Politica e morale
Ricevo e pubblico l’articolo dell’amico Giovanni Cimmino:
Il rapporto tra politica e morale è un tema che richiede la convergenza di molteplici competenze. Mi limiterò a prendere in considerazione qualche tematica urgente che tocca l´etica di fronte al neoliberismo ed alla democrazia, considerazione che include problemi concernenti la laicità ed il laicismo.
Ritengo un’irrinunciabile esigenza che le persone impegnate in politica debbano possedere determinate virtù per dare consistenza “al loro pensiero e alla loro azione: competenza, onestà, amore ed impegno per la giustizia, sobrietà, servizio generoso e gratuito, capacità di amicizia, di relazione e di partecipazione alle vicende della gente, consapevolezza della provvisorietà e dei limiti dell´opera compiuta. Tutto ciò attiene a una impostazione generale della vita personale, alla globalità di un sistema, alla sua rispondenza a servire il bene comune e la persona umana. Oggi la questione politica è diventata questione morale. Per questo nei suoi confronti è impossibile la neutralità”. Il significato che attribuisco a politica e morale deriva dalla mia visione del mondo, contenuta nella o ispirata dalla rivelazione evangelica.
Vanno distinti due concetti di politica, il primo in senso ampio, il secondo in un senso più ristretto.
Alla politica nel primo senso spetta precisare i valori fondamentali di ogni comunità: la concordia interna e la sicurezza esterna, conciliando l´uguaglianza con la libertà, l´autorità pubblica con la legittima autonomia e la partecipazione delle persone e dei gruppi, la sovranità nazionale con la convivenza e la solidarietà internazionale. Nel secondo senso, politica è l´attività dei gruppi di cittadini che si propongono di conseguire ed esercitare il potere politico per risolvere i problemi economici, politici e sociali secondo i propri criteri, ideologie e programmi”.
Questi due significati, pur se congiunti, vanno tenuti distinti per evitare dannose confusioni.