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Intervento pubblicato su “la Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009. Fiaccole per Giovanni

Commento

Giovanni Tagliaferri muore il 13 aprile scorso, lunedì di Pasquetta, a via Colombo a Napoli,  per un apprezzamento fatto ad una ragazza da un amico in macchina con lui. Giovanni Tagliaferri muore dissanguato perché tre ragazzi, per vendicare “l’affronto”, lo assalgono, due lo pugnalano più volte con estrema violenza, con una lama da almeno 6 cm rescindendogli l’arteria femorale. Giovanni Tagliaferri muore  quando ha solo 21 anni perché per un bravo ragazzo la ferocia del branco può risultare fatale. E’ la legge del sangue, paghi con la vita anche un semplice sorriso ad una ragazza che non dovevi nemmeno guardare,  anche se, come ammettono i suoi assassini, non hai fatto nulla. E’ la ferocia di una violenza consumata in disprezzo del valore della vita, e mentre lo colpiscono gli gridano la loro rabbia “devi morire”. Gli assassini dopo essere stati identificati dalla polizia si sono costituiti. Questa volta, dunque, la giustizia ha fatto il suo corso. Il prossimo 7 ottobre ci sarà l’udienza, gli assassini, infatti, hanno chiesto il rito abbreviato. Godranno così di tutti i benefici previsti dalla legge, dello sconto di un terzo della pena (un massimo di quindici anni di detenzione) perché da anni si attende una riforma del  codice penale che però giace tra le polverose carte di un Parlamento troppo occupato in leggi ad personam, per preoccuparsi dei drammi dei comuni cittadini. E, ancora oggi, resta inevasa la domanda di fondo, quella più importante: perché? Perché questi tre ragazzi hanno barbaramente ucciso Giovanni senza mostrare il minimo senso di umanità e pietas? I genitori, i parenti, gli amici di Giovanni continuano incessantemente a chiederselo, ma la ragione non riesce a dare spiegazioni che aiutino il dolore. Dopo il clamore dell’episodio, poi, il dramma del silenzio. Chi vive queste atrocità paga, in seguito, anche la dimenticanza delle istituzioni e della maggioranza dei cittadini. E l’assordante silenzio dà spazio al ripetersi di questi episodi. La violenza si nutre della desertificazione che oggi subisce la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, oppressa dal clima pesante dell’indifferenza e della  “normalità” della sopraffazione. Per essere vicini alla famiglia ed agli mici di Giovanni, per non far passare la vicenda processuale sotto un pericoloso silenzio, per continuare a ricordare e per rianimare la nostra coscienza civile, lunedì prossimo, a partire dalle 19,00 ci sarà una fiaccolata per Giovanni che partirà da Piazza Municipio. Non solo do la mia adesione, ma, soprattutto, invito tutti i rappresentanti istituzionali a partecipare. Governatore, Sindaco, assessori, consiglieri, hanno il dovere di stringersi alla famiglia di Giovanni, di mostrare la loro vigile attenzione sull’intera vicenda, di indicare, concretamente, che Napoli, nonostante le tragedie che vive, sa dire no all’imbarbarimento, sa ricordare, sa fare di accadimenti come questo un insegnamento per i più giovani, provando, almeno provando, a rendere un pò meno assurda l’inspiegabilità di una vita così tragicamente spezzata.

 

Antonio Amato



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