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Quell’ufficio dell’ASL di Caserta uccide di nuovo Alberto Varone
Alberto Varone è un gran lavoratore. Ha 5 figli, per mantenere la sua famiglia si alza ogni notte alle 3, con la Kedett rossa da Sessa Aurunca arriva a San Nicola la Strada, va a prendere i giornali, poi li distribuisce in una trentina di edicole tra Roccamonfina e le frazioni di Sessa. Concluso il giro, verso le otto del mattino, raggiunge la moglie al negozio di mobili che gestiscono. Alberto Varone è un uomo onesto e fiero, non si è mai piegato ai ricatti dei camorristi, quelli del clan Esposito che dalla fine degli anni Ottanta domina la zona. E il suo no glielo grida in faccia. Un affronto che il capoclan, Mario Esposito non gli perdona. Ne decreta la morte. Il 24 luglio del 1991, Alberto Varone come ogni notte, è sulla via Appia, guida la sua auto piena di giornali. Lo raggiunge un kommando di fuoco, gli sbarrano la strada, gli sparano con un fucile a canne mozze, poi gli sparano in faccia. Ma Alberto è tosto, non muore subito. Finirà qualche ora più tardi su un letto di ospedale, ma prima riuscirà a far capire alla moglie chi è stato ad ucciderlo. Il figlio di Aberto, Giancarlo, ha la fierezza del padre. Decide, con l’aiuto degli amici, di riprenderne il lavoro, alzarsi di notte, distribuire i giornali. Non mancano le minacce, ritornano le ritorsioni del clan. Tuttavia la madre, con il conforto del Vescovo Nogaro, supera le paure per i figli, decide di denunciare gli assassini del marito. Le minacce si fanno più pressanti. La famiglia Varone entra nel programma di protezione, sono portati tutti via. Da allora, come purtroppo è inevitabile, nessuno sa più nulla di loro. Poco a poco, tutti sembrano dimenticare questa storia, nessuno ne parla più per anni. Qualcuno, però, tiene duro, continua a ricordare e fa di quel ricordo un punto di forza della sua lotta, strenua, dura, per la legalità. E’ Simmaco Perillo, con la sua cooperativa Al di là dei sogni. Ci lavorano persone che vivono disagio, per lo più provenienti dalla salute mentale. Decine di uomini e donne che erano stati legati per anni ai letti di contenzione, che erano stati definiti socialmente pericolosi, oggi sono soci della cooperativa, lavorano lì, perfettamente integrati nella loro comunità. Lo fanno grazie ad uno strumento, i budget di salute, che permette di superare la logica delle RSA, produce un enorme risparmio per la sanità, restituisce queste persone al diritto di cittadinanza. Questi ragazzi hanno in gestione un bene confiscato ad Antonio Moccia. Decidono di intitolarlo ad Alberto Varone. Coltivano i terreni del bene confiscato. Producono centinaia di vasetti di melanzane che mettono in vendita e presentano nel luglio di quest’anno in una grande manifestazione pubblica nell’aula consiliare del comune di Sessa. Centinaia di persone, alla fine, scendono in piazza, e dopo 19 anni viene gridato il nome di Alberto Varone. Una comunità intera restituisce ad una vittima innocente della camorra la sua dignità, grida un no secco in faccia ai clan. Ma oggi, l’Ufficio Sociosanitario del distretto 14 dell’ASL di Caserta, che si oppone ai budget di salute, interrompe da un giorno all’altro i Progetti Riabilitativi Terapeutici Individuali. Con procedure tutt’altro che trasparenti, senza aver mai visitato negli ultimi due anni queste persone, senza sapere se gli obiettivi sociosanitari sono stati raggiunti, senza sapere che molte di queste persone non hanno più nemmeno una casa o una famiglia dove tornare. Per loro si spalancherebbero a breve, nuovamente, le porte delle RSA. E si produce l’effetto di far chiudere quel bene confiscato. Così, per interessi oscuri, un pezzo dello Stato decide di uccidere di nuovo Alberto Varone.
Antonio Amato
Presidente commissione regionale sui beni confiscati
Il muro di Gomorra adesso non esiste più
Intervento di Antonio Amato pubblicato su Repubblica di martedì 3 agosto 2010 p. X.
C’era un muro a San Cipriano d’Aversa. Un muro che si ergeva a fortificare il potere della camorra. Un muro che oggi non c’è più. Era la recinzione della villa di Pasquale Spierto A via Ruffini. Lì, la cooperativa de la Nuova Cucina Organizzata, avuto assegnato il bene, ha reinvestito gli utili del ristorante. Ha ristrutturato la villa ed il giardino. Ha realizzato gruppi appartamento per le persone che vivono la sofferenza mentale, ha acquistato attrezzature ludiche e sportive per i ragazzi del paese, ha abbattuto il muro di recinzione. Perché quel bene è di tutti e non deve esserci separazione tra dentro e fuori. Responsabile dei gruppi appartamento è Romualdo, per anni legato ai letti della contenzione psichiatrica postmanicomiale, oggi cittadino onorario di San Cipriano, un uomo il cui sorriso insegna cosa voglia dire dignità. Ed oggi in quella villa giungono quotidianamente decine e decine di bambini di San Cipriano, arrivano famiglie, mamme e figli, a giocare, a vedere film, a seguire dibattiti. Giungono centinaia di ragazzi da tutt’Italia per partecipare ai campi di Libera e vivere un’esperienza straordinaria, in terra di camorra, certo, ma in una terra dove, come dice l’anima di questa meravigliosa avventura, Peppe Pagano, esistono persone perbene, persone che si mettono in gioco e contrastano la camorra. Ed ancora si commuove Peppe a vedere tutta quella gente che invade festosamente il giardino di via Ruffini quando solo un anno fa, per paura, gli negavano anche il prestito di una bottiglia d’acqua. Qui sta accadendo qualcosa, e la camorra, il suo regime di terrore, non regna più incontrastata. Come sulle Terre di Don Peppe Diana, a Castel Volturno, dove anche quest’anno scout e non solo di tutt’Italia, grazie alla straordinaria mobilitazione di Libera Caserta e del Comitato Don Peppe Diana, sono al lavoro nei campi dove si produrrà la mozzarella della legalità, e incontrano familiari di vittime della camorra, magistrati, esperti. Lì Michele Zaza teneva i suoi stalloni e decideva la morte di decine di persone. Lì ora campeggia lo striscione “Qui la camorra ha perso”. Ha perso come a Sessa Aurunca, dove Simmaco Perillo ed il suo gruppo di ex pazienti psichiatrici, grazie ai budget di salute, ha appena concluso la raccolta delle melanzane messe in vendita con tanto di marchio. Per assurdo oggi Simmaco deve lottare non contro la camorra, ma contro il Sistema Sanitario Regionale che, non si sa bene perché, ha provato a smantellare questo straordinario strumento, i budget di salute appunto, che nel campo della salute mentale produce risultati straordinari che nemmeno a Trieste sono riusciti ad ottenere, e che determina risparmio certificato per la spesa pubblica. Portare via i soci della cooperativa per legarli ai letti delle RSA private sarebbe un delitto della democrazia che con tutte le nostre forze dobbiamo impedire. Perché qui, come a Pignataro Maggiore, dove è stato raccolto il grano per i Paccheri di Don Diana, non solo si combatte concretamente la camorra, ma si sperimentano anche straordinarie esperienze di economia sociale. Economia sostenibile e pulita, sana e produttiva, capace di dare lavoro ma non schiacciata sul profitto. Le istituzioni, tutte, devono dire grazie ed imparare da Peppe, Simmaco, Romualdo, i responsabili ed i volontari di Libera, quanti lavorano in queste cooperative, le migliaia di ragazzi che in questi anni sono giunte qui. E portano via, con sè, un pezzo di Campania che combatte e prova a sconfiggere Gomorra. E portano via un pezzo di quel muro abbattuto a San Cipriano, chiuso in uno scatolino, simbolo concreto di un’utopia della realtà.
Antonio Amato
Presidente Commissione Regionale sui beni confiscati
Messaggio di Tonino
Cari Democratici,
innanzitutto vi ringrazio per la grande passione e l’impegno con i quali state supportando questa campagna elettorale. Per Enzo De Luca, per il Partito Democratico e per me. È un percorso complesso, con tante difficoltà, ma anche ricco di grandi soddisfazioni. L’incontro con tanti di voi sta gratificando il lavoro che abbiamo fatto insieme in tutti questi anni, e mi inorgoglisce la stima, l’affetto, il contributo personale che tanti di voi mi stanno portando.
Ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.
Queste ultime settimane saranno le più faticose e le più importanti. Vi chiedo quindi di restare sereni e compatti. La nostra forza è l’onestà e la chiarezza del progetto che portiamo avanti.
Le donne, gli uomini, i giovani, gli anziani che mi stanno accompagnando sono la mia più grande risorsa. A tutti voi quindi ribadisco il mio più vero e sentito GRAZIE.
Mi permetto di farvi un’ultima preghiera.
Capisco la passione che anima la nostra azione. Questa, tuttavia, a volte, ci può portare anche a commettere dei piccoli passi falsi. Mi riferisco all’affissione dei manifesti. Si sono verificate affissioni di manifesti fuori dagli spazi elettorali. Purtroppo io non posso controllare direttamente anche questo aspetto della campagna elettorale. Ma resto fermamente contrario al Manifesto Selvaggio. Viviamo in una città tra le più belle al mondo. E’ nostro dovere difendere la bellezza. Per questo ho già personalmente provveduto, laddove ho verificato affissioni irregolari di miei manifesti, a farli rimuovere. Come ho già fatto dall’inizio della campagna elettorale, chiedo allora a tutti i comitati elettorali di sostegno di vigilare attentamente perché non si ripetano queste affissioni. E chiedo a tutti voi di segnalarmi gli spazi dove verificate la presenza di manifesti fuori dagli spazi elettorali. Cercherò di farli rimuovere il prima possibile dai ragazzi che ci stanno dando una mano.
Siamo alle curve finali di questa campagna elettorale. Possiamo ancora convincere i tanti indecisi a votare Enzo De Luca presidente, con il Partito Democratico e, se lo vorranno, con me. Perché possiamo riappropriarci del nostro futuro. Con le nostre idee, la nostra passione, la nostra concretezza.
Maria Fortuna Incostante sostiene Antonio Amato
Perché propongo di dare sostegno ad Antonio Amato, candidato nelle liste elettorali del Partito Democratico alle prossime elezioni regionali. Negli incontri pubblici e nelle prossime iniziative, sulle quali informerò tutti per tempo, avrò modo di argomentare compiutamente le ragioni della mia scelta.
In questa breve nota voglio accennare a poche semplici ragioni.
• Antonio Amato è stato tra i primi esponenti politici e istituzionali della Campania a sostenere senza indugi la costruzione del Partito Democratico, non rinunziando alla sua lunga storia di militante e dirigente della sinistra.
• Antonio Amato si è sempre battuto per i ceti più deboli e meno garantiti del nostro difficile territorio, con sincera lealtà, molto lavoro e mai anteponendo interessi personali o di lobby.
• Antonio Amato ha coerentemente sostenuto le impostazioni di Veltroni (prima) e Franceschini (poi), pur sapendo di poter andare in minoranza nel PD locale, sempre lealmente collaborando con tutto il gruppo dirigente del PD uscito dal congresso.
• Antonio Amato, con me e tanti altri, si è battuto per fare le primarie senza cadere nei troppi tatticismi, sollecitati anche ad arte per indebolire il PD e per far saltare la candidatura di Vincenzo De Luca (unico concreto candidato con possibilità di vittoria) a presidente della Campania.
• Antonio Amato sosterrà, con la abituale coerenza, la campagna elettorale per De Luca Presidente.
In questa mia nota voglio anche rimarcare l’esigenza di una forte mobilitazione di tutti noi, cittadini napoletani, per la campagna elettorale a favore di Vincenzo De Luca. Bersani lo ha definito “un candidato molto forte”. Io posso aggiungere: un bravo sindaco, un duro combattente politico, un amministratore che, in questo momento, può rappresentare l’innovazione possibile per aprire un nuovo ciclo di governo per il PD e per il centro-sinistra.
Questa scelta ci mette in condizione di poter ripartire individuando limiti ed errori, politici ed amministrativi da non ripetere. Ripartire per andare oltre una stagione che, nei suoi momenti migliori, ha aperto una nuova e positiva prospettiva politica e amministrativa nel Mezzogiorno.
La candidatura di Vincenzo De Luca a presidente della Campania rappresenta un’affermazione del Partito Democratico, una buona tappa del suo percorso verso la sconfitta del centro-destra, dei suoi metodi e scelte di governo. Diamo vigore a questa scelta e impegniamoci generosamente per sconfiggere il pericolo dell’avanzata di una destra locale simile alla compagine che recentemente ha vinto alla Provincia di Napoli.
Chiudo ricordando un’affermazione di Antonio Amato in preparazione della campagna elettorale, nella quale mi riconosco pienamente: “Ho sempre creduto che al di là delle scelte politiche contingenti dovesse essere salvaguardata la coerenza dei valori. E per questa convinzione ho anche pagato sulla mia pelle scelte di non allineamento compiute in questi anni.”
Maria Fortuna Incostante
P.S. Da Venerdì 19 Febbraio, parte il Comitato Amici del Vomero per Antonio Amato, a Via Cifariello 14/D (traversa Via Bernini di fronte chiesa Piccola Pompei) presso lo studio del Dr Bruno Del Giudice. Aperto il Venerdì pomeriggio, il Sabato e la Domenica mattina. Tutti gli aggiornamenti sul Gruppo Facebook “Ci vuole Amato per la Campania”.
I mari della luna e la gestione pubblica dell’acqua. Esiste una proposta di legge in consiglio.
INTERVENTO PUBBLICATO SU “LA REPUBBLICA”,
SABATO 7 NOVEMBRE 2009
Già ci siamo abituati al fatto che per bere bisogna stappare, comprare bottiglie e lasciarci affascinare dall’etichetta che “fa fare din din” o a da quell’altra che promette di farci dimagrire. Ed ora il Senato ci dice che anche l’aprire i rubinetti, il far scorrere l’acqua dentro le nostre case, deve essere gestito dai privati, deve risultare fonte di profitto. L’acqua diventa merce da vendere e comprare con lo scopo primario di far soldi. Perché il decreto legge 135 prevede che, nella gestione dell’acqua, oggi affidata attraverso gli ATO a gestioni completamente pubbliche o miste pubblico-privato, i privati, con quote di partecipazione non inferiori al 40%, determinerebbero quantità e qualità degli investimenti, rendendo nulli, nella pratica, possibilità di controllo e gestione da parte del pubblico. Vengono intaccati gli stessi principi di base della legge Galli, per i quali “Tutte le acque superficiali e sotterranee… sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà”, che “qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”, che “gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse”. La privatizzazione presentata al Senato comporterebbe un inevitabile aumento delle tariffe, senza per questo determinare un miglioramento del servizio e della rete. I dati ufficiali del 2008 sugli ATO, in questo senso, parlano molto chiaro. Penso, allora, che in Campania dobbiamo guardare con molto interesse alla proposta di Vendola di tornare, per la Puglia, ad una gestione completamente pubblica. Anche perché una proposta analoga è stata presentanta dall’allora gruppo regionale DS, di cui ero capogruppo, nel lontano 2006. La proposta prevedeva, tra l’altro, la costituzione di una SPA a totale capitale pubblico, aperta alla partecipazione di altre regioni, per la gestione e la manutenzione della rete idrica. Giunta al vaglio della IV commissione, per responsabilità politiche diffuse che ci coinvolgono tutti, la proposta non è più stata affrontata. Non ci sono scusanti, ma a fronte di quanto si è verificato al Senato, credo sia ora dirimente tornare a discuterne, verificarne fattibilità ed eventuali aggiustamenti, e, se i tempi lo permetteranno, portarla all’esame del consiglio. Soprattutto però, solleciterò consiglio e giunta perché, nell’immediato, si giunga, quantomeno, ad un’urgente dichiarazione di intenti che rivendichi l’acqua come bene non mercificabile. Non si tratta di una questione ideologica, ma di evitare che un bene primario come l’acqua diventi una questione di business. Questo tema dovrà essere al centro del prossimo programma di coalizione per le regionali, ed il PD deve aprire da subito una discussione di merito. Mi viene in mente una filastrocca di Rodari: “nei mari della luna i tuffi non si fanno, non c’è una goccia d’acqua, pesci non ce ne stanno. Che magnifico mare …” soprattutto perché, quantomeno, non si potrà privatizzare.
Antonio Amato
Primarie PD 25 ottobre. Adesso decidi tu
Cara cittadina, caro cittadino,
il 25 ottobre ci saranno le primarie per scegliere il segretario nazionale e quello regionale del PD. Nel nostro collegio Arenella, Miano, Piscinola, San Carlo Arena, Vomero, Bagnoli, Chiaiano, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, sono il candidato capolista per la mozione di Dario Franceschini (lista “Democratici per Franceschini”). Ho accettato questa sfida perché nel PD bisogna dare voce ai nostri territori. Sono cresciuto, ho lavorato ed ho sempre fatto politica in questi quartieri. So bene quali sono le problematiche che qui si vivono quotidianamente. Il NOSTRO PARTITO deve saperle ascoltare, raccogliere ed essere in grado di dare risposte certe e praticabili.
Lavoro, casa, vivibilità: sono queste le questioni che dobbiamo affrontare. Come farlo?
Da un lato c’è chi vuole un PD chiuso, legato al passato, dove le decisioni le prendono i dirigenti nelle loro stanze. Dall’altro chi, con Franceschini, crede nella possibilità di dare uno slancio nuovo alla nostra politica dove il momento della scelta è aperto, coinvolgente e partecipato.
Da un lato ci sono Bassolino e Iervolino (mia diretta concorrente), dall’altro un gruppo di donne, uomini, giovani, che non teme di sfidare gli apparati perché crede nella libertà di scelta dei cittadini. Questa differenza si avverte anche nella scelta del segretario regionale. Con Leonardo Impegno, che rappresenta per la Campania il progetto di Franceschini, ci sono i democratici espressione dei nostri territori che vogliono anche in Campania un PD nuovo e davvero vicino alle persone.
In questi anni, molte cose positive, dai trasporti alle politiche sociali, sono state fatte. Ma col tempo si sono persi slancio e forza, e molti errori sono stati commessi. Non ho timore ad ammetterli e ad assumermi le mie responsabilità. Una persona seria e perbene riconosce gli sbagli per avere la forza e l’onestà di chiedere la fiducia dei cittadini. E da qui ripartire insieme.
Il nostro impegno è mai più
· giovani costretti a lasciare le nostre terre per ottenere un lavoro;
· lavoratori licenziati senza garanzie mentre restano da pagare mutui, affitti, spese quotidiane;
· pensionati che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese perché hanno pensioni da fame;
· scuole che cadono a pezzi e territori a rischio idro – geologico;
· intere aree che diventano pericolose per assenza di controllo e degrado;
· episodi scandalosi come quello dell’aumento indiscriminato della TARSU,
· scempi come quelli del caso rifiuti.
Diamo forza al progetto del PD di Dario Franceschini, unica vera altenativa morale e politica al Centro Destra e a Berlusconi, partecipiamo alle primarie del 25 ottobre, grande momento di democrazia, sosteniamo la lista che guido “Democratici per Franceschini” e votiamo per una delle liste collegate a Impegno. Insieme per portare la voce dei nostri territori nel PD.
Con stima ed affetto,
Antonio Amato
Intervento pubblicato su “la Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009. Fiaccole per Giovanni
Giovanni Tagliaferri muore il 13 aprile scorso, lunedì di Pasquetta, a via Colombo a Napoli, per un apprezzamento fatto ad una ragazza da un amico in macchina con lui. Giovanni Tagliaferri muore dissanguato perché tre ragazzi, per vendicare “l’affronto”, lo assalgono, due lo pugnalano più volte con estrema violenza, con una lama da almeno 6 cm rescindendogli l’arteria femorale. Giovanni Tagliaferri muore quando ha solo 21 anni perché per un bravo ragazzo la ferocia del branco può risultare fatale. E’ la legge del sangue, paghi con la vita anche un semplice sorriso ad una ragazza che non dovevi nemmeno guardare, anche se, come ammettono i suoi assassini, non hai fatto nulla. E’ la ferocia di una violenza consumata in disprezzo del valore della vita, e mentre lo colpiscono gli gridano la loro rabbia “devi morire”. Gli assassini dopo essere stati identificati dalla polizia si sono costituiti. Questa volta, dunque, la giustizia ha fatto il suo corso. Il prossimo 7 ottobre ci sarà l’udienza, gli assassini, infatti, hanno chiesto il rito abbreviato. Godranno così di tutti i benefici previsti dalla legge, dello sconto di un terzo della pena (un massimo di quindici anni di detenzione) perché da anni si attende una riforma del codice penale che però giace tra le polverose carte di un Parlamento troppo occupato in leggi ad personam, per preoccuparsi dei drammi dei comuni cittadini. E, ancora oggi, resta inevasa la domanda di fondo, quella più importante: perché? Perché questi tre ragazzi hanno barbaramente ucciso Giovanni senza mostrare il minimo senso di umanità e pietas? I genitori, i parenti, gli amici di Giovanni continuano incessantemente a chiederselo, ma la ragione non riesce a dare spiegazioni che aiutino il dolore. Dopo il clamore dell’episodio, poi, il dramma del silenzio. Chi vive queste atrocità paga, in seguito, anche la dimenticanza delle istituzioni e della maggioranza dei cittadini. E l’assordante silenzio dà spazio al ripetersi di questi episodi. La violenza si nutre della desertificazione che oggi subisce la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, oppressa dal clima pesante dell’indifferenza e della “normalità” della sopraffazione. Per essere vicini alla famiglia ed agli mici di Giovanni, per non far passare la vicenda processuale sotto un pericoloso silenzio, per continuare a ricordare e per rianimare la nostra coscienza civile, lunedì prossimo, a partire dalle 19,00 ci sarà una fiaccolata per Giovanni che partirà da Piazza Municipio. Non solo do la mia adesione, ma, soprattutto, invito tutti i rappresentanti istituzionali a partecipare. Governatore, Sindaco, assessori, consiglieri, hanno il dovere di stringersi alla famiglia di Giovanni, di mostrare la loro vigile attenzione sull’intera vicenda, di indicare, concretamente, che Napoli, nonostante le tragedie che vive, sa dire no all’imbarbarimento, sa ricordare, sa fare di accadimenti come questo un insegnamento per i più giovani, provando, almeno provando, a rendere un pò meno assurda l’inspiegabilità di una vita così tragicamente spezzata.
Antonio Amato
Una legge regionale contro il nuovo razzismo
Intervento pubblicato su la Repubblica del 24 luglio 2009
Un lavoratore del Burkina gambizzato, un migrante picchiato e apostrofato “sporco negro”, quindici senegalesi non fatti salire su un treno. Questo solo a Napoli. Ma in tutt’Italia si susseguono eventi di intolleranza e violenza.
Episodi, si dirà. Ma dietro i singoli eventi sembra spirare un vento perverso, fautore di un clima di rigetto e rifiuto dell’Altro. A partire dalla sua pelle, dalle sue fattezze fisiche, finanche dal suo presunto “odore”.
Contini, nel dopoguerra, spiegava che la parola razza non deriva dall’etimo latino ratio, ma dal francese haraz, razzo, termine che si riferisce ai cavalli. Svelava l’origine “equina” del concetto e si rammaricava dello sforzo che nei secoli era stato fatto per trovarne una nobile genesi.
Si sperava, dopo gli orrori dei totalitarismi, che il risveglio civile dell’Europa determinasse il superamento di pratiche e mentalità aberranti. Ed invece, i pregiudizi razziali, fatti uscire dalla porta principale dal progresso scientifico e culturale, sembrano rientrare dalle finestre del senso comune, avvalorati da un clima di paura e chiusura in se stessi che i governi, e soprattutto quello italiano, sostengono con leggi dal chiaro fondamento razzista.
Quanto previsto dal Decreto Sicurezza genera una perversa spirale di intolleranza, che coinvolge singoli e collettività che rifiutano tutti quelli considerati estranei. Il confine che delimita “gli stranieri” tende ad allargarsi sempre più, ad includere/escludere sempre nuove categorie di esseri umani. Un confine mobile dal quale nessuno può dirsi escluso.
È per queste ragioni che tutti gli episodi di stampo razzista necessitano di un’attenzione costante delle istituzioni, chiamate ad arginare una deriva che è insieme istituzionale, sociale e culturale. Come Ente Regionale non abbiamo gli strumenti per bloccare quanto previsto dal Decreto Sicurezza, ma si può intervenire per cercare di porre quantomeno degli argini.
In questo senso, da troppo tempo, oltre due anni, attende il completamento del suo iter il disegno di legge sulle “Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania” varato dalla giunta e già approvato dalla VI Commissione.
Ho già sollecitato il Presidente del Consiglio Regionale e tutti i Capigruppo per il completamento del percorso istituzionale. Di fronte all’imbarbarimento sociale e culturale che viviamo, c’è la necessità di stabilire norme certe di accoglienza e sostegno ai migranti.
La legge sostiene principi democratici e tutela i diritti fondamentali, indipendentemente dalla posizione giuridica: in particolare salute, infanzia e maternità.
È oggi necessario dare un segnale di civiltà che collochi la nostra Regione nei sentieri del rispetto dell’Altro, al di là di qualsiasi concetto di clandestinità.
La Campania è sempre stata un territorio accogliente, e sono convinto che la maggioranza della popolazione lo sia ancora. Bisogna sostenere questi sentimenti e non farli soffocare dalla paura.
Antonio Amato
6 e 7 giugno, Elezioni Europee e Provinciali, un appuntamento fondamentale per il nostro futuro
Caro compagno/a, caro amico/a,
il momento che attraversiamo è estremamente difficile: ci attanaglia una crisi economica che rende un lusso anche la spesa quotidiana, migliaia di lavoratori vengono licenziati, crescono le forme di precariato. La politica troppo spesso non riesce a dare le risposte adeguate. Il Governo di Centro Destra, sempre più sbilanciato verso il Nord sotto i ricatti della Lega, non riesce a fronteggiare l’emergenza che stiamo vivendo. Dietro i proclami si nasconde il vuoto. E il Sud, e la gente del Sud, viene dimenticata. Le prossime elezioni del 6 e 7 giugno rappresentano un appuntamento fondamentale. Siamo chiamati ad eleggere Presidente e consiglieri della Provincia di Napoli ed i nostri rappresentanti nel Parlamento Europeo.
In queste istituzioni servono uomini e donne capaci, responsabili, consapevoli dei nostri problemi e pronti a lavorare per noi.
Il Partito Democratico raccoglie questa sfida, ed ha messo in campo gente di valore.
Alla Provincia ha candidato come Presidente LUIGI NICOLAIS, scienziato di fama internazionale che ha già dato prova delle sue grandi capacità di amministratore pubblico prima come Assessore Regionale alla Ricerca Scientifica e quindi come Ministro della Repubblica all’Innovazione. Con NICOLAIS si apre una nuova fase della politica campana, si lavorerà per costruire la Città Metropolitana di Napoli e dare nuove concrete opportunità di sviluppo per i nostri territori e per i nostri giovani.
Insieme a Nicolais, nei diversi collegi, per il Partito Democratico, si presentano donne ed uomini di grande qualità umana e politica. Tra questi al collegio XII – Fuorigrotta, c’è PEPPE BALZAMO, Presidente di questa Municipalità, uomo che è nato e vive nel nostro quartiere, che da sempre si batte per migliorare il nostro territorio, che ha già realizzato cose importanti e che ha idee e progetti chiari per il futuro; al collegio X Vomero – Arenella, c’è ALESSADNRO CAPONE, il più giovane candidato del collegio, già consigliere di questa Municipalità presidente della Commissione “Legalità – sicurezza e politiche sociali”, incarna i valori e la passione della gioventù cui si uniscono competenza ed esperienza; al collegio XXIII Castellammare, c’è NORA DI NOCERA, professionalmente impegnata nel mondo della sanità come informatrice farmaceutica, rappresentante sindacale della CGIL Campania, in prima fila nelle lotte per le fasce sociali più deboli, è sempre stata una fiera attivista nelle battaglie per il territorio di Castellammare.
Alle Europee con il PD, per la Circoscrizione Italia Meridionale, si candidano PASQUALE SOMMESE e GRAZIELLA PAGANO.
PASQUALE SOMMESE, Presidente della Commissione Urbanistica del Consiglio Regionale, viene dalla Margherita, abbiamo percorsi politici diversi, ma oggi ci riconosciamo con forza nel grande progetto del PD. In Regione, già prima della costituzione del Partito Democratico, c’è stata tra di noi grande sintonia e stima reciproca. Perché PASQUALE SOMMESE, come me, è legato ai territori e punta sulla concretezza del fare. Insieme abbiamo lavorato ad importanti provvedimenti per i trasporti, la casa, l’ambiente.
GRAZIELLA PAGANO, storica rappresentante delle battaglie per i diritti delle donne, ha sempre dato prova di grande capacità politica in tutti i ruoli che ha rivestito al Consiglio Comunale di Napoli, al Parlamento Nazionale ed al Parlamento Europeo. Si è sempre spesa per la nostra città, ed oggi rappresenta uno dei più autorevoli dirigenti nazionali del PD.
Ti chiedo allora di sostenerli, di andare il 6 e 7 giugno alle urne per votare alla Provincia (scheda gialla) NICOLAIS presidente con il Partito Democratico ed i suoi candidati, e scrivere SOMMESE e PAGANO sulla scheda arancione delle Europee. Con loro costruiremo una rete per dare risposte serie alle questioni del nostro quartiere, della nostra città, della nostra regione.
Con NICOLAIS ed i candidati del Partito Democratico alla Provincia, e SOMMESE e PAGANO al Parlamento Europeo, mi impegno a trovare soluzioni concrete per affrontare le problematiche inerenti la casa, la formazione e il lavoro, il futuro dei nostri giovani. Caro compagno/a, caro amico/a, “la storia siamo noi”, e con il tuo voto puoi dare forza al nostro progetto, puoi aiutare concretamente i nostri territori.
Ti ringrazio e ti saluto con affetto.
Antonio Amato

