA conclude una straordinaria indagine che mette in luce la struttura di holding economica della camorra, capace di reinvestire i propri guadagni acquisendo, con una spesa inferiore al valore di mercato, beni confiscati e fallimenti, il Ministro Maroni ribadisce che il Governo non farà marcia indietro sulla vendibilità dei beni confiscati e che sarà previsto un meccanismo di controllo che non permetterà ai mafiosi di riacquisirli.

La domanda nasce spontanea: se la DIA per scoprire i prestanome deve condurre anni di indagine, come farà Maroni a determinare questo stesso risultato nei pochi mesi previsti per una procedura di messa in vendita, visto che l’attualità dimostra le difficoltà di questi controlli?

Ci sono gli appelli di Libera, le lettere dei familiari delle vittime della mafia, gli allarmi della magistratura per scongiurare l’approvazione di questo atto deleterio. Ma il Governo, con presuntuosa ignoranza, afferma di saperne di più. Ma perché, anziché rafforzare una legge che funziona ed ha prodotto straordinari risultati, puntando a tapparne alcune falle, si vuole invece smantellarne l’impianto? Si può fare cassa a scapito del valore e della cultura della legalità? Siamo di fronte ad una emergenza democratica, per questo chiedo al Presidente Bassolino ed alla Giunta Regionale di accelerare la proposta di legge in materia annunciata la scorsa settimana.

Mi faccio carico di garantire alla stessa un percorso privilegiato in Consiglio per l’approvazione. Il PD, con un documento da me proposto e votato all’unanimità nel corso dell’Assemblea Regionale, ha dato la sua piena adesione a questa battaglia. I gruppi consiliari di maggioranza, ma anche MPA e UDC hanno fatto lo stesso firmando un ordine del giorno che va in questa direzione. Chiederemo ora anche un’audizione al Presidente della Commissione Antimafia Pisanu. Mettiamo in campo ogni risorsa possibile per fermare quest’atto.

Ho consegnato a Don Ciotti l’ordine del giorno presentato al Consiglio Regionale per aderire all’appello di Libera contro la vendibilità dei beni confiscati alla mafia

Questa mattina, mentre era in corso al Centro Don Bosco dei Salesiani il convegno di studi La rete solidale in risposta al sistema Camorra, non più soldati per le mafie ma militanti per la legalità, promosso dal Centro di Prima Accoglienza del Tribunale per i minori di Napoli, il Consigliere Regionale Antonio Amato ha consegnato a Don Luigi Ciotti l’Ordine del Giorno con cui il Consiglio Regionale della Campania aderisce all’appello lanciato da Libera per far ritirare l’emendamento alla Legge Finanziaria che prevede la vendita dei beni confiscati alla Mafia.

L’ordine del giorno, promosso da Amato e firmato dai Consiglieri e Capigruppo della maggioranza, ma anche dai Capigruppo di UDC e MPA, è stato presentato ieri agli atti del Consiglio Regionale e verrà discusso alla prossima seduta. Nel documento, oltre all’adesione all’appello dell’associazione di Don Ciotti, si impegna il Presidente Bassolino e la Giunta ad intervenire presso le più alte cariche dello Stato ed i rappresentanti parlamentari di tutte le forze politiche per far ritirare l’emendamento alla Finanziaria e si dà mandato alle Commissioni Consiliari competenti di esaminare e realizzare misure tese a rafforzare in Campania principi e prassi introdotti dalla legge 109 del ’96 sull’uso sociale dei beni confiscati.

«La possibilità di mettere in vendita all’asta i beni confiscati alle mafie» ha detto Amato «rappresenta il tradimento dello spirito della legge del ’96 sull’uso sociale di questi beni, una legge sostenuta, prima della sua approvazione, da oltre un milione di firme di cittadini italiani. Se passasse l’emendamento presentato dalla maggioranza di governo saremmo di fronte ad una sconfitta dello Stato e ad un regalo alla cultura mafiosa ed alla camorra».

«Nei nostri territori» continua Amato «a partire da questa legge, grazie all’opera di associazioni come Libera, le Terre di Don Peppe Diana, Legambiente e tante altre, si è ridata vitalità a territori violentanti dalla violenza della Camorra. Per questo la maggioranza di Centro Sinistra, ma anche i rappresentanti in consiglio di UDC ed MPA, hanno deciso di aderire all’appello di Libera e di mettere in campo tutte le azioni necessarie per fermare quello che sarebbe uno scempio contro la civiltà del nostro Paese».