Amato, Amente , Gabriele , Fabozzi: nota congiunta della commissione regionale su ecomafie, bonifiche ambientali e siti di smaltimento rifiuti, stamane in sopralluogo alla discarica di Chiaiano. «Entro 4-5 mesi discarica esaurita, si inizi a lavorare per la bonifica, no a qualsiasi ipotesi di ampliamento»
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«Una discarica ben gestita tecnicamente per la quale i problemi nascono oggi da un eccessivo conferimento quantitativo e, in passato da un pessimo conferimento qualitativo dei rifiuti, e per la quale urge il completamento dell’impiantistica necessaria» lo affermano in una nota congiunta i consiglieri regionali Antonio Amato (Presidente), Mafalda Amente (vicePresidente), Corrado Gabriele (segretario) e Enrico Fabozzi (commissario), della Commissione regionale sulle ecomafie, i siti rifiuti e le bonifiche ambientali al termine del sopralluogo promosso dalla commissione e svolto questa mattina presso la discarica di Chiaiano, cui hanno partecipato l’assessore provinciale all’ambiente Caliendo, i sindaci di Marano e Mugnano, Perrotta e Porcelli (con una delegazione di consiglieri comunali), il Presidente dell’Ottava Municipalità, Malinconico, il dirigente del settore ambiente del comune di Napoli, Pulli, il Direttore di Legambiente Campania, Del Giudice, alcuni rappresentanti dei comitati antidiscarica della zona. Al sopralluogo sono stati accompagnati dall’ing. Viparelli dell’IBI, la società che gestisce la discarica «Una discarica resta una discarica e miasmi e deturpazione della natura sono sotto il naso e gli occhi di tutti» affermano i consiglieri regionali «Tuttavia, innanzitutto la sistemazione in lotti funzionali garantisce una buona gestione, e certamente la situazione trovata è migliore che altrove, soprattutto pensando a Terzigno e Giugliano. Restano comunque dei problemi seri, innanzitutto quelli relativi allo squilibrio idrogeologico e alla necessità di modifica progettuale dell’impianto di deflusso delle acque piovane dalla zona a nord della discarica. Se non si completano in modo corretto i collettori fognari si corrono seri rischi alluvionali. E’ inoltre necessario sostenere il nuovo progetto per la trasformazione del biogas in energia elettrica, che porterà dalla discarica anche un sostanzioso ricavo, approssimativamente 6 milioni di euro in 15 anni, superando l’illogica scelta della semplice captazione. Un modello da seguire anche altrove, che dimostra, oltretutto, la necessità di uscire dalla logica emergenziale. Sempre in quest’ottica» continuano Amato, Amente, Gabriele e Fabozzi «oltre al monitoraggio continuo di alcune pareti della discarica che destano maggiori preoccupazioni, e quindi al completamento della stabilizzazione, si deve dare luogo ad una seria indagine conoscitiva dello squilibrio di flora e fauna apportato, quindi verificare le migliori soluzioni tecniche per un’indagine sulle falde acquifere, ma, soprattutto, bisogna iniziare a modellare i fronti di cava e la discarica tutta ponendo le condizioni ottimali per la gestione post operativa, la bonifica e la naturalizzazione dell’area. Posto infatti» continuano i membri della Commissione «che a fronte dei conferimenti attuali la discarica si esaurirà tra 4-5 mesi e che ogni ipotesi di ampliamento è da scartare e rifiutare, come sostengono gli stessi tecnici, per ragioni di carattere ambientale ma anche economico, si devono già predisporre le azioni necessarie per la bonifica, che dovrà partire immediatamente dopo la chiusura e la messa in sicurezza della discarica. Su questo punto» concludono «inviteremo in audizione l’assessore Romano per portare a sua conoscenza i dati acquisiti quest’oggi e conoscere quali azioni si intendano realizzare per restituire la centralità al Parco naturale non più come discarica ma come risorsa ambientale di questa regione»
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