In Campania oltre al lavoro anche la scuola è in pericolo. Un pericolo concreto perché, per la politica di tagli selvaggi inaugurata dal Ministero dell’Istruzione, le scuole con costi troppo alti devono eliminare le classi con pochi alunni.
Sopprimere una scuola, un bene collettivo garantito per Costituzione, sembrerebbe goliardia. E invece è successo, a Vico Equense. Dove molti amici mi segnalano lo smantellamento di tre interi istituti sul Monte Faito, due elementari e materne e una media, che raccolgono 250 alunni.
Quando dico smantellamento intendo proprio che sono state portate via lavagne, sedie, cattedre a tempo di record, dopo che il Comune ha dato esecuzione al decreto Gelmini, nonostante la sospensiva del TAR desse ragione ai genitori in lotta per il ripristino delle scuole.
La scelta del sindaco, incomprensibile, mi porta vicino agli amici di Vico insieme ai quali voglio anch’io che il diritto allo studio non vada perso per un freddo atto burocratico. La Regione, però, non è stata alla finestra: costituita parte in giudizio, si è appellata alla sentenza del TAR ed ha chiesto all’Avvocatura Regionale di farla applicare.
Ancora in Costiera, a Scala, vicino Ravello, l’istituto comprensivo di materna elementari e medie non c’è più, mancando un alunno al numero minimo. Per frequentare le lezioni, gli scolaretti si spostano ogni giorno ad Amalfi.
Altro caso di scuola bloccata è quello della materna-elementare Madonna Assunta di Bagnoli a Napoli, istituto d’eccellenza per metodi innovativi e bravura dei suoi insegnanti, rimasto chiuso ben oltre la pausa estiva.
I genitori degli alunni mi hanno scritto, vivamente preoccupati per la mancanza dell’agibilità che mette in forse la riapertura di Lunedì 14 Settembre, quando squillerà la prima campanella.
La questione che tocca l’istituto di Bagnoli, spiegano, stavolta è esplosa non a fine ma ad inizio anno scolastico, riproponendo la scomodità di dover spostare i figli in altre scuole del quartiere.
L’assessore all’Istruzione Corrado Gabriele è intervenuto nell’ingarbugliata vicenda con l’incontro di martedì scorso in Regione; gli è stato detto che il certificato di agibilità per riaprire la Madonna Assunta sarà stilato in 15 giorni.
Gabriele, confermando la disponibilità della Regione a stanziare quanto serve per chiudere i lavori di messa in sicurezza, ha chiesto tempi rapidissimi per lo sblocco della scuola che ospita 500 ragazzini di Bagnoli e Fuorigrotta.
Se questa tabella di marcia sarà rispettata, la Madonna Assunta ricomincerebbe la didattica con un po’ di ritardo sull’inizio dell’anno scolastico, ciò che personalmente mi auguro ed auguro ai genitori e ai giovani scolari della X Municipalità.
Queste rattristanti cronache di scuola negata, così diverse per le cause ma così simili nelle conseguenze, sembrano dunque andare verso una soluzione. Ma c’è un’ultima cosa da pretendere.
Dei tempi veramente rapidi. Perché la scuola è un diritto ed un bene inalienabile; è il posto di tutti in cui si impara a capire tutti gli altri; è un dovere che può diventare gioia se diamo a insegnanti e studenti più serenità, correggendo questa riforma che, finora, ha catapultato sulla scena il più grande licenziamento pubblico del Dopoguerra.
Qualche spunto proviene dalle associazioni dei docenti: immissione in ruolo sui posti vacanti con prepensionamento volontario o un ridotto orario scolastico, che consentirebbe l’entrata a ruolo di nuovi insegnanti affiancati dai colleghi a riposo. Mentre due deputate del PD chiedono la verifica del numero reale di studenti per classe e quante sezioni non autorizzate ci siano.
Tocca al Ministero adesso interrogarsi sui punti più aspri del decreto Gelmini. Ma bisogna fare presto, se non vogliamo un autunno ancora più deprimente per la scuola italiana.