Sintesi dell’intervento di Antonio Amato alla direzione regionale del PD di lunedì 6 luglio. Il Partito Democratico riparta dai programmi. Il prossimo congresso è un’occasione che non possiamo sprecare
Commento
Esprimo il mio accordo con la relazione del segretario regionale
A noi non serve un’unanimità di facciata, a noi non serve negare i conflitti: i conflitti ci sono e vanno affrontati fino in fondo, ma su un piano strettamente politico. A noi serve ripristinare un clima di rispetto reciproco delle varie posizioni in campo perché le differenze possono diventare momento di arricchimento reciproco.
Ma, per fare questo, bisogna smettere di additare come nemico chi la pensa diversamente. È necessario, assolutamente necessario, oggi più di ieri, recuperare una capacità di ascolto reciproco e di dialogo vero.
Più il confronto precongressuale e congressuale sarà civile e vero, più sarà comprensibile alla società, a partire dai tanti che avevano creduto nel progetto del PD ed oggi ci guardano con diffidenza e delusione
Il punto centrale, io credo, deve essere costruire il confronto interno al PD quale impegno e lavoro per gli interessi del Paese, a partire, naturalmente, da quelle che sono le necessità dei nostri territori, della nostra Regione.
A partire da questo impegno potremo costruire un programma e un progetto del PD, capace, qui in Campania, di rappresentare una strategia vincente per le prossime elezioni regionali.
Progetto del PD e alleanze in Campania:
Pensare alle alleanze senza definire il progetto sul quale confrontarci sarebbe come voler ripetere quelle stesse situazioni che ci hanno portato a momenti drammatici (vicenda rifiuti)
Bisogna ripartire dai contenuti, dal progetto, e gli argomenti dirimenti della nostra proposta politica dovranno essere:
· Ambiente e sviluppo
· Ingresso nel mercato del lavoro e diritti dei lavoratori,
· Legalità, riqualificazione del territorio, sistema integrato dei trasporti
Rispetto al confronto progettuale con le altre forze politiche e civili, sarebbe stato utile cogliere l’occasione del rimpasto della giunta regionale per dare segnali di apertura e di prospettiva per l’appuntamento dell’anno prossimo. Ma è inutile fare recriminazioni: il Presidente della giunta regionale, come il sindaco, ha poteri conferiti dalla legge e compie legittimamente le sue scelte assumendosene pienamente le responsabilità.
Ribadisco però il tema centrale di queste mie riflessioni: si avverte la necessità di un confronto sugli obiettivi, sulle strategie e sul programma. Non si tratta di concordare nomi e singole persone, ma se non c’è questo confronto tutto quanto viene realizzato, dai programmi alle alleanze, fino alle scelte su profili e competenze, corre il rischio di essere percepito esclusivamente come operazione di potere. Questo potrà servire sicuramente a rendere più forti alcuni uomini, ma solo all’interno di un partito sempre più piccolo
Serve invece un partito forte ed autonomo, aperto e plurale, che stimoli l’opera di governo, e che sia in grado di dialogare e recepire gli stimoli ed anche le critiche. Un partito pronto a confrontarsi con i bisogni e le necessità, le proposte ed i contributi che provengono dalla società, dai territori, dalle associazioni, dalla gente. Si deve ripartire dal basso, dalla capacità di ascolto delle esigenze reali e dalla capacità di fornire risposte credibili. E non si può delegare l’azione politica alla volontà ed all’iniziativa dei singoli, deve essere il Partito con il suo progetto politico a confrontarsi con la società: solo così il Partito Democratico potrà strutturare il consenso e non renderlo episodico.
Il PD deve essere capace di proporsi come forza politica e culturale alternativa al Centro Destra per la credibilità e la trasparenza del suo progetto, per i valori etici e morali che ispirano il suo programma, per l’assunzione di una responsabilità di governo che non punti alla propaganda ma alla concretezza. Il PD deve rilanciare il suo progetto riformista e lo deve fare a partire dal Meridione.
Il Mezzogiorno più delle altre parti di Italia ha bisogno di questo salto di qualità. La Questione Meridionale appare ancora oggi irrisolta, c’è bisogno di un salto di qualità, c’è bisogno di un progetto politico che rigeneri fiducia e partecipazione. Il Mezzogiorno deve divenire un punto prioritario del progetto politico nazionale del Partito Democratico.
C’è la volontà politica di fare questo a prescindere dalla diversità delle posizioni in campo? Questo congresso sarà il banco di prova. Un’occasione che io e tanti non vogliamo vanificare.
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