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Antonio Amato, Mafalda Amente, Anita Sala (Commissione regionale bonifiche, audizione con il Commissario straordinario bonifica Sarno) «Nel medio Sarno in via di risoluzione l’irreggimentazione delle acque nere. Ma restano irrisolti i rischi idrogeologici legati a esondazioni e allagamenti

«Entro quest’estate si risolveranno le questioni di carattere igienico sanitario legate agli scarichi fognari di Terzigno e San Giusepe Vesuviano che gravano ancora sul comune di Poggiomarino, grazie al completamento delle reti fognarie e degli allacciamenti a collettori e depuratore. Resta però tutta da affrontare la questione del deflusso delle acque bianche e del correlato rischio idrogeologico dell’intera area a ridosso del Monte Somma» lo affermano Antonio Amato, Mafalda Amente e Anita Sala, rispettivamente Presidente, vicepresipresidente  e commissario della III Commissione Speciale per le bonifiche, che questa mattina hanno ascoltato in audizione il Commissario Straordinario alla Bonifica del fiume Sarno, l’ing. Giovanni Guglielmi, sulle tematiche inerenti  raccolta e trattamento delle acque di alcuni comuni del medio Sarno. Presenti all’audizione, oltre al responsabile tecnico del Commissariato, l’ing. AngeloAntonio Orlando, i rappresentanti dei comuni di Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, Giancarlo Chiavazzo responsabile scientifico di Legambiente Campania, i rappresentanti di diverse associazioni tra cui “La sveglia”, “Faro del Sarno”, “Assocaizione Diritti dei cittadini”, “Tutela Salute e Ambiente”. «L’audizione segue il sopralluogo alle vasche Fornillo e Pianillo di Poggiomarimo in cui avevamo appurato una situazione disastrosa con la tracimazione di scarichi fognari nei campi e continui allagamenti» spiegano i componenti della Commissione «La pulizia delle vasche, il prelievo ed il trattamento dei sedimenti con la loro raccolta nell’impianto di San Giuseppe, il completamento delle reti fognarie, si dovrebbero avere entro l’estate, secondo le garanzie fornite dal Commissariato che comunque al momento lavora in regime di prorogatio. Ma se questo risolverà in parte la questione igienico sanitaria legata allo sversamento delle acque nere» proseguono i consiglieri  «resterà aperta la questione delle esondazioni e del conseguente rischio idrogeologico. Questione che non viene correttamente affrontata per quest’area né nel Grande Progetto del Fiume Sarno né nel piano stralcio dell’Autorità di Bacino alla quale va chiesto conto della tipologia e della tempistica degli interventi già previsti in un Protocollo del 2004. Non si possono attendere nuovi ma già presumibili disastri» concludono Amato, Amente e Sala «Per questo a breve ci sarà un tavolo a cui convocheremo anche gli assessori Romano e Cosenza nonché la stessa autorità di Bacino e il Commisariato Sarno insieme a enti locali ed associazioni». Nel corso dell’audizione il vicesindaco di Poggioamrino Giuseppe Annunziata ha evidenziato la necessità di «completare nel suo complesso il sistema fognario, a partire da quello che insiste sul nostro comune ma anche le vasche di laminazione sotterranee che la Regione sembra aver dimenticato di realizzare». Chiavazzo di Legambiente ha invece sottolineato l’esigenza «di tenere assieme i diversi aspetti della questione: il governo del ciclo delle acque, i rischi relativi al dissesto idrogeologico e le bonifiche. In questo quadro complessivo, se si è in fase avanzata per le infrastrutture, bisogna affrontare adeguatamente la questione della gestione e puntare da subito, soprattutto da parte delle amministrazioni locali, su interventi drenanti sul territorio, unica strada, insieme ad una corretta ritenzione a monte, per evitare esondazioni che nessuna vasca potrà mai completamente contenere». Il Commissario Straordinario Gugliemi ha confermato che «il completamento di quanto di nostra competenza, e cioè opere di fognatura, svuotamento e pulizia delle vasche esistenti, non sarà sufficiente ad evitare nuovi allagamenti» ma ha assicurato anche di «avere già papprontato un più complessivo progetto preliminare che, tra ampliamenti delle vasche esistenti, nuove vasche di laminazione e canali di irreggimentazione, potrebbe essere funzionale a risolvere complessivamente la questione»

Sopralluogo alle vasche di contenimento idrico di Poggiomarino «Situazione allarmante e rischi di natura igienico sanitaria e idrogeologica»

«Il sole splendeva nel cielo, eppure dalla vasca Pianillo, al confine tra San Giuseppe Vesuviano e Poggiomarino, esondavano acque putride e dall’incredibile fetore che si riversavano lungo una strada sommersa da rifiuti di ogni genere, compreso amianto. Tutt’intorno campi coltivati. Una situazione igienico sanitaria allarmante e scandalosa che deve essere urgentemente risolta». Lo afferma Antonio Amato Presidente della Commissione Regionale Bonifiche e siti smaltimenti rifiuti che questa mattina, con i consiglieri Anita Sala e Carmine Mocerino, i tecnici del Commissariato Straordinario Bonifica Sarno guidati dall’ing. Antonio Orlando, il sindaco di Poggiomarino Pantaleone Annunziata, i tecnici del Comune di San Giuseppe, i rappresentanti dell’associazione “Diritti dei cittadini”, e gli abitanti della zona, ha effettuato un sopralluogo presso le Vasche di contenimento idrico Fornillo e Pianillo a Poggiomarino. «Abbiamo appurato come nella Vasca Fornillo giungano non depurate le acque fognarie di Terzigno, e in quella Pianillo gli scarichi, spesso abusivi, di San Giuseppe Vesuviano» spiega Amato «Mancando ancora il completamento dei collettori che dovrebbero portare queste acque al depuratore di Angri, alle prime piogge, portando con sé gli scarichi fognari, esondano nelle strade e nei terreni limitrofi, determinando un enorme rischio epidemico e idrogeologico. Le vasche sono intasate da fanghi e sedimenti, ma non possono essere pulite finché non verranno completati i collettori». Una volta ultimati i lavori di immissione in fogna, fanghi e detriti dovranno essere portati all’impianto per il trattamento dei sedimenti già ultimato a San Giuseppe. «Una volta trattati» ha spiegato l’Ingegner Orlando del Commissariato bonifica Sarno «i fanghi residui verranno portati nelle apposite discariche fuori regione. Questo successivamente al completamento dei collettori che dovrebbero essere ultimati entro 6 mesi. Alla fine, se verrà rispettato il cronoprogramma, quindi, tra 6-8 mesi riusciremo a pulire le vasche nelle quali non giungeranno più i reflui fognari. Questa operazione però» ha sottolineato Orlando «non incide su eventuali scarichi abusivi, né risolve il problema delle esondazioni. Le due vasche risultano infatti insufficienti e, finché non si completerà il più vasto progetto relativo al fiume Sarno, saranno inevitabili nuove esondazioni causate da eventi meteorici». Anche per queste ragioni i componenti della commissione regionale hanno annunciato l’istituzione di un tavolo tecnico «A seguito dei sopralluoghi effettuati» afferma il consigliere dell’IDV Anita Sala «chiederò con urgenza un tavolo tecnico  alla presenza dell’Assessore regionale Cosenza, affinché il disastro  idrogeologico che si consuma, ormai da svariati, anni nelle terre di  Poggiomarino, possa definitivamente trovare una soluzione. Ritengo, inoltre, che sia necessario anche l’intervento congiunto di Arpac e Asl, per monitorare le condizioni igienico-sanitarie dell’area e, soprattutto, l’incidenza delle  coltivazioni ormai inquinate sulla salute degli abitanti della zona. La battaglia contro questo disastro ambientale, iniziata con la mia interrogazione sul fiume Sarno, terminerà solo quando avremo risposte puntuali e interventi  certi sulla bonifica da parte degli enti competenti. Poggiomarino è solo la  prima tappa dei futuri sopralluoghi che insieme con la III Commissione speciale regionale effettueremo in queste terre avvelenate».  E per la necessità di affrontare il rischio idrogeologico il Presidnete Amato insiste sulla necessità «di dare impulso al Progetto di valenza europea sul Fiume Sarno. Soprattutto per il completamento delle fognature in comuni come Scafati e Pompei, per il drenaggio del fiume il cui livello si è notevolmente innalzato in questi anni e per tante altre opere che non possono più essere rimandate e per le quali Commisariato, Regione, Governo Centrale, ma anche comuni e aziende per la gestione delle acque come la Gori, devono assumere le proprie responsabilità e dare tempi certi»

Drone e termocamere contro i reati ambientali

«Grazie alle tecnologie che abbiamo messo a punto, a partire dai Drone e dalle termocamere, lungo i 47 km del Litorale Domitizio e il percorso del Volturno abbiamo rinvenuto di tutto: dalla contaminazione fecale per fogne che giungevano direttamente nelle acque ad un caseificio che ripuliva le proprie vasche senza alcuna depurazione, fino allo spargimento di letame pompato nei bacini idrici dagli allevamenti zootecnici. Per non parlare di un’importante cittadina dell’agro aversano che sversava i propri scarichi, senza utilizzare alcun collettore, direttamente nel Volturno» Il Prof.re Massimialino Lega titolare della linea di ricerca di “Ingegneria Sanitaria Ambientale” del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente dell’università Parthenope, nel corso della conferenza stampa di questa mattina promossa dalla Commissione Regionale Ecomafie, ha illustrato alcuni dei risultati derivanti dalla collaborazione con la Procura di Santa Maria Capua Vetere e le forze dell’ordine, che ha portato al Protocollo di Salvaguardia ambientale della Provincia di Caserta ed ora si estenderà all’intero territorio campano grazie al coinvolgimento di altre 6 procure «Noi operiamo come tecnici sulla scena del crimine cercando di individuare quello che è avvenuto sul territorio e che può aver causato un danno ambientale» ha spiegato il Prof.re Lega «Trattiamo il reato ambientale come delitto, sì da individuare innanzitutto la tipologia di reato e quindi poter risalire ai colpevoli. Naturalmente, poi, sono gli organi inquirenti a sviluppare le indagini». Alla presenza del Presidente e del Vice Presidente della Commissione Regionale Antonio Amato e Mafalda Amente, del Preside della Facoltà di Scienze e Tecnologie Prof. Raffaele Santamaria, del Direttore del Dipartimento di Scienze per l’Ambiente Prof. Gerardo Pappone, del  prof. Rodolfo Napoli, nell’aula Magna della Parthenope sono stati presentati i Droni, piccoli velivoli a controllo remoto dotati di termocamere, teleobiettivi e sensori, che permettono di rilevare presenza e tipologia di rifiuti, la georeferenziazione del  territorio e l’individuazione di sversamenti illeciti, il monitoraggio 3D delle matrici di aria, acqua e suolo. Tecnologie che lo stesso Lega ha già presentato anche negli Stati Uniti alla NASA «Dopo l’audizione delle scorse settimane» ha spiegato il Presidente Amato «abbiamo promosso questa conferenza stampa nella convinzione di dover sostenere questa eccellenza della ricerca campana che, attraverso le tecnologie sviluppate, diventa determinante per la lotta alle ecomafie, sia nella fase di monitoraggio del territorio che in quella della caratterizzazione delle aree necessaria per le bonifiche. Magistratura e forze dell’ordine hanno già stretto una forte collaborazione con l’Università, e addirittura le tecnologie sono attenzionate dalla NASA. La regione» conclude Amato «non può rimanere inerme e deve sostenere e avvalersi di queste eccellenze. Perché la lotta alla camorra in generale, e nello specifico alle ecomafie, non costituiscono una tra le priorità, rappresentano, piuttosto la nostra assoluta priorità». Ed un sostegno dovrebbe essere garantito proprio dall’assessorato all’ambiente, come ha confermato la vicepresidente della Commissione Amente «L’assessore all’Ambiente Giovanni Romano si è impegnato ad utilizzare il drone nel piano regionale per le bonifiche, a dimostrazione che la Regione presta particolare attenzione per la ricerca universitaria, indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi posti dall’ente per quanto riguarda le politiche ambientali» ha affermato Amente «L’uso di tecnologie all’avanguardia contribuirà di certo a contrastare quelle attività illecite che hanno prodotto i disastri che tutti ben conosciamo. La commissione sta dando ampio spazio a queste tematiche e mi auguro che la sinergia con l’assessorato all’Ambiente possa da oggi ulteriormente rafforzarsi». Ed il sostegno delle istituzioni è assolutamente necessario, perché anche a causa dei tagli alla ricerca, pure un’eccellenza come quella sviluppata dalla Parthenope è a rischio «E’ di grande importanza che, su questi temi, si stia realizzando un punto di convergenza tra le istituzioni, che tenga insieme magistratura, forze dell’ordine, Regione e Università» ha detto il Prof.re Lega «A breve presenteremo i risultati ottenuti anche ai ministeri competenti. Di certo, però viviamo una reale sofferenza rispetto ai fondi destinati alle nostre ricerche, e se le Istituzioni preposte non si faranno carico di un sostegno reale, anche quanto fino ad oggi realizzato viene messo seriamente a rischio»

Sopralluogo al depuratore zona ASI di Giugliano. Sperpero di miliardi e gravi danni all’ambiente.

«Sconforto, amarezza e rabbia: lo scempio del depuratore della zona ASI di Giugliano, l’ennesimo sperpero di danaro pubblico, le gravi ripercussioni per l’ambiente, non possono che suscitare questi sentimenti» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale per le bonifiche e i siti smaltimento rifiuti Antonio Amato che questa mattina, con i componenti della commissione Mafalda Amente, Corrado Gabriele e Anita Sala, l’assessore all’ambiente del Comune di Giugliano Marcello Postiglione ed i rappresentati di alcune associazioni, ha effettuato un sopralluogo al depuratore della zona ASI di Giugliano «I 18 miliardi di lire della Cassa del Mezzogiorno utilizzati per costruirlo sono stati sostanzialmente buttati. L’impianto ha lavorato per poco più di 4 mesi, poi a seguito del malfunzionamento, dei miasmi che emetteva, delle legittime proteste dei cittadini, dal 1999 è chiuso. In pratica è costato 150 milioni di lire per ogni giorno di funzionamento, ed oggi è poco più che un rottame che cade a pezzi» La commissione regionale si è recata a Giugliano a seguito del precedente sopralluogo al Depuratore di Cuma, durante il quale erano stati denunciati scarichi industriali abusivi provenienti proprio da quest’area. Al sopralluogo di questa mattina i consiglieri regionali sono stati accompagnati dall’Ing. Marco Allegretti, della società ITER che, successivamente alla chiusura dell’impianto (che avrebbe dovuto trattare le acque industriali della zona ASI ma anche quelle civili), ha avviato un contenzioso con l’ASI che va avanti ancora oggi «Saranno necessari ancora degli anni prima che il contenzioso si risolva» ha spiegato l’Ing. Allegretti «Un peccato perché l’impianto, che dava lavoro a decine di operai, quando fu aperto era all’avanguardia per il trattamento dei reflui industriali. Oggi l’adeguamento dell’impiantistica costerebbe almeno 8 milioni di euro». Fondi che in parte, per 4 milioni di euro, erano anche stati trovati, ma non sono mai stati utilizzati in attesa che si concludesse il contenzioso «Ci troviamo così di fronte ad una situazione assurda» spiega Amato «Nei Silos ancora giacciono i reflui giunti nell’impianto al momento dell’apertura, tutto è in stato di abbandono, sono stati rubati anche tutti i cavi elettrici e l’ufficio del custode, l’unico che ancora lavora nel depuratore, ha la luce grazie ad un allacciamento di fortuna. Ma soprattutto» continua il Presidente della Commissione Regionale «Non si riesce ad avere un controllo sicuro sui reflui che da qui giungono al Depuratore di Cuma. Lì ci avevano segnalato l’arrivo periodico di scarichi industriali non depurati, a partire da borlande di distilleria. L’ufficio di Presidenza della Commissione» ha spiegato Amato «chiederà urgentemente gli adeguati controlli dell’ARPAC per verificare quello che viene immesso nel collettore dalle singole aziende che dovrebbero essersi dotate ciascuna di un depuratore. Non gettiamo la croce sugli imprenditori» chiarisce Amato «Questa zona ASI non garantisce né servizi né infrastrutture, a partire dalle strade, passando per la bonifica dell’area dove giacciono migliaia di tonnellate di rifiuti anche tossici, per finire, appunto, ad un impianto di depurazione che sarebbe assolutamente necessario. C’è quindi bisogno di chiarezza, ed ognuno deve fare la propria parte. Di certo» conclude il Presidente della Commissione Regionale «al di là del contenzioso giudiziario e degli improcrastinabili accertamenti sugli scarichi industriali, si resta allibiti di fronte allo sperpero, all’abbandono e ai danni che, per l’ennesima volta, abbiamo dovuto constatare»

Antonio Amato e Mafalda Amente (presidente e vicepresidente Commissione regionale bonifiche) – nota congiunta – «Escherichia Coli, nel 2011, dal depuratore di Cuma è finita a mare acqua contaminata fino a 150 volte oltre i limiti della legge»

«Acqua contaminata da escherichia coli fino a 150 volte oltre i limiti previsti, sforamenti di azoto ammoniacale, di COD e di BOD. Esaminando i dati delle analisi del 2011 del depuratore di Cuma si ha una fotografia allarmante» lo denunciano in una nota congiunta Antonio Amato e Mafalda Amente, rispettivamente Presidente e  Vicepresidente della Commissione Regionale sulle bonifiche e i siti smaltimento rifiuti che la scorsa settimana si sono recati in sopralluogo presso l’impianto di depurazione flegreo «Già il sopralluogo denunciava una situazione estremamente preoccupante, con impianti fermi, centraline di controllo mai entrate in funzione, operai in agitazione, denuncie di scarichi industriali. E le cattive sensazioni sono state confermate già dal primo esame degli incartamenti che ci siamo fatti consegnare». Le relazioni mensili sul funzionamento dell’impianto, infatti, mostrano alcuni dati allarmanti «Stiamo esaminando i dati del 2011. Dalle analisi chimico fisiche si evidenzia che almeno fino alla metà di agosto, per tutti i mesi di quest’anno, in alcuni giorni l’acqua usciva dall’impianto con quantità di escherichia coli ben oltre i limiti previsti dalla legge. Il 28 aprile, ad esempio, di fronte al limite di 5000 unità formati colonie su100 ml è finita a mare acqua con quantità batteriche pari a 750 mila ufc/100 ml. E scarichi in mare di acque con oltre 100 mila ufc si ritrovano anche a gennaio, febbraio, marzo, giugno (con un picco oltre le 500 mila), luglio. E In ogni caso>> affermano ancora Amato e Amente «per l’Escherichia ci sono sforamenti fino a 10 volte superiori i limiti in tutti i mesi dell’anno. Associazioni come Legambiente denunciano da anni l’inquinamento per quelle coste di escherichia, e la volontà di contraffare proprio questi limiti è stata anche al centro dell’azione giudiziaria che ha interessato la gestione del depuratore. Dobbiamo ricordare che si sta parlando di inquinamento fecale, e che il limite per la balneazione è di 500 ufc. Questi sforamenti, quindi, determinano enorme preoccupazione per le ripercussioni sulla salute. Anche perchè» proseguono Presidente e Vice Presidente della Commissione Regionale «a quelli dell’Escherichia si sommano i puntuali sforamenti di azoto ammoniacale con quantità che sfiorano i limiti dello scarico in fogna. Dati direttamente correlati alla proliferazione delle alghe. Ancora parametri fuori norma di COD e BOD a dimostrazione di un impianto che sarebbe quasi da rottamare. Insomma» concludono Amato e Amente «servono risposte ed interventi urgenti da parte di tutte le autorità competenti. E’ giunto il momento di affrontare seriamente la riorganizzazione generale dell’intero sistema di gestione del ciclo delle acque in Campania».  

Sopralluogo al depuratore di Cuma, situazione allarmante, tra impianti fermi e obsoleti e scarichi di borlande di distilleria.

«Quella del depuratore di Cuma è una situazione allarmante che va urgentemente affrontata. Lo stato dell’arte constatato questa mattina è di enorme sofferenza, tra impianti fermi e comunque obsoleti, cantieri aperti ma senza operai al lavoro, centraline di controllo mai messe in funzione, denuncie di scarichi industriali non autorizzati in un impianto che dovrebbe accogliere solo scarichi domestici. E’ ora di fare chiarezza». E’ la denuncia del Presidente della Commissione Bonifiche della Regione Campania Antonio Amato che questa mattina, con il vicepresidente della Commissione regionale Mafalda Amente, Il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano, alcuni esponenti delle forze politiche e dell’associazionismo del territorio dell’Area Flegrea ha effettuato un sopralluogo presso il Depuratore di Cuma «Abbiamo dovuto constatare addirittura che gli operai che operano per il trattamento dei fanghi non possono farsi la doccia perché c’è una banale caldaia rotta da mesi» afferma Amato «Le vasche di sedimentazione primaria e secondaria erano per il 50% ferme. Questo determina anche l’impossibilità di sfruttare appieno le migliorie tecniche apportate. Una situazione» continua Amato «determinatasi anche e soprattutto per il contenzioso, anche di natura giudiziaria, tra Regione e Hydrogest». Al momento, infatti, dopo l’intervento della magistratura, gli impianti sono stati riconsegnati alla Regione senza che l’Hydrogest completasse le opere di rifunzionalizzazione necessarie. Le vasche, così sono per la metà ferme eppure, secondo quanto dichiarato dallo stesso responsabile regionale per il Ciclo Integrato delle Acque, l’ing. Manlio Martone che questa mattina ha accompagnato la commissione «l’impianto è obsoleto, è sicuramente necessaria la rifunzionalizzazione e l’adeguamento alla normativa. Al momento» ha dovuto ammettere l’ingegnere «l’impianto sicuramente non è ancora a norma». I responsabili dell’Hydrogest presenti, l’ingegner Maurizio Rossi e la Dottoressa Silvana Fiorillo che coordina tutti i laboratori della società, hanno denunciato che lo sforamento di alcuni parametri rispetto alle tabelle previste è dovuto «soprattutto all’arrivo di scarichi industriali non autorizzati, che giungono perlopiù dalla zona ASI di Giugliano. Sono anni che denunciamo la questione alle autorità competenti» hanno detto i responsabili Hydrogest «ma ad oggi continuano a giungere borlande di distilleria, a cui spesso, soprattutto dal collettore di Napoli, si aggiunge zinco» Viene messo così in crisi il trattamento biologico a fanghi attivi. E la situazione si ripeterebbe anche al depuratore di Napoli Nord dove si sono verificate le immissioni non autorizzate di carichi organici estremamente tossici «E’ una denuncia molto grave sulla quale interverremo con la massima urgenza» ha affermato il Presidente Amato «Organizzeremo un immediato sopralluogo presso il depuratore della zona ASI per capire perché questi rifiuti non vengono trattati come previsto dalla legge. Ma chiederemo anche conto di queste due centraline dell’ARPAC, per controllare i flussi di entrata ed uscita, che dopo tre anni sono ancora inattive». Le centraline, difatti, risultano istallate e in fase di collaudo, ma la commissione ne ha dovuto constatare il sostanziale stato di abbandono tra le erbacce «Ed anche l’acqua che va a finire in mare» ha concluso Amato «a vista sembrava tutt’altro che completamente depurata». I tecnici dell’Hydrogest, in verità, hanno provveduto a prelevare un campione ed analizzarlo. E le prime analisi sarebbero tranquillizzanti «E’ il fondo del canale che è sporco e dà quella colorazione» hanno spiegato «ma pulirlo sarebbe molto complicato, soprattutto perché non sapremmo dove portare i residui». Nel frattempo, invece, vengono portati in Puglia i residui dei fanghi, con volumi e costi molto elevati perché l’impiantistica per la disidratazione, che ne ridurrebbe il peso, non è mai entrata in funzione. «Abbiamo verificato la sussistenza di una situazione critica» conclude Amato «Ora verificheremo i dati delle analisi che abbiamo richiesto. Ma c’è un problema strutturale, di programmazione, adeguamento degli impianti e nuova individuazione del gestore che vanno urgentemente risolti».

Numeri e dati terrificanti indicano l’urgenza degli interventi di risanamento ambientale a partire dalle Aree Vaste. E serve, soprattutto, una grande operazione verità

«Oltre 2 milioni e 700 mila mq di territorio definiti “aree vaste”, cioè devastati dalla presenza contemporanea di più discariche, legali e illegali, oltre 17 milioni e 400 mila metri cubi di rifiuti stimati (solo tra quelli noti),  livelli di inquinamento di suoli e falde acquifere drammaticamente accertati e per i quali è di massima urgenza intervenire. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi ai suoli di interconnessione tra le singole aree, l’immensa area dei Regi Lagni dalle Pendici settentrionali del Somma Vesuvio, al bacino sud-ovest del bacino Liri-Garigliano-Volturno, e quella del fiume Sarno. Sono cifre, dati che fanno impressione, ma non si può continuare a far finta che non esistano» Il presidente della commissione regionale Ecomafie e bonifiche Antonio Amato sta approfondendo in questi giorni lo studio di alcuni incartamenti forniti dall’ARPAC a partire dalla “Relazione sullo stato dei siti contaminati e potenzialmente contaminati in Campania aggiornato a settembre 2010 «C’è bisogno di una grande operazione verità. Le Aree Vaste, Pianura, Masserria del Pozzo, Maruzzella, Regi Lagni, Lo Uttaro, e appunto i Regi Lagni e il fiume Sarno, sono così definite per la contemporanea presenza, in porzioni di territorio relativamente limitate, di più siti inquinanti e/o potenzialmente inquinate. Stiamo parlando di enormi porzioni di territorio dove i prelievi dai suoli e dai pozzi spia hanno già individuano superamenti per manganese, ferro, fluoruri, cloruro di vinile, benzo(a)pirene, arsenico, piombo, nitriti, selenio. E ancora, come a Pianura di cobalto, rame, stagno, berillo. Senza parlare naturalmente del biogas e del percolato. Nella sua relazione» continua Amato «l’Arpac afferma che tali aree necessitano ancora, in molti casi, anche di interventi di messa in sicurezza d’emergenza, e in molte ex discariche mancano anche i teli di copertura. Nella relazione» continua Amato «è scritto con chiarezza che le diverse indagini effettuate nel tempo hanno evidenziato situazioni di contaminazione delle acque sotterranee. Sono aree che coincidono in gran parte con i Siti d’Interesse Nazionale e per i quali da troppi anni si sta attendendo che il governo nazionale, il ministero all’ambiente, il governo regionale intervengano. Quanto si sta mettendo in campo oggi a Giugliano alla Resit deve essere necessariamente ed urgentemente esteso almeno all’intero territorio delle aree vaste, nonché in quelle porzioni di territorio come Terzigno e Chiaiano dove ancora insistono discariche aperte ma ormai all’esaurimento. Questi interventi rappresentano una priorità assoluta per la quale non è più procrastinabile l’attesa di fondi e si deve dare sostanza alle tante promesse sprecate. La priorità di questo consiglio regionale e della giunta deve essere il risanamento ambientale» afferma il Presidente della Commissione Regionale «E c’è bisogno di trasparenza e chiarezza. Anagrafe e censimento dei siti inquinati o potenzialmente inquinati in Campania, restituiscono una situazione drammatica e, realisticamente, sarebbero necessarie oltre 4 finanziarie dello stato per addivenire ad una bonifica completa. Per questo» conclude Amato «c’è bisogno di individuare priorità e progetti d’intervento seri. Anche perché, come denuncia la realtà fattuale e la lettura delle carte, in questi anni si è fatto davvero poco e si dovrebbe verificare quanti e quali fondi sono giunti e come sono stati realmente spesi»

A Chiaiano non si sarebbe mai dovuto aprire una discarica. Si attivino immediatamente i controlli sull’intera area delle cave.

«Uno dei luoghi più belli di Napoli devastato dalla criminalità organizzata, dall’affarismo da quattro soldi e dalla politica dell’emergenza infinita» lo afferma il Presidente della Commissione Ecomafie e siti di smaltimento rifiuti del Consiglio Regionale della Campania Antonio Amato «Il percolato arrivato nel sottosuolo della discarica per l’utilizzo di argilla scadente è l’ennesimo evidente esempio di un enorme errore di fondo: aprire lì una discarica. Lo abbiamo già denunciato: al di là dell’inopportunità ambientale e paesaggistica di realizzare una fossa per i rifiuti in un parco naturale, esistevano analisi e carteggi ufficiali che già nel 2008 denunciavano l’inquinamento delle falde di cava Zara, confinante con quella del Poligono. L’ARPAC certificava lo sforamento nelle acque di un pozzo dei limiti previsti dal D.Lgs 152/06 di fluoruri, arsenico e idrocarburi. I dati, vennero trasmessi al Commissariato per   l’emergenza rifiuti, dove si era già insediato Bertolaso. Dati» continua Amato «che indicavano fenomeni di inquinamento per sversamenti illeciti in quell’area, necessitavano approfondimenti, un’eventuale bonifica ed avrebbero dovuto portare ad una seria riflessione sulla opportunità di aprire una discarica nelle immediate vicinanze. Invece tutto è stato messo a tacere e si è realizzata una discarica che, come giustamente denunciato in tutti questi anni dai comitati dell’area, ha prodotto enormi disagi e, evidentemente, danni gravissimi. Chiediamo all’assessore all’ambiente Romano di attivare immediatamente un tavolo tecnico sull’intera area delle cave di Chiaiano» afferma ancora il Presidente della Commissione consiliare «per realizzare le analisi necessarie a capire qual è, oggi, la reale situazione. Abbiamo già indicato quella di Chiaiano come una delle priorità delle azioni di bonifica. Al di là delle meritorie azioni di magistratura e forze dell’ordine, bisogna uscire dal silenzio, abbattere i muri di gomma, capire se si è prodotto un inquinamento delle falde e se esistono pericoli per la popolazione. E soprattutto agire per restituire a questi luoghi, alla loro popolazione, a noi tutti, quello che criminalità, affarismo la politica dell’emergenza di questi anni hanno violentato».

Inquinamento delle acque di una cava attigua alla discarica di Chiaiano. Dati da analisi dell’ARPAC del 2008. «E’ necessaria un’operazione trasparenza per spezzare il nodo affaristico della gestione rifiuti e presentarci in modo credibile di fronte all’Europa»

«Le tre risoluzioni che saranno discusse domani dalla Plenaria del Parlamento Europeo portano in Europa una fotografia impietosa eppure realistica della nostra regione, della nostra città» lo afferma Antonio Amato, Presidente della Commissione regionale su ecomafie,  bonifiche ambientali e siti di smaltimento rifiuti «L’intreccio tra emergenza, criminalità organizzata, affarismo e clientelismo, che si legano ad un pervasivo lassismo di dirigenti e di una parte della classe politica assolutamente privi di senso dello stato, rappresentano il cuore del dramma ambientale che ha distrutto i nostri territori. Porto l’esempio di dati ARPAC del maggio 2008 su cava Zara a Chiaiano, che abbiamo acquisito come commissione. Nella Cava, attigua all’area in cui è stata aperta successivamente la discarica, le analisi verificavano lo sforamento nelle acque di un pozzo dei limiti previsti dal D.Lgs 152/06 di fluoruri, arsenico e idrocarburi. I dati, vennero trasmessi al Commisariato per   l’emergenza rifiuti, dove si era già insediato Bertolaso. Dati che confermavano analoghe indagini fatte svolgere dal comune di Marano. Dati» continua Amato «che quasi certamente indicavano fenomeni di inquinamento per sversamenti illeciti in quell’area, che comunque necessitavano approfondimenti, un’eventuale bonifica e che avrebbero dovuto portare ad una seria riflessione sulla opportunità di aprire una discarica nelle immediate vicinanze. Che fine hanno fatto i risultati di quelle analisi una volta portate al Commissario per l’emergenza rifiuti? Perché la questione non è stata approfondita e non si è più sollevata? Esistono pericoli per la salute pubblica? Perché tutto è stato messo a tacere? Come dovuto» dice Amato «Abbiamo trasmesso i dati dell’ARPAC alle autorità inquirenti e all’Assessorato Regionale all’ambiente che sono certo si adopereranno secondo le rispettive competenze. Ho deciso di rendere pubblica la vicenda nella convinzione che per provare a superare l’affaire rifiuti sia necessaria innanzitutto una grande operazione di trasparenza. Perché non ci servono più né proclami né mistificazioni, ma scelte responsabili e condivise, che partano dal coinvolgimento dei territori e delle popolazioni. A qualcuno» continua Amato «la verità potrà non piacere. E ci si potrà scagliare contro le richieste provenienti da una parte del Parlamento Europeo. Io sono convinto che, anche per presentarci in modo credibile all’Europa, chiedere il suo sostegno, dobbiamo abbattere i muri di gomma che sono stati costruiti e dimostrare la capacità di demolire il sistema affaristico-emergenziale che ha gestito e continua a gestire il sistema di smaltimento rifiuti in Campania»

Un sistema clientelare e affaristico gestisce lo smaltimento dei rifiuti

<<E’ inutile girarci intorno: sullo smaltimento dei rifiuti esiste un enorme questione di legalità, di mancato rispetto delle norme, che si traduce, ancora oggi, in un sistema corrotto e clientelare che per interessi economici e di potere ha devastato il territorio e compromesso la salute dei cittadini>> lo afferma Antonio Amato, Presidente della Commissione Consiliare bonifiche e siti smaltimenti rifiuti <<L’indagine sullo smaltimento del percolato, in attesa che la magistratura  stabilisca responsabilità e colpevoli, evidenzia il mancato rispetto delle più elementari normative ambientali che nella nostra regione è diventato normale. E’ un sistema malato che, anche nel corso dell’attività ispettiva e delle audizioni condotte in questi mesi dalla commissione che presiedo, emerge purtroppo con limpidezza in tutta la sua gravità. Il lavoro della magistratura>> dice Amato <<è encomiabile, ma, necessariamente, giunge a valle del processo, quando il danno si è già consumato. La grande questione è il controllo dei controllori, l’intreccio affaristico e clientelare che trasforma lo smaltimento dei rifiuti in un colossale business. Lo stato d’emergenza, le leggi deroga, sono il terreno fertile della devastazione dei territori. Queste ultime indagini>> afferma il Presidente della Commissione regionale <<mettono in luce come non sia solo una questione da legare alla criminalità organizzata, che pure svolge un ruolo determinante nel più generale affaire rifiuti. Si evidenzia purtroppo una totale assenza del senso dello Stato e delle Istituzioni, un lassismo se non una vera e propria complicità che interessa la classe dirigente nel suo insieme, politici, funzionari dello stato, imprenditori. Allora>> continua Amato <<Bisogna ripartire dai cittadini, da quanti, comitati, associazioni, singoli, in questi anni non si sono arresi ed hanno continuato a denunciare, trovandosi però di fronte troppo spesso un muro di gomma. Si costruisca con loro, da subito, un percorso di condivisione e trasparenza capace di depurare i liquami che infettano la gestione della cosa pubblica>>