Collegi uninominali: garanzia di equilibrio fra uomini e donne eletti nel Consiglio regionale
Commento
Ricevo e pubblico la mail di un cittadino di critica ai collegi uninominali:
<< Gentilissimo On. Amato,
utilizzo la casella e-mail di un amico per dirLe che non sono per niente d’accordo con Lei sui collegi uninominali.
Come Lei sa, il collegio uninominale porta i canditati alla ricerca spasmodica di voti, quali che siano, pur di superare il concorrente. In una simile competizione vanno perduti identità politica e specificità di proposta e di programma, alla ricerca del facile consenso, e magari gabbando non pochi elettori.
Io vorrei votare per un’idea ed un programma, rispetto al quale una eventuale ed onesta mediazione politica partisse da quello che si è e dalla portata della condivisione delle proprie idee con gli elettori.
Il collegio uninominale cancella tutto questo, perchè ciò che conta è il numero dei voti, non il perchè questi voti vengono dati.
Io vivo a Secondigliano, dove una certa signora La Rana, utilizzando figuri equivoci, scambiava voti in cambio di alimenti e spiccioli, comprando la fame della povera gente: non avrebbe potuto farlo se invece del collegio uninominale avessimo avuto una legge proporzionale su base, poniamo, regionale.
D’altra parte, Lei stesso è stato eletto, anche da me, raccogliendo consensi su un territorio vasto che però non Le ha impedito una grande affermazione.
Se questo meccanismo ci ha permesso di eleggerLa, senza mazzette, senza distribuire olio e pasta, ma semplicemente per la forza di una stima meritata, allora è meglio del collegio uninominale.
Vorrei però suggerirLe l’opportunità di sottoporre il regolamento elettorale al voto dei cittadini; credo sia indispensabile fare questo se si vuole che queste regole siano condivise, non soltanto tra i soggetti politici ma anche tra la politica ed i cittadini. Le dico questo perchè la politica oggi viene vissuta come un dimensione separata ed estranea della vita sociale. >>
Carissimo Signore,
intanto, dovremmo batterci con più forza per cambiare il sistema elettorale con “liste bloccate”. Con queste il Parlamento della Repubblica si trova nominato da pochi capi di partito.
Anche io come Lei preferisco il sistema proporzionale con le preferenze (e non potrebbe essere altrimenti, visto che sono stato sempre eletto con questo sistema).
Lei mi dirà, ma perché ha proposto il sistema per collegi uninominali? Le rispondo: l’ho proposto perché solo con i collegi uninominali è possibile far eleggere anche le donne nel Consiglio Regionale.
Certo, il sistema che avrei proposto io è quello uninominale proporzionale, come per le provinciali. Se le scelte dei candidati per ogni collegio venissero fatte con le primarie, allora ci sarebbe una selezione di candidati uomini e donne non fatta nelle stanze di partito ma scelta preliminarmente dagli elettori.
Il mio, come vede, non è un discorso egoistico ma di far sì, come dice Lei, che la competizione elettorale non sia caratterizzata dal voto di scambio, ma da un vero e trasparente rapporto tra candidati e territori. Una volta eletto, il candidato o la candidata dovrà dare conto giorno per giorno al collegio elettorale. Ossia, al territorio di riferimento. Nel contempo, ripeto, c’è la possibilità di avere un minimo di equilibrio tra i generi nel Consiglio Regionale.
Antonio Amato.
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