La crisi colpisce lavoratori e fasce deboli. Ecco l’Italia che arranca e non ce la fa
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Ricevo e pubblico l’articolo dell’amico Nello Tuorto:
In Italia l’emergenza sociale colpisce 15 milioni di persone. ”Una situazione critica per tanti operai, tanti lavoratori, tanti giovani” l’ha definita Papa Benedetto XVI, ”la ferita della disoccupazione induce i responsabili della cosa pubblica a valide soluzioni, creando nuovi posti di lavoro per le famiglie”, ha concluso il Santo Padre.
Allarme condiviso dal governatore di Bankitalia Mario Draghi che ha riassunto i dati di una situazione molto difficile: PIL in calo del 5 per cento, disoccupazione al 10 per cento. Dati che inchiodano imprenditori, sindacati e tutta la classe politica a maggiore responsabilità.
Le azioni intraprese non hanno dato risultati, e l’Italia scivola sempre più giù. All’assemblea della CEI Papa Ratzinger ha indicato chi ne fa le spese: “gli effetti della crisi si fanno sentire duramente sulle fasce più deboli e sulle loro famiglie”. Il lavoro precario, in più, mette a rischio chi dipende dai rinnovi contrattuali e crea stress ai quarantenni e ai cinquantenni, i più esposti a un lavoro che oggi c’è domani no.
Un lavoratore su due, dall’ultimo rapporto Istat, non è sicuro del proprio posto di lavoro. E, se lo perde dopo i cinquant’anni, difficilmente ne troverà un altro.
È il ritratto di un’Italia che arranca, cui non bastano gli ammortizzatori sociali. Il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi aveva proposto una moratoria dei licenziamenti affidata agli stessi imprenditori. Ma non è stato ascoltato dalla sua maggioranza, insofferente ad analisi che fanno cadere l’ottimismo di facciata del Governo.
La povertà crea imbarazzo, la questione sociale sembra non interessare: meglio il gossip, le veline e la bella vita. Intanto al lavoro precario corrispondono redditi più bassi. Nel 2008 una famiglia su cinque non arrivava a fine mese. Il 10 per cento delle famiglie non compra cibo a sufficienza, il 6 per cento non può pagare le bollette.
L’Italia che arranca non interessa. Anche se l’ultimo Rapporto Caritas sulla povertà in Italia denuncia un’iniqua distribuzione del reddito e l’impegno sociale non manca, come la ”assistenza alimentare alle famiglie bisognose” ed il “fondo di garanzia per il microcredito” delle associazioni Metanova e Finetica.
Tuttavia la solidarietà richiede una guida politica, e l’impiego di più soldi pubblici. Ci sono due Italie: quella delle supervacanze e quella che compra la carne surgelata nei supermercati. Due Italie che dobbiamo riunire dando priorità a chi sta peggio. A cominciare dai lavoratori e dalle loro famiglie.
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