redpro premium wordpress theme

Archivi per la sezione ‘Famiglia’ .

Tarsu, no ad aumenti indiscriminati. Il sistema dei rimborsi è assurdo

«Ma dove prenderanno i soldi per pagare gli aumenti della Tarsu gli anziani con pensione sociale, i disoccupati, i lavoratori in cassa integrazione? Le dichiarazioni dell’assessore Realfonzo sono sconcertanti e confido nella sensibilità del sindaco Iervolino e del resto della giunta per giungere ad una risoluzione positiva della vicenda» lo afferma in una nota il consigliere regionale Antonio Amato commentando gli aumenti della Tarsu a Napoli «Il sistema di rimborsi non risponde alle reali esigenze dei cittadini e si corre il rischio di dar luogo solo a nuova evasione, perché le persone saranno materialmente impossibilitate a pagare la tassa. Il Comune è obbligato all’aumento della Tarsu da una legge dello stato, ma gli aumenti non possono essere indiscriminati ed andare a colpire soprattutto esercenti commerciali e fasce sociali più deboli. Confido allora in un intervento del Sindaco per il ritiro delle cartelle emesse, per la riformulazione del sistema degli aumenti e, soprattutto, per la previsione di sgravi ed esenzioni al momento dell’emissione delle cartelle e non attraverso i rimborsi. Sono necessarie poi agevolazioni per gli esercizi commerciali e le strutture alberghiere. Il tutto, naturalmente, a fronte di un miglioramento del servizio di pulizia delle strade e dei luoghi pubblici. Gli aumenti» conclude Amato «non possono essere imposti senza nessuna valutazione delle reali condizioni ed esigenze dei cittadini».

Intervento pubblicato su “la Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009. Fiaccole per Giovanni

Giovanni Tagliaferri muore il 13 aprile scorso, lunedì di Pasquetta, a via Colombo a Napoli,  per un apprezzamento fatto ad una ragazza da un amico in macchina con lui. Giovanni Tagliaferri muore dissanguato perché tre ragazzi, per vendicare “l’affronto”, lo assalgono, due lo pugnalano più volte con estrema violenza, con una lama da almeno 6 cm rescindendogli l’arteria femorale. Giovanni Tagliaferri muore  quando ha solo 21 anni perché per un bravo ragazzo la ferocia del branco può risultare fatale. E’ la legge del sangue, paghi con la vita anche un semplice sorriso ad una ragazza che non dovevi nemmeno guardare,  anche se, come ammettono i suoi assassini, non hai fatto nulla. E’ la ferocia di una violenza consumata in disprezzo del valore della vita, e mentre lo colpiscono gli gridano la loro rabbia “devi morire”. Gli assassini dopo essere stati identificati dalla polizia si sono costituiti. Questa volta, dunque, la giustizia ha fatto il suo corso. Il prossimo 7 ottobre ci sarà l’udienza, gli assassini, infatti, hanno chiesto il rito abbreviato. Godranno così di tutti i benefici previsti dalla legge, dello sconto di un terzo della pena (un massimo di quindici anni di detenzione) perché da anni si attende una riforma del  codice penale che però giace tra le polverose carte di un Parlamento troppo occupato in leggi ad personam, per preoccuparsi dei drammi dei comuni cittadini. E, ancora oggi, resta inevasa la domanda di fondo, quella più importante: perché? Perché questi tre ragazzi hanno barbaramente ucciso Giovanni senza mostrare il minimo senso di umanità e pietas? I genitori, i parenti, gli amici di Giovanni continuano incessantemente a chiederselo, ma la ragione non riesce a dare spiegazioni che aiutino il dolore. Dopo il clamore dell’episodio, poi, il dramma del silenzio. Chi vive queste atrocità paga, in seguito, anche la dimenticanza delle istituzioni e della maggioranza dei cittadini. E l’assordante silenzio dà spazio al ripetersi di questi episodi. La violenza si nutre della desertificazione che oggi subisce la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, oppressa dal clima pesante dell’indifferenza e della  “normalità” della sopraffazione. Per essere vicini alla famiglia ed agli mici di Giovanni, per non far passare la vicenda processuale sotto un pericoloso silenzio, per continuare a ricordare e per rianimare la nostra coscienza civile, lunedì prossimo, a partire dalle 19,00 ci sarà una fiaccolata per Giovanni che partirà da Piazza Municipio. Non solo do la mia adesione, ma, soprattutto, invito tutti i rappresentanti istituzionali a partecipare. Governatore, Sindaco, assessori, consiglieri, hanno il dovere di stringersi alla famiglia di Giovanni, di mostrare la loro vigile attenzione sull’intera vicenda, di indicare, concretamente, che Napoli, nonostante le tragedie che vive, sa dire no all’imbarbarimento, sa ricordare, sa fare di accadimenti come questo un insegnamento per i più giovani, provando, almeno provando, a rendere un pò meno assurda l’inspiegabilità di una vita così tragicamente spezzata.

 

Antonio Amato

A Vico Equense si è superato ogni limite: domani la visita con le onorevoli PD Armato e Incostante, poi un’interrogazione parlamentare sulla vicenda

«Con un sindaco che arriva alle mani con dei genitori che stanno legittimamente protestando per garantire il diritto allo studio dei propri figli si è davvero superato ogni limite. Quanto avvenuto è intollerabile». Lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato, annunciando per domani la sua presenza a Vico insieme ad una delegazione di parlamentari del PD composta dalle Onorevoli Teresa Armato e Maria Fortuna Incostante.

«Stiamo preparando la documentazione per un’interpellanza parlamentare per chiedere al Ministro Gelmini di chiarire l’episodio in aula. Inoltre si chiederà il pieno rispetto della sentenza del TAR che blocca la chiusura dei plessi scolastici e il conseguente trasferimento degli alunni. Oltre alla piena solidarietà ai genitori che con enormi sacrifici continuano a presidiare le scuole perché non vengano portate via le suppellettili, in tutte le sedi attiveremo gli strumenti necessari per garantire che a quei bambini ed ai loro genitori siano garantiti pieni diritti».

«Pur comprendendo tensioni e nervosismo» continua Amato «è assolutamente ingiustificabile che il rappresentante istituzionale di una comunità perda il controllo ed il dovuto rispetto dei suoi cittadini giungendo addirittura ad uno scontro fisico. D’altro canto, la vicenda della chiusura di queste scuole continua ad essere avvolta dal più profondo mistero con una decisione della giunta che sembra volta a tutelare interessi non assimilabili a quelli della propria comunità, senza tener conto delle legittime esigenze di centinaia di bambini e dei loro genitori.

«Mi chiedo infine» conclude Amato «se il Presidente della Giunta Provinciale Cesaro, che pure sulla vicenda aveva assunto pubblicamente una posizione apprezzabile, sia intenzionato ed in che modo a dare seguito alle sue parole. Di certo noi saremo concretamente al fianco dei genitori e dei bambini delle scuole di Vico».

Strage di Kabul, anche due militari campani tra i caduti in Afghanistan. Mi unisco al dolore delle famiglie

In questo momento non ci sono considerazioni da poter fare, solo dolore e cordoglio per i sei ragazzi italiani morti in Afghanistan, morti perché compivano il loro dovere di militari italiani in una situazione drammatica. Ci sarà lo spazio ed il tempo per le valutazioni complessive sul senso della nostra missione. Ora, però, c’è solo lo spazio del lutto.

Due di loro erano campani: Roberto Valente e Massimiliano Randino. Il primo era di Fuorigrotta, precisamente di Via Consalvo, a pochi passi dalla mia abitazione, l’altro di Pagani, entrambi giovani, 37 e 32 anni, entrambi sposati, Roberto padre di un bimbo. Il dramma vissuto dalle loro famiglie colpisce tutti, come se fossero stati i nostri stessi figli a cadere; e mi porta idealmente accanto alle mogli e ai genitori, che voglio stringere in un silenzioso abbraccio.

I militari uccisi oggi elevano a 20 i soldati italiani che hanno perso la vita in Afghanistan dal 2004, quando iniziò l’impegno dei nostri contingenti in questo complicato scacchiere la cui pacificazione chiede, purtroppo, ancora un alto, quasi quotidiano tributo di sangue. Sento perciò il dovere di esprimere la mia vicinanza a tutte le famiglie che l’attentato di Kabul ha colpito ed invio un pensiero di profondo affetto e di sostegno ai familiari dei militari italiani impegnati in Afghanistan.

 

Con tutto il mio rispetto e la più sentita partecipazione al dolore dei familiari,

Antonio Amato

Emergenza scuola, aule vuote e studenti sfrattati. Per chi suona la campanella?

In Campania oltre al lavoro anche la scuola è in pericolo. Un pericolo concreto perché, per la politica di tagli selvaggi inaugurata dal Ministero dell’Istruzione, le scuole con costi troppo alti devono eliminare le classi con pochi alunni.

Sopprimere una scuola, un bene collettivo garantito per Costituzione, sembrerebbe goliardia. E invece è successo, a Vico Equense. Dove molti amici mi segnalano lo smantellamento di tre interi istituti sul Monte Faito, due elementari e materne e una media, che raccolgono 250 alunni.

Quando dico smantellamento intendo proprio che sono state portate via lavagne, sedie, cattedre a tempo di record, dopo che il Comune ha dato esecuzione al decreto Gelmini, nonostante la sospensiva del TAR desse ragione ai genitori in lotta per il ripristino delle scuole.

La scelta del sindaco, incomprensibile, mi porta vicino agli amici di Vico insieme ai quali voglio anch’io che il diritto allo studio non vada perso per un freddo atto burocratico. La Regione, però, non è stata alla finestra: costituita parte in giudizio, si è appellata alla sentenza del TAR ed ha chiesto all’Avvocatura Regionale di farla applicare.

Ancora in Costiera, a Scala, vicino Ravello, l’istituto comprensivo di materna elementari e medie non c’è più, mancando un alunno al numero minimo. Per frequentare le lezioni, gli scolaretti si spostano ogni giorno ad Amalfi.

Altro caso di scuola bloccata è quello della materna-elementare Madonna Assunta di Bagnoli a Napoli, istituto d’eccellenza per metodi innovativi e bravura dei suoi insegnanti, rimasto chiuso ben oltre la pausa estiva.

I genitori degli alunni mi hanno scritto, vivamente preoccupati per la mancanza dell’agibilità che mette in forse la riapertura di Lunedì 14 Settembre, quando squillerà la prima campanella.

La questione che tocca l’istituto di Bagnoli, spiegano, stavolta è esplosa non a fine ma ad inizio anno scolastico, riproponendo la scomodità di dover spostare i figli in altre scuole del quartiere.

L’assessore all’Istruzione Corrado Gabriele è intervenuto nell’ingarbugliata vicenda con l’incontro di martedì scorso in Regione; gli è stato detto che il certificato di agibilità per riaprire la Madonna Assunta sarà stilato in 15 giorni. 

Gabriele, confermando la disponibilità della Regione a stanziare quanto serve per chiudere i lavori di messa in sicurezza, ha chiesto tempi rapidissimi per lo sblocco della scuola che ospita 500 ragazzini di Bagnoli e Fuorigrotta.

Se questa tabella di marcia sarà rispettata, la Madonna Assunta ricomincerebbe la didattica con un po’ di ritardo sull’inizio dell’anno scolastico, ciò che personalmente mi auguro ed auguro ai genitori e ai giovani scolari della X Municipalità.     

Queste rattristanti cronache di scuola negata, così diverse per le cause ma così simili nelle conseguenze, sembrano dunque andare verso una soluzione. Ma c’è un’ultima cosa da pretendere.

Dei tempi veramente rapidi. Perché la scuola è un diritto ed un bene inalienabile; è il posto di tutti in cui si impara a capire tutti gli altri; è un dovere che può diventare gioia se diamo a insegnanti e studenti più serenità, correggendo questa riforma che, finora, ha catapultato sulla scena il più grande licenziamento pubblico del Dopoguerra.

Qualche spunto proviene dalle associazioni dei docenti: immissione in ruolo sui posti vacanti con prepensionamento volontario o un ridotto orario scolastico, che consentirebbe l’entrata a ruolo di nuovi insegnanti affiancati dai colleghi a riposo. Mentre due deputate del PD chiedono la verifica del numero reale di studenti per classe e quante sezioni non autorizzate ci siano. 

Tocca al Ministero adesso interrogarsi sui punti più aspri del decreto Gelmini. Ma bisogna fare presto, se non vogliamo un autunno ancora più deprimente per la scuola italiana.

Un argine contro la povertà in piedi da 15 anni, l’esperienza di Metanova in Campania

Ricevo e pubblico l’articolo dell’amico Nello Tuorto:

 

Nell’Italia 2008, secondo l’Istat, 8 milioni 78mila persone vivono in povertà. Il 13,6% della popolazione. Persone e famiglie povere calcolate in base al valore di spesa per consumi, al di sotto del quale una famiglia è innegabilmente povera. Esempio: nel 2008 in una famiglia di due adulti la spesa mensile è stata di 1.500 € nel 2008. Ecco la capacità di spesa di una famiglia povera.

La povertà è poi associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e, soprattutto, all’esclusione dal mercato del lavoro, dove raggiunge il 40%. L’incidenza di povertà più elevata è nelle famiglie in cui non ci sono occupati o pensionati, relativamente povere nella metà dei casi.

Nelle famiglie con un solo genitore la povertà, nel 2008, è del 13,9%, e del 31% se la persona di riferimento cerca occupazione. Peggiorano, invece, le famiglie con a capo un piccolo artigiano o commerciante.

Il fenomeno, disgraziatamente, è più diffuso nel Mezzogiorno, dove la povertà relativa è cinque volte più su del resto del Paese. Sono coppie con tre o più figli. E famiglie allargate. Se la povertà relativa, con tre o più figli minori, sale al 27,2%, nel Sud addirittura va al 38,8%. Ed il fenomeno è più diffuso tra le famiglie con anziani.

L’Emilia Romagna è la regione con la più bassa incidenza di povertà, seguita da Lombardia e Veneto.

Nel Mezzogiorno stanno peggio le famiglie con molti componenti, quelle con il capo famiglia in cerca di occupazione, quelle con a capo un lavoratore autonomo. La situazione più grave in Sicilia e Campania, dove ci si avvicina al 30%; più su della media dello stesso Sud.

Ben al corrente di questo tremendo disagio sociale, da 15 anni l’associazione Metanova, con il Progetto di Assistenza Alimentare, aiuta 200 famiglie del Vesuviano-Nolano, che ricevono ogni mese alimenti di prima necessità. Lo facciamo non solo per uno spirito di assistenza, ma a testimonianza dell’esperienza cristiana dei nostri volontari, che compiono così un concreto gesto di carità.