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Archivi per la sezione ‘Immigrazione’ .

Migranti, non riduciamo lo Stato di diritto ad una questione di ordine pubblico

La decisione del giudice di rigettare il provvedimento di espulsione di sei dei migranti sbarcati dalla Vera D perché riconosciuti presunti minorenni manifesta i gravi errori commessi dalle autorità competenti nella gestione della questione a Napoli.

Confinare in un Centro di identificazione ed espulsione sei ragazzi che si dichiarano minorenni, sulla base di un esame passibile di errore e che in gran parte del mondo viene rifiutato, è aberrante da un punto di vista morale e giuridico.

L’intera vicenda desta enorme preoccupazione perché, a fronte di una disponibilità delle autorità comunali di accogliere i migranti in attesa dell’espletamento della pratica della richiesta d’asilo, si è preferito agire con la forza del decreto di espulsione.

Preferire alla possibilità della mediazione e alle pratiche di accoglienza le azioni di forza e la logica del rifiuto non può che destare allarme in uno Stato che si vuole definire democratico.

Non vorrei che questo fosse solo un primo esempio di nuove modalità di contrasto a qualsiasi forma di marginalità e opposizione. Non vorrei che si volesse ridurre lo Stato di diritto ad una questione di ordine pubblico. Anche per questo rilancio con forza la necessità di dire no, pure attraverso forme di mobilitazione democratica, alla costruzione di un nuovo Centro di identificazione ed espulsione in Campania.

Caldoro dica no ai nuovi CIE promossi da Maroni

Non c’è nemmeno il tempo di essere soddisfatti per la buona evoluzione che sta prendendo la vicenda della Vera D, che Maroni annuncia di voler costruire nuovi Centri di identificazione ed espulsione tra cui uno in Campania. Non c’è che dire, tempismo straordinario.

I CIE sono, in tutto e per tutto, pessime strutture carcerarie che mortificano la persona migrante e cercano una facile scorciatoia alla questione delle migrazioni. La condizione dei CIE già esistenti mortifica uno stato di diritto. Invece che investimenti sulle politiche e le strutture di accoglienza si promuovono nuovi Centri di Espulsione.

Certo, la Lega ha costruito su questa propaganda il proprio consenso, ma è un modello politico e culturale di rifiuto e rigetto che non possiamo accettare. Se un nuovo CIE in Campania sarà tra i progetti di Caldoro, ci opporremo con tutta la nostra forza.

Invito il nuovo governatore a non cedere alle sirene leghiste, ed a riscoprire quelle radici di accoglienza sulle quali si basa anche la nobile tradizione socialista, di cui lui pure si proclama figlio.

In ogni caso, se Caldoro appoggiasse il progetto di Maroni, saremmo di fronte ad un’inversione brutale delle politiche migratorie della nostra regione, che la spingerebbero verso un inaccettabile razzismo di stato.

Polacchi campani in preghiera a Casal di Principe. In ricordo del presidente Lech Kaczynski

Ricevo e pubblico il comunicato degli amici dell’Istituto per la Polonia:

 

 

Serata di preghiera per 100 cittadini polacchi che si sono radunati in piazza, domenica a Casal di Principe, per rendere omaggio al Presidente della Repubblica di Polonia Lech Kaczynski, alla moglie Maria e alle altre 94 persone morte nel disastro aereo di Smolensk Sabato 9 Aprile.

Davanti alla statua di Giovanni Paolo II i fedeli polacchi, provenienti da diverse città della Campania, hanno portato fiori e lumini in omaggio al Presidente Kaczynski. In piazza anziani, genitori e bambini. I più piccoli hanno scattato una foto a quella del Presidente polacco, poggiata ai piedi del monumento.

È stato un missionario di Castel Volturno Frate Jacek a tenere la preghiera di commemorazione, accompagnato da Padre Claudio che ha espresso il suo apprezzamento per il popolo polacco.

“Un’iniziativa organizzata domenica mattina in poche ore – spiega Anna Smolinska, presidente dell’Istituto per la Polonia che fornisce servizi per i cittadini polacchi dalla sede di Napoli, in Via Duomo 214 – e subito i tanti fedeli hanno risposto all’appello. È un momento tragico e storico per la Polonia. Così come a Varsavia milioni di polacchi si stanno mobilitando per esprimere il proprio cordoglio, anche qui in Campania abbiamo sentito il forte bisogno di organizzare qualcosa per la tragedia di Smolensk”.

Per i polacchi campani è stata una scelta importante e doverosa, che ha accorciato simbolicamente le distanze con Varsavia ed ha fatto arrivare la propria commozione ai concittadini in patria.

La signora Bogus, in Italia da 12 anni, era presente anche lei a Castel Volturno. ”Avevamo necessità di questo momento – dichiara –. Seguiamo con grande attenzione la tv polacca e, di fronte alla forte mobilitazione del nostro popolo, qui ci sentivamo impotenti, perché ciascuno di noi avrebbe voluto essere al Palazzo Presidenziale. Ora, dopo questa cerimonia, ci sentiamo meglio. Inoltre, abbiamo avuto l’opportunità di unirci insieme e pagare il nostro tributo”.

Assurdo denunciare chi manifesta contro le derive razzistiche del Governo

Condivido il senso di quello striscione: “Denunciate anche me”, come è capitato alle otto persone che hanno partecipato questa mattina ad una manifestazione che contestava l’operato di Maroni. L’accusa di vilipendio mi sembra assurda, qui è in gioco il diritto ad esprimere il proprio dissenso. D’altro canto le dichiarazioni di ieri del Ministro, con l’annuncio di azioni repressive e di sgombero nel casertano, hanno surriscaldato ulteriormente gli animi.

Come dimostrato con la legge sulla migrazione approvata in Consiglio regionale, ci opponiamo con forza ad un modello di politiche migratorie basato sul rifiuto anziché sull’accoglienza. E non è attraverso gli sgomberi forzati, che lasciano impuniti caporali e clan coinvolti nello sfruttamento dei migranti che si pone rimedio a situazioni definite di ‘emergenza’. Non mi interessano i sondaggi che approvano azioni del genere, qui è in gioco la democrazia del nostro Paese e la responsabilità delle Istituzioni.

C’è un rischio speculazioni sulla questione migranti. Approviamo subito la legge bloccata da anni in Consiglio

Quanto accaduto a Rosarno rappresenta l’evidente sconfitta di una società che voglia dirsi democratica, e  impegna il Consiglio Regionale a mettere in primo piano nella propria agenda politica l’approvazione il disegno di legge sulle Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania che da anni attende di essere discussoۜ.

Sto sottolineando da tempo la necessità di approvare questo fondamentale strumento che, tra l’altro, prevede il diritto di voto attivo e passivo delle persone straniere legalmente residenti in Italia come previsto dalle normative comunitarie, sostiene principi democratici e tutela i diritti fondamentali, indipendentemente dalla posizione giuridica.

Inutile utilizzare giri di parole: in questi anni, per responsabilità diffuse, c’è stato troppo disinteresse verso queste tematiche in Regione. Lo hanno già dimostrato i fatti di San Nicola Varco. È ora di superare questa impasse. Anche perché leggo con preoccupazione le prime dichiarazioni seguite al ritorno di alcuni migranti fuggiti da Pianura proprio a Rosarno. Di certo non mi sembrano indirizzate all’accoglienza ma a creare nuove forme di rifiuto.

E questo potrebbe generare nuove spirali di violenza e rischio. Spero che qualcuno, in prossimità delle prossime scadenze elettorali, non voglia cavalcarle, fomentandole per scopi propagandistici di bassa lega in salsa meridionale.

Ricorderei a tutti, inoltre, che i migranti sono le vittime, e che certi episodi di intolleranza sono strettamente legati a strumentalizzazioni della criminalità organizzata. Allora, cerchiamo di dare risposte serie, innanzitutto approvando questa legge.

Maroni confonde stato di diritto e stato di polizia. Lavoriamo ad una legge contro il caporalato

Il Ministro Maroni confonde lo Stato di diritto con lo stato di polizia. Quanto accaduto a San Nicola Varco non rappresenta l’esempio del funzionamento degli organi della magistratura e della polizia, ma il fallimento della cultura dell’accoglienza e, ancora di più, la riaffermazione di una giustizia cieca che colpisce il più debole e non tocca chi, nel caso specifico i caporali, sfrutta povertà e stati di bisogno.

A dispetto delle polemiche che sono sorte, sono convinto dell’urgenza di riprendere con urgenza l’esame della legge regionale sull’immigrazione, da troppo tempo bloccata in Consiglio, per riaffermare i principi di diritto, primo fra tutti il diritto di voto per i migranti.

Al tempo stesso farò la mia parte perché, in sinergia con gli assessori Gabriele, Nappi e De Felice, e con le Commissioni Consiliari Competenti, si costruisca una normativa in materia di lavoro nel settore agricolo che, da un lato, preveda un forte sistema sanzionatorio per quanti utilizzano il caporalato e, dall’altro, garantisca un complesso di garanzie e tutele, innanzitutto borse lavoro, per quanti lo denunciano.

Bisogna attivare immediatamente un tavolo tecnico tra istituzioni e parti sociali per giungere, entro la fine dell’anno, ad una normativa in materia. Il diritto non si attualizza con i manganelli.

Immigrati, lo sgombero di Eboli ricorda pratiche naziste

Vorrei si trattasse di un incubo, ma sembra che i nazisti siano tornati e imperversano nella Piana del Sele. Questa mattina c’è stato lo sgombero a San Nicola Varco, ad Eboli, di oltre 700 persone, diventate fantasmi, disperse in campagne dove sono schiavizzate.

Nel 2009, in quei territori come in tante altre zone agricole del sud, si assiste ancora a forme di vera e propria schiavitù. Ed invece di colpire gli schiavisti, i caporali, cosa facciamo? Agiamo contro i più deboli. È il vergognoso epigono di un clima culturale che trova espressione nel Decreto Sicurezza. Ma è assurdo che qui in Campania, con un’Amministrazione Regionale che per matrice culturale dovrebbe contrastare le derive razziste oggi in voga, si assista ad azioni del genere.

Come già proposto da altri colleghi, sollecito anch’io, immediatamente, l’assessore De Felice perché venga a riferire in consiglio. Poi si trarranno le dovute conseguenze. Ora però, credo, la prima preoccupazione sia per i migranti che sono dispersi nelle campagne. E questa è una vera e propria tragedia umana.

Qui si muore per povertà e indifferenza

«A Napoli si muore perché si vive ancora nei tuguri» afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato commentando la morte del bambino alla Salita Sanità causata dalle esalazioni di un braciere «La tragedia di questo bambino e di sua madre, oltre a dolore e cordoglio, provoca sdegno civile e morale. Questa è u8na morte di povertà».

«In pochi metri quadrati» continua Amato «spesso senza allacciamenti per le utenze, umidi, privi di luce sono costretti a vivere ancora migliaia di persone che hanno difficoltà economiche e sociali. Oggi sono soprattutto i migranti, fantasmi del diritto di cittadinanza, che fittano questi luoghi perché sono gli unici che possono permettersi. Spesso, anche a causa delle aberrazioni del Decreto Sicurezza, senza nemmeno un regolare contratto d’affitto». «Esistono situazioni di povertà estrema rispetto alle quali non vengono messe in campo azioni efficaci e concrete, non si avverte la necessaria attenzione, mentre sempre più si sgretola lo Stato Sociale. Di fronte a situazioni di vera e propria emergenza che mettono a repentaglio la stessa possibilità di sopravvivenza e la dignità di migliaia di persone si avverte la necessità di una rete di sostegno che intercetti le necessità e riesca a fare qualcosa prima che si realizzino nuove tragedie».

«In fondo, però, c’è un clima culturale da cambiare: oggi ci stiamo sempre più abituando ad un indifferenza glaciale lievemente scossa solo dagli episodi eclatanti. C’è bisogno di una scossa, forte, profonda, perché la nostra società, a partire dai nostri territori, possano tornare ad essere davvero solidali»

Una legge regionale contro il nuovo razzismo

Intervento pubblicato su la Repubblica del 24 luglio 2009

 

Un lavoratore del Burkina gambizzato, un migrante picchiato e apostrofato “sporco negro”, quindici senegalesi non fatti salire su un treno. Questo solo a Napoli. Ma in tutt’Italia si susseguono eventi di intolleranza e violenza.

Episodi, si dirà. Ma dietro i singoli eventi sembra spirare un vento perverso, fautore di un clima di rigetto e rifiuto dell’Altro. A partire dalla sua pelle, dalle sue fattezze fisiche, finanche dal suo presunto “odore”.

Contini, nel dopoguerra, spiegava che la parola razza non deriva dall’etimo latino ratio, ma dal francese haraz, razzo, termine che si riferisce ai cavalli. Svelava l’origine “equina” del concetto e si rammaricava dello sforzo che nei secoli era stato fatto per trovarne una nobile genesi.

Si sperava, dopo gli orrori dei totalitarismi, che il risveglio civile dell’Europa determinasse il superamento di pratiche e mentalità aberranti. Ed invece, i pregiudizi razziali, fatti uscire dalla porta principale dal progresso scientifico e culturale, sembrano rientrare dalle finestre del senso comune, avvalorati da un clima di paura e chiusura in se stessi che i governi, e soprattutto quello italiano, sostengono con leggi dal chiaro fondamento razzista.

Quanto previsto dal Decreto Sicurezza genera una perversa spirale di intolleranza, che coinvolge singoli e collettività che rifiutano tutti quelli considerati estranei. Il confine che delimita “gli stranieri” tende ad allargarsi sempre più, ad includere/escludere sempre nuove categorie di esseri umani. Un confine mobile dal quale nessuno può dirsi escluso.

È per queste ragioni che tutti gli episodi di stampo razzista necessitano di un’attenzione costante delle istituzioni, chiamate ad arginare una deriva che è insieme istituzionale, sociale e culturale. Come Ente Regionale non abbiamo gli strumenti per bloccare quanto previsto dal Decreto Sicurezza, ma si può intervenire per cercare di porre quantomeno degli argini.

In questo senso, da troppo tempo, oltre due anni, attende il completamento del suo iter il disegno di legge sulle “Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania” varato dalla giunta e già approvato dalla VI Commissione.

Ho già sollecitato il Presidente del Consiglio Regionale e tutti i Capigruppo per il completamento del percorso istituzionale. Di fronte all’imbarbarimento sociale e culturale che viviamo, c’è la necessità di stabilire norme certe di accoglienza e sostegno ai migranti.

La legge sostiene principi democratici e tutela i diritti fondamentali, indipendentemente dalla posizione giuridica: in particolare salute, infanzia e maternità.

È oggi necessario dare un segnale di civiltà che collochi la nostra Regione nei sentieri del rispetto dell’Altro, al di là di qualsiasi concetto di clandestinità.

La Campania è sempre stata un territorio accogliente, e sono convinto che la maggioranza della popolazione lo sia ancora. Bisogna sostenere questi sentimenti e non farli soffocare dalla paura.

 

Antonio Amato

Il Mondo in Piazza. La tre giorni interetnica di Somma Vesuviana all’insegna del volontariato e dell’incontro tra culture

Ricevo e pubblico l’articolo dell’amico Francesco Di Marzo:

  

Per tre giorni suoni sapori e colori del mondo riempiranno Piazza Filiberto a Somma Vesuviana. Succederà con Manifestando intercultura… Il mondo in piazza, progetto di incontro fra le diversità inserito tra le iniziative dell’Associazione Metanova e del Centro Servizi Volontariato di Napoli. Dal 16 al 18 Luglio, la vivace cittadina conoscerà un’invasione pacifica di spettacoli, musiche, opere d’arte, cucina e stand di varie etnie e culture del mondo. E tutto come un gioioso laboratorio di promozione e diffusione del volontariato, dell’intercultura e dell’integrazione degli immigrati con il territorio. I cittadini di Somma e i visitatori che ci capiteranno a metà di Luglio avranno davanti agli occhi il programma dell’iniziativa, nata in team con il Consorzio di Cooperative Sociali MEDINA, il Consolato della Repubblica di Polonia a Napoli e l’Associazione Unione Donne Ucraine.

 

Giovedì 16 Luglio, “suoni migranti”: associazioni di immigrati si esibiranno con danze etniche e spettacoli musicali.

Venerdì 17, “sapori dal mondo”: con le tradizioni culinarie e i piatti tipici degli immigrati.

Sabato 18, i “colori dal mondo”: con le espressioni e le tradizioni artistiche delle varie etnie. E laboratori di pittura, scultura e lettura delle diverse culture del mondo.

 

Per Antonio Coppola, presidente dell’Associazione: “Metanova vuole favorire il concetto di cultura come bagaglio di conoscenze, credenze, atteggiamenti e comportamenti della nostra realtà, sempre più permeabile ai cambiamenti. È necessario educare i giovani, i volontari ed i cittadini ad una visione cosmopolita del mondo. Fare e manifestare intercultura significa sapere che esistono più rappresentazioni del mondo, e che il confronto è fattore di crescita reciproca”. L’attività, come le altre ideate da CSV Napoli e Metanova, punta a promuovere il rispetto della diversità tra le varie culture ed etnie, a passare dalla multiculturalità all’interculturalità. Dalla diffidenza e lo scontro alla collaborazione tra le culture.