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Archivi di ottobre 2009

Antonio Amato (PD): Continuiamo a morire sotto tonnellate di rifiuti tossici

«È solo una coincidenza che l’incendio al campo ROM di Giugliano si sia verificato dopo la civile protesta degli imprenditori della zona ASI?». Se lo chiede in una nota il consigliere regionale del PD Antonio Amato.

«Naturalmente attendiamo l’esito delle indagini, ma quanto accaduto ricorda troppo le reazioni intimidatorie messe in campo da una camorra che, a dispetto di forme di mobilitazione, rivendica con violenza il dominio del territorio, perché tutto passi ancora sotto un colpevole silenzio».

«La verità» afferma Amato « è che continuiamo a morire sommersi da tonnellate di rifiuti tossici. L’incendio al Campo Rom di Giugliano ed il sequestro del terreno/discarica adibito a pescheto, mostrano che il dramma dello sversamento illegale in Campania resta di tremenda attualità.

«Nonostante lo straordinario lavoro di inquirenti e forze di polizia, nonostante le denunce che si sono susseguite in questi ultimi anni, le “terre dei fuochi” continuano a bruciare,  la camorra continua ad utilizzare i nostri territori come un’enorme discarica, e l’intreccio con le aziende del Nord resta il fulcro di un cancro che sta uccidendo i nostri territori, mentre centinaia di cittadini sviluppano malattie gravissime con tassi d’incidenza senza pari in Europa».

«Che fine ha fatto l’indignazione suscitata dalla pubblicazione di Gomorra? Le forze politiche» afferma Amato «hanno il dovere morale di non far passare quanto accaduto sotto silenzio: oltre che in Consiglio Regionale, mi farò promotore, con i deputati del PD, di un’interrogazione urgente da portare in Parlamento e di tutte le altre iniziative che potranno risultare utili.

«Solo abbattendo il muro di gomma che impone la camorra» conclude Amato «potremo riconquistare un futuro che continua ad esserci derubato».

Tarsu, no ad aumenti indiscriminati. Il sistema dei rimborsi è assurdo

«Ma dove prenderanno i soldi per pagare gli aumenti della Tarsu gli anziani con pensione sociale, i disoccupati, i lavoratori in cassa integrazione? Le dichiarazioni dell’assessore Realfonzo sono sconcertanti e confido nella sensibilità del sindaco Iervolino e del resto della giunta per giungere ad una risoluzione positiva della vicenda» lo afferma in una nota il consigliere regionale Antonio Amato commentando gli aumenti della Tarsu a Napoli «Il sistema di rimborsi non risponde alle reali esigenze dei cittadini e si corre il rischio di dar luogo solo a nuova evasione, perché le persone saranno materialmente impossibilitate a pagare la tassa. Il Comune è obbligato all’aumento della Tarsu da una legge dello stato, ma gli aumenti non possono essere indiscriminati ed andare a colpire soprattutto esercenti commerciali e fasce sociali più deboli. Confido allora in un intervento del Sindaco per il ritiro delle cartelle emesse, per la riformulazione del sistema degli aumenti e, soprattutto, per la previsione di sgravi ed esenzioni al momento dell’emissione delle cartelle e non attraverso i rimborsi. Sono necessarie poi agevolazioni per gli esercizi commerciali e le strutture alberghiere. Il tutto, naturalmente, a fronte di un miglioramento del servizio di pulizia delle strade e dei luoghi pubblici. Gli aumenti» conclude Amato «non possono essere imposti senza nessuna valutazione delle reali condizioni ed esigenze dei cittadini».

Intervento pubblicato su “la Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009. Fiaccole per Giovanni

Giovanni Tagliaferri muore il 13 aprile scorso, lunedì di Pasquetta, a via Colombo a Napoli,  per un apprezzamento fatto ad una ragazza da un amico in macchina con lui. Giovanni Tagliaferri muore dissanguato perché tre ragazzi, per vendicare “l’affronto”, lo assalgono, due lo pugnalano più volte con estrema violenza, con una lama da almeno 6 cm rescindendogli l’arteria femorale. Giovanni Tagliaferri muore  quando ha solo 21 anni perché per un bravo ragazzo la ferocia del branco può risultare fatale. E’ la legge del sangue, paghi con la vita anche un semplice sorriso ad una ragazza che non dovevi nemmeno guardare,  anche se, come ammettono i suoi assassini, non hai fatto nulla. E’ la ferocia di una violenza consumata in disprezzo del valore della vita, e mentre lo colpiscono gli gridano la loro rabbia “devi morire”. Gli assassini dopo essere stati identificati dalla polizia si sono costituiti. Questa volta, dunque, la giustizia ha fatto il suo corso. Il prossimo 7 ottobre ci sarà l’udienza, gli assassini, infatti, hanno chiesto il rito abbreviato. Godranno così di tutti i benefici previsti dalla legge, dello sconto di un terzo della pena (un massimo di quindici anni di detenzione) perché da anni si attende una riforma del  codice penale che però giace tra le polverose carte di un Parlamento troppo occupato in leggi ad personam, per preoccuparsi dei drammi dei comuni cittadini. E, ancora oggi, resta inevasa la domanda di fondo, quella più importante: perché? Perché questi tre ragazzi hanno barbaramente ucciso Giovanni senza mostrare il minimo senso di umanità e pietas? I genitori, i parenti, gli amici di Giovanni continuano incessantemente a chiederselo, ma la ragione non riesce a dare spiegazioni che aiutino il dolore. Dopo il clamore dell’episodio, poi, il dramma del silenzio. Chi vive queste atrocità paga, in seguito, anche la dimenticanza delle istituzioni e della maggioranza dei cittadini. E l’assordante silenzio dà spazio al ripetersi di questi episodi. La violenza si nutre della desertificazione che oggi subisce la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, oppressa dal clima pesante dell’indifferenza e della  “normalità” della sopraffazione. Per essere vicini alla famiglia ed agli mici di Giovanni, per non far passare la vicenda processuale sotto un pericoloso silenzio, per continuare a ricordare e per rianimare la nostra coscienza civile, lunedì prossimo, a partire dalle 19,00 ci sarà una fiaccolata per Giovanni che partirà da Piazza Municipio. Non solo do la mia adesione, ma, soprattutto, invito tutti i rappresentanti istituzionali a partecipare. Governatore, Sindaco, assessori, consiglieri, hanno il dovere di stringersi alla famiglia di Giovanni, di mostrare la loro vigile attenzione sull’intera vicenda, di indicare, concretamente, che Napoli, nonostante le tragedie che vive, sa dire no all’imbarbarimento, sa ricordare, sa fare di accadimenti come questo un insegnamento per i più giovani, provando, almeno provando, a rendere un pò meno assurda l’inspiegabilità di una vita così tragicamente spezzata.

 

Antonio Amato

Gli occupanti di CasaPound facciano un atto di responsabilità e ripudino pubblicamente il fascismo

«Quanto accaduto in questi giorni sulla vicenda di CasaPound ha una precisa radice: gli occupanti rivendicano, con gesti e azioni, una filiazione diretta al Duce e al fascismo» afferma il Consigliere regionale del PD Antonio Amato.

«Non si tratta quindi di difendere i centri sociali di sinistra ed attaccare quelli di destra, quanto piuttosto di affermare i valori della Carta Costituzionale che decretano l’inammissibilità di ogni atto di apologia del fascismo. Le proteste di ieri sono in linea con la difesa dei valori della Costituzione, mentre sugli episodi di violenza occorrerà un’indagine volta a verificarne con correttezza le responsabilità».

«Do quindi ragione all’assessore Gabriele sceso in piazza al fianco dei dimostranti, e mi schiero con convinzione dalla parte dei ragazzi che hanno manifestato. Piuttosto» continua Amato «inviterei gli occupanti di CasaPound ad un primo gesto di responsabilità e distensione: ripudino pubblicamente il fascismo e si richiamino ai valori promossi dalla nostra Costituzione. Si potrebbe ripartire da questo, altrimenti qualsiasi forma di dialogo mi appare sinceramente improponibile».

Primi risultati dai circoli: con Franceschini e Impegno un gruppo di coraggiosi che vuole voltare pagina

«Non facciamo finta di scendere dalle nuvole: esiste un adeguamento interno al PD in Campania alle scelte di Palazzo Santa Lucia, determinato da un appiattimento sul vertice che si è costruito in tutti questi anni» afferma il consigliere regionale Antonio Amato commentando i dati che emergono dal voto degli iscritti al PD sulla scelta dei prossimi segretari regionale e nazionale.

«Questo è determinato sia dalla statura  di leader di Antonio Bassolino che da un sistema di potere che si è stratificato tra luci ed ombre. Quanti appoggiano Franceschini e Impegno sostengono anche la necessità di superare questa situazione, di voltare pagina e ripartire dal basso. Sono in campo due visioni diverse del partito e delle modalità di fare politica».

«Rivendichiamo allora con forza» continua Amato «il risultato ottenuto dalla mozione Franceschini e da Leonardo Impegno: la maggioranza della metà dei nostri iscritti ha scelto Bersani e Amendola, ma da questa parte c’era gran parte del gruppo dirigente del PD campano, per Franceschini e Impegno, ma anche per Marino e Vittoria che hanno ottenuto un dato significativo, un gruppo di coraggiosi che ha scelto di non salire sul carro dei probabili vincitori per sostenere la propria idea di partito e progetto politico. E in quartieri e comuni popolari come Fuorigrotta, Soccavo, Arenella, San Giovanni, Barra, Castellammare, abbiamo ottenuto risultati importanti.

«A partire da questi risultati» conclude Amato «con più tempo a disposizione e seguendo l’ispirazione di apertura ai cittadini che fonda il PD, siamo certi, con le primarie del prossimo 25 ottobre di poter ribaltare il risultato».

Officine Circumvesuviana di Ponticelli: II tappa Viaggio sui Luoghi di Lavoro. No ai ribassi sulle risorse per la sicurezza nella prossima legge regionale

Mai più ribassi sulle risorse per fare ed istruire i lavoratori in sicurezza. Un punto di partenza assoluto per la sicurezza sul lavoro, un principio da inserire nella futura legge regionale presto al voto del Consiglio Regionale.

È la posizione che ho espresso mercoledì 30 Settembre alle Officine della Circumvesuviana di Ponticelli, durante la II tappa del Viaggio sui luoghi di lavoro. Le aziende irrispettose delle norme a protezione dei lavoratori, ho precisato, non dovranno più avere finanziamenti pubblici, come invece tuttora accade.

Ai lavoratori della Circumvesuviana, che hanno partecipato con passione e vivacità, ho detto di aiutarci con la ricognizione dei loro problemi a fare una buona legge sul lavoro: in modo da indirizzare i finanziamenti sulle vere emergenze. A partire da ricambio del materiale rotabile e tratte all’aperto, tra i più critici poiché più esposti ad una serie di disagi e pericoli.

Sono inoltre convinto, e l’ho detto, che gli Ispettorati del Lavoro e le ASL debbano poter entrare in tutte le aziende e non possano sentirsi opporre dei no categorici, ed è perciò dovere del Consiglio Regionale protestare ai tagli del Governo agli Ispettorati.

Come ho potuto ascoltare dai Rappresentati per la Sicurezza dei Lavoratori e dai Rappresentanti Sindacali Aziendali della Circumvesuviana, l’analisi interna dei problemi aziendali è già cominciata.

C’è stato chi ha chiesto un Dipartimento Prevenzione Rischi da allestire in Regione e, sul piano nazionale, la modifica del Regolamento Unico per la Sicurezza per non degradarla da investimento a mero costo per le aziende.

Chi ha chiesto “mansionari” dettagliati per non dare ai lavoratori compiti che non competono, chiarendo che la sicurezza è anche quella del personale, soprattutto in certe ore e sulle tratte isolate, per il quale servono: polizia ferroviaria e videocamere.

E chi ha chiesto l’affiancamento di un secondo macchinista all’agente unico, che non può affrontare da solo lunghe tratte e tante ore di viaggio; e l’acquisto di almeno cento treni nuovi, data la vecchiezza dei treni di prima generazione ancora in uso.

I sindacati hanno esortato ad una check-list dei buoni risultati raggiunti dall’azienda che potrebbero rifluire nella legge regionale sul lavoro di qualità, ma che intanto possono essere inseriti nel documento valutazione rischio che si compila ogni anno.

Ho concluso l’incontro ribadendo che non c’è risparmio in sicurezza e corsi di formazione che non ricada sull’incolumità dei lavoratori. E dalle Officine di Ponticelli mi è arrivato un segnale preciso: scolpire questo principio nella legge regionale sul lavoro di qualità.