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Migranti, non riduciamo lo Stato di diritto ad una questione di ordine pubblico

Commento

La decisione del giudice di rigettare il provvedimento di espulsione di sei dei migranti sbarcati dalla Vera D perché riconosciuti presunti minorenni manifesta i gravi errori commessi dalle autorità competenti nella gestione della questione a Napoli.

Confinare in un Centro di identificazione ed espulsione sei ragazzi che si dichiarano minorenni, sulla base di un esame passibile di errore e che in gran parte del mondo viene rifiutato, è aberrante da un punto di vista morale e giuridico.

L’intera vicenda desta enorme preoccupazione perché, a fronte di una disponibilità delle autorità comunali di accogliere i migranti in attesa dell’espletamento della pratica della richiesta d’asilo, si è preferito agire con la forza del decreto di espulsione.

Preferire alla possibilità della mediazione e alle pratiche di accoglienza le azioni di forza e la logica del rifiuto non può che destare allarme in uno Stato che si vuole definire democratico.

Non vorrei che questo fosse solo un primo esempio di nuove modalità di contrasto a qualsiasi forma di marginalità e opposizione. Non vorrei che si volesse ridurre lo Stato di diritto ad una questione di ordine pubblico. Anche per questo rilancio con forza la necessità di dire no, pure attraverso forme di mobilitazione democratica, alla costruzione di un nuovo Centro di identificazione ed espulsione in Campania.



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