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Più inclusione e più pluralità nel PD campano per essere davvero il partito della gente. Se crederemo nel progetto PD, saremo creduti

Commento

Ricevo e pubblico l’intervento di Luigi Telese su “Sommese fa un passo in fuori. Ma non facciamo del PD i vecchi DS un po’ più al centro”:

 

Caro Tonino,

 

io vedo il pericolo che il PD diventi un partito personale di alcuni “padroni” che pensano che il Partito sia loro, e solo loro. Così mi sembra di leggere le nomine fatte recentemente da alcuni esponenti della maggioranza “amendoliana”: nomine fatte come se essi fossero i padroni assoluti del partito, nel tentativo di egemonizzare il PD; mentre invece dovrebbero lavorare per armonizzare le varie anime del PD, per dare la giusta voce e la giusta rappresentanza a tutte le componenti (nelle quote percentuali emerse dalle Primarie). In questo modo -a mio modesto avviso – si costruisce un partito del 51%, un grande partito che aspiri a diventare maggioranza: valorizzando tutte le anime, le componenti, le sensibilità che lo compongono, non solo la propria (e questo anche se una componente ha vinto le Primarie); anzi, deve essere la componente vincente a ridurre la propria rappresentanza per favorire un assembramento delle anime di minoranza. Così si è fatto nei grandi Partiti Storici (DC e PCI) le cui componenti avevano autonomia, rappresentanza e giusta partecipazione, oltre che capacità di sintesi sui temi fondamentali. Solo dal coinvolgimento di tutti si avrà veramente un nuovo Partito ed un Partito forte che sappia contrastare la destra.

AUGURI A TUTTI GLI AMICI PER IL 2010!

 

 

Rispondo all’amico Luigi Telese:

 

Caro Luigi,

 

sono d’accordo con te circa il giudizio sulla conduzione del Partito in Regione Campania. Proprio per questo è necessario essere presenti e sviluppare la nostra iniziativa come Area Democratica affinché il PD, soprattutto in Campania, volti pagina e adotti una linea di inclusione e non di esclusione.

Linea d’inclusione non vuol dire accettare di essere trattati come appendici, senza il riconoscimento politico che la nostra area meriterebbe. Non facciamo questioni di poltrone ma di progetto politico coerente con gli obiettivi di rinnovamento del PD.

Non a caso, noi non abbiamo accettato di entrare in Segreteria regionale perché è stata netta la chiusura rispetto alle necessità del governo plurale del PD che facesse anche sintesi fra le rispettive aree (mozioni Bersani, Franceschini e Marino), cosa che non è avvenuta perché nella Segreteria sono rappresentate componenti e sottocomponenti presenti nella maggioranza. Una vera frantumazione.

Detto questo, noi dobbiamo agire e operare nell’interesse delle nostre comunità, dobbiamo sentirci responsabili di un recupero di credibilità da parte della gente nei confronti del Partito Democratico.

Se contribuiremo a ciò, anche le nostre questioni interne diventeranno meno difficili.

 

Antonio Amato



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