Le preoccupazioni degli intellettuali firmatari dell’appello verso un Piano Casa lesivo dell’ambiente sono giuste; le ho lette anche qui sul mio Blog. Ma credo importante sottolineare, alla vigilia della discussione degli emendamenti presentati in Commissione, gli scopi di abitabilità ed innovazione che motivano il Piano Casa, come affermo in questo comunicato inviato oggi alla stampa.
Alla luce dell’approvazione del decreto governativo, il Piano Casa regionale assume un’importanza ancora più grande e, a partire dalla precondizione della salvaguardia paesaggistica e ambientale, deve perseguire quattro obiettivi fondamentali: adeguare le strutture esistenti alla normativa antisismica, facilitare l’utilizzo di fonti rinnovabili per il risparmio energetico, rispondere alle nuove esigenze abitative e garantire il rilancio dello sviluppo economico del settore.
Per fare tutto questo, però, bisogna scrivere la legge con la massima linearità e trasparenza, senza sotterfugi e formulazioni ambigue che complicherebbero la vita agli amministratori locali e potrebbero nascondere insidie e nuove strategie speculative. Se la legge fosse ambigua e complessa, tale da rendere difficile la vita alle amministrazioni comunali, allora sarebbe meglio non farla proprio. Dobbiamo essere molto attenti per scongiurare qualsiasi strategia volta a dare spazio a improponibili sanatorie.
A partire da queste prerogative, difendo con forza l’importanza di dotarci di uno strumento normativo che regoli lo sviluppo edilizio dei nostri territori fungendo, al contempo, da volano per la ripresa di un’attività edilizia compatibile con le esigenze ambientali e tesa a rilanciare l’economia del settore. Non dimentichiamo, poi, che il Piano Regionale risponde ad un’improrogabile necessità di sicurezza: molti edifici presentano una grave problema di stabilità che richiede un immediato monitoraggio e, laddove necessario, un intervento di adeguamento alla normativa antisismica.
Non possiamo attendere un disastro per piangere lacrime di coccodrillo, ma dobbiamo acquisire i dati dell’esistente e prevenire possibile sciagure. Bisogna inoltre riqualificare le aree degradate e rispondere, attraverso nuovi interventi di edilizia sociale, al bisogno abitativo dei cittadini.
Questo, naturalmente, sempre nel rispetto del territorio e delle sue peculiarità.
Sarà importante che qualsiasi ricostruzione o ampliamento, avvenga con strumenti tecnologicamente avanzati che garantiscano il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili per le esigenze domestiche.
Esistono preoccupazioni legittime di associazioni e intellettuali, ma non possiamo dire sempre “no”. Piuttosto, siamo chiamati a dare risposte serie, responsabili e chiare.