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Archivi di Novembre 2009

Natale di legalità, ai Quartieri Spagnoli fiaccolata della Città contro la camorra

Tanti parroci di “frontiera”, oggi, a Napoli, rappresentano i primi antagonisti alla criminalità ed alla camorra.

La denuncia di Don Mario: il pizzo per la ristrutturazione della sua chiesa ai Quartieri Spagnoli, è solo l’ultimo di gesti ed azioni, che spesso non salgono alla cronaca ma che centinaia di parroci continuano a fare sui loro territori. Gli esempi di Don Tonino Palmese, Don Merola, Don Mario Ziello sono quelli più conosciuti ma ne esistono centinaia. Ma questo, se rappresenta un punto d’onore del clero napoletano è anche fonte di grande preoccupazione.

Se c’è stato un “salto di qualità” della criminalità che porta al tentativo di estorsione anche per opere destinate alla Chiesa, non possiamo ritenere assurda un’escalation che punti anche a colpire direttamente quei parroci che si schierano apertamente contro la camorra.

La vicenda di Don Peppe Diana, purtroppo, ne è tragico insegnamento.

Al di là di quanto fanno e faranno in termini di protezione le forze dell’ordine, esiste allora un obbligo morale e politico di tutti i rappresentanti istituzionali per non lasciare soli questi esempi di straordinario impegno. Innanzitutto attraverso la destinazione di fondi mirati a sostenere progetti specifici realizzati o da realizzare, ma anche dal punto di vista simbolico.

Lancio allora un appello: in concomitanza delle festività natalizie, le istituzioni napoletane organizzino una grande fiaccolata ed una manifestazione pubblica, magari proprio ai Quartieri Spagnoli, di sostegno alle parrocchie impegnate contro la camorra per dimostrare la loro vicinanza, anche fisica, alla Chiesa ed alle Associazioni quali avamposti di Legalità.

Percorso privilegiato in Consiglio per il DDL della Giunta sui beni confiscati

«Farò tutto quanto in mio potere per garantire un percorso privilegiato all’approvazione del DDL sull’Alto Commissariato per la Gestione dei Beni Confiscati varato dalla Giunta» afferma il Consigliere Regionale Antonio Amato, componente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, intervenendo ancora sulla questione dei beni confiscati «mi impegno personalmente perché il DDL della Giunta sia inserito come punto prioritario dell’ordine del giorno del primo Consiglio Regionale utile».

«Il punto nodale del DDL sul divieto di vendita dei beni confiscati alla criminalità risponde ai principi fondanti della nostra stessa Democrazia. Sono certo, allora» conclude Amato «che arriveremo a breve all’approvazione di questo disegno di legge. D’altro canto, giovedì voteremo l’ordine del giorno con cui il Consiglio Regionale della Campania aderisce all’appello di Libera, e l’atto della Giunta risponde anche alle sollecitazioni del CNEL. Sono questi gli atti concreti per combattere, nella prassi e non nella teoria la criminalità organizzata».

Beni confiscati: già nel 2007 il CNEL diceva no alla vendita

“La vendita all’asta, ipotesi che ogni tanto riaffiora nelle discussioni sulla stampa, è decisamente da evitare perché: 1) mostrerebbe l’incapacità da parte dello Stato di sapere utilizzare al meglio beni di natura mafiosa; 2) potrebbe restituire ai mafiosi quello che ai mafiosi è stato sottratto essendo difficile, per non dire impossibile - data l’alta e comprovata capacità di intimidazione - che un bene posto all’asta possa finire nelle mani di chi non è legato direttamente o indirettamente al precedente conduttore mafioso”. Queste non sono né le parole di Don Ciotti, né quelle dei familiari delle vittime della mafia. È quanto si legge in una Pronuncia votata all’unanimità dall’assemblea del CNEL del 29 marzo 2007.

Il CNEL, leggo anche, “valuta che sia assolutamente indispensabile mantenere l’asse portante della legge che vietava la vendita dei beni e destinava gli stessi ai Comuni, allo Stato, alla società civile, alle cooperative di giovani e di lavoratori”. Il Presidente del CNEL è Antonio Marzano, già Ministro delle Attività Produttive di Berlusconi, non credo possa quindi essere accusato di faziosità.

Finiamola, poi, anche col considerarla una questione elusivamente meridionale, visto che dai dati nella relazione annuale del 2008 del Commissario Straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni emerge, ad esempio, che in Lombardia ci sono 153 aziende e 587 beni confiscati. Insomma, ci troviamo di fronte ad un governo che, con presuntuosa ignoranza, non vuole ascoltare nessuno, nemmeno i suoi organi consultivi, nemmeno i suoi ex ministri. E tratta una questione di rilevanza nazionale col solo obiettivo di fare cassa.

Il Consiglio Regionale della Campania è chiamato ad approvare giovedì prossimo l’ordine del giorno con cui aderisce all’Appello di Libera, già sottoscritto dai capigruppo e Consiglieri della maggioranza, dell’Udc e del MPA. Speriamo che il Presidente Napolitano, il Presidente Fini e il Presidente della Commissione Antimafia Pisanu possano intervenire fattivamente perché alla Camera questo emendamento venga ritirato. Non facciamo un regalo alla mafia, non permettiamo una clamorosa sconfitta dello Stato.

Legalità: crisantemi per Maroni, audizione per Pisanu

Proverò a spedire al ministro Maroni un mazzo di crisantemi, sul bigliettino scriverò: in memoria della lotta per la legalità, con la vendita all’asta dei beni confiscati alla camorra, prevista dalla Finanziaria si fa un regalo alle mafie.

Mentre la DIA conclude una straordinaria indagine che mette in luce la struttura di holding economica della camorra, capace di reinvestire i propri guadagni acquisendo, con una spesa inferiore al valore di mercato, beni confiscati e fallimenti, il Ministro Maroni ribadisce che il Governo non farà marcia indietro sulla vendibilità dei beni confiscati e che sarà previsto un meccanismo di controllo che non permetterà ai mafiosi di riacquisirli.

La domanda nasce spontanea: se la DIA per scoprire i prestanome deve condurre anni di indagine, come farà Maroni a determinare questo stesso risultato nei pochi mesi previsti per una procedura di messa in vendita, visto che l’attualità dimostra le difficoltà di questi controlli?

Ci sono gli appelli di Libera, le lettere dei familiari delle vittime della mafia, gli allarmi della magistratura per scongiurare l’approvazione di questo atto deleterio. Ma il Governo, con presuntuosa ignoranza, afferma di saperne di più. Ma perché, anziché rafforzare una legge che funziona ed ha prodotto straordinari risultati, puntando a tapparne alcune falle, si vuole invece smantellarne l’impianto? Si può fare cassa a scapito del valore e della cultura della legalità? Siamo di fronte ad una emergenza democratica, per questo chiedo al Presidente Bassolino ed alla Giunta Regionale di accelerare la proposta di legge in materia annunciata la scorsa settimana.

Mi faccio carico di garantire alla stessa un percorso privilegiato in Consiglio per l’approvazione. Il PD, con un documento da me proposto e votato all’unanimità nel corso dell’Assemblea Regionale, ha dato la sua piena adesione a questa battaglia. I gruppi consiliari di maggioranza, ma anche MPA e UDC hanno fatto lo stesso firmando un ordine del giorno che va in questa direzione. Chiederemo ora anche un’audizione al Presidente della Commissione Antimafia Pisanu. Mettiamo in campo ogni risorsa possibile per fermare quest’atto.

Una targa ed un premio per ricordare Ernesto Cacialli

«Ernesto Cacialli ha dato lustro all’immagine di Napoli più di quanto abbiano fatto tanti altri, tra intellettuali e politici di questa città» afferma il consigliere Regionale Antonio Amato «con la sua arte, immortalata in quella immagine con Clinton, ha reso, anche in termini turistici, un servizio enorme a tutta la nostra comunità. Sarebbe bello, oggi, che il Comune decidesse di dedicargli una targa proprio lì, a Via dei Tribunali, dove ha sempre lavorato, e che la Regione istituisse, a suo nome, un premio internazionale sull’arte del fare la pizza. Dei piccoli omaggi, un segno di riconoscenza profonda per chi ha contribuito, fattivamente, a dare a questa città un’immagine bella a livello internazionale».

«La Regione Campania faccia ricorso alla consulta contro la privatizzazione dell’acqua»

«Il decreto Ronchi che prevede una sostanziale privatizzazione delle gestioni idriche è una nefandezza che espone la nostra Regione a rischi enormi, per questo ho preparato un question time in cui si chiede alla giunta di valutare l’opportunità che la Regione faccia ricorso alla Consulta contro l’obbligo a cedere ai privati la gestione dell’acqua» lo afferma in una nota il Consigliere Regionale Antonio Amato già intervenuto più volte in queste settimane sulla questione «Sono certo che i nostri rappresentanti faranno sentire il loro dissenso già all’interno della Conferenza Stato Regioni, ma sulla scorta di quanto si stanno apprestando a fare anche Regioni come Puglia e Basilicata, si avverte la necessità di passare alle vie legali, portando la legittimità dell’atto davanti alla Consulta.  Oltre alla questione di principio per la quale ritengo deplorevole che si possa considerare l’acqua come merce da vendere e comprare, soprattutto sui nostri territori si correrebbe un serio rischio di infiltrazioni malavitose in questi presunti affari. Conosciamo bene gli appetiti della camorra su appalti di gestione di beni pubblici e non possiamo restare inermi. L’acqua, fondamento della vita, rischia di diventare il nuovo eden per speculazioni e affari di dubbia natura. Ed il tutto a scapito di qualità del servizio e soprattutto contro il bene dei cittadini».

Ho consegnato a Don Ciotti l’ordine del giorno presentato al Consiglio Regionale per aderire all’appello di Libera contro la vendibilità dei beni confiscati alla mafia

Questa mattina, mentre era in corso al Centro Don Bosco dei Salesiani il convegno di studi La rete solidale in risposta al sistema Camorra, non più soldati per le mafie ma militanti per la legalità, promosso dal Centro di Prima Accoglienza del Tribunale per i minori di Napoli, il Consigliere Regionale Antonio Amato ha consegnato a Don Luigi Ciotti l’Ordine del Giorno con cui il Consiglio Regionale della Campania aderisce all’appello lanciato da Libera per far ritirare l’emendamento alla Legge Finanziaria che prevede la vendita dei beni confiscati alla Mafia.

L’ordine del giorno, promosso da Amato e firmato dai Consiglieri e Capigruppo della maggioranza, ma anche dai Capigruppo di UDC e MPA, è stato presentato ieri agli atti del Consiglio Regionale e verrà discusso alla prossima seduta. Nel documento, oltre all’adesione all’appello dell’associazione di Don Ciotti, si impegna il Presidente Bassolino e la Giunta ad intervenire presso le più alte cariche dello Stato ed i rappresentanti parlamentari di tutte le forze politiche per far ritirare l’emendamento alla Finanziaria e si dà mandato alle Commissioni Consiliari competenti di esaminare e realizzare misure tese a rafforzare in Campania principi e prassi introdotti dalla legge 109 del ’96 sull’uso sociale dei beni confiscati.

«La possibilità di mettere in vendita all’asta i beni confiscati alle mafie» ha detto Amato «rappresenta il tradimento dello spirito della legge del ’96 sull’uso sociale di questi beni, una legge sostenuta, prima della sua approvazione, da oltre un milione di firme di cittadini italiani. Se passasse l’emendamento presentato dalla maggioranza di governo saremmo di fronte ad una sconfitta dello Stato e ad un regalo alla cultura mafiosa ed alla camorra».

«Nei nostri territori» continua Amato «a partire da questa legge, grazie all’opera di associazioni come Libera, le Terre di Don Peppe Diana, Legambiente e tante altre, si è ridata vitalità a territori violentanti dalla violenza della Camorra. Per questo la maggioranza di Centro Sinistra, ma anche i rappresentanti in consiglio di UDC ed MPA, hanno deciso di aderire all’appello di Libera e di mettere in campo tutte le azioni necessarie per fermare quello che sarebbe uno scempio contro la civiltà del nostro Paese».

Inopportuno trasferire a Nola i reparti dell’Ospedale Apicella. Soprattutto con l’influenza A che percuote la Campania

I reparti di Ginecologia, Ostetricia e Pediatria dell’Ospedale Apicella di Pollena Trocchia vengono trasferiti al Santa Maria della Pietà di Nola in ottemperanza alla legge 16/2008 della Regione Campania sul riordino del comparto sanitario.  Contro questo trasferimento ed il mancato contemporaneo rafforzamento di altri reparti, pure previsto dalla legge, presso l’Ospedale è presente un gazebo della rete Cittadinanza Attiva – Tribunale per i Diritti del Malato che si oppone al trasferimento, sulla base del principio che “la salute non ha costo”.

I rappresentanti di CittadinanzAttiva pongono questa questione di principio: rientrare nella spesa sanitaria, ma non con la semplice equiparazione salute/economia. Il diritto alla salute non può essere affrontato esclusivamente col bilancino della spesa ed i servizi essenziali, soprattutto quelli ospedalieri, vanno garantiti. Se pure l’accorpamento fosse inevitabile, al trasferimento di alcuni reparti va associato il rafforzamento di altri: che fine hanno fatto allora i nuovi sei posti in rianimazione, ed il rafforzamento di ortopedia e medicina?

Soprattutto per Pediatria, mi chiedo se è opportuno trasferire il reparto, ora che è in corso una vera e propria emergenza legata alla pandemia influenzale. Esiste una legge e bisogna rispettarla; ma non sarebbe più opportuno rimandare gli adempimenti a quando sarà superato quanto determinato dall’influenza A? È vero che nell’Ospedale è stata prevista una Guardia pediatrica sulle 24 ore all’interno del Pronto Soccorso ma, non essendoci un reparto, i medici trasferiranno i bambini negli ospedali napoletani, intasandoli ancora di più in un momento tanto delicato. Non era allora opportuno posticipare queste misure, data l’emergenza in corso?

C’è stata oggi una conferenza di servizi sulla questione cui hanno partecipato il Commissario dell’ASL Na3 Lamberti, il subcommissario Patriciello, ed il rappresentante di Cittadinanza Attiva Gaetano Di Tuoro, in cui abbiamo portato il chiaro impegno di salvaguardare i diritti dei cittadini di questi territori. Le ragioni del risparmio non possono passare sulla pelle delle persone.

Maroni confonde stato di diritto e stato di polizia. Lavoriamo ad una legge contro il caporalato

Il Ministro Maroni confonde lo Stato di diritto con lo stato di polizia. Quanto accaduto a San Nicola Varco non rappresenta l’esempio del funzionamento degli organi della magistratura e della polizia, ma il fallimento della cultura dell’accoglienza e, ancora di più, la riaffermazione di una giustizia cieca che colpisce il più debole e non tocca chi, nel caso specifico i caporali, sfrutta povertà e stati di bisogno.

A dispetto delle polemiche che sono sorte, sono convinto dell’urgenza di riprendere con urgenza l’esame della legge regionale sull’immigrazione, da troppo tempo bloccata in Consiglio, per riaffermare i principi di diritto, primo fra tutti il diritto di voto per i migranti.

Al tempo stesso farò la mia parte perché, in sinergia con gli assessori Gabriele, Nappi e De Felice, e con le Commissioni Consiliari Competenti, si costruisca una normativa in materia di lavoro nel settore agricolo che, da un lato, preveda un forte sistema sanzionatorio per quanti utilizzano il caporalato e, dall’altro, garantisca un complesso di garanzie e tutele, innanzitutto borse lavoro, per quanti lo denunciano.

Bisogna attivare immediatamente un tavolo tecnico tra istituzioni e parti sociali per giungere, entro la fine dell’anno, ad una normativa in materia. Il diritto non si attualizza con i manganelli.

Violenza sulle donne, Miano e VII Municipalità cambiano musica

L’infinita bellezza della classica napoletana come arma estasiante contro un classico brutto e purtroppo attuale, anzi spesso al centro della scena quotidiana: la violenza sulle donne.

Vicino il 25 Novembre, data internazionale contro la violenza sulle donne per la Convenzione ONU sui diritti della donna, la VII Municipalità del Comune di Napoli gioca d’anticipo, con un incontro musicale per dire no agli abusi maschili attraverso l’incorrotto potere del canto.

Alle 20 di Lunedì 16 Novembre, all’Istituto Professionale IPIA di Miano, i Cimarosa, gli storici cantori della canzone napoletana, suoneranno per raccogliere fondi contro le violenze sulle donne. Concerto completamente gratuito il cui ricavato andrà al “Cartello Antiviolenza delle Donne di Napoli” che finanzierà la Casa per le Donne Maltrattate del Comune di Napoli.

L’iniziativa è della Consulta Pari Opportunità della VII Municipalità, guidata da Maria Coppola e dalla vicepresidente Nunzia Barbato, in team con l’assessore municipale alle Pari Opportunità Melinda Di Matteo, il presidente di Giunta Giuseppe Esposito ed il Consiglio Municipale.

Un fenomeno sociale dilagante le violenze sulle donne contro cui Istituzioni, politica e società devono schierarsi con forza, senza lasciare intentate le necessarie azioni di contrasto.

Le violenze, perché di molti tipi si tratta (sessuali, psicologiche, domestiche e familiari, quando coinvolgono i figli), proliferano non solo nei Paesi in via di sviluppo ma anche nelle democrazie occidentali.

La VII Municipalità e la sua Consulta delle Pari Opportunità ci si provano con passione istituzionale e civile, cedendo per una sera la parola e il palco alle celesti melodie napoletane.