La battaglia per l’acqua non è una questione ideologica
Commento
Come più volte già sottolineato pubblicamente in queste ultime settimane ribadisco l’urgenza di riprendere in Campania la discussione sulla gestione dell’acqua, soprattutto alla luce del decreto governativo che porta ad una privatizzazione selvaggia del comparto. Ho già sollecitato le commissioni consiliari dove giacciono proposte di legge che non hanno mai concluso il loro iter.
Si deve giungere, prima della fine della legislatura, almeno ad una chiara dichiarazione degli organismi regionali, sull’impossibilità di mercificare il fondamento stesso della vita. Spero che la proposta di legge presentata dal collega Nocera possa quindi servire a smuovere ulteriormente una discussione che, per responsabilità politiche di tutti, è rimasta bloccata per oltre tre anni.
È del 2006 una proposta dell’allora gruppo DS per la creazione di una società a capitale pubblico, aperta alla compartecipazione di altre regioni, per la gestione della rete idrica e dei servizi. E tante altre proposte non sono state più esaminate.
Non si tratta di una battaglia ideologica, qui di ideologico c’è solo il mito del mercato. Spero inoltre che anche tanti rappresentanti istituzionali campani, diano il loro sostegno alla campagna nazionale Salva l’acqua che ha già raccolto migliaia di adesioni.
cimmino giovanni:
Acqua bene pubblico, dev’essere gestita dalla comunità”
L’acqua è un bene primario che appartiene a tutta l’umanità. L’acqua è un diritto di ciascun essere umano, non un bisogno, fra i tanti, che può essere soddisfatto tramite l’offerta del mercato. A garanzia di questo diritto l’acqua deve essere gestita dalle comunità locali attraverso formule di gestione a totale capitale pubblico, con il minor costo possibile per l’utente.
Alla base c’è la fortissima preoccupazione suscitata da alcuni provvedimenti normativi del governo Berlusconi che hanno sancito, di fatto, la privatizzazione dell’acqua. Si tratta dell’art. 23 bis del Decreto Legge 112 del 5 agosto 2008 (passato sostanzialmente inosservato) e, con un ulteriore accelerazione verso la mercificazione dell’acqua, dell’art. 15 del Decreto Legge 135 del 25 settembre 2009.
La privatizzazione dell’acqua, sostanzialmente, si fonda sull’aver qualificato il servizio idrico come servizio pubblico a rilevanza economica. Da questo assunto viene fatto discendere l’obbligo di adeguarsi alle stringenti normative europee (tese a contrastare situazioni di monopolio e a garantire la libera concorrenza) che impongono, in materia di affidamento di servizi pubblici a rilevanza economica, l’adozione di procedure competitive ad evidenza pubblica (cioè gare). Divengono in tal modo impossibili i cosiddetti affidamenti in house e cioè l’affidamento diretto della gestione del servizio idrico a società (quale che sia la formula utilizzata) interamente pubbliche e allo scopo costituite.
Tanto per dare un’idea di quali possano essere le conseguenze della privatizzazione e mercificazione dell’acqua basta citare il caso di Aprilia (Latina) dove Acqualatina (il 46,5% delle azioni appartengono a Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua) ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300% (e chi non può pagare si vede chiudere i rubinetti dell’acqua).
E’ dunque necessario difendere la gestione pubblica del sistema idrico dal tentativo di consegnare al mercato un diritto umano universale. Bisogna avere il coraggio, come lo si è avuto con successo presso la Commissione europea di dire che “ripubblicizzare si può”. Su questo tema è in atto una importante campagna di sensibilizzazione e mobilitazione su tutto il territorio nazionale,a livello regionale fa bene l’On. Amato a battersi, come ha fatto dall’inizio, su questa tema.
20 novembre 2009, 11:43 am