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Antonio Amato: la sconfitta di Pomigliano più dolorosa di quella alle regionali

Commento

«Inutile nascondersi dietro un dito, i ballottaggi e soprattutto la vittoria del Centro Destra a Pomigliano segnano la fine di una stagione» lo afferma in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato «Credo che a livello simbolico la sconfitta nella “città della FIAT”   abbia un significato più profondo della stessa sconfitta alle regionali. E’ sui territori, infatti, che il Centro Sinistra ha perso la fiducia dei cittadini, disperdendo anche esperienze straordinarie come i 10 anni di sindacatura di Michele Chiazzo. Diciamocelo senza troppi infingimenti: siamo diventati troppo salottieri e ci siamo chiusi sempre più nelle stanze e nei nostri recinti, perdendo il contatto diretto con i cittadini. Ora però» continua Amato «proprio a partire da questa situazione si può ripartire. Non bisogna essere disfattisti ma ritrovare le energie per un progetto condiviso che radichi il partito nei quartieri, nelle municipalità e nei comuni. Ripartiamo dai circoli di partito, dal confronto diretto con i problemi reali dei cittadini, dal dialogo costante con le persone. Non inseguiamo un leghismo del sud che ci risulta stia nascendo negli stessi salotti che ci hanno portato alla situazione attuale. Piuttosto» conclude Amato «ripartiamo dalle nostre radici popolari e riformiste, e finalmente superiamo le faide interne per costruire, a partire dalla guida di De Luca e Amendola, un vero Partito Democratico in Campania»



3 commenti

  1. il comunista:

    Giusto ! ripartiamo dal territorio, come abbiamo saputo fare un tempo.
    Amici di Pomigliano mi hanno raccontato che nella battaglia-Fiat sono stati lasciati soli, al di là delle sceneggiate per i giornali fatte dai vertici regionali.
    Ripartiamo dalla gente e dalle sue esigenze, per non farci dire dietro, come fecero per D’Alema e i suoi boys : “Sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al culo e ne sono usciti con i soldi…..”

  2. Geppino:

    Sono un autoferrotranviere. Una categoria storicamente legata alla Sinistra. Oggi non lo è più. Dopo la tempesta Bassolino-Cascetta, passata anche fra le maglie dei lavoratori ferrotranviari, si respira aria di sofferenza. Un’amministrazione regionale che ha privilegiato solamente la baronia napoletana, ha causato un duplice effetto: chi ha goduto i benefici (la baronia) non è mai stato di sinistra e non ha restituito in termini elettorali i favori ottenuti; i lavoratori che hanno assistito ai loro privilegi, si sono allontanati dal Partito. E’ ora di cambiare immediatamente rotta.

  3. Agostino Navarro:

    Condivido il contenuto di questo succinto e chiaro post.
    C’è bisogno di rimboccarsi le maniche e ripartire da un’opposizione regionale severa e propositiva.
    C’è bisogno di ritrovare una dimensione etica e morale dell’agire politico. C’è bisogno di eliminare quell’autoreferenzialità e quel “tafazzismo” che tanto contraddistingue l’ormai logorata classe dirigente nazionale quanto quella dell’ultima sezione di provincia le cui redini spesso sono lasciate ai soliti noti cacicchi di paese. C’è bisogno di evitare i salotti ed aumentare l’attenzione per i territori rimodulando i criteri ed i metodi per la selezione delle classi dirigenti, soprattutto quelle giovani. C’è bisogno di riaprire le sezioni, di ritornare tra le gente, stare sui problemi reali dei cittadini dimostrando di essere capaci di catalizzare il disagio rendendolo funzionale costantemente all’elaborazione di proposta politica.

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