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Altro che Scampia, il vero coprifuoco è al Centro Direzionale

«Altro che Scampia, il vero coprifuoco è al Centro Direzionale» lo afferma in una nota il Presidente della Commissione Beni Confiscati Antonio Amato «Conosco bene quel territorio, da assessore al comune di Napoli ho realizzato il parziale abbattimento delle vele. Conservo con amore le storie di straordinaria dignità di chi viveva negli scantinati di quegli orrori architettonici. Perché il mostro di questi territori non sta solo nella camorra ma anche e soprattutto in quanti hanno creato le condizioni materiali e sociali perché questo mostro proliferasse. A partire da politici e professionisti. Credo» prosegue Amato «ci sia stato un grande clamore mediatico su una notizia sostanzialmente priva di fondamento, ed anche l’articolo di questa mattina di Saviano racconta di cose che, per chi vive Scampia, sono difficili da credere: ragazze che scendono senza tacco e auto in cui si va da soli? Ma è un romanzo? E i negozi di pesce venderebbero meno non per la crisi ma perché si ha paura di comprare? Che a Scampia, a Melito, a Secondigliano, a Giugliano ci siano roccaforti della camorra è senz’altro vero» afferma il Presidente della Commissione Regionale «Che gli ultimi episodi di cronaca ci raccontano di una possibile faida nuovamente in atto nessuno lo può negare. E nemmeno che questo possa generare paura. Ma forse ci vorrebbe maggiore accortezza nell’usare le parole, ed evocare presunti coprifuoco genera solo nuova indiscriminata paura, nuove false stigmatizzazioni, soprattutto allontana lo spazio della verità. Ed allora diciamolo chiaramente che Scampia in questi anni è diventato un enorme laboratorio culturale e sociale dove una rete di associazioni che su quel territorio sono nate e operano, portano avanti un lavoro straordinario e loro “okkupy Scampia” lo mettono in campo ogni giorno, tra strade, piazze e scuole senza la necessità di clamori mediatici. Ed è così che si realizza un’azione concreta di sostegno alle forze dell’ordine e alla magistratura nella lotta alla criminalità organizzata. La politica, allora, dovrebbe sostenere seriamente queste esperienze se vuole realmente schierarsi contro la camorra. Piuttosto» conclude Amato «si provi a fare un giro di sera dopo le 19,00 per il Centro Direzionale, che dovrebbe essere il cuore pulsante della city. Quando chiudono gli uffici non resta nulla, qui davvero le donne hanno paura a scendere da sole di sera, e vicino ai parcheggi si è sviluppato un mercato del sesso che sfrutta i bambini e le povertà. Forse bisognerebbe ricordare con Fabrizio De Andrè che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

Sopralluogo al depuratore di Cuma, situazione allarmante, tra impianti fermi e obsoleti e scarichi di borlande di distilleria.

«Quella del depuratore di Cuma è una situazione allarmante che va urgentemente affrontata. Lo stato dell’arte constatato questa mattina è di enorme sofferenza, tra impianti fermi e comunque obsoleti, cantieri aperti ma senza operai al lavoro, centraline di controllo mai messe in funzione, denuncie di scarichi industriali non autorizzati in un impianto che dovrebbe accogliere solo scarichi domestici. E’ ora di fare chiarezza». E’ la denuncia del Presidente della Commissione Bonifiche della Regione Campania Antonio Amato che questa mattina, con il vicepresidente della Commissione regionale Mafalda Amente, Il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano, alcuni esponenti delle forze politiche e dell’associazionismo del territorio dell’Area Flegrea ha effettuato un sopralluogo presso il Depuratore di Cuma «Abbiamo dovuto constatare addirittura che gli operai che operano per il trattamento dei fanghi non possono farsi la doccia perché c’è una banale caldaia rotta da mesi» afferma Amato «Le vasche di sedimentazione primaria e secondaria erano per il 50% ferme. Questo determina anche l’impossibilità di sfruttare appieno le migliorie tecniche apportate. Una situazione» continua Amato «determinatasi anche e soprattutto per il contenzioso, anche di natura giudiziaria, tra Regione e Hydrogest». Al momento, infatti, dopo l’intervento della magistratura, gli impianti sono stati riconsegnati alla Regione senza che l’Hydrogest completasse le opere di rifunzionalizzazione necessarie. Le vasche, così sono per la metà ferme eppure, secondo quanto dichiarato dallo stesso responsabile regionale per il Ciclo Integrato delle Acque, l’ing. Manlio Martone che questa mattina ha accompagnato la commissione «l’impianto è obsoleto, è sicuramente necessaria la rifunzionalizzazione e l’adeguamento alla normativa. Al momento» ha dovuto ammettere l’ingegnere «l’impianto sicuramente non è ancora a norma». I responsabili dell’Hydrogest presenti, l’ingegner Maurizio Rossi e la Dottoressa Silvana Fiorillo che coordina tutti i laboratori della società, hanno denunciato che lo sforamento di alcuni parametri rispetto alle tabelle previste è dovuto «soprattutto all’arrivo di scarichi industriali non autorizzati, che giungono perlopiù dalla zona ASI di Giugliano. Sono anni che denunciamo la questione alle autorità competenti» hanno detto i responsabili Hydrogest «ma ad oggi continuano a giungere borlande di distilleria, a cui spesso, soprattutto dal collettore di Napoli, si aggiunge zinco» Viene messo così in crisi il trattamento biologico a fanghi attivi. E la situazione si ripeterebbe anche al depuratore di Napoli Nord dove si sono verificate le immissioni non autorizzate di carichi organici estremamente tossici «E’ una denuncia molto grave sulla quale interverremo con la massima urgenza» ha affermato il Presidente Amato «Organizzeremo un immediato sopralluogo presso il depuratore della zona ASI per capire perché questi rifiuti non vengono trattati come previsto dalla legge. Ma chiederemo anche conto di queste due centraline dell’ARPAC, per controllare i flussi di entrata ed uscita, che dopo tre anni sono ancora inattive». Le centraline, difatti, risultano istallate e in fase di collaudo, ma la commissione ne ha dovuto constatare il sostanziale stato di abbandono tra le erbacce «Ed anche l’acqua che va a finire in mare» ha concluso Amato «a vista sembrava tutt’altro che completamente depurata». I tecnici dell’Hydrogest, in verità, hanno provveduto a prelevare un campione ed analizzarlo. E le prime analisi sarebbero tranquillizzanti «E’ il fondo del canale che è sporco e dà quella colorazione» hanno spiegato «ma pulirlo sarebbe molto complicato, soprattutto perché non sapremmo dove portare i residui». Nel frattempo, invece, vengono portati in Puglia i residui dei fanghi, con volumi e costi molto elevati perché l’impiantistica per la disidratazione, che ne ridurrebbe il peso, non è mai entrata in funzione. «Abbiamo verificato la sussistenza di una situazione critica» conclude Amato «Ora verificheremo i dati delle analisi che abbiamo richiesto. Ma c’è un problema strutturale, di programmazione, adeguamento degli impianti e nuova individuazione del gestore che vanno urgentemente risolti».

Referendum popolare contro l’allargamento della giunta

«L’assurdo allargamento della giunta proposto da Caldoro comporta una modifica dello statuto regionale. Per questo, come previsto dalla legge regionale 19/2005, chiederemo che la stessa venga sottoposta a Referendum popolare» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «L’allargamento della giunta, al di là delle promesse di Caldoro, comporterà l’ennesimo innalzamento dei costi della politica. Una scelta che oggi appare del tutto scriteriata. Per questo faremo ricorso al referendum: come previsto dalla legge 19, a norma dell’articolo 123 della Costituzione, se un quinto dei consiglieri regionali chiederanno l’indizione del Referendum, che non prevede quorum, si sottoporrà questa scelta di Caldoro al vaglio popolare. Sono certo» prosegue Amato «che l’intera opposizione farà fronte comune e provvederà a portare avanti la battaglia per il “no all’approvazione” di questa legge. In consiglio» dice ancora il consigliere del PD «siamo già riusciti a fermare l’altra sconcezza proposta, quella che prevedeva anche la nomina di 2 sottosegretari. E’ inconcepibile che, mentre non si riesce a discutere leggi di fondamentale importanza come quelle sui beni confiscati o sui budget di salute, la primaria preoccupazione di Caldoro sia l’allargamento della sua giunta. Per risolvere conflitti interni e soddisfare la voglia di occupazione delle poltrone» conclude Amato «si produce l’ennesimo assalto alla diligenza, con il conseguente aumento della spesa pubblica, in spregio del grave momento di difficoltà che vive il nostro Paese e in particolar modo la Campania. Contro tutto questo chiederemo l’intervento diretto dei cittadini campani»

PD, operazione rinnovamento

L’intervento sul Partito Democratico pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno di mercoledì 22 giugno 2011.

Antonio Amato (consigliere regionale del PD): «Con la nuova legge sui trasporti scolastici garanzie contro l’abusivismo, per la legalità e la sicurezza. E si determineranno nuove opportunità di lavoro»

«Lotta all’abusivismo e sicurezza nel trasporto scolastico: l’approvazione di questa proposta di legge rappresenta un ottimo risultato in termini di legalità, efficienza e sviluppo» lo afferma Antonio Amato dopo che la IV commissione regionale sui trasposti ha approvato all’unanimità la nuova “regolamentazione del trasporto scolastico in Campania”, proposta di legge presentata dal consigliere regionale del PD «La legge disciplina l’attività del trasporto scolastico rivolto agli alunni iscritti alle scuole materne, elementari e medie della nostra Regione. Abbiamo inteso contrastare il fenomeno del trasporto abusivo che, innanzitutto, non rispetta i requisiti minimi di sicurezza per la salvaguardia dell’incolumità degli alunni. Con questa regolamentazione» continua Amato «non solo si fornirà un servizio di grande utilità per le famiglie campane, ma, considerando la stima effettuata che prevede per la sola città di Napoli un fabbisogno di circa 700 minibus, contribuirà a creare nuove opportunità di lavoro e, diminuendo il traffico, a migliorare la vivibilità cittadina» La proposta di legge istituisce un albo regionale delle imprese che gestiscono il servizio di trasporto scolastico, determina i requisiti necessari ad ottenere l’autorizzazione, responsabilizza le amministrazioni comunali per la strutturazione complessiva del servizio (dal numero di autorizzazione ai tragitti alle tariffe) «Sollecitavo da tempo l’approvazione di questo strumento normativo» dice ancora Amato «e sono molto soddisfatto del voto unanime della commissione, ora è necessario portare la proposta al primo consiglio utile per il vaglio definitivo. Di certo» conclude il consigliere del PD «bisognerà affiancare alla legge un maggiore rigore nel perseguire e sanzionare coloro che esercitano questa professione senza autorizzazioni e non rispettando i requisiti di sicurezza necessari»  

Un’altra revoca di utilizzo di un bene confiscato. Si sta smantellando l’intero sistema. Già inviata una lettera a Napolitano, chiedo l’intervento di Maroni e Pisanu

«Dopo il caso di Trentola ora Castel Volturno, con la revoca dell’affidamento del bene confiscato a Baia Verde alla Jerry Masslo. Perché si vogliono smantellare le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati?» lo chiede il Presidente della Commissione regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «La revoca all’associazione che da sempre si batte per i diritti dei migranti dell’affidamento del bene confiscato “La casa di Alice”, nella villa confiscata a Maresca a Baia Verde, da parte del sindaco di Castel Volturno, è inquietante: si adduce la motivazione di un mancato riutilizzo del bene, ma in base alle informazioni in nostro possesso, quel bene non solo è stato riattato e sistemato, ma si sono già avviate al suo interno le attività di una sartoria sociale ed è pronta una prima produzione di abiti etnici. E nello stesso bene si realizzerà parte del Festival dell’Impegno Civile cui pure la Regione Campania ha dato il proprio patrocinio. Eppure giunge la revoca di concessione. L’episodio diventa ancor più grave» continua Amato «perché questa vicenda segue quella di Trentola Ducenta, dove il sindaco revoca alla Comunità di Capodarco il comodato d’uso di un altro bene confiscato. Sembra» continua il Presidente della Commissione Regionale «che da parte di alcuni amministratori locali sia in atto lo smantellamento di un sistema di riutilizzo dei beni confiscati in provincia di Caserta che sta dando risultati straordinari e che pure le Istituzioni tutte indicano come modello da seguire. Un altro modello Caserta, che contrasta la camorra, sviluppa economia sociale e vero riscatto dei territori. Chiediamo con urgenza» afferma il Presidente della Commissione Regionale «che il Presidente della Regione Caldoro, il presidente della Provincia di Caserta Zinzi, l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, intervengano per fare chiarezza e porre un freno a quanto sta accadendo. Questa mattina ho scritto al Presidente Napolitano, al Ministro degli Interni Maroni e al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Pisanu perché intervengano. Finora c’è stato un assordante silenzio, un muro di gomma che già sappiamo cosa produce in questi territori. La commissione che presiedo» conclude Amato «è al fianco di queste esperienze, della Jerry Masslo, della Comunità di Capodarco, e delle tante altre realtà che hanno costruito una vera alternativa al potere della camorra. Questi atti dei comuni mettono in discussione un intero modello e mettono a rischio l’incolumità stessa di quanti, associazioni, volontari, cittadini, dedicano in prima persona il loro impegno al riscatto di questi territori dalla violenza della camorra. E’ ora che tutte le istituzioni scendano in campo»

Bobbio come Bava Beccaris. Piuttosto lavoriamo per una soluzione seria

«Invece di ispirarsi al feroce monarchico Bava Beccaris, Bobbio farebbe bene a schierarsi con gli operai di Fincantieri condividendo la loro battaglia» lo afferma il Portavoce napoletano di Area Democratica e consigliere regionale del PD Antonio Amato «Richiedere l’intervento dei militari è scandaloso, a fronte di un dramma sociale causato dalla totale incapacità di questo governo a evitare il dramma sociale che si stava prospettando da mesi. Aspettiamo un sussulto della giunta regionale che si faccia sentire col governo e non accetti più il ruolo supino cui è stata fin ad oggi costretta. E’ in gioco il futuro di migliaia di persone e dei nostri territori. E il lavoro, la dignità, la vita degli operai della Fincantieri è il bene principale da tutelare. Per questo non ci può essere trattativa su quella carta straccia di progetto industriale» conclude Amato «va solo annullato e riscritto»

Sopralluogo alla ex centrale nucleare del Garigliano. Torno con una certezza rafforzata: assurdo pensare a nuove centrali

Una stima di 4,5 miliardi di euro per lo smantellamento, il decommisioning, dei siti nucleari nazionali, 450 milioni di euro per quello del Garigliano (costi “scaricati” sulla bolletta elettrica), una mole nazionale complessiva di rifiuti nucleari pari a circa 80 mila metri cubi, tra i 6 mila ed i 7 metri cubi quelli del Garigliano, un Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi (il Parco Tecnologico) i cui lavori dovevano partire nel 2009 e per il quale, invece, devono essere ancora individuati i criteri delle potenziali aree che dovranno ospitarlo. Nel frattempo i rifiuti radioattivi resteranno sui siti delle ex centrali, ma si tratta di quelli di prima e seconda categoria, quelli cioè di bassa e media attività, mentre quelli di terza categoria derivanti da combustibile nucleare, sono quasi tutti tra l’Inghilterra e la Francia per il riprocessamento, e torneranno in Italia entro il 2025. In realtà le 13 tonnellate di residui di elementi di combustibile del Garigliano sono ancora in Italia, al deposito Avagadro di Sallugia, ma saranno trasportati in Francia entro il 2012, in base all’accordo complessivo da 250 milioni di euro siglato da Sogin e Areva. Sul sito del  Gariglaino, quindi, resteranno fino all’apertura del Parco Tecnologico i rifiuti di bassa e media attività,  “temporaneamente” stoccati nei depositi D1 e Diesel, appositamente riattati, ed in altri depositi temporanei sul sito. Nel frattempo si procede alla bonifica delle cosiddette “trincee”, le buche, oggi coperte con un’apposita struttura di contenimento, dove sono interrati i resti di indumenti e altro materiale di risulta utilizzati negli anni di  attività della centrale, che andranno messi in sicurezza e anch’essi stoccati nei depositi. A breve si inizierà poi a lavorare per lo smantellamento del vecchio camino (che sarà sostituito da uno più piccolo e moderno) e l’abbattimento del serbatoio di quota. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso del sopralluogo effettuato nella giornata di venerdì dal Presidente della Commissione Regionale sulle bonifiche ambientali ed i siti stoccaggio rifiuti Antonio Amato, insieme al Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e alla responsabile del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca Giulia Casella, presso il sito dell’ex centrale nucleare del Garigliano dove hanno incontrato il management della Sogin. I tecnici della Sogin hanno quindi rassicurato le istituzioni presenti al sopralluogo sui controlli dei livelli di radioattività della Piana del Garigliano che non avrebbero prodotto alcuno sforamento, ed hanno ribadito che all’interno dei depositi temporanei realizzati nel sito saranno stoccati esclusivamente i rifiuti della centrale e non saranno portati rifiuti nucleari provenienti dall’esterno. Aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente Amato ha richiesto la massima vigilanza e trasparenza.

«Quella del nucleare è una scelta assolutamente sbagliata» afferma Amato a seguito del sopralluogo alla ex centrale nucleare del Gargliano realizzato nella gioranta di venerdì con il Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e la responsabile del circolo di Legambiente a Sessa Aurunca Giulia Casella «E non solo per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute che hanno un peso determinante. Anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali, ancora non sappiamo dove e quando precisamente si realizzerà questo deposito nazionale, ancora esistono incertezze sugli studi epidemiologici per quanto determinato sulla salute dalla presenza di queste centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata». Giudizio negativo che non si estende alla Sogin, estranea alla partita del nuovo nucleare, sulla quale il Presidente della Commissione esprime parole di apprezzamento «Ci troviamo di fronte ad un’azienda il cui core business è nella dismissione delle vecchie centrali e la gestione del Parco Tecnologico. Qui i ritardi che si stanno accumulando sono assurdi, anche perché, finchè non si realizzerà, il costo dei vecchi impianti aumenterà di anno in anno. Il management incontrato ha dato prova di volontà di collaborazione istituzionale e di buone pratiche di trasparenza. Inoltre» continua Amato «Ad un primo esame, il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente. Certo non mancano criticità, ed innanzitutto la definitiva partenza degli studi epidemiologici e la mancanza di un protocollo di monitoraggio con ARPAC e ASL per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecito a questi enti strumentali della regione. E deve lavorare con maggiore efficacia il tavolo regionale sulla trasparenza, finalmente riattivato, dal quale dovranno anche pervenire proposte per la destinazione dell’area a bonifica ultimata. Progetto che manca ancora. Sperando, naturalmente» conclude il Presidente «che l’ipotesi di chiusura del 2022 venga rispettata. Quella del 2016 è già saltata». Una volta chiuso l’impianto, resteranno, naturalmente bonificati, l’edificio del reattore e quello della turbina, realizzati su progetto degli anni ’50 dell’architetto Morandi, e dichiarati beni di interesse storico come archeologia industriale. «Quello che appare evidente» commenta il Direttore di Legambiente Raffaele Del Giudice «è che i nodi del nucleare restano tutti al pettine, a partire da tempi e costi di dismissione esorbitanti. Le centrali furono realizzate senza tener presenti i rischi sismici, resta tutta aperta la questione delle indagini epidemiologiche. Di certo» continua Del Giudice «è stata una giornata molto positiva sia per l’ottima azione che la commissione guidata dall’Onorevole Amato continua a mettere in campo consentendo la verifica sul campo delle maggiori questioni ambientali della nostra regione, sia per l’apertura al confronto ed alla trasparenza mostrata dai tecnici della Sogin, attitudini che in settori come la gestione dei rifiuti difficilmente ritroviamo. Sicuramente» conclude Del Giudice «vanno rafforzati tavolo della trasparenza e sistemi di monitoraggio, e realizzati i dovuti protocolli con gli enti strumentali. Ma soprattutto, a livello nazionale e locale, serve un cronoprogramma certo delle attività di dismissione e bonifica delle centrali esistenti, ribadendo un fermo e convinto no su qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare»

Il primo atto del neo eletto sindaco di Trentola Ducenta è far chiudere il bene confiscato gestito dalla Comunità di Capodarco. Una promessa da pagare a qualcuno?

«Apprendiamo con enorme preoccupazione che il primo atto del neo eletto sindaco di Trentola Ducenta (CE), Michele Griffo, Pdl, è stata la revoca alla Compagnia dei Felicioni della Comunità di Capodarco del comodato d’uso del bene confiscato gestito per aiutare i minori abbandonati o con forte disagio della zona» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato «Si tratta di una delle migliori esperienze realzizzate sui beni confiscati alla criminalità organizzata, tra l’altro all’interno di un immobile sottratto al pericoloso camorrista Dario De Simone. E’ quantomeno particolare che un sindaco appena eletto consideri come sua assoluta priorità quella di cacciare e far chiudere una comunità che svolge un essenziale ruolo sociale. Il Commissario Prefettizzio aveva già prorogato la concessione d’uso del bene confiscato e il neo eletto sindaco Griffo, appena salito al Palazzo del Comune, si premura di revocarla. Per tempi e modalità» continua Amato «sembra una promessa elettorale da pagare a qualcuno, e ci preoccupa ipotizzare a chi. Per queste ragioni e per salvaguardare un’esperienza straordinaria di cui ha beneficiato l’intera comunità locale informermeremo e chiederemo l’intervento di tutte le istituzioni interessate» conclude il Presidente della Commissione regionale «a partire dall’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, la Prefettura di Caserta e il Presidente della Regione Caldoro. Auspichiamo vivamente che si sia trattato di un mero errore e che il sindaco ritiri immediamente quest’atto scandaloso»

L’ennesimo operaio morto e le istituzioni latitano

«Al dolore per l’ennesima assurda e tragica morte su un luogo di lavoro, si unisce una rabbia enorme: c’è una proposta di legge per la sicurezza sui luoghi di lavoro frutto di un lungo percorso concordato e realizzato con tutte le parti sociali, il “Viaggio nei luoghi di lavoro per la salute e la sicurezza”, e non si riesce nemmeno a discuterne nella commissione preposta che manca ancora di un presidente dopo che Diodato è decaduto» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Ogni morto sul lavoro porta una lacerazione della democrazia, e rappresenta, ancora oggi, una morte di classe. Essere costretti ancora a piangere un povero operaio che perde la vita per guadagnarsi da vivere onestamente mentre le istituzioni latitano per calcoli di parte e spartizioni di poltrone, determina un vero e proprio sentimento di vergogna. La proposta di legge presentata» continua Amato «è stata concordata con l’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro, con l’ANCE Campania, con l’Unione Industriali della Provincia di Napoli, con Confindustria Salerno, con l’ANICAV, con la CGIL Campania, la CISL Campania e la UIL Campania, con l’INAIL direzione regionale della Campania. Insomma un progetto di legge ampiamente condiviso che partiva dal basso, dall’ascolto di imprenditori e lavoratori, da una verifica diretta sui luoghi di lavoro. E contiene elementi innovativi e molto importanti soprattutto per la prevenzione degli incidenti. Eppure la commissione per le attività produttive non la discute. A breve» conclude Amato «giungerà una richiesta di audizione da parte di tutte le parti sociali che hanno promosso l’iniziativa da cui è nata la legge che ho presentato. Speriamo che almeno questo serva a dare una smossa a questa maggioranza per arrivare a discutere i temi che toccano la vita stessa dei lavoratori»