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Archivi per la sezione ‘Criminalità’ .

Il programma di Antonio Amato. Per la Campania e per il Centro Sinistra: sfida in otto punti per governare la Regione

Come sempre sto girando per i territori.

Ho riscontrato consensi e sollecitazioni a ricandidarmi, anche dai più critici. E questo mi gratifica perché significa che oggi, pure tra tante oggettive difficoltà e limiti che ci sono stati in questi anni, viene riconosciuto comunque uno sforzo di ascolto e di coinvolgimento dei territori per la costruzione di proposte serie, provvedimenti mirati  ed iniziative importanti.

Tutto quanto è stato realizzato in questi anni di attività non è il frutto del pensiero e delle scelte di una sola persona, ma è il risultato del confronto con tanti di voi.

E voglio ringraziarvi per il vostro sostegno che continuo a sentire e vedere così forte e partecipato.

Come voglio ringraziare i tanti compagni, amici, simpatizzanti e dirigenti che hanno condiviso e continuano a condividere con me il progetto di Area Democratica quale fattore politico – programmatico essenziale per sviluppare e radicare il Partito Democratico.

Il momento è difficile.

Il centro – destra ha messo in campo un candidato dal viso pulito che non è, però, un novello della politica. Caldoro anche quando è stato ministro della Repubblica non ha mai fatto nulla per la Campania ed il Mezzogiorno. Questo la gente lo sa, e a chi non lo sa è fin troppo facile dimostrarlo.

Il Centro destra non esprime una classe dirigente,né ha una cultura di governo.

A livello nazionale è tutto concentrato a salvare il suo Padrone dalle legittime indagini della Magistratura, e tra indegne leggi e leggine ad personam, sottrae tempo e risorse alle vere e drammatiche problematiche del nostro Paese, calpestando principi e fondamenti della nostra Costituzione.

 

leggi il seguito e il Programma

Bene il maxisequestro dei beni del clan Zagaria. Inopportuno l’intervento di Cosentino

Il maxi sequestro di beni riconducibili al clan Zagaria operato a Parma rende per l’ennesima volta manifesta l’organizzazione di holding economica nazionale ed internazionale della criminalità organizzata campana. Un dato ormai consolidato che le indagini non fanno altro che continuare a confermare.

Date queste premesse mi chiedo perché ci si ostini ancora, da parte di esponenti del governo, a sostenere l’ipotesi di vendibilità dei beni confiscati. Spero si agisca con coscienza e si giunga al ritiro dell’emendamento come richiesto da tanti enti locali, al di là del colore politico delle maggioranze, tra cui il Consiglio Regionale e quello Provinciale della Campania.

Inoltre, mi sembra politicamente inopportuno che su questa importante operazione si esprima l’Onorevole Cosentino. Per carità, ognuno può dire la sua, ma le parole di Cosentino mi sembrano lo sfacciato tentativo di utilizzare atti sui quali non si ha alcun merito per riabilitare la propria immagine pubblica.

È vero che il Parlamento ha detto no all’arresto, ma le carte delle inchieste lasciano delle ombre che solo un regolare svolgimento processuale potrà diradare o confermare. Fino ad allora, fossi in Cosentino, non interverrei su questioni così delicate. Lo ripeto, è una questione di opportunità e di stile.

Dal mio ordine del giorno sui Beni Confiscati alle Mafie approvato ieri mi aspetto effetti positivi

Il Consiglio Regionale ha approvato l’ordine del giorno sui beni confiscati alla criminalità organizzata proposto da me lo scorso 18 Novembre.

Un passo che impegna la Giunta a sollecitare Governo e maggioranza parlamentare al ritiro dell’emendamento in Finanziaria sulla vendibilità dei beni confiscati e che incarica le Commissioni consiliari a misure di rafforzo della legge 109/96, quella sull’uso sociale dei beni confiscati.

Il sì del Consiglio Regionale è un sì all’appello di Libera al ritiro dell’emendamento, ed alla difesa delle belle esperienze di gestione dei beni confiscati che Libera, Le Terre di Don Peppe Diana ed altre associazioni di volontariato attivo hanno realizzato nei nostri territori.

Dal 18 Novembre ad oggi, sono successe due cose interessanti. Una, la presentazione del disegno di legge regionale per l’Alto Commissariato di Gestione dei Beni Confiscati alle Mafie; due, l’adesione contro il provvedimento di settori del Centro Destra, in Consiglio Regionale ed a livello nazionale.

Vedo perciò buone possibilità che maggioranza e Governo siano costretti a ritirare l’emendamento.

La vendita dei beni confiscati alle mafie ha a che fare con i fondi UE?

Mentre continuano le attività di sequestro dei beni confiscati alla criminalità organizzata e l’UE decide di investire oltre 60 milioni di euro per l’uso e lo sviluppo degli stessi, noi ci troviamo a scongiurare la sciagurata ipotesi di metterli in vendita all’asta. Spero che dietro l’emendamento alla finanziaria, oltre alla necessità di far cassa, non ci sia anche qualche elemento speculativo legato ai fondi comunitari.

Ho presentato oggi una lettera a tutti i capigruppo regionali per sollecitare che, nella prima seduta utile, si discuta il disegno di legge proposto dalla giunta per l’Alto Commissariato sulla gestione dei rifiuti. E giovedì discuteremo l’ordine del giorno con cui il Consiglio Regionale aderisce all’Appello di Libera già firmato dai consiglieri di maggioranza, UDC ed MPA.

Al proposito, lancio un appello ai consiglieri del Popolo della Libertà. Visto che un documento analogo è stato approvato all’unanimità dal Consiglio Provinciale, abbiano anche loro la forza di schierarsi contro un provvedimento insano proposto dalla maggioranza governativa. La lotta alla criminalità organizzata non ha colore politico, e deve essere fatta da tutti gli uomini di buona volontà.

Natale di legalità, ai Quartieri Spagnoli fiaccolata della Città contro la camorra

Tanti parroci di “frontiera”, oggi, a Napoli, rappresentano i primi antagonisti alla criminalità ed alla camorra.

La denuncia di Don Mario: il pizzo per la ristrutturazione della sua chiesa ai Quartieri Spagnoli, è solo l’ultimo di gesti ed azioni, che spesso non salgono alla cronaca ma che centinaia di parroci continuano a fare sui loro territori. Gli esempi di Don Tonino Palmese, Don Merola, Don Mario Ziello sono quelli più conosciuti ma ne esistono centinaia. Ma questo, se rappresenta un punto d’onore del clero napoletano è anche fonte di grande preoccupazione.

Se c’è stato un “salto di qualità” della criminalità che porta al tentativo di estorsione anche per opere destinate alla Chiesa, non possiamo ritenere assurda un’escalation che punti anche a colpire direttamente quei parroci che si schierano apertamente contro la camorra.

La vicenda di Don Peppe Diana, purtroppo, ne è tragico insegnamento.

Al di là di quanto fanno e faranno in termini di protezione le forze dell’ordine, esiste allora un obbligo morale e politico di tutti i rappresentanti istituzionali per non lasciare soli questi esempi di straordinario impegno. Innanzitutto attraverso la destinazione di fondi mirati a sostenere progetti specifici realizzati o da realizzare, ma anche dal punto di vista simbolico.

Lancio allora un appello: in concomitanza delle festività natalizie, le istituzioni napoletane organizzino una grande fiaccolata ed una manifestazione pubblica, magari proprio ai Quartieri Spagnoli, di sostegno alle parrocchie impegnate contro la camorra per dimostrare la loro vicinanza, anche fisica, alla Chiesa ed alle Associazioni quali avamposti di Legalità.

Percorso privilegiato in Consiglio per il DDL della Giunta sui beni confiscati

«Farò tutto quanto in mio potere per garantire un percorso privilegiato all’approvazione del DDL sull’Alto Commissariato per la Gestione dei Beni Confiscati varato dalla Giunta» afferma il Consigliere Regionale Antonio Amato, componente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, intervenendo ancora sulla questione dei beni confiscati «mi impegno personalmente perché il DDL della Giunta sia inserito come punto prioritario dell’ordine del giorno del primo Consiglio Regionale utile».

«Il punto nodale del DDL sul divieto di vendita dei beni confiscati alla criminalità risponde ai principi fondanti della nostra stessa Democrazia. Sono certo, allora» conclude Amato «che arriveremo a breve all’approvazione di questo disegno di legge. D’altro canto, giovedì voteremo l’ordine del giorno con cui il Consiglio Regionale della Campania aderisce all’appello di Libera, e l’atto della Giunta risponde anche alle sollecitazioni del CNEL. Sono questi gli atti concreti per combattere, nella prassi e non nella teoria la criminalità organizzata».

Beni confiscati: già nel 2007 il CNEL diceva no alla vendita

“La vendita all’asta, ipotesi che ogni tanto riaffiora nelle discussioni sulla stampa, è decisamente da evitare perché: 1) mostrerebbe l’incapacità da parte dello Stato di sapere utilizzare al meglio beni di natura mafiosa; 2) potrebbe restituire ai mafiosi quello che ai mafiosi è stato sottratto essendo difficile, per non dire impossibile - data l’alta e comprovata capacità di intimidazione - che un bene posto all’asta possa finire nelle mani di chi non è legato direttamente o indirettamente al precedente conduttore mafioso”. Queste non sono né le parole di Don Ciotti, né quelle dei familiari delle vittime della mafia. È quanto si legge in una Pronuncia votata all’unanimità dall’assemblea del CNEL del 29 marzo 2007.

Il CNEL, leggo anche, “valuta che sia assolutamente indispensabile mantenere l’asse portante della legge che vietava la vendita dei beni e destinava gli stessi ai Comuni, allo Stato, alla società civile, alle cooperative di giovani e di lavoratori”. Il Presidente del CNEL è Antonio Marzano, già Ministro delle Attività Produttive di Berlusconi, non credo possa quindi essere accusato di faziosità.

Finiamola, poi, anche col considerarla una questione elusivamente meridionale, visto che dai dati nella relazione annuale del 2008 del Commissario Straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni emerge, ad esempio, che in Lombardia ci sono 153 aziende e 587 beni confiscati. Insomma, ci troviamo di fronte ad un governo che, con presuntuosa ignoranza, non vuole ascoltare nessuno, nemmeno i suoi organi consultivi, nemmeno i suoi ex ministri. E tratta una questione di rilevanza nazionale col solo obiettivo di fare cassa.

Il Consiglio Regionale della Campania è chiamato ad approvare giovedì prossimo l’ordine del giorno con cui aderisce all’Appello di Libera, già sottoscritto dai capigruppo e Consiglieri della maggioranza, dell’Udc e del MPA. Speriamo che il Presidente Napolitano, il Presidente Fini e il Presidente della Commissione Antimafia Pisanu possano intervenire fattivamente perché alla Camera questo emendamento venga ritirato. Non facciamo un regalo alla mafia, non permettiamo una clamorosa sconfitta dello Stato.

Legalità: crisantemi per Maroni, audizione per Pisanu

Proverò a spedire al ministro Maroni un mazzo di crisantemi, sul bigliettino scriverò: in memoria della lotta per la legalità, con la vendita all’asta dei beni confiscati alla camorra, prevista dalla Finanziaria si fa un regalo alle mafie.

Mentre la DIA conclude una straordinaria indagine che mette in luce la struttura di holding economica della camorra, capace di reinvestire i propri guadagni acquisendo, con una spesa inferiore al valore di mercato, beni confiscati e fallimenti, il Ministro Maroni ribadisce che il Governo non farà marcia indietro sulla vendibilità dei beni confiscati e che sarà previsto un meccanismo di controllo che non permetterà ai mafiosi di riacquisirli.

La domanda nasce spontanea: se la DIA per scoprire i prestanome deve condurre anni di indagine, come farà Maroni a determinare questo stesso risultato nei pochi mesi previsti per una procedura di messa in vendita, visto che l’attualità dimostra le difficoltà di questi controlli?

Ci sono gli appelli di Libera, le lettere dei familiari delle vittime della mafia, gli allarmi della magistratura per scongiurare l’approvazione di questo atto deleterio. Ma il Governo, con presuntuosa ignoranza, afferma di saperne di più. Ma perché, anziché rafforzare una legge che funziona ed ha prodotto straordinari risultati, puntando a tapparne alcune falle, si vuole invece smantellarne l’impianto? Si può fare cassa a scapito del valore e della cultura della legalità? Siamo di fronte ad una emergenza democratica, per questo chiedo al Presidente Bassolino ed alla Giunta Regionale di accelerare la proposta di legge in materia annunciata la scorsa settimana.

Mi faccio carico di garantire alla stessa un percorso privilegiato in Consiglio per l’approvazione. Il PD, con un documento da me proposto e votato all’unanimità nel corso dell’Assemblea Regionale, ha dato la sua piena adesione a questa battaglia. I gruppi consiliari di maggioranza, ma anche MPA e UDC hanno fatto lo stesso firmando un ordine del giorno che va in questa direzione. Chiederemo ora anche un’audizione al Presidente della Commissione Antimafia Pisanu. Mettiamo in campo ogni risorsa possibile per fermare quest’atto.

«La Regione Campania faccia ricorso alla consulta contro la privatizzazione dell’acqua»

«Il decreto Ronchi che prevede una sostanziale privatizzazione delle gestioni idriche è una nefandezza che espone la nostra Regione a rischi enormi, per questo ho preparato un question time in cui si chiede alla giunta di valutare l’opportunità che la Regione faccia ricorso alla Consulta contro l’obbligo a cedere ai privati la gestione dell’acqua» lo afferma in una nota il Consigliere Regionale Antonio Amato già intervenuto più volte in queste settimane sulla questione «Sono certo che i nostri rappresentanti faranno sentire il loro dissenso già all’interno della Conferenza Stato Regioni, ma sulla scorta di quanto si stanno apprestando a fare anche Regioni come Puglia e Basilicata, si avverte la necessità di passare alle vie legali, portando la legittimità dell’atto davanti alla Consulta.  Oltre alla questione di principio per la quale ritengo deplorevole che si possa considerare l’acqua come merce da vendere e comprare, soprattutto sui nostri territori si correrebbe un serio rischio di infiltrazioni malavitose in questi presunti affari. Conosciamo bene gli appetiti della camorra su appalti di gestione di beni pubblici e non possiamo restare inermi. L’acqua, fondamento della vita, rischia di diventare il nuovo eden per speculazioni e affari di dubbia natura. Ed il tutto a scapito di qualità del servizio e soprattutto contro il bene dei cittadini».

Ho consegnato a Don Ciotti l’ordine del giorno presentato al Consiglio Regionale per aderire all’appello di Libera contro la vendibilità dei beni confiscati alla mafia

Questa mattina, mentre era in corso al Centro Don Bosco dei Salesiani il convegno di studi La rete solidale in risposta al sistema Camorra, non più soldati per le mafie ma militanti per la legalità, promosso dal Centro di Prima Accoglienza del Tribunale per i minori di Napoli, il Consigliere Regionale Antonio Amato ha consegnato a Don Luigi Ciotti l’Ordine del Giorno con cui il Consiglio Regionale della Campania aderisce all’appello lanciato da Libera per far ritirare l’emendamento alla Legge Finanziaria che prevede la vendita dei beni confiscati alla Mafia.

L’ordine del giorno, promosso da Amato e firmato dai Consiglieri e Capigruppo della maggioranza, ma anche dai Capigruppo di UDC e MPA, è stato presentato ieri agli atti del Consiglio Regionale e verrà discusso alla prossima seduta. Nel documento, oltre all’adesione all’appello dell’associazione di Don Ciotti, si impegna il Presidente Bassolino e la Giunta ad intervenire presso le più alte cariche dello Stato ed i rappresentanti parlamentari di tutte le forze politiche per far ritirare l’emendamento alla Finanziaria e si dà mandato alle Commissioni Consiliari competenti di esaminare e realizzare misure tese a rafforzare in Campania principi e prassi introdotti dalla legge 109 del ’96 sull’uso sociale dei beni confiscati.

«La possibilità di mettere in vendita all’asta i beni confiscati alle mafie» ha detto Amato «rappresenta il tradimento dello spirito della legge del ’96 sull’uso sociale di questi beni, una legge sostenuta, prima della sua approvazione, da oltre un milione di firme di cittadini italiani. Se passasse l’emendamento presentato dalla maggioranza di governo saremmo di fronte ad una sconfitta dello Stato e ad un regalo alla cultura mafiosa ed alla camorra».

«Nei nostri territori» continua Amato «a partire da questa legge, grazie all’opera di associazioni come Libera, le Terre di Don Peppe Diana, Legambiente e tante altre, si è ridata vitalità a territori violentanti dalla violenza della Camorra. Per questo la maggioranza di Centro Sinistra, ma anche i rappresentanti in consiglio di UDC ed MPA, hanno deciso di aderire all’appello di Libera e di mettere in campo tutte le azioni necessarie per fermare quello che sarebbe uno scempio contro la civiltà del nostro Paese».