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Non bastano rimpasti, è l’ora dell’autocritica. Solo così la politica e la classe dirigente napoletana possono rigenerarsi

Commento

Ha ragione il Presidente della Repubblica: c’è un impoverimento morale e culturale della politica e occorre che le classi dirigenti del Sud facciano una seria autocritica. Soprattutto dopo i fatti che hanno segnato la vita politica e amministrativa di Napoli negli ultimi giorni. Ciò che sta accadendo impone una riflessione seria e un’analisi politica adeguata alla complessità delle vicende in campo.

Non credo che ci sia un accanimento della magistratura nei confronti della classe dirigente napoletana e campana. Sarebbe un alibi comodo per non fare i conti con la nostra esperienza e con la necessità di un bilancio. Al contrario sono convinto che la magistratura occupa i vuoti della politica. Nonostante la costituzione sancisca la separazione dei poteri, la magistratura paradossalmente svolge un ruolo suppletivo perché trova terreno fertile proprio nella debolezza della politica, nella forte sfiducia dei cittadini verso i partiti e nella delegittimazione della classe dirigente nell’opinione pubblica. Non sarebbe stato possibile nella Napoli del cosiddetto rinascimento perché in quegli anni la classe dirigente napoletana si misurava con progetti concreti e li realizzava.  

Poi è subentrata la politica degli annunci, mentre la realizzazione dei progetti svaniva. E’ su questo terreno,  sul modo di amministrare la cosa pubblica che abbiamo pagato il prezzo più  alto. Non abbiamo cambiato un modo di intendere la politica schiacciata sulla gestione e alla fine la costruzione del consenso si è ridotta a mera tecnica di gestione del potere. 

Leggo in queste ore di rimpasti e della fretta di dare risposte. Non credo che questa sia la strada più giusta.

Se partiamo dalle considerazioni fatte finora, se tiriamo le somme con franchezza,  sarebbe miope e sbagliato andare avanti facendo finta che non sia accaduto nulla. Non siamo in una situazione di ordinaria amministrazione e non mi riferisco solo alle vicende giudiziarie, ma alla caduta di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni campane.

Abbiamo bisogno di cambiare registro. Occorre praticare una cultura di governo che mette la politica al servizio della risoluzione dei problemi. Napoli ha bisogno della rigenerazione e del rinnovamento della sua classe dirigente per cambiare innanzitutto le regole e i principi di una buona amministrazione e per ridare credibilità alla politica  e alle istituzioni. Già nel 2006 il centrosinistra provò a ricucire un rapporto con la città con i Forum d’ascolto. E già lì commettemmo un errore perché all’ascolto non è seguita una pratica conseguente.

Ora occorre uno scatto di reni, serve rimettere in campo le forze sane della nostra città, le forze sociali, imprenditoriali, politiche per ridare un  futuro alla città e ai giovani. In tal senso va intrapresa un’iniziativa che tende a ridefinire le regole e le norme per rendere più trasparente l’azione amministrativa e di governo dei vari livelli istituzionali. La ridefinizione delle regole non va ricondotta da un moralismo astratto, ma serve a far sì che venga recuperata l’efficienza e la concretezza. Quando abbiamo realizzato infrastrutture importanti, penso al sistema dei trasporti regionale, a nessuno è venuto in mente di metter in discussione le consulenze  e le prestazioni professionali perché è sempre stata alta la qualità delle opere realizzate.



Un Commento

  1. Francesco:

    Caro Tonino, sono un tuo elettore e rimango perplesso nell’indifferenza con cui tutta la classe politica napoletana non prenda le distanze da due personaggi nazionali delle politica campana: Mario Landolfi e Nicola Cosentino. Taluni personaggi sono stati “nominati”, non in un Reality Show, ma bensì da ben 5 pentiti di camorra legati ai casalesi e tuttoggi sono ancora al loro posto. La cosa più grave che le accuse fatte sono più gravi, secondo me, di pluriomicidi. Infatti sono accusati di aver concorso (vedi articoli dell’Espresso) nell’avvelenamento della nostra Terra. Di aver fatto affari con questi “camorristi” nello smaltimento dei rifiuti indistriali delle aziende del Nord e Centro Italia. Di fronte a tali accuse la classe politica sembra quasi chiudersi a riccio e proteggersi. Solo Di Pietro insieme agli altri esponenti dell’ IDV riesce a distinguersi gridare allo scandalo. Pesno che se il progetto del PD continui ad andare avanti con PIZZINI TELEVISIVI (vedi la Torre) e con D’Alema ed altri espoenenti che ogni tanto vantano crediti di affermazione in questo partito svilendo Valter Veltroni penso che la gente di sinistra che tanto ha creduto in questo sogno …vada ad abbandonare la politica o migrare (come ho in mente io) di votare per Di Pietro e l’IDV. Spero che tu, con il tuo bagaglio culturale possa dare il tuo contributo politico ad addirizzare (come si fa con una vigna in crescita) questo partito, nella speranza che possa diventare il primo partito italiano e che il grande sogno possa avverarsi. Francesco …un sognatore che ci crede !!!

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