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Archivi per la sezione ‘Lavoro’ .

Soddisfazione per il ripristino del protocollo per lo sviluppo occupazionale sui beni confiscati in Campania. Seguite le indicazioni proposte dalla Commissione

«E’ con grande soddisfazione che salutiamo la cessazione della sospensione del “Protocollo per la realizzazione di un programma condiviso di sviluppo occupazione sui beni confiscati alla criminalità organizzata nella regione Campania”» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «Il Protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro, firmato nel gennaio scorso da Bassolino e Viespoli, era stato sospeso a seguito delle misure adottate dall’attuale giunta per lo sforamento del patto di stabilità. Un errore strategico cui la Commissione che presiedo, in modo bipartisan, si era opposta, presentando, sulla necessità del suo ripristino, un ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio. La Giunta, quindi, ha correttamente provveduto a cessarne la sospensione. Il protocollo ha un’enorme valore» dice Amato «La previsione di stanziamento di 720 mila euro recuperati dal POR/FSE 2007/2013 prevede interventi per sostenere progetti produttivi di riutilizzo dei beni confiscati, per istituire corsi di formazione per la creazione di cooperative sociale giovanili destinate al lavoro sui beni stessi e per porre le condizioni utili alla creazione e all’avvio d’imprese sui beni sottratti alla criminalità organizzata fino al loro lancio sul mercato. Lo stanziamento dei 720 mila euro previsti» conclude Amato «consentirà allora di portare avanti i progetti già avviati, ma soprattutto di sbloccare gli altri fondi europei e statali che da questo stanziamento dipendono. Una buona notizia, quindi, che a margine del sopralluogo svolto questa mattina sui beni confiscati di Ercolano, indica la bontà del lavoro che sta realizzando questa commissione»

 

 

Quell’ufficio dell’ASL di Caserta uccide di nuovo Alberto Varone

Alberto Varone è un gran lavoratore. Ha 5 figli, per mantenere la sua famiglia si alza ogni notte alle 3, con la Kedett rossa da Sessa Aurunca arriva a San Nicola la Strada, va a prendere i giornali, poi li distribuisce in una trentina di edicole tra Roccamonfina e le frazioni di Sessa. Concluso il giro, verso le otto del mattino, raggiunge la moglie al negozio di mobili che gestiscono. Alberto Varone è un uomo onesto e fiero, non si è mai piegato ai ricatti dei camorristi, quelli del clan Esposito che dalla fine degli anni Ottanta domina la zona. E il suo no glielo grida in faccia. Un affronto che il capoclan, Mario Esposito non gli perdona. Ne decreta la morte. Il 24 luglio del 1991, Alberto Varone come ogni notte, è sulla via Appia, guida la sua auto piena di giornali. Lo raggiunge un kommando di fuoco, gli sbarrano la strada, gli sparano con un fucile a canne mozze, poi gli sparano in faccia. Ma Alberto è tosto, non muore subito. Finirà qualche ora più tardi su un letto di ospedale, ma prima riuscirà a far capire alla moglie chi è stato ad ucciderlo. Il figlio di Aberto, Giancarlo, ha la fierezza del padre. Decide, con l’aiuto degli amici, di riprenderne il lavoro, alzarsi di notte, distribuire i giornali. Non mancano le minacce, ritornano le ritorsioni del clan. Tuttavia la madre, con il conforto del Vescovo Nogaro, supera le paure per i figli, decide di denunciare gli assassini del marito. Le minacce si fanno più pressanti. La famiglia Varone entra nel programma di protezione, sono portati tutti via. Da allora, come purtroppo è inevitabile, nessuno sa più nulla di loro. Poco a poco, tutti sembrano dimenticare questa storia, nessuno ne parla più per anni. Qualcuno, però, tiene duro, continua a ricordare e fa di quel ricordo un punto di forza della sua lotta, strenua, dura, per la legalità. E’ Simmaco Perillo, con la sua cooperativa Al di là dei sogni. Ci lavorano persone che vivono disagio, per lo più provenienti dalla salute mentale. Decine di uomini e donne che erano stati legati per anni ai letti di contenzione, che erano stati definiti socialmente pericolosi, oggi sono soci della cooperativa, lavorano lì, perfettamente integrati nella loro comunità. Lo fanno grazie ad uno strumento, i budget di salute, che permette di superare la logica delle RSA, produce un enorme risparmio per la sanità, restituisce queste persone al diritto di cittadinanza. Questi ragazzi hanno in gestione un bene confiscato ad Antonio Moccia. Decidono di intitolarlo ad Alberto Varone. Coltivano i terreni del bene confiscato. Producono centinaia di vasetti di melanzane che mettono in vendita e presentano nel luglio di quest’anno in una grande manifestazione pubblica nell’aula consiliare del comune di Sessa. Centinaia di persone, alla fine, scendono in piazza, e dopo 19 anni viene gridato il nome di Alberto Varone. Una comunità intera restituisce ad una vittima innocente della camorra la sua dignità, grida un no secco in faccia ai clan. Ma oggi, l’Ufficio Sociosanitario del distretto 14 dell’ASL di Caserta, che si oppone ai budget di salute, interrompe da un giorno all’altro i Progetti Riabilitativi Terapeutici Individuali. Con procedure tutt’altro che trasparenti, senza aver mai visitato negli ultimi due anni queste persone, senza sapere se gli obiettivi sociosanitari sono stati raggiunti, senza sapere che molte di queste persone non hanno più nemmeno una casa o una famiglia dove tornare. Per loro si spalancherebbero a breve, nuovamente, le porte delle RSA. E si produce l’effetto di far chiudere quel bene confiscato. Così, per interessi oscuri, un pezzo dello Stato decide di uccidere di nuovo Alberto Varone.

 

Antonio Amato

Presidente commissione regionale sui beni confiscati

Audizione con il Prefetto Morcone sui Beni Confiscati

Il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, il Prefetto Mario Morcone, ha partecipato oggi all’audizione convocata dalla III Commissione speciale regionale sui beni confiscati alla criminalità organizzata. «Abbiamo fortemente voluto quest’audizione» afferma il Presidente della Commissione Amato «per fare il punto sulla situazione della confisca e del riutilizzo dei beni confiscati in Campania  ed affrontare la tematica legata all’apertura di un ufficio distaccato dell’Agenzia nella nostra regione». All’audizione, oltre al Vice Presidente Mafalda Amente e agli altri componenti della Commissione, hanno preso parte l’Assessore regionale Ermanno Russo, l’assessore alla Legalità del Comune di Napoli Luigi Scotti, il responsabile nazionale per i beni confiscati di Libera Davide Pati, il responsabile dell’Osservatorio Provinciale di Caserta sui Beni Confiscati Mauro Baldascino, il Presidente di POLIS Paolo Siani, i responsabili dei consorzi SOLE, Lucia Rea,  ed AGRORINASCE, Immacolata Fedele e Gianni Allucci.

La Campania con 1670 beni confiscati è la seconda regione italiana per numero di beni confiscati «Un enorme patrimonio che colpisce la criminalità organizzata al cuore dei suoi interessi economici e che dobbiamo utilizzare attraverso una corretta programmazione sinergica tra tutti gli attori in campo» afferma Amato «Si devono valorizzare le esperienza di eccellenza, superare gli ostacoli che ancora oggi si frappongono al pieno riutilizzo dei beni stessi, addivenire ad una corretta valutazione dell’esistente, quantitativa ma anche qualitativa, anche attraverso la possibilità di strutturare un osservatorio regionale sui beni confiscati sulla scorta dell’esperienza, unica in Italia, di quello provinciale di Caserta»

Al centro dell’audizione l’apertura di un ufficio distaccato dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati in Campania, la necessità di impostare una corretta politica regionale per il riutilizzo sociale degli stessi, ma anche alcuni nodi strutturali che sembrano frapporre seri ostacoli: difficoltà burocratiche, reperimento dei fondi, valorizzazione di strumenti innovativi come i budget di salute, filo rosso che tiene insieme diverse esperienze d’eccellenza di cooperative sui beni confiscati nel casertano, oggi messo i discussione da alcuni responsabili dell’ASL locale per ragioni che restano tutte da chiarire.

Di seguito un ulteriore intervento dell’Onorevole Amato sui risvoti dell’audizione.

«L’apertura di una sede dell’Agenzia in Campania è di fondamentale importanza e seguiremo la vicenda con la massima attenzione, sollecitando Governo nazionale e locale perché si riesca ad addivenire agli investimenti, umani ed economici, necessari alla sua apertura» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «Crediamo che questa struttura dovrà essere ospitata all’interno di un bene confiscato e su un territorio che abbia anche un forte valore simbolico. Ma al di là di questa vicenda, sottolineo la grande importanza dell’audizione di ieri. Sono emerse questioni e tematiche importanti e, soprattutto, la comune intenzione di creare un fronte unico sul tema dei beni confiscati. E’ un messaggio che inviamo direttamente alla camorra: vi combattiamo vi colpiremo al cuore stesso dei vostri interessi economici. Anche per questo» conclude Amato «vanno immediatamente risolti i nodi esistenti. La vicenda dei budget di salute, ad esempio è assurda. Non si può permettere che interessi oscuri e cattiva amministrazione di un ASL, quella di Caserta, mettano a rischio alcune delle più importanti e significative esperienze esistente in Italia sui beni confiscati» 

Budget di salute, un’audizione choccante. Si rinuncia a risparmio e garanzia di diritti per interessi oscuri. E si mettono a repentaglio le più significative esperienze di riutilizzo dei beni confiscati

«E stata un’audizione choccante: per ragioni tutte da chiarire si sta rinunciando a un forte risparmio in un settore disastrato come quello della sanità, si stanno privando cittadini che vivono in condizioni di disagio del diritto alla cura, al lavoro e alla casa, se non si interverrà i responsabili di alcune delle più significative esperienze sui beni confiscati, come quelle di San Cipriano d’Aversa e Miano di Sessa il 30 settembre consegneranno le chiavi delle strutture e dichiareranno la sconfitta dello stato alla lotta alla camorra per l’inezia delle istituzioni» Lo afferma il Presidente della Commisione sui Beni Confiscati Antonio Amato al termine dell’audizione sul tema dell’utilizzo dei budget di salute nelle esperienze di riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata, che la commissione ha tenuto questa mattina, alla presenza del vicepresidente Amente e del Consigliere Regionale Sommese, cui hanno partecipato il coordinatore dell’area sociosanitaria ex Ce2 Giuseppe Nese, il responsabile di Libera Mauro Baldascino, Peppe Pagano e Simmaco Perillo per la consulta III Settore ex Ce2, la dott.ssa Romano per l’assessorato regionale alla sanità, la dott.ssa  Mascolo per l’assessorato regionale ai rapporti coi comuni e i consorzi. Questi i dati emersi: i budget di salute, utilizzati per garantire assistenza e sostegno sociale, abitativo e lavorativo a persone che vivono disagio (anziani, disabili, pazienti psichiatrici, pazienti HIV, malati terminali, immigrati, minori) utilizzati per 1094 persone nell’ASL di Caserta comportano una spesa annua di  9 milioni e 453 mila euro, determinando un risparmio di almeno il 30%  rispetto alle più tradizionali pratiche di  residenza nelle strutture private convenzionate. Tuttavia in molti distretti si comunica che questi strumenti non possono più essere utilizzati. 1,3 milioni di euro sono bloccati dalla mancata ratifica delle convenzioni coi comuni da parte dell’ASL di Caserta che pure la stessa ASL dovrebbe avere dagli ambiti territoriali. A decine di persone, da un giorno all’altro, vengono sospesi i Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali (PTRI), costringendoli a uscire dalle cooperative nelle quali sono soci e a tornare a carico di famiglie  che spesso non hanno più.  «Non si capisce perché l’ASL rinunci a questo strumento» afferma ancora Amato «è vero che non esiste una norma di riferimento, ma l’assessorato alla sanità anche oggi ha chiarito che non c’è alcun motivo ostativo al suo utilizzo. Il Presidente Caldoro ha scritto a chi li utilizza nei beni confiscati incitandoli ad andare avanti, e l’ASL di Caserta continua a porre ostacoli. Lo aveva fatto in passato con il commissario Gambacorta, continua a farlo oggi con decisioni di singoli coordinatori di servizi e con la mancanza di qualsiasi dialogo coi soggetti interessati dell’attuale commissario, il Professor Romano, che anche oggi non si è presentato. E’ vero che ha delegato il Dottor Nese, ma quest’ultimo rappresenta quel pezzo di ASL, l’ex CE2, che vuole e sperimenta da tempo questi strumenti e non l’altro, l’ex CE1, che invece continua inspiegabilmente ad opporsi. Diciamolo con franchezza, almeno per quanto riguarda i PTRI l’unione delle due ASL non produce né risparmio né benefici. Anzi al contrario, si spende di più per garantire meno diritti a meno persone, e, data la peculiarità dello strumento che è utilizzato nei beni confiscati si mina alla base il loro riutilizzo sociale» Amato ha quindi annunciato che la commissione continuerà a seguire con attenzione la vicenda, che è allo studio una specifica normativa sui budget di salute nei beni confiscati e che, entro il mese di ottobre, si terrà un incontro pubblico nel quale «tutte le parti dovranno sedersi intorno al tavolo e chiarirci cosa sta accadendo. Esistono, in questa vicenda, troppi punti oscuri»

le morti di lavoro ormai sono una strage. Responsabilità anche delle istituzioni

«Quanti operai dovranno ancora morire prima che si comprenda la necessità di investire seriamente sulla sicurezza sui luoghi di lavoro? Com’è possibile che ancora oggi in grandi aziende come le FS si muoia folgorati come accadde nel 2008 a Napoli o schiacciati da un carrello come stamattina a Capitello?» se lo chiede il consigliere del PD Antonio Amato dopo l’incidente sulla linea ferroviaria Salerno – Sapri «Ho il terribile sospetto che si continui a considerare questo tema di secondo piano, soprattutto perché a morire sono per lo più operai, manovali, persone che “non fanno notizia”. Temo che si continui a considerare quelle sui luoghi di lavoro “morti di secondo piano”, perché sono morti di classe. Ho sviluppato lo scorso anno un’iniziativa itinerante per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, ed ho potuto costatare personalmente quanto ci sia ancora da fare. Ci sono troppi buchi neri, troppe negligenze. Ma non è solo responsabilità delle imprese» afferma ancora Amato «A seguito di quell’iniziativa itinerante si è prodotta un’articolata proposta di legge condivisa con le parti sociali. Ma il Consiglio Regionale non ha ancora trovato il tempo di discuterla. La verità è che troppo spesso le stesse istituzioni si limitano a campagne di sensibilizzazione e comunicazione, ma poi non intervengono per rafforzare il sistema sanzionatorio o per incentivare  gli investimenti in materia. Oggi» conclude Amato «è l’ennesima giornata di lutto della democrazia, di lacrime di coccodrillo che attenderanno gli accertamenti di responsabilità. In realtà c’è una responsabilità diffusa, culturale, imprenditoriale ed istituzionale a cui bisogna immediatamente porre fine, perché queste non sono morti bianche, ormai si tratta di una assurda, quotidiana, silente strage»

Tragedia della Circumvesuviana: non si parli solo di errore umano. Per i trasporti necessità di investimenti sulla sicurezza

«E’ davvero grande il dolore per tutto quanto accaduto ieri sulla linea della Circumvesuviana ed in questo momento il cordoglio per la vittima e la preoccupazione per gli altri feriti sono i sentimenti più forti» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato una vita spesa come macchinista delle FS «Non si può entrare nel merito degli avvenimenti perché solo le indagini in corso potranno portare chiarimenti. Oggi sarebbe facile scagliarsi contro il macchinista e addebitare la vicenda all’errore umano. Chi come me ha lavorato per anni sui treni, però, sa bene, che proprio la possibilità dell’errore umano determina la necessità di grandi investimenti e progettualità per la sicurezza e l’ammodernamento di vetture e linee. Inoltre bisogna puntare» prosegue Amato «sulla formazione dei lavoratori, sul loro aggiornamento continuo, soprattutto sulle tematiche della sicurezza sui luoghi di lavoro. E si devono programmare correttamente affiancamenti e turnazioni. Insomma, per evitare eventi drammatici» conclude Amato «occorre prendersi la responsabilità di investire perché la tutela della salute e dell’incolumità di passeggeri e lavoratori siano punti centrali della programmazione delle istituzioni e delle aziende, creando sinergie e cercando di andare al di là delle mere logiche del risparmio o del profitto»

Il muro di Gomorra adesso non esiste più

Intervento di Antonio Amato  pubblicato su Repubblica di martedì 3 agosto 2010 p. X.

C’era un muro a San Cipriano d’Aversa. Un muro che si ergeva a fortificare il potere della camorra. Un muro che oggi non c’è più. Era la recinzione della villa di Pasquale Spierto A via Ruffini. Lì, la cooperativa de la Nuova Cucina Organizzata, avuto assegnato il bene, ha reinvestito gli utili del ristorante. Ha ristrutturato la villa ed il giardino. Ha realizzato gruppi appartamento per le persone che vivono la sofferenza mentale, ha acquistato attrezzature ludiche e sportive per i ragazzi del paese, ha abbattuto il muro di recinzione. Perché quel bene è di tutti e non deve esserci separazione tra dentro e fuori. Responsabile dei gruppi appartamento è Romualdo, per anni legato ai letti della contenzione psichiatrica postmanicomiale, oggi cittadino onorario di San Cipriano, un uomo il cui sorriso insegna cosa voglia dire dignità. Ed oggi in quella villa giungono quotidianamente decine e decine di bambini di San Cipriano, arrivano famiglie, mamme e figli, a giocare, a vedere film, a seguire dibattiti. Giungono centinaia di ragazzi da tutt’Italia per partecipare ai campi di Libera e vivere un’esperienza straordinaria, in terra di camorra, certo, ma in una terra dove, come dice l’anima di questa meravigliosa avventura, Peppe Pagano, esistono persone perbene, persone che si mettono in gioco e contrastano la camorra. Ed ancora si commuove Peppe a vedere tutta quella gente che invade festosamente il giardino di via Ruffini quando solo un anno fa, per paura, gli negavano anche il prestito di una bottiglia d’acqua. Qui sta accadendo qualcosa, e la camorra, il suo regime di terrore, non regna più incontrastata. Come sulle Terre di Don Peppe Diana, a Castel Volturno, dove anche quest’anno scout e non solo di tutt’Italia, grazie alla straordinaria mobilitazione di Libera Caserta e del Comitato Don Peppe Diana,  sono al lavoro nei campi dove si produrrà la mozzarella della legalità, e incontrano familiari di vittime della camorra, magistrati, esperti. Lì Michele Zaza teneva i suoi stalloni e decideva la morte di decine di persone. Lì ora campeggia lo striscione “Qui la camorra ha perso”. Ha perso come a Sessa Aurunca, dove Simmaco Perillo ed il suo gruppo di ex pazienti psichiatrici, grazie ai budget di salute, ha appena concluso la raccolta delle melanzane messe in vendita con tanto di marchio. Per assurdo oggi Simmaco deve lottare non contro la camorra, ma contro il Sistema Sanitario Regionale che, non si sa bene perché, ha provato a smantellare questo straordinario strumento, i budget di salute appunto, che nel campo della salute mentale produce risultati straordinari che nemmeno a Trieste sono riusciti ad ottenere, e che determina risparmio certificato per la spesa pubblica. Portare via i soci della cooperativa per legarli ai letti delle RSA private sarebbe un delitto della democrazia che con tutte le nostre forze dobbiamo impedire. Perché qui, come a Pignataro Maggiore, dove è stato raccolto il grano per i Paccheri di Don Diana, non solo si combatte concretamente la camorra, ma si sperimentano anche straordinarie esperienze di economia sociale. Economia sostenibile e pulita, sana e produttiva, capace di dare lavoro ma non schiacciata sul profitto. Le istituzioni, tutte, devono dire grazie ed imparare da  Peppe, Simmaco, Romualdo, i responsabili ed i volontari di Libera, quanti lavorano in queste cooperative, le migliaia di ragazzi che in questi anni sono giunte qui. E portano via, con sè, un pezzo di Campania che combatte e prova a sconfiggere Gomorra. E portano via un pezzo di quel muro abbattuto a San Cipriano, chiuso in uno scatolino, simbolo concreto di un’utopia della realtà.

 

Antonio Amato

Presidente Commissione Regionale sui beni confiscati   

 

 

Caldoro cancella la possibilità di sviluppo occupazionale sui beni confiscati

«Tagli indiscriminati che colpiscono la lotta alla criminalità organizzata e per la legalità. Detto in altre parole un regalo alla camorra» lo denuncia il Presidente della Commissione sui Beni confiscati Antonio Amato alla luce della delibera di giunta che cancella il Protocollo per la realizzazione di un programma condiviso di sviluppo occupazionale sui beni confiscati «Nella furia di abrogare gli atti della precedente giunta, motivata dallo sforamento del patto di stabilità, si sta agendo indiscriminatamente senza alcun raziocinio. Si annulla una  delibera di giunta, la 1874 del 22 dicembre scorso, con la quale si approvava un Protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro tra l’altro già firmato a gennaio da Bassolino e Viespoli, per valorizzare i beni confiscati e farne un’occasione di sviluppo ed occupazione. Ora si annulla anche il protocollo già firmato? Oppure si vuole “solo” svuotarlo eliminando lo stanziamento di 720 mila euro recuperati dal POR/FSE 2007/2013?    Il protocollo» afferma Amato «serve a preparare progetti produttivi di riutilizzo dei beni confiscati, a istituire corsi di formazione per la creazione di cooperative sociale giovanili destinate al lavoro sui beni stessi ed a porre le condizioni per la creazione e l’avvio d’imprese fino al lancio sul mercato. Che fine faranno ora i progetti avviati? E che idea si ha di riutilizzo sociale dei beni confiscati e più in generale di lotta alla criminalità organizzata se si operano simili azioni di taglio degli stanziamenti e il blocco di progettualità già in corso? E’ irresponsabile ed  incomprensibile agire per ragioni di cassa senza distinguo e senza alcuna concertazione. La necessità di colpire la criminalità organizzata nel cuore dei suoi interessi economici» conclude Amato «è questione prioritaria per il rilancio di questa regione. Con la sospensione di questo protocollo è come se le Istituzioni Campane si arrendessero al potere della camorra»

Approvare subito la legge regionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro

«Basta chiamarli incidenti o morti bianche, le morti sui luoghi di lavoro sono la barbarie della democrazia» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «La morte di Paolo Castiglione a  Bagnoli, chiama in causa la responsabilità di tutti, dalla politica ai datori di lavoro, dalle associazioni di categoria agli operai. La provincia di Napoli, in Italia, è fra quelle che ancora nel 2008, secondo il rapporto annuale dell’INAIL, faceva registrare un cospicuo aumento degli incidenti mortali sui luoghi di lavoro. Un dato allarmante se confrontato a quelle delle altre provincie italiane. Le forze politiche, innanzitutto, si diano una mossa. Il “gruppo per la sicurezza sul lavoro” del Consiglio Regionale della Campania, al termine dell’iniziativa “viaggio nei luoghi di lavoro per la salute e la sicurezza” che ha visto coinvolte l’ANMIL, le associazioni datoriali e quelle sindacali, nei mesi scorsi ha promosso un documento dal quale è scaturita una proposta di legge che io stesso ho depositato. Si prevede» continua Amato «la revoca dei contratti stipulati nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici, laddove si riscontrino violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza, il divieto per i destinatari di provvedimenti revocatori di contrarre appalti con le Amministrazioni aggiudicatrici nei cinque anni successivi al provvedimento di revoca, l’estensione degli obblighi di sicurezza e le relative sanzioni anche al subappalto, la valutazione dell’offerta anche in ragione di misure ulteriori o migliorative per la sicurezza e la salute del lavoratore. Una legge che contempla non solo aspetti sanzionatori, ma individua la tutela preventiva quale funzione deterrente e prevede la promozione della cultura della sicurezza sia sui luoghi di lavoro che nelle scuole. Ora il nuovo consiglio ponga questa legge tra le sue priorità. E valuti» conclude Amato «la possibilità, anzi la necessità di istituire un’apposita commissione d’inchiesta sugli incidenti sui luoghi di lavori. Finché ci saranno ancora decessi sui luoghi di lavoro saranno sempre troppi»

A Napoli la Festa del Bambino. E la Villa Comunale è bimbopoli per un giorno

Ricevo e pubblico l’articolo degli amici dell’Istituto per la Polonia:

 

 

Pomeriggio tutto dei più piccoli e dei loro grandi diritti. La Festa del Bambino inizia oggi alle 18.00, nella Villa Comunale di Napoli. L’Istituto per la Polonia l’ha voluta nella Giornata Universale del Bambino, istituita il Primo Giugno dalle Nazioni Unite in difesa dei diritti dei minori in società e in famiglia.

Una festa popolarissima nell’Est Europa. Ogni 1 Giugno i genitori di questa parte di mondo comprano regali e dolci ai figli e ricreano un nesso comunitario. Se riesce tra famiglie perché non tra popoli?, si sono chiesti all’Istituto per la Polonia. Detto fatto: la festa è l’occasione per fare integrazione tra i figli degli immigrati e degli italiani.

Bimbi e adolescenti italiani e stranieri potranno gareggiare negli sport, nei giochi a premi e nei concorsi di poesia e disegno, misurare la loro prontezza con il quiz del cervellone, darsi alle prime scatenate con la baby dance, giocare a travestirsi con il truccabimbi. Ai giocattoli e ai dolciumi pensano gli sponsor Studio Legale Marra ed International Market di Bozena Rachwalska.

Un’operazione interculturale necessaria stando alla perentorietà dei numeri. Nella provincia di Napoli vivono oltre 60 mila immigrati che negli ultimi anni hanno iscritto i loro figli nella scuola pubblica. Capirsi, imparare a riconoscersi, prevenire i conflitti tra le diversità diventa imprescindibile. Come sanno bene e da tempo all’ente promotore.

“Siamo fieri d’aver organizzato per la prima volta a Napoli una manifestazione che celebra due valori sociali fondamentali: l’unità della famiglia e l’integrazione socioculturale degli immigrati”, afferma la presidente dell’Istituto per la Polonia Anna Smolinska.

Comune di Napoli e Comitato UNICEF Campania hanno dato il patrocinio morale ed assicurato la loro presenza, mostrando di condividere i valori di questa festa che coincidono con gli obiettivi della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia”, suggella la presidente Smolinska.