redpro premium wordpress theme

«La Regione Campania faccia ricorso alla consulta contro la privatizzazione dell’acqua»

Commento

«Il decreto Ronchi che prevede una sostanziale privatizzazione delle gestioni idriche è una nefandezza che espone la nostra Regione a rischi enormi, per questo ho preparato un question time in cui si chiede alla giunta di valutare l’opportunità che la Regione faccia ricorso alla Consulta contro l’obbligo a cedere ai privati la gestione dell’acqua» lo afferma in una nota il Consigliere Regionale Antonio Amato già intervenuto più volte in queste settimane sulla questione «Sono certo che i nostri rappresentanti faranno sentire il loro dissenso già all’interno della Conferenza Stato Regioni, ma sulla scorta di quanto si stanno apprestando a fare anche Regioni come Puglia e Basilicata, si avverte la necessità di passare alle vie legali, portando la legittimità dell’atto davanti alla Consulta.  Oltre alla questione di principio per la quale ritengo deplorevole che si possa considerare l’acqua come merce da vendere e comprare, soprattutto sui nostri territori si correrebbe un serio rischio di infiltrazioni malavitose in questi presunti affari. Conosciamo bene gli appetiti della camorra su appalti di gestione di beni pubblici e non possiamo restare inermi. L’acqua, fondamento della vita, rischia di diventare il nuovo eden per speculazioni e affari di dubbia natura. Ed il tutto a scapito di qualità del servizio e soprattutto contro il bene dei cittadini».



Un Commento

  1. cimmino giovanni:

    Assetati! Giù le mani dall’acqua

    di Giovanni Cimmino

    Ho sempre pensato, come molti di voi suppongo, che l’acqua dovrebbe essere fruibile a tutti, indipendentemente dallo stato economico e sociale di ognuno di noi. Sono anni ormai che in Italia si parla di privatizzare la rete idrica, spesso facendo peso sulla cattiva gestione che in questi anni l’ ha accompagnata. In molte zone della rete idrica italiana i litri andati persi sono in quantità inaccettabile. Ma questo può essere un motivo valido? Non sarebbe stato meglio intervenire in modo da far cessare questi sprechi?
    Viene da pensare, oggi, che questo non tornasse utile, o non fosse ritenuto un problema degno d’urgenza. I governi di diversi schieramenti si sono alternati alla guida del paese, eppure, mi pare di capire, siamo ancora punto e a capo. Ed è in questo quadro che va in scena l’ennesimo capitolo per cercare di mettere le mani sull’acqua, con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) che potrebbe diventare legge entro fine novembre. Dal 2011 la nostra acqua potrebbe essere gestita da multinazionali in cerca di business redditizio. E proprio in anni in cui si è discusso globalmente e a gran voce della necessità di rendere l’acqua un bene accessibile e fruibile a tutta l’umanità.
    Voi direte: ma cosa centriamo noi in Italia? Beh, visto che noi ci vantiamo tanto di far parte di quell’occidente democratizzatore dovremmo essere tra i primi a dare l’esempio. E invece finisce che facciamo di tutto per lanciare un messaggio: l’acqua è del miglior offerente. Il governo ci riprova, ma non è questione di colore politico. Grazie al cielo però, molti comuni, in maniera del tutto trasversale, ed alcuni politici (tra cui, soprattutto Antonio Amato in Campania) stanno resistendo, protestando giustamente, a questi progetti. E questo è un buon segno.
    Anche la Francia, uno dei paesi in cui la privatizzazione dell’acqua si era fatta più sentire, negli ultimi anni ha rivalutato la cosa, e in molte realtà locali si è tornati ad optare per la ripubblicizzazione della risorsa idrica, anche perché valutata più conveniente. Solo noi, come sulla questione nucleare, tendiamo ad andare controcorrente.

Lascia un commento