L’Italia delle veline è entrata nel nostro costume. Siamo tutti figli del Papi nazionale?
Commento
Ricevo e pubblico l’articolo dell’amico Nello Tuorto:
Le abbiamo sicuramente viste le centinaia di ragazze in fila per partecipare alla selezione delle veline per il famoso programma TV, segno che le nuove generazioni non vogliono più fare gavetta per affermasi nello spettacolo e di un’emergenza culturale che sta disorientando il Paese.
L’educazione oggi è diventata per noi adulti uno slalom tra regole e valori impazziti alla ricerca del figlio o della figlia perfetti: e finisce per contare solo il corpo esposto in atteggiamenti disinvolti per diventare subito noti accettando di tutto, perfino le foto dei nostri figli in pose discutibili.
La cronaca in queste ultime settimane ne ha dato ampio saggio, e quella che si riteneva zona franca, lo spazio dei minori, protetto una volta dai genitori e dagli adulti, non lo è più.
Il modello delle veline, che ha i suoi santuari in molte trasmissioni televisive, sdoganato come una “normale” opportunità di lavoro – magari verso la politica, fa diventare già adulte tante ragazzine che imitano la TV ed evitano studio e responsabilità. Ed i meccanismi li hanno accettati gli stessi adulti, sostenendo un progetto di vita per i propri figli che dovrebbe preoccuparli. Invece, per noi adulti, diventa normale accompagnare una figlia alle selezioni di Amici o del Grande Fratello e sfogliare compiaciuti il book con le foto disinvolte della “piccola”.
Lo scandalo non è nella trasgressione cui rimandano le foto, ma in chi sostiene il sistema delle veline accettando che entri in famiglia come un modello di vita e di successo o di consenso, bollando di moralismo chi pone la questione educativa.
Le vittime in questo Paese di cui nessuno si occupa sono i figli, diventati giocattoli nelle mani di adulti che perdono di vista il compito di educatori. Ai nostri figli la televisione ed una politica che esalta l’apparenza propongono ogni giorno una vita truccata in cui sparisce l’equilibrio tra regole e libertà, in cui conta solo l’aspetto a sfavore della preparazione e della competenza.
Ci dovremmo interrogare sulla nostra moralità che la comunicazione mediatica ha ridotto alla rincorsa ossessiva del successo come unica qualità. Il mercato dell’immagine impone le sue regole e vocazioni che travolgono le famiglie e sconnettono i genitori.
E non basta accusare i “media”: semplici gesti quotidiani come tenere sempre accesa la TV o parole apparentemente innocue come velina si traducono nel tempo in stili di vita con effetti devastanti per migliaia di adolescenti. Così abbiamo fatto diventare i nostri ragazzi e le nostre ragazze adulti precoci potenzialmente depressi, spargendo nelle nostre comunità una miscela tossica di immoralità e di irresponsabilità.
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