Archivi per la sezione ‘Ambiente’ .
2nd febbraio 2012, 04:36 pm
«Il comma dell’articolo 52 della finanziaria regionale, appare senza dubbio come un maldestro tentativo, messo lì tra le righe, per provare a stravolgere i vincoli previsti dalla normativa vigente a tutela dell’area Sorrentino Amalfitana. Fortunatamente è evidentemente scritto male, palesando una sua inapplicabilità procedurale. In ogni caso resteremo vigili perché non si stravolga quanto previsto dal PUC e non si rendano inefficaci i vincoli di tutela ambientale» lo afferma il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Eliminare la parola procedurali all’articolo 9 della legge 19, che per l’appunto limitava nell’area sorrentino amalfitana l’applicabilità delle disposizioni della normativa alle sole parti procedurali, vuol dire provare a smussare i vincoli posti dalla legge in materia di costruzione di nuovi parcheggi. Tra l’altro il testo originario della legge era stato già modificato, nel senso di maggiori tutele ambientali, da successivi interventi normativi (legge 16 del 2004). In finanziaria non hanno nemmeno avuto l’accortezza, giuridicamente necessaria, di citare le modifiche intervenute, il chè denota anche la superficialità con cui si è ormai giunti a fare norme in Regione Campania. Lo dicevamo quando abbiamo votato contro questa finanziaria: non solo l’impianto generale appariva del tutto inefficace a fronte dei reali bisogni della nostra regione, ma in questo testo sono anche inseriti anche tanti piccoli interventi spot che, nel tentativo di rispondere agli interessi di pochi, potrebbero stravolgere i più complessi interessi della comunità, andando ad incidere in modo nefasto sul governo del territorio»
Per maggiori informazioni sull’argomento si rimanda all’articolo di Geremicca sul Corriere del Mezzogiorno consultabile al link
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/economia/2012/1-febbraio-2012/quel-piano-urbanistico-che-trasforma-costiera-sorrentina-boxlandia-1903102816599.shtml
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30th gennaio 2012, 05:48 pm
«Stiamo perdendo la battaglia contro le ecomafie per l’inerzia della politica. Le colpe di chi non adotta azioni di contrasto concrete non sono minori di quanti fanno affari con lo sversamento dei rifiuti» lo afferma il Presidente della Commissione regionale ecomafie Antonio Amato «Da mesi, ad esempio, nella zona Orientale di Napoli, tra Ponticelli e Pollena, si assiste al proliferare di scarichi di materiali abusivi e probabilmente rifiuti tossici che stanno creando vere e proprie minidiscariche laddove, tra l’altro, restano abbandonati siti di stoccaggio provvisori diventati, nell’incuria di tutti, definitivi. Allora» dichiara il Presidente della Commissione Regionale «Se va fatto l’ennesimo plauso alle forze dell’ordine e alla magistratura per l’operazione che questa mattina ha portato a stroncare un traffico di rifiuti speciali avviato nel nolano, non possiamo tacere sulle gravi colpe e inadempienze dei governi centrale e regionale. Siamo ancora in attesa che venga finalmente risolto il grande pasticcio del SISTRI e che, in ogni caso si addivenga ad un sistema efficiente sullo smaltimento dei rifiuti. Nonostante se ne parli da anni ancora manca nel codice penale la previsione del reato ambientale. Sul nostro territorio sistemi tecnologicamente avanzati e già utilizzabili per il contrasto alle ecomafie, come i drone sviluppati dall’Università Parthenope, nonostante diverse sollecitazioni della stessa commissione che presiedo, non vengono adottati e la ricerca sul campo non viene supportata. Più in generale» prosegue il Presidente della Commissione regionale «si avverte scarsa attenzione istituzionale su queste tematiche da parte di chi pure avrebbe l’obbligo di adottare tute le misure volte al contrasto di questi fenomeni. Si lasciano senza controllo e non si avviano a bonifica luoghi che pure si sa interessati da fenomeni di sversamento e incenerimento selvaggio. Eppure le ecomafie rappresentano uno dei principali core businnes della camorra e della mafia e l’annosa questione rifiuti in Campania non può essere affrontata correttamente senza sciogliere quello che è un vero e proprio nodo tumorale. Già nel piano bonifiche» afferma ancora Amato «bisogna dare priorità strategica al risanamento ambientale dei territori devastati da questo fenomeno. Quindi bisogna far propri tutti gli strumenti che possono aiutare in questa lotta, e istituire unità di crisi per il controllo di luoghi strategici e contro il fenomeno dei roghi tossici. Più in generale bisogna riattivare una grande tensione politico – istituzionale su questo tema. Questa commissione» conclude Amato «continuerà nella sua azione di ascolto, controllo, verifica e sollecitazione. Ma la politica e le istituzioni sono chiamate ad uno scatti di reni per non perdere una battaglia decisiva per la vita nostra e dei nostri territori»
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29th gennaio 2012, 02:07 pm
<<Le violenze e le minacce subite ieri da uno dei rappresentanti del comitato contro la discarica al Castagnaro, a Quarto, rappresentano un episodio gravissimo e allarmante che mette in luce, ancora una volta, la zona d’ombra che circonda la questione rifiuti in Campania>> lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie e siti smaltimento rifiuti della Campania, Antonio Amato <<Abbiamo appreso che uno dei rappresentanti di questo civile e legittimo movimento di protesta è stato oggetto prima di danni all’autovettura, quindi di gravi minacce telefoniche intimidatorie volte a far cessare la protesta. E’ evidente>> continua Amato <<che a fronte dell’utilizzo di cave nella zona del Castagnaro si siano determinati interessi oscuri i cui beneficiari non vogliono si oppongano ostacoli. Saranno sicuramente gli inquirenti a sviluppare le dovute indagini, ma le modalità delle minacce e la contestualizzazione territoriale della vicenda sembrano evidenziare una matrice di tipo camorristico di fronte alla quale le istituzioni non possono, non devono rimanere inermi, ma devono immediatamente mobilitarsi. Domani>> dice il Presidente della Commissione ecomafie <<sarò a Quarto con la Commissione Anticamorra presieduta da Gianfranco Valiante ed affronteremo nel merito la questione. Di certo non si possono lasciare soli cittadini che, per difendere i propri territori, si mettono in prima linea e non hanno paura di denunciare le intimidazioni che subiscono. Anche il merito della questione>> conclude Amato <<la ventilata possibilità di utilizzare quelle cave per riempirle con compost fuori specifica, pure a fronte di questi ultimi accadimenti, deve essere rivisto e urgentemente corretto: oltre alle specifiche situazioni ambientali, e in questo caso ricordo che ci troviamo all’interno di un Parco Naturale, infatti, si deve tener conto anche del contesto generale nel quale si va ad operare, e prendere tutte le precauzioni perché in un settore così delicato come i rifiuti, come troppe volte accaduto in passato, non si realizzino scelte che, anche indirettamente, possano collimare con gli interessi della criminalità>>
20th gennaio 2012, 02:08 pm
«Le stime di differenziata rese note da Caldoro, che preannuncia il raggiungimento della percentuale del 39%, gettano un’ulteriore preoccupante ombra sul Piano Regionale Rifiuti appena approvato» lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato «In consiglio si è condotta l’intera discussione su una previsione di stime attuali ferme a poco più del 30%, il Piano in sé è tarato su una differenziata al 50%. Questo» continua Amato «è stato uno dei punti critici che ha portato al nostro voto contrario. Siamo infatti convinti che il Piano dovesse puntare da subito al 65% di differenziata come previsto dalla legge, e le stime di oggi ci dicono che è un obiettivo perseguibile in pochi anni, non certo una chimera. L’impiantistica di termovalorizzazione e le discariche previste, soprattutto nella fase transitoria, appaiono allora decisamente sovradimensionate. Cosa ce ne faremo poi di questi impianti? La previsione della loro costruzione non rischia di frenare lo sviluppo della differenziata? E soprattutto» conclude Amato «Perché il governo della regione non ha fornito queste cifre pochi giorni fa in sede di discussione in consiglio? Ora siamo ancora più convinti della necessità di discutere il merito della mozione presentata come PD, che pone la necessità di dimensionare il piano sul 65% di differenziata, sulla riduzione della produzione a monte dei rifiuti e sull’utilizzo del pre-trattamento meccanico biologico del tal quale da destinare a incenerimento»
18th gennaio 2012, 06:33 pm
«Entro quest’estate si risolveranno le questioni di carattere igienico sanitario legate agli scarichi fognari di Terzigno e San Giusepe Vesuviano che gravano ancora sul comune di Poggiomarino, grazie al completamento delle reti fognarie e degli allacciamenti a collettori e depuratore. Resta però tutta da affrontare la questione del deflusso delle acque bianche e del correlato rischio idrogeologico dell’intera area a ridosso del Monte Somma» lo affermano Antonio Amato, Mafalda Amente e Anita Sala, rispettivamente Presidente, vicepresipresidente e commissario della III Commissione Speciale per le bonifiche, che questa mattina hanno ascoltato in audizione il Commissario Straordinario alla Bonifica del fiume Sarno, l’ing. Giovanni Guglielmi, sulle tematiche inerenti raccolta e trattamento delle acque di alcuni comuni del medio Sarno. Presenti all’audizione, oltre al responsabile tecnico del Commissariato, l’ing. AngeloAntonio Orlando, i rappresentanti dei comuni di Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, Giancarlo Chiavazzo responsabile scientifico di Legambiente Campania, i rappresentanti di diverse associazioni tra cui “La sveglia”, “Faro del Sarno”, “Assocaizione Diritti dei cittadini”, “Tutela Salute e Ambiente”. «L’audizione segue il sopralluogo alle vasche Fornillo e Pianillo di Poggiomarimo in cui avevamo appurato una situazione disastrosa con la tracimazione di scarichi fognari nei campi e continui allagamenti» spiegano i componenti della Commissione «La pulizia delle vasche, il prelievo ed il trattamento dei sedimenti con la loro raccolta nell’impianto di San Giuseppe, il completamento delle reti fognarie, si dovrebbero avere entro l’estate, secondo le garanzie fornite dal Commissariato che comunque al momento lavora in regime di prorogatio. Ma se questo risolverà in parte la questione igienico sanitaria legata allo sversamento delle acque nere» proseguono i consiglieri «resterà aperta la questione delle esondazioni e del conseguente rischio idrogeologico. Questione che non viene correttamente affrontata per quest’area né nel Grande Progetto del Fiume Sarno né nel piano stralcio dell’Autorità di Bacino alla quale va chiesto conto della tipologia e della tempistica degli interventi già previsti in un Protocollo del 2004. Non si possono attendere nuovi ma già presumibili disastri» concludono Amato, Amente e Sala «Per questo a breve ci sarà un tavolo a cui convocheremo anche gli assessori Romano e Cosenza nonché la stessa autorità di Bacino e il Commisariato Sarno insieme a enti locali ed associazioni». Nel corso dell’audizione il vicesindaco di Poggioamrino Giuseppe Annunziata ha evidenziato la necessità di «completare nel suo complesso il sistema fognario, a partire da quello che insiste sul nostro comune ma anche le vasche di laminazione sotterranee che la Regione sembra aver dimenticato di realizzare». Chiavazzo di Legambiente ha invece sottolineato l’esigenza «di tenere assieme i diversi aspetti della questione: il governo del ciclo delle acque, i rischi relativi al dissesto idrogeologico e le bonifiche. In questo quadro complessivo, se si è in fase avanzata per le infrastrutture, bisogna affrontare adeguatamente la questione della gestione e puntare da subito, soprattutto da parte delle amministrazioni locali, su interventi drenanti sul territorio, unica strada, insieme ad una corretta ritenzione a monte, per evitare esondazioni che nessuna vasca potrà mai completamente contenere». Il Commissario Straordinario Gugliemi ha confermato che «il completamento di quanto di nostra competenza, e cioè opere di fognatura, svuotamento e pulizia delle vasche esistenti, non sarà sufficiente ad evitare nuovi allagamenti» ma ha assicurato anche di «avere già papprontato un più complessivo progetto preliminare che, tra ampliamenti delle vasche esistenti, nuove vasche di laminazione e canali di irreggimentazione, potrebbe essere funzionale a risolvere complessivamente la questione»
16th gennaio 2012, 06:40 pm
Il piano approvato non risponde alle reali necessità della Regione in materia di rifiuti» lo afferma il consigliere del PD Antonio Amato che oggi è intervenuto in Consiglio per motivare il no del PD al piano presentato dalla giunta «Comprendiamo la necessità di avere uno strumento che regolasse la materia e l’urgenza di dare risposte all’Europa. Per questo abbiamo tenuto un atteggiamento costruttivo, volto alla discussione ed al possibile miglioramento della proposta. Il nostro non è stato un no ideologico» continua Amato «ma basato su stime e bisogni reali, nonché sulle indicazioni legislative europee e nazionali. Lo scenario scelto nel piano» afferma il consigliere PD «legato ad una previsione di differenziata al 50%, è sovradimensionato nella quantità di rifiuti da destinare a discarica o a termovalorizzazione. Ci sono troppi inceneritori e pochi impianti di compostaggio, inoltre se si assume realmente l’obbligo di legge di portare al 65% la differenziata e il ridimensionamento del 10% della produzione rifiuti, come indicato in un nostro emendamento che è stato approvato, allora, bisogna rivedere l’impostazione del piano, e prevedere, preferibilmente, lo scenario A3 basato sul trattamento meccanico dei rifiuti prima di portarli all’incenerimento. Questo» conclude Amato «anche per evitare di bruciare il tal quale come invece oggi previsto dallo scenario B2 scelto nel Piano. Affronteremo ancora queste tematiche, a partire dal corretto smaltimento delle ecoballe presenti sul nostro territorio, attraverso la mozione di indirizzo che abbiamo presentato. Ora, l’intero consigli regionale, ha l’obbligo di seguire con grande attenzione il complesso iter della legge di riordino del settore. Proprio per questo, già domani, la commissione su siti rifiuti, bonifiche ed ecomafie che ho l’onore di presiedere, ha convocato l’assessore Romano in audizione
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13th gennaio 2012, 06:38 pm
«Nella discussione sul Piano di Gestione dei Rifiuti presentato dalla giunta abbiamo posto delle questioni pregiudiziali che riproporremo in consiglio con una mozione e pochi ma qualificati emendamenti» lo affermano i consiglieri regionali del PD Antonio Amato, Mario Casillo, Nicola Caputo, Lucia Esposito dopo la discussione di oggi in commissione Ambiente «Il Piano presenta delle evidenti criticità legate a stime troppo basse di riduzione della produzione a monte dei rifiuti, e, soprattutto, di una prospettiva di raccolta differenziata ferma al 50%. Questi elementi» dicono i consiglieri regionali «determinano un sovradimensionamento della quantità di rifiuti da destinare a discarica o a termovalorizzazione, e risultano decisivi nella scelta dello scenario B2 individuato dalla giunta, basato sostanzialmente sulla termovalorizzazione tra l’altro anche di una percentuale del 50% del rifiuto residuale tal quale che viene destinato ad incenerimento senza alcun preventivo trattamento meccanico biologico. Come si potrà realmente controllare i materiali bruciati? Perché si sceglie di aumentare le potenziali emissioni di inquinanti nocivi alla salute umana?» si chiedono i consiglieri del PD che aggiungono «Non prevedere una riduzione dei rifiuti almeno del 10%, non puntare da subito al 65% di differenziata, sottostimare la necessità di impianti di compostaggio, determina la dilatazione della fase transitoria, fino a quando non saranno cioè pronti gli impianti e il sovradimensionamento degli impianti di termovalorizzazione, che già troppi nella fase di entrata in esercizio, diverrebbero poi ennesime inutilizzabili cattedrali nel deserto nel lungo periodo. Non si sottrarremo alle nostre responsabilità rispetto ad un tema tanto importante» concludono Amato, Casillo, Caputo e Esposito «In consiglio chiederemo alla giunta di rivalutare le stime portate su riduzione rifiuti e differenziata, nonché di rivedere la scelta di bruciare tal quale senza utilizzare un pre-trattamento meccanico biologico. Quindi di rivalutare le reali necessità impiantistiche per lo smaltimento dei rifiuti e la loro localizzazione»
21st dicembre 2011, 07:29 pm
«Il sole splendeva nel cielo, eppure dalla vasca Pianillo, al confine tra San Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, esondavano acque putride e dall’incredibile fetore che si riversavano lungo una strada sommersa da rifiuti di ogni genere, compreso amianto. Tutt’intorno campi coltivati. Una situazione igienico sanitaria allarmante e scandalosa che deve essere urgentemente risolta». Lo afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale Bonifiche e siti smaltimenti rifiuti che questa mattina, con i consiglieri Anita Sala e Carmine Mocerino, i tecnici del Commissariato Straordinario Bonifica Sarno guidati dall’ing. Antonio Orlando, il sindaco di Poggiomarino Pantaleone Annunziata, i tecnici del Comune di San Giuseppe, i rappresentanti dell’associazione “Diritti dei cittadini”, e gli abitanti della zona, ha effettuato un sopralluogo presso le Vasche di contenimento idrico Fornillo e Pianillo a Poggiomarino. «Abbiamo appurato come nella Vasca Fornillo giungano non depurate le acque fognarie di Terzigno, e in quella Pianillo gli scarichi, spesso abusivi, di San Giuseppe Vesuviano» spiega Amato «Mancando ancora il completamento dei collettori che dovrebbero portare queste acque al depuratore di Angri, alle prime piogge, portando con sé gli scarichi fognari, esondano nelle strade e nei terreni limitrofi, determinando un enorme rischio epidemico e idrogeologico. Le vasche sono intasate da fanghi e sedimenti, ma non possono essere pulite finché non verranno completati i collettori». Una volta ultimati i lavori di immissione in fogna, fanghi e detriti dovranno essere portati all’impianto per il trattamento dei sedimenti già ultimato a San Giuseppe. «Una volta trattati» ha spiegato l’Ingegner Orlando del Commissariato bonifica Sarno «i fanghi residui verranno portati nelle apposite discariche fuori regione. Questo successivamente al completamento dei collettori che dovrebbero essere ultimati entro 6 mesi. Alla fine, se verrà rispettato il cronoprogramma, quindi, tra 6-8 mesi riusciremo a pulire le vasche nelle quali non giungeranno più i reflui fognari. Questa operazione però» ha sottolineato Orlando «non incide su eventuali scarichi abusivi, né risolve il problema delle esondazioni. Le due vasche risultano infatti insufficienti e, finché non si completerà il più vasto progetto relativo al fiume Sarno, saranno inevitabili nuove esondazioni causate da eventi meteorici». Anche per queste ragioni i componenti della commissione regionale hanno annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico «A seguito dei sopralluoghi effettuati» afferma il consigliere dell’IDV Anita Sala «chiederò con urgenza un tavolo tecnico alla presenza dell’Assessore regionale Cosenza, affinché il disastro idrogeologico che si consuma, ormai da svariati, anni nelle terre di Poggiomarino, possa definitivamente trovare una soluzione. Ritengo, inoltre, che sia necessario anche l’intervento congiunto di Arpac e Asl, per monitorare le condizioni igienico-sanitarie dell’area e, soprattutto, l’incidenza delle coltivazioni ormai inquinate sulla salute degli abitanti della zona. La battaglia contro questo disastro ambientale, iniziata con la mia interrogazione sul fiume Sarno, terminerà solo quando avremo risposte puntuali e interventi certi sulla bonifica da parte degli enti competenti. Poggiomarino è solo la prima tappa dei futuri sopralluoghi che insieme con la III Commissione speciale regionale effettueremo in queste terre avvelenate». E per la necessità di affrontare il rischio idrogeologico il Presidnete Amato insiste sulla necessità «di dare impulso al Progetto di valenza europea sul Fiume Sarno. Soprattutto per il completamento delle fognature in comuni come Scafati e Pompei, per il drenaggio del fiume il cui livello si è notevolmente innalzato in questi anni e per tante altre opere che non possono più essere rimandate e per le quali Commisariato, Regione, Governo Centrale, ma anche comuni e aziende per la gestione delle acque come la Gori, devono assumere le proprie responsabilità e dare tempi certi»
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12th dicembre 2011, 06:07 pm
«Oltre 3,5 tonnellate di ecoballe lasciate a marcire senza nemmeno un telone di sicurezza, a pochi passi da un’isola ecologica comunale dove si recano cittadini a depositare la differenziata. Un contenzioso in atto di milioni di euro per il parcheggio di questa immondizia. Cumoli di rifiuti che dovrebbero essere differenziati per essere trattati, ed invece in quei depositi arriva di tutto. La situazione verificata questa mattina a Torre del Greco, nello stabilimento della Balsamo srl lascia esterrefatti e racconta, in piccolo, tutto quanto di malsano ha caratterizzato e determinato l’emergenza rifiuti in Campania». Lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie e siti smaltimento rifiuti della regione Campania Antonio Amato che questa mattina, con il consigliere Anita Sala si è recato in sopralluogo a Santa Maria La Bruna, a Torre del Greco, dove dal 2005 su alcune piazzolle di proprietà della Balsamo srl giacciono tonnellate di rifiuti impacchettati «Paradossalmente, in scala naturalmente ridotta, la situazione si presenta peggiore che negli altri depositi di ecoballe, da Giugliano a Caivano. Lì almeno c’è un telo contenitore e le ecoballe non fuoriescono all’aria a diretto contatto con cittadini e lavoratori. Qui, invece, dal 2010 il telo è stato divelto per portare parte delle seimila tonnellate di ecoballe depositate a Cava Sari. E nessuno ha più provveduto alla loro sistemazione. Oggi» prosegue Amato «c’è un nuovo contratto stipulato con la SAPNA, ma nel frattempo è in corso pure un contenzioso giudiziario per milioni di euro per il deposito di 6 anni. Perché quel contratto non è servito anche per una transazione? E soprattutto come si può aprire a pochi metri da quello schifo un’isola ecologica cui hanno accesso i cittadini? Alcune analisi» comunica il Presidente della Commissione «sono state effettuate nel 2010 dal Commissariato di Governo. Ma si avverte la necessità di comprendere bene cosa realmente c’è tra quei rifiuti, in che modo è stato smaltito e si smaltisce il percolato. Per questo abbiamo richiesto l’intervento urgente dell’ARPAC. C’è bisogno di caratterizzazione ed analisi e quindi di smaltire quei rifiuti. Di certo resta il nodo di decidere come smaltirli. Ma tengo a ribadire» aggiunge il consigliere regionale «che, per lo smaltimento complessivo delle ecoballe, l’idea di realizzare un termovalorizzatore a Giugliano rappresenta una scelta deleteria e da scartare. Anche perché, di tutti questi milioni di immondizia sparsi per la regione, non si conosce natura e potenziale calorifero. Come si fa allora a pensare alla tecnologia adatta?». Nel frattempo, l’intervento dell’ARPAC è stato richiesto anche per una zona confinante alla ditta Balsamo, quella che insiste lungo il perimetro delle “cave Ranieri” dove la commissione ha completato il suo sopralluogo: «Abbiamo ricevuto segnalazioni di sversamento illecito di rifiuti in quest’altra area, specialmente amianto» afferma Amato «abbiamo constatato il prosieguo dell’attività estrattiva nelle cave. Ma bisogna capire cosa c’è nei terreni, L’impressione generale conclude il Presidente della Commissione «è stata quella di trovarci in un’area molto sensibile dove sorveglianza e controlli sono assolutamente assenti».
24th novembre 2011, 06:38 pm
«Grazie alle tecnologie che abbiamo messo a punto, a partire dai Drone e dalle termocamere, lungo i 47 km del Litorale Domitizio e il percorso del Volturno abbiamo rinvenuto di tutto: dalla contaminazione fecale per fogne che giungevano direttamente nelle acque ad un caseificio che ripuliva le proprie vasche senza alcuna depurazione, fino allo spargimento di letame pompato nei bacini idrici dagli allevamenti zootecnici. Per non parlare di un’importante cittadina dell’agro aversano che sversava i propri scarichi, senza utilizzare alcun collettore, direttamente nel Volturno» Il Prof.re Massimialino Lega titolare della linea di ricerca di “Ingegneria Sanitaria Ambientale” del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente dell’università Parthenope, nel corso della conferenza stampa di questa mattina promossa dalla Commissione Regionale Ecomafie, ha illustrato alcuni dei risultati derivanti dalla collaborazione con la Procura di Santa Maria Capua Vetere e le forze dell’ordine, che ha portato al Protocollo di Salvaguardia ambientale della Provincia di Caserta ed ora si estenderà all’intero territorio campano grazie al coinvolgimento di altre 6 procure «Noi operiamo come tecnici sulla scena del crimine cercando di individuare quello che è avvenuto sul territorio e che può aver causato un danno ambientale» ha spiegato il Prof.re Lega «Trattiamo il reato ambientale come delitto, sì da individuare innanzitutto la tipologia di reato e quindi poter risalire ai colpevoli. Naturalmente, poi, sono gli organi inquirenti a sviluppare le indagini». Alla presenza del Presidente e del Vice Presidente della Commissione Regionale Antonio Amato e Mafalda Amente, del Preside della Facoltà di Scienze e Tecnologie Prof. Raffaele Santamaria, del Direttore del Dipartimento di Scienze per l’Ambiente Prof. Gerardo Pappone, del prof. Rodolfo Napoli, nell’aula Magna della Parthenope sono stati presentati i Droni, piccoli velivoli a controllo remoto dotati di termocamere, teleobiettivi e sensori, che permettono di rilevare presenza e tipologia di rifiuti, la georeferenziazione del territorio e l’individuazione di sversamenti illeciti, il monitoraggio 3D delle matrici di aria, acqua e suolo. Tecnologie che lo stesso Lega ha già presentato anche negli Stati Uniti alla NASA «Dopo l’audizione delle scorse settimane» ha spiegato il Presidente Amato «abbiamo promosso questa conferenza stampa nella convinzione di dover sostenere questa eccellenza della ricerca campana che, attraverso le tecnologie sviluppate, diventa determinante per la lotta alle ecomafie, sia nella fase di monitoraggio del territorio che in quella della caratterizzazione delle aree necessaria per le bonifiche. Magistratura e forze dell’ordine hanno già stretto una forte collaborazione con l’Università, e addirittura le tecnologie sono attenzionate dalla NASA. La regione» conclude Amato «non può rimanere inerme e deve sostenere e avvalersi di queste eccellenze. Perché la lotta alla camorra in generale, e nello specifico alle ecomafie, non costituiscono una tra le priorità, rappresentano, piuttosto la nostra assoluta priorità». Ed un sostegno dovrebbe essere garantito proprio dall’assessorato all’ambiente, come ha confermato la vicepresidente della Commissione Amente «L’assessore all’Ambiente Giovanni Romano si è impegnato ad utilizzare il drone nel piano regionale per le bonifiche, a dimostrazione che la Regione presta particolare attenzione per la ricerca universitaria, indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi posti dall’ente per quanto riguarda le politiche ambientali» ha affermato Amente «L’uso di tecnologie all’avanguardia contribuirà di certo a contrastare quelle attività illecite che hanno prodotto i disastri che tutti ben conosciamo. La commissione sta dando ampio spazio a queste tematiche e mi auguro che la sinergia con l’assessorato all’Ambiente possa da oggi ulteriormente rafforzarsi». Ed il sostegno delle istituzioni è assolutamente necessario, perché anche a causa dei tagli alla ricerca, pure un’eccellenza come quella sviluppata dalla Parthenope è a rischio «E’ di grande importanza che, su questi temi, si stia realizzando un punto di convergenza tra le istituzioni, che tenga insieme magistratura, forze dell’ordine, Regione e Università» ha detto il Prof.re Lega «A breve presenteremo i risultati ottenuti anche ai ministeri competenti. Di certo, però viviamo una reale sofferenza rispetto ai fondi destinati alle nostre ricerche, e se le Istituzioni preposte non si faranno carico di un sostegno reale, anche quanto fino ad oggi realizzato viene messo seriamente a rischio»
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