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Antonio Amato (PD), Gennaro Mucciolo e Gennaro Oliviero (PSE) – nota congiunta-: «Lunedì la calendarizzazione della legge sui budget in consiglio. L’impegno del Presidente Romano garantisce un percorso certo per l’approvazione della norma»

«Lunedì prossimo alla riunione dei capigruppo, alla presenza del Presidente della Commissione Sanità, verrà calendarizzata la discussione al primo consiglio regionale utile della Legge sui Budget di Salute. L’impegno assunto dal Presidente Romano garantisce un percorso certo e tempi brevi perché si arrivi finalmente all’approvazione della norma» lo affermano in una nota congiunta i consiglieri regionali Antonio Amato (PD), Gennaro Oliviero e Gennaro Mucciolo (PSE) che questa mattina, incatenandosi, hanno occupato la Presidenza dell’aula consiliare regionale «L’incatenamento è stato un gesto necessario per portare ancora una volta all’attenzione del consiglio la tematica dei budget di salute. Anche di fronte allo sciopero della fame e della sete portato avanti da Peppe Pagano e dagli altri cogestori delle cooperative  casertane, non si poteva rimane fermi. C’era bisogno» affermano i consiglieri «di un atto concreto che  superasse l’impasse che si era venuta a determinare e desse senso alla solidarietà espressa a questi ragazzi che hanno ottenuto risultati straordinari, anche nel contrasto alla camorra, proprio grazie a questa metodologia. La discussione della legge permetterà finalmente di dare piena legittimità e regolare il sistema dei budget che, attraverso i piani terapeutici individualizzati, ha garantito il diritto alla salute a centinaia di persone svantaggiate determinando anche un forte risparmio per la spesa sanitaria regionale. Anche rispetto a questo risultato» affermano i consiglieri «ribadiamo la richiesta a Peppe Pagano di interrompere almeno lo sciopero della sete, e, fino alla discussione definitiva della legge parteciperemo anche noi allo sciopero della fame a staffetta cui hanno già aderito tante associazioni, cooperative, sindacati e la stessa Banca Etica».

«I silenzi e il ritardo – conclude il Consigliere Regionale, Gennaro Mucciolo – rappresentano il punto  più critico e sconcertante, evidentemente questo Governo Regionale sembra non aver alcun interesse a risparmiare e qualificare le attività del terzo settore, forse non si vogliono scardinare interessi consolidati da anni nella nostra Regione Campania»

la camorra è una montagna di merda che produce morte. Parta una campagna verità

«Quelli della camorra sono crimini contro l’umanità perché i disastri ambientali di cui è artefice sono equiparabili a un vero e proprio genocidio» lo afferma il Presidente della Commissione ecomafie del Consiglio Regionale Antonio Amato «L’ennesimo sequestro di discariche abusive con rifiuti tossici nel casertano nella cui gestione risulterebbero coinvolti i casalesi, e in cui sarebbe finito pure l’amianto di Bagnoli, rappresenta l’ennesima dimostrazione del fatto che questi clan, quanti con loro hanno fatto affari, compresi imprenditori e classe dirigente connivente, rappresentino il cancro di questa regione. Un cancro da estirpare» continua Amato «Lo stanno facendo magistratura, forze dell’ordine, associazioni che lavorano su questi territori. Ma, sul versante della lotta a tutela dell’ambiente è necessario uno sforzo ulteriore delle istituzioni almeno su tre versanti: l’individuazione del reato ambientale nel codice penale, la creazione di nuclei territoriali interistituzionali contro le ecomafie e una mobilitazione per individuare, in sede internazionale, i disastri ambientali tra i crimini contro l’umanità. Di certo» afferma il Presidente della Commissione Regionale «c’è la necessità di primi atti concreti per bonificare i territori e recuperare anche la fiducia dei cittadini. Ma si può partire da subito anche con una campagna di sensibilizzazione che coinvolga tutte le istituzioni locali e metta in evidenza cosa la camorra ha prodotto con i suoi traffici. Testimonianze come quelle prodotte da La Terra dei Fuochi nel giuglianese hanno prodotto risultati straordinari, capaci di rompere il silenzio. Bisogna spezzare il circuito del consenso sociale e potrebbe essere utile anche una campagna come quella contro l’anoressia, che raffiguri visivamente i disastri di cui questi criminali sono stati artefici e le loro conseguenza. La camorra è una montagna di merda che produce morte» conclude Amato «Le istituzioni devono avere il coraggio di veicolare questo messaggio».

Chiediamo l’intervento delle commissioni parlamentari sul controllo del Servizio Sanitario Nazionale e Antimafia su quanto sta accadendo all’ASL di Caserta sui budget di salute

«Scriverò ai Presidenti delle Commissioni Parlamentari sul Controllo del Servizio Sanitario Nazionale e Antimafia per chiedere un loro intervento su quanto sta accadendo all’ASL di Caserta sui budget di salute» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato che questo pomeriggio porterà personalmente la sua solidarietà a Peppe Pagano, il fondatore della Nuova Cucina Organizzata da lunedì in sciopero della fame e della sete per protestare contro lo smantellamento del sistema dei Budget di Salute «Chiederò a Peppe di sospendere almeno lo sciopero della sete, garantendo a tutti i cogestori una lotta strenua per difendere i budget di salute. Si tratta di un’eccellenza del sistema socio sanitario che garantisce un forte risparmio per la sanità regionale e straordinari risultati in termini di cura e garanzia dei diritti dei soggetti svantaggiati. Eppure» afferma Amato « l’Asl continua a ritardare il pagamento delle cooperative coinvolte in questo sistema e da tempo continua a frapporre assurdi ostacoli burocratici al suo funzionamento. E’ un caso» si chiede Amato «che tali ostacoli siano incominciati quando si è appurato che questo sistema rappresenta la linea rossa delle migliori esperienze campane di riutilizzo dei beni confiscati? E’ un caso che si siano iniziati a chiudere progetti individuali per rispedire le persone coinvolte nelle SIR, le strutture residenziali dalle quali erano stati presi per restituirli alla piena cittadinanza, mentre esponenti dell’ASL continuano a parlare di nuovi faraonici investimenti per costruirne altre? Quali interessi sono in campo? Dal suo insediamento» continua Amato «la commissione che presiedo si occupa dell’argomento ed anche noi abbiamo dovuto spesso affrontare un muro di gomma da parte dell’ASL di Caserta. Ma il neo direttore e già commissario Menduni esiste oppure è solo una figura nominale? Che posizione assume? Ed anche le Istituzioni regionali latitano. Il consiglio» dice il Presidente della Commissione Regionale «Da un anno non riesce a discutere l’apposita legge presentata dal collega Oliviero, Caldoro stanzia 10 milioni di euro per progetti innovativi per superare la deospedalizzazione e poi non decide cosa fare di questo sistema che nei fatti la garantisce, contribuendo, in modo netto, anche al superamento del sistema carcerario degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Chiediamo al Presidente della giunta» conclude Amato «nella qualità di commissario della sanità di predisporre un decreto per sbloccare la situazione e rafforzare un sistema che pure ufficialmente continua a lodare e che pure era stato sostenuto nell’ultima finanziaria regionale. I budget di salute sono uno strumento per la garanzia dei diritti e la lotta alla camorra, rimanere inerti mentre c’è chi mette a repentaglio la propria stessa salute per difenderli, è da vigliacchi e complici di interessi occulti»   

Cogestori budget di salute costretti allo sciopero della fame e della sete

«Da oltre un anno l’ASL di Caserta sta smantellando il sistema dei budget di salute, una delle eccellenze del sistema socio sanitario campano capace, tra l’altro, anche di contrastare la criminalità organizzata attraverso il riutilizzo dei beni confiscati. Lo sciopero della fame e della sete iniziato da Peppe Pagano e dagli altri co-gestori dei budget è l’atto estremo di chi è costretto a confrontarsi con l’ottusità e l’incompetenza dei burocrati e il disinteresse delle Istituzioni e della politica» Lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato che esprime piena solidarietà al fondatore della Nuova Cucina Organizzata che, da questa mattina, ha iniziato lo sciopero della fame e della sete per protestare contro lo smantellamento silenzioso del sistema dei budget di salute «Mentre la giunta regionale stanzia dieci milioni di euro destinati ad ASL e Aziende Ospedaliere per azioni sperimentali che superino l’ospedalizzazione, non difende l’unica sperimentazione ormai consolidata che, con grandi risparmi per la spesa sanitaria, supera l’ospedalizzazione psichiatrica e della riabilitazione. Così, senza pudore, il sistema dei budget viene smantellato. Questi ragazzi, queste cooperative vanno avanti da oltre un anno senza che l’ASL di Caserta paghi loro quanto dovuto. Eppure hanno permesso a decine e decine di soggetti svantaggiati di recuperare i loro diritti restituendoli alla cittadinanza. Eppure, anche attraverso questo sistema, sono riusciti a recuperare e riconsegnare al territorio tanti beni confiscati. Eppure vengono lodati da Università e media nazionali ed internazionali. Così» dice ancora Amato «mentre oggi il Mattino dedica un’intera pagina all’esperienza della Nuova Cucina Organizzata il suo fondatore è costretto a smettere di mangiare e bere. E ancora i telegiornali parlano del riutilizzo dei terreni confiscati lavorati da persone che vengono dalla salute mentale come reali possibilità di contrasto alla camorra, e nel frattempo a queste stesse persone sono tolti gli strumenti per continuare a farlo. E ancora mentre le Università campane fanno partire un corso di Alta Formazione sull’economia sociale che si basa proprio su queste esperienze, questo laboratorio nato sulle Terre di Don Peppe Diana viene smantellato. Il tutto» afferma il Presidente della commissione regionale «con un consiglio regionale incapace da oltre un anno di discutere una specifica Legge e il Presidente Caldoro che pure loda il sistema ma poi non da consequenzialità alle sue parole. Nel frattempo l’ASL di Caserta paga altri fornitori ma dimentica i co-gestori, rafforzando solo le difficoltà burocratiche per accedere al sistema. La violenza criminale» conclude Amato «non è solo dei camorristi, ma anche di quanti coi loro silenzi, con le loro omissioni non permettono lo sviluppo di reali alternative. Ora le Istituzioni facciano capire da che parte stanno, se al fianco dei Casalesi e di interessi occulti, oppure vicino a chi si batte per dare dignità al nostro territorio e a quanti lo vivono, mettendo a rischio anche la propria salute e incolumità» 

Antonio Amato e Mafalda Amente (presidente e vicepresidente Commissione regionale bonifiche) – nota congiunta – «Escherichia Coli, nel 2011, dal depuratore di Cuma è finita a mare acqua contaminata fino a 150 volte oltre i limiti della legge»

«Acqua contaminata da escherichia coli fino a 150 volte oltre i limiti previsti, sforamenti di azoto ammoniacale, di COD e di BOD. Esaminando i dati delle analisi del 2011 del depuratore di Cuma si ha una fotografia allarmante» lo denunciano in una nota congiunta Antonio Amato e Mafalda Amente, rispettivamente Presidente e  Vicepresidente della Commissione Regionale sulle bonifiche e i siti smaltimento rifiuti che la scorsa settimana si sono recati in sopralluogo presso l’impianto di depurazione flegreo «Già il sopralluogo denunciava una situazione estremamente preoccupante, con impianti fermi, centraline di controllo mai entrate in funzione, operai in agitazione, denuncie di scarichi industriali. E le cattive sensazioni sono state confermate già dal primo esame degli incartamenti che ci siamo fatti consegnare». Le relazioni mensili sul funzionamento dell’impianto, infatti, mostrano alcuni dati allarmanti «Stiamo esaminando i dati del 2011. Dalle analisi chimico fisiche si evidenzia che almeno fino alla metà di agosto, per tutti i mesi di quest’anno, in alcuni giorni l’acqua usciva dall’impianto con quantità di escherichia coli ben oltre i limiti previsti dalla legge. Il 28 aprile, ad esempio, di fronte al limite di 5000 unità formati colonie su100 ml è finita a mare acqua con quantità batteriche pari a 750 mila ufc/100 ml. E scarichi in mare di acque con oltre 100 mila ufc si ritrovano anche a gennaio, febbraio, marzo, giugno (con un picco oltre le 500 mila), luglio. E In ogni caso>> affermano ancora Amato e Amente «per l’Escherichia ci sono sforamenti fino a 10 volte superiori i limiti in tutti i mesi dell’anno. Associazioni come Legambiente denunciano da anni l’inquinamento per quelle coste di escherichia, e la volontà di contraffare proprio questi limiti è stata anche al centro dell’azione giudiziaria che ha interessato la gestione del depuratore. Dobbiamo ricordare che si sta parlando di inquinamento fecale, e che il limite per la balneazione è di 500 ufc. Questi sforamenti, quindi, determinano enorme preoccupazione per le ripercussioni sulla salute. Anche perchè» proseguono Presidente e Vice Presidente della Commissione Regionale «a quelli dell’Escherichia si sommano i puntuali sforamenti di azoto ammoniacale con quantità che sfiorano i limiti dello scarico in fogna. Dati direttamente correlati alla proliferazione delle alghe. Ancora parametri fuori norma di COD e BOD a dimostrazione di un impianto che sarebbe quasi da rottamare. Insomma» concludono Amato e Amente «servono risposte ed interventi urgenti da parte di tutte le autorità competenti. E’ giunto il momento di affrontare seriamente la riorganizzazione generale dell’intero sistema di gestione del ciclo delle acque in Campania».  

Sopralluogo al depuratore di Cuma, situazione allarmante, tra impianti fermi e obsoleti e scarichi di borlande di distilleria.

«Quella del depuratore di Cuma è una situazione allarmante che va urgentemente affrontata. Lo stato dell’arte constatato questa mattina è di enorme sofferenza, tra impianti fermi e comunque obsoleti, cantieri aperti ma senza operai al lavoro, centraline di controllo mai messe in funzione, denuncie di scarichi industriali non autorizzati in un impianto che dovrebbe accogliere solo scarichi domestici. E’ ora di fare chiarezza». E’ la denuncia del Presidente della Commissione Bonifiche della Regione Campania Antonio Amato che questa mattina, con il vicepresidente della Commissione regionale Mafalda Amente, Il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano, alcuni esponenti delle forze politiche e dell’associazionismo del territorio dell’Area Flegrea ha effettuato un sopralluogo presso il Depuratore di Cuma «Abbiamo dovuto constatare addirittura che gli operai che operano per il trattamento dei fanghi non possono farsi la doccia perché c’è una banale caldaia rotta da mesi» afferma Amato «Le vasche di sedimentazione primaria e secondaria erano per il 50% ferme. Questo determina anche l’impossibilità di sfruttare appieno le migliorie tecniche apportate. Una situazione» continua Amato «determinatasi anche e soprattutto per il contenzioso, anche di natura giudiziaria, tra Regione e Hydrogest». Al momento, infatti, dopo l’intervento della magistratura, gli impianti sono stati riconsegnati alla Regione senza che l’Hydrogest completasse le opere di rifunzionalizzazione necessarie. Le vasche, così sono per la metà ferme eppure, secondo quanto dichiarato dallo stesso responsabile regionale per il Ciclo Integrato delle Acque, l’ing. Manlio Martone che questa mattina ha accompagnato la commissione «l’impianto è obsoleto, è sicuramente necessaria la rifunzionalizzazione e l’adeguamento alla normativa. Al momento» ha dovuto ammettere l’ingegnere «l’impianto sicuramente non è ancora a norma». I responsabili dell’Hydrogest presenti, l’ingegner Maurizio Rossi e la Dottoressa Silvana Fiorillo che coordina tutti i laboratori della società, hanno denunciato che lo sforamento di alcuni parametri rispetto alle tabelle previste è dovuto «soprattutto all’arrivo di scarichi industriali non autorizzati, che giungono perlopiù dalla zona ASI di Giugliano. Sono anni che denunciamo la questione alle autorità competenti» hanno detto i responsabili Hydrogest «ma ad oggi continuano a giungere borlande di distilleria, a cui spesso, soprattutto dal collettore di Napoli, si aggiunge zinco» Viene messo così in crisi il trattamento biologico a fanghi attivi. E la situazione si ripeterebbe anche al depuratore di Napoli Nord dove si sono verificate le immissioni non autorizzate di carichi organici estremamente tossici «E’ una denuncia molto grave sulla quale interverremo con la massima urgenza» ha affermato il Presidente Amato «Organizzeremo un immediato sopralluogo presso il depuratore della zona ASI per capire perché questi rifiuti non vengono trattati come previsto dalla legge. Ma chiederemo anche conto di queste due centraline dell’ARPAC, per controllare i flussi di entrata ed uscita, che dopo tre anni sono ancora inattive». Le centraline, difatti, risultano istallate e in fase di collaudo, ma la commissione ne ha dovuto constatare il sostanziale stato di abbandono tra le erbacce «Ed anche l’acqua che va a finire in mare» ha concluso Amato «a vista sembrava tutt’altro che completamente depurata». I tecnici dell’Hydrogest, in verità, hanno provveduto a prelevare un campione ed analizzarlo. E le prime analisi sarebbero tranquillizzanti «E’ il fondo del canale che è sporco e dà quella colorazione» hanno spiegato «ma pulirlo sarebbe molto complicato, soprattutto perché non sapremmo dove portare i residui». Nel frattempo, invece, vengono portati in Puglia i residui dei fanghi, con volumi e costi molto elevati perché l’impiantistica per la disidratazione, che ne ridurrebbe il peso, non è mai entrata in funzione. «Abbiamo verificato la sussistenza di una situazione critica» conclude Amato «Ora verificheremo i dati delle analisi che abbiamo richiesto. Ma c’è un problema strutturale, di programmazione, adeguamento degli impianti e nuova individuazione del gestore che vanno urgentemente risolti».

Chiarita la vicenda della Casa di Alice, proseguiranno le attività della Jerry Masslo sul bene confiscato di Castel Volturno

«Grazie alla disponibilità e al senso di responsabilità manifestati da tutte le parti in causa si è giunti ad una chiarificazione che garantirà il prosieguo delle attività avviate dall’associazione Jerry Masslo sul bene confiscato “la Casa di Alice” a Castel Volturno» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato che, successivamente alle audizioni avute la scorsa settimana con il sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone e il presidente della Jerry Masslo Renato Natale, si è recato questa mattina al comune del litorale domizio per un incontro che superasse definitivamente l’empasse determinatasi a seguito di una lettera giunta all’associazione da parte dell’amministrazione comunale, con la quale si chiedeva di consegnare le chiavi del bene confiscato perché, da alcuni riscontri, si sarebbe verificato un mancato utilizzo del bene stesso. Oltre ad Amato, Scalzone e Natale ha preso parte alla riunione anche l’assessore alla legalità e vicesindaco di Castel Volturno Angela Iacono «C’erano stati dei controlli della polizia municipale che aveva verificato l’assenza di personale sulla struttura» afferma Amato «abbiamo avuto modo di appurare che questo era dovuto alla specificità delle attività lì realizzate, di tipo volontaristico, svolte prevalentemente in orario serale. D’altro canto, non si tratta di una casa famiglia o una struttura similare, e il comodato d’uso non richiede la presenza sulle 24 ore.  Inoltre» prosegue Amato «avevo già constatato di persona i lavori di miglioramento del bene realizzati dai volontari della Masslo e soprattutto la bontà delle attività messe in opera, innanzitutto quelle della sartoria sociale che ha già avviato la produzione di abiti ed accessori etnici “made in Castel Volturno”. C’era strato un difetto di comunicazione ed un inasprimento delle posizioni. Tuttavia» conclude il Presidente della Commissione Regionale «grazie al senso di responsabilità ed alla comune volontà dell’amministrazione e dell’associazione di portare avanti la battaglia di legalità legata al riutilizzo dei beni confiscati, si è giunti ad un chiarimento. La Masslo proseguirà la sua meritoria azione relazionando periodicamente anche ai servizi sociali del comune, l’amministrazione ritira quella lettera di revoca e presto si recherà in visita presso il bene confiscato». Il sindaco Sclazone già in audizione aveva chiarito che «l’Associazione Jerry Maslo svolge un servizio sul territorio provinciale che è sicuramente di utilità pubblica, ma è dovere dell’istituzione comunale verificare che tutti i beni confiscati siano realmente riutilizzati. Comprendiamo bene» ha affermato anche questa mattina Sclazone «le difficoltà e le problematiche che ci sono, ma noi dobbiamo muoverci nel pieno rispetto della legalità. Lo abbiamo fatto anche in questo caso e anche grazie all’azione della commissione regionale si sono chiarite le ragioni delle assenze verificate dai controlli effettuati dalla polizia municipale. Come rappresentanti istituzionali» ha detto Scalzone «ci interessa solo che i beni confiscati siano poi effettivamente riutilizzati. Per questo abbiamo chiesto alla commissione di sollecitare una maggiore attenzione da parte delle istituzioni regionali e nazionali per affrontare le tante difficoltà legate al riutilizzo del patrimonio sottratto alla camorra». Soddisfatto anche il Presidente della Masslo Renato Natale «Avevamo già relazionato sulle attività realizzate, ma è importante che si sia giunti ad una definitiva chiarificazione. Porteremo avanti le nostre attività, secondo quanto previsto dal comodato d’uso, e come sempre basandoci sulle forze dei nostri volontari. Saremo lieti di accogliere i rappresentanti dell’amministrazione comunale nella Casa di Alice e mostrare loro tutte le attività che si sono messe in campo in questi mesi» Invito raccolto dal vicesindaco Iacono che si recherà presto sul bene confiscato «L’intento di questa amministrazione e del Sindaco Scalzone» ha affermato Iacono «è volto esclusivamente a garantire l’effettivo riutilizzo dei beni confiscati. Ci muoviamo sempre relazionandoci con la prefettura, ed anche con altre associazioni siamo sempre stati disponibili e pronti a venire incontro alle esigenze derivanti dalle diverse problematiche emerse». Il presidente della Commissione Amato si auspica ora che «anche in altre realtà come Trentola Ducenta, i sindaci manifestino il senso di responsabilità che oggi ha avuto l’amministrazione di Castel Volturno. Auspichiamo che anche il sindaco Griffo riveda le sue posizioni e confermi anche per il futuro il comodato d’uso della “Casa dei Felicioni” alla compagnia di Capodarco che ha raggiunto in questi anni straordinari risultati con minori a rischio. Di certo chiediamo anche» ha concluso Amato «che insieme alla commissione regionale che sta moltiplicando i suoi sforzi per garantire la valorizzazione dei beni confiscati in Campania, anche l’intero consiglio regionale, la giunta di Caldoro e la stessa Agenzia Nazionale, intensifichino il loro lavoro sul nostro territorio, perché quello dei beni confiscati è tema centrale per il futuro della Campania»

Numeri e dati terrificanti indicano l’urgenza degli interventi di risanamento ambientale a partire dalle Aree Vaste. E serve, soprattutto, una grande operazione verità

«Oltre 2 milioni e 700 mila mq di territorio definiti “aree vaste”, cioè devastati dalla presenza contemporanea di più discariche, legali e illegali, oltre 17 milioni e 400 mila metri cubi di rifiuti stimati (solo tra quelli noti),  livelli di inquinamento di suoli e falde acquifere drammaticamente accertati e per i quali è di massima urgenza intervenire. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi ai suoli di interconnessione tra le singole aree, l’immensa area dei Regi Lagni dalle Pendici settentrionali del Somma Vesuvio, al bacino sud-ovest del bacino Liri-Garigliano-Volturno, e quella del fiume Sarno. Sono cifre, dati che fanno impressione, ma non si può continuare a far finta che non esistano» Il presidente della commissione regionale Ecomafie e bonifiche Antonio Amato sta approfondendo in questi giorni lo studio di alcuni incartamenti forniti dall’ARPAC a partire dalla “Relazione sullo stato dei siti contaminati e potenzialmente contaminati in Campania aggiornato a settembre 2010 «C’è bisogno di una grande operazione verità. Le Aree Vaste, Pianura, Masserria del Pozzo, Maruzzella, Regi Lagni, Lo Uttaro, e appunto i Regi Lagni e il fiume Sarno, sono così definite per la contemporanea presenza, in porzioni di territorio relativamente limitate, di più siti inquinanti e/o potenzialmente inquinate. Stiamo parlando di enormi porzioni di territorio dove i prelievi dai suoli e dai pozzi spia hanno già individuano superamenti per manganese, ferro, fluoruri, cloruro di vinile, benzo(a)pirene, arsenico, piombo, nitriti, selenio. E ancora, come a Pianura di cobalto, rame, stagno, berillo. Senza parlare naturalmente del biogas e del percolato. Nella sua relazione» continua Amato «l’Arpac afferma che tali aree necessitano ancora, in molti casi, anche di interventi di messa in sicurezza d’emergenza, e in molte ex discariche mancano anche i teli di copertura. Nella relazione» continua Amato «è scritto con chiarezza che le diverse indagini effettuate nel tempo hanno evidenziato situazioni di contaminazione delle acque sotterranee. Sono aree che coincidono in gran parte con i Siti d’Interesse Nazionale e per i quali da troppi anni si sta attendendo che il governo nazionale, il ministero all’ambiente, il governo regionale intervengano. Quanto si sta mettendo in campo oggi a Giugliano alla Resit deve essere necessariamente ed urgentemente esteso almeno all’intero territorio delle aree vaste, nonché in quelle porzioni di territorio come Terzigno e Chiaiano dove ancora insistono discariche aperte ma ormai all’esaurimento. Questi interventi rappresentano una priorità assoluta per la quale non è più procrastinabile l’attesa di fondi e si deve dare sostanza alle tante promesse sprecate. La priorità di questo consiglio regionale e della giunta deve essere il risanamento ambientale» afferma il Presidente della Commissione Regionale «E c’è bisogno di trasparenza e chiarezza. Anagrafe e censimento dei siti inquinati o potenzialmente inquinati in Campania, restituiscono una situazione drammatica e, realisticamente, sarebbero necessarie oltre 4 finanziarie dello stato per addivenire ad una bonifica completa. Per questo» conclude Amato «c’è bisogno di individuare priorità e progetti d’intervento seri. Anche perché, come denuncia la realtà fattuale e la lettura delle carte, in questi anni si è fatto davvero poco e si dovrebbe verificare quanti e quali fondi sono giunti e come sono stati realmente spesi»

Approvata la nuova legge sul trasporto scolastico. Un importante riusultato per la sicurezza e la legalità

«Lotta all’abusivismo e sicurezza nel trasporto scolastico: l’approvazione di questa legge da parte del consiglio è un ottimo risultato in termini di legalità, efficienza e sviluppo» lo afferma Antonio Amato dopo l’approvazione in consiglio della legge sulla “regolamentazione del trasporto scolastico in Campania”, presentata dal consigliere regionale del PD «La legge disciplina l’attività del trasporto scolastico rivolto agli alunni iscritti alle scuole materne, elementari e medie della nostra Regione. Con la norma si contrasta il fenomeno del trasporto abusivo e quindi si salvaguarda la sicurezza e l’incolumità degli alunni. Con questa regolamentazione» continua Amato «si fornirà un servizio di grande utilità per le famiglie campane e si migliorerà la qualità della vita cittadina. Inoltre, contribuirà a creare nuove opportunità di lavoro, visto che la previsione per la sola città di Napoli è di un fabbisogno di circa 700 vetture». La proposta di legge istituisce un albo regionale delle imprese che gestiscono il servizio di trasporto scolastico, determina i requisiti necessari ad ottenere l’autorizzazione, responsabilizza le amministrazioni comunali per la strutturazione complessiva del servizio (dal numero di autorizzazione ai tragitti alle tariffe) «Sollecitavo da tempo l’approvazione di questo strumento normativo» dice ancora Amato «e sono molto soddisfatto del voto unanime del consiglio. Di certo» conclude il consigliere del PD «ora bisognerà affiancare alla legge un maggiore rigore nel perseguire e sanzionare coloro che esercitano questa professione senza le autorizzazioni previste e non rispettando i requisiti di sicurezza necessari»  

Antonio Amato (presidente commissione regionale beni confiscati) e Gennaro Oliviero (capogruppo del PSE): «incatenati in consiglio per difendere i budget di salute e non fare un favore alla camorra»

«Sono mesi che stiamo denunciando quanto accade in provincia di Caserta, i gravi danni che sta portando la progressiva chiusura dei budget di salute, il favore che si sta facendo alla camorra. Ma consiglio e giunta sono rimasti indifferenti. Per queste ragioni abbiamo deciso di incatenarci, richiamando i nostri colleghi alle loro responsabilità, perché nessuno possa più far finta di nulla» lo affermano il Presidente della commissione Beni Confiscati Antonio Amato ed il capogruppo del PSE Gennaro Oliviero che oggi con il consigliere Gennaro Mucciolo si sono incatenati all’interno del consiglio regionale esponendo lo striscione “Non facciamo un regalo alla camorra. Approviamo i budget di salute” «I progetti terapeutici individuali sostenuti da budget di salute sono uno strumento innovativo da alcuni anni sperimentato dall’ASL di Caserta» spiegano Amatoe Oliviero «consentono la garanzia del diritto alla cura e la piena restituzione alla cittadinanza dei più deboli, dalle persone provenienti dalla salute mentale ai disabili, dagli anziani alle donne vittime di tratta, dai migranti ai malati di HIV. E’ un modello alternativo a quello delle costose e spesso degradanti strutture residenziali, un modello di superamento dell’istituzionalizzazione della malattia e della sofferenza. Un modello che oltretutto» dicono ancora i consiglieri «garantisce risparmio per la spesa sanitaria regionale. La commissione sui beni confiscati segue da mesi la vicenda con audizioni, sopralluoghi, e protocolli pure firmati anche dall’ASL. E pure la proposta di legge, firmata pure dal presidente Romano, per regolamentare i budget giace da oltre sette mesi nella commissione sanità che non ha trovato il tempo per discuterla. Nel frattempo» denunciano Amato e Oliviero «ASL e comuni con assurdi scaricabarile, continuano a chiudere progetti, tra cui quelli avviati nella ex casa di Sandokan, nei terreni confiscati gestititi dalla cooperativa Eureka vittima di atti intimidatori della camorra, e in tanti altri beni confiscati della provincia casertana a partire da quelli di Casal di Principe. Qui sta nascendo un modello alternativo di economia sociale che nasce sui beni confiscati alla camorra e, anche attraverso i budget di salute, garantisce il riscatto e lo sviluppo di questi territori proprio a partire dai più deboli. E invece di incoraggiare questo modello che vengono a studiare da tutt’Europa la regione, l’ASL i comuni che fanno? Chiudono i progetti» concludeno i consiglieri regionali «e in questo modo fanno un bel regalo alla camorra, si rendono complici dell’affossamento di una delle migliori esperienze realizzate in questi anni in Campania. Ora ciascuno si assuma le sue responsabilità: Caldoro si faccia finalmente sentire, dia seguito alla norma della finanziaria che sostiene questi progetti per tutto il 2011 e intervenga con l’ASL che continua a porre ostacoli, il consiglio calendarizzi la discussione della legge, noi tutti mettiamoci senza se e senza ma a fianco di questi ragazzi che, in quei territori sui beni confiscati mettono a rischio la loro stessa incolumità». Il presidente del Consiglio Paolo Romano, dopo oltre due ore di concitata protesta, ha assunto l’impegno di far inserire la proposta di legge all’ordine del giorno della commissione sanità «sì da portarla in discussione al primo consiglio utile, fosse anche ad agosto»