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Archivi di Novembre 2009

La battaglia per l’acqua non è una questione ideologica

Come più volte già sottolineato pubblicamente in queste ultime settimane ribadisco l’urgenza di riprendere in Campania la discussione sulla gestione dell’acqua, soprattutto alla luce del decreto governativo che porta ad una privatizzazione selvaggia del comparto. Ho già sollecitato le commissioni consiliari dove giacciono proposte di legge che non hanno mai concluso il loro iter.

Si deve giungere, prima della fine della legislatura, almeno ad una chiara dichiarazione degli organismi regionali, sull’impossibilità di mercificare il fondamento stesso della vita. Spero che la proposta di legge presentata dal collega Nocera possa quindi servire a smuovere ulteriormente una discussione che, per responsabilità politiche di tutti, è rimasta bloccata per oltre tre anni.

È del 2006 una proposta dell’allora gruppo DS per la creazione di una società a capitale pubblico, aperta alla compartecipazione di altre regioni, per la gestione della rete idrica e dei servizi. E tante altre proposte non sono state più esaminate.

Non si tratta di una battaglia ideologica, qui di ideologico c’è solo il mito del mercato. Spero inoltre che anche tanti rappresentanti istituzionali campani, diano il loro sostegno alla campagna nazionale Salva l’acqua che ha già raccolto migliaia di adesioni.

Immigrati, lo sgombero di Eboli ricorda pratiche naziste

Vorrei si trattasse di un incubo, ma sembra che i nazisti siano tornati e imperversano nella Piana del Sele. Questa mattina c’è stato lo sgombero a San Nicola Varco, ad Eboli, di oltre 700 persone, diventate fantasmi, disperse in campagne dove sono schiavizzate.

Nel 2009, in quei territori come in tante altre zone agricole del sud, si assiste ancora a forme di vera e propria schiavitù. Ed invece di colpire gli schiavisti, i caporali, cosa facciamo? Agiamo contro i più deboli. È il vergognoso epigono di un clima culturale che trova espressione nel Decreto Sicurezza. Ma è assurdo che qui in Campania, con un’Amministrazione Regionale che per matrice culturale dovrebbe contrastare le derive razziste oggi in voga, si assista ad azioni del genere.

Come già proposto da altri colleghi, sollecito anch’io, immediatamente, l’assessore De Felice perché venga a riferire in consiglio. Poi si trarranno le dovute conseguenze. Ora però, credo, la prima preoccupazione sia per i migranti che sono dispersi nelle campagne. E questa è una vera e propria tragedia umana.

I mari della luna e la gestione pubblica dell’acqua. Esiste una proposta di legge in consiglio.

INTERVENTO PUBBLICATO SU “LA REPUBBLICA”,

SABATO 7 NOVEMBRE 2009

 

 

Già ci siamo abituati al fatto che per bere bisogna stappare, comprare bottiglie e lasciarci affascinare dall’etichetta che “fa fare din din” o a da quell’altra che promette di farci dimagrire. Ed ora il Senato ci dice che anche l’aprire i rubinetti, il far scorrere l’acqua dentro le nostre case, deve essere gestito dai privati, deve risultare fonte di profitto. L’acqua diventa merce da vendere e comprare con lo scopo primario di far soldi. Perché il decreto legge 135 prevede che, nella gestione dell’acqua, oggi affidata attraverso gli ATO a gestioni completamente pubbliche o miste pubblico-privato, i privati, con quote di partecipazione non inferiori al 40%, determinerebbero quantità e qualità degli investimenti, rendendo nulli, nella pratica, possibilità di controllo e gestione da parte del pubblico. Vengono intaccati gli stessi principi di base della legge Galli, per i quali “Tutte le acque superficiali e sotterranee… sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà”, che “qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”, che “gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse”. La privatizzazione presentata al Senato comporterebbe un inevitabile aumento delle tariffe, senza per questo determinare un miglioramento del servizio e della rete. I dati ufficiali del 2008 sugli ATO, in questo senso, parlano molto chiaro. Penso, allora, che in Campania dobbiamo guardare con molto interesse alla proposta di Vendola di tornare, per la Puglia, ad una gestione completamente pubblica. Anche perché una proposta analoga è stata presentanta dall’allora gruppo regionale DS, di cui ero capogruppo, nel lontano 2006. La proposta prevedeva, tra l’altro, la costituzione di una SPA a totale capitale pubblico, aperta alla partecipazione di altre regioni, per la gestione e la manutenzione della rete idrica. Giunta al vaglio della IV commissione, per responsabilità politiche diffuse che ci coinvolgono tutti, la proposta non è più stata affrontata. Non ci sono scusanti, ma a fronte di quanto si è verificato al Senato, credo sia ora dirimente tornare a discuterne, verificarne fattibilità ed eventuali aggiustamenti, e, se i tempi lo permetteranno, portarla all’esame del consiglio. Soprattutto però, solleciterò consiglio e giunta perché, nell’immediato, si giunga, quantomeno, ad un’urgente dichiarazione di intenti che rivendichi l’acqua come bene non mercificabile. Non si tratta di una questione ideologica, ma di evitare che un bene primario come l’acqua diventi una questione di business. Questo tema dovrà essere al centro del prossimo programma di coalizione per le regionali, ed il PD deve aprire da subito una discussione di merito. Mi viene in mente una filastrocca di Rodari: “nei mari della luna i tuffi non si fanno, non c’è una goccia d’acqua, pesci non ce ne stanno. Che magnifico mare …” soprattutto perché, quantomeno, non si potrà privatizzare.  

 

Antonio Amato