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Archivi di luglio 2009

Il Piano Casa avrà linearità e trasparenza. E senza sotterfugi o formulazioni ambigue

Le preoccupazioni degli intellettuali firmatari dell’appello verso un Piano Casa lesivo dell’ambiente sono giuste; le ho lette anche qui sul mio Blog. Ma credo importante sottolineare, alla vigilia della discussione degli emendamenti presentati in Commissione, gli scopi di abitabilità ed innovazione che motivano il Piano Casa, come affermo in questo comunicato inviato oggi alla stampa.

Alla luce dell’approvazione del decreto governativo, il Piano Casa regionale assume un’importanza ancora più grande e, a partire dalla precondizione della salvaguardia paesaggistica e ambientale, deve perseguire quattro obiettivi fondamentali: adeguare le strutture esistenti alla normativa antisismica, facilitare l’utilizzo di fonti rinnovabili per il risparmio energetico, rispondere alle nuove esigenze abitative e garantire il rilancio dello sviluppo economico del settore.

Per fare tutto questo, però, bisogna scrivere la legge con la massima linearità e trasparenza, senza sotterfugi e formulazioni ambigue che complicherebbero la vita agli amministratori locali e potrebbero nascondere insidie e nuove strategie speculative. Se la legge fosse ambigua e complessa, tale da rendere difficile la vita alle amministrazioni comunali, allora sarebbe meglio non farla proprio. Dobbiamo essere molto attenti per scongiurare qualsiasi strategia volta a dare spazio a improponibili sanatorie.

A partire da queste prerogative, difendo con forza l’importanza di dotarci di uno strumento normativo che regoli lo sviluppo edilizio dei nostri territori fungendo, al contempo, da volano per la ripresa di un’attività edilizia compatibile con le esigenze ambientali e tesa a rilanciare l’economia del settore. Non dimentichiamo, poi, che il Piano Regionale risponde ad un’improrogabile necessità di sicurezza: molti edifici presentano una grave problema di stabilità che richiede un immediato monitoraggio e, laddove necessario, un intervento di adeguamento alla normativa antisismica.

Non possiamo attendere un disastro per piangere lacrime di coccodrillo, ma dobbiamo  acquisire i dati dell’esistente e prevenire possibile sciagure. Bisogna inoltre riqualificare le aree degradate e rispondere, attraverso nuovi interventi di edilizia sociale, al bisogno abitativo dei cittadini.

Questo, naturalmente, sempre nel rispetto del territorio e delle sue peculiarità.

Sarà importante che qualsiasi ricostruzione o ampliamento, avvenga con strumenti tecnologicamente avanzati che garantiscano il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili per le esigenze domestiche.

Esistono preoccupazioni legittime di associazioni e intellettuali, ma non possiamo dire sempre “no”. Piuttosto, siamo chiamati a dare risposte serie, responsabili e chiare.

Il Piano Casa Regionale è una proposta di legge ancora al vaglio della commissione regionale. Ma gli intellettuali scrivono a Napolitano

Comprendo la passione civile che ha mosso alcuni intellettuali a osteggiare il Piano Casa Regionale, ma evidentemente hanno sbagliato il destinatario della loro missiva.

Stiamo parlando di un progetto di legge della giunta che ora è all’esame della commissione urbanistica del consiglio regionale e che diverrà legge solo successivamente al passaggio nell’assise consiliare democraticamente eletta.

Questi passaggi servono proprio a correggere ed integrare le proposte della giunta, tanto è vero che in sede di commissione si procede con una serie di audizioni volte ad arricchire la valutazione politica con una serie di pareri di associazioni professionali ed esponenti della società civile.

Mi meraviglio perciò che un gruppo così rappresentativo della cultura italiana e dell’impegno civile della nostra regione abbia voluto far carico della questione al Presidente della Repubblica, addirittura prima della conclusione dell’iter in commissione.

Cosa dovrebbe fare adesso il Presidente Napolitano? Non sarebbe stato più corretto scrivere al Presidente del Consiglio Regionale ed al Presidente della Commissione Urbanistica? Vogliono dare un contributo reale o sollevare solo l’ennesimo polverone mediatico?

Proprio perché rispetto le istituzioni democratiche, non entro nel merito delle questioni sollevate, limitandomi a dire che il Piano Casa Regionale serve alla nostra regione, e che le questioni sollevate dal gruppo di intellettuali meritano sicuramente un approfondimento. Ma nelle sedi opportune e nel rispetto delle procedure di uno Stato democratico.

La chiusura parziale dell’Alcatel di Battipaglia è un errore umano e strategico. Sono vicino ai lavoratori e dico no

Squadra vincente non si cambia, diciamo quando le cose vanno bene. La stessa cosa voglio dire per l’Alcatel di Battipaglia che la dirigenza della multinazionale vorrebbe in parte chiudere. Eppure l’azienda in provincia di Salerno esibisce fatturati raddoppiati negli ultimi tre mesi.

Così, i lavoratori di Battipaglia hanno occupato una sala del Municipio perché si sentono, e a buon diritto, minacciati di perdere il posto di lavoro. Uno scenario sciagurato e incomprensibile se pensiamo che l’Alcatel di Battipaglia cresce e produce, a dispetto della profonda recessione che sta comprimendo tutto e tutti.

Ultimamente, per di più, sono stati assunti altri 40 lavoratori a contratto interinale. Che portano i precari in azienda a 450. La situazione, già grave, rischia di esplodere se l’azienda centrale metterà in atto il piano industriale che manderà a casa i precari. E non oso immaginare il contraccolpo di questa decisione per loro, le loro famiglie, e per eccellenze del territorio come questo stabilimento avanzato di fibre ottiche e telecomunicazioni.

Prima che sia troppo tardi, perciò, chiedo che la Regione Campania intervenga ed ottenga al più presto risposte dall’Assessorato alle Attività Produttive. Che diano un segnale deciso, contrario alla chiusura di quel ramo dell’azienda che occupa centinaia di addetti specializzati, il cui licenziamento in massa non è pensabile né tollerabile.

Campania maglia nera dell’usura. E la provincia di Napoli guida la classifica

Ricevo e pubblico l’articolo degli amici di Polis Democratica:

 

Il tasso di usura in Campania è il 73% in più della media nazionale. Davanti a Calabria, Puglia e Sicilia. Le regioni meno interessate: Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto e Trentino. A dirlo un confronto tra disoccupazione, fallimenti, protesti, tassi d’interesse applicati, denunce di estorsione e usura, numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi degli istituti di credito nel 2008.

In Campania nello stesso anno il superdebito delle famiglie è cresciuto del 62,3%; il ricorso all’usura nel 2009 è arrivato al 44%. Le famiglie campane sono sempre più indebitate, con un picco questo Luglio che colpirà non solo le fasce di reddito più basse, ma anche le medio alte, attratte da vacanze faraoniche al di sopra dei propri bilanci.

Ma perché molti cadono nelle mani degli strozzini? Sono le scadenze fiscali a spingere gli operatori economici nella morsa degli usurai. E i lavoratori? Per loro si tratta di improvvise necessità finanziarie dopo malattie o infortuni o indotte da stili di vita e consumi imposti dall’esterno.

Come spiega Pasquale D’Avino, presidente della Onlus Antiusura e Antiracket Finetica, “in Italia è a rischio usura 1 milione e 500.000 famiglie e l’indebitamento medio tocca i 20.000 euro. La provincia di Napoli è tra le zone più esposte ed anche la nostra priorità”.

Colpa solo della crisi? Se da un lato questa c’è, dall’altro molte famiglie spendono male il denaro e cadono, spinte dalla pubblicità, in consumi inutili e superflui. Negli ultimi 2 anni, Finetica ha garantito crediti per 300.000 euro a 36 persone, tra famiglie e microimprese, sul punto di scivolare nella rete micidiale dell’usura.

“Vittime dell’usura non sono solo le famiglie povere” conclude D’Avino “bisognerebbe anzi invertire la tendenza secondo cui le persone chiedono aiuto solo quando non hanno più soldi per mangiare. Ma quando le persone a rischio usura si rivolgono a noi in tempo, vengono accompagnate in banca da Finetica che garantisce per loro, e consente l’accesso al credito negato”.

Il Mondo in Piazza. La tre giorni interetnica di Somma Vesuviana all’insegna del volontariato e dell’incontro tra culture

Ricevo e pubblico l’articolo dell’amico Francesco Di Marzo:

  

Per tre giorni suoni sapori e colori del mondo riempiranno Piazza Filiberto a Somma Vesuviana. Succederà con Manifestando intercultura… Il mondo in piazza, progetto di incontro fra le diversità inserito tra le iniziative dell’Associazione Metanova e del Centro Servizi Volontariato di Napoli. Dal 16 al 18 Luglio, la vivace cittadina conoscerà un’invasione pacifica di spettacoli, musiche, opere d’arte, cucina e stand di varie etnie e culture del mondo. E tutto come un gioioso laboratorio di promozione e diffusione del volontariato, dell’intercultura e dell’integrazione degli immigrati con il territorio. I cittadini di Somma e i visitatori che ci capiteranno a metà di Luglio avranno davanti agli occhi il programma dell’iniziativa, nata in team con il Consorzio di Cooperative Sociali MEDINA, il Consolato della Repubblica di Polonia a Napoli e l’Associazione Unione Donne Ucraine.

 

Giovedì 16 Luglio, “suoni migranti”: associazioni di immigrati si esibiranno con danze etniche e spettacoli musicali.

Venerdì 17, “sapori dal mondo”: con le tradizioni culinarie e i piatti tipici degli immigrati.

Sabato 18, i “colori dal mondo”: con le espressioni e le tradizioni artistiche delle varie etnie. E laboratori di pittura, scultura e lettura delle diverse culture del mondo.

 

Per Antonio Coppola, presidente dell’Associazione: “Metanova vuole favorire il concetto di cultura come bagaglio di conoscenze, credenze, atteggiamenti e comportamenti della nostra realtà, sempre più permeabile ai cambiamenti. È necessario educare i giovani, i volontari ed i cittadini ad una visione cosmopolita del mondo. Fare e manifestare intercultura significa sapere che esistono più rappresentazioni del mondo, e che il confronto è fattore di crescita reciproca”. L’attività, come le altre ideate da CSV Napoli e Metanova, punta a promuovere il rispetto della diversità tra le varie culture ed etnie, a passare dalla multiculturalità all’interculturalità. Dalla diffidenza e lo scontro alla collaborazione tra le culture.

L’associazione Finetica in campo contro l’usura e in difesa della legalità

La Onlus Finetica raggiunge un altro importante risultato nel campo della finanza etica con l’approvazione dei due progetti di servizio civile Finanza Facile, promuovere la legalità contro l’usura, pensati per le emergenze di Napoli e Sant’Anastasia verso la piaga sociale dell’usura.

Contro questo corrosivo fenomeno, in cui rischiano di cadere sempre più famiglie e piccoli imprenditori, Finetica ha attivato i 2 Sportelli di Finanza Facile con cui preverrà i reati d’usura, informando e sostenendo le vittime con una corretta gestione finanziaria, familiare quanto imprenditoriale.

Finetica, dunque, seleziona 8 volontari da impiegare per un anno nei 2 progetti di Servizio Civile ai quali spetterà un assegno mensile per il lavoro di assistenza svolto (433,80 €). Gli interessati, tutti obbligatoriamente tra i 18 e i 28 anni, possono fare domanda entro il 27 Luglio, allegando i dati sui titoli posseduti.

Gli elementi essenziali dei 2 progetti saranno pubblicati sul proprio sito da Finetica.

Iscritta all’Albo della Regione Campania, l’associazione promuove la finanza etica e solidale verso una gestione del risparmio e del credito che rimette le persone e i rapporti sociali al centro dell’economia e della finanza.

Il Viaggio nei luoghi di lavoro per la salute e la sicurezza. Quanta prevenzione si fa e come. Un Libro Bianco dei dati raccolti sarà portato al Tavolo per la Sicurezza dell’Assessorato al Lavoro

Alla Sala Stampa del Consiglio Regionale ho presentato, insieme al Gruppo per la sicurezza sul lavoro da me promosso, la conferenza Viaggio nei luoghi di lavoro per la salute e la sicurezza.

Si è fatto il punto sulla salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori esposti a rischi fisici nei luoghi di lavoro e sulle misure preventive adottate da imprese, enti di sorveglianza e sindacati per prevenire gli incidenti mortali: ancora di tre morti al giorno, come conferma il rapporto INAIL e ricordano le cronache recenti e meno recenti.

Erano con noi l’Assessore al Lavoro Corrado Gabriele, il presidente della Commissione Sanità Angelo Giusto, e i componenti del Gruppo: Assessorato Regionale al Lavoro, ANMIL, INAIL, ANCE, INDUSTRIALI NAPOLI, CONFINDUSTRIA SALERNO, ANICAV, CGIL, CISL e UIL, che funzionerà come comitato di coordinamento degli enti promotori in continua relazione con essi.

È stata la prima tappa di un lungo viaggio in tutte le dimensioni del lavoro, cominciando dai settori più a rischio: edilizia, trasporti e agricoltura. Durante il viggio raccoglieremo informazioni, emergenze e buone pratiche di prevenzione-rischi in un Libro Bianco che andrà al Tavolo Istituzionale per la Sicurezza sul Lavoro, istituito dall’Assessorato al Lavoro, ed al Consiglio Regionale. E le proposte, che faremo dopo i nostri giri di conoscenza in aziende, cantieri e stabilimenti, aiuteranno a rafforzare la normativa regionale, che già prevede forti risarcimenti per le famiglie colpite dalle morti sul lavoro. Oltre al Tavolo in seno all’Assessorato guidato da Gabriele.

C’è ancora molto da fare contro il dramma delle cosiddette morti bianche, ancora troppe; soprattutto dopo il Decreto sulla Sicurezza sul Lavoro del Ministro Sacconi, che addolcisce le sanzioni a carico dei datori di lavoro inadempienti nell’osservanza delle norme e nella formazione in sicurezza; e a chi obietta che c’è la crisi e viene prima la ripresa economica, rispondo che la crisi deve essere l’occasione per calare i sistemi di salvaguardia dei lavoratori nei luoghi di lavoro e per spingere sull’informazione in sicurezza. Con progetti che coinvolgano tutti i protagonisti. Progetti come questo.

Sul mio blog voglio riprendere una vecchia (ma buona) idea che ho rievocato in conferenza: nei capitolati d’appalto ci sia il Curriculum delle Aziende che indichi all’ente o all’impresa appaltanti l’affidabilità delle aziende vincitrici, o in fase di gara, in sicurezza, adozione delle misure protettive e formazione sulla sicurezza. Solo così, e con la rescissione dei contratti alle aziende colpevoli di aver causato incidenti mortali, e senza ribassi sui fondi per la sicurezza, faremo uscire di scena una volta per tutte questo dramma ingiustificato ma fin troppo presente e ricorrente nella vita del Paese e della nostra regione.

Cori contro Napoli, c’è anche Salvini. Il Consiglio Regionale faccia una mozione per le dimissioni

Se alle espressioni contro i migranti è seguita la legge razzista del decreto sicurezza mi chiedo se al canto contro i napoletani dell’Onorevole Salvini seguiranno nuove misure legislative volte ad espellere anche i napoletani.

Come può rappresentare il popolo italiano un uomo che palesa in modo così evidente il suo disprezzo verso una sua parte? E come fanno i tanti uomini del Sud che governano insieme alla Lega e professano, più o meno nettamente un fervore meridionalista, a sedere negli stessi banchi di queste persone?

Salvini non è degno del ruolo che riveste e dovrebbe dimettersi all’istante. Le istituzioni napoletane dovranno prendere una presa di posizione ufficiale su questo tema e chiedere le scuse ufficiali da parte del governo. Non è una questione di colore politico e di schieramenti, ma della dignità del popolo napoletano.

Proporrò al prossimo consiglio Regionale una mozione di sdegno verso Salvini che ne chieda ufficialmente non solo le scuse ma anche le dimissioni. Spero la firmeranno tutti. Purtroppo questo è solo l’ennesimo episodio che, dalla “vicenda Papi” fino alle escort di Bari, dimostra il degrado della morale pubblica, intollerabile per quanti rivestono ruoli di responsabilità istituzionale.

 

 

Per essere molto chiari su quel che è successo il 13 Giugno a Pontida, guardate e stupite: Salvini canterino

 

Bassoliniani e Antibassoliniani? Superiamo le divisioni: il PD non ha bisogno di questo

Così proprio non va, se per il prossimo congresso non recupereremo un clima diverso sarà difficile proporre con credibilità il progetto politico del PD alla cittadinanza. Un giorno dopo la direzione regionale, il Partito non può essere fermo ad un logorante dibattito tra chi è con e chi è contro il Governatore Bassolino.

Le differenti posizioni che potrebbero costituire un arricchimento, diventano mortali metastasi se invece di concentrarsi sulla proposta politica si fossilizzano su singoli e personalità. Dobbiamo passare dai personalismi al dibattito programmatico e le diverse posizioni politiche, che pure sono emerse nel corso del dibattito, meritano un approfondimento ed un’attenzione che forse non c’è stata.

Non si può intervenire ad una direzione e poi andare via e non seguire il prosieguo dei lavori, non si possono fare dichiarazioni a mezzo stampa rendendo impossibile un’interlocuzione reale. Chi crede che le sedi delle decisioni siano altre rispetto a quelle statutariamente definite, non lavora per fare del PD un partito più forte, autonomo ed autorevole.

Il Partito Democratico ha bisogno di nuovo slancio sui temi del lavoro, della legalità, dello sviluppo sostenibile: bisogna recuperare rapporto e dialogo con i nostri territori ed i cittadini senza abbandonarci in inutili guerre intestine di posizione.

Sintesi dell’intervento di Antonio Amato alla direzione regionale del PD di lunedì 6 luglio. Il Partito Democratico riparta dai programmi. Il prossimo congresso è un’occasione che non possiamo sprecare

Esprimo il mio accordo con la relazione del segretario regionale

A noi non serve un’unanimità di facciata, a noi non serve negare i conflitti: i conflitti ci sono e vanno affrontati fino in fondo, ma su un piano strettamente politico. A noi serve ripristinare un clima di rispetto reciproco delle varie posizioni in campo perché le differenze possono diventare momento di arricchimento reciproco.

Ma, per fare questo, bisogna smettere di additare come nemico chi la pensa diversamente. È necessario, assolutamente necessario, oggi più di ieri, recuperare una capacità di ascolto reciproco e di dialogo vero.

Più il confronto precongressuale e congressuale sarà civile e vero, più sarà comprensibile alla società, a partire dai tanti che avevano creduto nel progetto del PD ed oggi ci guardano con diffidenza e delusione

Il punto centrale, io credo, deve essere costruire il confronto interno al PD  quale impegno e lavoro per gli interessi del Paese, a partire, naturalmente, da quelle che sono le necessità dei nostri territori, della nostra Regione.

A partire da questo impegno potremo costruire un programma e un progetto del PD, capace, qui in Campania, di rappresentare una strategia vincente per le prossime elezioni regionali.

Progetto del PD e alleanze in Campania:

Pensare alle alleanze senza definire il progetto sul quale confrontarci sarebbe come voler ripetere quelle stesse situazioni che ci hanno portato a momenti drammatici (vicenda rifiuti)

Bisogna ripartire dai contenuti, dal progetto, e gli argomenti dirimenti della nostra proposta politica dovranno essere:

·        Ambiente e sviluppo

·        Ingresso nel mercato del lavoro e diritti dei lavoratori,

·        Legalità, riqualificazione del territorio, sistema integrato dei trasporti

Rispetto al confronto progettuale con le altre forze politiche e civili, sarebbe stato utile cogliere l’occasione del rimpasto della giunta regionale per dare segnali di apertura e di prospettiva per l’appuntamento dell’anno prossimo. Ma è inutile fare recriminazioni: il Presidente della giunta regionale, come il sindaco, ha poteri conferiti dalla legge e compie legittimamente le sue scelte assumendosene pienamente le responsabilità.

Ribadisco però il tema centrale di queste mie riflessioni: si avverte la necessità di un confronto sugli obiettivi, sulle strategie e sul programma. Non si tratta di concordare nomi e singole persone, ma se non c’è questo confronto tutto quanto viene realizzato, dai programmi alle alleanze, fino alle scelte su profili e competenze, corre il rischio di essere percepito esclusivamente come operazione di potere. Questo potrà servire sicuramente a rendere più forti alcuni uomini, ma solo all’interno di un partito sempre più piccolo

Serve invece un partito forte ed autonomo, aperto e plurale, che stimoli l’opera di governo, e che sia in grado di dialogare e recepire gli stimoli ed anche le critiche. Un partito pronto a confrontarsi con i bisogni e le necessità, le proposte ed i contributi che provengono dalla società, dai territori, dalle associazioni, dalla gente. Si deve ripartire dal basso, dalla capacità di ascolto delle esigenze reali e dalla capacità di fornire risposte credibili. E non si può delegare l’azione politica alla volontà ed all’iniziativa dei singoli, deve essere il Partito con il suo progetto politico a confrontarsi con la società: solo così il Partito Democratico potrà strutturare il consenso e non renderlo episodico.

Il PD deve essere capace di proporsi come forza politica e culturale alternativa al Centro Destra per la credibilità e la trasparenza del suo progetto, per i valori etici e morali che ispirano il suo programma, per l’assunzione di una responsabilità di governo che non punti alla propaganda ma alla concretezza. Il PD deve rilanciare il suo progetto riformista e lo deve fare a partire dal Meridione.

Il Mezzogiorno più delle altre parti di Italia ha bisogno di questo salto di qualità. La Questione Meridionale appare ancora oggi irrisolta, c’è bisogno di un salto di qualità, c’è bisogno di un progetto politico che rigeneri fiducia e partecipazione. Il Mezzogiorno deve divenire un punto prioritario del progetto politico nazionale del Partito Democratico.

C’è la volontà politica di fare questo a prescindere dalla diversità delle posizioni in campo? Questo congresso sarà il banco di prova. Un’occasione che io e tanti non vogliamo vanificare.