Assurda l’idea di trasformare la Reggia di Caserta in un locale per banchetti privati
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Oggi il capogruppo regionale del PDL Fulvio Martusciello e il Presidente della VI Commissione Consiliare Antonia Ruggiero (sempre PDL), hanno lanciato una proposta sconcertante: fittare beni come la Reggia di Caserta a discendenti dei borboni e ricchi russi per i loro banchetti privati. Non scherzo: nella loro nota si legge: «Non si puo’ negare il diritto di uso della reggia di Caserta ai discendenti dei Borboni, che avrebbero gradito festeggiare uno dei loro matrimoni in un palazzo che, in altri tempi, era un bene di famiglia. Cosi’ come non e’ sembrato opportuno – aggiungono – il veto posto alla richiesta di uso del palazzo avanzata alla Soprintendenza da parte di un gruppo di facoltosi uomini d’affari sovietici, pronti a pagare profumatamente il noleggio di saloni e giardini per organizzare banchetti nuziali per coppie in trasferta dalla Russia».
Ho ritenuto opportuno diffondere una nota sulla questione perchè ho l’impressione che siamo davvero arrivati alla frutta.
Di seguito il comunicato diffuso ai mezzi di informazione:
«La Reggia di Caserta non può essere trasformata in un locale per matrimoni» il consigliere regionale del PD Antonio Amato boccia nettamente la proposta del PDL di ospitare nei grandi monumenti campani banchetti privati «Si confondono i grandi eventi con le feste dei nuovi ricchi e addirittura dei discendenti dei borboni. Come si fa a dire che i discendenti dei borboni ne avrebbero diritto perché un tempo la Reggia di Caserta era un bene di famiglia? Perché allora non gli concediamo pure Palazzo Reale? Spero si tratti di una boutade o al massimo di cattivi scherzi dovuti al caldo, perché, se si trattasse di una proposta politica, saremmo davvero alla frutta. Ma che idea di sviluppo del turismo e della cultura c’è dietro l’assurdità di destinare grandi patrimoni architettonici ed artistici dell’umanità a banchetti nuziali ed altri festeggiamenti? Questi luoghi sono stati già aperti ai privati ma in occasioni di veri grandi eventi come set cinematografici e manifestazioni di alto spessore culturale. Il veto posto dalla Sovrintendenza» afferma ancora Amato «non solo è legittimo, ma inevitabile. Sempre che si considerino i beni culturali come patrimonio pubblico e non come resort esclusivi da destinare a nuovi ricchi e vecchi discendenti borbonici. Spero davvero che il consiglio regionale» conclude Amato «non sia costretto a disperdere le proprie energie per tutelare fantomatici diritti o pretese su base di censo, e si occupi piuttosto di un serio piano di sviluppo del turismo e del grande patrimonio artistico e culturale della Campania»
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