Maroni confonde stato di diritto e stato di polizia. Lavoriamo ad una legge contro il caporalato
Commento
Il Ministro Maroni confonde lo Stato di diritto con lo stato di polizia. Quanto accaduto a San Nicola Varco non rappresenta l’esempio del funzionamento degli organi della magistratura e della polizia, ma il fallimento della cultura dell’accoglienza e, ancora di più, la riaffermazione di una giustizia cieca che colpisce il più debole e non tocca chi, nel caso specifico i caporali, sfrutta povertà e stati di bisogno.
A dispetto delle polemiche che sono sorte, sono convinto dell’urgenza di riprendere con urgenza l’esame della legge regionale sull’immigrazione, da troppo tempo bloccata in Consiglio, per riaffermare i principi di diritto, primo fra tutti il diritto di voto per i migranti.
Al tempo stesso farò la mia parte perché, in sinergia con gli assessori Gabriele, Nappi e De Felice, e con le Commissioni Consiliari Competenti, si costruisca una normativa in materia di lavoro nel settore agricolo che, da un lato, preveda un forte sistema sanzionatorio per quanti utilizzano il caporalato e, dall’altro, garantisca un complesso di garanzie e tutele, innanzitutto borse lavoro, per quanti lo denunciano.
Bisogna attivare immediatamente un tavolo tecnico tra istituzioni e parti sociali per giungere, entro la fine dell’anno, ad una normativa in materia. Il diritto non si attualizza con i manganelli.
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