Pomigliano fuori dalla crisi solo con un serio piano industriale. Scajola sbaglia a non dare soluzioni. E Roma acceleri sul tavolo con Fiat
Commento
Il Ministro Scajola sul futuro della Fiat di Pomigliano d’Arco usa toni arrendevoli, frasi che preoccupano. Non solo me, ma anche le migliaia di lavoratori, tra stabilimento madre e indotto, di quella porzione di territorio.
Non si può dire che non arrivano incentivi perché la produzione s’è mossa poco – mentre i lavoratori dello stabilimento campano restano in cassa integrazione – invece di provare a fissare dei termini per il rientro in fabbrica, la ripresa della produzione e il ritorno ad uno stipendio normale.
Soprattutto dopo che il Senato vota un ordine del giorno per un tavolo istituzionale che discuta il piano industriale per il futuro di Pomigliano ed il mantenimento dell’occupazione, non si può dire. Pena, alimentare la sfiducia di quei lavoratori.
La decisione di Torino di non far produrre alle officine campane le auto a basso impatto che godono dei benefici della rottamazione ottiene lo stesso deprimente risultato.
Per ridare fiato a Pomigliano basterebbe, come suggerisce la Fismic regionale, spostare in Italia alcuni modelli prodotti all’estero. Oltre – ed è la prima voce in agenda – all’impegno del Governo di avviare in tempi rapidi il tavolo con la Fiat.
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