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«La Regione Campania faccia ricorso alla consulta contro la privatizzazione dell’acqua»

«Il decreto Ronchi che prevede una sostanziale privatizzazione delle gestioni idriche è una nefandezza che espone la nostra Regione a rischi enormi, per questo ho preparato un question time in cui si chiede alla giunta di valutare l’opportunità che la Regione faccia ricorso alla Consulta contro l’obbligo a cedere ai privati la gestione dell’acqua» lo afferma in una nota il Consigliere Regionale Antonio Amato già intervenuto più volte in queste settimane sulla questione «Sono certo che i nostri rappresentanti faranno sentire il loro dissenso già all’interno della Conferenza Stato Regioni, ma sulla scorta di quanto si stanno apprestando a fare anche Regioni come Puglia e Basilicata, si avverte la necessità di passare alle vie legali, portando la legittimità dell’atto davanti alla Consulta.  Oltre alla questione di principio per la quale ritengo deplorevole che si possa considerare l’acqua come merce da vendere e comprare, soprattutto sui nostri territori si correrebbe un serio rischio di infiltrazioni malavitose in questi presunti affari. Conosciamo bene gli appetiti della camorra su appalti di gestione di beni pubblici e non possiamo restare inermi. L’acqua, fondamento della vita, rischia di diventare il nuovo eden per speculazioni e affari di dubbia natura. Ed il tutto a scapito di qualità del servizio e soprattutto contro il bene dei cittadini».

I mari della luna e la gestione pubblica dell’acqua. Esiste una proposta di legge in consiglio.

INTERVENTO PUBBLICATO SU “LA REPUBBLICA”,

SABATO 7 NOVEMBRE 2009

 

 

Già ci siamo abituati al fatto che per bere bisogna stappare, comprare bottiglie e lasciarci affascinare dall’etichetta che “fa fare din din” o a da quell’altra che promette di farci dimagrire. Ed ora il Senato ci dice che anche l’aprire i rubinetti, il far scorrere l’acqua dentro le nostre case, deve essere gestito dai privati, deve risultare fonte di profitto. L’acqua diventa merce da vendere e comprare con lo scopo primario di far soldi. Perché il decreto legge 135 prevede che, nella gestione dell’acqua, oggi affidata attraverso gli ATO a gestioni completamente pubbliche o miste pubblico-privato, i privati, con quote di partecipazione non inferiori al 40%, determinerebbero quantità e qualità degli investimenti, rendendo nulli, nella pratica, possibilità di controllo e gestione da parte del pubblico. Vengono intaccati gli stessi principi di base della legge Galli, per i quali “Tutte le acque superficiali e sotterranee… sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà”, che “qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”, che “gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse”. La privatizzazione presentata al Senato comporterebbe un inevitabile aumento delle tariffe, senza per questo determinare un miglioramento del servizio e della rete. I dati ufficiali del 2008 sugli ATO, in questo senso, parlano molto chiaro. Penso, allora, che in Campania dobbiamo guardare con molto interesse alla proposta di Vendola di tornare, per la Puglia, ad una gestione completamente pubblica. Anche perché una proposta analoga è stata presentanta dall’allora gruppo regionale DS, di cui ero capogruppo, nel lontano 2006. La proposta prevedeva, tra l’altro, la costituzione di una SPA a totale capitale pubblico, aperta alla partecipazione di altre regioni, per la gestione e la manutenzione della rete idrica. Giunta al vaglio della IV commissione, per responsabilità politiche diffuse che ci coinvolgono tutti, la proposta non è più stata affrontata. Non ci sono scusanti, ma a fronte di quanto si è verificato al Senato, credo sia ora dirimente tornare a discuterne, verificarne fattibilità ed eventuali aggiustamenti, e, se i tempi lo permetteranno, portarla all’esame del consiglio. Soprattutto però, solleciterò consiglio e giunta perché, nell’immediato, si giunga, quantomeno, ad un’urgente dichiarazione di intenti che rivendichi l’acqua come bene non mercificabile. Non si tratta di una questione ideologica, ma di evitare che un bene primario come l’acqua diventi una questione di business. Questo tema dovrà essere al centro del prossimo programma di coalizione per le regionali, ed il PD deve aprire da subito una discussione di merito. Mi viene in mente una filastrocca di Rodari: “nei mari della luna i tuffi non si fanno, non c’è una goccia d’acqua, pesci non ce ne stanno. Che magnifico mare …” soprattutto perché, quantomeno, non si potrà privatizzare.  

 

Antonio Amato

Intervento pubblicato su “la Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009. Fiaccole per Giovanni

Giovanni Tagliaferri muore il 13 aprile scorso, lunedì di Pasquetta, a via Colombo a Napoli,  per un apprezzamento fatto ad una ragazza da un amico in macchina con lui. Giovanni Tagliaferri muore dissanguato perché tre ragazzi, per vendicare “l’affronto”, lo assalgono, due lo pugnalano più volte con estrema violenza, con una lama da almeno 6 cm rescindendogli l’arteria femorale. Giovanni Tagliaferri muore  quando ha solo 21 anni perché per un bravo ragazzo la ferocia del branco può risultare fatale. E’ la legge del sangue, paghi con la vita anche un semplice sorriso ad una ragazza che non dovevi nemmeno guardare,  anche se, come ammettono i suoi assassini, non hai fatto nulla. E’ la ferocia di una violenza consumata in disprezzo del valore della vita, e mentre lo colpiscono gli gridano la loro rabbia “devi morire”. Gli assassini dopo essere stati identificati dalla polizia si sono costituiti. Questa volta, dunque, la giustizia ha fatto il suo corso. Il prossimo 7 ottobre ci sarà l’udienza, gli assassini, infatti, hanno chiesto il rito abbreviato. Godranno così di tutti i benefici previsti dalla legge, dello sconto di un terzo della pena (un massimo di quindici anni di detenzione) perché da anni si attende una riforma del  codice penale che però giace tra le polverose carte di un Parlamento troppo occupato in leggi ad personam, per preoccuparsi dei drammi dei comuni cittadini. E, ancora oggi, resta inevasa la domanda di fondo, quella più importante: perché? Perché questi tre ragazzi hanno barbaramente ucciso Giovanni senza mostrare il minimo senso di umanità e pietas? I genitori, i parenti, gli amici di Giovanni continuano incessantemente a chiederselo, ma la ragione non riesce a dare spiegazioni che aiutino il dolore. Dopo il clamore dell’episodio, poi, il dramma del silenzio. Chi vive queste atrocità paga, in seguito, anche la dimenticanza delle istituzioni e della maggioranza dei cittadini. E l’assordante silenzio dà spazio al ripetersi di questi episodi. La violenza si nutre della desertificazione che oggi subisce la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, oppressa dal clima pesante dell’indifferenza e della  “normalità” della sopraffazione. Per essere vicini alla famiglia ed agli mici di Giovanni, per non far passare la vicenda processuale sotto un pericoloso silenzio, per continuare a ricordare e per rianimare la nostra coscienza civile, lunedì prossimo, a partire dalle 19,00 ci sarà una fiaccolata per Giovanni che partirà da Piazza Municipio. Non solo do la mia adesione, ma, soprattutto, invito tutti i rappresentanti istituzionali a partecipare. Governatore, Sindaco, assessori, consiglieri, hanno il dovere di stringersi alla famiglia di Giovanni, di mostrare la loro vigile attenzione sull’intera vicenda, di indicare, concretamente, che Napoli, nonostante le tragedie che vive, sa dire no all’imbarbarimento, sa ricordare, sa fare di accadimenti come questo un insegnamento per i più giovani, provando, almeno provando, a rendere un pò meno assurda l’inspiegabilità di una vita così tragicamente spezzata.

 

Antonio Amato

si dia agli abitanti di Scampia la possibilità di acquistare le case in cui vivono

«Da oltre quattro anni più del 90% dei legittimi assegnatari degli alloggi IACP dei lotti U e W di Scampia attendono di poter acquistare le case in cui vivono» afferma il consigliere Regionale del PD Antonio Amato che ha inviato oggi una lettera di sollecito all’assessore regionale Gabriella Cundari «Già nel 2005 gli assegnatari avevano firmato una petizione richiedendo l’inserimento degli alloggi nel piano di vendita. E da allora sia la Regione che lo stesso Istituto Case Popolari, nel corso di vari incontri istituzionali, si sono assunti l’impegno di avviare l’iter necessario. Ancora oggi, però, i cittadini di Scampia attendono che sia data loro la possibilità di divenire proprietari delle abitazioni in cui vivono orami da decenni. Le IACP sono quindi chiamate a completare la procedura e dare finalmente corpo a questo piano di vendita. La legittima aspirazione ad acquistare la casa in cui si vive» prosegue Amato «non può più essere mortificata da ritardi ed intoppi di ordine burocratico. Questi cittadini hanno affrontato enormi sacrifici per poter soddisfare il sogno di una vita, e le istituzioni devono essere loro vicine, non porre ostacoli. Spero che già a settembre, si possa realizzare un tavolo tra Regione e IACP che possa determinare il definitivo sblocco di questa situazione»

Si garantisca il lavoro e la professionalità dei lavoratori della SAES. Subito un’interpellanza a Cascetta

«E’ inconcepibile che la SAES, una ditta che risponde al gruppo delle Ferrovie dello Stato in base alle gare d’appalto espletate, si permetta di tenere i propri lavoratori senza stipendi per mesi e mesi» afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Sono anni che si trascina una situazione di incertezze e inadempienze che colpisce direttamente i dipendenti. Al di là della piena solidarietà ai lavoratori della SAES mi farò promotore di un’interpellanza d’urgenza per chiedere all’Assessore Cascetta di intervenire con forza per chiarire questa incresciosa vicenda e giungere ad una risoluzione che obblighi al pagamento immediato delle spettanze dovute. Bisognerà poi vigilare con la massima attenzione  perché la nuova Ditta che subentrerà alla SAES, il cui contratto è già scaduto, garantisca la salvaguardia dei livelli occupazionali e della qualificata professionalità raggiunta in questi anni dai lavoratori. Il gruppo Ferrovie dello Stato deve assumersi tutte le responsabilità del caso e garantire il rispetto del lavoro e dei lavoratori, ed innanzitutto della clausola sociale inserita nel contratto. Non si può pretendere» continua Amato «che il settore dei trasporti possa divenire un fiore all’occhiello della Campania se non si parte dalla tutela e dal rispetto dei diritti di tutti i lavoratori del comparto. I lavoratori della SAES, già troppe volte maltrattati e bistrattati,  hanno bisogno di una risposta seria ed immediata capace di dare certezze sulle prospettive future»

Una legge regionale contro il nuovo razzismo

Intervento pubblicato su la Repubblica del 24 luglio 2009

 

Un lavoratore del Burkina gambizzato, un migrante picchiato e apostrofato “sporco negro”, quindici senegalesi non fatti salire su un treno. Questo solo a Napoli. Ma in tutt’Italia si susseguono eventi di intolleranza e violenza.

Episodi, si dirà. Ma dietro i singoli eventi sembra spirare un vento perverso, fautore di un clima di rigetto e rifiuto dell’Altro. A partire dalla sua pelle, dalle sue fattezze fisiche, finanche dal suo presunto “odore”.

Contini, nel dopoguerra, spiegava che la parola razza non deriva dall’etimo latino ratio, ma dal francese haraz, razzo, termine che si riferisce ai cavalli. Svelava l’origine “equina” del concetto e si rammaricava dello sforzo che nei secoli era stato fatto per trovarne una nobile genesi.

Si sperava, dopo gli orrori dei totalitarismi, che il risveglio civile dell’Europa determinasse il superamento di pratiche e mentalità aberranti. Ed invece, i pregiudizi razziali, fatti uscire dalla porta principale dal progresso scientifico e culturale, sembrano rientrare dalle finestre del senso comune, avvalorati da un clima di paura e chiusura in se stessi che i governi, e soprattutto quello italiano, sostengono con leggi dal chiaro fondamento razzista.

Quanto previsto dal Decreto Sicurezza genera una perversa spirale di intolleranza, che coinvolge singoli e collettività che rifiutano tutti quelli considerati estranei. Il confine che delimita “gli stranieri” tende ad allargarsi sempre più, ad includere/escludere sempre nuove categorie di esseri umani. Un confine mobile dal quale nessuno può dirsi escluso.

È per queste ragioni che tutti gli episodi di stampo razzista necessitano di un’attenzione costante delle istituzioni, chiamate ad arginare una deriva che è insieme istituzionale, sociale e culturale. Come Ente Regionale non abbiamo gli strumenti per bloccare quanto previsto dal Decreto Sicurezza, ma si può intervenire per cercare di porre quantomeno degli argini.

In questo senso, da troppo tempo, oltre due anni, attende il completamento del suo iter il disegno di legge sulle “Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania” varato dalla giunta e già approvato dalla VI Commissione.

Ho già sollecitato il Presidente del Consiglio Regionale e tutti i Capigruppo per il completamento del percorso istituzionale. Di fronte all’imbarbarimento sociale e culturale che viviamo, c’è la necessità di stabilire norme certe di accoglienza e sostegno ai migranti.

La legge sostiene principi democratici e tutela i diritti fondamentali, indipendentemente dalla posizione giuridica: in particolare salute, infanzia e maternità.

È oggi necessario dare un segnale di civiltà che collochi la nostra Regione nei sentieri del rispetto dell’Altro, al di là di qualsiasi concetto di clandestinità.

La Campania è sempre stata un territorio accogliente, e sono convinto che la maggioranza della popolazione lo sia ancora. Bisogna sostenere questi sentimenti e non farli soffocare dalla paura.

 

Antonio Amato

Sintesi dell’intervento di Antonio Amato alla direzione regionale del PD di lunedì 6 luglio. Il Partito Democratico riparta dai programmi. Il prossimo congresso è un’occasione che non possiamo sprecare

Esprimo il mio accordo con la relazione del segretario regionale

A noi non serve un’unanimità di facciata, a noi non serve negare i conflitti: i conflitti ci sono e vanno affrontati fino in fondo, ma su un piano strettamente politico. A noi serve ripristinare un clima di rispetto reciproco delle varie posizioni in campo perché le differenze possono diventare momento di arricchimento reciproco.

Ma, per fare questo, bisogna smettere di additare come nemico chi la pensa diversamente. È necessario, assolutamente necessario, oggi più di ieri, recuperare una capacità di ascolto reciproco e di dialogo vero.

Più il confronto precongressuale e congressuale sarà civile e vero, più sarà comprensibile alla società, a partire dai tanti che avevano creduto nel progetto del PD ed oggi ci guardano con diffidenza e delusione

Il punto centrale, io credo, deve essere costruire il confronto interno al PD  quale impegno e lavoro per gli interessi del Paese, a partire, naturalmente, da quelle che sono le necessità dei nostri territori, della nostra Regione.

A partire da questo impegno potremo costruire un programma e un progetto del PD, capace, qui in Campania, di rappresentare una strategia vincente per le prossime elezioni regionali.

Progetto del PD e alleanze in Campania:

Pensare alle alleanze senza definire il progetto sul quale confrontarci sarebbe come voler ripetere quelle stesse situazioni che ci hanno portato a momenti drammatici (vicenda rifiuti)

Bisogna ripartire dai contenuti, dal progetto, e gli argomenti dirimenti della nostra proposta politica dovranno essere:

·        Ambiente e sviluppo

·        Ingresso nel mercato del lavoro e diritti dei lavoratori,

·        Legalità, riqualificazione del territorio, sistema integrato dei trasporti

Rispetto al confronto progettuale con le altre forze politiche e civili, sarebbe stato utile cogliere l’occasione del rimpasto della giunta regionale per dare segnali di apertura e di prospettiva per l’appuntamento dell’anno prossimo. Ma è inutile fare recriminazioni: il Presidente della giunta regionale, come il sindaco, ha poteri conferiti dalla legge e compie legittimamente le sue scelte assumendosene pienamente le responsabilità.

Ribadisco però il tema centrale di queste mie riflessioni: si avverte la necessità di un confronto sugli obiettivi, sulle strategie e sul programma. Non si tratta di concordare nomi e singole persone, ma se non c’è questo confronto tutto quanto viene realizzato, dai programmi alle alleanze, fino alle scelte su profili e competenze, corre il rischio di essere percepito esclusivamente come operazione di potere. Questo potrà servire sicuramente a rendere più forti alcuni uomini, ma solo all’interno di un partito sempre più piccolo

Serve invece un partito forte ed autonomo, aperto e plurale, che stimoli l’opera di governo, e che sia in grado di dialogare e recepire gli stimoli ed anche le critiche. Un partito pronto a confrontarsi con i bisogni e le necessità, le proposte ed i contributi che provengono dalla società, dai territori, dalle associazioni, dalla gente. Si deve ripartire dal basso, dalla capacità di ascolto delle esigenze reali e dalla capacità di fornire risposte credibili. E non si può delegare l’azione politica alla volontà ed all’iniziativa dei singoli, deve essere il Partito con il suo progetto politico a confrontarsi con la società: solo così il Partito Democratico potrà strutturare il consenso e non renderlo episodico.

Il PD deve essere capace di proporsi come forza politica e culturale alternativa al Centro Destra per la credibilità e la trasparenza del suo progetto, per i valori etici e morali che ispirano il suo programma, per l’assunzione di una responsabilità di governo che non punti alla propaganda ma alla concretezza. Il PD deve rilanciare il suo progetto riformista e lo deve fare a partire dal Meridione.

Il Mezzogiorno più delle altre parti di Italia ha bisogno di questo salto di qualità. La Questione Meridionale appare ancora oggi irrisolta, c’è bisogno di un salto di qualità, c’è bisogno di un progetto politico che rigeneri fiducia e partecipazione. Il Mezzogiorno deve divenire un punto prioritario del progetto politico nazionale del Partito Democratico.

C’è la volontà politica di fare questo a prescindere dalla diversità delle posizioni in campo? Questo congresso sarà il banco di prova. Un’occasione che io e tanti non vogliamo vanificare.

Finanziaria della Regione Campania 2009, attenzione al sociale e taglio dei costi della politica

Tra i 35 articoli della Legge Finanziaria 2009 della Regione Campania mi sono particolarmente impegnato a far approvare misure di sostegno ai figli dei lavoratori morti sul lavoro, a favore dell’edilizia pubblica, con molte più risorse per famiglie in affitto e coppie alla prima casa, e a ridurre le spese della politica.

L’art. 1 crea un fondo per i figli dei primi, l’art. 7 sostiene le famiglie che vivono in prefabbricati nei quartieri difficili e le coppie in cerca di alloggio, l’art. 30 elimina le spese superflue del Consiglio Regionale. Tutti e tre nascono dai dibattiti e dalle proposte che abbiamo presentato all’interno del Gruppo PD.

Io li considero i tre cardini del testo legislativo: stanziando 700 mila € per i figli dei lavoratori morti sul lavoro, accrescendo il Fondo regionale per l’edilizia di 10 milioni € e di altri 2 milioni per gli affittuari in condizioni di povertà, tagliando del 30% i costi delle consulenze e limitando al solo Presidente del Consiglio Regionale l’uso dell’auto blu. Come potrete vedere voi stessi aprendo gli allegati.

 

leggi art. 1

leggi art. 7

leggi art. 30

Politica in Campania: la voce dei cittadini

Ricevo e pubblico una mail di critica di un cittadino:

 

<< Illustre Onorevole, siccome non penso che Lei sia coinvolto nelle vicende disonorevoli in cui sono implicati Suoi compagni di partito, vorrei suggerirLe una presa di posizione chiara e netta che La distanzi da queste vergognose vicende.

Il silenzio, in questi casi, viene confuso con l’omertà, con una solidarietà complice ed interessata che Lei certamente non può avere nei confronti di chi ha tradito i cittadini e cospirato contro la Campania e la città di Napoli. Veda, ad esempio ultimo, il caso Borriello. A leggere quelle intercettazioni viene il voltastomaco e c’è davvero da pensare che in politica non esiste più nessuno di cui ci si possa fidare, né partiti né sindacati, né centro-destra né centro-sinistra.

Nel decidere, rifletta anche sul fatto che il regime autocratico e parafascista di Bassolino è finito, finalmente, anche se sarà lungo e faticoso risanare la devastazione morale e politica che ha provocato. Almeno Lei abbia un po’ di solidarietà per questa sventurata città, per i suoi concittadini, danneggiati, derubati, sbeffeggiati e traditi.

E’ vero, come Lei ebbe a dire, che “per fare politica occorre avere i peli sullo stomaco”, ma fino al punto di tacere di fronte allo sconcio ed alla vergogna? fino al punto di accettare di essere associato con costoro nel giudizio dei cittadini? Si difenda, mi ascolti. >>

 

 

Dalle considerazioni di questo cittadino dovrei rallegrarmi perché salva me rispetto ad una classe politica corrotta. Anzitutto, io vorrei dire che, se le cose stanno così, ci sarebbe poco da rallegrarmi e poco da prendere le distanze.

A mio avviso, la questione è molto più complessa ed articolata. Intanto, è utile distinguere le responsabilità politiche da quelle morali e penali.

Io ritengo che Bassolino abbia avuto in passato molti meriti, ma oggi ha molte e serie responsabilità politiche rispetto alla situazione in Campania. Ma lui resta comunque un uomo onesto. Quanto a ciò, bisogna fare una valutazione rispetto alla necessità di voltare pagina ed aprire una nuova fase; lo stesso Bassolino dice che è finito un ciclo politico. Politicamente io ho manifestato il mio dissenso, anche pubblico, rispetto a bassolino e sono impegnato nella costruzione di un nuovo percorso. Ritengo che vi siano tanti nel Partito Democratico che credono in una politica come mezzo al servizio della comunità. Ritengo che proprio in questo momento così difficile, dove i valori della sinistra: solidarietà, libertà, legalità sono offuscati dalla destra che con il suo capo governa il Paese con populismo, affarismo e con l’interesse dei più forti che prevale su quello della collettività, proprio adesso c’è bisogno di una carica di fiducia che deve servire a far emergere quanto di onesto vi è nella nostra società.

Io credo che possiamo farcela e dobbiamo farcela nell’interesse, soprattutto, delle giovani generazioni.     

 

Antonio Amato.

Su trasporti e sicurezza sul lavoro la Regione va avanti con competenza e capacità

(intervento di Antonio Amato, aula Consiglio Regionale della Campania, 22 Gennaio 2008)

 

 

Da qualche mese l’opposizione di centrodestra in Consiglio Regionale pratica uno sport pericoloso: afferma che la Giunta di centrosinistra al potere non ha autorevolezza a trattare con il Governo in un settore chiave per la vita della Campania come i trasporti.

Mi riferisco all’intervento dell’Onorevole Rivellini. Non sono abituato a fare polemiche, anche da Capogruppo non ne ho fatte nei confronti dell’opposizione; a me è sempre interessata la soluzione dei problemi, la produzione di questo Consiglio; a volte le polemiche bloccano il lavoro, però alcune volte vanno chiarite, perché l’eccesso non è più tollerabile.

Ai lavoratori del trasporto aereo, in agitazione per difendere il posto di lavoro dopo lo spacchettamento di Alitalia, dico che, al contrario, stiamo trattando per conservare attività preziose come quella di Atitech.

Non è vero che nella politica dei trasporti la Regione ha poca autorevolezza verso il Governo nazionale. Anzi, la Campania ha dimostrato autorevolezza, dando linee che sono servite anche ad altre regioni. Tutti sappiamo che la globalizzazione muove flussi di merci e persone; la Regione Campania non si è fatta trovare impreparata ed ha creato in questi anni infrastrutture e nuovi trasporti per attrarli.

Il senso dei corretti rapporti istituzionali imporrebbe all’opposizione di riconoscere queste cose in Aula, non di insinuare che la maggioranza abbia poca legittimità a trattarne con Roma. Dal momento che i rapporti istituzionali investono l’interesse delle comunità, dei cittadini e dei lavoratori.

Nella scorsa consigliatura il Consiglio Regionale ha approvato la legge regionale sul trasporto pubblico locale e promosso iniziative per una rete di trasporti aeroportuali. Ma il Governo di centrodestra sembra averlo ignorato per come ha gestito lo scioglimento di Alitalia, senza dare niente al Mezzogiorno nella riorganizzazione degli scali e degli slot.

L’imprenditore che ha assunto il ruolo di Primo Ministro ha fatto una politica provinciale che ha tagliato fuori il Sud. Sulla questione Atitech come Regione dimostreremo la nostra autorevolezza mandando una delegazione ad incontrare i vertici di CAI per risolvere la vicenda. Abbiamo anche stanziato risorse a favore dei nuovi trasporti e delle nuove stazioni, perché più se ne fanno, più servono strumenti e personale.

Il trasporto pubblico locale deve diventare la priorità del Consiglio: al Governo nazionale dobbiamo chiedere i fondi necessari a fare l’ammodernamento. Altrimenti, sarà una sconfitta per il Mezzogiorno.

Ci si accusa di aver lasciato a terra il settore dei collegamenti marittimi con le isole. Anche qui sembra che l’opposizione faccia più propaganda che confronto con dati alla mano. Che direbbero, se consultati, che come Consiglio Regionale abbiamo proposto di acquisire Caremar tramite la società regionale di trasporto. Sia per avere un ente pubblico in concorrenza con i privati, sia per abbassare i costi dei biglietti.

Ma Roma, sentiamo dire, ha cambiato idea su questo salvataggio, e ci lascia ancora una volta soli.

Da quello che come Consiglio Regionale abbiamo fatto sui trasporti viene uno strumento efficace per bloccare altri ”incidenti” sul lavoro: nei cantieri edili, nelle fabbriche, dovunque.

Nel capitolato d’appalto sulla portualità abbiamo previsto la rescissione del contratto alle aziende che violano l’osservanza delle norme di sicurezza sul posto di lavoro; è una regola che possiamo estendere ad altri settori.

A cominciare dalle ferrovie dove, tra Novembre e Dicembre scorsi, sono morti due operai: Ciro Cozzolino e Umberto Gambino, commemorati anche sul mio blog, per imperdonabili leggerezze nell’applicazione delle misure minime di sicurezza da parte delle ditte appaltatrici. Questi due giovani uomini, invece di trovare la certezza dell’avvenire, sul lavoro hanno trovato la morte.

In Aula ho chiesto al Presidente Bassolino e all’assessore al Lavoro Gabriele di verificare con i capitolati che le ditte non in regola subiscano la rescissione del contratto. L’ho chiesto alla Giunta e a tutti i colleghi consiglieri perché come dirigenti abbiamo a che fare non solo con le leggi per regolare al meglio la Campania, ma anche con la difesa della vita dei cittadini.

Abbiamo l’obbligo morale e politico di dare segnali forti quando sul posto di lavoro muoiono operai e tecnici per fare le infrastrutture moderne a beneficio di tutti i cittadini campani, quando dei lavoratori perdono la vita per costruire il nostro futuro.