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Archivi di Aprile 2009

Le mongolfiere della legalità in volo su Secondigliano. Il programma della VII Municipalità per il recupero di sicurezza, spazi pubblici e senso civico

Giovedì prossimo il cielo del quartiere più difficile di Napoli sarà attraversato da uno stormo di mongolfiere colorate, cucite a mano dai ragazzi del centro educativo Oltre la Strada. Il volo dei palloni arcobaleno è l’apertura mercuriale della festa della legalità che la VII Municipalità ha scelto di dedicare al senso civico, all’orgoglio della Secondigliano pulita ed al recupero dello spazio pubblico.

Saranno, non a caso, i giovanissimi di Oltre la Strada i piloti che saliranno a bordo delle mongolfiere, gli stessi ragazzini sorpresi e spaventati dall’aggressione della baby gang che l’11 Febbraio è entrata nel centro educativo sfasciando l’arredo scolastico e minacciandoli al coltello.

Legalità, in viaggio sulle ali del vento è il primo di quattro eventi con cui la VII Municipalità, che amministra anche Miano e San Pietro a Patierno, riavvicina la cittadinanza al Parco delle Galassie e per 4 mesi (da fine Aprile a Luglio) tutti i pomeriggi, dalle 15.00 alle 18.00, festeggia la vivibilità delle sue aree pubbliche. Il ciclo di iniziative riconquista un parco troppo spesso associato, e realmente dominato, allo scontro tra bande di minorenni per il possesso incontrastato del territorio.   

Nell’area verde di Secondigliano i piccoli artigiani al debutto, tutti tra gli otto e i sedici anni, e con storie familiari drammatiche, si esibiranno anche come ballerini e musicisti, con saggi di ginnastica artistica, balli latinoamericani e musica con la band I ragazzi di Scampia e gli artisti di strada.

In viaggio sulle ali del vento è il primo appuntamento per il riscatto dell’appartenenza ad un quartiere che ha voglia di mostrare la sua faccia migliore dopo tanta brutta cronaca, di festeggiare il rispetto delle regole con messaggi di partecipazione allegra ma ferma. Un evento che è anche presa di posizione degli amministratori locali contro il gesto di supremazia della bravata di Febbraio, che ha terrorizzato gli inconsapevoli alunni del centro educativo.

Come spiega l’assessore municipale alle Politiche giovanili Melinda Di Matteo, l’iniziativa riassume “il mio impegno a far sì che il Parco delle Galassie viva quotidianamente eventi ed iniziative che lo rendano luogo di aggregazione, di socialità e di cultura per il quartiere, i ragazzi, i giovani e i cittadini del territorio”.

Siamo tutti invitati alla festa della legalità di Secondigliano, dai padroni di casa di Oltre la Strada e da tutti i centri educativi di Napoli che animeranno con giochi, spettacoli e musica all’aperto i parchi di Secondigliano, Miano e San Pietro a Patierno insieme a scuole e associazioni del quartiere. Abbiamo tempo fino all’estate per conoscere meglio questa periferia così maltrattata. A Secondigliano, intanto, la primavera è già al suo posto di lavoro.

Nella Resistenza e nella Liberazione le fondamenta della nostra Democrazia

«Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà». Lo scriveva Antonio Gramsci. E, guardando al 25 aprile del 1945, verrebbe da dire che fu proprio questo il principio ispiratore del popolo italiano. Vittima dei martiri dei bombardamenti, delle barbarie dei nazisti, delle conseguenze del ventennio dittatoriale mussoliniano, costretto in condizioni economiche e sociali disastrose, abbandonato da un Re fuggiasco, sospeso tra l’avanzata alleata, l’occupazione delle truppe tedesche, la Repubblica fantoccio di Salò, l’insieme di tutte queste condizioni avrebbe potuto piegare gli italiani alla rassegnazione, in attesa del concludersi degli accadimenti. Ed invece, con impeto di orgoglio, audacia e coraggio, il nostro popolo ha saputo riscattarsi, risollevarsi, lottare, anche a costo di enormi sacrifici e perdite, in nome del valore della libertà. La speranza di poter costruire un futuro migliore ha guidato, fin dalle Quattro Giornate di Napoli, migliaia e migliaia di donne e uomini, pronti anche al sacrificio della propria vita pur di RESISTERE.

I partigiani, tutti, gran parte della popolazione, le forze politiche che si opposero al fascismo, fecero della RESISTENZA e della SPERANZA le fondamenta sulle quali sono state costruite la nostra Repubblica, la nostra Costituzione. Se, allora, dobbiamo immensa gratitudine a tutte quelle donne e quegli uomini che nella lotta alla dittatura fascista hanno perso la vita e gli affetti più cari, allo stesso tempo non possiamo poi tradire il loro sacrificio rinunciando al loro insegnamento etico, morale, politico e civile. Il 25 aprile può essere Festa della Liberazione solo se facciamo della RESISTENZA e della SPERANZA il nostro ineludibile riferimento valoriale, solo se abbiamo la capacità di non subire gli accadimenti, di farci parte attiva dei processi di rinnovamento e cambiamento, se abbiamo la volontà e la forza di pensare che un futuro migliore del presente può essere costruito a partire dal nostro impegno. Solo allora potremo festeggiare davvero il 25 aprile. Non è semplice, lo so bene, soprattutto rispetto alle miserie che troppo spesso attanagliano il nostro presente. Ma credo, fermamente, che abbiamo il dovere di crederci e provarci.

La nostra Democrazia si fonda sulla Liberazione. E’ vero, il 25 aprile non appartiene ad un’unica bandiera, ma chi, a partire dalle più alte cariche istituzionali, vuole prendere parte ai festeggiamenti per questa ricorrenza, dovrebbe poi anche riconoscerne e perseguirne i valori intrinseci.

Libertà, partecipazione democratica, antifascismo, non sono vuote parole, ma i pilastri della nostra società. Festeggiare il 25 aprile non può voler dire prendere parte ad una parata per meri calcoli di opportunismo politico. Festeggiare il 25 aprile vuol dire assumersi la responsabilità di questi valori e lottare quotidianamente per essi.

La nuova metro regionale, il nostro strumento di legalità e sviluppo

L’inaugurazione del nuovo tratto della metropolitana campana rappresenta anche la realizzazione di un nuovo avamposto di legalità.

Oltre a migliorare la qualità della vita dei cittadini, a ridurre l’impatto ambientale del traffico automobilistico e a garantire nuove possibilità occupazionali, le nuove linee metropolitane rappresentano il superamento, insieme concreto e simbolico, di steccati ed isolamenti urbanistici e culturali.

Finalmente le varie parti della grande area metropolitana di Napoli e di tutta la Campania entrano in collegamento, le diverse realtà e le persone che le vivono si avvicinano.

Certo ci potranno essere dei problemi di controllo, ma la criminalità e l’illegalità prosperano soprattutto a partire da fortini isolati.

La possibilità dell’incontro è il primo passo per creare una nuova comunità.

E, da oggi, Napoli diviene a tutti gli effetti una città europea.

Lo sciopero dei portuali dimostra che la sicurezza sul lavoro è un problema diffuso. Acceleriamo i tempi per un tavolo con il Governo, interveniamo sui capitolati d’appalto

Savona oggi ha contato il nono morto sul lavoro. Nel suo porto. Anche i lavoratori portuali che perdono la vita sono troppi. Finora, in media ne sono morti due al mese. Quelli di Napoli saranno in agitazione per 24 ore, il 23 e il 24 Aprile. Bene, dunque, hanno fatto CGIL, CISL e UIL a proclamare per domani due ore di sciopero in tutti i porti del Paese.

L’attenzione va portata, ancora una volta, sulla mancata applicazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro. Con iniziative come questa, che pressano il Governo a convocare un tavolo per un rigoroso quadro di norme con cui fare, presto e bene, i controlli, la prevenzione e la formazione in questo settore.    

Certamente, dobbiamo verificare che le ditte appaltatrici siano in regola e rispettino le misure di sicurezza, certamente dobbiamo aumentare la vigilanza degli organi ispettivi affinché non si ripetano violazioni. Ma è necessario anche far leva su una cosa che mi sta a cuore e che ripeto da tempo: i capitolati d’appalto.

Nei patti d’ingaggio va assolutamente detto che le ditte colpevoli di non aver tutelato la sicurezza dei lavoratori saranno escluse dal prosieguo del rapporto con l’ente committente mediante la rescissione del contratto di appalto, chiamando a sostituirle altre ditte con credenziali migliori per l’incolumità del personale a cantiere.

Su questo punto la tendenza attuale del legislatore non ci viene incontro. Nel Decreto Legislativo di Marzo, che riforma il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro del Governo Prodi, sono state inserite norme che complicano la punibilità delle imprese che abbiano violato i controlli di praticabilità degli ambienti di lavoro e non curato la sicurezza dei lavoratori.

Con queste premesse, non ci siamo. All’opposizione in Parlamento chiedo di convincere Governo e maggioranza ad invertire la rotta fatale della depenalizzazione per le ditte che non abbiano fatto il dovuto per proteggere la vita dei lavoratori e mettere in sicurezza ambienti e postazioni di lavoro. Affrontato così, forse, riusciremo a fermare lo stillicidio.

Con la Cassa Integrazione allungata Pomigliano vive un momento molto difficile. Facciamo più formazione per i lavoratori. E non lasciamo fuori nessuno

Sono ore dense di preoccupazione per i lavoratori Fiat di Pomigliano d’Arco. Ore in cui al mattone della crisi economica si aggiunge la tegola della cassa integrazione. Che durerà più di un mese. L’azienda fa sapere, infatti, che gli operai campani dell’automobile rientreranno in fabbrica soltanto il 25 Maggio. E la produzione riprenderà solo il 15 Giugno.

Un cambio di programma inaspettato per lo stabilimento alle porte di Napoli, duro da digerire per i lavoratori e le loro famiglie, rispetto alla data del 18 Maggio comunicata ai sindacati solo pochi giorni fa.

Il tratto comune a tutte queste decisioni dei vertici è l’insistenza ad intervenire sempre e solo sulle retribuzioni, senza rilanciare la produzione con nuovi modelli di auto, magari trasferendo a Pomigliano quelli che produce all’estero. E senza investire nella formazione con corsi di specializzazione mirati.

Qui può e deve intervenire la Regione Campania, che ha organizzato dei corsi di formazione per integrare il reddito. Ora si tratta di farli partire, perché solo con il sostegno economico e l’aggiornamento nelle nuove tecnologie per le auto di ultima generazione gli operai reggeranno la concorrenza dei paesi con costi del lavoro più bassi e senza regole di contrattazione sindacale.

Per sostenere e istradare Pomigliano, che vive un momento così difficile e turbolento, sull’uscita dallo stallo produttivo, la Regione potrebbe accogliere il suggerimento dei sindacati di fabbrica, e riaprire le iscrizioni ai corsi di formazione per quei 200 lavoratori che non ce l’hanno fatta ad entrare.

Sarebbe un bel segnale di partecipazione e di vicinanza ai lavoratori. Soprattutto in una fase della loro vita così drammatica. Ma sarebbe anche un prezioso sostegno ad uno dei settori più importanti per l’economia della Campania.

La Regione partecipi alla cordata per il rilancio industriale di Atitech

Oggi in Terza Commissione Consiliare abbiamo ascoltato il commissario dell’ex Alitalia Augusto Fantozzi. Venuto a parlarci di Atitech. Ha chiarito che convocherà a Palazzo Chigi le parti interessate  per un accordo definitivo. Poi ha aggiunto, servono un piano di rilancio e tagli al personale.  

La Regione deve essere pronta ad intervenire  per sostenere la cordata industriale che acquisirà Atitech. La risposta alla crisi economica ed industriale deve essere articolata ed ogni realtà in difficoltà ha la necessità di interventi mirati.

Per la FIAT c’è bisogno del giusto sostegno al reddito e di avviare un competitivo piano di produzione di auto ecologiche.

Per Atitech, invece, bisogna garantire un nuovo piano industriale e di sviluppo che confermi i livelli di eccellenza della società e la reinserisca sul mercato. Per garantire lo start up del nuovo progetto industriale penso sia utile determinare un intervento diretto della Regione per l’acquisto di una quota azionaria di minoranza.

Condivido appieno le preoccupazioni dei lavoratori e dei sindacati di giungere ad un complessivo piano di rilancio della società e, in questo senso, sarà importante il coinvolgimento di FINTECNA.

È infatti necessario che l’intervento degli imprenditori non sia generato da calcoli di mero ed immediato profitto, ma, piuttosto, sia legato ad un progetto di investimento e sviluppo a lungo termine. 

Su Atitech segnali positivi. Dopo l’incontro Regione-Governo, difendere l’occupazione in azienda è la priorità

Il colloquio tra il Presidente Bassolino ed il Sottosegretario Letta sul caso Atitech è finalmente un primo segnale positivo.

Ora, sarà fondamentale l’iniziativa promossa dalla Regione di un tavolo con le parti sindacali da riunire in tempi brevissimi a Palazzo Chigi. Il consiglio regionale insieme alla giunta faranno tutto quanto in loro potere per agevolare una risoluzione positiva della vicenda.

È importante che nell’immediato ci sia una proroga delle commesse CAI ad Atitech, ma serve un serio piano industriale di sviluppo capace di valorizzare a pieno il valore intrinseco di questa azienda.

Alla base di qualsiasi accordo ci dovrà comunque essere la salvaguardia dei livelli occupazionali dei lavoratori Atitech.

L’alto livello professionale di tecnici ed operai rappresenta il valore aggiunto di questa società e nessun calcolo particolare di interessi e profitti dovrà metterlo a repentaglio.

Spero che la scelta di Bassolino di rimuovere Montemarano non si riduca a un mero regolamento di conti

Non vorrei entrare nel merito della decisione presa dal Presidente Bassolino per sostituire l’assessore alla Sanità.

La situazione della Sanità è complessa, ha visto l’impegno forte del gruppo del PD e della maggioranza in Consiglio Regionale, e mi sembrava che sul percorso tracciato dal Consiglio vi fosse stata coerenza da parte dell’Assessore e della Giunta nel mettere mano al risanamento del settore.

D’altro canto, alcuni importanti risultati erano stati raggiunti e, tra questi, innanzitutto l’accorpamento delle ASL. Sicuramente, a dispetto di una situazione sempre a rischio di commissariamento, nonostante tutto il lavoro fatto dal Consiglio Regionale, sarebbe stato pure legittimo pensare a impulsi ed azioni più determinanti.

Se è questa la ragione alla base della scelta del Presidente, non ci resta, allora, che attendere consequenziali segnali importanti e concreti.

Ma, se la scelta non fosse determinata da queste necessità, quanto, piuttosto, fosse da ricondurre ad un mero regolamento di conti interni, allora, miei cari, stiamo sbagliando tutto, perché con il regolamento dei conti non si fanno gli interessi della Sanità, delle nostre comunità, né, tanto meno, del Partito Democratico.

Spero si possa dimostrare che, in ogni sede istituzionale, non sia così.

Piena solidarietà ai lavoratori di Capodichino. I responsabili si vergognino. Ora intervenga la Regione

Le iniziative di protesta promosse dai lavoratori di Capodichino sono l’inevitabile risultato di una situazione che si va facendo ogni giorno più drammatica determinata da scelte sciagurate, mancato rispetto degli impegni assunti e indifferenza istituzionale.

I lavoratori ex Alitalia, dell’Atitech e della Gesac devono avere risposte serie ed immediate sul loro futuro occupazionale, i protagonisti di questa vicenda, dai proprietari di CAI al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che pure si era fatto garante degli impegni sottoscritti, dovrebbero vergognarsi.

Almeno Fantozzi abbia il coraggio di intervenire all’audizione promossa dalla terza commissione del consiglio regionale sul caso Atitech. È giunta l’ora che tutti i responsabili di questo disastro si assumano istituzionalmente le proprie responsabilità.

Ho già denunciato nei giorni scorsi il susseguirsi di strani accadimenti che sembravano riproporre lo schema Alitalia, per cui un possibile fallimento Atitech risulterebbe addirittura conveniente ad alcuni. Il Consiglio e la Giunta Regionale dovranno intervenire per evitare questa sciagurata ipotesi, per facilitare un possibile intervento dei privati che in queste ore stano facendo registrare un loro interesse, e, soprattutto, per rendere attuabili forme di sostegno al reddito per i lavoratori di questo comparto.

Mi resta tuttavia una considerazione di profonda amarezza: se il federalismo tanto sbandierato da questo governo deve tradursi nello scaricare sulle istituzioni locali i problemi determinati dall’incapacità di gestire situazioni di crisi e di far rispettare impegni già assunti e sottoscritti, siamo allora già giunti allo sfascio dell’unità e dell’indivisibilità  su cui si fonda il nostro Paese.

Pomigliano fuori dalla crisi solo con un serio piano industriale. Scajola sbaglia a non dare soluzioni. E Roma acceleri sul tavolo con Fiat

Il Ministro Scajola sul futuro della Fiat di Pomigliano d’Arco usa toni arrendevoli, frasi che preoccupano. Non solo me, ma anche le migliaia di lavoratori, tra stabilimento madre e indotto, di quella porzione di territorio.

Non si può dire che non arrivano incentivi perché la produzione s’è mossa poco – mentre i lavoratori dello stabilimento campano restano in cassa integrazione – invece di provare a fissare dei termini per il rientro in fabbrica, la ripresa della produzione e il ritorno ad uno stipendio normale.    

Soprattutto dopo che il Senato vota un ordine del giorno per un tavolo istituzionale che discuta il piano industriale per il futuro di Pomigliano ed il mantenimento dell’occupazione, non si può dire. Pena, alimentare la sfiducia di quei lavoratori.

La decisione di Torino di non far produrre alle officine campane le auto a basso impatto che godono dei benefici della rottamazione ottiene lo stesso deprimente risultato.

Per ridare fiato a Pomigliano basterebbe, come suggerisce la Fismic regionale, spostare in Italia alcuni modelli prodotti all’estero. Oltre – ed è la prima voce in agenda – all’impegno del Governo di avviare in tempi rapidi il tavolo con la Fiat.