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ATTACCO ALL’ ANTICAMORRA (da la Repubblica 25 giugno)

Il testo del mio intervento pubblicato su “la Repubblica” del 25 giugno

La Repubblica 25 giugno 2011 —   pagina 13   sezione: NAPOLI

la recente scioccante inchiesta di Repubblica, “L’ anticamorra? In una stalla”, ha portato alla luce la disastrosa situazione in cui sono costrette a operare le forze dell’ ordine del casertano, pure impegnate nella più grande operazione di pubblica sicurezza voluta dal ministro dell’ Interno, il cosiddetto “modello Caserta”. I sindacati di polizia hanno denunciato le condizioni in cui sono costretti a operare: ambienti sudici, suppellettili vecchie e malridotte, mucchi di spazzatura negli uffici, topi e insetti come compagni di lavoro. E poi carenza di mezzi, auto, già poche e vecchie, senza benzina, una sensazione di progressivo abbandono. Una situazione che determina gravi rischi, innanzitutto per l’ incolumità di quanti, forze dell’ ordine e magistratura, operano su questi territori, ma anche per la possibilità stessa di proseguire azioni giudiziarie e di polizia che pure hanno prodotto risultati importanti. Ma non sono queste le uniche falle dell’ azione anticamorra nel casertano. A essere messo in discussione, infatti, è anche un altro modello Caserta, complementare al primo, ugualmente importante, quello dell’ antimafia sociale che,a partire dal riutilizzo dei beni confiscati, dall’ impegno di gruppi e associazioni come Libera, il consorzio Agrorinasce, il comitato Don Peppe Diana, la Comunità di Capodarco, l’ associazione Jerry Masslo, la Chiesa, tante cooperative, è riuscito a sviluppare un vero e proprio laboratorio di economia sociale con straordinari successi, non solo in termini di legalità e contrasto alla criminalità, ma anche di sviluppo economico, opportunità di lavoro, riscatto di interi territori. Con loro si sono costruiti percorsi che università, centri di ricerca, media internazionali esaltano. Eppure, oggi, tutto questo è a rischio. Il sindaco di Trentola Ducenta revoca il comodato d’ uso del bene alla Compagnia dei Felicioni, da anni impegnata, con enormi risultati, con bambini che hanno storie strazianti. Poi, un assessore di Castel Volturno fa giungere una revoca perché il bene in questione, a Baia Verde, affidato alla Jerry Masslo, sarebbe non utilizzato, ma io stesso sono stato sulla struttura confiscata e ho visto gli abiti etnici lì cuciti. E ancora: l’ Asl di Caserta continua a mettere in discussione, snaturandone la natura, i budget di salute, che producono risparmio economico per la sanità campana e sono il filo rosso delle migliori esperienze di riutilizzo dei beni confiscati. Non entro nel tecnicismo delle questioni, ma sembra palesarsi un tentativo di smantellamento sistemico e silenzioso. Un’ azione di colletti bianchi che inquieta e determina un mutamento di clima subito raccolto dalla criminalità organizzata: i clan si sono fatti sentire con nuove azioni intimidatorie, giungendo a minacciare gli operatori, tagliare tubi e sigillare i pozzi su un pescheto confiscato. La commissione che presiedo continua a seguire queste vicende, a informare le autorità politiche e giudiziarie. Ma è necessario che i massimi livelli istituzionali, il presidente Zinzi, il presidente Caldoro, il prefetto di Caserta Monaco, il prefetto Caruso nuovo direttore dell’ Agenzia nazionale, il ministro Maroni, intervengano direttamente, prendano posizione e interrompano quest’ azione di accerchiamento in atto. Si sta mettendo a rischio quanto di meglio abbiamo costruito nel contrasto alla camorra e i silenzi, su questi temi, equivalgono a un favore alla camorra.

L’ autore è presidente della commissione regionale sui beni confiscati
- ANTONIO AMATO

Antonio Amato (consigliere regionale del PD): «Con la nuova legge sui trasporti scolastici garanzie contro l’abusivismo, per la legalità e la sicurezza. E si determineranno nuove opportunità di lavoro»

«Lotta all’abusivismo e sicurezza nel trasporto scolastico: l’approvazione di questa proposta di legge rappresenta un ottimo risultato in termini di legalità, efficienza e sviluppo» lo afferma Antonio Amato dopo che la IV commissione regionale sui trasposti ha approvato all’unanimità la nuova “regolamentazione del trasporto scolastico in Campania”, proposta di legge presentata dal consigliere regionale del PD «La legge disciplina l’attività del trasporto scolastico rivolto agli alunni iscritti alle scuole materne, elementari e medie della nostra Regione. Abbiamo inteso contrastare il fenomeno del trasporto abusivo che, innanzitutto, non rispetta i requisiti minimi di sicurezza per la salvaguardia dell’incolumità degli alunni. Con questa regolamentazione» continua Amato «non solo si fornirà un servizio di grande utilità per le famiglie campane, ma, considerando la stima effettuata che prevede per la sola città di Napoli un fabbisogno di circa 700 minibus, contribuirà a creare nuove opportunità di lavoro e, diminuendo il traffico, a migliorare la vivibilità cittadina» La proposta di legge istituisce un albo regionale delle imprese che gestiscono il servizio di trasporto scolastico, determina i requisiti necessari ad ottenere l’autorizzazione, responsabilizza le amministrazioni comunali per la strutturazione complessiva del servizio (dal numero di autorizzazione ai tragitti alle tariffe) «Sollecitavo da tempo l’approvazione di questo strumento normativo» dice ancora Amato «e sono molto soddisfatto del voto unanime della commissione, ora è necessario portare la proposta al primo consiglio utile per il vaglio definitivo. Di certo» conclude il consigliere del PD «bisognerà affiancare alla legge un maggiore rigore nel perseguire e sanzionare coloro che esercitano questa professione senza autorizzazioni e non rispettando i requisiti di sicurezza necessari»  

Bobbio come Bava Beccaris. Piuttosto lavoriamo per una soluzione seria

«Invece di ispirarsi al feroce monarchico Bava Beccaris, Bobbio farebbe bene a schierarsi con gli operai di Fincantieri condividendo la loro battaglia» lo afferma il Portavoce napoletano di Area Democratica e consigliere regionale del PD Antonio Amato «Richiedere l’intervento dei militari è scandaloso, a fronte di un dramma sociale causato dalla totale incapacità di questo governo a evitare il dramma sociale che si stava prospettando da mesi. Aspettiamo un sussulto della giunta regionale che si faccia sentire col governo e non accetti più il ruolo supino cui è stata fin ad oggi costretta. E’ in gioco il futuro di migliaia di persone e dei nostri territori. E il lavoro, la dignità, la vita degli operai della Fincantieri è il bene principale da tutelare. Per questo non ci può essere trattativa su quella carta straccia di progetto industriale» conclude Amato «va solo annullato e riscritto»

Sopralluogo alla ex centrale nucleare del Garigliano. Torno con una certezza rafforzata: assurdo pensare a nuove centrali

Una stima di 4,5 miliardi di euro per lo smantellamento, il decommisioning, dei siti nucleari nazionali, 450 milioni di euro per quello del Garigliano (costi “scaricati” sulla bolletta elettrica), una mole nazionale complessiva di rifiuti nucleari pari a circa 80 mila metri cubi, tra i 6 mila ed i 7 metri cubi quelli del Garigliano, un Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi (il Parco Tecnologico) i cui lavori dovevano partire nel 2009 e per il quale, invece, devono essere ancora individuati i criteri delle potenziali aree che dovranno ospitarlo. Nel frattempo i rifiuti radioattivi resteranno sui siti delle ex centrali, ma si tratta di quelli di prima e seconda categoria, quelli cioè di bassa e media attività, mentre quelli di terza categoria derivanti da combustibile nucleare, sono quasi tutti tra l’Inghilterra e la Francia per il riprocessamento, e torneranno in Italia entro il 2025. In realtà le 13 tonnellate di residui di elementi di combustibile del Garigliano sono ancora in Italia, al deposito Avagadro di Sallugia, ma saranno trasportati in Francia entro il 2012, in base all’accordo complessivo da 250 milioni di euro siglato da Sogin e Areva. Sul sito del  Gariglaino, quindi, resteranno fino all’apertura del Parco Tecnologico i rifiuti di bassa e media attività,  “temporaneamente” stoccati nei depositi D1 e Diesel, appositamente riattati, ed in altri depositi temporanei sul sito. Nel frattempo si procede alla bonifica delle cosiddette “trincee”, le buche, oggi coperte con un’apposita struttura di contenimento, dove sono interrati i resti di indumenti e altro materiale di risulta utilizzati negli anni di  attività della centrale, che andranno messi in sicurezza e anch’essi stoccati nei depositi. A breve si inizierà poi a lavorare per lo smantellamento del vecchio camino (che sarà sostituito da uno più piccolo e moderno) e l’abbattimento del serbatoio di quota. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso del sopralluogo effettuato nella giornata di venerdì dal Presidente della Commissione Regionale sulle bonifiche ambientali ed i siti stoccaggio rifiuti Antonio Amato, insieme al Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e alla responsabile del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca Giulia Casella, presso il sito dell’ex centrale nucleare del Garigliano dove hanno incontrato il management della Sogin. I tecnici della Sogin hanno quindi rassicurato le istituzioni presenti al sopralluogo sui controlli dei livelli di radioattività della Piana del Garigliano che non avrebbero prodotto alcuno sforamento, ed hanno ribadito che all’interno dei depositi temporanei realizzati nel sito saranno stoccati esclusivamente i rifiuti della centrale e non saranno portati rifiuti nucleari provenienti dall’esterno. Aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente Amato ha richiesto la massima vigilanza e trasparenza.

«Quella del nucleare è una scelta assolutamente sbagliata» afferma Amato a seguito del sopralluogo alla ex centrale nucleare del Gargliano realizzato nella gioranta di venerdì con il Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e la responsabile del circolo di Legambiente a Sessa Aurunca Giulia Casella «E non solo per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute che hanno un peso determinante. Anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali, ancora non sappiamo dove e quando precisamente si realizzerà questo deposito nazionale, ancora esistono incertezze sugli studi epidemiologici per quanto determinato sulla salute dalla presenza di queste centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata». Giudizio negativo che non si estende alla Sogin, estranea alla partita del nuovo nucleare, sulla quale il Presidente della Commissione esprime parole di apprezzamento «Ci troviamo di fronte ad un’azienda il cui core business è nella dismissione delle vecchie centrali e la gestione del Parco Tecnologico. Qui i ritardi che si stanno accumulando sono assurdi, anche perché, finchè non si realizzerà, il costo dei vecchi impianti aumenterà di anno in anno. Il management incontrato ha dato prova di volontà di collaborazione istituzionale e di buone pratiche di trasparenza. Inoltre» continua Amato «Ad un primo esame, il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente. Certo non mancano criticità, ed innanzitutto la definitiva partenza degli studi epidemiologici e la mancanza di un protocollo di monitoraggio con ARPAC e ASL per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecito a questi enti strumentali della regione. E deve lavorare con maggiore efficacia il tavolo regionale sulla trasparenza, finalmente riattivato, dal quale dovranno anche pervenire proposte per la destinazione dell’area a bonifica ultimata. Progetto che manca ancora. Sperando, naturalmente» conclude il Presidente «che l’ipotesi di chiusura del 2022 venga rispettata. Quella del 2016 è già saltata». Una volta chiuso l’impianto, resteranno, naturalmente bonificati, l’edificio del reattore e quello della turbina, realizzati su progetto degli anni ’50 dell’architetto Morandi, e dichiarati beni di interesse storico come archeologia industriale. «Quello che appare evidente» commenta il Direttore di Legambiente Raffaele Del Giudice «è che i nodi del nucleare restano tutti al pettine, a partire da tempi e costi di dismissione esorbitanti. Le centrali furono realizzate senza tener presenti i rischi sismici, resta tutta aperta la questione delle indagini epidemiologiche. Di certo» continua Del Giudice «è stata una giornata molto positiva sia per l’ottima azione che la commissione guidata dall’Onorevole Amato continua a mettere in campo consentendo la verifica sul campo delle maggiori questioni ambientali della nostra regione, sia per l’apertura al confronto ed alla trasparenza mostrata dai tecnici della Sogin, attitudini che in settori come la gestione dei rifiuti difficilmente ritroviamo. Sicuramente» conclude Del Giudice «vanno rafforzati tavolo della trasparenza e sistemi di monitoraggio, e realizzati i dovuti protocolli con gli enti strumentali. Ma soprattutto, a livello nazionale e locale, serve un cronoprogramma certo delle attività di dismissione e bonifica delle centrali esistenti, ribadendo un fermo e convinto no su qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare»

L’ennesimo operaio morto e le istituzioni latitano

«Al dolore per l’ennesima assurda e tragica morte su un luogo di lavoro, si unisce una rabbia enorme: c’è una proposta di legge per la sicurezza sui luoghi di lavoro frutto di un lungo percorso concordato e realizzato con tutte le parti sociali, il “Viaggio nei luoghi di lavoro per la salute e la sicurezza”, e non si riesce nemmeno a discuterne nella commissione preposta che manca ancora di un presidente dopo che Diodato è decaduto» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Ogni morto sul lavoro porta una lacerazione della democrazia, e rappresenta, ancora oggi, una morte di classe. Essere costretti ancora a piangere un povero operaio che perde la vita per guadagnarsi da vivere onestamente mentre le istituzioni latitano per calcoli di parte e spartizioni di poltrone, determina un vero e proprio sentimento di vergogna. La proposta di legge presentata» continua Amato «è stata concordata con l’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro, con l’ANCE Campania, con l’Unione Industriali della Provincia di Napoli, con Confindustria Salerno, con l’ANICAV, con la CGIL Campania, la CISL Campania e la UIL Campania, con l’INAIL direzione regionale della Campania. Insomma un progetto di legge ampiamente condiviso che partiva dal basso, dall’ascolto di imprenditori e lavoratori, da una verifica diretta sui luoghi di lavoro. E contiene elementi innovativi e molto importanti soprattutto per la prevenzione degli incidenti. Eppure la commissione per le attività produttive non la discute. A breve» conclude Amato «giungerà una richiesta di audizione da parte di tutte le parti sociali che hanno promosso l’iniziativa da cui è nata la legge che ho presentato. Speriamo che almeno questo serva a dare una smossa a questa maggioranza per arrivare a discutere i temi che toccano la vita stessa dei lavoratori»

Sopralluogo negli STIR di Tufino, Giugliano e Caivano. «Sistema in perenne affanno, dai risultati scarsi e dai costi enormi»

«Ogni STIR una realtà a sé, manca una politica di indirizzo comune, il sistema appare fragile e, soprattutto, negli ex CDR arriva tal quale che viene semplicemente tritovagliato. E se il secco che va ad Acerra è di qualità comunque scarsa, l’umido lo trasportiamo nelle discariche fuori regione, tra Sicilia, Toscana e Puglia, con un costo di circa 90 euro a tonnellata cui vanno aggiunti gli oneri di viaggio. E mancando a Giugliano un sistema di biostabilizzazione, il peso, e quindi il costo è pure maggiorato» lo afferma il Presidente della commissione regionale ecomafie e siti di smaltimento rifiuti Antonio Amato che questa mattina si è recato in sopralluogo all’interno degli ex CDR di Tufino, Giugliano e Caivano «A Caivano, dove la Partenope Ambiente ha investito oltre un milione di euro, la situazione appare migliore che a Tufino e Giugliano, ma l’impianto è stato chiuso per mesi, oggi raccoglie poco più di 300 tonnellate giornaliere provenienti da Napoli e tuttavia, se non si troverà una soluzione rapida per lo smaltimento della frazione umida, a giorni la fossa di conferimento sarà di nuovo piena e non si potrà più conferire qui» continua Amato «Abbiamo trovato ovunque personale e tecnici preparati e molto disponibili, ma le criticità sono evidenti: i sistemi di controllo a campione degli autocompattatori, inevitabilmente, non riescono a evitare che negli Stir, come rifiuto solido urbano non vigilato a monte, arrivi poi di tutto, dagli ingombranti ai rifiuti ospedalieri, dalle plastiche ai copertoni. La tritovagliatura diminuisce in parte i volumi, ma non riesce a garantire una soluzione sistemica. Le difficoltà e i costi di conferimento dell’umido, alla fine, riducono questi impianti a capannoni di deposito di rifiuti che imputridiscono e producono percolato che deve poi essere smaltito con ulteriore aggravio di costi. A Giugliano» dice ancora il Presidente della Commissione Regionale «non c’è nemmeno l’allacciamento fognario. Anche le acque di scarico devono essere conferite esternamente. E non si fa nemmeno la biostabilizzazione, eppure lì c’è un impianto che sarebbe dovuto essere all’avanguardia da un punto di vista tecnologico. Invece, nel corso degli anni si è lasciato del tutto inattivo, ed oggi appare più che altro un ammasso ferroso difficilmente riattivabile sotto il quale marciscono tonnellate di rifiuti. Ma, anche dove la biostabilizzazione si fa, come a Tufino (dove pure alcuni macchinari utili sono rimasti inattivi per anni) e Caivano, il materiale prodotto, certo con peso ridotto e non eccessivamente maleodorante, deve comunque finire in discarica o al massimo servire per opere di risanamento ambientale. Non si potrà produrre vero e proprio compost finché non si darà luogo ad una differenziata spinta, almeno al 50%. Eppure, a Caivano ci hanno spiegato che i loro impianti già sarebbero predisposti per un simile intervento. Inoltre» racconta Amato «le operazioni di revamping a Giugliano sono risultate, sostanzialmente, operazioni di manutenzione straordinaria, senza che venisse apportata alcuna innovazione tecnologica, e a Tufino non si sono mai realizzate. L’impiantistica, in questi luoghi, è ferma a dieci anni fa. Insomma, un sistema in perenne affanno, dai costi enormi, fragilissimo, che produce file di camion in attesa che inevitabilmente scaricano così altro percolato direttamente in strada» conclude il Presidente Amato «Serve una sterzata netta che ponga come obiettivo primario la differenziata spinta e, solo a seguito di questa, la realizzazione dell’impiantistica davvero necessaria. Ed una regia unica e forte che produca un Sistema integrato di smaltimento rifiuti. Altrimenti si rischia di creare altre cattedrali nel deserto».

Antonio Amato (Presidente Commissione Regionale Ecomafie e Bonifiche): «Sopralluogo con il Direttore di Legambiente Del Giudice all’area Resit di Giugliano. Assenza di controlli e sversamenti illeciti. Qui si consuma un perenne autunno dei diritti»

«Un’auto privata parcheggiata in curva, due persone che si aggirano nei paragi ed una scaletta di ferro a scavalcare la recinzione: siamo lungo il perimetro della Resit, l’enorme discarica sotto sequestro e quindi ipoteticamente inaccessibile. Ma qui non esiste alcun tipo di controllo, e lungo la strada continuano a sversare ed incendiare rifiuti» lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie, siti smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali della Regione Campania Antonio Amato, che, accompagnato dal Direttore di Legambiente Campania Raffaele del Giudice si è recato in sopralluogo nella vasta area del giuglianese che ospita la Resit, la cosiddetta Cava zeta, la discarica Novambiente, le discariche Napoli 1,2 e 3, fino al CDR di Giugliano «E’un enorme inferno di munnezza che fuma ed emette miasmi nauseabondi» dice Amato «La strada TrePonti di Giugiano Parete, poi, di accesso a questi siti, è un enorme immondezzaio abusivo a cielo aperto. Amianto, scarti di fonderia, rifiuti solidi urbani e stracci e copertoni pronti ad essere usati come base di combustione. I resti di recenti incendi a testimoniare gli ultimi sversamenti eco mafiosi. E non una pattuglia, qualcuno a presidiare l’area. Uno sconcio che non può più essere tollerato». Amato e Del Giudice preannunciano «una congiunta richiesta urgente al Prefetto di Napoli, all’assessore all’ambiente Romano e al sindaco di Giugliano Pianese perché vengano rimossi tutti quei rifiuti, innanzitutto lamiere di amianto facilmente riconoscibiliۚ». Ma al di là della rimozione rifiuti Amato punta il dito sulla questione dei controlli «Non si può lasciare un’area del genere totalmente incustodita» afferma il Presidente della Commissione regionale «Un’area sottoposta a sequestro dovrebbe essere vigilata, soprattutto se si tratta di una zona così sensibile dove si continuano a scaricare rifiuti. Invece, i militari sono dentro al CDR, dove una fila di centinaia di camion in attesa, depositi pieni di rifiuti, un puzzo da vomito, restituisce l’immagine dell’ennesima sfiancante emergenza». Quindi Amato affronta la questione della bonifica: «Bisogna intervenire per mettere queste discariche quantomeno in sicurezza: teloni di copertura divelti, evidenti frane di terreno e immondizia, biogas che fuoriesce come gaiser dal terreno. E tutt’intorno campi agricoli. Quest’area» continua Amato «è stata devastata. Ora è necessario mettere in campo le azioni di bonifica. Ma anche queste sollevano dubbi: dove si porterà tutto il materiale inquinante? Quando avremo un crono programma serio, con l’individuazione reale dei tempi necessari? E quante risorse sono realmente disponibili? Intorno c’erano i peschi in fiore» conclude il Presidente della Commissione Regionale «ma l’unica cosa che qui  l’olfatto avverte è il tremendo fetore. E il nero di quei teloni immondi a macchiare ogni possibilità di primavera. Non solo della natura, ma della democrazia. Qui si realizza un perenne e cupo autunno dei diritti»     

Il mercato nella discarica: così, tra monnezza e topi, si vende la frutta a Ponticelli (e si sprecano oltre tre milioni e mezzo di fondi europei)

«La situazione che abbiamo vissuto questa mattina è indegna di un Paese civile, non può esserci un mercato rionale, nel quale si vendono tra l’altro generi alimentari, dove sta una discarica, e non è possibile che quello che doveva essere un sito temporaneo finanziato da fondi europei per il recupero di materiali presenti lungo gli assi viari, diventi un vero e proprio letamaio che emana un fetore devastante» lo afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale ecomafia, siti smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali di ritorno da un sopralluogo a Ponticelli, al mercato rionale che sorge sotto al cavalcavia di via Dorando Pietri «Abbiamo realizzato un blitz in questo mercato a seguito di numerose segnalazioni. Le scene che abbiamo visto sono devastanti. A meno di cinque metri da enormi cumoli di immondizia si vendono arance, lattughe e carciofi; lungo tutto il perimetro del mercato giacciono centinaia e centinaia di copertoni, fusti di materiale non meglio identificato, rimasugli di incendi. A separare l’area di discarica e il mercato una rete arrugginita e in più punti divelta. Topi e insetti scorrazzano allegramente, ma quello che fa più impressione» continua Amato «è vedere la gente camminare nel mercato, acquistare come se nulla fosse. Non ci si accorge nemmeno più di quello scempio, e quando la monnezza diventa normalità, è messa in gioco la tenuta democratica di un Paese, il concetto stesso di cittadinanza». Ed oltre al danno la beffa «Mi sono vergognato a leggere fuori quello scempio il cartello con bandiera Europea che indicava lì un progetto cofinanziato dalla Comunità Europea per un “intervento di recupero ambientale di riqualificazione territoriale di alcune aree limitrofi agli svincoli viari di collegamento infraregionale ed autostradale”. Lavori, secondo quanto riportato dal cartello, per oltre 3 milioni e seicentomila euro, con 43 mila euro di oneri per la sicurezza. Di certo riqualificazione e sicurezza qui sono stati trasformati in spazzatura, e, inevitabilmente, i malfattori approfittano delle inadempienze delle istituzioni: tanti cittadini ci hanno segnalato che in quell’enorme sversatoio, e nelle aree limitrofe, giungono ogni notte a scaricare illecitamente, ed i copertoni diventano il letto di combustione per un’ecomafia che ha invaso Ponticelli. Lo avevano già segnalato i giovani e coraggiosi reporter di “Cittadini Giornalisti” e del periodico L’Inchiesta, lo avevamo denunciato anche noi, ma dopo stamattina si resta davvero senza parole. Anche perché» continua il presidente della Commissione Regionale «a poche centinaia di metri ci sono gli uffici della polizia ambientale. Ma come si può pensare di affrontare e risolvere l’ennesima emergenza se cosiddette azioni di riqualificazioni determinano questi scempi? Come è possibile permettere in quelle condizioni un mercato rionale? Da tempo la nostra commissione sta denunciando situazioni drammatiche, abbiamo indicato priorità di bonifica, ma, al solito, le situazioni di emergenza, rallentano tutti i progetti di seria e vera riqualifgicazione. Così» conclude Amato «la più triste constatazione è vedere l’emergenza diventata normalità per le persone, per le centinaia di cittadini che stamattina, a Ponticelli, in Campania, in Italia, in Europa, compravano “normalmente” frutta e peperoni tra carcasse e  ruote bruciate. Qui lo stato sta perdendo una decisiva battaglia di civiltà, l’emergenza spazzatura si palesa come un’emergenza democratica».

«E’ la seconda volta, a un mese di distanza, che ci rechiamo a Napoli Est in alcune aree violentate da sversamenti autorizzati ed altri abusivi» afferma ancora Antonio Amato di ritorno dal sopralluogo di questa mattina presso il mercato rionale di Ponticelli sotto al cavalcavia di via Pietri «A fine febbraio avevamo realizzato un primo sopralluogo tra via Paciolli, via Virginia Woolf, via Mastelloni al confine con Barra. Avevamo già constatato e denunciato una situazione allarmante: bidoncini di vernici esauste, rifiuti di ogni genere e  grandi quantità di pezze che servono da basi per i roghi. E poi, come nell’area dell’ex campo ROM a via Woolf, terra che copre cumuli di rifiuti che continuano a crescere, carcasse di auto che fuorisescono. A via Paciolli, come lungo i confini del mercato, giacciono da mesi, in enormi sacchi, materiali di risulta e non meglio specificati rifiuti raccolti lungo gli assi viari a seguito del progetto di riqualificazione ambientale cofinanziato dalla Comunità Europea. Rifiuti che sarebbero dovuti essere smaltiti o comunque messi in sicurezza, e che invece giacciono incustoditi, senza protezione, esposti alle intemperie: ormai marciscono nel terreno e probabilmente stanno causando altro inquinamento. Inoltre piccoli accampamenti ROM, ed ancora degrado e incuria in cui vivono decine di bambini, donne e uomini. Una situazione intollerabile» afferma Amato «sulla quale è necessario intervenire con urgenza. Lo abbiamo già detto più volte: le rotte dell’ecomafia ormai si sono spostate anche in queste zone, approfittando, come già nel caso della Terra dei Fuochi, dell’emergenza e di assurde inadempienze dello Stato»

L’Unità d’Italia festeggiata sui beni confiscati

«A partire dall’utilizzo dei beni confiscati, a partire dalla lotta alle mafie, si può costruire un Italia Unita dalla cultura della legalità. Per questo domani a Sessa Aurunca, proprio a pochi passi da Teano, festeggeremo i 150 anni dell’Unità d’Italia sul bene confiscato “Alberto Varone”, una vittima innocente della camorra. Un ulteriore valore simbolico per dare testimonianza della necessità di un impegno forte di tutti, innanzitutto delle Istituzioni».Lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui beni confiscati Antonio Amato annunciando l’iniziativa “Il tricolore contro tutte le mafie. Beni confiscati alla criminalità organizzata, un futuro di legalità per l’Italia Unita”, promossa dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Campania e dalla Commissione Regionale sui Beni Confiscati, con l’adesione dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, Libera Campania e Consorzio Agrorinasce. Alla manifestazione, che si terrà dalle 10,00 alle 18,00 sul bene confiscato gestito dalla Cooperativa Sociale “Al di là dei Sogni”, (Strada Provinciale 124, nei pressi della centrale nucleare del Garigliano), prenderanno parte, tra gli altri, il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Beppe Pisanu, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Presidente della Giunta Regionale Stefano Caldoro, il Presidente del Consiglio Regionale Paolo Romano, il Presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi, l’assessore all’agricoltura della CampaniaVito Amendolara, il Prefetto di Caserta Ezio Monaco, il Direttore dell’Agenzia Nazionale (oggi in aspettativa) Mario Morcone, i Magistrati Federico Cafiero De Raho e Raffaello Magi, Don Tonino Palmese di Libera Campania, il Presidente di Polis Paolo Siani, il docente della Federico II Michele Mosca, Valerio Taglione e Mauro Baldascino del Comitato Don Peppe Diana e dell’Osservatorio Provinciale di Caserta sui Beni Confiscati, il presidente dell’associazione Jerry Masslo Renato Natale. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Rosaria Capacchione. Al tavolo della Presidenza siederanno i consiglieri regionali Mafalda Amente, Corrado Gabriele e Gianfranco Valiante . «E’ evidente» afferma il Presidente Amato «che sul tema del riutilizzo dei beni confiscati restano delle questioni aperte, delle problematicità che vanno affrontate e superate. E siamo certi che questo evento, dato lo spessore delle personalità che interverranno, potrà portare un contributo importante. Tuttavia, proprio in Campania, in questi luoghi, nel nostro Sud, esistono esperienze d’eccellenza che possono essere d’esempio per l’Italia intera». Durante l’evento, che ha già ricevuto il plauso della Presidenza della Repubblica, sarà anche illustrato il progetto di legge sul riutilizzo dei beni confiscati preparato dalla Commissione regionale. Nel corso della giornata, poi, verrà allestita la mostra “in terza persona plurale” con opere di Sergio Cennini e materiale proveniente dal Manicomio d’Aversa, e sarà possibile degustare i prodotti coltivati sui terreni confiscati alla camorra grazie al pranzo preparato dalla Nuova Cucina Organizzata.

Sui beni confiscati troppe volte una strana forza inerziale ne blocca il riutilizzo. Si approvi subito la proposta di legge

«La giustizia farà il suo corso e si verificheranno tutte le responsabilità in campo» afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati intervenendo in merito alle vicende che hanno portato all’arresto del Sindaco di Pignataro Maggiore «Di certo, in attesa dei dovuti riscontri, si evidenzia, ancora una volta, la necessità di addivenire ad una svolta sulle questioni inerenti i beni confiscati. Su questo lo Stato, le istituzioni tutte, si giocano la loro stessa credibilità nella lotta alla criminalità organizzata: se non si da un decisivo impulso al loro riutilizzo, si lasciano abbandonati o, peggio ancora, nelle disponibilità dello stesso clan cui sono stati confiscati, si realizza, oltre il danno economico e sociale ed eventualmente addirittura il reato, soprattutto un irreparabile deterioramento di credibilità. In tanti territori, invece, si continuano a verificare strani “incidenti di percorso”. Porto un esempio: ieri ho firmato un protocollo che, attraverso il riutilizzo di un bene confiscato, realizzerà azioni per minori a rischio. E i soldi ce li mette la stessa cooperativa che gestisce il bene. Eppure mancava il principale interlocutore locale. Un caso? Forse, tuttavia» continua il Presidente della Commissione regionale «quando ci sono di mezzo i beni confiscati emergono sempre difficoltà, intoppi burocratici, ritardi. In questi mesi ne abbiamo raccolto e denunciati decine e decine, e coinvolgono enti locali, ASL, altri soggetti istituzionali. Insomma è chiaro che c’è qualcosa che non va, una forza inerziale che risponde a interessi occulti o si piega alle minacce. C’è bisogno» afferma ancora Amato «di spezzare il clima di isolamento nel quale vivono centinaia di piccole realtà locali inevitabilmente sottoposte al ricatto criminale. La verità è che oggi la stessa Regione fa fatica ad avere un quadro preciso, sia quantitativo che soprattutto qualitativo, del patrimonio confiscato sui nostri territori. Manca allora un’azione programmatica di ampio respiro. Per questoۚ» conclude Amato «sollecito i miei colleghi consiglieri ad esaminare il prima possibile la proposta di legge che, in modo bipartisan, abbiamo realizzato come commissione. Se necessario si emendi, si migliori, ma si faccia presto. Abbiamo la necessità di una svolta su questo tema o perderemo una battaglia fondamentale»