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Archivi per la sezione ‘Economia’ .

Sull’ecomafia gravi colpe e inadempienze della politica

«Stiamo perdendo la battaglia contro le ecomafie per l’inerzia della politica. Le colpe di chi non adotta azioni di contrasto concrete non sono minori di quanti fanno affari con lo sversamento dei rifiuti» lo afferma il Presidente della Commissione regionale ecomafie Antonio Amato «Da mesi, ad esempio, nella zona Orientale di Napoli, tra Ponticelli e Pollena, si assiste al proliferare di scarichi di materiali abusivi e probabilmente rifiuti tossici che stanno creando vere e proprie minidiscariche laddove, tra l’altro, restano abbandonati siti di stoccaggio provvisori diventati, nell’incuria di tutti, definitivi. Allora» dichiara il Presidente della Commissione Regionale «Se va fatto l’ennesimo plauso alle forze dell’ordine e alla magistratura per l’operazione che questa mattina ha portato a stroncare un traffico di rifiuti speciali avviato nel nolano, non possiamo tacere sulle gravi colpe e inadempienze dei governi centrale e regionale. Siamo ancora in attesa che venga finalmente risolto il grande pasticcio del SISTRI e che, in ogni caso si addivenga ad un sistema efficiente sullo smaltimento dei rifiuti. Nonostante se ne parli da anni ancora manca nel codice penale la previsione del reato ambientale. Sul nostro territorio sistemi tecnologicamente avanzati e già utilizzabili per il contrasto alle ecomafie, come i drone sviluppati dall’Università Parthenope, nonostante diverse sollecitazioni della stessa commissione che presiedo, non vengono adottati e la ricerca sul campo non viene supportata. Più in generale» prosegue il Presidente della Commissione regionale «si avverte scarsa attenzione istituzionale su queste tematiche da parte di chi pure avrebbe l’obbligo di adottare tute le misure volte al contrasto di questi fenomeni. Si lasciano senza controllo e non si avviano a bonifica luoghi che pure si sa interessati da fenomeni di sversamento e incenerimento selvaggio. Eppure le ecomafie rappresentano uno dei principali core businnes della camorra e della mafia e l’annosa questione rifiuti in Campania non può essere affrontata correttamente senza sciogliere quello che è un vero e proprio nodo tumorale. Già nel piano bonifiche» afferma ancora Amato «bisogna dare priorità strategica al risanamento ambientale dei territori devastati da questo fenomeno. Quindi bisogna far propri tutti gli strumenti che possono aiutare in questa lotta, e istituire unità di crisi per il controllo di luoghi strategici e contro il fenomeno dei roghi tossici. Più in generale bisogna riattivare una grande tensione politico – istituzionale su questo tema. Questa commissione» conclude Amato «continuerà nella sua azione di ascolto, controllo, verifica e sollecitazione. Ma la politica e le istituzioni sono chiamate ad uno scatti di reni per non perdere una battaglia decisiva per la vita nostra e dei nostri territori»

la camorra è una montagna di merda che produce morte. Parta una campagna verità

«Quelli della camorra sono crimini contro l’umanità perché i disastri ambientali di cui è artefice sono equiparabili a un vero e proprio genocidio» lo afferma il Presidente della Commissione ecomafie del Consiglio Regionale Antonio Amato «L’ennesimo sequestro di discariche abusive con rifiuti tossici nel casertano nella cui gestione risulterebbero coinvolti i casalesi, e in cui sarebbe finito pure l’amianto di Bagnoli, rappresenta l’ennesima dimostrazione del fatto che questi clan, quanti con loro hanno fatto affari, compresi imprenditori e classe dirigente connivente, rappresentino il cancro di questa regione. Un cancro da estirpare» continua Amato «Lo stanno facendo magistratura, forze dell’ordine, associazioni che lavorano su questi territori. Ma, sul versante della lotta a tutela dell’ambiente è necessario uno sforzo ulteriore delle istituzioni almeno su tre versanti: l’individuazione del reato ambientale nel codice penale, la creazione di nuclei territoriali interistituzionali contro le ecomafie e una mobilitazione per individuare, in sede internazionale, i disastri ambientali tra i crimini contro l’umanità. Di certo» afferma il Presidente della Commissione Regionale «c’è la necessità di primi atti concreti per bonificare i territori e recuperare anche la fiducia dei cittadini. Ma si può partire da subito anche con una campagna di sensibilizzazione che coinvolga tutte le istituzioni locali e metta in evidenza cosa la camorra ha prodotto con i suoi traffici. Testimonianze come quelle prodotte da La Terra dei Fuochi nel giuglianese hanno prodotto risultati straordinari, capaci di rompere il silenzio. Bisogna spezzare il circuito del consenso sociale e potrebbe essere utile anche una campagna come quella contro l’anoressia, che raffiguri visivamente i disastri di cui questi criminali sono stati artefici e le loro conseguenza. La camorra è una montagna di merda che produce morte» conclude Amato «Le istituzioni devono avere il coraggio di veicolare questo messaggio».

Chiediamo l’intervento delle commissioni parlamentari sul controllo del Servizio Sanitario Nazionale e Antimafia su quanto sta accadendo all’ASL di Caserta sui budget di salute

«Scriverò ai Presidenti delle Commissioni Parlamentari sul Controllo del Servizio Sanitario Nazionale e Antimafia per chiedere un loro intervento su quanto sta accadendo all’ASL di Caserta sui budget di salute» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato che questo pomeriggio porterà personalmente la sua solidarietà a Peppe Pagano, il fondatore della Nuova Cucina Organizzata da lunedì in sciopero della fame e della sete per protestare contro lo smantellamento del sistema dei Budget di Salute «Chiederò a Peppe di sospendere almeno lo sciopero della sete, garantendo a tutti i cogestori una lotta strenua per difendere i budget di salute. Si tratta di un’eccellenza del sistema socio sanitario che garantisce un forte risparmio per la sanità regionale e straordinari risultati in termini di cura e garanzia dei diritti dei soggetti svantaggiati. Eppure» afferma Amato « l’Asl continua a ritardare il pagamento delle cooperative coinvolte in questo sistema e da tempo continua a frapporre assurdi ostacoli burocratici al suo funzionamento. E’ un caso» si chiede Amato «che tali ostacoli siano incominciati quando si è appurato che questo sistema rappresenta la linea rossa delle migliori esperienze campane di riutilizzo dei beni confiscati? E’ un caso che si siano iniziati a chiudere progetti individuali per rispedire le persone coinvolte nelle SIR, le strutture residenziali dalle quali erano stati presi per restituirli alla piena cittadinanza, mentre esponenti dell’ASL continuano a parlare di nuovi faraonici investimenti per costruirne altre? Quali interessi sono in campo? Dal suo insediamento» continua Amato «la commissione che presiedo si occupa dell’argomento ed anche noi abbiamo dovuto spesso affrontare un muro di gomma da parte dell’ASL di Caserta. Ma il neo direttore e già commissario Menduni esiste oppure è solo una figura nominale? Che posizione assume? Ed anche le Istituzioni regionali latitano. Il consiglio» dice il Presidente della Commissione Regionale «Da un anno non riesce a discutere l’apposita legge presentata dal collega Oliviero, Caldoro stanzia 10 milioni di euro per progetti innovativi per superare la deospedalizzazione e poi non decide cosa fare di questo sistema che nei fatti la garantisce, contribuendo, in modo netto, anche al superamento del sistema carcerario degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Chiediamo al Presidente della giunta» conclude Amato «nella qualità di commissario della sanità di predisporre un decreto per sbloccare la situazione e rafforzare un sistema che pure ufficialmente continua a lodare e che pure era stato sostenuto nell’ultima finanziaria regionale. I budget di salute sono uno strumento per la garanzia dei diritti e la lotta alla camorra, rimanere inerti mentre c’è chi mette a repentaglio la propria stessa salute per difenderli, è da vigliacchi e complici di interessi occulti»   

Cogestori budget di salute costretti allo sciopero della fame e della sete

«Da oltre un anno l’ASL di Caserta sta smantellando il sistema dei budget di salute, una delle eccellenze del sistema socio sanitario campano capace, tra l’altro, anche di contrastare la criminalità organizzata attraverso il riutilizzo dei beni confiscati. Lo sciopero della fame e della sete iniziato da Peppe Pagano e dagli altri co-gestori dei budget è l’atto estremo di chi è costretto a confrontarsi con l’ottusità e l’incompetenza dei burocrati e il disinteresse delle Istituzioni e della politica» Lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato che esprime piena solidarietà al fondatore della Nuova Cucina Organizzata che, da questa mattina, ha iniziato lo sciopero della fame e della sete per protestare contro lo smantellamento silenzioso del sistema dei budget di salute «Mentre la giunta regionale stanzia dieci milioni di euro destinati ad ASL e Aziende Ospedaliere per azioni sperimentali che superino l’ospedalizzazione, non difende l’unica sperimentazione ormai consolidata che, con grandi risparmi per la spesa sanitaria, supera l’ospedalizzazione psichiatrica e della riabilitazione. Così, senza pudore, il sistema dei budget viene smantellato. Questi ragazzi, queste cooperative vanno avanti da oltre un anno senza che l’ASL di Caserta paghi loro quanto dovuto. Eppure hanno permesso a decine e decine di soggetti svantaggiati di recuperare i loro diritti restituendoli alla cittadinanza. Eppure, anche attraverso questo sistema, sono riusciti a recuperare e riconsegnare al territorio tanti beni confiscati. Eppure vengono lodati da Università e media nazionali ed internazionali. Così» dice ancora Amato «mentre oggi il Mattino dedica un’intera pagina all’esperienza della Nuova Cucina Organizzata il suo fondatore è costretto a smettere di mangiare e bere. E ancora i telegiornali parlano del riutilizzo dei terreni confiscati lavorati da persone che vengono dalla salute mentale come reali possibilità di contrasto alla camorra, e nel frattempo a queste stesse persone sono tolti gli strumenti per continuare a farlo. E ancora mentre le Università campane fanno partire un corso di Alta Formazione sull’economia sociale che si basa proprio su queste esperienze, questo laboratorio nato sulle Terre di Don Peppe Diana viene smantellato. Il tutto» afferma il Presidente della commissione regionale «con un consiglio regionale incapace da oltre un anno di discutere una specifica Legge e il Presidente Caldoro che pure loda il sistema ma poi non da consequenzialità alle sue parole. Nel frattempo l’ASL di Caserta paga altri fornitori ma dimentica i co-gestori, rafforzando solo le difficoltà burocratiche per accedere al sistema. La violenza criminale» conclude Amato «non è solo dei camorristi, ma anche di quanti coi loro silenzi, con le loro omissioni non permettono lo sviluppo di reali alternative. Ora le Istituzioni facciano capire da che parte stanno, se al fianco dei Casalesi e di interessi occulti, oppure vicino a chi si batte per dare dignità al nostro territorio e a quanti lo vivono, mettendo a rischio anche la propria salute e incolumità» 

Referendum popolare contro l’allargamento della giunta

«L’assurdo allargamento della giunta proposto da Caldoro comporta una modifica dello statuto regionale. Per questo, come previsto dalla legge regionale 19/2005, chiederemo che la stessa venga sottoposta a Referendum popolare» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «L’allargamento della giunta, al di là delle promesse di Caldoro, comporterà l’ennesimo innalzamento dei costi della politica. Una scelta che oggi appare del tutto scriteriata. Per questo faremo ricorso al referendum: come previsto dalla legge 19, a norma dell’articolo 123 della Costituzione, se un quinto dei consiglieri regionali chiederanno l’indizione del Referendum, che non prevede quorum, si sottoporrà questa scelta di Caldoro al vaglio popolare. Sono certo» prosegue Amato «che l’intera opposizione farà fronte comune e provvederà a portare avanti la battaglia per il “no all’approvazione” di questa legge. In consiglio» dice ancora il consigliere del PD «siamo già riusciti a fermare l’altra sconcezza proposta, quella che prevedeva anche la nomina di 2 sottosegretari. E’ inconcepibile che, mentre non si riesce a discutere leggi di fondamentale importanza come quelle sui beni confiscati o sui budget di salute, la primaria preoccupazione di Caldoro sia l’allargamento della sua giunta. Per risolvere conflitti interni e soddisfare la voglia di occupazione delle poltrone» conclude Amato «si produce l’ennesimo assalto alla diligenza, con il conseguente aumento della spesa pubblica, in spregio del grave momento di difficoltà che vive il nostro Paese e in particolar modo la Campania. Contro tutto questo chiederemo l’intervento diretto dei cittadini campani»

Chiarita la vicenda della Casa di Alice, proseguiranno le attività della Jerry Masslo sul bene confiscato di Castel Volturno

«Grazie alla disponibilità e al senso di responsabilità manifestati da tutte le parti in causa si è giunti ad una chiarificazione che garantirà il prosieguo delle attività avviate dall’associazione Jerry Masslo sul bene confiscato “la Casa di Alice” a Castel Volturno» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato che, successivamente alle audizioni avute la scorsa settimana con il sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone e il presidente della Jerry Masslo Renato Natale, si è recato questa mattina al comune del litorale domizio per un incontro che superasse definitivamente l’empasse determinatasi a seguito di una lettera giunta all’associazione da parte dell’amministrazione comunale, con la quale si chiedeva di consegnare le chiavi del bene confiscato perché, da alcuni riscontri, si sarebbe verificato un mancato utilizzo del bene stesso. Oltre ad Amato, Scalzone e Natale ha preso parte alla riunione anche l’assessore alla legalità e vicesindaco di Castel Volturno Angela Iacono «C’erano stati dei controlli della polizia municipale che aveva verificato l’assenza di personale sulla struttura» afferma Amato «abbiamo avuto modo di appurare che questo era dovuto alla specificità delle attività lì realizzate, di tipo volontaristico, svolte prevalentemente in orario serale. D’altro canto, non si tratta di una casa famiglia o una struttura similare, e il comodato d’uso non richiede la presenza sulle 24 ore.  Inoltre» prosegue Amato «avevo già constatato di persona i lavori di miglioramento del bene realizzati dai volontari della Masslo e soprattutto la bontà delle attività messe in opera, innanzitutto quelle della sartoria sociale che ha già avviato la produzione di abiti ed accessori etnici “made in Castel Volturno”. C’era strato un difetto di comunicazione ed un inasprimento delle posizioni. Tuttavia» conclude il Presidente della Commissione Regionale «grazie al senso di responsabilità ed alla comune volontà dell’amministrazione e dell’associazione di portare avanti la battaglia di legalità legata al riutilizzo dei beni confiscati, si è giunti ad un chiarimento. La Masslo proseguirà la sua meritoria azione relazionando periodicamente anche ai servizi sociali del comune, l’amministrazione ritira quella lettera di revoca e presto si recherà in visita presso il bene confiscato». Il sindaco Sclazone già in audizione aveva chiarito che «l’Associazione Jerry Maslo svolge un servizio sul territorio provinciale che è sicuramente di utilità pubblica, ma è dovere dell’istituzione comunale verificare che tutti i beni confiscati siano realmente riutilizzati. Comprendiamo bene» ha affermato anche questa mattina Sclazone «le difficoltà e le problematiche che ci sono, ma noi dobbiamo muoverci nel pieno rispetto della legalità. Lo abbiamo fatto anche in questo caso e anche grazie all’azione della commissione regionale si sono chiarite le ragioni delle assenze verificate dai controlli effettuati dalla polizia municipale. Come rappresentanti istituzionali» ha detto Scalzone «ci interessa solo che i beni confiscati siano poi effettivamente riutilizzati. Per questo abbiamo chiesto alla commissione di sollecitare una maggiore attenzione da parte delle istituzioni regionali e nazionali per affrontare le tante difficoltà legate al riutilizzo del patrimonio sottratto alla camorra». Soddisfatto anche il Presidente della Masslo Renato Natale «Avevamo già relazionato sulle attività realizzate, ma è importante che si sia giunti ad una definitiva chiarificazione. Porteremo avanti le nostre attività, secondo quanto previsto dal comodato d’uso, e come sempre basandoci sulle forze dei nostri volontari. Saremo lieti di accogliere i rappresentanti dell’amministrazione comunale nella Casa di Alice e mostrare loro tutte le attività che si sono messe in campo in questi mesi» Invito raccolto dal vicesindaco Iacono che si recherà presto sul bene confiscato «L’intento di questa amministrazione e del Sindaco Scalzone» ha affermato Iacono «è volto esclusivamente a garantire l’effettivo riutilizzo dei beni confiscati. Ci muoviamo sempre relazionandoci con la prefettura, ed anche con altre associazioni siamo sempre stati disponibili e pronti a venire incontro alle esigenze derivanti dalle diverse problematiche emerse». Il presidente della Commissione Amato si auspica ora che «anche in altre realtà come Trentola Ducenta, i sindaci manifestino il senso di responsabilità che oggi ha avuto l’amministrazione di Castel Volturno. Auspichiamo che anche il sindaco Griffo riveda le sue posizioni e confermi anche per il futuro il comodato d’uso della “Casa dei Felicioni” alla compagnia di Capodarco che ha raggiunto in questi anni straordinari risultati con minori a rischio. Di certo chiediamo anche» ha concluso Amato «che insieme alla commissione regionale che sta moltiplicando i suoi sforzi per garantire la valorizzazione dei beni confiscati in Campania, anche l’intero consiglio regionale, la giunta di Caldoro e la stessa Agenzia Nazionale, intensifichino il loro lavoro sul nostro territorio, perché quello dei beni confiscati è tema centrale per il futuro della Campania»

Il gesto estremo di Carmine svela la realtà dell’accordo di Pomigliano.

«Il corpo nudo degli operai è l’agnello sacrificale delle scelte FIAT da Pomigliano in poi. Il gesto estremo di Carmine è il risultato della riduzione a carta straccia dei diritti dei lavoratori» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato a seguito del tentativo di suicidio dell’operaio FIAT di Scampia dopo la lettera di proroga della CIG «Si insegue il mercato e il profitto calpestando le esistenze di quanti si spaccano la schiena per portare avanti con dignità la propria famiglia. In tanti avevano salutato la New Co di Pomigliano come l’avvio di una nuova fase dell’industria italiana, in realtà si apparecchiava l’imbarbarimento delle tutele fondamentali. Adesso arriveranno solidarietà e lacrime di coccodrillo» continua Amato «Piuttosto si levano interrogativi drammatici: perché è arrivata la proroga della cassa integrazione? Che fine ha fatto la promessa di produzione? Cosa c’è realmente in quell’accordo? Il gesto di Carmine denuncia l’urgenza di una presa di coscienza da parte di tutti perché non si insista su scelte che colpiscono esclusivamente i più deboli».

Numeri e dati terrificanti indicano l’urgenza degli interventi di risanamento ambientale a partire dalle Aree Vaste. E serve, soprattutto, una grande operazione verità

«Oltre 2 milioni e 700 mila mq di territorio definiti “aree vaste”, cioè devastati dalla presenza contemporanea di più discariche, legali e illegali, oltre 17 milioni e 400 mila metri cubi di rifiuti stimati (solo tra quelli noti),  livelli di inquinamento di suoli e falde acquifere drammaticamente accertati e per i quali è di massima urgenza intervenire. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi ai suoli di interconnessione tra le singole aree, l’immensa area dei Regi Lagni dalle Pendici settentrionali del Somma Vesuvio, al bacino sud-ovest del bacino Liri-Garigliano-Volturno, e quella del fiume Sarno. Sono cifre, dati che fanno impressione, ma non si può continuare a far finta che non esistano» Il presidente della commissione regionale Ecomafie e bonifiche Antonio Amato sta approfondendo in questi giorni lo studio di alcuni incartamenti forniti dall’ARPAC a partire dalla “Relazione sullo stato dei siti contaminati e potenzialmente contaminati in Campania aggiornato a settembre 2010 «C’è bisogno di una grande operazione verità. Le Aree Vaste, Pianura, Masserria del Pozzo, Maruzzella, Regi Lagni, Lo Uttaro, e appunto i Regi Lagni e il fiume Sarno, sono così definite per la contemporanea presenza, in porzioni di territorio relativamente limitate, di più siti inquinanti e/o potenzialmente inquinate. Stiamo parlando di enormi porzioni di territorio dove i prelievi dai suoli e dai pozzi spia hanno già individuano superamenti per manganese, ferro, fluoruri, cloruro di vinile, benzo(a)pirene, arsenico, piombo, nitriti, selenio. E ancora, come a Pianura di cobalto, rame, stagno, berillo. Senza parlare naturalmente del biogas e del percolato. Nella sua relazione» continua Amato «l’Arpac afferma che tali aree necessitano ancora, in molti casi, anche di interventi di messa in sicurezza d’emergenza, e in molte ex discariche mancano anche i teli di copertura. Nella relazione» continua Amato «è scritto con chiarezza che le diverse indagini effettuate nel tempo hanno evidenziato situazioni di contaminazione delle acque sotterranee. Sono aree che coincidono in gran parte con i Siti d’Interesse Nazionale e per i quali da troppi anni si sta attendendo che il governo nazionale, il ministero all’ambiente, il governo regionale intervengano. Quanto si sta mettendo in campo oggi a Giugliano alla Resit deve essere necessariamente ed urgentemente esteso almeno all’intero territorio delle aree vaste, nonché in quelle porzioni di territorio come Terzigno e Chiaiano dove ancora insistono discariche aperte ma ormai all’esaurimento. Questi interventi rappresentano una priorità assoluta per la quale non è più procrastinabile l’attesa di fondi e si deve dare sostanza alle tante promesse sprecate. La priorità di questo consiglio regionale e della giunta deve essere il risanamento ambientale» afferma il Presidente della Commissione Regionale «E c’è bisogno di trasparenza e chiarezza. Anagrafe e censimento dei siti inquinati o potenzialmente inquinati in Campania, restituiscono una situazione drammatica e, realisticamente, sarebbero necessarie oltre 4 finanziarie dello stato per addivenire ad una bonifica completa. Per questo» conclude Amato «c’è bisogno di individuare priorità e progetti d’intervento seri. Anche perché, come denuncia la realtà fattuale e la lettura delle carte, in questi anni si è fatto davvero poco e si dovrebbe verificare quanti e quali fondi sono giunti e come sono stati realmente spesi»

Antonio Amato (presidente commissione regionale beni confiscati) e Gennaro Oliviero (capogruppo del PSE): «incatenati in consiglio per difendere i budget di salute e non fare un favore alla camorra»

«Sono mesi che stiamo denunciando quanto accade in provincia di Caserta, i gravi danni che sta portando la progressiva chiusura dei budget di salute, il favore che si sta facendo alla camorra. Ma consiglio e giunta sono rimasti indifferenti. Per queste ragioni abbiamo deciso di incatenarci, richiamando i nostri colleghi alle loro responsabilità, perché nessuno possa più far finta di nulla» lo affermano il Presidente della commissione Beni Confiscati Antonio Amato ed il capogruppo del PSE Gennaro Oliviero che oggi con il consigliere Gennaro Mucciolo si sono incatenati all’interno del consiglio regionale esponendo lo striscione “Non facciamo un regalo alla camorra. Approviamo i budget di salute” «I progetti terapeutici individuali sostenuti da budget di salute sono uno strumento innovativo da alcuni anni sperimentato dall’ASL di Caserta» spiegano Amatoe Oliviero «consentono la garanzia del diritto alla cura e la piena restituzione alla cittadinanza dei più deboli, dalle persone provenienti dalla salute mentale ai disabili, dagli anziani alle donne vittime di tratta, dai migranti ai malati di HIV. E’ un modello alternativo a quello delle costose e spesso degradanti strutture residenziali, un modello di superamento dell’istituzionalizzazione della malattia e della sofferenza. Un modello che oltretutto» dicono ancora i consiglieri «garantisce risparmio per la spesa sanitaria regionale. La commissione sui beni confiscati segue da mesi la vicenda con audizioni, sopralluoghi, e protocolli pure firmati anche dall’ASL. E pure la proposta di legge, firmata pure dal presidente Romano, per regolamentare i budget giace da oltre sette mesi nella commissione sanità che non ha trovato il tempo per discuterla. Nel frattempo» denunciano Amato e Oliviero «ASL e comuni con assurdi scaricabarile, continuano a chiudere progetti, tra cui quelli avviati nella ex casa di Sandokan, nei terreni confiscati gestititi dalla cooperativa Eureka vittima di atti intimidatori della camorra, e in tanti altri beni confiscati della provincia casertana a partire da quelli di Casal di Principe. Qui sta nascendo un modello alternativo di economia sociale che nasce sui beni confiscati alla camorra e, anche attraverso i budget di salute, garantisce il riscatto e lo sviluppo di questi territori proprio a partire dai più deboli. E invece di incoraggiare questo modello che vengono a studiare da tutt’Europa la regione, l’ASL i comuni che fanno? Chiudono i progetti» concludeno i consiglieri regionali «e in questo modo fanno un bel regalo alla camorra, si rendono complici dell’affossamento di una delle migliori esperienze realizzate in questi anni in Campania. Ora ciascuno si assuma le sue responsabilità: Caldoro si faccia finalmente sentire, dia seguito alla norma della finanziaria che sostiene questi progetti per tutto il 2011 e intervenga con l’ASL che continua a porre ostacoli, il consiglio calendarizzi la discussione della legge, noi tutti mettiamoci senza se e senza ma a fianco di questi ragazzi che, in quei territori sui beni confiscati mettono a rischio la loro stessa incolumità». Il presidente del Consiglio Paolo Romano, dopo oltre due ore di concitata protesta, ha assunto l’impegno di far inserire la proposta di legge all’ordine del giorno della commissione sanità «sì da portarla in discussione al primo consiglio utile, fosse anche ad agosto»

L’intero ufficio di Presidenza della commissione è con l’amministrazione di Marano per dare seguito ai progetti di riutilizzo dei beni confiscati e dire no a nuovi invasi.

Piena sinergia con l’amministrazione comunale di Marano sulla necessità di sbloccare i progetti di riutilizzo dei beni confiscati presenti sul territorio e sul no a nuovi invasi per rifiuti da realizzare tra Chiaiano e la stessa Marano. Sono i principali risultati dell’incontro che si è tenuto questo pomeriggio tra l’ufficio di Presidenza della III Commissione Regionale Speciale su beni confiscati e siti di smaltimento rifiuti (presenti il Presidente Antonio Amato, il vicepresidente Mafalda Amente e il segretario Corrado Gabriele), il sindaco di Marano Mario Cavallo ed alcuni rappresentanti della nuova amministrazione comunale. La discussione è partita dalla necessità di definire un piano complessivo per il riutilizzo dei beni confiscati comunali «Sui beni confiscati esistono delle assolute priorità»  afferma il Presidente Amato «avere un quadro complessivo preciso, determinare le reali possibilità di riutilizzo sostenibile, e dare seguito ai progetti già avviati. Innanzitutto» afferma Amato «quelli per l’asilo nido e l’isola ecologica. Su quest’ultimo si deve dar seguito all’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio regionale per ripristinare i fondi stanziati dalla regione e poi bloccati a seguito delle vicende del patto di stabilità. Ora però la giunta Caldoro non può più temporeggiare e deve tener conto dell’atto di indirizzo del consiglio regionale. Questa» afferma il Presidente della Commissione «è un’opera di fondamentale importanza per un comune che raggiunge addirittura il 60% di differenziata» Le tematiche legate ai beni confiscati e quelle sui rifiuti si sono quindi immediatamente intrecciate. Anche alla presenza di alcuni rappresentanti dei comitati contro la discarica di Chiaiano, amministrazione comunale e commissione regionale sono unanimemente convenuti sull’impossibilità ampliare la discarica di Chiaiano e di realizzare su questo territorio nuovi invasi «L’intero ufficio di Presidenza» afferma Amato «all’unanimità dice un no convinto a ipotesi di ampliamento di Chiaiano o di realizzazione di nuove discariche su questi territori. Non esistono le condizioni per individuare qui le cave di cui si è letto. Un territorio bisogna conoscerlo, non definirlo solo attraverso le mappe. Addirittura si parla di due invasi, uno a Chiaiano uno a Marano, come se stessero a centinaia di km di distanza e non si trattasse di un unicum territoriale. Qui» conclude il Presidente della Commissione «si è già dato tanto in termini di vivibilità, qualità della vita, e di salute. Ora è il momento di determinare misure e tempi certi per la bonifica. Non altro».