Una stima di 4,5 miliardi di euro per lo smantellamento, il decommisioning, dei siti nucleari nazionali, 450 milioni di euro per quello del Garigliano (costi “scaricati” sulla bolletta elettrica), una mole nazionale complessiva di rifiuti nucleari pari a circa 80 mila metri cubi, tra i 6 mila ed i 7 metri cubi quelli del Garigliano, un Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi (il Parco Tecnologico) i cui lavori dovevano partire nel 2009 e per il quale, invece, devono essere ancora individuati i criteri delle potenziali aree che dovranno ospitarlo. Nel frattempo i rifiuti radioattivi resteranno sui siti delle ex centrali, ma si tratta di quelli di prima e seconda categoria, quelli cioè di bassa e media attività, mentre quelli di terza categoria derivanti da combustibile nucleare, sono quasi tutti tra l’Inghilterra e la Francia per il riprocessamento, e torneranno in Italia entro il 2025. In realtà le 13 tonnellate di residui di elementi di combustibile del Garigliano sono ancora in Italia, al deposito Avagadro di Sallugia, ma saranno trasportati in Francia entro il 2012, in base all’accordo complessivo da 250 milioni di euro siglato da Sogin e Areva. Sul sito del Gariglaino, quindi, resteranno fino all’apertura del Parco Tecnologico i rifiuti di bassa e media attività, “temporaneamente” stoccati nei depositi D1 e Diesel, appositamente riattati, ed in altri depositi temporanei sul sito. Nel frattempo si procede alla bonifica delle cosiddette “trincee”, le buche, oggi coperte con un’apposita struttura di contenimento, dove sono interrati i resti di indumenti e altro materiale di risulta utilizzati negli anni di attività della centrale, che andranno messi in sicurezza e anch’essi stoccati nei depositi. A breve si inizierà poi a lavorare per lo smantellamento del vecchio camino (che sarà sostituito da uno più piccolo e moderno) e l’abbattimento del serbatoio di quota. Sono questi alcuni dei dati emersi nel corso del sopralluogo effettuato nella giornata di venerdì dal Presidente della Commissione Regionale sulle bonifiche ambientali ed i siti stoccaggio rifiuti Antonio Amato, insieme al Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e alla responsabile del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca Giulia Casella, presso il sito dell’ex centrale nucleare del Garigliano dove hanno incontrato il management della Sogin. I tecnici della Sogin hanno quindi rassicurato le istituzioni presenti al sopralluogo sui controlli dei livelli di radioattività della Piana del Garigliano che non avrebbero prodotto alcuno sforamento, ed hanno ribadito che all’interno dei depositi temporanei realizzati nel sito saranno stoccati esclusivamente i rifiuti della centrale e non saranno portati rifiuti nucleari provenienti dall’esterno. Aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il Presidente Amato ha richiesto la massima vigilanza e trasparenza.
«Quella del nucleare è una scelta assolutamente sbagliata» afferma Amato a seguito del sopralluogo alla ex centrale nucleare del Gargliano realizzato nella gioranta di venerdì con il Direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice e la responsabile del circolo di Legambiente a Sessa Aurunca Giulia Casella «E non solo per le primarie questioni legate alla sicurezza ed alla salute che hanno un peso determinante. Anche in termini di costi benefici, il calcolo appare del tutto privo di logica. Ancora oggi paghiamo sulla nostra bolletta i costi della dismissione delle passate centrali, ancora non sappiamo dove e quando precisamente si realizzerà questo deposito nazionale, ancora esistono incertezze sugli studi epidemiologici per quanto determinato sulla salute dalla presenza di queste centrali. Pensare di realizzare nuove centrali è una scelta del tutto scriteriata». Giudizio negativo che non si estende alla Sogin, estranea alla partita del nuovo nucleare, sulla quale il Presidente della Commissione esprime parole di apprezzamento «Ci troviamo di fronte ad un’azienda il cui core business è nella dismissione delle vecchie centrali e la gestione del Parco Tecnologico. Qui i ritardi che si stanno accumulando sono assurdi, anche perché, finchè non si realizzerà, il costo dei vecchi impianti aumenterà di anno in anno. Il management incontrato ha dato prova di volontà di collaborazione istituzionale e di buone pratiche di trasparenza. Inoltre» continua Amato «Ad un primo esame, il lavoro di bonifica sembra procedere positivamente. Certo non mancano criticità, ed innanzitutto la definitiva partenza degli studi epidemiologici e la mancanza di un protocollo di monitoraggio con ARPAC e ASL per il quale intendiamo promuovere un’azione di sollecito a questi enti strumentali della regione. E deve lavorare con maggiore efficacia il tavolo regionale sulla trasparenza, finalmente riattivato, dal quale dovranno anche pervenire proposte per la destinazione dell’area a bonifica ultimata. Progetto che manca ancora. Sperando, naturalmente» conclude il Presidente «che l’ipotesi di chiusura del 2022 venga rispettata. Quella del 2016 è già saltata». Una volta chiuso l’impianto, resteranno, naturalmente bonificati, l’edificio del reattore e quello della turbina, realizzati su progetto degli anni ’50 dell’architetto Morandi, e dichiarati beni di interesse storico come archeologia industriale. «Quello che appare evidente» commenta il Direttore di Legambiente Raffaele Del Giudice «è che i nodi del nucleare restano tutti al pettine, a partire da tempi e costi di dismissione esorbitanti. Le centrali furono realizzate senza tener presenti i rischi sismici, resta tutta aperta la questione delle indagini epidemiologiche. Di certo» continua Del Giudice «è stata una giornata molto positiva sia per l’ottima azione che la commissione guidata dall’Onorevole Amato continua a mettere in campo consentendo la verifica sul campo delle maggiori questioni ambientali della nostra regione, sia per l’apertura al confronto ed alla trasparenza mostrata dai tecnici della Sogin, attitudini che in settori come la gestione dei rifiuti difficilmente ritroviamo. Sicuramente» conclude Del Giudice «vanno rafforzati tavolo della trasparenza e sistemi di monitoraggio, e realizzati i dovuti protocolli con gli enti strumentali. Ma soprattutto, a livello nazionale e locale, serve un cronoprogramma certo delle attività di dismissione e bonifica delle centrali esistenti, ribadendo un fermo e convinto no su qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare»