redpro premium wordpress theme

Archivi per la sezione ‘Ambiente’ .

Ancora un episodio inquietante per la discarica del Castagnaro a Quarto. Si faccia immediatamente chiarezza anche sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine

«Ancora un grave episodio ai danni dei rappresentanti del comitato anti discarica di Quarto, e questa volta, secondo le denunce che abbiamo raccolto, ancora più inquietante delle stesse minacce subite dal rappresentante del comitato nelle scorse settimane» lo denuncia il Presidente della Commissione Ecomafie e siti smaltimento rifiuti della Campania Antonio Amato che questa mattina si è recato presso le cave del Castagnaro destinate ad accogliere compost fuori specifica «La scorsa notte, secondo quanto raccontato dai rappresentanti del comitato che stanno provvedendo anche a stendere formale denuncia, alla chiusura del presidio, recatisi nella sede della Consulta Giovani di Quarto, hanno qui dovuto fermare un tentativo di effrazione: due persone tentavano di manomettere la centralina elettrica legata all’allarme della consulta e a intaccare le grate di una finestra. Bloccati dall’intervento dei ragazzi del comitato» continua Amato «sarebbero scappati abbandonando una scala e portando con sé un grosso borsone nero. Hanno però continuato a stazionare fuori la sede della consulta insieme ad altre 6 persone che erano già state avvistate, a bordo di due auto, aggirarsi in modo sospetto nei pressi del presidio. Fuori la consulta è poi giunta anche un’auto dei carabinieri. Qui la situazione sarebbe evoluta in modo sconcertante: secondo la denuncia raccolta, infatti, i carabinieri non avrebbero immediatamente identificato le otto persone sospette che pure continuavano a stare lì, ma piuttosto i rappresentanti del comitato. Quindi, i carabinieri in divisa avrebbero prima provato ad entrare nella consulta senza mandato, quindi a fronte del diniego dei rappresentanti del comitato, li avrebbero chiamati in disparte confidando loro che quelle perone erano in realtà rappresentanti delle stesse forze dell’ordine che stavano realizzando “un’operazione nell’ombra”. La situazione sarebbe diventata concitata, e alla fine, i carabinieri avrebbero agito armi in pugno ammanettando i due che avevano provato ad entrare nella consulta. Cosa allora è realmente accaduto la scora notte a Quarto?» si chiede Amato «Chi erano quelle persone e perché avrebbero provato ad entrare nella sede della consulta? E’ vero che i carabinieri, pure a fronte delle precedenti minacce ricevute da rappresentanti del comitato, non li avrebbero immediatamente identificati? E’ vero che hanno parlato di “un’operazione ombra”? E nel caso, di cosa realmente si trattava? E’ un caso che poi questa mattina sarebbero giunte altre forze dell’ordine a chiedere, senza ragione, la chiusura del presidio perché abusivo? Cosa si sta determinando su quel territorio a fronte della possibilità di aprire una nuova discarica? Troppe volte in passato» afferma il Presidente della Commissione Regionale «ci siamo trovati di fronte a operazioni poco chiare. Chiaiano e Pianura insegnano molto. Chiederemo urgentemente chiarezza in tutte le sedi istituzionali interessando innanzitutto il Parlamento e il Ministero degli Interni. E’ troppo delicata questa vicenda per restare inermi. Sul merito della questione discarica stiamo ancora apportando i dovuti approfondimenti e venerdì terremo un’apposita audizione con tutti i rappresentanti istituzionali» conclude Amato «Tuttavia diciamo con chiarezza che cittadini che legittimamente e pacificamente protestano devono essere tutelati, soprattutto dopo pesanti minacce ricevute, che ventilate e tutte da verificare “operazioni ombra” eventualmente volte a far salire la tensione o smorzare la vitalità delle proteste sarebbero di una gravità inaudita, che il diritto dei cittadini non può divenire carta straccia in nome di interessi oscuri e poco chiari»

Fiume Sarno, ultimare le opere per non sprecare centinaia di milioni di euro

«Oltre 630 milioni di euro spesi, dal 1995 ad oggi, per affrontare l’emergenza Fiume Sarno, tante opere realizzate o in via di completamento, eppure difficoltà che corrono il rischio di rendere in parte vano quanto messo in campo» lo afferma Antonio Amato,  Presidente della Commissione Regionale Bonifiche della Regione Campania a seguito dell’audizione tenutasi questa mattina cui hanno partecipato i commissari Mafalda Amente, Corrado Gabriele e Anita Sala, insieme all’assessore regionale alla Difesa Suolo Edoardo Cosenza, al commissario straordinario Autorità di Bacino Sarno Pasquale Marrazzo, al commissario Straordinario  Bonifica Sarno Giovanni Gugliemi accompagnato dall’ingegnere AngeloAntonio Orlando, ai rappresentati delle amministrazioni di Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano e Terzigno «Interventi non effettuati dalla regione, smaltimento non ancora contabilizzato dei fanghi di sedimentazione delle vasche di raccolta, ditte che si fermano per sopraggiunte interdittive antimafia, progetti pure finanziati ma mai completati perché, come nel caso di una gronda a Terzigno, era intervenuta la nefasta ipotesi di trasformare a discarica Cava Vitiello. Sono alcune delle difficoltà emerse» afferma Amato «Di certo, innanzitutto se la regione non completerà quanto di propria competenza per la realizzazione della rete di drenaggio delle acque bianche, per diversi comuni del bacino del Sarno, da Poggiomarino a Scafati, da Ottaviano a Terzigno si rischia di rendere inefficaci i lavori pure realizzati o in fase di completamento per la raccolta di acque nere. Quindi» continua il Presidente della Commissione «a fronte di centinaia di milioni di euro spesi, di non risolvere i problemi di esondazioni e grave rischio idrogeologico di queste aree. Per questo abbiamo chiesto l’impegno dell’assessore Cosenza a coordinarsi con l’Assessorato all’ambiente e definire le varie iniziative da adottare». Dal canto suo l’Assessore Cosenza ha chiarito che «A fronte dell’estrema complessità del bacino idrografico del Fiume Sarno si evidenzia sicuramente una necessità di azione sinergica delle parti in causa. Sono stati compiuti errori colossali» ha affermato Cosenza «come il Canale Conte Sarno, con sperpero di denaro pubblico, opera incompletabile per l’intersezione con gli scavi di Pompei. Ad oggi si continua ad assistere ad esondazioni continue. In realtà bisogna intervenire per aumentare la portata del Sarno, altrimenti è inutile pensare di portare lì ulteriori quantitativi di acque reflue. Bisogna quindi adoperarsi per rendere effettivi i finanziamenti del “Grande Progetto Fiume Sarno”, realizzare la seconda foce ed effettuare la pulizia completa del letto del fiume, da valle a monte. Resta però da risolvere» ha affermato Cosenza «la questione dello smaltimento dei sedimenti e dei fanghi rimossi e trattati che ad oggi continuiamo a portare tra Lazio, Toscana e Lombardia con sperpero inutile di denaro pubblico, e questo richiederà la rivisitazione della legislazione regionale, rispettando senza inutili eccessi le normative ambientali». Così, se pure il Commissario straordinario per il Fiume Sarno Guglielmi ha garantito «entro l’estate il completamento del collettore per portare le acque nere di alcuni comuni al depuratore di Angri», il vicesindaco di Poggiomarino Giuseppe Annunziata ha sottolineato che «quest’opera pur fondamentale rischia di non risolvere i problemi di comuni come il nostro soggetti a continui allagamenti. Se non verrà completata dalla regione la vasca volano per l’irreggimentazione delle acque bianche, le esondazioni verranno solo spostate da un punto all’altro del territorio comunale. Chiediamo allora un intervento immediato della Regione». Anche il Commissario dell’Autorità di bacino Marrazzo ha sottolineato che «Non mancano studi e progetti, è giunto il momento di tradurre in pratica le conoscenze acquisite e risolvere definitivamente i problemi». I componenti della Commissione Regionale, all’unanimità hanno assunto «l’impegno di  sollecitare la giunta e trovare le soluzioni più adatte in tempi certi. Per questo» dicono i consiglieri regionali «abbiamo aggiornato il tavolo con l’assessore Cosenza e l’assessore Romano, chiedendo un preciso crono-programma degli interventi da realizzare»

In finanziaria un aritcolo per rendere meno efficaci i vincoli di protezione ambientale in Costiera

«Il comma dell’articolo 52 della finanziaria regionale, appare senza dubbio come un maldestro tentativo, messo lì tra le righe, per provare a stravolgere i vincoli previsti dalla normativa vigente a tutela dell’area Sorrentino Amalfitana. Fortunatamente è evidentemente scritto male, palesando una sua inapplicabilità procedurale. In ogni caso resteremo vigili perché non si stravolga quanto previsto dal PUC e non si rendano inefficaci i vincoli di tutela ambientale» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Eliminare la parola procedurali all’articolo 9 della legge 19, che per l’appunto  limitava nell’area sorrentino amalfitana l’applicabilità delle disposizioni della normativa alle sole parti procedurali, vuol dire provare a smussare i vincoli posti dalla legge in materia di costruzione di nuovi parcheggi. Tra l’altro il testo originario della legge era stato già modificato, nel senso di maggiori tutele ambientali, da successivi interventi normativi (legge 16 del 2004). In finanziaria non hanno nemmeno avuto l’accortezza, giuridicamente necessaria, di citare le modifiche intervenute, il chè denota anche la superficialità con cui si è ormai giunti a fare norme in Regione Campania. Lo dicevamo quando abbiamo votato contro questa finanziaria: non solo l’impianto generale appariva del tutto inefficace a fronte dei reali bisogni della nostra regione, ma in questo testo sono anche inseriti anche tanti piccoli interventi spot che, nel tentativo di rispondere agli interessi di pochi, potrebbero stravolgere i più complessi interessi della comunità, andando ad incidere in modo nefasto sul governo del territorio»

Per maggiori informazioni sull’argomento si rimanda all’articolo di Geremicca sul Corriere del Mezzogiorno consultabile al link

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/economia/2012/1-febbraio-2012/quel-piano-urbanistico-che-trasforma-costiera-sorrentina-boxlandia-1903102816599.shtml

Sull’ecomafia gravi colpe e inadempienze della politica

«Stiamo perdendo la battaglia contro le ecomafie per l’inerzia della politica. Le colpe di chi non adotta azioni di contrasto concrete non sono minori di quanti fanno affari con lo sversamento dei rifiuti» lo afferma il Presidente della Commissione regionale ecomafie Antonio Amato «Da mesi, ad esempio, nella zona Orientale di Napoli, tra Ponticelli e Pollena, si assiste al proliferare di scarichi di materiali abusivi e probabilmente rifiuti tossici che stanno creando vere e proprie minidiscariche laddove, tra l’altro, restano abbandonati siti di stoccaggio provvisori diventati, nell’incuria di tutti, definitivi. Allora» dichiara il Presidente della Commissione Regionale «Se va fatto l’ennesimo plauso alle forze dell’ordine e alla magistratura per l’operazione che questa mattina ha portato a stroncare un traffico di rifiuti speciali avviato nel nolano, non possiamo tacere sulle gravi colpe e inadempienze dei governi centrale e regionale. Siamo ancora in attesa che venga finalmente risolto il grande pasticcio del SISTRI e che, in ogni caso si addivenga ad un sistema efficiente sullo smaltimento dei rifiuti. Nonostante se ne parli da anni ancora manca nel codice penale la previsione del reato ambientale. Sul nostro territorio sistemi tecnologicamente avanzati e già utilizzabili per il contrasto alle ecomafie, come i drone sviluppati dall’Università Parthenope, nonostante diverse sollecitazioni della stessa commissione che presiedo, non vengono adottati e la ricerca sul campo non viene supportata. Più in generale» prosegue il Presidente della Commissione regionale «si avverte scarsa attenzione istituzionale su queste tematiche da parte di chi pure avrebbe l’obbligo di adottare tute le misure volte al contrasto di questi fenomeni. Si lasciano senza controllo e non si avviano a bonifica luoghi che pure si sa interessati da fenomeni di sversamento e incenerimento selvaggio. Eppure le ecomafie rappresentano uno dei principali core businnes della camorra e della mafia e l’annosa questione rifiuti in Campania non può essere affrontata correttamente senza sciogliere quello che è un vero e proprio nodo tumorale. Già nel piano bonifiche» afferma ancora Amato «bisogna dare priorità strategica al risanamento ambientale dei territori devastati da questo fenomeno. Quindi bisogna far propri tutti gli strumenti che possono aiutare in questa lotta, e istituire unità di crisi per il controllo di luoghi strategici e contro il fenomeno dei roghi tossici. Più in generale bisogna riattivare una grande tensione politico – istituzionale su questo tema. Questa commissione» conclude Amato «continuerà nella sua azione di ascolto, controllo, verifica e sollecitazione. Ma la politica e le istituzioni sono chiamate ad uno scatti di reni per non perdere una battaglia decisiva per la vita nostra e dei nostri territori»

Gravissime minacce a un rappresentante del movimento contro la discarica al Castagnaro a Quarto. Domani lì con la commissione anticamorra

<<Le violenze e le minacce subite ieri  da uno dei rappresentanti del comitato contro la discarica al Castagnaro, a Quarto, rappresentano un episodio gravissimo e allarmante che mette in luce, ancora una volta, la zona d’ombra che circonda la questione rifiuti in Campania>> lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie e siti smaltimento rifiuti della Campania, Antonio Amato <<Abbiamo appreso che uno dei rappresentanti di questo civile e legittimo movimento di protesta è stato oggetto prima di danni all’autovettura, quindi di gravi minacce telefoniche intimidatorie volte a far cessare la protesta. E’ evidente>> continua Amato <<che a fronte dell’utilizzo di cave nella zona del Castagnaro si siano determinati interessi oscuri i cui beneficiari non vogliono si oppongano ostacoli. Saranno sicuramente gli inquirenti a sviluppare le dovute indagini, ma le modalità delle minacce e la contestualizzazione territoriale della vicenda sembrano evidenziare una matrice di tipo camorristico di fronte alla quale le istituzioni non possono, non devono rimanere inermi, ma devono immediatamente mobilitarsi. Domani>> dice il Presidente della Commissione ecomafie <<sarò a Quarto con la Commissione Anticamorra presieduta da Gianfranco Valiante ed affronteremo nel merito la questione. Di certo non si possono lasciare soli cittadini che, per difendere i propri territori, si mettono in prima linea e non hanno paura di denunciare le intimidazioni che subiscono. Anche il merito della questione>> conclude Amato <<la ventilata possibilità di utilizzare quelle cave per riempirle con compost fuori specifica, pure a fronte di questi ultimi accadimenti, deve essere rivisto e urgentemente corretto: oltre alle specifiche situazioni ambientali, e in questo caso ricordo che ci troviamo all’interno di un Parco Naturale, infatti, si deve tener conto anche del contesto generale nel quale si va ad operare, e prendere tutte le precauzioni perché in un settore così delicato come i rifiuti, come troppe volte accaduto in passato, non si realizzino scelte che, anche indirettamente, possano collimare con gli interessi della criminalità>>

39% di differenziata, perché il governo non lo ha riferito prima del Piano Rifuti? Il 65%, allora, non è una chimera

«Le stime di differenziata rese note da Caldoro, che preannuncia il raggiungimento della percentuale del 39%, gettano un’ulteriore preoccupante ombra sul Piano Regionale Rifiuti appena approvato» lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato «In consiglio si è condotta l’intera discussione su una previsione di stime attuali ferme a poco più del 30%, il Piano in sé è tarato su una differenziata al 50%. Questo» continua Amato «è stato uno dei punti critici che ha portato al nostro voto contrario. Siamo infatti convinti che il Piano dovesse puntare da subito al 65% di differenziata come previsto dalla legge, e le stime di oggi ci dicono che è un obiettivo perseguibile in pochi anni, non certo una chimera. L’impiantistica di termovalorizzazione e le discariche previste, soprattutto nella fase transitoria, appaiono allora decisamente sovradimensionate. Cosa ce ne faremo poi di questi impianti? La previsione della loro costruzione non rischia di frenare lo sviluppo della differenziata? E soprattutto» conclude Amato «Perché il governo della regione non ha fornito queste cifre pochi giorni fa in sede di discussione in consiglio? Ora siamo ancora più convinti della necessità di discutere il merito della mozione presentata come PD, che pone la necessità di dimensionare il piano sul 65% di differenziata, sulla riduzione della produzione a monte dei rifiuti e sull’utilizzo del pre-trattamento meccanico biologico del tal quale da destinare a incenerimento» 

Antonio Amato, Mafalda Amente, Anita Sala (Commissione regionale bonifiche, audizione con il Commissario straordinario bonifica Sarno) «Nel medio Sarno in via di risoluzione l’irreggimentazione delle acque nere. Ma restano irrisolti i rischi idrogeologici legati a esondazioni e allagamenti

«Entro quest’estate si risolveranno le questioni di carattere igienico sanitario legate agli scarichi fognari di Terzigno e San Giusepe Vesuviano che gravano ancora sul comune di Poggiomarino, grazie al completamento delle reti fognarie e degli allacciamenti a collettori e depuratore. Resta però tutta da affrontare la questione del deflusso delle acque bianche e del correlato rischio idrogeologico dell’intera area a ridosso del Monte Somma» lo affermano Antonio Amato, Mafalda Amente e Anita Sala, rispettivamente Presidente, vicepresipresidente  e commissario della III Commissione Speciale per le bonifiche, che questa mattina hanno ascoltato in audizione il Commissario Straordinario alla Bonifica del fiume Sarno, l’ing. Giovanni Guglielmi, sulle tematiche inerenti  raccolta e trattamento delle acque di alcuni comuni del medio Sarno. Presenti all’audizione, oltre al responsabile tecnico del Commissariato, l’ing. AngeloAntonio Orlando, i rappresentanti dei comuni di Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, Giancarlo Chiavazzo responsabile scientifico di Legambiente Campania, i rappresentanti di diverse associazioni tra cui “La sveglia”, “Faro del Sarno”, “Assocaizione Diritti dei cittadini”, “Tutela Salute e Ambiente”. «L’audizione segue il sopralluogo alle vasche Fornillo e Pianillo di Poggiomarimo in cui avevamo appurato una situazione disastrosa con la tracimazione di scarichi fognari nei campi e continui allagamenti» spiegano i componenti della Commissione «La pulizia delle vasche, il prelievo ed il trattamento dei sedimenti con la loro raccolta nell’impianto di San Giuseppe, il completamento delle reti fognarie, si dovrebbero avere entro l’estate, secondo le garanzie fornite dal Commissariato che comunque al momento lavora in regime di prorogatio. Ma se questo risolverà in parte la questione igienico sanitaria legata allo sversamento delle acque nere» proseguono i consiglieri  «resterà aperta la questione delle esondazioni e del conseguente rischio idrogeologico. Questione che non viene correttamente affrontata per quest’area né nel Grande Progetto del Fiume Sarno né nel piano stralcio dell’Autorità di Bacino alla quale va chiesto conto della tipologia e della tempistica degli interventi già previsti in un Protocollo del 2004. Non si possono attendere nuovi ma già presumibili disastri» concludono Amato, Amente e Sala «Per questo a breve ci sarà un tavolo a cui convocheremo anche gli assessori Romano e Cosenza nonché la stessa autorità di Bacino e il Commisariato Sarno insieme a enti locali ed associazioni». Nel corso dell’audizione il vicesindaco di Poggioamrino Giuseppe Annunziata ha evidenziato la necessità di «completare nel suo complesso il sistema fognario, a partire da quello che insiste sul nostro comune ma anche le vasche di laminazione sotterranee che la Regione sembra aver dimenticato di realizzare». Chiavazzo di Legambiente ha invece sottolineato l’esigenza «di tenere assieme i diversi aspetti della questione: il governo del ciclo delle acque, i rischi relativi al dissesto idrogeologico e le bonifiche. In questo quadro complessivo, se si è in fase avanzata per le infrastrutture, bisogna affrontare adeguatamente la questione della gestione e puntare da subito, soprattutto da parte delle amministrazioni locali, su interventi drenanti sul territorio, unica strada, insieme ad una corretta ritenzione a monte, per evitare esondazioni che nessuna vasca potrà mai completamente contenere». Il Commissario Straordinario Gugliemi ha confermato che «il completamento di quanto di nostra competenza, e cioè opere di fognatura, svuotamento e pulizia delle vasche esistenti, non sarà sufficiente ad evitare nuovi allagamenti» ma ha assicurato anche di «avere già papprontato un più complessivo progetto preliminare che, tra ampliamenti delle vasche esistenti, nuove vasche di laminazione e canali di irreggimentazione, potrebbe essere funzionale a risolvere complessivamente la questione»

Piano rifiuti approvato, ma con stime sbagliate. L’assessore Romano convocato già domani in commissione

Il piano approvato non risponde alle reali necessità della Regione in materia di rifiuti» lo afferma il consigliere del PD Antonio Amato che oggi è intervenuto in Consiglio per motivare il no del PD al piano presentato dalla giunta «Comprendiamo la necessità di avere uno strumento che regolasse la materia e l’urgenza di dare risposte all’Europa. Per questo abbiamo tenuto un atteggiamento costruttivo, volto alla discussione ed al possibile miglioramento della proposta. Il nostro non è stato un no ideologico» continua Amato «ma basato su stime e bisogni reali, nonché sulle indicazioni legislative europee e nazionali. Lo scenario scelto nel piano» afferma il consigliere PD «legato ad una previsione di differenziata al 50%, è sovradimensionato nella quantità di rifiuti da destinare a discarica o a termovalorizzazione. Ci sono troppi inceneritori e pochi impianti di compostaggio, inoltre se si assume realmente l’obbligo di legge di portare al 65% la differenziata e il ridimensionamento del 10% della produzione rifiuti, come indicato in un nostro emendamento che è stato approvato, allora, bisogna rivedere l’impostazione del piano, e prevedere, preferibilmente, lo scenario A3 basato sul trattamento meccanico dei rifiuti prima di portarli all’incenerimento. Questo» conclude Amato «anche per evitare di bruciare il tal quale come invece oggi previsto dallo scenario B2 scelto nel Piano. Affronteremo ancora queste tematiche, a partire dal corretto smaltimento delle ecoballe presenti sul nostro territorio, attraverso la mozione di indirizzo che abbiamo presentato. Ora, l’intero consigli regionale, ha l’obbligo di seguire con grande attenzione il complesso iter della legge di riordino del settore. Proprio per questo, già domani, la commissione su siti rifiuti, bonifiche ed ecomafie che ho l’onore di presiedere, ha convocato l’assessore Romano in audizione

Amato, Casillo, Caputo, Esposito: piano rifiuti, stime sbagliate, non servono tutti i termovalorizzatori previsti. Daremo battaglia in consiglio.

«Nella discussione sul Piano di Gestione dei Rifiuti presentato dalla giunta abbiamo posto delle questioni pregiudiziali che riproporremo  in consiglio con una mozione e pochi ma qualificati emendamenti» lo affermano i consiglieri regionali del PD Antonio Amato, Mario Casillo, Nicola Caputo, Lucia Esposito dopo la discussione di oggi in commissione Ambiente «Il Piano presenta delle evidenti criticità legate a stime troppo basse di riduzione della produzione a monte dei rifiuti, e, soprattutto, di una prospettiva di raccolta differenziata ferma al 50%. Questi elementi» dicono i consiglieri regionali «determinano un sovradimensionamento della quantità di rifiuti da destinare a discarica o a termovalorizzazione, e risultano decisivi nella scelta dello scenario B2 individuato dalla giunta, basato sostanzialmente sulla termovalorizzazione tra l’altro anche di una percentuale del 50% del rifiuto residuale tal quale che viene destinato ad incenerimento senza alcun preventivo trattamento meccanico biologico. Come si potrà realmente controllare i materiali bruciati? Perché si sceglie di aumentare le potenziali emissioni di inquinanti nocivi alla salute umana?» si chiedono i consiglieri del PD che aggiungono «Non prevedere una riduzione dei rifiuti almeno del 10%, non puntare da subito al 65% di differenziata, sottostimare la necessità di impianti di compostaggio, determina  la dilatazione della fase transitoria, fino a quando non saranno cioè pronti gli impianti e il sovradimensionamento degli impianti di termovalorizzazione, che già troppi nella fase di entrata in esercizio, diverrebbero poi ennesime inutilizzabili cattedrali nel deserto nel lungo periodo. Non si sottrarremo alle nostre responsabilità rispetto ad un tema tanto importante» concludono Amato, Casillo, Caputo e Esposito «In consiglio chiederemo alla giunta di rivalutare le stime portate su riduzione rifiuti e differenziata, nonché di rivedere la scelta di bruciare tal quale senza utilizzare un pre-trattamento meccanico biologico. Quindi di rivalutare le reali necessità impiantistiche per lo smaltimento dei rifiuti e la loro localizzazione»

Sopralluogo alle vasche di contenimento idrico di Poggiomarino «Situazione allarmante e rischi di natura igienico sanitaria e idrogeologica»

«Il sole splendeva nel cielo, eppure dalla vasca Pianillo, al confine tra San Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, esondavano acque putride e dall’incredibile fetore che si riversavano lungo una strada sommersa da rifiuti di ogni genere, compreso amianto. Tutt’intorno campi coltivati. Una situazione igienico sanitaria allarmante e scandalosa che deve essere urgentemente risolta». Lo afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale Bonifiche e siti smaltimenti rifiuti che questa mattina, con i consiglieri Anita Sala e Carmine Mocerino, i tecnici del Commissariato Straordinario Bonifica Sarno guidati dall’ing. Antonio Orlando, il sindaco di Poggiomarino Pantaleone Annunziata, i tecnici del Comune di San Giuseppe, i rappresentanti dell’associazione “Diritti dei cittadini”, e gli abitanti della zona, ha effettuato un sopralluogo presso le Vasche di contenimento idrico Fornillo e Pianillo a Poggiomarino. «Abbiamo appurato come nella Vasca Fornillo giungano non depurate le acque fognarie di Terzigno, e in quella Pianillo gli scarichi, spesso abusivi, di San Giuseppe Vesuviano» spiega Amato «Mancando ancora il completamento dei collettori che dovrebbero portare queste acque al depuratore di Angri, alle prime piogge, portando con sé gli scarichi fognari, esondano nelle strade e nei terreni limitrofi, determinando un enorme rischio epidemico e idrogeologico. Le vasche sono intasate da fanghi e sedimenti, ma non possono essere pulite finché non verranno completati i collettori». Una volta ultimati i lavori di immissione in fogna, fanghi e detriti dovranno essere portati all’impianto per il trattamento dei sedimenti già ultimato a San Giuseppe. «Una volta trattati» ha spiegato l’Ingegner Orlando del Commissariato bonifica Sarno «i fanghi residui verranno portati nelle apposite discariche fuori regione. Questo successivamente al completamento dei collettori che dovrebbero essere ultimati entro 6 mesi. Alla fine, se verrà rispettato il cronoprogramma, quindi, tra 6-8 mesi riusciremo a pulire le vasche nelle quali non giungeranno più i reflui fognari. Questa operazione però» ha sottolineato Orlando «non incide su eventuali scarichi abusivi, né risolve il problema delle esondazioni. Le due vasche risultano infatti insufficienti e, finché non si completerà il più vasto progetto relativo al fiume Sarno, saranno inevitabili nuove esondazioni causate da eventi meteorici». Anche per queste ragioni i componenti della commissione regionale hanno annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico «A seguito dei sopralluoghi effettuati» afferma il consigliere dell’IDV Anita Sala «chiederò con urgenza un tavolo tecnico  alla presenza dell’Assessore regionale Cosenza, affinché il disastro  idrogeologico che si consuma, ormai da svariati, anni nelle terre di  Poggiomarino, possa definitivamente trovare una soluzione. Ritengo, inoltre, che sia necessario anche l’intervento congiunto di Arpac e Asl, per monitorare le condizioni igienico-sanitarie dell’area e, soprattutto, l’incidenza delle  coltivazioni ormai inquinate sulla salute degli abitanti della zona. La battaglia contro questo disastro ambientale, iniziata con la mia interrogazione sul fiume Sarno, terminerà solo quando avremo risposte puntuali e interventi  certi sulla bonifica da parte degli enti competenti. Poggiomarino è solo la  prima tappa dei futuri sopralluoghi che insieme con la III Commissione speciale regionale effettueremo in queste terre avvelenate».  E per la necessità di affrontare il rischio idrogeologico il Presidnete Amato insiste sulla necessità «di dare impulso al Progetto di valenza europea sul Fiume Sarno. Soprattutto per il completamento delle fognature in comuni come Scafati e Pompei, per il drenaggio del fiume il cui livello si è notevolmente innalzato in questi anni e per tante altre opere che non possono più essere rimandate e per le quali Commisariato, Regione, Governo Centrale, ma anche comuni e aziende per la gestione delle acque come la Gori, devono assumere le proprie responsabilità e dare tempi certi»