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Solo a Marano il patrimonio confiscato in via definitiva direttamente a Giuseppe Polverino superiore a 8 mila metri quadri e dal valore di oltre 4 milioni di euro. Ora si riutilizzino questi beni

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«L’arresto di Giuseppe Polverino rappresenta uno straordinario risultato di cui va dato merito alle forze dell’ordine ed alla magistratura. Ora anche le altre istituzioni insieme alle realtà sociali e associative devono fare la loro parte, riutilizzando l’immenso patrimonio sequestrato e confiscato al clan» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale sui beni Confiscati Antonio Amato «In modo esemplificativo, rappresentiamo alcuni dati: nella sola Marano, roccaforte di Giuseppe Polverino, il patrimonio già confiscato in via definitiva direttamente al capoclan, tra ville, appartamenti, locali e terreni ammonta ad un valore stimato di oltre 4 milioni e duecentomila euro, occupando una superficie territoriale superiore agli 8 mila mq. A questi dati si devono aggiungere quelli relativi a due aziende. E lo sottolineo» continua Amato «parliamo della sola città di Marano, dei soli beni già confiscati in via definitiva e direttamente a Giuseppe Polverino. Come ha appurato la commissione che presiedo nelle scorse settimane» afferma il Presidente della Commissione «gran parte di questo patrimonio risulta ancora non pienamente utilizzato, in parte addirittura ancora occupato da terzi riconducibili al clan (anche se sarebbero in dirittura d’arrivo le procedure di sgombero), comunque sicuramente non ancora pienamente restituito alla cittadinanza. Allora» dice Amato «è essenziale operare perché si realizzi il prima possibile il riutilizzo di questo patrimonio, innanzitutto, ma non solo naturalmente, partendo proprio da Marano. Per questo collaboreremo con l’amministrazione comunale, l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati e tutte le altre istituzioni e parti sociali interessate» conclude il Presidente della commissione regionale «perché su quel territorio si realizzi un piano complessivo di riutilizzo e finalmente si restituisca ai cittadini quanto, in termini di risorse, valore e spazi, era stato sottratto dalla violenza criminale. In questo senso sono convinto che anche la nuova legge sul riutilizzo dei beni confiscati proposta da questa commissione e al vaglio del consiglio nelle prossime settimane, potrà portare un contributo importante» 

Basta ai canili lager, dai beni liberati dal crimine l’esempio di alternative possibili: a Sessa Aurunca, nel bene confiscato Alberto Varone, nascerà un centro sperimentale per il recupero e la rieducazione dei cani, il reinserimento lavorativo, e la pet terapy

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«Un centro sperimentale per il recupero e la rieducazione dei cani, innanzitutto randagi o comunque abbandonati nei canili, per agevolarne l’adozione sul territorio nazionale e volto anche al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e ad attività di pet terapy. Sorgerà, insieme ad una più complessa fattoria didattica, nel bene confiscato “Alberto Varone” a Maiano di Sessa aurunca, e sarà un centro all’avanguardia in Italia, il primo a nascere su un bene sottratto ai clan» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale Beni Confiscati Antonio Amato a seguito dell’audizione tenuta questa mattina sul potenziamento delle attività di riutilizzo del bene confiscato affidato alla coop. Al di là dei sogni, cui hanno partecipato il consigliere regionale Corrado Gabriele, il Commissario Regionale Antiracket Franco Malvano, i componenti dell’Agenzia Nazionale per i beni Confiscati Gianpaolo Capasso e Angelo Zampelli, il sindaco e l’assessore alle politiche sociali di Sessa Aurunca Luigi Tommasino e Carmen Sorrentino, la dotto.ssa Adele Mascolo per i competenti uffici regionali, il responsabile della coop. Al di là dei sogni, Simmaco Perillo «Il bene confiscato intitolato ad Alberto Varone» afferma Amato «rappresenta un’eccellenza nazionale in termini di riutilizzo di beni confiscati. Si sono realizzate attività di straordinario valore, a partire dal reinserimento di tanti soggetti svantaggiati oggi soci della cooperativa, fino alla coltivazione di tanti squisiti prodotti biologici che compongono anche “Il pacco alla camorra”. Nel bene» prosegue il Presidente della Commissione Regionale «era previsto anche un canile. Ma è stato costruito non a norma e si rischiava lo sperpero di ingenti somme di denaro pubblico. Inoltre, come ha chiarito il Sindaco, oggi un canile non risponde più alle esigenze di un territorio, quello di Sessa Aurunca, dove l’amministrazione è già costretta a spendere oltre 500 mila euro all’anno per i canili. Grazie all’intervento dell’Agenzia Nazionale» dice ancora Amato «siamo riusciti a risolvere una serie di difficoltà tecniche, ed amministrazione comunale e cooperativa, in collaborazione con importanti associazioni animaliste che sono già state contattate, potranno dar vita ad un progetto innovativo, basato sui progressi scientifici in materia, volto sia a garantire i diritti degli abitanti non umani del nostro pianeta che le possibilità di reinserimento lavorativo e di cura di uomini e donne che vivono la disabilità». Il comune di Sessa Aurunca era recentemente finito all’attenzione della cronaca nazionale per la scoperta di un canile abusivo dove oltre 70 cani erano costretti a sopravvire in terribili condizioni: «La conformazione del nostro territorio» ha spiegato il Sindaco di Sessa nel corso dell’audizione «ha un’enorme estensione territoriale e questo determina un grande fenomeno di abbandono di cani anche dai territori limitrofi. Siamo costretti a spendere centinaia di milioni di euro per mantenere i canili, e si verificano anche tristi episodi come quello del canile abusivo documentato da Striscia la Notizia. La risoluzione delle questioni tecniche forniteci dall’Agenzia e dalla Regione per superare il precedente progetto canile previsto nel bene confiscato, ci rassicurano sulla possibilità di dar vita ad un nuovo progetto che porterà sicuri benefici all’intera comunità». Il centro sperimentale sarà realizzato a spese della cooperativa riutilizzando correttamente le strutture fuori norma predisposte precedentemente per il canile, e accompagnerà un più complessivo progetto di agricoltura sociale che coinvolgerà il bene confiscato «La corretta collaborazione istituzionale ha dato buoni frutti » conclude il Presidente Amato «Anche grazie ai nuovi progetti messi in campo, questo bene confiscato diventerà sempre più un punto di riferimento nazionale per buon riutilizzo del patrimonio sottratto ai clan»

Il consiglio regionale dice no alla discarica del Castagnaro. Approvato all’unanimità l’ordine del giorno proposto dalla nostra commissione

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<<Il consiglio regionale dice no all’ipotesi di realizzare una discarica al Castagnaro, il Commissario Vardè riveda urgentemente le sue scelte>> lo afferma Antonio Amato  Presidente della Commissione regionale ecomafie e siti smaltimenti rifiuti <<Questa sera è stato accolto all’unanimità l’ordine del giorno proposto dalla commissione che presiedo. E’ un atto bipartisan dal grande valore politico che impegna il Governatore Caldoro a prendere ogni iniziativa utile perché venga stralciato dal piano di Vardè l’ipotesi di aprire in quell’area una discarica. Dopo la scelta del governo nazionale che pure assumeva analoga raccomandazione, l’ordine del giorno approvato in consiglio regionale afferma con chiarezza la netta contrarietà del massimo organo rappresentativo locale. La scelta>> prosegue Amato <<non ha alcun carattere ideologico, è piuttosto basata sui fatti, sulle documentazioni, sui sopralluoghi e sulle audizioni con cui questa commissione ha approfondito l’intera vicenda. Il grave rischio idrogeologico, la conformazione stessa di quella cava, la totale assenza delle infrastrutture necessarie, il concreto rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nella loro eventuale realizzazione, sono tra i principali elementi che, già quando abbiamo ascoltato Vardè, ci portarono a indicare la nostra contrarietà all’ipotesi di realizzare una discarica per compost fuori specifica al Castaganro. Oggi>> conclude il Presidente della Commissione Regionale <<è l’intero consiglio regionale a fare propria questa contrarietà. Vardè ne prenda atto, fermi qualsiasi attività aveva messo in campo e ritiri quel piano>>

Amato, Amente, Gabriele, Sala (Commissione regionale beni confiscati, nota congiunta): «A Marano ancora occupati la villa bunker di Polverino e 25 mila mq di terreni confiscati. Urgente intervenire per riaffermare la legalità»

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«La villa bunker di Giuseppe Polverino (5000 mq tra appartamenti, garage, cantinole e dependance) ancora occupata dai suoi familiari, terreni agricoli per oltre 20 mila metri quadri ancora coltivati da terzi senza autorizzazione, finanziamenti per la realizzazione di un’isola ecologica su un terreno confiscato ancora bloccati: la situazione dei beni confiscati a Marano richiede un intervento urgente e questa commissione, in stretta sinergia con l’amministrazione comunale, intende mettere in campo tutte le azioni necessarie volte a  restituire alla collettività quanto era stato sottratto dalla violenza camorristica e lo Stato non è riuscito ancora a riutilizzare» lo affermano in una nota congiunta i componenti della Commissione Regionale sui Beni Confiscati Antonio Amato, Mafalda Amente, Corrado Gabriele e Anita Sala che questa mattina hanno ascoltato in audizione gli assessori del comune di Marano Oreste Granata e Claudia De Magistris «Ancora a gennaio di quest’anno il sopralluogo delle forze dell’ordine nei beni confiscati a Polverino in via Marano Pianura verificavano l’occupazione da parte di terzi. In realtà nella villa abita ancora la moglie stessa di Polverino. Se si dovrà provvedere allo sgombero amministrativo questa commissione è pronta ad essere accanto all’amministrazione comunale perché si dia un segnale netto di ripristino effettivo della legalità e si realizzi una progettualità utile alle complessive esigenze di questo comune. In realtà» proseguono i componenti della commissione «si ha la sensazione che a Marano i beni un tempo appartenuti alla criminalità organizzata siano confiscati sulla carta ma poi non siano rientrati realmente nel patrimonio del comune. Evidentemente, non si può dare la colpa all’amministrazione comunale, esistono responsabilità complessive che investono tutti gli attori istituzionali coinvolti. Ma è giunto il momento di realizzare una svolta su un territorio dove le operazioni di forze dell’ordine e magistratura stanno imprimendo un duro colpo alla criminalità organizzata». E oltre agli immobili i consiglieri regionali evidenziano criticità legate anche al riutilizzo di terreni agricoli «Ci sono 22.500 mq di terreni confiscati che potrebbero divenire occasione di lavoro soprattutto per i giovani ed invece ancora oggi risultano coltivati da terzi» dicono Amato, Amente, Gabriele e Sala «Bisogna intervenire con un bando pubblico di assegnazione e verificare tutte le possibilità di co-finanziamento regionali e europee per avviare attività che possano creare occupazione e sviluppo. Esistono in Campania esempi concreti in merito, bisogna seguirli. Inoltre» affermano i consiglieri «si deve capire perché ancora non è stato possibile realizzare un’isola ecologica su un altro terreno confiscato, dove pure erano stati individuati 850 mila euro di finanziamenti di fondi POR, poi bloccati per lo sforamento del patto di stabilità, ma sui quali era intervenuto all’unanimità il consiglio regionale con un ordine del giorno promosso da questa commissione. Quell’isola ecologica è una necessità primaria per Marano, si dia seguito agli impegni presi». La commissione ha quindi programmato una serie di sopralluoghi sui beni confiscati a Marano e dato la sua piena disponibilità ad accompagnare l’amministrazione comunale nella stesura di un complessivo piano di riutilizzo del patrimonio confiscato che insiste sula territorio.

No bipartisan della commissione che presiedo alla discarica del Castagnaro. Presentato un ordine del giorno per chiedere che non venga realizzata

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«A fronte dei dati acquisiti, dei sopralluoghi effettuati, delle audizioni realizzate chiediamo che venga stralciata dal Piano redatto dal Commissario Straordinario Vardè l’ipotesi di realizzare una discarica all’interno della cava dismessa in località Castagnaro, tra Quarto e Pozzuoli» E’ la richiesta contenuta nell’ordine del giorno promosso dalla commissione regionale ecomafie e siti smaltimento rifiuti a firma di Antonio Amato, Mafalda Amente, Corrado Gabriele, Gianfranco Valiante, Anita Sala, Angelo Consoli, Ugo De Flavis e Carmine Sommese «La commissione che presiedo» afferma il Presidente della commissione Amato «ha realizzato un attento esame di tutti gli incartamenti, si è recata sul posto, ha ascoltato comitati, sindaci, Provincia e lo stesso Commissario Vardè. Siamo giunti alla conclusione bipartisan» prosegue Amato «che la scelta di realizzare al Castagnaro una discarica per compost fuori specifica sia del tutto inopportuna, innanzitutto per i rischi idrogeologici e quindi per la totale assenza delle infrastrutture necessarie. Questa commissione non ha mai cavalcato movimenti e proteste. Altri in passato lo hanno fatto, ma siamo convinti che sia una logica sbagliata. In questo caso, però» conclude Amato «non si ravvede nessun elemento per dire a quanti protestano “state sbagliando”». L’ordine del giorno insiste innanzitutto sulla questione del rischio idrogeologico: «Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino Nord Occidentale classifica a Rischio Frana R4 e Pericolosità P3 la parte alta dell’area della ex cava e a Rischio Frana R2 e Pericolosità P1 la parte mediana» si legge nel testo presentato che dovrà essere discusso nel prossimo coniglio regionale «Lo stesso piano individua inoltre incisioni di possibili crisi per la strada che la serve trattandosi di un ex alveo. La realizzazione di una discarica a ridosso di quest’area, appare allora in aperto contrasto con i vincoli previsti dalla legge e determinerebbe, oltre che per le maestranze impiegate, concreti rischi per l’incolumità dei cittadini che ivi risiedono, nonché per tutto il comprensorio abitativo circostante». La questione del rischio idrogeologico è stata posta in audizione anche al commissario Vardè «Il prefetto Vardè ha confermato l’esistenza del rischio» afferma Amato «dichiarando però testualmente, come si evince dal resoconto pubblico dell’audizione, che “C’è il rischio idrogeologico, ma con opportune opere di mitigazione si può anche ridurre, superare, perché è un aspetto che non può impedire l’allestimento di un sito di smaltimento”. Non possiamo essere d’accordo con il Commissario» afferma il Presidente della Commissione «perché a fronte di un rischio certificato di tale natura deve sempre prevalere il principio di precauzione. Anche il Governo nazionale ha accolto come raccomandazione l’ordine del giorno presentato al Senato e volto a escludere il castagnaio come sito di discarica. Chiediamo allora con forza che il Commissario riveda la sua decisione». Nell’ordine del giorno presentato in consiglio regionale si punta il dito anche contro la mancanza delle infrastrutture necessarie: «Da sopralluoghi effettuati in loco si evidenzia l’attuale impossibilità infrastrutturale, soprattutto per l’assenza di adeguati assi viari, necessari per il conferimento di rifiuti in discarica, determinandosi l’eventuale esigenza di opere infrastrutturali che comporterebbero ulteriori forti oneri di spesa e l’ulteriore stravolgimento dell’attuale assetto paesaggistico» si legge nel documento che richiama anche  «fondati allarmi sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nella realizzazione di questa discarica e soprattutto delle opere accessorie necessarie»

Quando la politica è serva della camorra

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Castel Volturno, Casapesenna, Casal Di Principe, Casaluce, qui e in tanti altri comuni forze dell’ordine e magistratura hanno portato allo scoperto e colpito duramente avamposti dell’impero mafioso, una geografia del male materiale e morale all’interno della quale la politica è diventata serva della criminalità organizzata. E con la politica l’alta burocrazia, le professioni, pezzi importanti dell’imprenditoria. Tesseramenti di partito truccati, compravendita di voti, amministratori locali e non solo al soldo o diretta espressione dei clan. E ancora, aziende e imprese riconducibili a camorristi e affiliati, alti rappresentanti dello Stato in rapporto organico con le mafie. In molti territori della Campania, nel casertano certo, ma anche nella provincia di Napoli, la Democrazia è evaporata nella nuvola rossa della tirannia della camorra, una nebulosa di violenza e affarismo che ha devastato l’ambiente, impoverito i territori, distrutto possibilità di sviluppo. In Campania, se non colluse comunque colpevolmente assenti, le forze politiche e i loro rappresentanti, di tutti gli schieramenti, hanno abdicato al loro dovere, in termini giuridici, certo, ma anche e soprattutto etici. Esistono fortunatamente delle importanti eccezioni anche nella politica, esempi come Antonio Cangiano, Renato Natale, Giovanni Zara, che, pure pagando un alto prezzo personale, hanno detto un no netto alla camorra. E con loro tanti altri eroi civili del mondo delle associazioni, del sindacato, dell’impresa, della chiesa. Ma si sa, “povera la patria che ha bisogno di eroi”. La loro stessa esperienza, quanto ancora oggi sta emergendo, ci dice in realtà che si è andati al di là della collusione, che in questa regione la camorra ha assunto direttamente la gestione politica e amministrativa di parti importanti del territorio. Quello che in passato si è determinato come modalità di trattativa tra Stato e crimine organizzato, oggi sembra essere diventato esercizio diretto del potere criminale. Esiste un partito trasversale della camorra che, pure attraverso gli strumenti propri della democrazia, si è appropriato del governo territoriale. Attenzione, quindi, anche quando si insiste tanto sulle istanze che vengono dai territori. La decapitazione per motivi giudiziari di un’intera classe politica e tecnico amministrativa è impressionante. Dalle enclavi territoriali il potere politico camorristico si dirama poi in tutta la nazione, innanzitutto prende stanza a Roma, fino ai mercati finanziari internazionali. Nell’attività della commissione che presiedo abbiamo dovuto constatare e denunciare ostacoli di vario tipo e natura posti proprio dalle amministrazioni locali contro il riutilizzo dei beni confiscati. Ostacoli che potrebbero apparire incomprensibili e lasciano il sospetto di nascondere ben altro. Così sulle ecomafie non è più pensabile l’utilizzo criminale di porzioni tanto vaste del territorio senza il coinvolgimento diretto di chi lo amministra. Bisogna ritornare alla formazione della classe dirigente, stabilire nuove regole per la sua selezione a partire da tesseramenti, congressi e compilazione delle liste, riaprire luoghi di confronto pubblico. Diciamolo chiaramente, in molti territori la politica ha perso, ora deve ricostruire se stessa con forme, modalità e proposte nuove, riappropriandosi di un ruolo che si è lasciata colpevolmente espropriare, smettendo di fare passerelle e mettendo al centro dei suoi programmi antidoti reali al potere della camorra: creare lavoro, non smantellare il welfare, investire sulla cultura. Ricordando che, se vogliamo davvero sconfiggere le Mafie, dobbiamo iniziare a farlo, sinergicamente, nel Parlamento e nei consigli regionali, provinciali e comunali.

Lunedì 20 febbraio l’incontro di Area Democratica “Verso la conferenza programmatica del PD”

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<<Un incontro per il rilancio del Partito Democratico a Napoli e in provincia>>, Antonio Amato, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Area Democratica del PD annuncia così l’appuntamento “Verso la conferenza programmatica del PD provinciale” organizzata per lunedì alle 17,00 all’Hotel Ramada di Napoli dalla componente che fa riferimento a Dario Franceschini <<Come Area Democratica sentiamo l’esigenza di portare un  contributo forte e chiaro per il futuro di questo Partito>> afferma Amato <<La Conferenza Programmatica provinciale rappresenta un punto cruciale per il PD. Si devono delineare le modalità di rapporto con l’amministrazione comunale, si deve rafforzare il ruolo di opposizione in regione, si devono definire i quadri programmatici per le alleanze del centro sinistra alle prossime amministrative. Soprattutto si deve ridare slancio ad una proposta politica forte che veda il PD come forza trainante del centro sinistra. Per questo>> conclude Amato <<componenti della direzione nazionale, parlamentari, consiglieri regionali, comunali e di municipalità, e soprattutto tanti iscritti e simpatizzanti, prenderanno parte a questo appuntamento di Area Democratica che sarà un momento di confronto importante e molto significativo per l’intero PD>>.

 

Quarto, Castagnaro, audizione con il Commissario Vardè . Inevase le questioni poste. No alla discarica

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<<Dopo averlo ascoltato in audizione, ho manifestato direttamente al Commissario Vardè tutte le perplessità che derivano dalle modalità con cui si è giunti alla scelta della Cava del Castagnaro come possibile sito per compost fuori specifica. Restano insolute le questioni poste, e per questo ritengo necessario dover interessare anche tutti gli altri organi istituzionali, innanzitutto il Consiglio Regionale nella sua interezza e il Parlamento della Repubblica perché questa discarica non venga realizzata>> lo afferma il Presidente della Commissione Regionale Ecomafie e Siti smaltimento Rifiuti Antonio Amato al termine dell’audizione tenutasi nella serata di ieri sul tema della discarica prevista nella cava del Castagnaro tra Quarto e Pozzuoli. Amato e le consigliere regionali Mafalda Amente e Anita Sala hanno ascoltato in merito Annunziato Vardè, Commissario Straordinario per l’individuazione dei siti di discarica nella provincia di Napoli, Giuseppe Caliendo, assessore Provinciale all’ambiente, Massimo Caradente Giarrusso, sindaco di Quarto, Michele Di Falco, Presidente del Consiglio Comunale di Quarto, Ugo Mastrolitto, Commissario Straordinario di Pozzuoli <<Abbiamo posto al commissario Vardè una serie di questioni dirimenti>> affermano Amato e Sala <<a partire dal rischio idrogeologico: Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino classifica a Rischio Frana R4 e Pericolosità P3 la parte alta dell’area della ex cava e a Rischio Frana R2 e Pericolosità P1 la parte mediana. Il Commissario ha ammesso l’esistenza del rischio, ma ha poi aggiunto che lo stesso si può ridurre con opportune opere, e che in ogni caso questo non costituirebbe un motivo tale da impedire l’allestimento di un sito di stoccaggio. La nostra valutazione, come anche quella dei rappresentati delle amministrazioni locali, è diametralmente opposta>> affermano i consiglieri regionali <<Riteniamo che la realizzazione di una discarica a ridosso di quest’area, sia non solo in aperto contrasto con i vincoli previsti dalla legge, ma soprattutto determinerebbe, oltre che per le maestranze impiegate, concreti rischi per l’incolumità dei cittadini che vi risiedono, nonché per tutto il comprensorio abitativo circostante>>.

Nel corso dell’audizione con il Commissario Vardè, il Presidente Amato ha posto l’accento anche sull’assenza di adeguate infrastrutture, innanzitutto assi viari <<Ho verificato di persona persino l’assenza di  strade adatte ad un eventuale conferimento di rifiuti in discarica. Servirebbero imponenti opere infrastrutturali che comporterebbero ulteriori forti oneri di spesa e l’ulteriore stravolgimento dell’attuale assetto paesaggistico>> afferma il Presidente della Commissione regionale <<Ne abbiamo chiesto conto al Commissario che ci ha confermato l’esigenza di costruire nuovi assi viari, soprattutto di bypassare via Montagna Spaccata, aggiungendo però che non si è ancora in una fase di progetto tale da poter specificare tutti questi aspetti. Eppure questi dovrebbero essere determinanti per definire un corretto business plane e la sostenibilità economica e ambientale di un progetto. Inoltre>> prosegue Amato <<ci chiediamo: è in qualche modo a questo collegato il fatto che quest’area, essenzialmente boschiva, vede un incremento delle variazioni delle proprietà e delle destinazioni d’uso, interessando, con compravendite, frazionamenti e successioni, decine di ettari di territorio? Sono fondati gli allarmi circa un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata? Vardè>> dice Amato <<ha affermato che si è ancora nella fase preliminare in cui si devono effettuare i carotaggi. E che solo successivamente a questi verrà presa la decisione definitiva. Eppure,  sollecitato dal Sindaco di Quarto, ha dichiarato che un eventuale piano B sarebbe tutto nella ricerca di un’altra cava. Al momento, quindi, il Castagnaro, in realtà, sembra l’unica soluzione presa in considerazione. Né il Commissario ha risposto al fatto che nello stesso Piano Cave Regionale il Castagnaro è individuato come Area di Particolare Attenzione Ambientale e Area di Crisi. Condizioni che prevedono operazioni di riqualificazione ambientale e territoriale non compatibili con la possibilità di realizzare una discarica. Ed ancora>> conclude Amato <<risposte poco soddisfacenti ci sono state sul mancato coinvolgimento di comunità e amministrazioni locali, sugli allarmi sul compost fuori specifica pure lanciati da autorevoli scienziati e rappresentati finanche nel Piano Regionale dei Rifiuti, sul mancato rispetto delle norme di Protezione Integrale previste per l’area del Castagnaro nel Piano Paesistico>>. Il Presidente Amato e la consigliera Sala chiedono allora che non si realizzi una discarica al Castaganro <<Sappiamo bene che il Prefetto Vardè ha ottenuto dal governo poteri in deroga, ma non si può derogare dalla tutela della salute dei citadini e della salubrità dei territori. Sappiamo bene che si devono trovare soluzioni da dare all’Europa, ma questo non può determinare la cancellazione dei diritti. Non siamo per aprioristici e ideologici no, ma alla luce di quanto assunto come documentazione e in fase di audizione, non possiamo che chiedere che non venga utilizzata la cava del Castagnaro come discarica>>

 

Ancora un episodio inquietante per la discarica del Castagnaro a Quarto. Si faccia immediatamente chiarezza anche sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine

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«Ancora un grave episodio ai danni dei rappresentanti del comitato anti discarica di Quarto, e questa volta, secondo le denunce che abbiamo raccolto, ancora più inquietante delle stesse minacce subite dal rappresentante del comitato nelle scorse settimane» lo denuncia il Presidente della Commissione Ecomafie e siti smaltimento rifiuti della Campania Antonio Amato che questa mattina si è recato presso le cave del Castagnaro destinate ad accogliere compost fuori specifica «La scorsa notte, secondo quanto raccontato dai rappresentanti del comitato che stanno provvedendo anche a stendere formale denuncia, alla chiusura del presidio, recatisi nella sede della Consulta Giovani di Quarto, hanno qui dovuto fermare un tentativo di effrazione: due persone tentavano di manomettere la centralina elettrica legata all’allarme della consulta e a intaccare le grate di una finestra. Bloccati dall’intervento dei ragazzi del comitato» continua Amato «sarebbero scappati abbandonando una scala e portando con sé un grosso borsone nero. Hanno però continuato a stazionare fuori la sede della consulta insieme ad altre 6 persone che erano già state avvistate, a bordo di due auto, aggirarsi in modo sospetto nei pressi del presidio. Fuori la consulta è poi giunta anche un’auto dei carabinieri. Qui la situazione sarebbe evoluta in modo sconcertante: secondo la denuncia raccolta, infatti, i carabinieri non avrebbero immediatamente identificato le otto persone sospette che pure continuavano a stare lì, ma piuttosto i rappresentanti del comitato. Quindi, i carabinieri in divisa avrebbero prima provato ad entrare nella consulta senza mandato, quindi a fronte del diniego dei rappresentanti del comitato, li avrebbero chiamati in disparte confidando loro che quelle perone erano in realtà rappresentanti delle stesse forze dell’ordine che stavano realizzando “un’operazione nell’ombra”. La situazione sarebbe diventata concitata, e alla fine, i carabinieri avrebbero agito armi in pugno ammanettando i due che avevano provato ad entrare nella consulta. Cosa allora è realmente accaduto la scora notte a Quarto?» si chiede Amato «Chi erano quelle persone e perché avrebbero provato ad entrare nella sede della consulta? E’ vero che i carabinieri, pure a fronte delle precedenti minacce ricevute da rappresentanti del comitato, non li avrebbero immediatamente identificati? E’ vero che hanno parlato di “un’operazione ombra”? E nel caso, di cosa realmente si trattava? E’ un caso che poi questa mattina sarebbero giunte altre forze dell’ordine a chiedere, senza ragione, la chiusura del presidio perché abusivo? Cosa si sta determinando su quel territorio a fronte della possibilità di aprire una nuova discarica? Troppe volte in passato» afferma il Presidente della Commissione Regionale «ci siamo trovati di fronte a operazioni poco chiare. Chiaiano e Pianura insegnano molto. Chiederemo urgentemente chiarezza in tutte le sedi istituzionali interessando innanzitutto il Parlamento e il Ministero degli Interni. E’ troppo delicata questa vicenda per restare inermi. Sul merito della questione discarica stiamo ancora apportando i dovuti approfondimenti e venerdì terremo un’apposita audizione con tutti i rappresentanti istituzionali» conclude Amato «Tuttavia diciamo con chiarezza che cittadini che legittimamente e pacificamente protestano devono essere tutelati, soprattutto dopo pesanti minacce ricevute, che ventilate e tutte da verificare “operazioni ombra” eventualmente volte a far salire la tensione o smorzare la vitalità delle proteste sarebbero di una gravità inaudita, che il diritto dei cittadini non può divenire carta straccia in nome di interessi oscuri e poco chiari»

Camorra e politica, salto di qualità. Esiste un partito trasversale della camorra

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«Non è più una questione di collusione, in questa regione la camorra ha assunto direttamente la gestione politica e amministrativa di parti importanti del territorio. Quello che in passato si è determinato come modalità di trattativa tra rappresentanti dello Stato e crimine organizzato, oggi sembra essere diventato esercizio diretto del potere criminale. Esiste un partito trasversale della camorra che, pure attraverso gli strumenti propri della democrazia, si è appropriato del governo territoriale» lo afferma il presidente della Commissione Beni Confiscati ed ecomafie della Campania Antonio Amato commentando l’operazione della DIA che ha portato all’arresto del sindaco di Casapesenna «C’è stato un salto di qualità, le encomiabili operazioni di magistratura e forze dell’ordine dimostrano che in molte amministrazioni locali, posizioni apicali politiche e dirigenziali sono occupate direttamente da rappresentanti della criminalità organizzata. Si è giustamente dato grande risalto agli arresti di tanti esponenti dei clan dei casalesi, ma forse ancora più grave è la decapitazione per motivi giudiziari di un’intera classe politica e tecnico amministrativa. E dalle enclavi territoriali il potere politico camorristico si dirama poi in tutta la nazione fino ai mercati finanziari internazionali. Nell’attività della commissione che presiedo» continua Amato «abbiamo dovuto constatare e denunciare ostacoli di vario tipo e natura posti proprio dalle amministrazioni locali contro il riutilizzo dei beni confiscati. Ostacoli che potrebbero apparire incomprensibili e lasciano il sospetto di nascondere ben altro. Così sulle ecomafie» dice ancora il Presidente della Commissione Regionale «non è più pensabile l’utilizzo criminale di porzioni tanto vaste del territorio senza il coinvolgimento diretto di chi lo amministra. Bisogna ritornare alla formazione della classe dirigente, stabilire nuove regole per la sua selezione a partire da tesseramenti e compilazione delle liste, riaprire luoghi di confronto pubblico. Diciamolo chiaramente» conclude Amato «in molti territori la politica ha perso, ora deve ricostruire se stessa con forme, modalità e proposte nuove, riappropriandosi di un ruolo che si è lasciata colpevolmente espropriare»