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Archivi per la sezione ‘Lavoro’ .

Almaviva, dalla Giunta aperture per affrontare il problema precari

Sulla vicenda dei lavoratori di Almaviva Contact, l’azienda di call-center del Centro Direzionale di Napoli, mi sono arrivati segnali di interesse e di attenzione vigile da parte della Giunta, nella mia ultima interrogazione in Aula all’Assessorato alle Attività Produttive.   

C’è l’impegno dell’Assessore al Bilancio Valiante, in rappresentanza delle Attività Produttive, anche affinché i fondi di credito d’imposta previsti per nuove assunzioni in Finanziaria regionale non siano usati dalle aziende per rinnovare il personale senza regolarizzare i lavoratori precari già precedentemente “utilizzati”.

L’azienda Almaviva, in particolare, verrà sollecitata a stabilizzare i lavoratori precari, attenendosi a criteri di regolarizzazione cruciali. A partire dall’anzianità di servizio. Ma anche per riconoscere il ruolo del sindacato nel segnalare il mancato rispetto delle norme regionali che regolano la materia.

Insieme a me Massimo Tagliatatela, segretario regionale della categoria Uilcom-Uil Campania, ha affermato: “rispetto a quanto detto dall’Assessore Valiante, le sollecitazioni della Uilcom-Uil Campania al Consigliere Regionale Antonio Amato sulla vertenza degli interinali storici di Almaviva Contact Spa Napoli dimostrano che in questa e in altre vicende, se si procederà alle stabilizzazioni, si dovrà tenere conto dell’anzianità contrattuale e che, come sindacato di categoria, continueremo a vigilare sul rispetto di queste norme”.

Digitale Terrestre: troppi licenziamenti per i lavoratori campani

«Com’è possibile che un settore in grande espansione come il digitale terrestre porti ai licenziamenti di centinaia di lavoratori?». Si chiedono in una nota congiunta il Consigliere regionale Antonio Amato ed il segretario regionale della UILCOM Campania Giuseppe Di Marzo. La paradossale vicenda riguarda i lavoratori del Gruppo Voicity Holding, le cui aziende in Campania, Conversa a Casalnuovo e OSC a Vitulazio, gestiscono, tra l’altro, i servizi di call center in inbound per Mediaset Premium.

«Nell’azienda di Casalnuovo» affermano Amato e  Di Marzo «ci sono 150 lavoratori a tempo indeterminato. Fino a dicembre c’era la commessa di Mediaset Premium che oggi, in assenza di rinnovo e nuovo affidamento ad altra azienda, continua ad essere gestita dal sito di Casalnuovo in proroga. Nel frattempo, non solo l’azienda ha proposto un piano industriale che prevede la totale chiusura dei siti campani, ma i lavoratori, oltre 500 tenendo conto anche di quelli di Vitulazio, che gestiscono commesse in outbound per H3G e Fastweb, non percepiscono stipendio da Novembre. Altro che tredicesima, qui non sono stati pagate nemmeno le giuste spettanze per la spesa quotidiana».

Domani ci sarà un incontro a Cologno Monzese con i responsabili di Mediaset per capire se vogliono rinnovare la commessa o affidarla ad altra azienda: «come sindacato chiederemo innanzitutto la piena garanzia di tutti i livelli occupazionali in Campania» afferma ancora Di Marzo «inoltre c’è l’urgenza di sbloccare immediatamente le retribuzioni pregresse e di avere un serio Piano di rilancio delle attività di tutti e due i siti della Voicity in Campania».

Il consigliere Amato, invece, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta all’assessore Gabriele: «c’è necessità di un intervento urgente della Regione per garantire i diritti dei lavoratori. Ci troviamo di fronte ad un settore, quello dei call center, in grande crisi. Alle vicende di Voicity si aggiungono quelle di Almaviva Contact spa, leader nei servizi ai call center con sedi in tutt’Italia, che, mentre si appresta ad accedere ai finanziamenti per le aziende che assumono messi a disposizione dalla Finanziaria regionale 2010, nel frattempo ha già licenziato decine di lavoratori che hanno maturato sul campo un’anzianità di oltre 4 anni».

«Anche su quest’ultima vicenda ho presentato un question time, ma c’è bisogno di un tavolo urgente tra istituzioni e parti sociali per arrivare ad un piano di rilancio e salvaguardia dei lavoratori dell’intero comparto».

Aboliamo l’istituto del comando. E rassereniamoci: non si possono fare blitz per “infornate”

Nelle ricostruzioni e dichiarazioni sulla questione dei comandati c’è decisamente troppa ipocrisia. Si vuole finalmente dare un segnale di trasparenza? Allora aboliamo l’istituto del comando nelle strutture politiche istituendo, come alla Camera dei Deputati, un budget prefissato per consentire contratti di natura privatistica tra partiti e singoli, legati alla durata degli incarichi istituzionali.

Ho presentato questa proposta all’Ufficio di Presidenza tempo fa e, nonostante la sua approvazione in questa sede, c’è poi stata una trasversale opposizione che ne ha impedito la trasformazione in legge. Riguardo alla situazione attuale, vorrei provare a rasserenare gli animi: non ci potranno essere blitz per “infornate”, al momento non esiste infatti alcuna norma che li permetterebbe. Nemmeno il tanto vituperato articolo 44.

Oggi, infatti, con questa norma si prevede solo una graduatoria di idonei per eventuali necessità di pianta organica, e spero, tra l’altro, che presto venga pubblicata, sì da dare un altro segnale di trasparenza. Ribadisco, comunque che l’articolo 44 va riformato. Ma questo potrà avvenire solo con interventi legislativi, e sull’iter saremo molto vigili.

Piuttosto, siccome si rischia di ingenerare un’assurda guerra tra lavoratori, sollecito l’attivazione di un tavolo tra Ufficio di Presidenza, organizzazioni sindacali e dirigenza per tracciare le linee del nuovo ordinamento: esiste, infatti, anche alla luce dell’approvazione del nuovo statuto, la necessità di verificare situazione e necessità della pianta organica sulle quali, solo dopo, stabilire assunzioni e mobilità.

ACMS di Caserta, interveniamo per il rilancio. E poi gare per modernizzare tutto il settore trasporti

“L’assessore Cascetta, anche e soprattutto alla luce della norma approvata nella Finanziaria regionale, deve attivarsi nel più breve tempo possibile per porre in essere  tutte le procedure affinché la Provincia di Caserta abbia un efficiente e moderno sistema di trasporto locale” lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato, intervenendo sulla  vicenda dell’azienda di trasporti A.C.M.S di Caserta.

“Anche a seguito di quanto deciso nell’audizione presso la quarta commissione del Consiglio regionale, ho personalmente verificato, con il competente settore, i passi da realizzare per concretizzare la norma approvata dal Consiglio nella finanziaria regionale. Quest’atto” continua Amato “ha dato una vera svolta alla vicenda. Ora si deve lavorare per garantire sicurezza e tranquillità occupazionale ai lavoratori che da anni lottano per un’azienda efficiente, organizzata e condotta con criteri di buona gestione”.

“Per questo, confidiamo in un capitolato di appalto che permetta la partecipazione delle migliori realtà aziendali tra le quali il gruppo EAV che deve continuare a ribadire la sua disponibilità. Continuerò” conclude Amato “a seguire la vertenza con massimo impegno e grande attenzione perché, date le premesse che abbiamo costruito, c’è finalmente la possibilità di rilanciare e garantire un futuro certo a questa azienda e ai suoi lavoratori, dando una risposta concreta alle reali esigenze di mobilità dell’intero territorio casertano”.

L’arresto dei due Ispettori del Lavoro è un episodio gravissimo. Ma la legge che stiamo presentando rinforzerà le norme per la sicurezza sul lavoro

L’arresto dei due Ispettori del Lavoro rappresenta un episodio gravissimo e, se le accuse saranno confermate, spero in una condanna esemplare. L’unico sentimento verso chi si macchia di questi crimini è l’assoluto disprezzo.

Purtroppo, oltre che di malaffare, è l’ennesimo episodio che ricade direttamente sulla pelle di lavoratori e imprenditori. Questi signori per il loro tornaconto hanno messo a rischio la salute di centinaia onesti lavoratori. La sicurezza sui luoghi di lavoro costituisce un tema fondamentale sul quale non si possono accettare compromessi.

Da mesi portiamo avanti un Viaggio per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro all’interno di fabbriche, cantieri, scuole, ascoltando la voce di lavoratori, imprenditori e parti sociali. Stanno emergendo proposte di grande importanza e ci prepariamo a presentare una legge che integri la normativa esistente, prevedendo premialità per quanti rispettano le norme della sicurezza, ma pene ancora più severe per quanti le evadono.

Tra queste, l’impossibilità di accedere a finanziamenti e partecipare a gare d’appalto pubbliche. E, naturalmente, dovranno essere rafforzati i controlli. Inoltre, anche perché non si ripetano episodi di corruzione, puntiamo a istituire un Sistema Informativo Regionale per la Prevenzione sui luoghi di lavoro e, soprattutto, uno Sportello Unico per la sicurezza.

Ricerca, la graduatoria per i finanziamenti regionali 2007 dov’è?

Siamo al 16 dicembre 2009 e, ad oggi, si attende ancora la graduatoria per accedere ai finanziamenti per la legge 5 dell’annualità 2007. È una situazione parossistica.

La legge 5 del 2002 sui finanziamenti regionali alla ricerca scientifica è uno strumento altamente innovativo ed importante, rivolto ad atenei e centri di ricerca, che si propone, tra l’altro, di “favorire la creazione di opportunità di finanziamenti per la ricerca progettata e condotta da giovani, al fine di rimuovere i rischi del depauperamento di risorse umane innovative nel sistema della ricerca regionale”.

Ebbene, a dispetto dei propositi, e dei nuovi bandi già pubblicati e scaduti, si attende ancora che sia definita la graduatoria finale per i progetti presentati nel 2007. Ancora questa mattina la specifica sezione del sito, aggiornata al 12/10, rimandava la conclusione del percorso alla fine di ottobre. L’ennesimo rinvio già ampiamente scaduto.

Certamente ci sono stati indiscutibili difficoltà tecniche e burocratiche. Ma due anni di attesa, sinceramente, vanno al di là della umana comprensione. La vita dei ricercatori precari è ormai una sorta di gratta e vinci. Iniziano percorsi progettuali all’interno delle Università e non sanno se arriveranno finanziamenti, concorsi, possibilità ed occasioni per portarli avanti.

Vivono alla giornata nel migliore dei casi con stipendi da fame.

Si fa presto a denunciare la fuga dei cervelli, in realtà si assiste ad una lenta eutanasia delle nostre migliori risorse, mortificate e costrette a “tirare a campare” in attesa che i loro studi, le loro conoscenze siano finalmente valorizzate. Nel frattempo, per vivere, quelli che resistono vanno a lavorare nei call center o da camerieri, gli altri prendono i “sud express” che non si riempiono più di manovalanza come nel passato, ma di giovani altamente qualificati che lasciano le loro terre, le loro famiglie.

La legge 5, oltre ad essere fondamentale per sostenere lo sviluppo della ricerca in Campania, rappresenta per molti dei nostri giovani la possibilità di partecipare ad importanti progetti. Ma c’è bisogno di una corretta programmazione e della certezza dei tempi: non può diventare anch’essa un gratta e vinci.

Un altro morto sul lavoro. Stavolta a Pontecagnano. Ci vogliono più prevenzione e sanzioni severe. Scolpite nel bronzo di una buona proposta di legge

È un’amara, crudele coincidenza che proprio oggi che si è tenuta l’udienza preliminare per la morte dell’operaio Umberto Gambino, schiacciato da un pannello elettrico alla Stazione Garibaldi di Napoli il 18 Dicembre 2008, venga a sapere che un operaio di 31 anni, di cui presto, ahinoi, avremo il nome, è morto cadendo dal tetto di un capannone a Pontecagnano. Sembra una coincidenza, ma le coincidenze in questi casi non esistono.

Esiste ancora una carenza di prevenzione del rischio a cui sono esposti i lavoratori, specialmente in quelle aziende in cui le negligenze nei controlli sull’applicazione effettiva di misure ed equipaggiamenti di sicurezza abbondano. Esiste un sottobosco di lavoro irregolare e nero in cui agli operai non è data nessuna garanzia di incolumità, e le imprese lavorano nel vuoto assoluto di qualsiasi cultura della prevenzione.

Su questi aspetti, su queste imperdonabili deficienze come rappresentante delle Istituzioni voglio intervenire e stabilire sanzioni severe, fino all’esclusione dalle gare pubbliche per un certo tempo alle imprese che non applicano le norme di sicurezza sul lavoro e non fanno formazione alle proprie maestranze, e premi ed agevolazioni alle aziende virtuose che investono in formazione e corsi di aggiornamento sulla sicurezza.

Penso, in particolare, alle imprese di Napoli e provincia che abbiamo finora visitato nel nostro Viaggio sui Luoghi di Lavoro per la salute e la sicurezza: la Stazione Municipio della Metrò Linea 1, il Deposito della Circumvesuviana di Ponticelli, l’Ansaldo Breda di Via Argine, la Unilever di Caivano.

A questo mirano la mia iniziativa e la proposta di legge regionale in materia di sicurezza sul lavoro che ne seguirà. Solo e unicamente a promuovere una nuova, vera ed efficace cultura della prevenzione che argini progressivamente il fenomeno delle morti sul lavoro, indegno di un paese civile, renda sicure le aziende dall’interno e permetta nel tempo alle agenzie di stampa di non dovere più battere quest’orribile genere di notizie. Mai più.

Legalità: crisantemi per Maroni, audizione per Pisanu

Proverò a spedire al ministro Maroni un mazzo di crisantemi, sul bigliettino scriverò: in memoria della lotta per la legalità, con la vendita all’asta dei beni confiscati alla camorra, prevista dalla Finanziaria si fa un regalo alle mafie.

Mentre la DIA conclude una straordinaria indagine che mette in luce la struttura di holding economica della camorra, capace di reinvestire i propri guadagni acquisendo, con una spesa inferiore al valore di mercato, beni confiscati e fallimenti, il Ministro Maroni ribadisce che il Governo non farà marcia indietro sulla vendibilità dei beni confiscati e che sarà previsto un meccanismo di controllo che non permetterà ai mafiosi di riacquisirli.

La domanda nasce spontanea: se la DIA per scoprire i prestanome deve condurre anni di indagine, come farà Maroni a determinare questo stesso risultato nei pochi mesi previsti per una procedura di messa in vendita, visto che l’attualità dimostra le difficoltà di questi controlli?

Ci sono gli appelli di Libera, le lettere dei familiari delle vittime della mafia, gli allarmi della magistratura per scongiurare l’approvazione di questo atto deleterio. Ma il Governo, con presuntuosa ignoranza, afferma di saperne di più. Ma perché, anziché rafforzare una legge che funziona ed ha prodotto straordinari risultati, puntando a tapparne alcune falle, si vuole invece smantellarne l’impianto? Si può fare cassa a scapito del valore e della cultura della legalità? Siamo di fronte ad una emergenza democratica, per questo chiedo al Presidente Bassolino ed alla Giunta Regionale di accelerare la proposta di legge in materia annunciata la scorsa settimana.

Mi faccio carico di garantire alla stessa un percorso privilegiato in Consiglio per l’approvazione. Il PD, con un documento da me proposto e votato all’unanimità nel corso dell’Assemblea Regionale, ha dato la sua piena adesione a questa battaglia. I gruppi consiliari di maggioranza, ma anche MPA e UDC hanno fatto lo stesso firmando un ordine del giorno che va in questa direzione. Chiederemo ora anche un’audizione al Presidente della Commissione Antimafia Pisanu. Mettiamo in campo ogni risorsa possibile per fermare quest’atto.

Una targa ed un premio per ricordare Ernesto Cacialli

«Ernesto Cacialli ha dato lustro all’immagine di Napoli più di quanto abbiano fatto tanti altri, tra intellettuali e politici di questa città» afferma il consigliere Regionale Antonio Amato «con la sua arte, immortalata in quella immagine con Clinton, ha reso, anche in termini turistici, un servizio enorme a tutta la nostra comunità. Sarebbe bello, oggi, che il Comune decidesse di dedicargli una targa proprio lì, a Via dei Tribunali, dove ha sempre lavorato, e che la Regione istituisse, a suo nome, un premio internazionale sull’arte del fare la pizza. Dei piccoli omaggi, un segno di riconoscenza profonda per chi ha contribuito, fattivamente, a dare a questa città un’immagine bella a livello internazionale».

Maroni confonde stato di diritto e stato di polizia. Lavoriamo ad una legge contro il caporalato

Il Ministro Maroni confonde lo Stato di diritto con lo stato di polizia. Quanto accaduto a San Nicola Varco non rappresenta l’esempio del funzionamento degli organi della magistratura e della polizia, ma il fallimento della cultura dell’accoglienza e, ancora di più, la riaffermazione di una giustizia cieca che colpisce il più debole e non tocca chi, nel caso specifico i caporali, sfrutta povertà e stati di bisogno.

A dispetto delle polemiche che sono sorte, sono convinto dell’urgenza di riprendere con urgenza l’esame della legge regionale sull’immigrazione, da troppo tempo bloccata in Consiglio, per riaffermare i principi di diritto, primo fra tutti il diritto di voto per i migranti.

Al tempo stesso farò la mia parte perché, in sinergia con gli assessori Gabriele, Nappi e De Felice, e con le Commissioni Consiliari Competenti, si costruisca una normativa in materia di lavoro nel settore agricolo che, da un lato, preveda un forte sistema sanzionatorio per quanti utilizzano il caporalato e, dall’altro, garantisca un complesso di garanzie e tutele, innanzitutto borse lavoro, per quanti lo denunciano.

Bisogna attivare immediatamente un tavolo tecnico tra istituzioni e parti sociali per giungere, entro la fine dell’anno, ad una normativa in materia. Il diritto non si attualizza con i manganelli.