Nella Resistenza e nella Liberazione le fondamenta della nostra Democrazia
Commento
«Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà». Lo scriveva Antonio Gramsci. E, guardando al 25 aprile del 1945, verrebbe da dire che fu proprio questo il principio ispiratore del popolo italiano. Vittima dei martiri dei bombardamenti, delle barbarie dei nazisti, delle conseguenze del ventennio dittatoriale mussoliniano, costretto in condizioni economiche e sociali disastrose, abbandonato da un Re fuggiasco, sospeso tra l’avanzata alleata, l’occupazione delle truppe tedesche, la Repubblica fantoccio di Salò, l’insieme di tutte queste condizioni avrebbe potuto piegare gli italiani alla rassegnazione, in attesa del concludersi degli accadimenti. Ed invece, con impeto di orgoglio, audacia e coraggio, il nostro popolo ha saputo riscattarsi, risollevarsi, lottare, anche a costo di enormi sacrifici e perdite, in nome del valore della libertà. La speranza di poter costruire un futuro migliore ha guidato, fin dalle Quattro Giornate di Napoli, migliaia e migliaia di donne e uomini, pronti anche al sacrificio della propria vita pur di RESISTERE.
I partigiani, tutti, gran parte della popolazione, le forze politiche che si opposero al fascismo, fecero della RESISTENZA e della SPERANZA le fondamenta sulle quali sono state costruite la nostra Repubblica, la nostra Costituzione. Se, allora, dobbiamo immensa gratitudine a tutte quelle donne e quegli uomini che nella lotta alla dittatura fascista hanno perso la vita e gli affetti più cari, allo stesso tempo non possiamo poi tradire il loro sacrificio rinunciando al loro insegnamento etico, morale, politico e civile. Il 25 aprile può essere Festa della Liberazione solo se facciamo della RESISTENZA e della SPERANZA il nostro ineludibile riferimento valoriale, solo se abbiamo la capacità di non subire gli accadimenti, di farci parte attiva dei processi di rinnovamento e cambiamento, se abbiamo la volontà e la forza di pensare che un futuro migliore del presente può essere costruito a partire dal nostro impegno. Solo allora potremo festeggiare davvero il 25 aprile. Non è semplice, lo so bene, soprattutto rispetto alle miserie che troppo spesso attanagliano il nostro presente. Ma credo, fermamente, che abbiamo il dovere di crederci e provarci.
La nostra Democrazia si fonda sulla Liberazione. E’ vero, il 25 aprile non appartiene ad un’unica bandiera, ma chi, a partire dalle più alte cariche istituzionali, vuole prendere parte ai festeggiamenti per questa ricorrenza, dovrebbe poi anche riconoscerne e perseguirne i valori intrinseci.
Libertà, partecipazione democratica, antifascismo, non sono vuote parole, ma i pilastri della nostra società. Festeggiare il 25 aprile non può voler dire prendere parte ad una parata per meri calcoli di opportunismo politico. Festeggiare il 25 aprile vuol dire assumersi la responsabilità di questi valori e lottare quotidianamente per essi.
Luigi er romano:
Un’articolo che rispecchia ciò che è il significato profondo della FESTA della LIBERAZIONE, certo che la sorpresa è grande per le dichiarazioni di BERLUSCONI che ha scoperto il 25 Aprile, ed ha avuto l’onore, di avere in regalo dai Partigiani della BRIGATA MAIELLA il gagliardetto, che ha indossato con evidente soddisfazione.Mi auguro, che lotti insieme a noi quotidianamente per gli ideali della RESISTENZA:GIUSTIZIA SOCIALE, EUGUAGLIANZA, DEMOCRAZIA E SOLIDARIETA’.
25 aprile 2009, 4:32 pmLa riappacificazione passa proprio attraverso l’applicazione dgli ideali della RESISTENZA.
I defunti repubblichini hanno sempre avuto il rispetto dovuto ai morti, mentre sino a pochi mesi orsono qui a Napoli(Vomero) sono state oltraggiate le lapidi commemorative dei Partigiani….dai soliti noti!!!
Saluti LUIGI ER ROMANO